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riÉrn
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RACCOLTA DI VIAGGI
V
RACCOLIt
DI VIAGGI
DAIXA «COVUTA
DEL Nuovo CONTINENTe
FIKO A- DÌ NOSTItl
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DA F.C. HABHOGCm
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0^:'j^-j:^^»
^^-^" ^--^ PRATO
1840.
'■'>?-'-*
AVVISO TIP()(lRAFIf,0
~0L (itolo di RaC^OIJA- Di HODERKI YlAGCI
i_ IliLLA SCOPERTA DEL NUOVO CoSTISEN-
TE Frno Al DÌ NOSTRI, CI propoDìamo
di pubblicare considerevole numero di Relazioni di Viag-
SÌalort;e piìi specialmente quelle sconosciute at^l* Italiani
(meno a quei pochi che ponno possederle nel loro «ri-
onale idioma), o perchè Tecentlssimp, e ancora poco
sparse per Europa, o perchè dalla polve delle antiche
Biblioteche da poco tempo ilisseppellile. Nuovissima al-
l'Italia, la nostra Raccolta presenterà per quest'ultima
ragione aspetto di novith eziandio a molte contrade d'OI-
trenionte .
r
I
Noi ri dispensiamo di tesser l'elogio dei Viaggi, qua-
lunque persona conoscendo le opere di questo genere, pel-
la continua varietà di fatti che contengono, offrire lettu-
ra di grande amenità ed istruzione; come per esempio: sto-
rie di curiose avventure ; narrative degli strani usi dei
popoli lontani; dipinture de'monumenti dell'arte onde le
sorprendenti vestigie sorgono spesso in luoglii oggimai de-
serti o da inruUissime nazioni abitati; descrizioni de' cli-
mi, che, nelle varie regioni della terra, sulla differenza
della vegetazione tanto influiscono, e quelli e questa sulle
curiose varietà delle specie degli animali reagiscono, non
ctie sulle varie conformazioni della umana razza e sul-
l'indole diversa de' popoli ; racconti de'più imponenti spet-
tacoli dell^ Natura, come delle maravigliose cateratte dei
fiumi, dHt^ {paure dell' Oceano, della desolazione dei de-
serti , delle Mire .fl^jdi oragani, degli orrori de' poli , della
mestizia dellp^.alpestri/contrade, dell'incendio fragoroso
de'Vulìanil-ec/V^.* ••' .'v.
Piutto^-rié phiW» ibteHéftCTci suH' ordine onde i diver-
si Viaggi veiì*ali)iòVnel1a nostra Raccolta disposti ; il quale
sarà geografico fns^emc e cronologico, più facile e natu-
rale per lavoro di questo genere.
Ella è distinta in otto principalissime parti o serie:
^ viACMU AI. iniovo covnvmrrE •
2. TIAOOI m ORIEIITE •
3. TIAOCU m ASIA.
4. TIAOCU ni AnUCA.
5. TIAOCU nTORHO AI. OLOBO •
ti. TIAOOI VEIX' OCEAinA •
7. TIAOOI AI. POLO BOREALE •
8. TIAOCU n EUROPA.
Copiosissima adunque risulterà la nostra Raccolta ; ma
intendiamo lasciare i Sigg. Soscrittori del presente Mani-
fe$to , nella maggiore libertà di prosegiiire o rinunziare
alla continuazione della medesima^ terminata che sarà la
pubblicazione delle opere che qui sotto andremo parlico-
larmente enumerando .
Il Sig. F. C. Marmocchi, al quale è aflidafa la compila-
zione della Raccolta^ ne fornirà copiosa hUroduziom ge-
nerale^ nella quale saranno inseriti i recenti scritti del
Malte-Brun^ del Walckenaer , delP Humboldt, e di altri
sapienti, intorno alla Storia de^ Viaggi che precesser que'
del Colombo, come pure intorno allo stato delle scienze
Nautica, Geografica, Cosmografica, ec. ai tempi della sco-
perta del Nuovo Continente; e sue saranno eziandio le
Tniroduzioni pariirolari a ciascuna serie, ed i Cenni Bio-
grafici relativi ai più celebri viaggiatori (*) .
•^') Il Sig. Marmocrhi è ooto all'Italia per un acclamatlssimo Corso di
Geografia Uniì)ertale iviluppato in 100. i^ezioni ; opera, a sontlmcnto de' dot-
iì , delle rolgUori cbc in questa materia vedesser la luce fra noi -. ed a lui volcn-
lierì aflìdammo la direzione scientifica della nostra impresa , riflettendo , che
a questo ofBzio era necessario un uomo che conoìccesse bene la materia , e nel
tempo stesso fosse noto alla letteraria repubblica per lavori di genere geogra-
fico e storico . In fatti, per scrivere 1* anzidetto corso di Geografia Universa-
ie, e tessere la nuova opera a cui assiduamente lavora, la Geotp-afia d'Uaìia
paragonata rolla geografia di qualunque altra regione del Globo ^ Il Sig.
Marmocchi dovette necessariamente aver fatti , e de^e fiire tuttora , siudj lun-
ghi e cooscienziosl sui viaggi , e indagini laboriosissime intorno alia Biblio-
srafia di questo Immenso quanto interessante ramo di letteratura moderna , <<a
altri appena sfioralo .
I Giornali scientiflcl e letterari del nostro paese hanno sempre parlato
vantacgiosamente dell' opera del Sig. Marmocchi ; e potremmo eziandio citare
le lodi , che le tributarono per la stampa due dottissimi geografi oltramontani ,
il Sic. Cav. Graberg Conte di llemso , ed il Sig. Smith presidente della reale
sorlefà geografica di Londra , se non temessimo flillbnderri trop|»o , ed uscire
dai limiti nei quali e' iinponemmo rimanere scrivendo questo Manifesto . Tut- 1
tavia ne sia permesso riferire alcune sentenze , che recentemente , intomo a \
queir opera pronunziarono il Nuovo Giornale, de' Letterati di Pisa , ed il Sig.
I Doli. Carlo Frulli di Bologna , cultore distinto delle Scienze Geograflche. - ■
locomineiamo dalle |)arole dell'ultimo. •
„ Il saggio uscito in luce ilella prima parte di quest'opera, che è la Co- |
I „ Mnografia, ci wmbra tale , a vero dire , da giustificare ciò che l'egregio Au- j
„ lore espone nella prefiizione , e cioè, rliee^cli s|)era di offrire con questo II-
Oltre di che, la nostra Raccolta conterrà copioso nume-
ro di Vedute di paesi, quasi sempre disegnate dagli stessi
viaggiatori ; di Tavole rappresentanti i più varj oggetti e
più curiosi di storia naturale ; di eloquenti Disegni dram-
matici e storici '^ di Carte geografiche ^ tanto necessarie alla
piena intelligenza delle opere di questo genere; di precise
Figure di costumi de' popoli lontani; di Ritratti de' più
illustri viaggiatori e de' più celebri personaggi nominati
ne' loro scritti.
Enumeriamo adesso i Viaggi già pronti per la pubblica-
zione , pei quali solamente intendiamo obbligati i sotto-
scrittori del presente Manifesto^ come di sopra dicemmo;
ed accenniamo brevemente della loro natura ed opportu-
nità.
Coerentemente al suo titolo , la nostra Raccolta dovea
incominciare dai Viaggi del celebre Italiano, che primo
ardì attraversare il mare Oceano ^ insegnando la \1a di un
nuovo immenso continente, e tutti rovesciando i destini
della umanità . Vergati dalla mano istessa di quel grande^
oppure distesi dalla dotta penna di suo figlio Ferdinan-
M t>ro il primo Corso di Geografìa degno di tal nome , e do' tempi „ - E più
sotto soggiunge. „ Diremo dunque , che un* Autore di si alti e nobili spiriti ,
M merita di essere incoraggiato in questo gran tentativo , che , riuscendo , Ta-
„ rebbe moltissimo onore ad esso lui ed alta nostra Italia ; come grande ezian-
f» dio sarebbe il conforto che trar ne potrebbero gli studiosi di questa scien-
„ za Tondamentale . ,,
E nel tomo XXXIX del citato Nuovo Giornale dei T^Uerati recentemen-
te stampato , leggonsi queste parole .
„ A giudicare dalle lezioni fin oggi uscite alla pubblica luce del Corso
„ f'ompleto di Geografia Universale del Sig. Marmocchi, ci sembra, che da
I y, un punto di vista nuovo alThllo e veramente elevato egli abbia preso a con-
; „ siderareper ogni suo verso la descrizione della terra nel suo genuino aspel-
i ,, to filosofico f ed in tutti i suoi rapporti astronomici, fisici, morali e (k>1ì-
1 „ tiri , rivestendo la sua «esposizione di Torme severe ad un tempo ed ele-
\ ,, ganti si di lingua che di stile, dimaniera tale che ro()era sua non lascia
• „ nulla da desiderare. ( pagina 35. - Sezione della Letteratura, delle Scien-
,, ze Morali, e delle Arti Liberali) „
do, o da altri famosi contemporanei dettati, furono recen-
temente estratti dalle misteriose biblioteche reali di Spa-
gna, e per la prima volta messi alla pubblica luce da un
benemerito letterato di quel paese, Ferdinando di Navar-
rete .
La novità, il pregio di questi documenti , ne fanno spe-
rare il gradimento dei nostri connazionali ammiratori del
Colombo : e nessuno , che abbia cuor patrio, vorrà igno-
rare gli scritti del grande cittadino di Genova. Le rela-
zioni de' suoi Viaggi forniscono copiosi materiali alla sto-
ria intomo all' indole del secolo famoso in cui avvennero
tanti fatti memorandi, e fanno conoscere il Colombo me-
glio di qualunque storico o biografo, porgendoci l'oppor-
tunità di studiare quell' uomo straordinario nelle sue pro-
prie parole : imperocché esse soltanto ne ponno compiu-
tamente rivelare lo scienziato, il grande nocchiero, il
geografo istruito , il fllosofo pratico , lo scrittore famoso
e modesto. In esse si trova espresso l'animo suo ardente
e forte , scorgonsi gli errori del suo secolo , la sua pia
credulità , le sue superstiziose esaltazioni , la coscienza
del suo ingegno, la semplicità dei suoi costumi, la mode-
razione de' suoi desiderj , la sua religiosa rassegnazione .
Finalmente, questi scritti preziosi contengono eloquen-
te lezione per coloro che pongono in gran pregio la gloria
umana, insegnando quanto ella^ costi e quanto valga : che
essi imparino, circa la felicità che ella reca, leggendo il
melanconico racconto del quarto viaggio del Colombo,
scritto da lui medesimo in una lettera indirizzata al Re
Ferdinando ed alla Regina Isabella ! Questa toccante e
patetica espressione di un cuore lacerato dalla ingiustìzia
degli uomini, è lezione profonda, eloquentissima intorno
alle cose di questo mondo : alla fine di una vita piena di
*»»^ 10 ^44-
tanta virtù 'e di gesta si grandi ed eroiche, il Colombo
implorava misericordia dagli uomini, ed una lacrima di
compassione sulle sue miserie; dagli uomini, che forse
gli invidiavano la sua fama, e gli onori e le ricchezze di
cui supponevano abbondasse ! ! !
Ecco il titolo dell' opera relativa al Colombo .
I. Relazione dei quattro Viaggi intrapresi da Cristofo-
ro Colombo per la scoperta del Nuovo Continente^ dal 1492
al 1504, con P aggiunta di alcune lettere e documenti ine-
ditij estratti dagli Archivj della Monarchia Spagnuola .
E siccome è nostra intenzione, accompagnarci Viaggi
del Colombo di quanto di più interessante e curioso rife-
riscesi alla scoperta del Nuovo Continente , cosi per ora
faremo succedere agli scritti dì quel grande le seguenti
relazioni .
II. Antichità del Perii^ descritte dal Mantesinos .
Quest'opera riferisce intorno alla Storia di questo bel paese un racconto
interamente diverso da quelli trasmessici dagli storici Spagnuoli, e dimo-
stra l'esistenza di una dinastia reale anteriore agli Incas. Il Monteslnos era
membro della Udienza di Lima , capitale del Perù , e perciò al caso di essere
su tal materia precisamente informato .
III. Storia del Regno di QuitOj scritta dal Velasco.
Questa Storia contiene principalmente una relazione interessante dei re di
Quito , e dell' incivilimento di questo reame equatoriale avanti la conquista
degl' Incas; de' quali argomenti nessuna opera stampata fa menzione.
IV. Vera relazione del conquisto del Perù e della Pro-
vincia di Cuzco , chiamata Nuova Casti glia , operato per
Francesco Pizzarro , scritta da Francesco Xeres di Sivi-
glia^ Segretario di quel Capitano.
V. Storia Antica del Messico^ composta in lingua mes-
sicann da Don Alvaro Torozomoc , discendente dai re di
**»^ 11 ^44-
Aizcaputzalco ^ e tradotta in idioma Spagnuolo da Don
Carlo di Siguenza y Gongora .
VI. Lettere officiali di Ferdinando Cortes alV Impera^-
tore Carlo V. intorno alla conquista del Messico: — RaC'
colta di documenti relativi alla conquista di questa im^
mensa contrada^ tra^ quali sono molte lettere del Las-Ca-
sas e del Zumarraga^ primo Arcivescovo del Messico : — e
Storia delle orribili crudeltà commesse dai conquistatori
di questo impero^ e dagli indigeni che li eccitarono a sog-
giogarlo^ scritta da Don Ferdinando Alva Txtlilxochitl ,
principe Americano^ discendente dai re di Tezcuco^ pub-
blicata e dedicata al governo supremo della presente i?e-
pubblica Messicana , da Carlo Maria di Bustamente .
Ciò quanto alle relazioni che si riferiscono alia scoper-
ta e alla conquista del Nuovo Continente; alle quali vo-
lemmo per ora aggiufl^nere il recente e interessantissimo
viaggio del Capitano Gabriele Lafond di Sarcy ^ che porta
questo titolo:
VII. Viaggio al Messico^ alla Nuova Granata^ al Pe-
rù ed al Chili, in tempo delle guerre della independenza
Americana .
In questa opera é raccontata V istoria delle rivoluzioni del Messico , della
Nuova Granata , del Chili e del Perù , che tolsero per sempre questo bellissime
contrade alla Spagna , e rinvengonsi interessanti BiograGe de' principali Attori
di que'fiimosi rivolgimenti.
Tali sono le opere relative al Nuovo Mondo. Diciamo
adesso delle altre .
Da alcuni anni T Oriente è teatro d'inleressanti avveni-
menti, che preparano grandi vicende all'umanità. L'Asia,
che da se sola è un Mondo i, sembra pronta ad entrare nel
*»H 12 ^44-
general movimento della politica e della storia, fuori del
quale dormiva da migliaja di anni. Destolla Europa, che
dopo avere ingentilito il Nuovo Continente (né le bisogna-
rono pili di due secoli per appropriarsi una regione molto
più vasta di lei, e creare di là dall'Atlantico nuove e fio-
renti società), ora volge i suoi sguardi verso l'antica pa-
tria dell'uomo, e getta il fuoco dello incivilimento nei
luoghi ove egli nacque, tentando richiamare alla vita la
terra delle ruine e delle memorie .
Spettatori di queste tendenze della umanità , noi dove-
vamo affrettarci a pubblicare scelte relazioni di Viaggi in
quelle contrade, che con tanta premura fissano l'attenzio-
ne di tutta Europa. Laonde, per ora, offriamo ai soscrit-
(ori del nostro Manifesto le seguenti recentissime opere.
"SUI. Viaggio neW India ^ nel Cabul enei Turkestan^ di
Giovanni Burnes .
Il Barnes esplorò le Toc! dell' Indo ; risali questo Oume e quello dei suoi
confluenti che bagna le mura di Lahora ; di qui andò nel paese degli Afghani «
che in varie direzioni visitò ; poi viaggiò a Balkh , a Bulihara e infino al lido
del mar Caspio . Su questa lunga via il Burnes vide paesi ne' quali nessuno
Europeo istruito avea per lo innanzi osato mostrarsi .
IX. Viaggio in Palestina ed in Siria , di Giovanni
Robinson .
È questa la migliore descrizione delle contrade della Siria , teatro di tanti
famosi avvenimenti .
X. Viaggi in Arabia^ del Burckhardt.
Questa è la più dilettevole , filosofica ed erudita descrizione della vasta
penisola degli Arabi.
XI. Rimembranze intorno alV Oriente^ del Marcellus.
Questo libro è un modello di stile ; è un vero tesoro di cognizioni, li
Marcellus descrive te rovine di Nicomedia e di Nicea ; esplora il paese ove fu
Troja, l'Ellesponto e la Propontide ; visita le isole Scio, Delo, Milo e San-
lorino; viaggia in Clllcia, in Cipro, in Siria, nel Libano, ove visita la mi-
*»»^ 13 #44-
sterìosa Inglese Stanhope , poetica regina di Palmira , e quindi le citlà di Si-
done, Tiro, Tolemaide, Nazarette e Gerusaiemme ; sì bagna nel Giordano e
vede il Blar Morto : visita GialCi, e di li passa in Egitto , ove descrive il Cairo^
le Piramidi , Alessandria ; rivola quindi verso V Egeo, a Rodi, Candia, Paro
e Nasso ; e finalmente riposa in Atene , metropoli del reame di Grecia .
XII. Viaggio nelle contrade di Mesopotamia , di Cal-
dea e d^ Assiria, del Chesney.
Nessun altro viaggiatore Ta meglio del Chesney conoscere le bibliche con-
trade di Ur, di Ninìvee di Babilonia, nelle quali sursero poi Cura e Bagdad
laiDose sedi dell' impero de' Califfi .
XIII. Viaggio a Meroe ed in Etiopia , del Hoskins .
L' Hoskins è uno di que' viaggiatori infatigabili , che amano incontrare
ostacoli per avere il piacere di vincerli . Le sabbie del deserto , gli assalti de'
Beduini , il ruggito orribile delle fiere , gli innumerabili perigli che attendo-
no i viaggiatori che risalgono il Nilo, non lo sgomentarono: egli prosegui il
suo viaggio , e intrepido s' assise sulle rovine dell' antica Meroe . E qui il no-
stro viaggiatore da storico eruditissimo esamina ogni monumento , interroga
ogni rovina, e, con molto sapere, ricompone tutta quasi l'antica storia di
queste Cimose contrade , la cui remota civiltà sa ingegnosamente opporre alla
barbane dalla quale oggi sono desobte .
Ma non è sfuggita alla nostra attenzione^ ne P Ocea-
nia^ ne r Africa continentale ed insulare^ né l'America
settentrionale; che, intorno a queste contrade^ abbiamo
già in ordine per la stampa le seguenti opere .
XIV. Viaggio neW interno dell'* Australia^ del Maggio-
re T. L. Mitchell .
Opera recentissima piena di cose nuo>e, interessanti , curiose e dilettevoli.
XV. Viaggi alle isole del Capo Verde ( Africa ) ; a da-
va, alle FiV/ppiViu ( Oceania ) ; alla Cina (Asia); al Capo
di Buona Speranza (Africa) : del Lafond.
XVI. Viaggio nelle isole deW Australia^ nella Poline-
sia, nella Malesia, alle Molucche , a Celebes , er. {dei me-
detimo Autore )
Ambedue questi Viaggi leggonsi con Indicibile piacere.
**»^ 14 ^44-
XVII. Viaggi a Madagascar , alle isole Comore^ del Le-
guével'j e alV Isola di Fraticia ( Oceano Indiano), di Ber-
nardino di Saint Pierre .
L'opera del Saint Pierre, quantunque scritta con quello stile che ha reso
celebre l'autore di Paolo e Virginia, e degli Studi della iVcUura^nul-
ladimeno é presso che inconosciuta : l' altra ci Ta pienamente conoscere una
delle maggiori isole del globo (Madagascar), intorno alla quale narravansi ,
non è gran tempo , le più incredibili cose.
XVIII. Viaggio agli Stati Uniti dell" America Setten-
trionalcj di F. C. Volney .
Bellissima opera quasi affatto ignota.
L'edizione pel formato, carta, e caratteri sarà confor-
me al presente manifesto ; e si pubblicherà in puntate al
prezzo ognuna di centesimi 6S di Lira Iteliana:
ogni puntata sarà di due fogli , di 8 pagine per ciascuno.
1 Ritratti, le Vedute, i Costumi, le Carte Geografiche,
e quanto altro d'artistico adornerà questa edizione sarà
inserto opportunamente nel testo ; ed ogni tre puntate si
darà una tavola che rappresenterà o 1' uno o 1' altro dei
mentovali oggetti , tenendo fermo il citato prezzo .
L'importare delle qui sopra enumerate opere non oltre-
passerà i franchi trecento .
Ne saranno stampati alcuni esemplari in carta distinta.
<?t4to \i 30 cimano 184.0.
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RACCOLTA
DI VIAGGI
BAIXA SCOPBATA
DEL NUOVO CONTINENTE
FINO A' DÌ NOSTRI
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DA F. G. BIAHMOCCm
Tomo I.
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1840.
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ini PATTO DEL COLOMBO
NARRAZIONE
DEI
QUATTRO VIAGGI
INTRAPRESI
DA
CRISTOFORO COLOMBO
PER LA SCOPERTA DEL NUOVO CONTINENTE
DAL 1492 AL 1504.
CORREDATA DI VARIE LETTERE E DOCUME8T1 INEDITI
ESTRATTI DAGLI ARCOnri DELLA MOlfARCHIA SPAGRUOLA
E PUBBLICATI PER LA PRIMA TOLTA
B£ DOB m- F. m HAVAl&SS'S'S
PRIMA VERSIONE ITALIANA
Velame Prime
TIPOGRAFIA CIACHETTI
1840.
SitahnH^u , <cK. (Smnlini
1
• • • <
AVVISO
COMPILATORE
^na politica forse prudente , ma
I certamente nemica della gloria
""di Spagna, persistette costan-
temente , fino allo spirare del secolo XVIII , a
tener chiusi e custodire con estrema gelosia gli
archìvi della Monarchia Spagnuola, contro
la curiosità di qualunque, senza distinzione
né di meriti né di nazione, fosse slato vago dì
consultarne i documenti . Quindi i copiosi te-
•*«* 10 ^<*-
sori in quegli stabilimenti contenuti^ rimasero
per secoli tra la polve sepolti ed ignorati , con
danno gravissimo della scienza .
Re Carlo lY ( sono ornai più di cinquanta
anni) concepì primo la idea di ordinare, che si
facessero diligenti ricerche in que' ricchi de-
positi , affine di rintracciarvi quanto di docu-
menti preziosi e inediti relativi alla scoperta
ed alla storia del Nuovo Continente serbasse-
ro, non che alle navigazioni degli Spagnuoli
nell' Atlantico e nel Grande Oceano .
E la cura di esaminare con quello scopo i
diversi archivi della Monarchia Spagnuola,
fu, meritamente, affidata a don Martino Fer-
nandez di Navarrete, ufficiale di marina, pie-
no di zelo e d'istruzione (1)^ il quale, unendo
a vasto sapere la cognizione profonda della
(1) Fu direttore dello Ufficio Idrografico di Madrid, e della Ac-
cademia Reale dì Storia . Fu membro e bibliotecario dell' Accade-
mia Reale Spagnuola , e di molte altre Accademie . Si distinte :
per una Introduzione al F'iaggio delle due goelette la Sottile, e li
Messicana, spedite nel VIVE per esplorare lo stretto di Fuca ; per
una eccellente Memoria sui progressi che V arie della navigazione
ha fatti in Spagna; per una Dissertazione storica sulla parie
presa dagli Spagnuoli nelle guerre d' Oltremare , e nelle CrO'
date ; e per altre opere egualmente commendevoli .
t
-•«^ 11 444-
1
lingua nativa è dei suoi antichi dialetti consa-
crò più di trenta anni di vita alle laboriose
investigazioni affidategli , nelle quali venne
i validamente aiutato da Giovan Batista Muhoz,
<
1 celebre storico (1) , e da Tonmiaso Gonzalez,
i conservatore degli archivi di Simancas .
I Né il Navarrete limitossi a ordinare e para-
! gonare fra loro i diversi documenti mano-
scritti o stampati esistenti nei pubblici depositi
di Simancas^ di Siviglia, di Madrid, ec. , che
volle inoltre, con attenzione scrupolosa, esa-
minare eziandio gli archivi dei conventi e le
biblioteche delle minori citta di Spagna: ed
il duca di Yeragua , uno dei discendenti del-
l'illustre Colombo, il duca dell' Infantado ,
ed altri grandi signori spagnuoli , a lui apri-
rono con generosa premura le loro domestiche
librerie, nelle quali fece scoperte veramente
fortunate. Di maniera tale che egli potette
pubblicare l' opera famosa frutto di una par-
te di queste investigazioni , alla quale die ti-
(1) Autore di una Storia del Nuovo Continente , onde solo il
primo volume è stato pubblicato.
<•»» 12 444-
tolo ^ di Rcuccclla dei viaggi e delle scoperte
falle dagli Spa^nuoli per mare ^ dada fine del
quindicemno secolo; corredata di vari documen-
ti inediti intorno alla storia della marina spa--
gnuola^ e degli stabilimenti spagmudi in Ame-
rica : opera per ogni rispetto eminentemente
utile alle scienze storiche e geografiche, ed
alla nazione spagnuola gloriosissima*, il per-
chè , re Ferdinando VII, deferendo al magni-
fico rapporto scritto intomo ad essa dal suo
ministro della marina, ne ordinava, per i tipi
della reale tipografia, ed a spese dello Stato,
la stampa .
Le narrazioni officiali dei quattro viaggi di
Cristoforo Colombo (onde le scoperte hanno
avuta si grande influenza sui destini dell' An-
tico Continente, e su quelli del Nuovo !), nar-
razioni che non erano ancora state pubblicate
interamente e dai loro autografi manoscritti,
sono in quella grande Raccolta inseriti:— e noi
li traemmo da essa , perchè , diligentemente
volti in toscana favella, pensammo farne dono
alla Italia nostra .
<•»» 13 44t-
Me dubitiamo che questo dono non sia gra-
dito^ imperocché^ se gli scritti che riguardano
il Colombo debbono ornai interessare qualun-
que uomo istruito, senza distinzione di paese o
di tempo, per noi Italiani eglino sono preziose
reliquie della potenza del genio della nostra
famiglia, che è colpa non possedere, venerare,
meditare. Laonde,, profondamente penetrati
di questa massima , ascriviamo a nostra gran
fortuna aver potuto primi offirire al paese in
cui nascenuno, gli scritti del più straordi-
nario forse dei suoi figli . . .
Le narrazioni dei quattro viaggi di Cristo-
foro Colombo, gl'inediti documenti onde dal
Ma varrete furono corredate^ e alcune altre
coserelle per noi aggiunte^ sono nella nostra
edizione comprese in un volume grosso in 8.^,
fornito di opportune mappe e di vari intagli in
rame, il tutto per maggiore intelligenza, de-
coro e vaghezza del libro. —Ora, ecco il ragio-
nato catalogo delle mat^ie in esso comprese .
L Brevi Cenni Biografici intorno al Co-
lombo , campilcUi da F. C. Marmocchi y dotte
-•♦^ 14 <4^
opere di Ferdinando Colombo^ figlio deW Am-
miraglio^ del Robertson ^ del Munoz ^ delV Ir-
ving ^ del Na^parrete^ del Humboldt ^ del Che-
valier ^ ec. ec.
n. Narrazione dei quattro f^iaggi intrapresi
da Cristoforo Colombo per la scoperta del Nuo-
vo Continente^ dal 11^92 al 1504 .
1 . La narrazione del primo viaggio è opera
del celebre Bartolommeo di Las Gasas, vescovo
di Ghiapa, e fu da quel famoso filantropo com-
pilata sui manoscritti autografi a lui forniti
dallo stesso Golombo, al quale egli era per
intima amicizia legato. E perchè disgraziata-
mente quei manoscritti andarono perduti , è
quindi bella ventura se l' opera del Gasas in
fino a noi intera pervenne .
La parte di narrazione che il Gasas letteral-
mente tolse dai manoscritti del Colombo ^ sic-
come trovasi nella sua compilazione accurata-
mente segnata, cosi volenuno nella nostra
edizione indicarla con doppie virgolette .
Del rimanente , fu nel domestico archivio
del duca di Yeragua , discendente dalF Am-
-•«^ 15 ^4t-
miraglio^ che il Navarrete ebbe la fortuna di
trovare questo prezioso documento ^ al quale
il Casas, onde meglio facilitarne V intelligenza^
credette opportuno aggiugnere alcune noterel-
le, che, religiosamente conservate dal INa-
varrete, noi pure a pie di pagina trascriviamo.
A questa preziosa narrazione succedono di-
versi documenti relativi al primo viaggio
del Colombo , fra i quali noteremo una lette-
ra autografa dall' Anuniraglio diretta al so-
printendente del re e della regina cattolici ,
per informarlo del felice esito del viaggio
medesimo , e delle scoperte per lui fatte . Il
Navarrete rinvenne l'originale di questa let-
tera negli archivi di Simancas . . .
2. U racconto del secondo viaggio fu
compilato dal dottor Ghanca, compagno del-
l' Ammiraglio in quella spedizione • L' origi-
nale di questo racconto fa parte della raccolta
dì manoscritti della biblioteca dell'Accade-
mia Reale di Madrid .
A questo documento succede una nota di
Cristoforo Colombo, scritta da Isabella addi 50
<•»» 16 ^4t-
gennaio ìkdk^'per istruzione di Antonio di
Torres, cui rAmmiraglio inviava al re ed alla
regina cattolici , affinchè loro rendesse conto
degli avvenimenti di questo viaggio , e vol-
gesse varie inchieste . In margine dell' origi'-
naie (che presentemente esiste negli archivi
generali delle Indie a Siviglia, e non è guari
tempo trovavasi in quelli di Simancas) , leg-
gonsi le risposte del re e della r^ina catto*
liei, che il Na varrete ha conservate, e delle
quali noi pure diamo la traduzione fedele . . .
3. La narrazione del terzo viaggio, fu
estratta da una copia, scritta interamente dal-
la mano del Las Casas, esistente nei domestici
archivi del duca dell'Infantado .
A questa narrazione è unita una lettera di
Cristoforo Colombo, diretta alla nutrice del
principe don Giovanni, scritta verso il dechina-
re dell'anno 1 500, la quale fa parte della rac-
colta dei Manoscritti del fu Giovan Batista Mu-
noz, relativi agli affari del Nuovo Continente. . .
h. Finalmente la narrazione del quarto
viaggio , è vergata dallo stesso Cristoforo Co-
lombo in una lettera diretta al re ed alla regi-
na cattolici (1) . Ma per seguire l'ordine in cui
il Navarrete ha disposti i documenti relativi al
quarto viaggio, che fu l'ultimo impreso dal no-
stro grande nocchiero, abbiamo fatto precedere
al citato documento : — 1 . una lettera del re e
regina cattolici , scritta addi 1 k marzo 1 §09,
indirizzata al Colombo in risposta a quella,
che egli aveva a que' sovrani spedita il 26 feb-
brajo precedente -, alla quale lettera sono uni-
te le istruzioni di Ferdinando e d'Isabella al-
l'Ammiraglio, e alcune loro lettere pel re di
Portogallo, e per gli ammiragli e capitani por-
to^esi, affine d'invitargli a favorire le impre-
se del Colombo, e prestare ad esso la loro assi-
stenza, nel caso in cui egli ne li richiedesse*,—
2. una relazione di don Diego di Porras, com-
pagno del Colombo in questo quarto viag-
gio (2) ^ — 5. il testamento di Mendez , amico
(1) II testo di questa lettera e stato copiato da un registro , che
esisteva nel gran collegio di Cuenca a Salamanca , e adesso trovasi
nella biblioteca particolare del re di Spagna .
(3) Gli orìginali di questi documenti son conservati negli archivi
di Simancas .
I.
i
-•«^ 18 444-
e compagno di Cristoforo Colombo (1), ove
leggesi il compimento del racconto degli av-
venimenti accaduti nel quarto viaggio, al quale
il Mendez aveva presa parte .
III. piarle lettere inedite deW illustre viaggia-
tore genoK^ese^ e varii documenti egualmente ine-
diti .
Le lettere sono quindici, tutte inedite, e
scritte dalla propria mano di Cristoforo Co-
lombo . Le prime quattro sono dirette al padre
don Gaspare Gorricio amico dell'Ammiraglio,
monaco di S. Maria di Las Cuevas della Cer-
tosa di Siviglia • Le altre undici sono dirette
a don Diego Colombo, figlio primogenito del-
l'Ammiraglio . — Ciò quanto alle lettere : — ora
diciamo degli altri documenti .
Ferdinando ed Isabella Cattolici, avendo
promesso a Cristoforo Colombo, nel primo ar-
ticolo della capitolazione che gli ac cordarono,
(addi 17 Aprile 11^92), di nominarlo Grande
Ammiraglio di tutte le Isole e Terre ferme, che
(1) Questo documenlo fu cslratto dagli archivi del duca di Ve-
ragua.
••♦^ 19 «*•
scoprirebbe , cogli stessi diritti e prerogativ e
che godevano ed avevan goduto i Grandi Am-
miragli di Gastiglia , ordinarono che gli fosse
data copia di tutti gli atti che stabilivano
questi diritti e prerogative, e ne determinava-
no r estensione . Ora il Na varrete ha pensato ,
che sarebbe utile che i lettori dei viaggi del
Colombo conoscessero anche questi documen-
ti *, e noi non sapremmo dalla sua opinione di-
partirci .
IV. Sei carte idrografiche ; un ritratto di
Cristoforo Colombo ; tre disegni drammatici ;
un costume di Selipa^gi .
ì . Per facilitare V intelligenza dei viaggi
del Colombo volemmo corredare la nostra edi-
zione di precise mappe. La prima dimostra le
varie direzioni tenute dal celebre nocchiero
attraverso del pelago Atlantico nei quattro
suoi viaggi : essa è redatta secondo i computi
e le indagini del Navarrete, quantunque sieno,
in alcuni pimti, contestabili. Il titolo di questa
mappa è il seguente: Carta deWOceaìio Atlan-
tico Settentrionale con le traode dei quattro
I -1»^ 20 MI*
vUiggi falli da Crisloforo Colombo al Nuovo
Cofitinenle .
Giunto al grande arcipelago d' isole , che si
prolunga tra le due massime parti del Nuovo
Continente, il Colombo partitamente ne esplo-
rò le ricche littorali contrade, e spesso penetrò
eziandio assai nelF interno, e fece di esse le
magnifiche descrizioni che leggonsi nelle rela-
zioni de' suoi viaggi. Era quindi utile , anzi
necessario, porre sotto l'occhio del lettore una
mappa, che piò minutamente rappresentas-
se quel continuo errare dell'Ammiraglio da
un'isola all'altra , finché poi s'imbattè nel con-
tinente del Nuovo Mondo*, e a questo effetto di-
segnammo la Carta delle graììdi e piccole An-
lille ^ delle Lucaje e deUe Isole sotto VerUo; con
le cosle del Nuok^o Conlinente y dalle foci del-
l'Or enoco infino ed Mare del Messico ^ e la
traccia delle vie tenute dal Colombo in que'mari
nel tempo delle sue scoperte.
Poi , perchè principalissimi teatri delle im-
prese del grande nocchiero furono le isole Spa-
gnuola e Cuba, e le parti del Nuovo Conti-
-i»^ 21 MI*
nenie , che sono presso le foci dell'Orenoco, e
presso l' istmo di Panama , credemmo pregio
dell'opera aggiugnervi le appresso mappe del-
la corografìa di que' singoli luoghi .
Carta di Haiti {isola Spaqnuola o San Do--
mingo ) ^ divisa in provincie y cornerà ai tempi
ddla scoperta ; con i nomi imposti ad alcune
sue contrade daW illustre nocchiero genoK^ese ,
che la rinvenne y e dai primi Coloni Spagnuoli
che so^' essa si stabilirono .
Carta di Cvba e Giamaica con le isole mi-
nori circostanti .
Carta delle foci dell' Orenoco; delle isole
Trinità , Margherita y ec. ; dei golfi di Paria e
di Curiaco : presso i quali luoghi è situata la
prima terra ferma scoperta da Cristoforo Co-
lombo neW agosto del i k98.
Carta della seconda terra ferma scoperta dal
Colomboy dal luglio i 502 al m^gio i S03 sui
golfi di HonduraSy Mosquitose Darien .
2 . Né dimenticammo di ornare il nostro
volume di un ritratto di Cristoforo Colombo ,
rilevato da quello bellissimo del grande navi-
-«è» 22 MI*
gatore , che trovasi nella biblioteca di Sua
Maestà Cattolica . Il duca di Veragua, bisnipote
deir illustre genovese, e grande di Spagna di
prima classe , possessore di molte copie a olio
di questo ritratto contemporaneo all' epoca
dell' illustrazione di sua famiglia , dipinte in
tempi diversi , e di vari altri ritratti originali ,
non che delle copie di tutti quelli conosciuti,
del più celebre , per non dire del primo , dei
suoi antenati , stima che quello esistente nella
biblioteca antidetta sia di tutti il più simiglian-
le : e concordemente al sentimento dei primi
pittori viventi della camera del re di Spagna, e
segnatamente del celebre Aparicio autore del
riscatto degli schiwi^ crede: che come quello
depositato nell'arsenale di Gartagena, e'sia pit-
turato vivente il gran Colombo . La tradizione
poi soggiugne , esser egli stesso , il Colombo ,
s(ato a modello davanti all' artista che lo di-
pinse .
Questa opinione è divisa dal dotto don
Francesco Antonio Gonzalez, primo conser-
vatore della Biblioteca Reale, e da Martino
I
4fri> 23 #«•-
Feraandez di Navarrete , che , nella sua qualità
di consigliere e segretario perpetuo dell'Acca-
demia reale di Belle Arti ( Beale Accademia
di San Fernando ) , ha avuti tutti i mezzi pos-
sibili di fare le più minute ricerche in tutta
r estensione del regno di Spagna , onde giu-
gnere a scoprire , quale di tutti i ritratti del-
l'eroe genovese sia quello, che meglio alla
posterità riveli i delineamenti del suo volto .
È da notare, che il ritratto del Colombo, cui
un tempo decorava la sala del Consiglio del-
le Indie, e fu involato e trasportato nei Paesi
Bassi , del quale Tommaso di Bry ha riporta-
to il disegno nel frontespizio della sua Ameri-
ca; quello depositato neir arsenale di Carta-
gena*, e quello di cui diamo la incisione, in
fronte di questa opera, oflìrono evidentemente,
secondo il Navarrete, i lineamenti dello stesso
personaggio : ma siccome tutti dilTeriscono ne-
gli accessori, era necessario preferire quello
che l'erede del nome di Colombo e i dotti e gli
abili pittori, di cui abbiamo fatta menzione,
concordano a riguardare come più simigliarite.
In questa guisa giudicò e si contenne il Mi-
nistro della Marina di Spagna, quando volle,
che insieme ai ritratti di un altro celebre na-
vigatore e di due ufficiali generali dell'armata
I reale spagnuola , distinti pei loro scritti in-
torno alla marina , la sala del Consiglio reale e
supremo delle Indie , nel suo Ministero , fosse
ornata del ritratto dello scopritore del Nuovo
Mondo ^ poiché egli ordinò che la copia fosse
tratta da quello della biblioteca di S. M. Cat-
tolica • E finalmente ne sia permesso di notare
(d'altronde l'argomento è interessantissimo
trattandosi della effìgie di uno de'primi uomini
del mondo ) , che questo ritratto è pure il solo
che rassomigli perfettamente al busto di Cri-
stoforo Colombo , che vedesi a Madrid in una
delle sale dell' antidetto Ministero della Ma-
rina.
Ne duole non poter positivamente affer-
mare a qual pennello appartenga questo bel
ritratto originale dell' intrepido e savio viag-
giatore, al coraggio ed agli studi del quale
r antico mondo ha dovuto il novello : ma non
I
-1»^ 25 44«-
tralasceremo di notare, che generalmente
viene considerato come dipinto a Siviglia do-
po il ritorno di Cristoforo Colombo dal suo
secondo viaggio, epoca in cui fioriva in Spagna
il famoso Antonio del Rincon , che aveva stu-
diato a Roma , e fu il primo a togliere alla
scuola Spagnuola le forme grottesche della
pittura del medio evo . Non è quindi diffìcile ,
che il ritratto del Colombo sia opera del detto
Rincon , specialmente se si considera, che Fer-
dinando il Cattolico erasi affezionato a questo
artista, celebre soprattutto come pittore di ri-
tratti , e lo avea perfino nominato gentiltwmo
della sua Camera...
5. Vi sono nella vita dei grandi genii mo-
menti tanto solenni e poetici da esaurire il
canto di qualunque musa feconda, e gli effetti
del più famoso pennello : scelsi tre situazioni
più drammatiche nella vita del Colombo, e fa-
cendole segno all' Arte , chiesi ad essa dei no-
bili ornamenti pel nostro libro ^ ornamenti non
di forma o di colore, ma di vita . Le situazioni
di cui parlo sono queste .
I. i
La parteriza del Colombo dal porto di Par-
/o8.— Chi ne ridirà i palpiti di timore e di spe-
ranza 9 la piena degli alTetti, le lacrime, gli ac-
centi di tenerezza , le nobili parole di conforto
di quegli eroi nell' atto di porsi in balia del ge-
nio oscuro dell'Oceano, di abbandonare i pa-
trii tetti , e gli amici e i congiunti , che sono
quanto di più caro e prezioso è concesso al-
l' uomo sulla terra ? Colombo abbraccia il fi-
glio, e lo raccomanda all'amicizia fedele e
pietosa di fra Gaspare Gorricio, religioso del
monastero di Santa Maria di Las Guebas del-
la Certosa di Siviglia .
La Tempesta . — Dopo una navigazione ,
della quale negli annali marittimi non era
esempio , l' avvilimento, figlio dell' incertezza
s' impossessò degli Spagnuoli, e la disperazio-
ne fece più volte dimenticare ad essi l'antica
virtù e r eroica nazionale costanza . L' istinto
di rispetto, che nelle moltitudini manifestasi
alla presenza del genio , era cessato ^ la paura,
lo spavento aveano rotta ogni magica armonia
tra F oscillare delle fibre del cuore e lo agire
4fri> 27 4^
dell'intelligenza! — la vita dell' Ammiraglio
fu posta in periglio. E mentre gli elTetti di
si strana rivoluzione di ogni ordine naturale
minacciavano apportare i loro frutti funesti ,
un'ultima terribile catastrofe , la Provvidenza,
sorrìdendo della fragilità dell' umana natura ,
squarciava colle sue mani divine il vdo di un
mistero non più mai dall' uomo penetrato :
presentando ai figli del vecchio continente
la vista di un continente novello , premiava la
costanza e la fede del grande italiano, e l'eroi-
ca sua virtù !
Ma il genio dell' Oceano parca adirarsi del-
la vittoria del genio dell' umanità ^ e come se
volesse rapire al vecchio mondo la notizia
della esistenza del nuovo , suscitava contro il
Colombo, presso le isole Azere, paurosissima
tempesta. In mezzo a quell' orrenda convul-
sione della Natura ( il mare parca confondersi
col cielo, e gli elementi tornare nel caos anti-
co), la virtù del nostro eroe non venne meno:
ripensando alla fragilità delle sue navi , che
giudicava impotenti di resistere lungamente
conUro tanto imperversare dei venti e dei ma-
rosi^ e quindi scorgendo vicino il momento
del naufragio, eì chiudeva la maravigliosa sto-
ria della sua scoperta in un vaso atto a galleg-
giare sulle onde. Forse, pensava, la fortuna
farà capitare questa storia tra le mani dei noc-
chieri dell'Oceano^ o forse l'onda leggiera, le
capricciose correnti del mare, la getteranno su
qualche lito di Europa : cosi , ad onta del fu-
rore dell'Oceano^ l' arcano fatale rimarra tol-
to ugualmente al tenebroso suo genio, e la
vittoria dell'uomo sulla Natura sarà assicu-
rata...
La prigionia del Colombo . — Ma com' è di
tutte le estreme cose, così l'apice della gloria
e l'eccesso della sventura son tanto dappres-
so , die pare si tocchino. — Annibale , Colombo,
Napoleone , ecco chiari esempi di questa veri-
tà ! Lo scopritore della metà della terra , il più
pio dei mortali , dovea , da coloro stessi a cui
avea aperta la miniera di tanti tesori , la via a
tante fortune, dovea, dico, essere rimerita-
to con il carcere e le catene ! ! Le anime sde-
gnose, a spettacolo si tristo^ gridaron <li
nuovo la sentenza dell' ultimo degli eroi di
Roma — Oh virtù, non sei che vano no-
JuK? • • • •
4. La razza degli uomini abitatori delle
jMrìme isole scoperte dal Colombo era spenta
pochi anni dopo la morte di questo grande ,
che forse ebbe il torto, senza certamente
averne la volontà, di contribuire allo stermi-
nio di quei figli infelici della semplice Natura.
Però credo, che ì lettori della presente opera,
vedranno con piacere la immagine fedele delle
forme, del colorito e delle abitudini di una
razza per sempre eliminata dalla superficie
del globo...
V. Veduta di Cogoleto .
Ugualmente credo non sarà discaro volgere
lo sguardo sulla veduta di Cogoleto , povero
villaggio della Liguria, nella Riviera di Po-
nente^ il quale se anche non vuoisi che sia la
cuna del grande nocchiero , che scoperse il
Nuovo Continente , è però innegabile che fu la
patria de' suoi maggiori .. .
<iH 30 4^
VL Note^ Schiarimenti ^ Addizioni .
La traduzione delle Relazioni dei Viaggi
di Cristoforo Colombo , e della maggior parte
dei docwnenti da cui sono accompagnate, pre-
sentava gravi difficoltà , conciossiachè questi
frammenti sieno scritti nelF antico idioma spa-
gnuolo , e spesso in modo poco corretto , ri-
scontrinvisi molte parole oggi poco usate , e
sienvi eziandio alcune lacune, alle quali è
qualche volta perfino impossibile di supplire .
Ma fummo (io ed il traduttore italiano di que-
sto libro) fortunati di trovare tutte queste
diffìcoltà superate dai traduttori francesi di
4
questa stessa opera , e il loro lavoro (d' altron-
de rivisto dallo stesso Navarrete) ci fu di
grandissimo aiuto.
Il Cavaliere di Verneuil, autore di una
Grammatica Spagnuola molto stimata, e di
molte opere che T han fatto ammettere nelF Ac-
cademia Reale di Spagna e nell' Accademia
Reale di Storia di Madrid, ed il De la Roquet-
te, membro di quest'ultima Accademia e della
commissione centrale della società di Geogra-
fìa , uno dei collaboratori della Biografia Uni-
versale, e noto eziandio nella repubblica delle
lettere pel Compendio della Storia del Porto-
gaUodal 1750 (inserito nell'opera famosa in-
titolata Jrte di verificare le date)^ per la tra-
duzione delle Memorie del Marchese della Ho-
mana^ per la nuova edizione francese della
Storia (f Jmerica del Robertson con note , e
per altri molti lavori letterari^ questi due uo-
mini distinti sono i traduttori francesi delle
Relazioni de' Viaggi del Colombo : è ad essi
che di sopra riferii. Intanto prendo questa
occasione per tributar loro i dovuti sentimenti
dì stima e di ammirazione, pello eccellente la-
voro che condussero a fine, e fu (lo ripeto) a
me ed al traduttore italiano di questa opera ,
di somma utilità .
E perchè per dilucidare certi passi, che non
offrono bastante chiarezza , e per rettificarne
altri die sembrano del tutto inesatti , quegli
egregi traduttori non si contentarono delle
note di Bartolommeo di Las Gasas e del Na-
varrete, ricorsero, e non invano, al sapere di
<IH 32 44«-
Abele Remusat^ di Adriano Balbi, del barone
Guvier, del barone di Humboldt, del Jomard,
dell'Abate Laboudierie, del Letronne, del
Malte-Brun , del Rossel, del Saint-Martin, del
Walckenaer, del Warden, e d'altri. Questi
uomini sommi fecero a gara a fornir cornigli ^
correzioni^ note e schiarimenti^ che danno
gran pregio alla francese traduzione *, e quel
pregio reverbera vivamente sulla italiana,
perchè di tutte quelle note preziose anch'essa
arricchita .
Di guisa tale che speriamo questo primo
volume della nostra gcande Raccolta di Moder-
ni Viaggi y sarà bene accolto in Italia : e se la
nostra speranza non è delusa (ne sono ragioni
per credere il contrario), noi promettiamo fi-
no da questo momento di pubblicare un volu-
metto di Appendice alla Relaziom dei Viaggi
del Colombo^ ricco non meno del presente di
racconti avventurosi , notizie e documenti no-
tevoli ed inediti intorno alla persona , ai viag-
gi e alle scoperte di quel grande nocchiero,
e degl' intrepidi suoi compagni . . .
Cosi , in due volumi di giusta mole , sarà
chiuso quanto di officiale, autentico e vero
riguarda la persona del nostro grande conna-
zionale e le sue maravigliose scoperte ^ le im-
prese de' suoi compagni fieri ed audaci nelle
varie contrade del Nuovo Mondo , e la Storia
dell' amministrazione spagnuola in que' paesi
al declinare del secolo XV e al sorgere del
XVL
I.
VITA
DEL COLOMBO
CERKI BIOGRAFICI
INTORNO
A CRISTOFORO COLOMRO
COMPILATI SULLE OPERE
oun^io, anritoxi KOBBivM» I aATAJUUETB) mwan.
DA F. G. MARHOCCHI
Ch'ippeiu K|iiiil coiti occhi il Mio
li Fani, eh' hi Dilla occhi • milli prng
Cauli clll Alcidi ■ Bacco ; e di li ulg
oMerl Uui ch'iJqnai
■ dignioini ■ i' iati
(Ttlso Crr.L/b.c. XV.al
riiturosa illlViU per U quale nel medio eto
g lanio JiniDgiicTiti il. popolo ipagDuoto , era
E pi^wslma a rimanere , dopo la disinulone dal
•rnfttu a BB Mondo regno (te) Mori senuIegllUmo «timenlo.
{■idRdoiuii colle cale u. Don erano nldeniemeole che I campi dell'alio
Oceano, che otTclaacro Ubero leairo dì dod più udlie imprese.
■a (Mare di affroniare 11 genio rormidablle e geloso di quello Immeiuo
ctnoeiiio , sembrava allora opera ImpoHibite . Al lolo pensarvi la umana
-«H 38 <H^
mente venia compresa da forte ribrezzo, e la paura scendea ratta al cuore ;
perchè nessuno era certo di trovar terra oltre il pelago spaventoso , quantun-
que vaghe tradizioni indicassero in grembo ad esso isole d' Ignota grandezza
e distanza, dalia fervida fantasia dell' uomo Imaginate, oda qualche errante
barca, dalla tempesta sbattuta nei deserti delle onde, assai prima che fosse
inventata la bussola , rinvenute.
Imperocché, se negli antichissimi tempi, oltre le reminiscenze della storia e
delle tradizioni, fu alcuna comunicazione colle opposte spiagge dell'Atlanti-
co; e se la egiziana leggenda circa l'isola Atlantide narrataci da Platone
non fu mera favola o semplice allegoria di una terra coperta dal mare, ma
oscura tradizione di qualche vasta contrada occidentale conosciuta alle prime
genti; è però evidente, per quanto si estendono le autentiche storie, che mai
nei medio evo non fu saputo con certezza di terra ferma nò delle isolo dell'occi-
dentale emisfero, finch' elleno non vennero scoperte verso la fine del secolo XV.
• L'Oceano (dice il dottissimo Edrlsl, arabo geografo di gran conto , con-
ciossiachc 1 suoi concittadini fossero a* suoi tempi i più arditi navigatori del
mare, e i più grandi maestri di quanto allora sapcasidi geografia), l'Oceano
circonda gii estremi confini della terra abitata , oltre al quale tutto è per noi
coperto di dense tenebre . La dilBcile e perigliosa sua navigazione , le frequenti
tempeste, lo spavento de' suoi smisurati pesci, ed 1 venti che v' infuriano ,
banno mai sempre tarpato l'ardire a chiunque concepiva l'audace pensiere
d'inoltrarsi ad esplorarne la tetra oscurità, e gli abissi profondi. Pure hanvi
in lui molte isole , popolate le ime , disabitate le aiu« . Non è nocchiero che
osi montare gli alti suoi flutti; e se alcuni n'ebbero il coraggio, altro non
fecero che andar lunghesso le spiagge di lui , tremando sempre di allontanar-
sene. Le onde di questo Oceano insorgono a guisa di montagne, pure si ten-
gono unite senza spezzarsi; se noi dcessero, il varcarle saria imposslbil cosa » .
Ecco il conciso ma sincero rapporto dello stato delle umane cognizioni
sull' Oceano nel medio evo . Qualunque altra cosa si narri intorno a questo
argomento , se non ò favola , fu puro effetto del capriccio Ignorante degli uo-
mini 0 del caso , e però fuori del dominio della scienza .
Potea dunque temersi di vedere spento appoco appoco negli Spagnuoli l' istin-
to più prezioso delle nazioni, che é l'amore pelle ardite imprese, né vi era
speranza di vedere allargata la sfera del mondo: ma è fragile l'umano giudizio !
La Provvidenza gettando sur una rupe aspra ed oscura della Liguria l'anima
del Colombo , decretava il totale rovesciamento del destini della umanità !
Nello immenso tragitto dal cielo alla terra l' accompagnava lo Infiammato alito
di Dio, che le dettava : tu insegnerai al vecchio mondo la via di una inco^
gnita terra, grande e maravigliosa, ben oltre i mari situata ; poiché là e* do-
vrà esaurire qualunque istinto di avventura, e soddisfare il bisogno di traboc-
carvi la esuberanza delia sua popolazione e del suo spirito ! — E sotto l' azione
di queir ardente soffio, l' anima del Colombo prendea tempra divina , e divenia
paziente e forte e grande, e capace d' Incredibili Imprese . . .
.-siOiSi Di:; cMczr:
-•H 39 <H^
» eoa delle prtncipali cote che s'apparteogooo alla storia di ogni uomo savio
(sodo parole di Ferdinando Colombo nella Tifa di suo padre ) , e clie si sappia
la sua patria e origine; perché sogliono essere più stimati quelli che da grandi
eKtà e generosi genitori procedono.
» Fero, continua il detto biografo, alcuni volevano ch'io mi oc4;upa$si in
didiiarare e dire, come il padre mio procedesse di sangue Illustre, quantunque
i fool antenati per malvagità della fortuna fossero venuti a grande necessità e bl-
•ogno.
» Ha lo mi ritrassi da questa tetlca nella persuasione, che egli fosse dalla
Provfldenza stato eletto per una cosi gran cosa , quale fu quella, c^ ei ttce :
ìiAtti , egli stesso amaya meglio nobilitare il suo nome pel mari, le terre,
e 1 fiumi ebe discoverse, che per la lunga citazione delle gesta degli avi suol ;
di modo tale che, quanto alta fu la sua persona e adoma di tutto quello che
per coti gran fiitto conveniva , tanto la sua patria e origine volle che fosser
■MO certe e conosciute .
• Iniktti , alcuni dicono che fu di Nervi .
» Ahrl di Cugureo , ed altri di Buglasco, piccoli luoghi, presso alla città
di Genova , e nella sua stessa riviera .
» Bd altri, che vogliono esaltarlo di piti, dicono che era Savonese , ed
altri Genovese.
• Bd ancor ve ne ha che lo dono di Piacenza , nella qual città furono infatti,
aisal tempo dopo di lui, alcune onorate persone della sua famiglia , e mlransi
ancora aepoUnre, con arme ed epigrafi ove leggesi il nome del Colom-
Im>b ...
In questi ultimi tempi la questione della patria del Colombo fu nuovamente
riposta in campo ; e tanto si accese , che sempre gli scrittori che la trattarono
non il contennero nel limiti della dignità delle lettere e della urbanità.
In generale, la disputa oggi è tra Genova e Cugureo o Cogoleto; né lo
pnicndo decidere qui in quale veramente de' due luoghi di Liguria il Colombo
apriasa le luci al soie la prima volta , e gettasse 1 primi vagiti : la lite é
aneoca lontana dalla decisiva soluzione ; tuttavia mi sembra , che, nei com-
pleHO,gli argomenti finqui prodotti, ed anche alcune prove materiali (però
non di ima certezza incontestabile) militino in favore di Cugureo, povero villag-
gio della Miviera di Ponente .
La Ineeriezn della patria tu la sorte di altri grandi uomini. B chi non sa
che setta città di Grecia disputaronsl l'onore di aver dati I natali ad Omero?
Borirono le nazioni di Grecia : svani lo spirito dell' antichità: le città che pre-
tesero aver daU I natali al primo plltor delle memorie antiche più omal non
sono che polve o mucchi di mine , e la questione é ancora indecisa ! .. .
-«H 40 ^^
Laonde abbandoniamo senza dispiacere T argomento della vera patria del
Colombo per accennare piuttosto dei suol maggiori .
Essi furono buoni e virtuosi; nuiladimeno, per cagione delle guerre e dizioni
della Lombardia essendo ridotti a bisogno e povertà, è incerto come vivessero
e abitassero.
> Mio padre (dice lo storico Ferdinando) scrìsse In più lettere, cbe il traffico
suo e de* suol maggiori fu sempre per mare, e che egli non era il primo am-
miraglio di sua famiglia : ma quanf onque , per meglio certificarmi di dò , io
mi decidessi a visitare la Liguria , e Cugureo stesso, ove erano due decrepiti
uomini di casa Colombo , che la voce Indicava lontani parenti dell' Ammi-
raglio, e non risparmiassi cara alcuna per avere informazioni, non seppi
rinvenire nessuna certa notizia .
» Ifè credo (continua con sublime espressione quel degno figlio delKAmmi-
ragllo), né credo, che per questa cagione ritomi minor gloria a noi, che del
sangue suo procediamo ; perciocché lo ho per meglio , che tutta la gloria a noi
venga dalla persona di lui , che andar cercando se fu dovizioso mercatante suo
padre : conciossiachè di colali mille furono sempre In ogni luogo , la cui me-
moria al terzo giorno fira gli stessi loro vicini e parenti fece corso e perì , senza
che sappiasi se furon vivi .
• B però io stimo , che men possa Illustrarmi la chiarezza e noblttà lo-
ro, della gloria che mi venne da un cosi fhtto padre, il quale per operare le
sue chiare gesta , non ebbe bisogno delle ricchezze dei suoi predecessori • —
Parole degne del figlio di Colombo , che rivelano non essere nel cuore di lui
menomamente scemati gli alti sensi e generosi del padre !
Poveri, adunque , benché rìspettat>ili e degni , furono gli stretti parenti del
Colombo .
Il padre suo, Domenico Colombo di Cogolelo , figlio di Giovanni Colombo
di Quinto, figlio di Enrico Colombo di Cogoleto , figlio di Eroanuello Colom-
bo di Cogoleto, esercitava da lungo tempo, in Genova, Il mestiere di car-
datore.
La madre del Colombo fu una Maria de* Giusti , di Lerca , casale situato
nelle vicinanze di Cogoleto.
E Cristoforo fu 11 figlio primogenito di questi coniugi , nato ( a gtudiearae
dalle testimonianze de' suol contemporanei ed amici ) nel 1435 o 1436 : « ed
ebbe due fratelli , Bartolommeo 1* uno, Giacomo (nome che fatto spagnuolo
Suona Diego) l'altro; oltre ad una sorella chiamata Nicoletta , della quale al-
tro non sappiamo se non cbe là moglie di un uomo di Genova di oscura
condizione chiamato Giacomo Bavarello ...
i-
-•H 41 Hi*
Ristretta fu l'educazione di Cristoforo; pur tale, quale le scarse sostanze
de' suoi genitori il consentivano .
Imparò da fanciullo a leggere, a scrivere, V aritmetica ed il disegno ...
Brasi in lui manifestata , fino dai primi anni, forte inclinazione pel geo-
grafico sapere, e irresistibile passione pel mare: e negli ultimi periodi dei viver
fuo, al considerare con aria di solennità, quasi su|)erstizi08a, le vicende di
sua carriera, ei parla di quella sua prima inclinazione, come di un segreto
impulso della Divinità, la quale, spirandogli sì fatto amor per quegli studi. Il
destinava a compier gli alti suoi decreti . . .
Nella epoca della pubertà , il Colombo Imparò lettere, e studiò In Pavia
tanto , quanto gli bastava per intendere I geografi ed ì cosmografi , delle cui
opere e lezioni fu molto studioso .
B si diede eziandio all' astronomia ed alla geometrìa .
Imparò anche la pittura , e divenne specialmente abilissimo prospettico , per
ritrarre le terre ed I corpi cosmografici in piano ed in sierico .
D'altronde el ta talmente abile calligrafo, che solo di quest' arte (dice suo
figlio Ferdinando), avria potuto guadagnarsi il pane. . .
Considerando la sua povera educazione, non fia inutil cosa por mente a
quanto poco lo favoreggiassero , fin dal bei principio , le circostanze , e di
quanto et fU debitore alla nativa energia del suo carattere ed al suo fertile
ingegno.
li tempo da lui speso In Pavia bastava appena per atiignere 1 primi ni-
diluenti delle scienze ; e le tante prore che in appresso el die di esseme
profondo conoscitore , altro non furono che II resultamento delle ore alle me-
desime consecrate , In mezzo alle cure ed alle vicissitudini di una vita errante
e procellosa.
Bgli fu imo di quei pochi (esclama rirving), che, dotati dalla natura d'in-
gegno straordinario , sembrano spiccar da per se stessi il volo al tempio
delU Gloria .
GII ostacoli , le privazioni , lungi dall' atterrirli , gli armano inrece d' in-
trepidezza maggiore .
Oprar grandi imprese con poveri mezzi, sforzar l' ingegno a contrastare
colle dUicoltà, è per essi l'occupazione più gradita! ...
Questo infatti è uno dei principali caratteri , che dlsUngaono la storia del |
Colombo in tutta la sua vita .
La tenuità dei mezzi , coi quali egli operò, sparge sulle sue gesta gloriose
un lustro infinitamente grande ! . . .
I. G
-•H 42 4^
oiovbhtìt
Lasciava il Colombo la pavese università in sui primo flore della sua gio-
ventù , ed alla patema casa facea ritomo .
Dicono avesse 14 anni ! . . .
In una città marittima , le onde presentano irresistibili attrattive all'ardente
curiosità della gioventù, la cui Immaginazione mille lusinghieri progetti va
ognora formando.
Per lei tutto è vago , tutto è invidiabile al di là dei flutti : e la Liguria ,
ricinta e stretta verso il settentrione dalle alte scoscese mpi dell' Appennino
nevoso , offria troppo breve campo alle terrestri imprese .
11 perchè , cedendo alle sue naturali Inclinazioni , ed avendo cognizione
delle antidette scienze , il Colombo cominciò ad attendere al mare , ed a fore
alcuni viaggi in Levante, in Ispagna, in Barbcria , e neir Oceano: nei quali
viaggi sempre die prove ( lo asseriscono i suoi contemporanei ) di esperto ma-
rinaro , valentissimo piloto e valoroso guerriero .
Navigò cento leghe oltre a Tile , verso i tenebrosi climi del Settentrione .
Dalla opposta parte della terra , dicono visitasse le coste della Guinea in
Affrica, presso alla linea equinoziale.. .
Comunque di ciò sia , é certo però, che quando incominciò a navigare II
mare , era ancor tenero di età ; né più mai abbandonò i' infldo elemento ,
sempre applicandosi allo studio dei sistemi geografici e cosmografici, e uni-
tamente imparando V arte nautica ed osservando con perspicacia maravi-
gliosa 1 più sfuggevoli aspetti ed i fenomeni della Natura .
Rlcinto dalle angustie e dalle umiliazioni , che serrano il cuore di un povero
nocchiero di ventura , ei sempre nutrì lo spirito d'alti pensieri, e volse la im-
maginazione sua intorno a progetti di gloriose imprese: e Ai dalle severe
lezioni delle torbe vicende della sua giovinezza, eh' ei ritrasse quella espe-
rienza , quella abbondanza di mezzi , quel saggio impero su sé medesimo, che
tanto In appresso lo distinsero .
In questa guisa (sono belle parole dell' Irving), un genio robusto, un' al.
ma a grandi cose rivolta , i frutti d' amara esperienza in salutifero alimento
converte ! . . .
AUPETVO DEIJlJi PERflOIIA E TEMPCRAMEVTO
AbblaiQo il ritratto del nostro eroe espresso negli scritti di suo figlio Fer-
dinando e di molti altri autori contemporanei .
E tutti concordano a plgnerci il Colombo , uomo di l)cn formata e più
che mediocre statura , di volto lungo e di guance un poco alle , senza ch<f
dechinasse a grasso o macilento .
13
I capevi, che a beat am, taiti, per i
e le fidle fkade , ^ éhrama
E flocgiaBsoao: — Bel ■Mgiiw e aelbcre^cd
I, fa aoh» fracalec wtdetfo; — mI coav
, do^Beaie, e eoi ijwt ifiri aolto iffiMe , au cmi
le franti ;<-dele COR Mli refifioK la laCo ouerraak
isAre tono f ailiio oaowco poim «sere itiattio professo di ■■ OTtfaere-
fiiSiofO: Bé 11 fos pietà fi rìstrìgaevi mi opere feaipfci foittlo , — pjnniipif i
A qnel aobilec folem! cDUBiaiaH» di evi tolto B f09 cantiere cn laitslito !
SMgotgBO di icnpennwDto , seppe «gBotefitijrr la iiocoadia 4d soo ca-
, un coategw» , cIk ooIU avea (fi aaMcro , e unum giiMii foiufdo
»E qnaato al principio ed alla causa dell'andata dell' ammlrtgllo in Por>
tofallo (anrcrte lo storico Ferdinando ), ne fa cagione un uomo segnalalo del
mm none e bmiglia, Cunoso per le amale che falorosamente conduceTa o
cootra gl'infedeli, o contra I nemici della sua patria.
• Era questi Colombo il giovane , cosi chiamalo per distinguerlo da un
ahro, che più anticamenle era stato grand' uomo di mare • .
Ora aTTeime , che mentre In compagnia del detto Colom6o U giovane , Il
nostro Cristofaro navigara , aTrerfiti che quattro grosse galee Teneiiane lor-
narano (fi Fiandra, andarono a cercarle; allora i GenoTesi essendo In guerra
aperta con la repubblica di Venezia .
E troratele, tra Lisbona ed il capo san Vincenzo in Portogallo, GenoTesi e
Veneti venuti alle mani combatterono fieramente, e si accostarono in modo da
afferrarsi insieine , percotendosi con odio inaudito , cosi con arme bianca come
con ingegni di fuoco .
In guisa tale che durando il combattimento dal mattino In fino all'ora iB
▼espro, ed essendo ornai da ambedue le parti molta gente ferita e moria, in-
fine , per colmo di srentura , suscitossi il fuoco fra la nave , ove era il nostro
Colombo, ed una grossa galea Teneta; le quali , perchè erano attaccale insieme
con ganci e catene di ferro ( istrumenti che I nocchieri usano per tale effet-
to), e perché, anche In mezzo alle fiamme, rivissima continuara la mischia
tra i due equipaggi, le dette navi rìroaser ben presto preda del fiioco.
, la sua indole era simpatica e gentile, e fu naosoeio , dolce , .
garbato nd procedere ; cosicché ( dicono I suoi contemporanei ) seaiiaBsi |
strascinati per fona d' irresistibile simpatia tutti quelli che a finido lo cono-
leeraiio, e a lui si teneano per obbligati tutti coloro che lo setrirano...
-•H 44 Hi*
Non fu dunque altro rimedio pe* marinari che ancor vivevano , che di
saitare in acqua e tentare di salvarsi a nuoto : ed essendo il nostro Cristoforo
destrissimo e robusto nuotatore , e vedendosi circa due leghe discosto da terra,
afferrato un remo , che la sorte gli appresentò , e talvolta con quello aiutan-
dosi e tal' altra libero nuotando , piacque a Dio, che ad altri maggiori destini
r avea serbato : di dargli fona onde giugnesse a terra , benché tanto stanco
e disfatto per la lunghezza del tragitto e la umidità , che egli stette molti di
a riaversi.
E perciò che non era lontano da Lisbona , ove altra volta avea abitato , e
sapeva che vi si trovavano molti suoi concittadini , più presto che potè si tra-
sferi in quella città, nella quale infotti fu tanto cortesemente accolto, che si
decise di stabilirvisi .
DZSPOHA IJi FILIPPA MOCWITS
Ivi molto onoratamente si diportava .
1 dì festivi soleva andare alla messa nella chiesa del convento di Ognissanti,
nel quale abitavano molte dame distinte » sia come religiose , sia come edu-
cande .
Essendo giovane di bella presenza , e garbato ed onesto ,*una gentil don-
zella di nome Filippa Mognitz, povera ma nobile di stirpe , fu presa di tanto
amore per lui , che presto divenne sua moglie : e ritirpllo ndla propria casa
per essere essa orba del padre ( Pietro Mognitz di Perestrelo , cavaliere ita-
liano, che sotto il principe Enrico era stato uno dei navigatori più intelligenti,
e governatore dell'isola di Porto Santo per lui colonizzata), e non consen-
tendole il cuore di lasciar sola la madre .
Allora successe, che la suocera, vedendo il giovane Cristoforo studiare con
molta assiduità la cosmografla , gli raccontò di suo marito, che era stato gran
nocchiero , e delle sue peregrinazioni per mare .
Laonde, perchè il racconto di tali navigazioni e storie piaceva moMo al
giovine sposo, la suocera gli dette le scritture e le carte nautiche, che di
suo marito le erano rimaste; e questo produsse, ch'egli ognor più s* accen-
desse pel viaggi avventurosi , e minutamente s* informasse delle navlg aiionl
che allora i Portoghesi facevano per hi mina e per hi costa di Guinea , pia-
cendogli moltissimo ragionare a lungo con quelli che inverso le dette con-
trade navigavano.
Del resto , limitatissima era la fortuna della famigliuola di Cristoforo, che ,
frutto di caldissimo amore, ben presto si accrebbe di un figlio a cui egli im-
pose nooM Diego : e quella povertà costrlngevalo di usare stretta economia .
Eppure hi storia racconta, eh' ei consacrava ima parte del suo modico gua-
dagno, otde soccorrere al vecchio padre In Genova, e provvedere alla cducaiione
àt* mol gtevanl IMtellI i . . .
-•H 45 4^
suo TIAOOSO AIX'UIOI>A DI PORTO SASTO
lvioijosi PAESsamnam e PAOron>i studi
È iiic«rlo le Mi tempo di questo matrlmoolo il Colombo andò alla Gui-
nea : sappiamo però positivamente che egli visitò Porto Santo, ove erano inte-
ressi ancora pendenti delle soe donne .
■a sia come si voglia di ciò , è da notare, che siccome ana cosa dipende
dall'altra, eTuna porta a memoria l'altra, standosi egli In Portogallo
cominciò, a conghietturare, che siccome i nocchieri di quel paese procede-
vano tanto lontano al mezzodì , medesln^amente si potesse navigare alla volta
d'occidente , e che di ragione si potrebbe trovar terra in quel cammino .
Allora fu , che per meglio accertarsi e confermarsi In quel presentimento
Incominciò nuovamente a studiare gli autori di cosmografia , che altre volte
aveva letto , e a meditare profondamente le ragioni che potevano corroborare
il suo intento .
Pane considerevole di questo lavoro della mente sua fu il confronto di
tutti gì' Indizi , de' quali agli uomini di mare sentiva parlare.
E di tutte queste cose , perfino di molti errori cosmografici , de' quali or
ora parleremo , seppe cosi bene prevalersi e accomodare il tutto al suo si-
stema, che Indubitatamente venne a credere, a ponente dell'AlTrlca e della
Europa essere molte terre , alle quali era possibile navigare : debili argo-
menti invero , notando lo stato delle positive condizioni della scienza In
quel tempi , ma i soli nulladimeno che bastarono al Colombo per flibbricare
e dar luce a tanto grande macchina !
Ne vogliamo ragionare più distesamente.
UrrUITIVA PAOPSVSIOlfE DEOU OCCIDEVTAU PEU.* ORBIITE
La passione degli Occidentali per le ricchezze o per la dominazione Poli-
tica e religiosa, li ha fotti sempre propendere inverso le terre d' Oriente: Il
quale Istinto , mentre sanziona un misterioso decreto della Provvidenza , pro-
dusse omai i più grandi eventi sullo spazio occupato dalla nostra civiltà . In-
Cml , ove saremmo noi senza la spedizione di Alessandro e senza le Crociate ?
■a ciò che più monta si è , che questo vivo desio dell' Oriente produsse
un fiiUo che ha cambialo l'aspetto del mondo; vogliam riferire alla scoperta
del Nuovo Continente per opera del nocchiero della Liguria .
L' istoriografo del gran navigatore , Washington Irving americano, e, più
ancora di lui, l' uomo a cui, per cosi dire , slam debitori di una seconda sco-
perta del Nuovo Mondo , Alessandro di Humboldt, frugando negli archivi della
monarchia spagnuola , e consultando i numerosi documenti pubblicati dai savi
di quella nazione, han dimostrato , che lo scopo del Colombo fu di aggiu-
L _.
goere, cercando il lerante pel ponente, alle regioni dir Asia, fertili di spe- |
zierìe, ricche di diamanti e di preziosi metalli .
Nel secolo XV, le intelligenze erano preoccupate dal bisogno di avvici- ;
narsì all' Asia .
I progressi del lusso e della civiltà nelle contrade deli' Europa australe Di-
cevano desiderare le produzioni dell'India: nuUadimeno, questi materiali ap-
petiti , comunque vivamente sentiti , non erano che cagioni di secondo ordine
fra quelle che incitavano gli spiriti in verso il mondo orientale . Ecco motivi
più evidenti e speciali .
CACMOai VOiaTICRE E REUOIOSE CHE ▼Ol.BEmO I.' AT-
TBinnOVE DEGÙ OGCIDEVTAU nnrEMIO I.* ORZEHTE
mei. MEDIO EVO
Fin dal secolo XIII , le spedizioni e le conquiste de' Mongoli , condotti da
Gengis-Ehan e dai suoi figli, a confronto delle quali quelle d'Alessandro
il più bmoso dei conquistatori occidentali , sono imprese da poco , avevano
attirato suir Oriente r attenzione dei re e de' popoli europei . Questi Mongoli
tran venati dal liti del Mar Giallo , a levante della Cina ; e sempre procedendo
a ponente, avean conquistate le contrade del Mar Nero e del Baltico, e avea-
no abbeverati I loro innumerevoli cavalli di battaglia nel centro stesso della
Laroagna .
Il solo nome del Gran Ehan , facea spavento al monarchi dell'Europa ,
ed al lor capo , il supremo pontefice di Roma ; tanto più che gli erano state
inviate ambascerie, alle quali avea sdegnato rispondere. . . '
La religione aspirava colla politica e coi commercio a legare relazioni Tra
l'Oriente e l'Occidente. Numerosi viaggiatori , provocati od incoraggiti dal fer-
vor cattolico , avevano esteso l' orizzonte geografico da quella parte ed inspl- |
rato il desio d' aumentarlo ancora . i
Le bntasie erano riscaldate dai racconti di semplici monaci pieni di riso- I
luzlone, come Rubriquis , Plano Carpino , Simeone di San Quintino , Ascelino e
Bartolommeo da Firenze, che avevano spiegato il coraggio e la perseveranza, |
che giustamente l'Europa moderna ammira nel Bumes, lor successore, e la
sagacità che uno del loro continuatori , lo sfortunato Jacquemont , riuniva j
ad una giocondissima filosofia e fino intelletto . !
I ragguagli di viaggiatori laici , come del Mandeville e soprattutto di Marco
Polo, raddoppiarono in luogo di soddisfare la curiosità pelle contrade d' Oriente,
ed 11 bisogno che provavasi di avvicinarsi ad esse crebbe sempre maggior-
mente . . • <
PIÙ lardi , i dotti greci , fuggiti da Costantinopoli dopo la distruzione
dell' impero bisantino , sparsero in Europa più precise cognizioni sull' Asia, ed
Insegnarono a considerarla come una terra meno eccentrica e più vicina ... '
47
ViBaloMDte, lo spirito di proselitisiiio , ecciUto dai Uioii6 drfli SpigmoTi
flQi ■iori, chìedefi ooofo tHineiito; ed oda profonda commozioiie imenei-
Uule, preiudio deHa rifMina , tenera lo pena le nienti . . .
Ed i grandi nomini d* Italia , noTatori ispirati , spandevano attorno spleo-
dori di luce abbagUanle, la quale tenia con entusiasnio accolta dagli uomini
iBiiiaU nella ctrilU .
La scienza a poco a poco disbrigafasl dairioTiluppo delle scolastica e dagli
errori del medio ero , e restituirà allo spirito umano i tesori dell' antkhlli .
Indicando vie fino allora Incognite , mostrarale sotto queir aspetto seducente
che Cucina le ardenti immaginazioni e le feconda , e forniva mezzi di percor-
rerle elle II passalo non avea posseduti .
Riabilitò l'opinione della rotondità della terra, profèssala e perletlamenle
dimostrata dai pittagorici e da Aristotele , dalla scuola de' filosofi d' Alessan-
dria e da Stratione , ammessa fra i Romani e fra gli Arabi ; e quella opi-
nione fti ferace nel medio evo di grandissime idee e ardile imprese. Fra gli
antichi , eli' era rimasta sterile pelle estrema imperfezione delia nautica; ma
od secolo XY quell'arie, quantunque grossolana ancora, avea però Cittì molti
progressi , perchè alfine fosse possibile ad uomini dotati di corpo ferreo e di
anima di bronzo , espforare e solcare 1 vasti campi dell' Oceano .
L' uso più frequente e meglio inteso della bussola , che l' Italia avea ri-
cevuta dagli Arabi , i quali l' ebbero dalla Cina per l' India , Implicava tutta
una rivoluzione marittima . Ed unendo alk bussola 1* invenzione dell'astrola*
hio e del quarto di circolo, ed il computo delle altezze del sole, espresso
In tavole bastantemente ben calcolate , l' uomo potea tentare di estendere
il suo impero sulla immensa superficie dell' Oceano , e torgli il titolo di mar
tenebroso , che iofino allora i geografi gli aveano dato.
In conseguenza dei sopra indicati istinti e bisogni , e per tanti e tali mezzi ,
e pel genio del Colombo , l' Europa conquistò la dominazione della terra :
poiché e soltanto dopo il secolo XV , che le nostre nazioni se ne sono vera-
mente assicurate la supremazia ; infino a quell'epoca V islamismo faceva fronte
a loro in Europa , ed il nome di esse era ignorato nell' Asia fontana . . .
L' Europa sentivasi dunque attirata inverso i' Asia remota .
1 re speravano trovarvi tesori , nazioni tributarie ed alleati .
Gli uomini religiosi contavan raccogliervi abbondante messe di anime .
E i mercatanti infine pensavano ammassarvi fortune da fere impallidir
'' opulenza di Genova e di Venezia . . .
Ha torniamo al Colombo .
H4» 48 MI-
anUL BEL COI.
o nnromvo aula. >o«tniin.iTÀ
Fioo dalla prima gtofinesa del Colombo, il Portogallo era alla tessta di
questo progetto di crociata asiatica , oelia persona del principe Enrico .
Ad onta dell' autoriti d'ipparco e di Tolomeo, che rappresentavano rAflrica
come un continente esteso indefinitamente verso il polo australe , e non ag-
giugneva all' Asia che oltre il Gange, in vicinanza del mare dell'Indie, da essi
trasformato in un altro Mediterraneo ; questo principe , uomo letterato e filo-
sofo , colpito dalia tradizione di un viaggio de' Fenici attorno alla penisola
alfricana , sosteneva , che II mare delle Indie non era chiuso, che un naviglio
poteva girare intomo all' Affrica del mare di Gibilterra fino al Mar Rosso ,
e conseguentemente , che potea esser possibile alle navi di trasferirsi da Lisbo-
na al paese degli aromi .
Questo pensiere del principe Enrico , seguito da lui con divozione ed in-
telligenza , die luogo , dopo la sua morte', a molte scoperte lunghesso i liti
affricani, come più sotto diremo; ed ai viaggio di Vasco di Gama, che
primo superò il capo di Buona Speranza; ed alia dispiegazione d'eroismo onde
il Portogallo ha fino ad oggi conservato , avanzi di un grande impero. Macao
in Cina e Goa neli' india .
11 Colombo, che, come vedemmo, visse molto tempo In Portogallo, gustò
questo progetto; poi, novatore audace, gli die altra forma .
Ad onta del suo profondo rispetto peli' autorità religiosa, era convinto
della rotondili della terra , e naturalmente ne concludeva la possibiliti di tra-
sferirsi dall'Europa in fondo all'Asia camminando da levante a ponente, nella
stessa guisa ette andando da ponente a levante, come in fino allora era stato
praticato .
E di queste due opposte vie conducenti alla medesima estremità , deler-
mlnossi a scieglier quella che si dirige a ponente. Del resto eli' era un' idea
altra volta espressa , soltanto come possibilità e non come consiglio , dal-
l'antico sapiente di Alessandria Eratostene, e Slrabone l'avea raccolta e regi-
strata nella sua geografia : ed è curioso osservare , che in questa esposizione
speculativa , Eratostene avesse espressamente indicato per punto di partenza la
iberica penisola .
OHE conocuukFico coMDucs n. coitomo
TA DBL movo Ci
Dal capo san Vincenzo , ultima terra di questa penisola , a libeccio, in fino
alle coste della Cina , la distanza, nella direzione preferita dal Colombo , da le-
vante a ponente, è, secondo i moderni geografi di 230 gradi di longitudine ( il
giro delia terra essendo di 360); vale a dire di due terzi della circonferenza.
49
dK nei bei tenpi delta tcaotaAleisuiiIrìHi are»
ta màsun del Bomo pìMMU , ed an« ienlal«>
rimpiciia degU ornai e VeOeoskmt de'ooaiiaeail , quan-
opefaiioiie lia di gru hiaga più dìflkolUKa delta prioM ,
è ■eiailgllueo — et f aie , yalo neOa Talmazìooe deli' lolenrallo
cheéliaii prosooiaito aaiideUo dl8ao ytncenio, ertreaia Icfn d' Bivo|ia a
ftni, ed I m Oacsi, ari pkk ranolo orfesie deir ista, quel dolio si
ìmw al fera ayfldaaio ; oNiciosiiaciiè il sao erroiv nao ita cIk di 10 gradi
!■ pii. — E «loestl preadori tavorì d' Bnlosteoe» aocuralaiiieBle racooHI dal
d* AiMna e legbinttl oeDa foa opera taanosa , sappiamo che non
dal Gotaoibo ignorati .
Ma etri oonlrartaTaoo troppo il suo sistema , I suol presealimeoli ed 1 pre-
giwfiii adeBtifici del suo secolo; laonde incliiiè più Tolentlerl per i computi
cosmografici di Marioo di Tiro, matematico posteriore ad Bratosleoe, computi
che a?ea rioreDoti e studiati in m'opera del cardinale di AlUj .
Per molte false ragioni, ed anche per effetto dell' ignorana, ta quale avea
cominciato a stendere il suo Telo funesto sui mondo , preludendo per tempo
alte flenehn del medio tro, llariao di Tiro ampliò immensamente l'Asta
toierso levante , e diminuì perciò lo spailo che separa Iberìa delta Cina, com<
potandolo di soli 135 gradi . — Il suo errore è diroqoe di 86 gradi, e per esso
Il llm delta C3na vien posto alle isota di Sandwich o di HawaU , nel bel toeno
delISrande Oceano!
E «foanlonqoe Tolomeo, bmoao oosraogralb di Alessainlrta, avesse In par-
te rettificato l'errore di Varino, allargando ta detu disuma fino a gradi
I7g, e veniste quindi a sapporre i liti orientali dell'Asta ( ta Serica, o paese
delta seta ) dove realmente sono le Caroline » taolette di ^elta parte di Ocea-
■ta, che I geografi moderni cbtamano IDcronesta ; imltadimeno, o fosse per
ostinata aderenza ad un sistema oanai aecarenato , e del quale ta tanlasta del
Colombo era Inebrtata , o Tosse piuttosto , come noi credtamo, per efl^o por-
tentoso di una di quelle Ispirazioni che Dio ók ai suol eletti, in qualunque modo
è Cfrt9 , che di tutti 1 surriferiti computi , quello di Marino di Tiro qi&ntun-
qoe II più filso , venne dal nocchiero di Genova considerato come il più vero .
Né qui ei si ristette : che per mezzo di conghietture cercò di abbrevtare
sempre maggiormente rinterrano che è tra l'Asta orientale e l'Europa e
r Affrica oecldenuie^
Prestando fede all' autorilA degli Arabi e di Artototele, Intorno alta grandez-
a del nostro pianeta, più che ai computi si proalmi al vero del matematioo
Eratostene , credette la sfera delta terra mentk grande di quello che realmente
non è, e per conseguenza 1 gradi onde 1 matematici ne dividono ta circonfe-
renza , più strétti di quello che veramente non sono .
Di guisa ule che giunse naturalmente a persuadersi , che delta Isota aC-
IHcane del Capo Tenie infino al Calalo, nome che allora davasi alta Cina
lettentrionale, non fosse che il terzo delta circonferenza del globo; mentre
1.
sono realmente circa 220 gradi , e questi molto più grandi di quello cb' el
non crederà ! ! ! — E siccome Ora l sapienti che ateano letti I Tiaggl di
Marco Polo era a' tempi del Colombo accreditata 1* opinione , che rim-
peito al Catalo , molto lungi da terra Inverso levante , fosse numerosissimo
aasembramenfo d' Isole , e che In meuo ad esse sorgesse, maestosa regina di
quell'arcipelago, la grande e fiorente isola di SIpango (che veramente è
r Isola giapponese di Nlfon ) , ricca d' oro e di pietre preziose ; cosi, per la {ire-
senza di tale Isola sulla via dalla Spagna alla Cina, nella direzione da levante
a ponente, Il viaggio Imaginato dal Colombo superava di poco le ordinarie
proporzioni degli altri viaggi : — Infiitti, dal giornale della sua prima naviga-
zione rilevasi , che egli pensava trovar SIpango dopo aver camminato 750 le-
ghe ad occidente delle isole Fortunate I . . .
UBO wnukMO
ntscuuDisio OEOomArzco i.o
QUEtX' BRUORC
Sulla fede, o piuttosto sulla mala Interpretazione di un libro apocrifo, che
i greci appellano Apocalisse di Esdra, Il Colombo credette, che I continenti e
le Isole del mare occupassero sulla superficie della terra maggiore spazio di
quello che loro non appartiene: era persuaso, che sei parti della superficie del
globo fossero asciutte e solamente la settima fosse coperta dalle acque : sbaglio
gravissimo , poiché 11 vero rapporto della superficie delle terre a quella delle
acque é, appresso a poco, come i a 4 .
E questo strano errore geografico, unito alle opinioni cosmografiche di
sopra enunciate, portò naturalmente il Colombo a conchiudere: — clw In
qualunque direzione il nocchiero si avventurasse a navigare 1* Oceano, sem-
pre , dopo breve tragitto , troverebbe terra . . .
US nLOaOFO FIOASKTOIO DIVIDEMDO coi. COI.OHBO 9USSTZ
KMMOmi FEUCZ COSTmiBDISCE CO' BUOI COIfSIOI.1 AIAA
■COVEATA DEI. mrOTO COETUIEMTE
Arrogi a tutto questo , che il Colombo fu anche validamente Incoragglto a
considerare belle e breve 11 tragitto dalla Spagna alla Cina , navigando da
levante a poneme, per 1 ragionamenti e le sentenze di uno de' più chiari uo-
mini d'Europa, Il filosofo PmIo Tòscanelll di Firenze.
Il Tòscanelll vagheggiò Videa di rintracciare l'Oriente peli' Occidente,
molto tempo avanti che il Colombo spiegasse le vele pel suo primo viaggio;
di guisa tale che, sarebbe difficile decidere chi, del genovese o del fiorentino ,
primo concepisse V idea di un viaggiò marittimo all'India, nella direzione
da levante a ponente.
-•H 51 ^^
Ateon tempo avanti d'aver relazione col Colombo, Il Toscanelll scrìveva al
ctnonico portoghese Fernando Kartinei , cbe a nome del re di Portogallo
l'avea ooosaltato solla miglior via dell' India ; ed il fiorentino avea risposto,
che bisognava passare per ponente , essendo ques^ Il più corto cammino per
arrivare a quelk regione .
Entrò in relaiione col Colombo su tale argomento fino dal 1474, vale a dire
odo anni innanzi la sua partenza da Pak» ; e questo successe per mezzo di
un lamuo Girardi, negoziante fiorentino cbe abitava in Lisbona.
Il Colombo scrìsse al detto filosofo Toscanelll Intorno al suo prediletto
eoDccpImenlo;, e gli mandò eziandio una piccola sfera per meglio dispiegar-
gtt il suo Intento.
E 11 Toscanelll rispose, prima Inviandogli copia della sua lettera al Martlnez
e della carta da Ini disegnata pel re di Portogallo, e poi scrìvendo dlretla-
mente a lui.
DUB UBTTSRE DI PAOIiO TOSGAUSLU
Le quali lettere, originalmente vergate In latino , vòlte In nostra volgare
ftveila tuonano cosi.:
» A Cristoforo Colombo, Paolo fisico salute !
• Io veggo il nobile e grande desiderio tuo di voler passar là dove na-
• tcono gli aromad : onde. In risposta di una uu lettera, ti mando la copia
• <B un'altra lettera, che poco & io scrissi ad un mio amico, confidente
• dd serenissimo re di Portogallo , In risposta di un' altra, che, per com-
• missione «fi sua ahezza, egli mi scrisse sopra detto caso. E ti mando un'al-
• fra carta nautica , sfanlle a quella che lo mandai a lui , per la quale
» resteranno sodisfatte le tue dimande .
» La copia di quella mia lettera è questa .
» A Fernando Marthiez , canonico di Lisbona , Paolo fisico salute !
» Mollo mi piace Intendere la dimestichezza , che tu hai col tuo serenis-
> Simo e magnlficentlsslmo re : e quantunque molte altre volte lo abbia ra-
> gionato dei brevissimo cammino che è , per la via del mare , di qua alle
» Indie,dove nascono le spezierfe, (Il quale lo tengo più breve di quel che voi
» late per Guinea ) , tu mi dici, che sua altezza vorrebbe ora da me alcu-
» na dichiarazione, o dimostrazione , acciocché s' Intenda, come si possa
» prendere detto cammino .
• Laonde , comecché lo sappia di poter ciò mostrarle colla siimi In mano, e
» finle vedere come sta II mondo, nondimeno ho deliberato, per più facilità
> e per maggiore Intelllgema , <fimoslrar detto cammino per una carta, siml-
> le a quelle che si fanno per navigare . E eoe la mando a sua maestà latta
> e dtoegnata di mia mano $ nella quale é dipinto tutto il fine del ponente ,
> ineomlndando dall' Irlanda e procedendo ad austro fino In fbndo alla Guinea,
» eoo le Isole che sorgono In tutto questo tratto, di fronte alle quali, «Britto
» ver ponente, giace dipinto 11 principio dell' Indie, eolle Isole e luoghi dove
*»*^ 52 441-
potete andare, e quanto 4lal pelo artico vi potete discostare inverso la linea
equinoziale , e per quanto spazio , cioè dopo quante leghe di cammino ,
potete giungere a quei luoghi fertilissimi d'ogni sorta di spezieria , e di
gemme e pietre preziose.
» E non abbiate a maraviglia se chiamo ponente il paese ove nasce la spe-
zieria, la quale comunemente dlcesi che nasce in levante: perciocché coloro
che navigheranno al ponente sempre troveranno detti luoghi hi ponente; e
quelli che anderanno per terra a levante sempre troveranno detti luoghi In
levante. •
• hB linee rette, che in detta carta procedono per lungo , dimostrano la di-
stanza che é da ponente a levante : le altre che seno per obliquo, dimostrano
k distanza che è dalla tramontana al mezzogtorne.
» Ancora lo In detta carta dipinsi molti luoghi nelle parti dell' India, dove
si potrebbe andare avvenendo alcun caso di fortuna o di venti contrari , o
qualunque altro inaspettato accidente .
» Ed appresso, per darvi piena Informazione di tutti quel luoghi , I quali
desiderate molto conoscere, sappiate*, che in tutte quelle isole non abitano
né praticano altri che mercatanti ; avvertendovi esser quivi così gran quan-
tità di navi e di marinari , con mercatanzle, come in ogni altra parte del
mondo, specialmente In un porto nobilissimo chiamato Zaiton, dove
<»gnianBo caricano di pepe e discaricano cento navi grosse, oltre alle molte
alure navi che caricano altre spezierle .
» Questo paese é popolatissimo : e molte Provincie e molti regni e città
senza numero, sono sotto 11 dominio di un prUicipe chiamato il Gran
tUine , onde il nome vuol dire re dei re , la residenza del quale , la maggtor
parte del tempo , è nella provincia del Calalo. 1 suoi «nteoessori desidera-
rono molto aver pratica ed amicizia cx>n cristiani , e , sono dugento anni,
mandarono ambasciatori al sommo Ponteflce, supplicandolo, che loro in-
viasse savi e dottori capaci d' insegnare la nostra fède : ma per gr Impedi-
menti che detti ambasciatori ebbero tornarono indietro senza arrivare a <
Roma .
> Ed ancora a papa Eugenio lY venne un'ambasciatore , Il quale gli rac- {
contò la grand' amicizia che quei principi ed i loro popoli*^ hanno pei cri- |
stiani : ed lo parlai lungamente con lui di molte cose, e delle grandezze
delle fabbriche regali , e della magnitudine dei fiumi in larghezza e lun-
ghezza : ed el molte cose mi disse maravIgHose , ddia moltitudine delle città i
xs luoghi che son fondati sulle rive loro } e che sopra un fiume solamente si |
trovano edificate dugento città , con ponti di marmo molto' larghi e lun- i
ghi, e di molte colonne adomati .
• Questo paese è «legno tanto, quanto ogni altro che si abbia Urovato ; e non '
solamente vi si può far grandissimi guadagni e rinvenir molte cose ricche, ma
oro ancora ed argento e pietre preziose, ed ogni sorla di spezieria in grande
quantità, della quale mal non si porta in queste nostre contrade . Ed è il vero.
<»^ 53 44«>
• A Cristoforo Colombo, Paolo fisico Miute !
• lo ho rieeruto le tue lettere, colle cose che mi mipiasU $ le quali io ebbi
• per gran GiTore: ed estimai il tuo desiderio nobile e grande , bramando tu
• di Mfigare da legante a ponente, come per la carta che ti mandai si
• dimostra, la quale meglio dimostrerebbe se fosse in forma di sfera .
• Mi piace molto che ella sia stata bene intesa , e che non solo detto
i » Tiaggio sia credulo possibile, ma tcto e certo, • di onore e ti;uadagno Inesti-
I • mablle, e di grandissima Cuna appresso tutti l cristiani.
» Ciò voi non potete conoscere perfettameole se non colla esperienza o
• con la pratica , come io l' ho avuta copiosissimamente, e con buona e vera
\ » informadone da uomini IllusUri e di gran sapere, che son venuti da detti
I » luoghi In questa corte di Roma ; e da altri mercatanti che hanno trafficalo
! • lungo tempo In quelle parti, persone di grande autorità.
che molti uomini dotti, filosofi , astrologi ed altri grandi savi in tutte le
arti, e di grande higegno, governano quefia Immensa provincia ed ordinano
le battaglie . ;
• Dalk città di LÌsl)ona, dritto Inverso ponente , sono In detta carta ven-
liiri spazi, ciascuno de' quali contiene dugento e cinquanta miglia , fino alla i
Dobillislma e grande città di Qulsai; la quale gira cento miglia , che sono tren-
tJttnque lef^ , ed ha dieci ponti di pietra marmorea . li nome di questa >
città significa abitazione celesle , e di essa si narrano cose maravigiiose in-
torno alla grandeiza degl' bigegnl , e alle labbriche e alle rendite . Questo
spazio é quasi la terza parte della sfera .
• Giace questa città nella provincia di Mango, vicina alla provincia del Ca-
lalo , nella quale sta la maggior parte del tempo II re .
• E dall' isola d'Antilia, della quale avete notizia e chiamate di Sette
Città , Infino alla nobilissima isola di Cipango, sono dieci spazi , che fan-
no due mila e cinquecento miglia , cioè dugento e venticinque leghe : la
quale isola è feracissima d'oro, di perle e di pietre preziose.
• E sappiate , che con piastre d'oro fino cuoprono 1 tempi e le case regali
tal queir isola ; di modo tale che, per non esseme conosciuto 11 cammino,
Intlequeste cose rimangono nascoste e coperte, quantunque ad essa si pos-
sa andare sicuramente .
» Molte altre cose potrei dire ; ma come lo ti lu> già parlato anche a bocca,
e conosco che sei prudente e di buon giudizio, mi rendo certo clie non ti j
resta cosa alcuna da Intendere , e però non sarò più lungo. i
• E questo sia per sodlsCizlone delle tue richieste , quanto la brevità del
tempo e le mie occupazioni mi hanno concesso. E cosi lo resto prontis-
simo a sodisliire e oomphilameate servire sua altezza In tutto quello che
mi comanderà .
» Da Firenze, addi 15 giugno dell'anno 1474.»
4«^ 54 ^44-
» Di modo che , quando sì fari deUo viaggio , sarà in regni potenU, ed in
GiUà e province nobili', e di ogni sorta di cose a noi molto necessarie
riccbissinie ed abbondanti; cioè di ogni qualità di spezlerle in gran som-
ma, e di gioie in gran copia .
» Ciò sari caro eiiandio a quel regi e principi , che sono desiderosissimi
di praticare e contrattare con cristiani di questi nostri paesi , si per esser
parte di loro della stessa nostra religione, e si ancora per avere lingua e
pratica con gli uomini sari e d' Ingegno di questi luoghi, cosi nella reK-
giooe come In tutte le altre sciente , per la gran lama che hanno degi' Im-
peri e reggimenti di queste parti.
» Per le quali cose , e per molte altre che si potrehbono dire, non mi ma-
raviglio, che tu che sei di grand' animo , e tutta la nazione portoghese, la
quale ha avuto sempre uomini segnalati In tutta le Imprese, slate col cuore
acceso , ed In gran desiderio d' eseguire detto viaggio . •
Quantunque lo scopo dell' impresa del Colombo fosse di passare per la via
deli' occidente alla terra ove nascono le spezierie , nulladimeno , nella sua no-
bile imaginazione, nel suo ardente coraggio, nella sua anima cristiana, non
trattavasl soltanto di una esplorazione geografica o di un semplice tentativo
mercantile; ma era un programma della più magnffica grandezza, onde gli
amici dell* umanità e del cristianesimo dovrebbero compiacersi .
Egli andava a trovare 11 Gran Khan , Il re dei re ( T Imperatore cinese
che discendeva da Gengis Khan), onde I popoli erano Immersi nell'Idolatria,
ed i cui predecessori aveano sovente mandato a Roma In cerca di dottori di
nostra fede, che potessero Istruirli nelle verità dell' Evangelio !
Volgeva in mente il progetto di studiare II paese e gli abitanti di queiriro-
pero, esamhiare la natura ed il carattere di tutti, ed Indagare quali mezzi
fosser da prendersi per la conversione dei medesimi .
E l' India, finalmente , ove , secondo la esaltala fantasia de' nostri padri ,
tutto era d' oro e di gemme, avea a fornire le sue Inesauste ricchezze al prin-
cipe fortunato che avesse abbracciato e posto in esecuzione II suo concepi-
mento, e per esse doveasi armare polente esercito col quale liberar GerosoH-
ma e torre il sepolcro di Cristo alla dominazione degl' hifedell ! . . .
OCVOTA AICimA UB OITEaTE DSZ. CO&OMBO h. qvaub
»oax ili mro covcetto a cuoTAnz re i» vortoculiao
E €UU GBIEDB I HEBBI WEC^MMAMl PER BSBOinmiiO
Ora r Ammiraglio (son parole di Ferdinando suo figlio}, avendo per fon-
datissimo 11 suo concetto, deliberò di dargli esecuzione, e di andare per
r Oceano occidentale dette terre cercando.
E eoDOMCDdo cosi fiiUa impre» non conveuire se non a nazione o prin-
cipe che polesie brla e fiosteoerla, volle proporla, per lettera a Genova «uà
pania, della quale (ù sempre amantissiDio: ma da questa repubblica ricusa-
ta , forse perchè non Intesa , ne fece omaggio al re di Portogallo , per l' abi-
tallone cbe quivi aveva , e perché il Portogallo era potenza in gran rama per
le btte scoperte.
ILVIMlTOaAU.O
POTKBSA PIÙ ADATTATA PBA
DARE AD KITBTTO III COI! CETTO BEL COLOMBO
Le rlechene cbe I Veneziani traevano dal commercio degli aromati , dei
proftuni, delle pietre preziose e degli altri prodotti dell' India, ed il vago ro-
more che in questa regione fosse un re cristiano conosciuto sotto il nome di
Prete Gianni, eccitarono fra i Portoghesi la brama di rinvenire nell' Oceano
una novella strada per cui glugnere a quel paese , e fame direttamente II
ricco traffico.
L' intuite don Enrico contribuì potentemente all' intrapresa di tal ricerca.
Informato dai Mori di Ceuta dell' estensione del continente dell' intemo
ddr Affrica, e dell'indole dei popoli che l'abitavano infino alla Guinea , ritiras-
si tal una casa di campagna nominata Ter^a NabaI , che questo principe avea
fotta costruhre sur un fianco del promontorlOL Sacro, detto quindi capo di San
Vincenzo , ove poi fu Sagres, luogo molto favorevole pelle osservazioni nauti-
che, a cagione della grande altezza che ha sul mare : ed ivi visse molti anni
Intento allo studio delle matematiche e della geografia .
Geloso da una parte di spandere la fode cattolica , ed acquistare un bel
nome nella posterità, e di procurare, dall' altra, all' Ordine di Cristo , di cui
egli era gran maestro, nuovi mezzi di prosperità e di gloria, risolvette di fare
intraprendere a sue spese scoperte e conquiste sulle coste affrlcane dell' Oceano
Atlantico.
sPEDOion nnrLATE dal panciPB Enuco bulle
COSTE dell' AmuCA OCCIDEHTALE
A tale scopo, nel 1419 inviò due volte alcune navi, che scopersero le co-
ste d'Affrica per settanta leghe al di 'là del promontorio Non, 11 quale ninno ,
dlcesi, avea fino allora osato superare, sebbene ei sorga all' opposito dell' isola
Lancerota, una delle Canarie , venti quattro leghe Incirca lungi da essa.
L' anno seguente , Giovanni Gonzaics Zarco parti sopra un altro naviglio ; e
sorpreso da un tempo burrascoso corse pel mare senza direzione determina-
ta , finché scorse da lungi l' isola di Porto Santo , approdowi , la visitò , e
ritornò ad informar l' infante della sua scoperta .
56
Il principe impose, che l'isola fosse popolata Immantiiieiice; e siccome da
quella se ne scorgeva, In meno alle nubi ed ài vapori dei crepuscolo, un'al-
tra , rinbnte ne cliiamò signore qualunque primo vi approdasse e ne pren-
desse possesso : e immediatamente vi andarono in folla i PortogliesI , la
popolarono ed incominciarono a coltivarla, dopo aver dato ad essa il nome
d' isola di Madera , perchè era vestita di bosco.
Nel 1423 , scopersero il promontorio Bojador $ e l' anno seguente oltre-
passarono questo promontorio , ed esplorarono la costa alTricana infino al seno
0 baia del Pesci Capponi , ove non trovarono alcuno con cui parlare .
Undici anni appresso , 1 Portoghesi s' avanzarono Infino ad una baia rituata
di riva al £alihara, o Gran Deserio di Barbarla. Due intrepidi giovani vi sbar-
carono, ed ascesi sui lor destrieri avanzaronsl nell'Interno del paese per esplo-
rarlo;
Avendo incontrato diciannove uomini, vestiti di oorazie ed armati di dardi
simili a agaglle, di presente gii attaccarono; ma questi ostinatamente si dife*
sero e respinsero gli stranieri obbligindogli a rifugiarsi nei loro navigli — I Por-
toghesi, dopo aver visitata 1' imboccatura d' una fiumana, ed una punU di
terra ove trovarono alcune reti da pescare , ritornarono nella lor patria, so-
disfittl d* aver veduto nomini dei quali per lo innanzi non aveano akana
noadone : Il luogo ove erano sbarcati lo appellarono 8eno dei Cavalli .
Del resto, quella reslstema contribuì a rendere I Portoghesi pM TlgHantl
ed a fare che aumentasser k fona delle loro spedizioni .
Pie LM
Nel I44I , r influite spediva Antonio Gonzalez e Nuino Tristano , con due
navigli , per continuare le incominciate scoperte .
11 primo Inoltrossi infino al Porto del Cavaliere , ed 11 secondo fino al ca-
po Bianco.
Ivi combatterono contro 1 Mori; e due anni appresso, in un altro viag-
gio, ne fecer dieci prigioni , che 1 naturali di quel paese rlscattarona per
egual numero di Negri e buona quantità d' ora In polvere; il quale , perchè
fu il primo che 1 naviganti portassero nel Portogallo ,l' infante die al luogo
ove successe quel mercato, il nome di fiume d' Oro.
Pare die In questo viaggio II Tristano discovrisse le isole d' Arguino , quel-
le degli Aironi e una di quelle del Capo Verde , e die al suo ritomo costeg-
giasse il lido fino alla Sierra Leone. — Comunque sia di ciò, è certo, eh' egli
condusse a Lisbona più di trenta Negri, onde la vista cagionò giinde sorpresa
in quella dttà, polche, come alcuni scrittori asseriscono, erano i primi uo-
mini di quel colore che in Portogallo si vedessero.
57
AULA, WAMA Bl TAMTE «OOPEATE
La tum M qaau looperle, e 1* inuneiiso vantaggio che praduceano, al.
tiatse in Portogallo gran noBaero di stranieri , sopraumio d'italiani, gente at-
Un, ipcciilaente i republìlicani, oommnciante ed esperin^nlau nella nautica
di ^nd len^ii . B fiocoine il principe Bnrtco aoooglieYa Tolentieri tutti gli
«Maini capadneUa navlgailooe e neirastroBoinia, pensò di trar partito dai
laro talenti per le sue dilette imprese .
Hd 1444 , kiTiò Yiocenio Lago e Luigi di €adamosto, gentiluonlnl va-
Dolanl , sopra una caravella alte Isote di Porto Santo , di Madera e dette
Canarie; e quindi» partendo dall' isote di Palma, quegli espertissimi nocchieri
volser te prua vcno llCapo Bianco e la fiumana di Gambte, ove incontrarono
y genovese Anlonto di Note, il quale occupavasi eiiandio In ter scoperte per
t ordine deli' Intente: ivi tutu e. tre quegi' italiani si rìunironOye riedeltero in-
sterne in Portogallo.
La spedisione , che Gonute di Sintra intraprese nd 1445 , ehbe tosto fine,
con sette del suol egli rimase estinto In una pugna col Mori ,
nel seno che prese il suo nome , sette leghe oltre il fiume dell' Oro.
I li quate irtelo avvenimento, e te necessità ^i possedere in avvenire un luogo
ì di rifugio, Indussero V Intente ad ordinare , che , per sicurtà del seno di
] Sintra , ivi Immanlinenle fosse costrutte una fortezia .
Antonio Gonzalez, Nunb Tristano e Dionisio Femandei, tornarono poco
I dopo In qod seno , coli' Intensione di convertire alte fede cristiana I naturali
dd hwghi vteini a subilir seco tero relazioni e alleanze ; ma veramente altro non
fecero, che esplorara 11 paese, specialmente il Capo Verde e l'isda di Tlder, né
condussero in Portogallo che alcuni Negri prigioni e poco oro, frutti del
loro carni)!.
NeH' anno seguente 11 Cadamoslo ed il Nola ritornarono sulte coste d'Affrica;
esplorarono te isote dd Capo Verde , videro il fiume Bha , cbe or chiamasi
Casamansi , e navigarono infino al Capo Rosso.
Hd 1446, Nuno Tristano pervenne infino al Rio Grande; e venti leghe
pia ollra rinvenne un altro fiume , sulte rive dd quate a lui ed a diciotto dd
suoi compagni 1 ferod paesani tolser te vita ; 1 superstiti dettero a questo
fiume il nome di Nuuo Tristano , in memoria dclte funeste avventura .
la questo mentre, Alvaro Femandez scopriva. In diversi viaggi. Il Promon-
torio dette Antenne , penetrava più di cento leghe al di te dd Capo Verde,
giugneva alte foce d' un fiume che chiamò Tabite, ventidue leghe più lungi
a mezzodì di qudlo di Nuno Tristano ; e, salvo dal perigli che avea cord, tor-
nava ad Informare l'intente di quanto avea visto ed eragli successo .
8
58 ♦H' • i
*
ì
n. coiiflo m ma&m ± nnrsMiono saixa moate m Enutco j
Rrano a questo segno le cose, quanck) morte togliea alla scleoia ed alle
nautiche scoperte rinliinte don Enrico, l'anno I460.
Per meno dell' attiva e generosa proteilone di questo prence , era stata
scoperta e riconosciuta la costa d'Affrica dal promontorio Bolador Infioo al
di là della Sierra Leone , ed erasl ornai rin?enuto 11 cardamomo , aruma che
per Io avanti I Mori non recavano in Europa , se non dopo aver Eitto II lungo
giro del paese dei Mandinghl, dei deserti della Nlgrizia , e di una parte di^quelll
della Barberla , dalla quale contrada portavanlo quindi in luilla , e di quivi
era sparso pegll altri paesi .
Appresso a poco circa quel tempo, la guerra tra il Portogallo e le co-
rone di Castlglla e d'Aragona interruppe 11 felice progresso delle scoperte;
que' popoli pensando piuttosto a lacerarsi, clie ad ingrandire la sfera delle geo-
grafictie cognizioni .
Il trattato di Trujillo pose fine a que' dissidi, che pel progresso delle
umane cognizioni aveano troppo tempo durato , ed 11 Portogallo riprese la via j
gloriosa delle scoperte , che dopo la morte dell* Infante don Enrico era rima- |
sta deserta, e la Spagna volse le sue forze contro i Mori di Granata.
AE CUOTASn IiB AICOMOICIA CIMI ITOOTO ARDORE
l
Nel I48I, re Giovanni II succedeva a suo padre Alfonso Y, e si proponeva di
proseguire le scoperte Incominciate dal defunto parente, con pia zelo e mi-
glior metodo . -
A tal uopo creò una Giunta o Accademia di Matematici , la quale suDIto
I fissò delle regole di navigazione peli' altezza del sole .
Quindi re Giovanni, spedita una flotta sulle coste della Guinea , strtgnea
per trattato solenne, pace ed amistà col più potente signore di questa contra-
j da ; e facea costruire alla. Mina d'Oro II forte eh' ebbe nome di San Gior-
I glo della Mina , Il quale In breve tempo , prima divenne un castello assai
Importante , e quindi una città da grandi privilegi favoreggiata . '
i E non avendo ora alcun timore , che gli fosse contrastato il possesso dei
! paesi nuovamente scoperti (a ciò avendo provveduto l'antldetto trattato
di Tniilllo), spediva francamente molti arditi nocchieri, tra I quali Diego
I Vjàm , Giovanni Alfonso d' Aveiro , Bartolomeo Diaz , Giovanni Infante, ec
I con ordine di esplorare oltre alla linea equinoziale , Inverso l'opposto polo, |
< quanto più lungi potessero la costa AITricana . j
I E il primo di que' navigatori , perveniva , nel 1484 , alla foce del fiume
Zah'o, che scorre pel reame di Congo ; Il secondo, socprlva, due anni dopo, il
-•H 59 ^«^
regno (fi Bcoio, onde il monirea , la ^miglia ed i suddiU si fecer crtsUanl, e
nccogfiefa pnoioie notiiie circi al Cunofio Prete Gianni, e iotonio alle renoie
contrade dell'Affrica australe, che amnentarono le speranie di poter final-
BMttte per qudla Tia trotare 1* India , predpiio scopo «fi tutu quel viaggi.
E iB'qnBDto al Diaz edTa Giovanni Intuite, questi due nocchieri scopriro-
no risola di Sanu Croce, una dette Canarie ^ costeggiarono II Ilio della pe-
nisola AllHcana per gran tratto inverso il sud, e videro , primi , Il suo estremo
promontorio australe, che a motivo delle paurose procelle da cui , nei mari
onde è rldnto, furono tribolati , appellarono capo delle Tempeste ; promontorio,
a coi re Giovanni mutò il nome, chiamandolo Capo di Buona Speranza, a
cagione della vivissima fiducia che ebbe, di potere al di Ut di esso rinveni-
re rindU.
Questi, come ognun vede, erano titoli validissimi per Incoragglre II Co-
lombo a svelare al re di Portogallo I suol pensieri, e pregarlo di volere tot-
Dirgli I mezzi per cui metterli In esecuzione . — Alla lunga scaoki di viaggi
marittimi, de' quali tracciammo rapidamente la storia, I Portoghesi eran di-
ventati 1 più abili nocchieri del mondo . . .
Ora torniamo al Colombo , che lasciammo col re di Portogallo, nell* alto
di proporgli il suo fSunoso progetto di agglugnere ali* Oriente per la via
dell' occidente .
COME US CMOTASn AICSTB IdB PHOPOfllSIOMI BEL COLOMBO
La corte di Portogallo avea mostrata una generosllà senza esempio nel ri-
compensare le marittime imprese ; Imperocché, quasi tutti coloro che aveano
fette In suo nome lonUne spedizioni, erano sUti eletti governatoci delle iso-
le e del paesi da loro scoperti, sebbene molti di questi nocchieri fossero ,
come vedemmo, stranieri di orìgine.
Incoraggilo da codesto esempio, e dall' ardente desiderio che re Giovanni
palenva di aprirsi per la via del mare 11 transito alle Indie , il Colombo avea
arrischiato di proporgli, dove e' volesse fornirlo d' uomini e di vascelli , di
andare alle Indie per una strada molto più corta di quella Infino allora
cercata.
Il re ascoltò con attenzione quello che il nocchiero di Liguria] con tanta
sicurezza di successo gii proponeva; nondhneno si mostrò freddo nell' accet-
tare la sua offerta.
Il pretesto era lo gran travaglio e le grosse spese , che recavano allo Stato
lo scoprimento e la conquista della costa occidentale dell' Affrica , senza che
(lo asseriva 11 re ) fosse ancora successa alcuna cosa felicemente , né avessero
I naviganti potuto passare oltre il Capo di Buona Speranza.
-i*» 60 MI-
Nnllameno, sì ralide ed doquemi erano le ragioni, che il Colombo reca?a
io appoggio della sua proposizione, che 11 re finalmente ne rimase persuaso,
e consenti di mandarla ad effetto , né altro ornai restava , foor che conce-
dere al proponente le condizioni e i patti , che in premio delle future sco-
perte egli esigeva .
Ma questo punto presentò insuperabili difficolti .
Perciocché essendoli Colombo di generosi ed alti pensieri, volle capitolare
con suo grande onore e vantaggio , per lasciar la memoria sua e la grandezza
della sua casa , conforme alla grandezza delle sue opere e d^* suol meriti .
US uMOTAMKt BOTTorowc QUELUB moFOsmon
aia' esame dei EAPIEaTZ rOATOCMEEI
E DEI BUOI imraa coe8ioi.ieìui
•
Quando adunque tratlossi di concedere al Colombo la capitolazione (A* egli
esigeva, re Giovanni', attesa la graviti della cosa, più non fidossi del proprio
giudizio, eisottopose la proposizione dei nocchiero ligure all'esame di una Giun-
ta speciale di sapienti, incaricata di quanto alle marittime bisogne apparteneva;
e quantunque quella Giunta fosse composta di don Rodrigo e don Giuseppe,
abili cosmografi, e di Diego Ortis di Calzadlglia castigliano , vescovo di Geuta
e confessore del re di Portogallo , uomo di profonda dottrina , ma di animo
basso e meschino , considerò il progetto del Colombo stravagante e chi-
merico.
Ciò non ostante 11 re non fu pago : conclossiacliè el ragunò 11 suo Consiglio,
composto delle persone più illuminate del regno, chiedendo ad esso il suo pa-
rere circa siffatta questione : — era da ammettere, per aggiungnere all' India,
la novella strada proposte dal nauta italiano attraverso ali* Oceano , oppur
dovea seguirsi quella ornai quasi aperta lunghesso I Ufi affrlcanl ? « — •
Ma il Calzadlglia, Il quale, come confessore del re,avea seggio anche In
consiglio, quivi eziandio, per esser conseguente alla sentenza , che In^eme oogH
altri della Giunte sopra accennate avea date , si oppose veementemente contro
la proposizione del Colombo .
E dovettero le sue ragioni essere Improntate di molta bassezza di animo
e villi di cuore , perchè dler luogo alla nobile e generosa risposte del consi-
gliere don Pedro di M^eses, conte di Tllla Reale , della quale ne ptace rllb-
rire gli ultimi periodi .
OEHEAOEE PAROltE DEI. MEMEEES
COETAO n. CAItEADUMLIA
• Le corone (esclamava li conte), le corone s'arricchiscono pel commer-
cio , Ibrtiflcansi pelle alleanze, dlventen grandi pelle conquiste.
• Le mire di ima nazione non poono esser sempre le stesse, ma deano esten-
deisi eolia opulenza e colla prosperità. Il Portogallo è in pace con tutta Eu-
ropa : percliè temere d' Impegnarsi in una grande intrapresa ?
• Qual gloria pei Portoghesi penetrare i misteri di queir Oceano , oggelto
di terrore e di spavento perle altre nazioni del mondo! A ciò intenti, essi fug-
glreblN>no 1' ozio generato da una lunga pace, 1' ozio, lima sorda che rode
appoco appoco la forza ed il valore dei popoli .
• Sparenlare I Portoghesi eolla pittura d' Immaginari pericoli , é un oltrag-
gio che ingiusUmente a loro vieo fatto , dappoiché han sempre mostraU
grande Intrepidezza , da sfidare più sicuri e terrlhili pericoli .
> Le anime grandi sono fotte pelle grandi imprese ; quindi lo son sorpreso
che un vescovo di Ceula si opponga ad un progetto , onde II definitivo resul-
lamento è quello di diffóndere la cattolica religione dall'uno all'altro polo,
eoprir di gloria la nazione portoghese , ed assicurare al suol re un vasto
impero ed etema e stahile rinomanza !
• in quanto a me, oso predire al principe che avrà II cuore di condur-
re a (Ine la Impresa del Colombo , gloria e vantaggi di gran lunga superiori a
qaein ottenuti da qualunque plA possente e felice sovrano , che sia stato in
sulla (erra !» j
Ha ad onta di tanto nobili e patriottiche ragioni, la opinione dei vili prevalse I
od consiglio del re, ed il progetto del Colombo vi fu dannato ! . . .
Dicono che re Giovanni II di Portogallo fosse principe saggio e magna-
nimo; ma in quanto a me tale noi credo, perchè vedo, che in questo memo-
rabile albre col Colombo, e' prestò orecchio a perfidi ed ingiusti suggerimenti,
ed operò in modo veramente indegno non clie di un re, anche di un one-
st' uomo.
Consigliato dall' antldeUo Diego Ortiz di Calzadiglla , di cui molto egli
confidava, deliberò di spiccare segretamente una caravella , per tentare ciò che
il Colombo otferto gli aveva : perelocchè , potendo In colai modo rlnrenlre le
terre dal ligure nocchiero indicate , gli parca di non esser tenuto al grandi
premi , che questi gli chiedeva per lo scoprimento di esse .
Quindi venne II Colombo Invitato a presentare il minuto plano del prò*
posto suo viaggio, non che le carte e gli altri docamenti per I quali ei pen- i
sava dirigere II suo corso, col pretesto di poter con essi meglio Illuminare 11 ;
Consiglio, e (hrgll annullare la data sentenza: né r onesto nocchiero , com' è I
naturale pensare , negò cosa alcuna .
B cosi armata in fretta una caravella , fingendo di volerla mandare con
vettovaglie e soccorsi alle Isole del Capo Verde, la fu diretta Invece verso
dove II Colombo si era offèrto lui stesso di andare .
Ma perciocché a quelli che dirigevano quel naviglio mancava il sapere e
la costanza e la persona del Colombo, dopo eoere andati per molti giorni va-
4^ 6^ ^^
gando peli' Oceano, rivoltisi all'Isole del Capo Verde se ne ritornarono, riden-
dosi dell' Impresa , e dicendo, che e ra impossibile terra alcuna per quel mari
trovare.
n* COLOMBO rnCMB «DBGVATO DAIi rORTOOAIAO
I
Questi bassi maneggi (dice l'irvlng), per Involare al Colombo 11 segreto,
e rapirgli la sua gloria , lo eccitarono a sdegno .
Vuoisi che re Giovanni fosse disposto a rinnovare il trattato, ma ei ricusò
nobilmente .
Vedovo da qualche tempo, I domestici nodi che lo strlngeano a Lisbona ed
al Portogallo erano sciolti: e dopo 1' ultima Ingiusta azione ricevuta dal re
ei prese tanta avversione a quella città e nazione , che deliberò andarsene , e
cercare altrove protettori .
Laonde, in sul finire dell' anno 1484 , e* parti segretamente da Lisbona ,-
conducendo seco lui il suo figliuollno Diego . B le ragioni per cui lasciava di
nascosto il regno , erano 11 timore che 11 re non s' opponesse alla sua parten-
za, e la estrema povertà In cui era caduto: imperocché, mentre Indefessa-
mente meditava e si adoperava per arrecare un bene Inestimabile a tutta la
umana specie , per la morte della moglie il disordine erasl Introdotto negli
aflbrl suoi e si era gravemente indebitato : né ora potendo pagare que' dcbHI,
correva rischio di venir condotto prigione a dimanda del suol creditori . . .
ED OFnUE raOVAMEMTS
n. svo ntoasTTO
CBS IbO RIFIUTA
Nel 1485, Il Munoz afferma che il Colombo si trasferì In Liguria, sua patria,
affine, principalmente, di rivedere il suo vecchio genitore : l' amor filiale non
venne mai meno nello sventurato nocchiero !
Ed il predetto autore agglugne , di potere afièrmare con documenti alla
mano, che in quel tempo egli rìnnuovò a viva voce le proposizioni già innanzi
latte per iscritto alla Genovese repubblica ; e che questa volta oltre al rifiu-
to , n' ebbe a soffrire anche lo spregio !
Per quanta fede e stima meriti lo storico Munoz , uno del meglio scrittori
della Spagna moderna, noi però dubitiamo grandemente della verità di quella
ultima asserzione ; e , se dobbiamo dire tutto intero II nostro sentimento ,
la crediamo effetto, di esagerato spirito nazionale : genere di fiilso patriotti-
smo, che ritroviamo frequentemente anche in un altro autore spagnuolo, Fer-
dinando di Plavarrete : e lo scopo ne sembra esser questo : di obbligare II
lettore a conchiudere, che stragrande davvero Ai la generosità spagnuola, ae-
I
I
•t»^ 63 i4«-
cettando le offerte del Colombo , ricusate da molte incivilite nazioni, e i^erGno
spregiate nella patria stessa del suo Autore .
I goTemied i magistrati d'Italia, e specialmente quelli delle repubbliche,
sempre nelle loro azioni , qualunque d'altronde elleno fossero , usarono quella
dignità , che meglio sapea rispondere agli ahi e nobili sensi dei popoli culli e
magnanimi che essi rappresentavano : di maniera tale che , V asserto del Mu-
iktt sorge unica e strana eccezione in tutta la storia del carattere dei magi-
strati Italiani, a carico precisamente di uno dei più nobili popoli dei mio pae-
se : laonde lo francamente la impugno , rigettandone tutta la responsabilità
suir anima del suo autore.
LO PROPQMS QUniDI A VEMEMIA HA IWUTILMSHTS
Del resto , alcuni han preteso , die da CSenova il Colombo volgesse i suoi
passi a Venezia, onde oflìrke il suo progetto alla regina del Mediterraneo ; ed
Il Bossi parla di un' antica tradizione conservata in quella città relativa a
questo tetto.
Di più : — > Un celebre magistrato, el soggiugne, m' assicurò di aver ve-
duto altre volte nel pubblici archivi di Venezia , e le offerte del Colombo ed
Il riOuto che n'ebbe , a motivo del critico stato degli aflSiri di quella repub-
blica ».
Sventura d* Italia ! qualunque fosse la causa di questi rifluii di Genova
e di Venezia, è però evidente che per essi Italia perse l'occasione fortunata
di afEnrare per sempre lo scettro del commercio del mondo , e di elevarsi
a tal grado di splendore da lei certamente giammai conosciuto.
Frattanto, tornando al Colombo, è certo, che dopo aver prese le neces-
sarie disposizioni, perchè nulla al suo cadente genitore mancasse, compiuti
i doveri della filiale pietà , partì da Genova in compagnia del suo figlluolino
Diego , col proponimento di fare nuovi tentativi presso le corti straniere .
GOIiOMBO Ut mPAQMA
E primieramente e' volse i suoi passi verso la Spagna. '
Non è di poco momento ( dice l'irving) 4H)nsiderare il primo arrivo del !
Colombo in quel paese, che dovea essere il teatro della sua gloria, e dovea i
levarsi a si alto grado di potenza per le sue scoperte • Noi vi scorgiamo uno
di quei contrasti sorprendenti ed instruttivi, che ci offrono le vicende della ;
agitata sua vita.
La prima traccia che di lui ci rimane in l5pagna , è nell'antico comenlo '
di monaci francescani , dedicalo a Santa Maria della Rabida , mezu lega di-
stante dal porto di Patos di Moguer , in Andalusia .
AIXA PORTA DBL GOBnTSHTO DI S. H. DEZ&A RABIDA
BOLI CBIBDB PBR AMOR DI DIO PAHB ED ACQUA
PBL SUO riauuouif o
Udo straniero a piedi, in compagnia di un liinciullo, fermossl un glor^
DO alla porta del eonrenlo, chiedendo per carila al portinaio mi po' di pane
e deO' acqua per ciso, che si moria d'ioedia .
Nel mentre clie d rlcerea questo mesclilno soccorso, il guardiaDO dd con-
Tento, Fra Gioyanni Perez di Marceoa, di fi per ventura passando, restò
sorpreso del portamento dello sconosciuto , e raTYisaodolo all' aspetto , alle
parole per straniero , entrò seoohd In conYcrsaziooe ,- ed apprese ben tosto le
particolarità della sua storia, ove ramno ridotto le sciagure, e come pen-
sava di trasferirsi nella vldna città di Hudya per visiianri un suo cognato .
il guardano era persona oiolto erutta : la geografia e la navigazione era-
no stati i tool studi fliToritI; e lo amore per coleste scienze gli Teme sema
dubbio Ispirato dalla viclnana di Paloe, onde gli abitanti erano i più intrepidi
marinari (fi Spagna , e facevano flrequenll viaggi all' isole di recente scoperte
sulle coste d'Affrica.
Egli prestò molta attenzione alle parole dd Colombo, e preso rimase dal-
la grandezza deUe sue idee, e riconobbe in lui V nomo straonRliario .
IL aUARDIAHO DBL GOBnTBHTO
OLI prnUB OSPITALITÀ* VD AHICOXIA
Laonde volle eh' el divenisse suo ospite -, e diffidandosi , come a persona
modesta si conviene, del suo proprio giudizio , mandò In traccia di un dotto
suo amico , perché , disputando col Colombo , e' ne conoscesse tutto il me-
rito . Cotesto amico era Garda Femandez, li medico di Patos .
Il Femandez restò dd pari maravigliato del carattere e dd convemre ddlo
straniero; sicché molte conferenze furon tenute nell'antico convento: e nd
pacifico chiostro ddla Kablda, il progetto del Colombo venne discusso con
maggiore attenzione, che non avrebl>e potuto ottenere dalla pretensloDe e al-
terigia de' dotti e dd filosofi .
Alcuni indizi , raccolti dalla bocca de' vecchi nocchieri di Patos, pareano
In pari tempo confermar le grandi Idee del Colombo .
Un vecchio piloto del porto, uomo espertissimo, Fedro di Yelasco , af-
fermava, che innanzi circa trent' anni , nel corso di un viaggio, i venti l' avean
trasdnato si lungi a maestrale , che il Capo Cloar in Irlanda , era a levante del
suo bastimento.
In questo luogo , quantunque il vento soffiasse da ponente con molta vio-
lenza, il mare era unito perfettamente; notabile avvenimento ch'ei siqipose
64 ^^ ì
prodoUo per la TidiMiiia delta tem In qnelta direiieoe. Ha II mese d'agosto
«m già ImUrato, e lemendo l'approsstuiani del verno osato ei non avea di
oarigue più oftie, onde conoicere te fondate erano le sue congbietture.
S LO niDUGB
A OrrBMBM Al ftOVRAHI
IL SUO PROGETTO
Giovanili Ferei BOdrivi sensi di fera amidxta , ta quale non si limila a sem-
pOd dimoitrailoni, ma cbe alle parole congiunge gii elftui . Convinto che ta
propona Intrapresa assicurerebbe I più grandi vantaggi al suo paese > oflbrse
ai Golombo di procurargli fovorevote accoglienza aita corta, e lo consigiiò di
recarvisi nell'Istante per tare te sue propostakmi al re ed alta regina Cai-
loVel.
Bgn era Intimo amico di Fernando di Tatavera, confessore delta regina
Babelta, pecaona di gran voce , cbe godea delta real confldema , e l'appoggio
del quata en delta più alta importanza .
Consegnò al novello suo amico una lettera pel detto Tataven j colta quale
laccomandavagll il Colombo e ta sua intrapresa ; e lo pregava di esser suo
protettore, e di volere Intercedere validamente presso il re e ta regina In suo
fivofe .
ISOliOMBO LAMQKA IL CM>inmnrO INBLLA RABIDA
Fieno delta più dold speranze, nelta primavere del 1485 II Colombo s' in-
camminò verso la corte dei sovrani delle Spagne, Ferdinando ed Isabelta
CaitoUd : ed il buon guardtano del convento delta Rabida tenne presso di
se U gtovanetlo Diego , e provvide ai suo mantenimento e 'aita sua educazio-
ne per lutto 11 tempo dell'amenza del padre; nò quell'assenza fu breve ! !
Lo zelo di quei santo nomo non s'intepidì mai; e molti anni dopo, in
tempi più felici , li Colombo in mezzo alla folla di cortigiani , di prelati e di
filosofi, cbe dlsputavansi l'onore d'aver favorita la sua intrapresa , rammentò
sempre con dolce erooziofie 11 convento delta Rabida , e citò quel frate mo-
desto siccome un di coloro che aveangli prestali i più grandi servigi .
nBMVAVDO B IBAMELEJL ATSAVO TOLTA
LA SFAOMA ALLB MABITTIMB IMFBBRB
Dopo ta unione delta corone di Casdglia e d'Aragona, ta Spagna , per cure
de' suol re, si volse seriamente alle marittime imprese.
Ferdinando ed Isabelta , sentila la necessità di proteggere II commercio
per dilatarlo , e d' incoraggire la madna per aumentarla , avean richiamate
all'osservanza molte buone leggi dei loro predecessori al commercio ed alla
navigazione rotative , e ne aveano pubblicate delta nuove.
I
I.
9
66
Addi 28 seUeinbre 148), avean dato, da Cordova, un saWacoodoUo a tutti I
negozianti e marinai cbe navigaTano In dlTeni luoghi dell' Allirlca e in
altre regioni ttraniere , dalle quali riportayano oro, cera, rame, Indaco , pelli
ec.; col quale salvacondotto Inibivano di arrestare o prendere le penone
i e le mercanzia dei medesimi, quando nel loro carichi non fosse merce
i proibita .
1 Quindi avean richiamato alla osservanza la prammatica di Enrico III , per
la quale I vascelli spagnuoU doveano essere prcCoriU sempre al i*^ti"»fmt
stranieri , In tutti I noli e carichi per qualunque sito del mondo allora cq^M»-
scluto : e avean decreuto grossi premi da conferirsi a coloro che fiicessero oo-
stnibie navi di seicento a mille e più tonnellate , e apparecchiate e pronte
sempre per quahinque occorrenza le tenessero .
B vietato aveano che alcun navilio spagnuolo fosse a stranieri venduto , senza
lettera di aolorizzazione delta lor firma reale segnata, e abolirono qnalonque
dedma • altro bataello sui navigli che approdavano in un porto quale egli ti
fosse di Spagna .
Infine, le misure che II re e hi regina Cattolici aveano prese dopo 11 loro
inalzamento al trono, collo scopo di br prosperare li commercio e la nMrlna
mercantile, erano numerose e saggiamente imaginate; sicché per esse II traflko
degli SpagnuoU divenne lucrosissimo In Fiandra , specialmente, e In Francia ,
in Inghilterra, in Brettagna e nelle altre contrade dell' Europa Occidentale .
Ed a misura che Ferdinando ed IsalMlla nella conquista delle città maritti-
me del regno di Granata progredivano, sempre nuovi porti aprivano al ricco
commercio del Mediterraneo, allora specialmente che divenl Stati d' Italia
dalla corona d' Aragona dlpenderano .
E sebbene dopo la caduta di Granata II traflSco delle indiane produzioni
che I Mori Acerano cessasse , nondimeno I nuovi signori di quella città noo
perspr di vista quel commercio lucroso, e, seguendo l' impulso del loro
secolo , non omisero alcuna cosa per Incoragglrlo.
OBJbA WUkMMMA SPAOnOIiA
Cosi, in breve tempo, le bandiere di Spagna sventolarono frequenti nei mari
dell'Europa Occidentale, nel Mediterraneo, nel!' Adriatico e nell'Arcipelago;
ed 11 re e la regina Cattolici furono In grado di armare potemi flotte per di-
fendere, non che i lidi spagnuoli , quelli eziandio dei loro Stati d'IUlla.
Quando , per esempio, I Torchi s' impadronirono della città di Otranto , In
Italia, la Spagna, nel 148I, inviò per scacciameli un'armaU di trenU vascelli»
tutti In Biscaglia equiparati; al qual navlle s'unirono altri venti vascelli
armati nei porti della GalizU e della Andalusia.
E cinque anni dopo , gli stessi sovrani fecero allestire un'altra armaU po-
derosa destinala a soccorrere U re di Napoli; la quale spiegò le vele daSivi-
67
fBa ciiirtiti di Wddtiatt KaldoMdo , aoconpisaaio dal fioro della alida-
iMBaMkà .
B ^iiMto I aofraiil Cattolici ebber seriameme ddlbrraia la conqultu di
CraHU, la regina Uabdia andò in Biacaglla , d*onde invìi nd Medllffranfo
podeiosa amau , ptrchè ogni ooaianicaaione ftn i Mori di Spaftna e quelli
d*Aflrica ÌMpedlne : mison cli*ebbe per piUno resolumento la oattnra o A-
di tatti i battlwenti die tentarono tocconwe Granau , tà eflloa-
eoalribnl al Mee e gloriooo eremo della goerrt.
baiU per dare Idea ddla poMuia a cui giuntela marina di 8pa-
gnn per opera di Ferdinando e d* Isabdla .
I Fmlogheri è fero II afeano In dò preceduti : ma gli Spagnuoll raggiun-
terò ben pretto 1 loro Yldni ndl' ardua impreta delle marittimo bitogno : ed I
dne crold popoO d* Biperta anirono per dlrlderti II ntto impero dd mare .
Ifwfgbctl cercarono la Tla ddrmdla, eia riuTennero cotlegglando 1* AT-
Hci ndroeeaBo, • dopo profe (tt menTlgliota oottana II capo meridlonalo
iB eam tuperando .
Alla Spagna occorm attal più brere quDTana per agglugncre ad altitilma
poicnia nd mare: ma per Id la fece duritsima un uomo d'Italia prediletto
da Dio ! io rilerltco al Colombo, cbe propote al re e alla regina Cattolici di
feorar la fia ddllndla narigando Terto oeddente ; e, con torprem e aromiraiio-
■e generale , egli, Infece , tcoperta un nuoTO mondo : tcoperta cbe quindi
ba avuto tanta Inflnena tulle politica , tul commercio , luir Indflllmenlo, tul
fami e tul cottomi ddle nazioni e degli uomini dd globo Intero .
Dipoi , la ttrada aperta dal noccbiero di Liguria , tegulla da altri Spagnudi
con nobile coitanza ed eroico coraggio, fece conotcere cbe il mondo dd Co-
lombo non era l' India, come in prlndplo lù creduto , ma un Immento con*
Unente ; e tcopertero bi etto ed etplorarono cento nate ricchlttlme con-
trade, tanperi maravigllod, popoli di mille costumi .rane, lingue e barbarie
diferte; ed in6ne, oltre a tutte quette aropllttlroe terre, videro il Grande
Oceano, ed In quello arditamente navigando, rinvennero numero Influito d'ar-
dpdagbl e d' itole, cbe tuttora ecdlano 1' attenzione de' nocchieri d'Europa,
i quali etpongontl ad ogni periglio per emmlnarle, e eoo più etaUezza e par-
tlcobrìtà detcriverle
Ha non precediamo i Ihttl : torniamo al Colombo, cbe abblam laKlato pie-
no di dolci tperanze in tulle ttrada di Cordova come II più umile pellegri-
no, pronto a pretentartl alla corte più brillante e httota d' Europa In qud
tempi.
•
COI.OHBO A COADOTA
Quivi era allora fai corte dd re e ddla regina Catlolld , che volevano
più da vidno accodbe alfai guerra contro I Mori, de* quali aveano gluraU la
etpnlfioneda Granata.
-!## 68 4«^
E perciocché il Colombo era penona affàbile, e di dolce cooTenare,
presto in detta città prese amicizia con quelli in cui trovò migliore acco*
glienza e maggior gusto pella sua impresa ; ma oe rinvenne pochi e UM del
popolo, che a corte , in generale,* non tu curato.
La debole raccomandazione sa cui fondava le sue speranze alU corte , e
l'abito meschino con cui la povertà costrlngevalo a comparire , liirMio I mag-
giori ostacoli cb'egli trovò per fiursi ascoltare dal cortigiani.
Deluso nella sua aspettazione, hinge dal trovare tosto prolettori « non gli
venne neppur fatto di ottenere udienza dal re e dalia regina Cattolici • B fer-
dinaiido di Talavera , che dovea secondare le sue mire , per raccomandaalotte
del buon padre guardiano dei convento della Rabida , tenne anzi 11 ano pro-
getto peristravagante ed impossibile.
jPerchi egli era atraniero ( esclama lo storico spagnuolo Oviedo ) , aemplioe
nel vestire, né di altra commendatizia (bmlto , che della lettera di un Graie film-
ce^no, nessuno in corte preslava fsde alle sue parole» e , per aa^kir tor-
mento, ne anco voleano ascoltarlo .
11 Colombo passò miseramente In Cordova tutto quell'anno, aspettando
con fiducia , che il tempo e la costanza de' suol sfbrzi gii procaceiasicro amid
e protettori potenti ^ e credesi si guadagnasse il pane eostmendo globi geogr»-
fici e disegnando carte nautiche, oèlla qua! professione era abilissimo .
Egli ebbe a combattere contro I sarcasmi di uomini frivpU e sprenanli, mw
de' pia grandi ostacoli ( nota giustamente l'irving) che Uiconlrar . poaaa U
merito modesto: nondimeno il ano eotnsiasBM trionfò di qualunque- dura pro-
va, e la nobMtà de^'suoi modi, Il profóndo aenlimeolo di eoavlnzione die
dominava unti i suol ra^onaroenti , finirono appoco appoco per affezionargli
akunl anche in corte; e il primo di essi fu Alonzo di QuintanlUa , ragioniere
deHa casa Reale, zelantissimo suo protettore, uomo. di molta autorità e pru-
denza , Il quale lodò altamente il suo progetto : quindi gli furono amidssiiiil 1
due firatelli Geraldini , uno dei quali era nunzio pontificio , e V altro preeelloce
della figl'ui del sovrani attoiid .
COLOMBO Ati'COOTBTTO DSL
bz SPAOHA
Per mezzo di questi primi amici', et potè presentarsi al celebre Gran Car-
dinale di Spagna e arcivescovo di Toledo, Fedro Gonlaies di Vendoza , che a
quel tempo era il personaggio più importante della corte, conciosslacbè mal-
sempre il re e la regina seco loro il tenessero , *e nelle bisogne di pace e di
guerra costantemente il consultassero .
Uomo ei fu ( dice l' Irving ) di sano intendimento e di vivace spirito for-
nito , di somma perspicacia negli affari e di eloqueaia profonda dotato ; ebbe
nobile l' aspello e venerando , ed .al tempo stesso dolce e grato ; fu erudUo ,
ma poco versato nelle scientifiche discipline .
««» 69 Ht-
in suHe prime, credeodo la teoria del Colombo Incompatibile colle ortodos-
se dottrine , torbossi : ma poche «pirgaiiooi bastarono per rassicurare la sua
mente perspicace; di guisa tale che, quieto nella coscienza, onorò diaoco-
gfiema Hetlssima il Colombo, e porsegll garbato e volenteroso l'orecchio .
Non é a dira quanto il Colombo , conoscendo II potere del suo uditore, si
adoperasse a conTincerio : e ben presto II Cardinale, che con somma attenzione
ascoUafalo , concepì la grandezza del suo diyisamento ^ e senti tutti la forza
degli addotti argomenti . Approvò II suo progetto , e divise pienamente le sue
opinioni .
à KICCVUTO DAI SOTRAHZ CATTOUCI
Per mezzo di si potente prolettore il Colombo potette aprirsi la via ad una
udienza da Ferdinando e da Isabella, Imperocché dopo quel colloquio , Il Gran
Cardinale tutto In favor dd Colombo adoperossi .
Beco il povero nocchiero di Liguria al cospetto dei più grandi monarchi
d'Europa! ma perchè el stlmavasi lo strumento inviato dal Cielo per com-
piere gU alti decreti della Provvidenza, presentossi al regi Cattolici In a>n-
tegno modesto si , ma franco e disinvolto .
I sovrani lo' accolsero con dlgnltA, e atteotamenle iscoltaronlo ; e fin da
qud momenlo ben si distinse la diflferenza delle simpatie svegliate alla vista
del Colombo nel cuori de' due regi delle Spagne.
La possibilità di scoperte , che quelle che avean cresciuta tanta gloria al Por-
togallo ecclissassero, fòmentava 1* orgoglio di Ferdinando ; ma l' amore della
reUglooe , la pia ambizione di dUTondere 1 lumi del Vangelo nelle più remote
contrade della terra, erano le nobili passioni che subitamente svegllaroosi nel
cuore d' Isabella In quella memorabile udienza; d* Isabella , che d'altronde
sempre avea per le grandi e generose Imprese vivamente simpatizzato •
Laonde, freddo e droospetto come egli era sempre , Il re non porse al
Colombo parola di speranza; solamente disse dipcoporal di consultare Intorno
all'argomento In questione gli uomini più eruditi del regno, e di volere total-
mente alla loro decisione deferire .
ssFomB a suo
AI. COVflIOUO SI
CA
I sovrani cattolici commisero adunque la propoalzione del Colombo allo
emme del lalavera, eomandando ad esso, che, Insieme con gì' Intendenti
deUa cosmografia, rendesse alle maestà loro esatto conto di quello che sen*
tenziassero.
La oonferema di tutti quel sapienti avvenne nella città di Salamanca, nel
convento Domenicano di Santo Slelino, ove II Colombo fu dal reUglosi del
medesimo ospitato .
Ed ivi, in pubblica adunann , egli espose II suo tema .
i^
Ma tutto non ToUe dire, per paura che gii succedesse quello che In Por-
togallo gli era avTenuto , e gli rubassero la sua idea : e perchè ninno di
quei dotti valeva certamente 11 più mediocre cosmografo del tempi nostri ,
non giunsero a indovinare quello che II Colombo per giusta diffidenza titubò
a dire ; quindi la risposta ed informazione, che il consesso fece ai sovrani
delle Spagne, Ih tanto differente, quanto vario era V Ingegno e il parere di cli-
scim giudice.
• niorovB n. svo rAOOETTO ai. ae di monLTEmAA
Circa questo tempo , vedendo il Colombo che non v* era modo di pote^
concludere ce1eremente« siccome ei bramava , cosa alcuna in Spagna , vuoisi
commissionasse suo fratello Bartolommeo, uomo pratico e giudizioso nelle cose
del mare, di andare In Inghilterra per offrire II suo proge^ al re di quella
allora non molto polente nazione .
Partito dunque Bartolommeo Colombo per Inghilterra , volle la sorte che
dasse In man del corsali, i quali lo spogliarono insieme con gli altri della
sua nave .
Per la qual cosa , e per la povertà ed infermità , che In cos^ diverse terre
crudelmente lo assalirono , prolungò per gran tempo la sua ambasciata ; fin-
ché , guadagnato un poco di danaro I9 costruir carte marine e fabbricar globi
geografici , ne' quali lavori era veramente egr^o , e' potè glugnere alla
corte del re Enrico VII , e far pratiche con esso lui .
Presentò a quel monarca le lettere del fratello , ed un mappamondo co-
strutto e disegnalo dalle mani stesse di lui, cheli re volentieri accettò: emo-
sirossi curioso di ascoltare II ragionamento del progetto , e concepì, dicono,
vivo desio di parlare col suo autore per meglio mandarlo ad effetto. Ma la
provvidenza avea serbata per Spagna la gloria della scoperta di un mondo.
UmniA MiWMMMA DEI. COLOMBO
CBS AI.Cimi COMMDEAAHO 9AMMO
Dopo la Inutile conferenza di Salamanca, lo stato morale del Colomlio era
dei più desolanti ; per tutto ei seguia la corte animato ancora dalla speranza ,
e per lunghi anni rimase in una grande e dolorosa Incertezza .
- Il torrente del militari avvenimenti delia guerra di Granata tutta assor-
biva l'attenzione dei sovrani Spagnuoll e degli uomini di stato : ed è giu-
sto notare , che quando la corte avea un istante di riposo parca volersi occu-
pare di lui ; ma tutto In un tratto la tempesta nuovamente Infieriva, ed il tur-
bine seco travolgea la questione .
E fu In questo tempo ( dice l'irvlng), che egli ebbe a soffrire I sarcasmi
e le Ingiurie delle quali tutto II resto di sua vita si dolse .
L'ignoranza e la leggerezza trattavanlo come delirante.
La mala fede lo chiamava coi titolo di avventuriere .
Perfino I bnclulli , allorché percorreva le strade , ponendo le loro mani
alla fronte indicar voleano avere egli perduto il giudizio ! !
Ed in questo stato di cose , gli era mestieri onde guadagnarsi il pane di-
segnar carte geografiche e costruir globi l Ma perchè sempre non trovò chi
comprasse qoe' latori , e' fu più volte obbligato a chieder la elemosina ! ! lo
flooprìtor di un mondo, lo stromento evidente della Provvidenza , mendicare
il pane ! ! I
Quale Immensa riconoscenia non deve la intera umanità verso coloro che
pia frequentemente fecergH la elemosina? La storia scrisse con gloria i nomi
de' suoi benefattori , che non mai saranno dimenticati: però eccoli religiosa-
mente da noi trascritti .
Il degno Diego di Dezza , soccorselo talvolta di danaro .
Alonso di Quintanilla , l' ebbe alla sua tavola per alcun tempo .
E più tardi il Duca di Medina Celi, ricchissimo slgnoie, ambizioso di grandi
Imprese marittime, divenne suo principale sostegno.
suo AMOHE
■a perchè dimenticheremo noi la Enriquez, quella affettuosa 'donna, che
laolo validamente confortò del suo amore fedele e costante II nostro eroe , e
fecolul volentieri divise tutte le amarezze ed i disagi della vita ?
La Spagna deve a quella donna del popolo la gloria di avere scoperto e
posseduto il Nuovo Continente; cpnciossiachè l'amore ch( il Colombo por-
tone, fu per avventura la ragione più potente che delerminollo a restar si
lungo tempo in quel paese , e gli fece con pazienza tollerare tanti indugi e
fieri dispiaceri !
La bella Beatrice Enriquez, di Cordova , amò dunque grandemente il Co-
lombo, e fu da questi fortemente amata. Ella die alla luce Ferdinando,
secondogenito del ligure nocchiero, che divenne suo storico (onde gli scritti
furono a noi tanto utili ) , e fu da lui cqp amorevolezza uguale a Diego, suo
figlio legiUimo, trattato.
La buona e fedele Beatrice, che conobbe 11 povero italiano nella sua mag-
gior miseria, e tanto contribui perch' e' vincesse le avversità della fortuna, fu
Icstlmone eziandio della sua potenza e grandezza .
Ella soprawise al Colombo, il quale, neir ultimo codicillo del suo testa-
mento , la raccomandò al figlio Diego con locuzioni tali, checl rivelano ilcoo-
llltlo deir anima del moriente, la sua riconoscenza, Il suo amore, ed insieme
i religiosi sentimenti onde egli fu sempre profondamente tocco.
> Dico e comando a don Diego mio figliuolo ( ecco le parole dei Colom-
> ho) , che gli sia raccomandata la Beatrice Enriquez, ouidre di don Ferdinan-
* do mio figlio , che la provveda si , che possa vivere onestamente come per-
> sona alla quale io sono di tanto carico : e questo si faccia per Ifgravare la
> mia coscienza , perchè ciò pesa molto suir anima mia . »
-tH ^2 H^
suo VAIiOBB MBLLA «UBRmA COMTaO I MORI
Ma lomiido al tempi della miseria del Colombo, noteremo , che quel
socoonl , quelle elemosiDe che riceveva , gli erano InsoIBdenti per le lun^
ghee frequenti peregrinazioni ch'era obbligato d'intraprendere; conclosilachè»
In quell'epoca di guerra coi Mori , tutto alla corte del regi di Spagna era In-
certo , perfino la residenza : die ora risedevano a Cordova , ora a Yalladolld ,
ora a Siviglia, ora a Saragozza ed a Barcellona , secondochè l'Interesse della
guerra medesima richiedeva .
Ecco perchè alcuna volta Ferdinando ed Isabella, presi da pietà, ed ammi-
rando, se non altro, la costanza del misero pellegrino nocchiero, lo tovven-
nero di alcune somme.
E qui è da osservare , che non sempre II Colombo fu ozioso seguace della
corte In quelle terribili guerre; che anzi più volte el combattè contro i Mori ,
e corse perfino grave pericolo di essere acdso .
Lo storico Diego Ortlz di Zuniga la di ciò testimonianza dicendo , che que-
sto Colombo d»be parte gloriosa nella guerra del Mori , e die prove di segna-
lato valore , Il qoale non mal andava dlsglumo da saggezza e sublimi pensieri.
VARTB m «ni I8TAMTB CBB I SOVHAXI GATTOU<a
▼oiABianio lA i.omo attuhiobie ai> colombo
Ifel maggio del Ii89 1 regi cattolici ritornarono a Cordova, e allora parve
che volessero seriamente pensare alla richiesta del Colombo, le tante volte pro-
posta e-dlsputata.
Lo Invitarono a -presentarsi al loro cospetto : e perchè k> sapeano poveris-
simo , pubblicarono nn regio ordine , Indirizzato al magistrati delle città, che
ad essi imponeva di alloggiare gratuitamente il Colombo e le persone del suo
seguito, siccome quelle che erano occupate di affari relativi al servizio delle
loro Maestà.
Ma li trambusto, l'agitazione della guerra ed I trionfi degli Spagnooii , di-
strassero ogni attenzione dal Colombo, e le conferenze che doveano tenersi a
Siviglia non ebber luogo. A cagione delle strepitose e brillanti feste, che fu-
ron fotte pel matrimonio della figlia dei sovrani Cattolici col principe eredita-
rlo di Portogallo II Colombo fti anzi sempre maggiormente dimenticato .
Il ritratto del ligula nocchiero In mezzo a quel trionfi ed allegrezze, è fe-
delmente delineato in queste bre^ parole di uno scrittore spagnuolo contem-
poraneo.
> Do uomo oscuro e sconosciuto, seguia la corte a quell'epoca, pascendo,
in un angolo dell' antlcaroera del re, la sua immaginazione del vasto progetto
di scoprire un mondo. Tristo ed abbattuto in mezzo all' universale allegrezza ,
«i»^ 73 <«•*
•ssenrafaoon indiflBBreoca , qaasi con disprezzo, un trionfo che luUi empieva
i cuori di gioia. — Questo uomo era Cristoforo Colombo. »
i aVOVAMEmE AlCrVUTO A UDIEHSA
DAI SOVRAHI CATTOUCI CBB VOmO TEaVOlUMMIAIlE
Nel Terno deli' anno 149 1 , in mezzo ai formidabili apparecchi dell' ultima
campagna della guerra di Granata, li Colombo, a forza di costanza e di prò-
teiioni, potè ottenere dal sovrani Cattolici una seconda udienza.
fi ignoto quanto egli in quella occasione dicesse , e ciò che i sovrani gli
promettessero : ma sia comunque, e' par certo, che nulla di positivo ed utile ve-
ramente egli ottenesse, perchè vediamo re Ferdinando limitarsi a ordinare,
che ai adunasse dì nuovo il consiglio del dotti del regno , onde riprendere in
considerazione ii progetto del Colombo . E quando il detto consiglio fu sciol-
to, i sovrani Cattolici chiamarono, secondo II solito, Il Talavera, che n'era
stato, come la prima volta, presidente , e vollero da lui la relazione fedele di
quello che l'assemblea avea deciso.
El dunque disse , che la maggior parte dei membri del consiglio giudica-
vano l' Impresa del Colombo vana ed impossibile; e non convenire alla gravità
ed altezza di si grandi principi , impegnarsi In una impresa di tale natura ,
perchè fondata su troppo deboli motivi .
Laonde, dopo aver consumato tanto tempo In tentativi, indugi, pene e vane
speranze, iregi di Spagna incaricarono il Talavera di slgniflcare al Colombo
( Il quale era allora a Cordova ) , che le cure incessanti e le spese enormi della
guerra di Granata, loro non permettevano d' impegnarsi in nuove Intraprese;
ma che, col tempo, avrebber trovata maggiore opportunità per esaminare ed
intendere quanto egli offeriva .
La risposta era assai meschina , e sospetto il relatore della medesima siccome
noto nemico delle Idee del Colombo : quindi el prescelse sentirla coi propri
orecchi confermare dalla bocca stessa del sovrani ; I quali , In sostanza , dlsim-
pegnaronsi colle medesime parole.
oiras ui SUA impussa
A ouB «marni
IsA RICVSAHO
Pieno II cuore di sdegno e di amarezza , vedendo di non poter concludere
|o nessun modo , siccome el bramava , col regi Spagnuoii , e che tardava trop-
po a dare effètto alla sua impresa , deliberò di oCTrirla ad alcuno del grandi
signori di Spagna , che per vastità di patrimoni e per ricchezza di denari non
erano al regi medesimi inferiori.
Tra questi , distingucvansi specialmente i duchi di Medina Sidonla e di
Medina Celi ; che avendo i loro domini a riva il mare , pieni di porti capaci a
L ..
I.
10
74
▼VOUB ABDAmS AD OWWWJMIsA AI. RE DI VmAMCIA
Vedendo ti Golombo traseorrer la vita lo vane speranze , e iroTandoKi
tempre deluso, non potette risohrerst a seguire un* ahra Tolta la corte spagnuola
nei suol continui e aTTenturosi viaggi.
Quindi dedse di alibandonare la Spagna , e di andare a tronre 11 ra di
Ffancia, al quale atea già scritto sopra questo argomento; proponendosi, se
quivi neppure non si volesse udirlo, di andare In Inghilterra in traccia del fira-
tello , del quale non avea da molto tempo avuta novella , quantunque avesse
ricevuta una lettera molto garbata del re Enrico , in risposta a quella die
per Bartolommeo gli avea Inviata.
A tal uopo ritornò al convento della Rabida, per trame il giovanetto Diego
( che fino allora era rimasto sotto la custodia del suo ottimo amico il guar-
diano Giovanni Perez), e lasciarlo a Cordova In compagnia dell'altro suo fi-
gliuolino Ferdtaaado, che avuto avea dalla Beatrice Bnriqnei, domia da lui
molto amata.
Il buon frate (dice rirving), tosto che vide il Colombo alla porta del suo
convento , dopo sei anni e più di assenza alla corte , fatto accorto dall' abito
meschino che rivestiva del poco esito colà avuto, sentissi vivamente commos-
so. E poi che seppe, che il pellegrino nocchiero, scorato afbuo, era sol ponto
di abbandonare la Spagna , al pensare che si alta Impresa andava perduta pel
suo paese , 1* ardente suo spirito provò insolita agitazione ; e' spedi tosto In
traccia del medico di Palos, Garcia Femandez, di sopra rammentato , per me-
ditare nuovamente intomo al progetto del Colombo , e decidere qoal partito
fosse da prendersi nella presente estrema congiuntura .
contenere grandi vascelli, e' s' occupavano della navigazione e del Gommercio <
marittimo : per esempio, Il duca di Medina Sldonia era tanto potante e ileco, !
che neir occorrenza della guerra di Granata offri alla regina Isabella sua so- }
vrana, olut gra» numero di cavalieri e ventimila doppie d* oro, cento navi '
i di armi o di fettovaglle provvista .
E fu precisamente a questo signore , che 11 Colombo parlò senza ritardo j
dd suo progetto; e, neir atto della proposizione, Il duca lasclossi sedivre dulia
superba prospettiva , che gli venia offerta; ma quindi paventò, che lo spleo- j
dorè mfdesime di quella brillaMe pittura non fòssa esagerato ; e fini per \
rifiutare la oflìefta giudicando il progetto un sogno di riscaldala fiinlaslB. I
Allora il Colombo si rivolse al duca di Medina Celi ; e , per qualcbe tenapo ,
con tutta r apparenza di buon successo: ma, in fine, temendo II duca di seoo-
tentare par quella Impresa i monarchi suoi signori , mutò pensiero, addueendo
easera per un vassallo troppo grande impresa .
Nondlmena, e* consigliò il Colombo (nou rirvteg) a non desistere dai
suol tentativi presso il re e la regina Cattolici, che anzi egli stesso si oflirk di !
adoperarsi in suo favore.
75
CoDSulld esi4iidio il piloto Martino Alooxo Pìozod , capo di uoa ricca fli-
miglia di bravi nocchieri di Palos , per esperienza, in molte marittime spedi-
zioni aopiistata , rinomatisfimi : ed il Pinzon, uomo perspicace, di' era stato
a Roma , ed era istrutto delle vedute degl' Italiani e delle cMe dell' Oriente,
applaudì vivamente al progetto del Colombo; anzi , nel trasporto della sua
anuBirazioiie , offiri sé stesso e i suoi averi per lecondarto.
Z.O DISOVADC DAI. rA&TOLS
Confermato in ul guisa nella sua opinione, il buon guardiano pregava il
Colombo che in nlun modo adempisse quello che s'era proposto , volendo
egli, senza Indugi, scriverne prima alla regina , della quale altra volta era stato
il confessore; nella speranza , assicurava , eh' ella darebbe fede a quello cbe
Intorno a dò egli le dicesse .
I li Colombo fedloMote acconsenti; e gli amid suol, cercando un ambasciatore
zelante e fedde , e spedito , per conOdargli questa importante commissione,
j scelsero Sebastiano Rodriguez , piloto di Lepe .
j La regina era allora a Santa Fé , ben munita fortezza , in fretta e furia di-
i nand a Granata costrutta , dopoché in una impetuosa sortita i Mori assediati
I aveano Incendiato 11 campo reale .
j Pronta e precisa fu l' ambasciata dell'onesto piloto , che seppe procacciarsi
I particolare udienza dalla buona Isabella, alla quale consegnò la lettera dd
1 irato.
• B ddr argomento della medesima , la regina fu vivamente tocca; condos-
stadie ella fosse per naturai simpatia in fevore del Colombo disposta , ed il
Duca di Medina Cdi avesse fedelmente la sua promessa compiuto , incessan-
temente a Id raccomandandolo .
Ella rispose a bocca al suo antico confessore, ringraziandolo ddla sua tet-
terà, e pregandolo di trasferirsi immediatamente alla corte; ma gli raccoman-
dò prima di tutto di dire al Colombo , cbe non perdesse la speranza .
In questo modo il pitelo di Lepe adempì la sua eonmlssIoM In 14 gtomi
H. naUEX PEROAA GOM SVCCBISO I.A CAUSA DSL
COIiOMBO AI. COSVBTTO DEIXA BEOIMA
Grande fu te giote del guardteno ddte BAbida e de' suoi amid. Il buon
frate , immantinente , nel cuor ddte notte , tutto solo , incamminossi a Santo
Fé, attraversando un paese di recente tolto ai Mori , e continuo ddte loro scor-
rerie infintato : — giunto alte tenda regate, il suo santo carattere aprigli fii-
ciimento te porta deli' apparUmento ddte regina .
Al cospetto di qudte principessa , e' tratto te causa dd Cotembo con l'en-
tusiasmo che te caratterlziaTa , parlando non già io vani termini , ma intima-
inen(c convfnto dei motivi onorevoli del suo amico , della sua profonda espe-
rienza , e delle spe vaste cognizioni , che guarentivano il buon esito dell* im-
presa; né dimenticò di esporre 1 vantaggi ctie alla fede cattolica ne risulte-
rebliero, e la gloria che la corona di Spagna avrebbe potuto acqQdstarae.
Lo zelo e l' eloquenza del guardiano della Rabida , secondato dalla parola
vivace ed ardente della Marchesa di Moja , prolettrice del Colombo ed amica
della regina, fecer sentire a questa tutto il peso della ragione, suscettibile co-
me ella era di vivi e generosi impulsi .
Cosicché volle Isabella che il Colombo ritornasse a corte : e siccome le
fu fatto osservare la sua povertà , ella ebbe la delicatezza di mandargli un
migliaio di lire per provvedersi di vesti convenienti per stare ìu compagnia
dei grandi del regno e delle reali persone .
E il Colombo obbedì nell' istante .
TOBVATO A CORTS IL COX.OKBO Z TK8TIMOVS
DBI&A RS8A DZ GRAVATA
Partito dunque dal monastero della Rabida , e giunto a Santa Fé , quivi il
Colombo fu favorevolmente accolto, e confidato alle cure ospitali di tm cor-
tigiano suo amico , Alonzo di Quintanllla, che più sopra nominammo.
Egli arrivò in tempo per essere testimone della resa di Granata, che dopo
memorabile assedio apri le porte alle armi spagnuole; maggior trionfo registrato
negli annali di quella nazione, poiché dopo ottocento anni la croce rimpiaz-
zava la mezzaluna sulle alte torri dell' Alhambra .
Terminata felicemente la guerra contro i Mori , libera la Spagna dal suoi
mortali nemici , ora Ferdinando ed Isabella poteano senza ostacolo rivolgere
finalmente i loro pensieri a lontane imprese , e perciò mantennero la loro pa-
rola al Colombo.
TRATTA COI SOTRAl» CATTOUCZ
I aCA ROTTI GZiZ ACCORSI
i ZOU i VKR ABBAinDOVARS ZJL SPAGVA
I sovrani Cattolici delegarono 1 loro commissari per entrare in trattative col
Colombo; e il Talavera più volte citato, asceso da poco tempo al grado di ar-
civescovo di Granata , fu uno di essi .
Va ora le maggiori difficoltà furono di un altro genere; conciossiacbé il Co-
lombo , penetrato dalla grandezza della sua Intrapresa , ricusava di accettar
condizioni che fossero men degne di un re .
Domandava , I* ammiragliato di tutto il mare Oceano , con quelle ragioni
che avevano gli ammiragli di Castiglia nei loro distretti .
Domandava, che in tutte le isole e nella terra ferma che scoprirebbe,
avesse ad essere viceré e governatore , con autoriti e giurisdizione slmile a
quella, che si concedeva agli ammiragli di Castiglia e di Leone.
-9^ TI ^^
DomandiTa, che gli uffici dell' anuninistraxione e giosUxii In tutte le dette |
isole e nella terra ferma , fossero da lui assolutamente proYredutl e rimossi, a
sua TolontÀ ed arbitrio , e che i governi e l reggimenti si dofessero conferire
ad una delle tre persone clie egli nominasse .
Domandava , che In qualunque parte della Spagna , ove si trafficasse e si {
contrattasse con l' India , e' metterebl>e giudici che giudlcherebtiero sopra i
quello che a tal materia appartenesse . |
Finalmente domandava, che le funzioni e 1 privilegi di vicerò e gover-
natore , s' intendessero ereditari nella sua fkmigUa .
Quanto alle rendite e utilità , oltre ai salari e diritti dei sopradettl ufOd di
ammiraglio, viceré e governatore , e' dimandava il decimo di tutto quello che
si comprasse, l>arattasse, trovasse , guadagnasse , togliendo via solamente le
spese fktte In acquistarlo . Poi , per rispondere a quelli che gli rinfacciavano
di chieder molto e di nulla del suo arrischiare , e' chiedeva , affidato alle gene-
rose offerte del Pinzon , che gli fosse permesso di concorrere per un' ot-
tava parte nelle spese dei necessari armamenti, ma che Intendeva però di per-
cipere TotUva parte dei benefizi.
I Beco a quali patti II Colombo offeriva di mandare ad effetto II suo progetto
j di scoperta per conto dei sovrani delle Spagne .
I Ma le cose eh' ei chiedeva erano troppo importanti perchè qaei regi , spe-
I cialmente Ferdinando , volesser di presente concederle .
I Laonde , dopo breve discussione, nulla fu oonchiuso -, le parti si chi^naro-
no sciolte , ed il Colomtio decise davvero di abbandonare la Spagna .
Era il mese di gennaio 1492 . Ei tolse commiato dai cortigiani suol amici.
Intanto andava a Cordova per ivi accomodare le cose sue , e prepararsi alla
sua andata In Francia .
CAIAE RmOSTRAVZS DBIi SAMT' AVOSIiO
Luigi di Sant' Angelo , vero amico della gloria di Spagna , e quindi dispia-
cente della partenza del Colombo , e bramando a ciò alcun rimedio , andò im-
mantinente a trovare la regina Isabella , e con parole (dice lo storico Ferdi-
nando) che il desiderio gli somministrava caldissime per persuaderla e ri-
prenderla insieme, le disse: che el si maravigliava molto, che, essendole
sempre avanzato animo per ogni cosa grave ed Importante , ora le venisse
meno il coraggio per imprenderne una nella quale sì poco si avventurava , e
dalla quale tanto servizio a Dio ed agli uomini potea rilevarne, non senza
grandissimo accrescimento e gloria delle corone di Spagna : e cento altre cuse
disse, tutte eloquentissìme e calde di amor patrio e della religione.
Ricordò i fondatisslmi argomenti del Colombo, 11 suo buon giudizio, il
suo sapere.
4»» 78 441-
E rece notare, com'egli altro premio non chiedesse se non di quel che spe-
rava trovare ; che avventurava la sua persona , e concorreva eziandio in pane
della spesa .
Poi, tornando nuovamente a toccare la corda dell' amor proprio , tanto sen-
sibile In tutti i cuori, dimostrava quanto sarebbono giudicati principi magnanimi
e generosi, Isabella e Ferdinando, per aver , non foss' altro, tentato di sapere
le grandezze e I segreti dell'universo-, conciosslachò molto minori fantatlvi,
IhtU eoi medesimo scopo in altri tempi da altri re e signori , la storia li ricor-
dasse con lande grande dei medesimi.
E finaUnenle esponeva , che quantunque per trovare la verità delle cose
Ibsse bene impiegata qualunque gran somma di oro , pur tuttavia il Colombo
non chiedevi che 2500 scudi per armare poche navi !
&A AXanrA UABSI&A 8CBHDS futauisiitx
AOXA ACCC»U>Z COI. GOX.OIIBO
Alle quali parole , argomenti e dimostrazioni, la buona e generosa Isabella,
conoscendo la fedeltà del Sani' Angelo ed 11 suo giudizio , rispose ringrazian-
dolo del buon consiglio , ed espresse di volere accettare le proposizioni dei
Colombo in tutta la loro estensione, a patto, che l'esecuzione del progetto
fosse tanto tempo dlflTerita quanto per riaversi im poco dal travagli della lun-
ga e ferrìbile guerra di Granata occorresse ; e soggiugneva , con espansio-
ne veramente sincera dei generoso suo cuore, che anche quando 11 tesoro
dello stato non fosse In grado di provvedere alla spesa dell' impresa , ora ella
era risoluta d'Impegnare le sue proprie gioie per trovare 11 denaro necessario .
Cosi risoluto, il sant'Angelo spedì tosto un ufiziale di corte per fir tornare
Indietro il Colombo , che già avea camminato per due leghe sulla strada di
Cordova; Il quale, informalo della determinazione reale, tornò subito a Santa
Fé , ove neir atto la convenzione (a sottoscritta , addi I7 aprile 1492 ; ed ebbe
corso come legge in lutti 1 domini delie corone di Aragona e di Castiglia ,
addi 30 dello stesso mese .
E perché fu stipulato , che la corona di Castiglia farebbe essa sola le spese
dell' armamento ( Ferdinando avendo sottoscritto piuttosto per deferire alle
volontà della regina , che per Intima convinzione dell' utilità della eosa ) , cosi ,
finché visse Isabella , ben pochi Aragonesi ottennero di potersi stabilire nei
territori nuovamente scoperti.
OOX.OKBO A PAIipS SORTSOLZA X.' AHMAHBMTO
DSX&B 8US V AVI
Ecco cessate le angustie del Colombo : el fu infelice sì, ma non più mendico.
Fu deciso, che l'armamento della piccola flotta destinata al viaggio del
Colombo, dovea (arsi nel porto di Patos in Andalusia, volendo la regina
79
profittare defl' obbliga che allora Incombeya a quella eliti, di fonare alla co-
rona di Casttglia due caravelle armate per un anno .
Milti , addi 12 maggio dell' anno 1492 , il Colombo parti da Granata per
PakM , affine di aor? egllare allo apprestamento di quaMo occorrerà per 1* avven-
turoso viaggio ch'era per intraprendere, e specialmente per accudire all'ar-
mtmenlo della terza caravella, che a ano conto dovea navigare , ed alla scelta
d^ marinari, che doveano essere suoi compagni di viaggio: — i quali furon
per ordine d' Isabella dichiarati attenenti alle navi da guerra ; e perchè di me-
glio voglia ai Colombo obbedissero e segnissero quella direzione che a lui fosse
meglio piachito di loro indicare , ordinò venissero loro pagali quattro mesi di
soldo anticipato.
DSX&B TflJB VAVI CHE FSCXRO Uk SCOPERTA mSL
«UOVO KOHDO E DEI X.ORO CAPITAVI
La nave ammhraglia , sulla quale il Colombo montò , e stava sotto r im-
mediato suo comando, ebbe nome Santa Maria . Era la maggiore di tutte , ed
avea vele quadre .
L'altra, alquanto più piccola, ma fornita anch'essa di vele quadre, venne
nominala la Pinta , e ne fu capitano Martino Alonzo Pinzon .
La terza, Analmente, delle prime assai più piccola, t di vela latina lòr-
Mta, cUamarono Rina, e n' era capitano Vincenzo TaBes Pinzon , flratello del
precedente , amendue, come dicemmo di sopra, ricchi , esperti ed intrepidi
nocchieri di Palos .
Fa veramente maraviglia , come con si piccoli legni il Colombo si atten-
tasse a navigare nelK alto Oceano , e gH ostacoli della sua tempestosa natura,
e r oscuro e formidabile suo genio vincesse ; conciosslaché uno soltanto di
quel vascelli avea il ponte , gli altri due non essendo che aperte navi .
Nondimeno , se da una parte quella breve dimensione de* navigli era
molto inadatta per la navigazione dell'alto Oceano, fti però assai opportuna dal-
l'altra per potere avvicinarsi a bell'agio alle coste, ed entrare nelle riviere,
Dd porti , nelle baie poco profonde , di una terra sconosciuta e d* insidiosi sco-
gli ingombra e ricinta.
i TICIVA UL PARTEWEA
Appianate alcune difficoltà insorte intomo all' armamento cojla municipa-
lità di Palos , finalmente 11 Colombo inalberò sulla nave maggiore io stendardo
di Ammhaglio del Gran Mare Oceano: -^ dopo incominciò subito l'Imbarco
degfi equipaggi e delle cose al lungo viaggio pia necessarie.
Oltre ai capitani sunnominati , imbarcaronsi sulla piccola fiotta tre piloti ,
wm per nave, un ispettór generale dell' armamento , un primo aignazilo, un
nalMo regio destlnafo a prendere le note officiali di tutte le transazioni , un
-t»» 80 44^
medico, un chirurgo, alcuol avventurìerì e servidori , novanta marinari : In
tulli centoTenti persone .
Passando da Cordova , pria di venire a Palos , il ColomlK) avea caldamente
raccomandato suo figlio Ferdinando alla buona Beatrice Enriquei sua madre
dalla quale e' si dlpartia con segni di grande aflezione .
Ed ora , prossimo ad imbarcarsi , traeva suo figlio Diego , giovane di
molte speranze , dal convento della Rabida , e lo raccomandava a tutti i suoi
amici : fra i quali sono da citare Giovanni Rodrlguez Cat>ezudo ed il prete
Martino Sancliez di Moguer , che doveano insegnargli alcuna pratica dei
mondo , innanzi di mviàrlo a corte ove era slato nominato paggio ; ed i pa-
dri Giovanni Perez (T antico guardiano della Rabida), e Gaspare Gorricio cer-
tosino del monastero di santa Maria di Las Cuebas di Siviglia .
Dopo avere tutto per lo meglio disposto, relativamente alla sua famiglia ed
all' armamento delle sue navi , ora il Colomlio volgeva il pensiero alla religione.
Penetrato della solennlti della sua intrapresa , volle confessarsi e comuni-
carsi ; ed il suo esempio fu dagli ufnciali e dai marinari suoi compagni eoa
mollo zelo seguito .
ULTim ADDIO
La mattina della partenza , tutta Palos fu in piedi : in ogni volto leggevasi
la tristezza , perchè non era persona In quella città , che non lasciasse tulle
navi avventurose dei ColomlH) o il padre, o il figlio, o II fratello, o lo sposo ,
0 l'amico.
E quella mestizia, che sempre cresceva, in ragione che si avvicinava il
momento di spiegar le vele , finalmente scoppiò in pianti dirotti e gemiti di
disperazione ; spettacolo che abbattè grandemente il coraggio del nocchieri ,
già molto dalla paura diminuito , proclivi come sono le genti di quella pro-
fessione a foniasticare i più funesti presagi .
Gli amplessi , i commiati furono tali , quali potean farsi genti care , che
forse mai più non doveana rivedersi .
Questo giorno memorando fu il venerdì 3 agosto 1492.
PRIMO TIAOCMO
Il Colombo spiegò le vele di buon mattino , e volse le prode dritto In verso
le isole Canarie .
Da quel punto ei fii diligentissimo a scrivere giorno per giorno , minuta-
mente, quanto gli succedeva. Questo giornale era destinato pel re e pella regina
Cattolici ; ed in esso specificò i venti che spiravano , scrisse quanto viaggio
ei faceva col soffio di ciascuno di essi , e con quali vele e correnti navigava ,
e quali cose per la via ei vedeva, uccelli , pesci, erbe, ed altri cosiflSitti segni :
e questo non solo fece nel primo , ma lo usò in tutti e quattro i suoi viaggi .
-«*» 81 44^
qui, In quesU rapida biografia del grande nocchiero, noi non ci irat-
iCTTemo lungamente su quelle straordinarie peregrinazioni , essendo il racconto
delle medesime V unico scopo del libro al quale questi brevi cenni precedono .
Nondlmanco , per non lasciar nella mente del lettore rotto II filo della storia,
quasi Incredibile, di tanto straordinario personaggio, pensammo tracciare rapi-
damente, a modo di nota cronologica, i più solenni momenti del quattro viaggi ,
e spargervi le riflessioni , che l btU stessi , nel processo del racconto , natural-
mente ci condurranno a Chre •
Incominciamo :
AMMSVO AIXB CAM AMIE B WAXTKMEA, DA QWOm ISOUB
Addì 6 agosto , si rompe 11 timone della Pinta per malignità di un mari-
naro impaurito di andare avanti.
Addi 12 agosto, il Colombo arriva alle Canarie. —In questo tempo avven-
ne la grande eruzione del Pico di Telda , gran vulcano dell* isola Teneriflk.
Addi 7 settembre , la flotta parte dalle Canarie , e continua 11 suo viaggio
dfaltto a ponente . — Il Colombo intende, che tre caravelle da guerra portoghesi
bordeggiavano In quel mari con ordine di catturarlo .
Addi 9 settembre , 1* Ammiraglio incominciò a tenere una curiosa astuzia
perchè I marinari che l' accompagnavano non si spaventassero della distanza
ad ogni Istante maggiore che li separava dalla loro patria , e non perdessero II
coraggio di spingersi innanzi . Egli dunque Incominciò a scrlveie due registri :
In quello accessibile a tutti segnava il cammino latto nella giornata, quasi sem-
pre ridotto di un terzo meno lungo di quello che veramente non era ; nell'al-
tro registro , che egli solo consultava e scriveva In segreto , segnava II vero
cammino. —D'altronde è da riflettere, che passate di poco le Canarie , 1 suoi
compagni , compresi i due Pinzon , non sepper più computare con sicurezza
il loro viaggio , né trovare senza molta difficoltà la vera direzione delle loro
navi ; nel che erano stati abiiissimi costeggiando la terra .
Addì li settembre, i naviganti vedono galleggiare sulle onde V albero spez-
zalo di una gran nave.
COI.OMBO OMUOITA I.A nUKA ▼OI.TA I.A TAAIAHOVC
dell' A«0 UAQMrWMCO
Addì 13 settembre , il Colombo noia la prima volta la variazione dell' ago
calamitato della bussola.
Addì 15 settembre, I naviganti vedono una grande strìscia di ftioco , che dal
cielo cade nel mare .
Addi 17 settembre , i marinari cominciano a rattristarsi, ma l'Ammbagllo
crede vedere segni di terra vicina negli uccelli , che svolazzavano intomo alle
navi, e nelle verdi erbe galleggianti sulle acque, ee. — labili la vista quasi
1. Il
giornaliert degli uccelli non poco contribuiva a calmare la paun degli «qm-
Addk 18 settembre , Harilno Alonzo Pinxoo chiede di variare cammino ,
ma il Colombo non lo consente .
Addì 21 settembre , i nocchieri vedono una balena , da col argomcniaM
vicina la terra ; tuttavia mormorano della lunghezza del viaggio, e wianlfoaaiio
il desiderio di tornare indietro
Addi 35 settembre , Martino Alonzo Plnzon credette di veder terra , ma là
un'illusione ; quindi I segreti complotti dei marinari divennero sempre più mi-
naccevoli .
Addi 30 settembre, altra variazione dell' ago magnetico. —In questi glorili
il malcontento del marinari scoppiò in violenti minacele contro n Colombo:
essi mancarono di rispetto eziandio ai regi spagnuoll, pronunziando oonliodel
medesimi strane Imprecazioni : ma la fermezza e somma prudenza dd GoIod-
bo vinse la loro Indisciplinatezza .
Addi 7 ottobre , i nocchieri credono veder terra , ma sono nuovamente Il-
lusi . — L' Ammiraglio si decide a regolare la direzione delle sue navi dietro
il volo degli uccelli .
Addi IO ottobre , i marinari negano di andare più Innanzi ; ma II Cokmbo
resiste loro con dignità e fermezza : disperati clamori di quella gente Indisci-
plinata : la vita del Colombo corre pericolo : ma finalmente e' U persiade a
procedere oltre.
IL COLOUBO TEDC mAUnOITC I.A TEAIUL
gunroi scoPAs cuba
Addi li ottobre, i marinari della Pinta raccolgono di sulle onde verdi fron-
ili d'alberi ed un bastone , che parca lavorato dalla mano dell'uomo .
Nella susseguente notte il Colombo scorge il primo la terra , dopo 70 gior-
ni dalla sua dipartita da Patos i e nella mattinata del 13 ottobre , scopre
l' ìsola Guanabani , una delle Lucaje , alla quale die 11 nome di San Sahradore .
Sbarcatovi sopra , ne prende solennemente possesso a nome di Ferdinando e
d' Isabella Cattolici .
Addi 15 ottobre, scopre successivamente le isole Concezione, Ferdioandi-
na ed Isabella .
Addì 25 ottobre, vede le isoletie Cije ( le Casse ) che chiamò Isok di
Sabbia .
Addi 27 ottobre, discopre l'isola di Cuba, detta dagl'Indigeni abiUlori
della medesima Kolba . * Egli crede di aver trovalo Cipango , doé NlfiMi , la
maggiore isola del Giappone.
Addi ao ottobre, Martino Aionxo Pinzon esprosG primo l'idea, che Cuba
fosse una imrte del gran continente Asiatico, ed il Colombo ditlie con lui que-
sto sentimento , cbe mai più non abbandonò .
ABBAHDOVATO DAL WUnOU DISCONUB HAITI
Addì 21 novembre , Ifardno Alonzo Pinzon , per spirito di cupidigia , si se-
para dai Colombo, cbe navigava sulla costa boreale di Cuba.
Addi 5 dicembre, li Colombo, discopre l' isola Haiti , cbe chiamò 8pagnuola,
e quindi fu detta San Domingo. Egli credette, cbe questa isola fosse quella di
Cipango, tanto cercata, ingannato dalla somiglianza del nome di Cibao, che
è quello di una provincia montuosa e ricca d' oro situata nel centro dell' isola .
Nella notte del 24 dicembre , la nave ammiraglia urtò nelle secche della
eosta boreale di Haiti , e naufragò . 11 Colombo e tutti i suol compagni s' im-
barcarono sulla Nlfla. In quella occasione egli ebbe ic prime notizie intorno
al Caribi, popolo antropofago delle Piccole Antllle.
Circa questo tempo, il Colombo fondò cogli avanzi della nave naufragata,
il forte della Natività, sulla costa boreale di Haiti, a guardia del quale lascio
parte della sua gente, con viveri, armi, merci e quanto altro era loro ne-
cessario per la sussistenza e la difesa.
Addi 6 gennaio 1493 , navigando lunghesso la costa settentrionale di Haiti,
egli incontrò la Pinta , e si uni nuovamente ad essa .
CEMTO DI AVER TAOVATC LE TCRilE DELL* AUA ORIEHTALE
El EIEDE m SPAOVA A POETAIimS LA l*ftLICE EOTBLLA
Nella profonda convinzione di camminar verso V Asia , una volta cbe ebbe
messo li pie sulla terra, il Colombo non cessò mai di paragonare gii oggetti che
vedeva, le cose cbe osservava, cogli Indizi e le descrizioni che 18 anni innanzi
il fiorentino filosofo Paolo Toscanelli gli avea indicate intorno alle ultime con-
trade dell'Asia Orientale.
Gli uomini cbe riscontrava, ei gli appellò indiani, e questo nome è rima-
sto agli indigeni dei nuovo continente, come quello di Indie Occidentali a
tmie le terre che rlcingono il vasto mare dei Caribi, principale teatro delle
Colombiane scoperte.
Quando egli si avvicinò ail'isoleita Isabella di sopra nominata , evedette no-
tare neli' aere quella fragranza degli aromi , che gli antichi viaggiatori aveano
descrìtto esalare dalle isole del mare delle Indie ; e pieno lo spirito delle parole
del Polo , del Mandeville e del Toscanelli, cercava le città e le Provincie sog-
gcue allo scettro del Gran Khan dei Mongoli .
Toaif Aimo m spaoma soFmE paueose procelle
Addi 16 gennaio 1493, il Colombo abbandona le terre scoperte e volge
le prode verso la Spagna .
E lece nuiiiro, coni'c;(li allro premio non cliicdessc se nun di quel che ipc-
nv> trovare ; che mvcniurava la sua pirsotio , e concorreva etitadìo ìa parlo
Poi, loriuiDila nunvamcntc n locurcU conia dell' amor proprio , Untoien-
BiUle In tulli 1 cuurl , dImosUtva quanta NircbbanagiiullcBli prìncipi magnanimi
0 geucroBi, IsabHla e Ferdinmdo, per aver, non fosB' altro, tentato di aap«re
le grandcue e 1 seerell dPll' universo i cooclotslachd mollo minori tctiiailvl,
bui col meileElnio scopo in alirl lem|d da allr) ree signori, la storia II Hcor-
diuM con Uode grande del medesimi.
B floaltneflle esponeva , che quantunque per trorare la TerìU delle cose
Asse bene Impirgata qualunque gran somma di oro, pur tuttavia II Colombo
non chiedeva che !500 scudi per armare putite nati '
&A aXGINA ISABELLA SCESHE PINALKEirTX
AGLI AOCORBI COL COLOBIBO
Alle quali parole, artiomenll e dlmosirazìonl , la buona e geaerosa Isabella,
conoMwndo la Ibdettà itel Sant' Angelo ed II suo giudizio, ripose ringrazian-
dolo drl buon consiglio , ed espresse iti volere accettare le proposizioni del
Colombo In iu<ta la loro estensione, a palio , che l'esecuzione del progetlo
fosse lauto tempo dllTerita quanto per riaversi un poco dal travagli della lun-
ga e terribile guerra di Granata occorresse ; e so^giugncva , con espansio-
ne veramente sinccm del generoso suo cuore, che anche quando II tesoro
dello stalo non Tosse In grado di provrcdcrc alla spesa dell' imprtu, ora ella
HI risoluta d'impegnare lo sue proprie gioie per trovare II denaro necessario .
Cosi risoluto, Il sanl'AQftelo spedì loslo un ulizialc di corte per Tat tornare
Indietro il Colombo , che già a^ea camminato per due leghe sulla strada di
CiMtloTai II quale, lorurmaio della deicrmi Dazione reale, tornò cubito a SanU
Pè, ove nell'alto la convenzione ni loiioscritta , addi 17 aprile HDli ed ebbe
eorso come legge in luti) l docnlnl delle corone di Aragona e di Castiglia ,
addi 30 dello stesso mese .
B petcbA fu stipulalo , die la corona dì Castiglia irebbe essa sola le spese
dell' armamento ( Ferdinando avendo solloscrillo piuttosto per deTerìre alle
votonli delia regina , che per Intima convinzione dell' ulililì della cosa ) , cosi ,
Gncbè risse Isabella , ben pochi Aragonesi oiicnnero di potenl stabilire oeì
tenitori nuovamenle scoperti.
GOUUIBO A PALOa aOHTXGLIA L' ABMAMEMTO
DELLE SUE VATI
Ecco cessate le angusllc del Colombo : e< Cu iarelicc si, ma non più mendloo.
Fu deciso, che l'armamcnla dello piccola Dotta destinala al viaggio del
Colombo , dovca brsì nel porto- di Palos In Andalusia , volendo la regina
4»» 85 441-
suoi progetti poiché era morto poco tempo Innanzi la scoperta del Nuoto
Mondo •
E que' regi vollero perfino coneedergll di aggiugnere nella sua arme genti-
I llzia gli slemmi dei regni di Castiglia e di Leone , con gli emblemi delle sue
• dignità e deile sue scoperte; grazia veramente straordinaria : — così composta ,
I l'arme di casa Colombo e dei suol successori é tale, quale In fine di questi
! cenni biografici la presentiamo .
; Da quel momento il Colombo riguardossi come spagnuolo , ed ispagnuolò
finanche 11 suo nome nativo, prima coniandolo di latina stampa, supponendo
che fosse Colontis ; e perchè straniero accento noi danneggiasse nelle gelo- i
se orecchia spagnuole, il raccorciava quindi In Colon, la toga latina ( dice
r Irving ) neir Ispano salo , castigUanamente mozzando . — D' ora Innanzi el si
chiamò adunque Criitoval Colon .
asanuuiE EarvaiAmo dsou spaovuou
PnXB SCOPERTE USL COIiOMBO
Il secondo viaggio del Colombo, fu InUìipreso con apparato ben più ma-
gnifico del primo: erano 17 navi, e sovr'esse gran numero di uomini, tra i
quali 1 suol due fratelli Bartolommeo e Diego, che la fama delle scoperte del
primo viaggio avea chiamati In Spagna . — Scopo di questa spedizione era
non solo di scoprir nuove terre ma anche di colonizzarle .
V Europa intera era entusiastata dalle recenti scoperte oltreatlantlche , e
la Spagna divldea le colombiane credenze di avere rinvenute le terre dell' Asia
Orientale , V India , cioè la Cina ed 11 Giappone . Laonde grande fu l'ardore per
accompagnare 11 Colomlio In questa seconda spedizione .
Signori di gran nascita, nobili cavalieri d'Andalusia, clamberlani di
corte , intendenti e ministri delle case reali , tutti con estremo entusiasmo
domandarono l'onore di accompagnar l'Ammiraglio del gran mare Oceano
nel viaggio che era per Intraprendere. — È questa l'epoca più felice della vita
del Colombo.
Fascinate le loro menti dalle Idee di questo grande uomo, essi s'Immagi-
navano di trovare al di \à dell' Atlantico golfi e seni ricchi di perle , grandi
I / Isole, estese provincia, feracissime di aromi e profumi preziosi , ed aspre di
monti gravidi di oro e sfolgoranti di gemme .
81 Immaginavano eziandio di poter coprirsi fecllmente di gloria piantando
lo stendardo della Croce sulle mura di opulenti città, che doveano divenire
loro feudi ; e credevano fermamente che pochi giorni di marcia bastassero per
aggiugnere alle cinesi Provincie di Mangi e del Calalo, e delle fosse sottomet-
tere Il Gran Khan e convertirlo alla fede cattolica : Insomma pensavano hrt
ad un tempo un* opera pia, e acquistare gloria, e provvedersi d'immenso rie*
chezze.
86
Le qntli , è molto dubbio cbe volessero impiegare per la liberazione del
Santo Sepolcro, come, con nobile entusiasmo, pensava di Ihre il Colombo ; iJ
quale prometteva al re ed alla regina Cattolici di prelevare dal prodotto delle
sue scoperte tanta somma di oro , quanta bisognasse per compiere quella santa
impresa , e mantenere per dodici anni 50 mila soldati di fanteria e 5 mila ca-
valieri di tmto punto armati !
8SCOWDO ▼ZAOaiO
PARTITO DA CADICE DISCOPRE ItE AHTUXE E IiA GIABiAICA
E TlfllTA Ii*niTERaO D* BAITI
La flotta adunque, usci da Cadice addi 25 di settembre 1493 , e pochi gior-
ni dopo gettò le ancore, secondo il solito, alle Isole Canarie . Quindi procedette
sulla latitudine delle isole del Capo Verde, nella quale si mantenne in fino alla
domenica del 3 di novembre , giorno tb cui II Colombo scoperse due Isolette
della catena delle Piccole AntlUe, alf una delle quali die appunto il nome di
Domenica, ed all' altra quello di Maria Galante, dal nome del suo navilio.
Poi scoperse successivamente molto altre isole di quella medesima catena ,
come la Guadalupa , ove trovò i Caribi antropoCtigi,Monserrato, Antigua, San
Cristoforo, Santa Croce, le Vergini, ec.
Costeggiò ad austro 1* isola di Porto Ricco , e finalmente pervenne sulla co-
sta boreale di HaiU .
Ivi, con suo molto rammarico, trovò distrutto il forte della Natività, e seppe,
che quei che vi avea lasciati nel precedente viaggio , erano staU dagli isolani a
tradimento trucidati .
Allora risolvè di fondare , in meao ad una fertile pianura ed In fondo di
un porto sicuro , la città d' Isabella ; quivi , oppresso dalla gotta e dagli albri ,
rAmmiraglio cessò di scrivere il suo giornale.
Addi II febbraio, del 1494, rimandò in Spagna 12 navi della sua flotta.
Nel marzo , visitò le miniere di Cibao , situale nel cuore dell' Isola , ine-
sauste di oro , e vi fondò il castello di San Tommaso : — dipoi ebbe a com-
battere contro le prime sollevazioni de' suoi .
Scoperse quindi l'Isola Giamaica, ed esplorò la costa meridionale di Cu-
ba insino all'isoietta Pinos.
Nel ritornare a levante, costeggiò la Giamaica ed Oaiti dalla parte di mezzo
giorno , ed in questa ultima Isola esplorò la foce del fiume Ozama , e formò
il disegno di fobbrlcarvi la città di San Domingo .
Tornò quindi alla città di Isabella, e vi trovò i coloni in discordia , egli
indigeni in ribellione . Quotò gli uni , domò gli altri , e nominò suo luogote-
nente Il fratello Bartolommeo .
-^^ ST m-
n. ooMMno oomcETtmem vmiHO &'iincA
m oonmx n tiaocio niTOKMO al qmmbo
Pervenoto , come dicemmo, alla estremità occidentale di Cuba , oltre l' iso-
letta Pinos ( ne* quali mari dice, in ana lettera scrìtta a Papa Alessandro Yl ,
di avere scoperte 1400 isole ) Ita tanto persuaso di atere posto 11 pie sul con-
finente asiatico , e precisamente nella penisola dell* oro , Aurea Cherstmetus
degn antichi ( la quale corrisponde appresso a poco alla penisola di Malacca
del moderni ) , che addi II giugno 1494 , flbce prestar giuramento a ciascuno
del suoi compagni di a?ere scoperta e toccala la terra fl^rma dell' Asia !
Ripiena la mente di ricordi biblici, e dei frammenti di Tolomeo, registrati
nelle opere del cardinale d* Allly , che area attentamente studiate , egli sperava
ad ogni pie sospìnto di scoprire 1* isola 06r, famosa nelle storie dei magnifico
e sapiente re Salomone, la quale alcuni geografi credono sia la moderna Su-
matra o Giava^ magnifiche Isole dell'Oceanica Occidentale.
E dicesi perfino, che giunto alla estremità di Cuba, il Colombo si lagnas-
se di non avere bastanti viveri per ritornare in Spagna per la parte del-
r Oriente compiendo il giro delb terra . Idea vasta ed ardita e degna dell' alla
soa mente e dell'immenso suo cuore, la quale al tempo stesso dimostra quan*
lo egli fosse certo di navigare pel mare delle Indie . Se non gli fosser manca-
te le vettovaglie, dice ch'ei volea attraversare tutto II golfo del Gange, cercare
un passaggio peli' Europa girando Intorno all' Affrica , oppure sarebbesi tra-
sferito a Suez , avrebbe aggiunta loppe per terra , e da quella città del litto-
rale di Palestina , sarebbe tornato In Spagna pel Mediterraneo ! l t
I OVOI MENICI IMTAiaAmO PSA POBIiO DI
Egli avea rimandato in Spagna I più sediziosi tra i coloni d' Isabella , di che
essi Ikoevano grande clamore , ed alzavano forte la voce contro questo pur
troppo necessario procedere dell' Ammiraglio . — Appoggiati dal credito d**!
suoi nemici , que* sediziosi scornati nella colonia mossero le prime dogUanse
contro di lui in Spagna .
Il Fonseca, presidente del consiglio delle Indie, nemico acerrimo del Co-
lombo, persuase re Ferdinando di inviare un oATiziale della Corte, perchè ve-
rificasse quanto nel paesi novellamente scoperti soceedeva : ma l' Inviato si
condusse con tanta arroganza verso il Colombo, che questi non vide altro espe-
diente che quello di giustificarsi in persona , e decise tornare in Spagna .
Laonde con 225 de' suoi e 30 Indiani , il giovedì IO marzo dell' anno I49G,
egli s'imbarcò nel porto d'Isabella su due caravelle, e volse le prode verso
-«#» 88 441-
Spagna, costeggiando la catena delle Piccole Antille Ano a Maria Galante e Goa-
dalupa, prime terre da lui acoperte In questo viaggio , ed approdò in quest* ul-
tima Isola addi 9 aprile, e Ti combattè I fierissiml ed antropofagl Caribi .
Finalmente gettò l'ancore in Spagna addi 8, o 10 giugno del 1496, avendo
impiegati 32 mesi e mezzo in questo viaggio .
Inbttl la sua presenza , e le ragioni cbe addusse, produssero l'effetto che ne
afeva atteso, conciossiachè i sovrani gli restituirono la lor confidenza , e lo col*
marono di nuovi bvori . Eglino in quel tempo tenean corte a Burgos , dove
assistevano alla celebrazione delle nozze contratte tra il loro figlio don Glo.
vanni e Marglierita d'Austria, figliuola di Massimiliano imperatore: infelice
unione, che la improvvisa morie dello sposo scioglieva appena legata .
Ué rOMSSCA MEMICO DEI. COI.OHBO
Trionbto felicemente degV intrighi de' suoi nemici , il Colombo espresse il
desiderio d' imprendere un terzo viaggio di scoperte : la quale offerta piacque
molto al re ed alla regina, che sobito ne ordinarono i preparativi necessari nel
porto di San Locar, ma procedevano lentamente.
In quel tempo i regi Cattolici , tramutarono la loro corte da Burgos a
Medina del Campo: e mentre concedeano grazie, provvisioni ed onori al
Colombo, perchè ancora la mala inrormazlone de' cattivi e Invidiosi non
avea in essi alterala la giusta e buona volontà di gratificare con tutti I
mezzi i meriti ed i servizi del grande italiano , un Giovanni di Fonseca , arci-
diacono di Siviglia e regio ministro , tratteneva e ritardava , per quanto era
in suo potere, lo spaccio dell'armata molto più dì quello non convenisse.
Fin d' allora adunque , detto Fonseca , che poi fu vescovo di Burgos , dava
a dimostrare qual odio mortale portasse al Colombo e alle cose sue . Geloso
de'bvori che I sovrani delle Spagne impartivano al meraviglioso viaggiatore,
egli adoperò ogni mezzo , tentò ogni via per denigrare nell* animo loro quella
reputazione si onorata , quella fama si meritamente acquistata: —Insomma e'si
fece capo di tutti quelli che tentarono di metterlo in disgrazia dei re Cattolici $
e fu la principale cagione , che i sovrani , Ingannati da false relazioni e traditi
dal suoi maligni consigli , si lasciarono andare a commettere quella solenne
ingiustizia della missione del Bovadilla , che è bruttissima, Indelebile macchia
al loro carattere , e che tanto amareggiò gii ultimi giorni della vita del Co-
lombo.
TERSO YEAQQMO
UVA nSAA WUkMéATTIA OBBUOA WL COLOMBO AD APVAODABS
AIAE IBOUB DEL CAPOTEBDB
Finalmente , vinti tutti gli ostacoli , che la qualità dell' impresa e la mali-
zia dei suoi nemici aveano opposti , addi 30 maggio 1498 l' Ammiraglio spiegò
le vele , con sei navi , pel suo terzo viaggio .
-**#> 89 44^
Fdiee Id sul principio, perchè il Colombo ebiMs per la prima volta la ven-
tura di scoprire la terra ferma del Nuovo Continente , la fine però di esso fu
trista » avvegnaché successe la iniqua prigionia di lui .
Come le altre volte, egli , dopo partito di Spagna, approdò alle isole Cana-
rie, ove liberò un navillo spagnuolo ch'era stato catturato da un vascello fran-
cese (allora Spagna e Francia erano in guerra) : quindi divise la sua armata
in due squadre, che una spiccò direttamente per Haiti, con rinfreschi di ogni,
sorta e l'altra ritenne sotto il suo comando volgendo con essa Inverso austro.
Ma sorpreso da fiero attacco di gotta, accompagnato da febbri violente, (ù
costretto fiermarsi alle isole del Capo Verde .
DMCOPIUB Ii*ISOI.A imnRTÀ E I.A TEMMA WWmMÀ,
Il giovedì 6 di luglio , r Ammiraglio lasciò Sant Jago , la principale di
quelle Isole; e addi 3l del medesimo mese, discoperse In fondo airorloonle le
montagne dell' isola Trinità .
Orca il primo giorno di agosto egli si accostò al canale australe che separa
quest'Isola dalla terra ferma, ove udì 11 tremendo firagore delle correnti del mare.
Truportato dalle medesime, entrò, non senza pericolo, nel golfo di Paria,
awkloandosi alla terra ferma si accorse navigare per l'acqua dolce.
Attribuì il fragore delle acque all'urtarsi impetuoso dell'onda dolce dei
flnmiy che II presso hanno la foce, con quella salsa dell' Oceano in quegli an-
gusti canali continuo agitato dai flusso .e dal reflusso.
Il Colombo sbarcò la prima volta sulla terra ferma del Nuovo Continente,
addi 5 agosto 1498; e tanto bello gli parve l'aspetto di essa, si maravlgllose
le sue piante, si delizioso il cttma, e ricco 11 suolo ed 11 mare .ond'è bagna-
to, che non esitò a credere, che il Paradiso Terrestre non fosse in questa con-
trada situato.
Qutaidi, piena la fontasla di bibliche idee, egli usci dal golfo di Paria pel
canale boreale, e circa II 15 agosto, dopo aver costeggiato il lido settentrionale
della provincia di Paria , discoprì l'isola Margherita (cori chiamata per la
grande quantità di perle clie trovò nei suoi mari), massima delle isole di
Sotto Tento.
E di quivi volse le prode verso l' isola d'Haiti , ove, addi 30 agosto , die
fondo alla foce dell' Ozama , nel qual sito Bartolommeo suo fratello avea per
ordine suo la città di San Domingo fondata .
movA I.A coiiOnA m sav oommoo aoit ata
OAUbB anroiiiisMMn deixe quau i «voi «poci
I.O ZVCOI.PAHO.
Ma trovò quefla colonia in estrema oonAislona.— La buona aooogllenza btla
dal Fonaeca agli ammutinati d'Isabella, avct imbafclanitla la torma degli
i i
I
I. 12
90
avidi e indiicipliiiaU avventurieri di San Domingo, elio s'erano apertamente
rivoltati contro l'autorità di Bartolommeo Colombo. Questi però gli avea ob-
bligati a fuggire nelle montagne » ove forse avrebbeli tutti sterminati . Ha In
questo frattempo glugneva l'Ammiraglio, che volle tenere la via della dolcei-
za 9 temendo di essere a corte incolpato di aver suscitata con troppo grandi
rigori la guerra civile .
11 perchè parlamentò coi ribeili , che acconsentirono di tornare in Spagna
purché e'promettesse di dimenticare il passato, ed egli lo promise:—- ma giun-
ta r opportunità d' imbarcarsi, essi ricusarono di farlo, ed II Colombo, minac-
ciato della diserzione de' pochi rimastigli fedeli , fu costretto di accordare ai
aziosi condizioni più vantaggiose.
Frattanto la nuova di (|uella sedizione arrivava alla corte dei Sovrani Cat-
tolici , ed era con gran piacere dal nemici del Colombo accolta , per volgerla a
suo danno neir animo del re e della regina : e quantunque giugnesse Uuieme
eon la nuova della scoperta della terra ferma , l' Impressione che In corte avea
prodotto fu tale , che tanto strepitosa notizia non ne dUnlnuì neppure meno-
mamente r effetto.
1 nemici del Colombo prevalsero nel consiglio dei re', da cui era stato am-
mirato si, ma amato non mai. E perflno la regina, che sempre aveaasaunta
la sua difesa, questa volta fu anch'essa sedotta, e si decise, d'accordo con
Ferdinando, di concedere le più amplio fiioolià a Francesco di Bovadilla , che
spedirono a San Domingo pesche esaminasse la «ondotta dell'Ammiraglio, ed
a lui eziandio si surrogasse nel governo di Haiti , se ciò avesse creduto oppor-
tuno di fere.
H. BOVADfTAA VA IHPRIOIOVAIIE I COLOMBO
CRB IVCATEIIAVI UHASDA IV 8PA0VA
Non prima quest' uomo violento gltmse a San Domingo , che s' impadronì
dell' autorità governatoria : —pose in libertà 1 sediziosi che erano nelle prigioni
di quella nuova città; fece arrestare Bartolommeo Colombo luogotenente del-
l'Ammiraglio, el' altro suo fratello Diego: —e lo stesso Cristoforo, che alla
novella dell'arrivo del Bovadilla (che sapealo munito di poteri straordinari
dei sovrani), si era affrettato di venire verso di lui, fu per ordine suo crudele
ed imperioso, arrestato e condotto in prigione, ove alla sua presenza lo fece
Incatenare.
Una flotta sorgea sulle ancore nel porto di San Domingo pronta alla parten-
za per Cadice, e 11 Bovadilla fece condurre sopra le navi della medesima 1 Ora-
felli Colombo, che rimandò in Spagna incatenati come 1 più grandi delinquen-
ti della terra !
In tal guisa il barbaro Bovadilla trattava Cristoforo Colombo , quest' uomo
IrrepreBsibile, che mediante straordinari travagli avea aperta a tuttala umana
specie la via ad nn immenso avvenire, ed acquistati innensli tesoci alla Spagna.
91
Ctloro ch'erano msmà dB'saoi bcMÉci taroao i prioii aé abbtBdooarìo !
éà tìnoUaM Tolle ìDcqygn i piedi; nn
OM éei prafri «vfll«i , qudo appoale che egli pii i^tta anelo e ni— e
me • ei pratfè fokaleroeo pir fivgli ^odroltieBO okrasgio ! *
Aloiché le flooe fb praale e selpere , e il VeUeio , cepitano del beslinwB-
!• che def«e riceodorle ìm Opegne, andò a preaderlo nella prigìoiie, il Co-
Iwfce cifdeOc di defer esaer eoadocto a Merle.e pene oppran da qmA' id-
tiOM colpo dcUa fiiilM; laiche, eoa eeolinMBto di tristem prafeoda , gi
chiese: —Talleiodofe mi meni ta? —A bordo nella mia nere , signore , ri-
«poee il capitano — Dei die il Colombo dubitando, toggimise :-— È vero ? ~
Ed II Talleio reiteratamente lo assioirò della nrità dell' aseerlo. Allora TAm-
miraglio ritrorò la na calma onfioarìa .
K in qaeslo ttato partì da San Domingo, drca i primi giorni di ottobre
deiramw I50i .
noe di riapello pir upno il ilbftmialo, il Talleio Tolera discioglierto dM
flooì ferri , ma fl GoloaBbo lo impedi, pronimEiando qneate terere perete: --
10 ftirooo in nome del re messi, io non II lascerò che per ordine suo ~B quel j
ì ftnl pel sempre eoHerrò ,e foHe che dopo la eoa morte IbeKTO posti nel suo |
; Hche fa fello.
I floot mou é
Appena arrirato in Spagna , Ferdinando ed Isabella , informati dei duri
trattamenti dal Colombo sopportati , ne Airono dolentissimi e pare ?eramenle
non soepellasscroil BofadiHa rt crudo tiranno. Laonde incontanente ordinarono
che egU ed i suol ftatelll foeser posti in libertà ; e spedirono ano dei loro
•fiahJI a consolar 1* Ammiraglio, ed Infilarlo di presentarsi al loro cospetto .
Quando egli fu In corte, la quale In qnel tempo era a Granata, i sovrani
lo aecolsero con bontà, e comraiserarono le sue pene . Lo assicurarono di
non aTer mai ordinato al Boradilla di trattarlo In quella guisa eh' era stalo trai-
lalo; • non è a descrifere la molla compassione e tenereza , che gli dimeetrò
la regina IsabeUa .
Non potendo, per la profonda commozione che egli prorara , profferire
parehial cospetto dei sovrani , il Colombo, cogli occhi molli di pianto, cadde
ai loro piedi. Bssi stessi lo rialzarono , e come fu calmaU la sua agitazione ,
ei reee conio della sua condotta e delle pene sofferte : infine asslcurara i prin-
' dpi ddla sua.feddià , e del desiderio vivissimo che avea di consumare 1 suoi
giorni in loro senrigio .
1 Dopo qod tenero colloquio parve che i regi lo ritornassero pienamente
nella loro grazia ; e quanto ad Isabella non è certamente da dubitarne • Ma
' sebbene II Bovadilla , autore dd suoi molti guai, fòsse slato forte ricootenuto
9S
dell' abtuo che area liilto della conlldenxa del «noi flotranl, e da essi risoluta-
niente dall' lumiNito goTenio richiamato, nondlmanco il Colombo, ch'ebbe
sempre molti nemici a corte, e primo e più potente di tutti il Fonseca antldetto,
e che non mai fu da Ferdinando cordialmente amato, non Tenne reintegrato
nelle sae dignità di Ammiraglio, e nel suo governo e nei suoi beni dell'Iso-
la Spagnuola ; che anzi 11 re glie ne vietò espressamente l' accesso od quar-
to viaggio, che, dopo tanti cattivi trattamenti, e sebbene fosse veedilo
di età e molto malato, pur ebbe la magnanimità di intraprendere.
QUAATO VIACMMO
a* COLOMBO DMOOVmS I.A SBCOBBA TOIiTA MJL
Il Colombo spiegò le vele pel suo quarto viaggio, dal porto di Cadlee,
con quattro navigli, addi II maggio 1502, in compagnia di suo figlio Ferdi-
nando, allora giovanetto, che poi fu lo storico fedele delle gesta del padre
suo.
Toccò le Canarie, ed In 49 giorni, (contati dalla sua partenza da Cadi-
ce), vide l' isola Spagnuola , ove , senza gettar l' ancora , Inviò uno dd suoi
ufQzIali nel porto di San Domingo per chiedere di scambiare uno dei suol quat-
tro navigli, che camminava assai male: — ma il governatore Ovando, suc-
cessore del Bovadilla, non volle concedergli quanto domandava.
Quindi pati in quei mari la Cimosa procella , che quasi tutta affondò la
flotta, che riconduceva in Spagna il tiranno Bovadilla ed 1 maggiori ribelli
che avean fatto tanto male al Colombo , e quello e la maggior parte di questi
in essa miseramente perirono . Giustizia di Dio !
Tornato il mare In calma , e' veleggiò verso ponente , e riconobbe l' Isola
Giamaica , scoprì quella di Guanaja , e , cercando il preteso stretto di Tem
Ferma, che ei credea dovesse esistere a mezzo giorno di Cuba , per passare nel
mare delle Indie , approdò In un porto , presso II quale surse più lardi la città
di Truxillo, situato nella terra ferma del Messico.
Esplorò la costa detta dei Mosquitos, e di là pervenne ad una riviera cui
die nome di Veragua.
Finalmente, dopo aver costeggiato per trecento cinquanta leghe la terra Dor-
ma, scoperse un ultimo porto, al quale impose il nome di Porto dello Scrì-
vano.
Ritornò quindi a Yeragua , ovunque raccogliendo Indizi della esistenza di
miniere d'oro di grande ricchezza, situate nell'interno del Continente. Ed
In Yeragua successe , per male Intelligenze insorte fra gli Spagnuoll e gli In-
digeni , fierìssìma pugna , nella quale molti uomini delle due parti persero la
viu.
»
e di pocftK sooi Mei , le tffMMll e
éA ma TMipiiiri , che II» Mcoipafiap dei «yi che soM
«Mi pìÉHìa desQoi.
rmMrwir^ U pobbici iadigiiirioiir • il sonMme coolkM» dtfA ihK
tali di San Domiaff», costrìascro lo spielaia Ot»Béo di yet^eiKn» a^ll mld
drir ■■Mirijlin di torre dagli onori di una terra bafbaia e deserta lo )t«-
Irtaredd liiiofo Hoodo *
CcMia Golombo, lo fcofvitore della metà del GloboV<lopoeneie italo per
iB* aBOO colpe? olmciite dlmenllcalo, ed arer patite durissime peoe, come UQ
delinquente clie a?esse ricevuu la graiia, arrivaTa a San Dominio» la tcfft
testimone delle sue nobili gesù come governatore e viceré . Ivi prendeva breve
riposo ; quindi si imbarcava per Europa, per non ritornare nel Nuovo Mondo
altro che morto.
Bi giunse in Spagna nel novembre dell'anno 1504 , trafelato dalle Htlclie.
Andò a Siviglia , dove alquanto sostò per riaversi dai suol mali che tem-
pre maggiormente lo tormentavano .
94
iTi ricevette la nuora della morte della regina lAbelta , e qoesto fatto ap-
portò r ultimo colpo alla saa cadente salute : el ne layella breremente in nn
poscritto dettato In flretu a sao figlio Diego , ma clie non é però meno ammi-
rabile di sentimento e di eloquenza .
> Eir è una leiione per te , mio caro Diego , scriveva , per ciò che tu dei
bre al presenle : la prlncipal cosa è di raccomandare a Dio affettuosamente
e con gran devozione l'anima della regina nostra sovrana. La sua vita fu
ognor cattolica e santa ; fìi ella ognor presta a tutto pel servigio di Dìo , In
conseguenza noi possiam viver sicuri cbe ella vien ricevuta nella sua gloria ,
e posta In salvo dagli affanni e dalle tribolazioni di questo mondo . »
Questi furono I meravigliosi viaggi di Cristoforo Colombo , del quali II
mondo non ba visti nò pi A arditi nò più ricchi In resullamenU . Chi si po-
nesse sul terreno della sclena moderna e dell* arte nautica presente , dimen-
ticando ogni regola di sana critica, forse direbbe, che I viaggi del Colombo
non ebbero nulla di miracoloso , e che non furono in sostanza che una esplo-
razione simile a quelle Intraprese ai di nostri dal Parry , dal Ross , dal
Francklln, dai Beechey, ed anche di queste men perigliosa; cbe egli «speri-
mentava di trovare nna via alle indie navigando verso ponente , nel modo
slesso cbe questi Impciterrltl marinari inglesi , hanno dentato di trovare on
passo verso le medesime contrade per la via di maestrale.
Ma , lo ripetiamo , qualunque In tal guisa giudicasse le scoperte colom-
biane, dimostrerebbe non essere menomamente iniziato nelle regole della
critica; conciossiachè l'astronomia e la navigazione del tempo del Colombo
fosser ben lungi dal rassomigliare a queste scienze ne' nostri giorni , le quali
anzi ban conseguita la loro perfezione , principalmente per la scoperta del
glorioso nocchiero di Liguria .
Avanti il ColomlM), la rotondità della terra fu scritta nel libri. Insegnata
dal filosofi ; ma ella era rimasta una verità del tutto teorica , nò mal avea
potuto passare nella scienza pratica . Se il Colombo non avesse impreso cbe
la scoperta di terre non accennate da nessuno indizio, non potrebbesl riguar-
dare più che un fortunato avventuriero: ma e' seguì con perseveranza ammira-
bile, con una fiede e un vigore che nell'antichità gli avrebber meritato di essere
ascrìtto fra 1 semidei ; seguì, dico, un pensiere, cbe reallzato sembrogH dovere
esercitare grande, benefica , universale Influenza, sul destini del genere oma-
; no; riferisco all' aflratellamento, alla associazione e fusione sotto nna mede-
I sima legge e una medesima religione delle due grandi masse della umana
bmiglia , che allora (come ai di nostri) sedevano voltandosi le spalle alle due
estremità dell* antico continente , separate da immenso spazio , dal deserti e
dalla barlMrfe; riferisco Insomma alla unione dell'Europa Occidentale e del-
l' Asia Orlanlale .
95
noi tflittamo a rlamcoiait negli annali dd fenio, piiiiift pie fraBde e
llantropico di quella.
■a la PfOfTidenza , cIm avea scrìtti in altre dfire i deitini deU* nomo»
fMea cbe il Colonbo, cercando l' Alla per porre ad cÉBstlo 11 tno magnifico
pensiero , s' Imkattesse nelle terre di un imoieoio continente , • dlscoprl«a nn
WÈmo mondo alla drlllà, alla politica, alla reUgione.
Nel maggio 1506, fl Colombo parti da glflgUa per la corta del ra Cattolico .
Qoel viaggio non somlgliaTa ponto alle sua trìonfiiU passeggiata di alcuni
anni innaml , quando, reduce dalla scoperta del Nuoto Sondo, entrava in
Barcellona seguito dal nobili e dal cavalieri di tutta la Spagna , e tra le ac-
clamazioni di una plebe entusiasta : ora e' glugneva a Segovia oppresso dagli
anni e dalla fttica, tormentato dalle infermità. Immerso nella melanconia, ne-
gieUo da tuUl .
Presentatosi a corte, ivi non là l'oggetto di quelle delicate atteniioni, di
quella cordiale bontà cbe tanto addiceansl col suoi segnalati servigi , perclié
Isabella più non era.
Era destinato cbe dovesse flnira la sua vita nel dolore, a che l'orlo del suo
sepolcro dovesse esser seminato di spine.
Tutti gli afbrt suol erano in disordine, dopoché il Bovadilla , di trista
memoria , s* era impossessato della sua casa e delle sue sostarne In San Do-
mingo ; né più mai , da queir epoca , egli avea riscosse le sue rendite , che tutte
rimanevano tra le mani del governatore Orando , degno successore del Bova-
dilla antidetlo, o di altri ministri della corona .
Tutto quello cbe avea potuto raccogliere alla Spagnuola , neH' ultimo suo
viaggio (circa 1200 castlgliaui d' oro), lo avea speso per ricondurre In Spagna
parte delia sua gente, che trovavasi hi queir isola nella miseria ; cosicché a
hd non rimase quasi di che vlv^. Il perché, nelle lettere che scriveva a suo
figlio Diego , raccomaodavagU ognora U più stretta economhi > Nulla io ricevo
delle rendite che mi sono dovute , e vivo d' imprestito» — Ho tratto benpooo
profitto da venti anni di servizi, in mezzo a tante fatiche e tanti pericoli, poi-
ché non posseggo hi Spagna un sol tetto dove ricoverare il mio corpo. Se vo-
glio mangiare o dormire é d' uopo che io men vada all' osteria, ed il più delle
volte non ho di che pagare 11 conto » •
ma A nmoLK a:
OSA K 0VO iMM>A m TWaLX
Ciò nondimeno é meraviglioso osservate, che In tanta angusta e In mesm
a tanti urgenti bisogni personali da sodisftre, egli hisislafa più ani pagamento
del saldo dovuto ai suoi nocchiert, che sugli cDolumentl che a lui il dova-
-IH 96 4«t-
vano . » E'son poTerl ( scriverà a suo Aglio Diego cbe era in corte ove pero,
rava la causa del padre ) , e' son poveri , e corre ornai il terzo anno da che
hanno abbandonate le loro case : hanno sofferte infinite fhtiche , e valida-
mente concorso alle meravigliose scoperte per le quali le loro maestà debbono
rendere a Dio eternamente grazie . >
Qual generosa sollecitudine , per persone che conoscea essere stati In gran
parte nemici suoi, e sapea eziandio, che anche allora eran disposti a rendergli
più male che bene ! ~ Eppure , a questo punto giugnea la magnanimità
de' suoi pensieri, e la sua naturale Inclinazione a perdonare le offese.
Suo Gratelio Bartolommeo, che nelle dure prove delle sue disgrazie l'avea
sempre con tenerezza e devozione sostenuto , era allora in corte , ove ad un
tempo attendeva agii Interessi di lui, e allo stato de' suoi due figli , e spe-
cialmente di Ferdinando , che di poco era stato nominalo paggio .
Padre affettuoso. Il Colombo, parla sovente di questo suo figlio, che al-
lora avea 17 anni, con molta tenerezza: infatti era Ferdinando giovane da
ftrsl amare, perchè dimostrava rara Intelligenza, ed esemplar condotta su-
periore alla sua età.
Sovente il Colombo raccomandava a suo figlio Diego il minor fratello , di-
cendogli : > diportati Inverso tuo fratello come un maggior fratello dee condursi
inverso II minore. Tu non ne hai altro, e prego iddio, che ei sia per te un
fratello qual ti bisogna : dieci fratelli non ti sarebbon troppi. Io non ho mal
avuti migUorì amici dei miei fratelli» ! !
nrenu ii»ci,/\mi dei. colombo
FBA E— «E» REIHTEORATO MEI SUOI BEVI E MBITTI
Al costanti reclami del Colombo, sì per lettere, si per le ambascerie di suo
fratello Bartolommeo e di suo figlio Diego , e si per l' intervento dei suoi ami-
ci, tra 1 quali era attivissimo Amerigo Yespucci , il governo del re Ferdi-
nando opponeva una fredda indifferenza . Il Colombo reclamava di essere
reintegrato nei suoi titoli , privilegi e beni conferiligli dal famoso trattato di
Granata, e dei quali era stato spogliato per gli inlrighi ed 1 maneggi dei suoi
nemici, dopo l'alDire del Bovadiila di esecrata memoria; il re invece tentò di
fare che el renunziasse a tutte le sue dignità , proponendogli nuovi patti di
compenso .
Ma a ciò Dio non diede luogo (dicelo storico Ferdinando), perciocché allo-
ra Il principe Filippo di casa d' Austria, sposo di Giovanna figlia di Ferdinan-
do e d'Isabella Cattolici , venne a regnare in Castiglia.
Tra r infermità e lo scoramento , allorché la speranza e la vita estlngue-
vansi ad un tempo nel seno del Colombo, nuovo fuoco vi si riaccese un Istan-
te, ed un raggio briilowi non meno improvviso .che passegglero. Udi con
gioia che la giovine coppia di Filippo e di Giovanna giugneva di Fiandra per
*«8# 97 «^
eoliare al possesso degli sUU di CasUglia, e si lusiogò inche una folla di avere
una proleitnce ed una amica nella figlia d' Isabella .
Il Colombo sarebbesi voleotieri recato con il fiore della nobiltà casUglia-
na iocoolro ai nuoTi sovrani ; ma tenealo in letto dolorosa irrimediabile ma>
lattia, ed in quello slato non potè far altro, che spedire In sua vece a Ikre ad
essi omaggio il fratello Bartolommeo, suo prìncipal sussidio in tutte le estre-
me bisogne.
Bartolommeo, adunque , portava una lettera dell' Ammiraglio pei nuovi so-
vrani , nella quale, dopo avere espresso il rammarico cbe Usua malattia gli vie-
tasse di trasferirsi in persona a testimoniar ad essi la sua devozione, li supplicava,
die tra I più fedeli vassalli volessero annoverarlo : e non tacque la speranza di
vedersi , mercè loro, reintegrato nelle sue dignità e nei suoi beni ; t gli assicu-
rò, che quantunque in queir istante e' fosse in preda di crudeli tormenti, trovereb-
tiesi ancora in stato di render lora tali servigi, che nulla in paragone sarebbe
il passato!
Questo fu r ultimo sforzo di quell'anima ardente ed indomita, cbe nulla
curando gli anni e le infermità , abbandonavasi sull' orlo della tomba alla fi-
ducia e alla speranza della giovanezza; ed ancor favellava di grandi imprese,
come se avesse a percorrere lungo stadio della vita , e sentisse nelle vene circo-
lar rigoglioso il sangue della età virile.
Bartolommeo ricevette la più lieta accoglienza dal giovani principi, cbe pre-
starono viva attenzione ai reclami dei vecchio Ammiraglio; e io incombcnsa-
rono dì d'u-gli , che sperasse di vedere in un termine prossimo esauditi i suoi
voti : ma r afbnnato Cristoforo non rivide più il fratello , né ebbe il contento
di udire quella risposta confiM-latrice.
n. COI.OIIBO BEMTEMDOMl HORIRE
AOOIUOHC ALCVIII CODICZZAZ Ali SUO TCSTAMEHTO
L' efìmero fuoco che or dianzi l' aveva rianimato , si eslinse in un tratto
nel cuore del Colombo . L' ultimo viaggio ed i soflTcrti travagli, aveano in mo^
do indebolito e rotto quel corpo di ferro, che ornai nulla cosa polea ristorarlo .
La prolungata sospensione dei suoi onori , la ingratitudine degli uomini e la
maldicenza, aveano versalo nella sua anima il veleno della più cupa melanco-
nia . Sentendosi mancar le forze , fatto accorto del prossimo suo fine, si dispose
a lasciar le cose sue nel miglior ordine possibile, aggiugnendo qualche codi-
cillo al suo testamento , che avea fatto In Siviglia fino dal 22 febbraio dei'l498.
Baccontano 1 contemporanei , che nella giornata del 4 maggio, sur una pa-
gina bianca di un piccolo breviario a lui donato da Alessandro VI , ei scri-
vesse tip informe codicillo, pel quale lasciava quel libro alla ligure repubbli-
ca , che inoltre nominava erede di qualunque sua dignità e privilegio , alla
estinzione della sua stirpe ; nel tempo stesso vi esprimeva la volontà , che uno
spedale nella città di Genova fòsse a sua spese fondato .
I. 13
-^^ 98 ^49-
Quindi, in altro codicillo, IntimaTa a Diego suo figlio, universale erede
dei suoi beni e titoli , di conservare la decima parte delle rendite prodotte dai
suoi possessi , una volta che li avesse dalle mani della corona riscattati , e
d' impiegarla a sollievo dei parenti poveri e di altre miserabili persone .
Fissava le rendite annuali a* suoi due fratelli Barlolommeo e Diego, ed
assicurava un patrimonio a Ferdinando suo figlio naturale, inalienabile nei
suoi eredi .
Imponeva al detto suo universale erede di costruire una cappella alla Ma-
donna, in mezzo della città della Concezione , nella Yega , contrada dell'isola
Spagnuola , che Iddio aveagli sì prodigiosamente conceduta , e di forvi celebrare
tutti i giorni delle messe In suffragio dell'anima di lui suo padre , di sua ma-
dre, e di tutti coloro che erano morti nella Tede cattolica.
Finalmente , con calde apostrofi raccomandava alle cure di Diego , la Bea-
trice Enriquez , che gli sopravviveva , e lo pregava di provvedere perchè ella
potesse condurre onorata esistenza .
Ma noi non abbiamo qui rilevate che le più notevoli delle sue volontà,
tutte da meraviglioso criterio dettate ; basti non pertanto sapere , che le ul-
time disposizioni del Colombo , scritte sulP orlo della tomba , portano V Im-
pronta della più scrupolosa equità , e della rigida esattezza nell' adempimento
de' suoi menomi doveri .
MOATC DEL COLOMBO
Compiuti in tal guisa 1 doveri , che sulla terra prescriveangli la lealtà ,
r affezione e la giustizia , rivolto tutto il pensiero al Cielo , in mezzo ai conforti
della religione, il Colombo moriva rassegnato 11 giorno 20 maggio I506, nella
età di 71 anno.
Cosi finiva la carriera terrena , un uomo dei più straordinari che abbia
vissuto alla luce del sole . Adempiuta la immensa e difficile missione a cui la
Provvidenza ivealo destinato , la sua grande alma ritornava nel seno di Dio .
Non mai opere di mortale furono si prodigiose come le sue : nondlmanco
il mondo mostrossi con lui come seinpre è colla virtù , vale a dire inlquameot»
ingrato .
Tutto il lungo corso del suo pellegrinaggio in questa valle di pianto. Ai
continuo agitato dalla tempesta , con rari intervalli di calma e di serenità , che
sempre auguravano vicino il rinforzare della procella , la quale In qualche
istante fu veramente paurosa .
La vita del Colombo risponde eloquentemente a coloro, che pieni il
cuore d'ambizione, fanno gran pregio della gloria umana : eh' essi v'appren-
dano quanto ella costi e quanto valga ! e leggano , circa la Telicltà che
quella gloria arreca , il racconto melanconico del quarto viaggio del Colombo,
scritto da lui medesimo in una lettera Indirizzata al re Ferdinando ed alla
regii^L.lsabelU Q^'lla toccante e patetica espressione di un cuore lacerato
99
difli mgmmmikée^umàm, ma ftr task ìakmt prékmèà^ elòfWHt^iiiMà
0He« fai» ■wiii ; puUbt voériMM^ ooaie itti •» 4ì «m
, «4 UBA iMrìan éi loiynjìtwM «die ««r inls^
lìf ; àà^wemiai^ €heknt fTìBfidtevaw li mi temi, « flìMMn^W rtc-
■a le qjoMà ad soo spirilo e del suo cuore tooao m emiaett , die Mf|Mi
le mmntk e «ppomrie cm eraici rmefcnitoM ; éUuniera-
lilBchè, li Mi viu paMB éeémn il oooOooo eteratio detti virtè, per qttiM«
wf i creitara^ cowHwnt di eletti leoipri, è aipice.
Le ffMigiie del Colombo vfmiu profrìMnimeaie demodé nel cMiwnio di
Sia Vraacen», e pompose «efoie (brano oelebrele wlli dile» puTMxiiUle
di Suuibria TABUpn di Tallidottd.
FoMia Bei 1513, quelle moiuli reHqiiic ^cwmtì trt$portile i $It^{Hì, f
deposte mlb appdta di Sima Anni , nelli chiesi del mooi«ero del ccflMtai
di LisCuens.
IVoo é 1 dimcBticMie, che dopo U morte dell* Ammiraglio, re PeidlniBdo
gH fa prodigo di omNi : fra le altre cose el tolle , che a perpetua memoria
I dei fuoi magni btU , fuse posu la seguente epigrafe sulla sua tomba :
Fot CcsfiUa y por Leon •
IfmvoMmdohaUò Colon.
* Tale a dire , che per I regni della CasUglia e di Leone, Il nostre eroe dU
j scoprì un nooro Homlo •
j Più tardi (nel 1536) la salma dello scopritore del Nuoto Continente, In-
sieme con quella di suo figlio Diego, attrarersò I mari per riposare nella rat^
tcdrale delia ciuà di San Domingo, metropoli dell* Isola Haiti OMlaSpagnuoU.
FMIKTaAMOMB ED BSTRSHA TtMEMMA DKUiO «PIAITO
DEL COI.OHBO
Ora ne piace di tornare a riflettere intorno allo strionllnarlo Ingegno del
Colombo, ed alle rare doti del suo carattere.
Ifon sappiamo ( dice l' Humboldt ) se nel Colombo sia più da ammi*
rare la InciditA quasi d'istinto del sao spirito, o la elevatena e la tempra del
suo carattere. L'impetuoso suo ardore l'avea spinto conteroporanearoeitte
alla lettura dei padri della Chiesa , degli Ebrei arabiiantl , degli scritti mi-
stici del Geraon, e dei geografi anUchl , di cui consulura gli estratti , che sono
contenuti nel libro delle OHgini d' Isidoro di Siviglia e nella Cotmoi/ral^
del cardinale d'Ailly. Laonde, per la rapidità e la varietà di quelle letture, il
Colombo dovette andare esposto a quel disordine d'Idee, del quale i suol
scritti portano l' impronta .
Ma ciò che caratterina maggiormente il grande navigatore, che aeopri il
Nuovo Continente , é la penetrazione estrema colli quale comprese I fimomenl
•»»^ 100 441-
del mondo esteriore. Arrivato sotto un nuovo cielo ed In un nuovo mondo, egli
osservò tutta la natura meravigliosa di quelle vergini contrade , con assidua
attenzione e flnissima sagacità: né llmitossl a raccoglier fatti isolati, ma com-
binandoli tra loro ne cercò il mutuo rapporto, e arditamente Innaliossl tal-
volta iuGno alla scoperta delle leggi generali che regolano il mondo fisico .
ctmAHDi vaaiuTi; dei. coi«ombo e ìrte MARAvioiiions
«COVERTE nraORMO AU.A nSICA DEIi GLOBO
Dotato tdunqne di rara finezza d'accorgimento, di penetrazione di spirito
meravigliosa , il Colombo colse , per così dire , sul Tatto la Natura nel più
arcani e sfuggevoli fenomeni del mondo esteriore , manifestando le più gran-
diose vedute intorno alla fisica del pianeta per noi abitato; vedute le quali
principalmente comprendono -.
I.« Le variazioni del magnetismo terrestre secondo 1 meridiani .
2." Le temperature cangianti non solamente colla distanza dall' equatore ,
ma eziandio colla differenza del meridiani ; che è quanto dire, rinfleaslone
che provano le linee isoterme (o del calore uguale), seguendo la indicazione
delle curve dei liti dei due continenti, dalle coste occidentali d' Europa , infino
ai liti orientali del Nuovo Mondo .
3.° L'aggruppamento delie piante marine formanti il gran banco dì fuchi
(delio Mar di Sargasto dai nocchieri Portoghesi) , nel mezzo del bacino del-
l' Atlantico , ed i rapporti che quella posizione di erbe presenta col clima della
porzione dell'atmosfera superiore all'Oceano .
4.» La direzione della corrente generale dell* Oceano tra 1 tropici , distinta
coi nomi di corrente equinoziale o di rotazione, ossen'ata la prima volta
dal Colombo; il quale, nella narrazione del suo terzo viaggio , dice a questo
proposito le seguenti parole . » Io considero come cosa bene avverata , che le
acque del mare hanno il loro corso da levante a ponente come fanno i
cieli » .
5.0 Le configurazioni delle terre , che riclngono il mare delle Antllle, e le
cause geologiche onde furon prodotte .
Oltre di che,i geologi van debitori al Colombo della conoscenia della pre-
cisa data di una grande eruzione del pIco di Teyda , enorme vulcano del-
l'isola Tenerlo^ , una delle Canarie o Fortunate. Egti vide quella eruzione nella
notte dal 24 al 25 agosto 1492, quasi che la Provvidenza, per quel tremendo
spettacolo successo nell' esordire del primo viaggio, volesse preparare II suo
spirito e l'animo de' suoi compagni, alle meraviglie di cui Natura, nella sua
selvaggia fecondità , fa pompa sulle montuose costc^di Haiti e di Cuba .
Ecco gli argomenti (ognuno de' quali contiene in sé una scienza Intera ) ,
sui quali la sagacltà del Colombo, e l'ammirabile giustezza del suo spirito ,
esercitarono la loro felice influenza .
•»»^ 101 %^
LK OFE&E DEI. COIiOmO DII.ATAVO
E questo nuovo mondo di magnifiche idee, che il Colombo, contempora-
neamenU; ad un nuovo mondo di terre, di popoli e di ricchezze, discopriva ,
fu vie maggiormente ingrandito , quando , camminando sulle sue traccie , i
suoi successori nei viaggi , penetrarono dai lidi atlantici (che Iddio non con-
cesse a lui di oltrepassare) nell'interno di un vasto continente, e scorsero
le ricche e rìdenti contrade di Bogota , di Antioquia , di Popayan , di Quito ,
del Perù e del Messico .
In nessuna altra epoca (osserva egregiamente Alessandro di Humboldt ), una
più variata congerie di nuove idee non Tu messa in circolazione, quanto nella
eli del Colombo ; e se il carattere di un secolo é ia manifestazione dello spi-
rito umano in un tempo determinato, il secolo del Colombo, coli' estendere
inopinatamente la sfera delle cognizioni , diede tale spinta al progresso del se-
coli futuri, quale mai simile non provò l'umano Incivilimento, a memoria
della storia.
La virtù del Colombo , senza pari , aperse all' uomo la circonferenza del
globo , e gli diede il possesso dei due emisferi .
B gUIMDI inCII.IOBAMO IiO STATO DEI 90W0LX
9
■a per notevole che sia lo Ingrandimento, che le opere della neote e del
caore del Colombo apportarono alla scienza , la loro vera Importanza tocca
una sfera ben più elevata . Per esse Immediatamente venne migliorilo lo stato
•odale delle nazioni dell' Occidente, e continua ancora a migliorare: migliora-
mento, che contribuirà (io lo credo fermamente) a ftir più miti le oondliionl
di tutta intera la umana razza. Anche in ciò, adunque, il primo anello del
complicalo concatenamento di effetti intellettuali e morali « è II peoslero , é
la energica volontà dei nocchieru di Liguria : da lui tncomlndò Y immensa
Infloenia , che la scoperU del Nuovo Mondo esercitò sulle Istituzioni sociali e
sui destìAi dei popoli tutti , che dimorano aUorno alla gran valle dell' Atlan-
tion!
Ma troppo lungi mi trarrebbe la compiuU descrUione degli eOèlii prodoUl
dalle buche di un uomo solo, di un italiano; effeUi che valicarono le età
p» cambiare a poco a poco tutte le forme dello incivilimento, é per esten-
dere al tempo stesso, secondo la diversità delle razze, la libertà e la schiavitù
siiUa terra. Poco manca ch'io non abbia di già oltrepassato gli angusti confini
i del quadro che mi prefissi disegnare; laonde mi affretto a dare gli ultimi tratti
1 aUa dipéotura per noi tentala intorno ali' Indole , alle qualità dello spirito ed
al carattere del gran Colonbo .
<*»» 102 Ht-
UlfTIMI TOCCMI AL BITHATTO HOIIAI.E DEL COLOMBO
Il Colombo , dice il Che?alier , che ha dipinto con rara sagacità ed amore
il ritratto morale del nostro eroe , è uno di quei personaggi , rari nella storia ,
I quali pel loro sereno e nobile aspetto cattivansi le simpatie e l'amore , ap-
pena sono osservati; di que' personaggi, cbe consolano e rassicurano neir is-
tante che Ispirano rispetto, e colpiscono pella grandezza delle loro propor-
zioni; una di quelle Qgure, insomma, che più particolarmente sono meriteroll
del culto de* popoli moderni.
Nato al comando , egli ebbe nella mente quella sagacità che lo rende fà-
cile a chi l' esercita , nel cuore quel timor di Dio e quell'amore pegll uomini
che lo fan gradito a coloro su cui viene esercitato .
11 Colombo, é vero, ritrasse in sé le stranezze del medio evo, della quale
epoca ti Al destinato a chiuder la porta , ed aprire la nuova via pella quale
camminano It nazioni moderne; ma e' le ritrasse con tutto ciò che quella
età ebbe di più bello e dì più puro .
E se la sua imaginazione fu talvolta sregolata , nondlmanco , fu a tale imagi-
nazione ch'egli dovette la sua forza . L'imaginazione somministra la fede, e Co-
lombo n'ebbe bisogno nella sua opera colossale; conciossiachè è dessa che fa
germogliare i grandi pensieri e le grandi azioni : al servizio di un'anima volgare
e di un cuore pusillanime l' imaginazione è un dono funesto ; ma unita ad
un'intelligenza elevata e perspicace, ad uo cuore magnanimo, ella alimenti
It più nobili passioni : talché, solo gli uomini appassionati producono il subli-
me, e la focoltà d'Inspirare attorno di essi V entusiasmo e la convinzione.
Nei suo atteggiamento era Impressa la maestà, alla quale , secondo la sen-
tenza di Omero, riconosconsi gli abitatori dell'Olimpo: la sua (ìsonomia pre-
sentavi quella serenità che indica ai semplici mortali i loro capi.
K'fu notevole (lo asserisce il celebre Humboldt), tanto come osservatore
della Natura , quanto come intrepido navigatore : né mostrossl meno abile a
leggere nel libro difQciiissimo del cuore umano, pieno di tanti segreti, nel
quale nondimanco intese altrettanto bene, che nell'andamento de' corpi celesti
e nei fenomeni della terrestre natura.
Non è esagerare a dire, che l'Ammiraglio del Gran Mare Oceano faticava
più di un marinaro. Passava le notti (narrano i suol storici) sul ponte della
nave, attento al segni del cielo e del mare , vegliando per tutti su quel navlllo ,
che portavi una più grande fortuna di quella di Cesare ; ond* è eh' egli pri-
mo vide la terra tanto desiata del Nuovo Mondo .
Egli credettesl guidato dalla mano della Provvidenza ; ma non ebbe quella
cieca fède , eh' è sorella di stupido fatalismo : e' pensava a tutto , sapeva prov-
vedere a tutto , e neir afEire famoso dell' ecclisse , mostrò a qual punto II suo
giudizio fosse Ibeondo in espedienti , e come el sapesse adoperarli .
Pieno al tempo stesso d* entusiasmo e di riserbalezza ( lo storico Oviedo fa
notare che egli tra eauto) , d' ardore e di pazienza , tranquillo nei successi , co-
_j
f- —
-^ 103 ^49-
raggiofo e paziente nell' avversila, il nostro eroe portò con ugual dignità I
ferri onde il crudo Bovadilla gravò le sue mani auguste , e It insegne di grande
immiraglio , o le pompose divise di viceré .
Quindi, se è bellissima cosa contemplarlo, quando, addi 12 ottobre 1492,
disceso dalla sua scialuppa, vestilo di una ricca veste di scarlatto, con In pugno
il reale stendardo ed ai lati i due fratelli Pinzon , s' inchina a baciare la terra
di Guanahanl, e sopra quel suo primo conquisto riceve il giuramento d'ob-
bedienza dai suoi compagni; è però non meno ammirabile osservarlo , quando,
nel 1484, al suo arrivo in Spagna, camminando poveramente a piedi, e te*
oendo per mano un bambinello , e* si ferma alla porta del convento di Santa
Maria della Rabida, colla calma e la tranquillità dell' uomo superiore alla sua
fortuna, cbe non dubita un istante della sublime sua missione , e dimanda al
portinaio del medesimo, un poco di pane e deli' acqua pel suo figliuollno, cha
si moria di fame e di sete !
Un'altra vicenda decisiva per conoscere la forza del suo carattere, la sua
ammirabile presenza di spirito, la sua fede nella missione a cui la Provvi-
denza avealo destinato , fu la orribile tempesta cbe patì nel ritorno dal primo
suo viaggio , e che lo pose all' orlo del naufragio in mezzo al vasti campi del-
l' alto Oceano . In que' supremi momenii , tra la vita e la morte, mentre hi sua
piccola nave vogava sdrucita ed incerta in balia del venti , e Tonda gonfiava
paurosa sopra di essa minacciando inghiottirla, eia folgore guizzava frequente
e fragorosa tra le sue antenne cbe parea voler rompere; mentre i nocchieri, a
cui il terrore avea serrato 11 cuore , s' erano in fondo della nave prostrati , non
reggendo ad essi l' ardire di mirare lo spaventevole abisso che incessantemen-
te r oceano apriva sotto la loro fragile carena, e nel quale ad ogni Istante pensa-
vano di rimanere sepolti; In que' terribili mementi, dico, è bello mirare II
Colombo, tranquillo , coraggioso, paziente, scriver la storia della sua immor-
tale scoperta, e pieno di fede , abbandonar lo scritto al capriccio delle onde,
esclamando : — Questo depnstto prezioso , un di verrà trovato ; ed il mio
nome echeggerà sempre nella bocca della Fama !
DEL nLASPORTO DEZ.Z.E RELigUIE DEI. CORPO DEI. COIiOmO
DA SAH DOMIMOO AIA* AVAVA
Compiamo questi cenni intomo al Colombo , narrando , come , per elletto
di bello amore di patria , la sua salma fosse dagli Spagnuoll traslata dalla cat-
tedrale di San Domingo In quella dell'Avana, ove al presente si venera;
prendendo a scorta nella nostra narrazione quanto su questo argomento dettò
lo esimio Navarrete .
Dicemmo, che nel 1536, le reliquie dello scopritore del Nuovo Continente,
furono, insieme con la salma di suo figlio Diego, trasportate oltre l'Atlantico,
deposte nella cattedrale della città di San Domingo , metropoli dell'isola Spa-
gnoola, 0 Haiti , ove riposarono per 2i»9 anni .
4fi> 104 ^49-
■i vcno la fine del passato secolo , tutte le possessioni spagnuole dell' Isola
di San Domingo, dovendo esser cedute alla Francia per un trattato di pace , de-
stossi nei petti di alcuni grandi, spagnuoli lodevole amore di. patria, pel quale
mal consentire potevano, dovendo abbandonare risola, di lasciarvi, oltre a tan-
te cose care, anche le ossa di quel degno ed ardito Imperator dei mari Cristo-
foro Colombo .
Il perebè risolvettero torle dall'urna antica, t inslem con quelle di suo Aglio
Piego, che ad esse giacevano accanto, e di suo fratello Bartolommeo, traspor-
tarle a Cuba, splendido avanzo del vasto impero spagnuolo di oltremare .
A questo effetto , addì 20 dicembre dell' anno I795 , 1 personaggi più rag- I
guardevoll della città di San Domingo, il clero, le autorità civili e militari, riu- J
nironsi nel domo di quella città, la quale deve specialmente l' esistenza alle cu- i
re del Cx)lorobo antidetti . |
E alla presenza di quella nobile assemblea ta schiusa una piccola tomba , si-
tuata nel principal muro del coro, dietro all'altare maggiore a diritta; e den-
tro vi rinvennero i frammenti di una cassa di piombo, ossa e terra, evidenti
reliquie di un corpo umano ; le quali cose con estrema devozione raccolte, furo-
no in una nuova cassa di piombo riccamente dorala , deposliate e chiuse .
Allora incominciarono i grandi funerali, che durarono più giorni: la cassa
rimase esposta sopra alto catafalco , coperto di ampia coltre di velluto nero a
fregi d'oro trapuntala, ed il popolo accoireva in folla a venerare le ultime
reliquie di un uomo di genio qual fu il Colombo .
Era la sera al cader del sole , quando, Gnita la mesta solennità , la cassa fu
posta dentro alla bara, ed accompagnata da immensa folla di popolo, con l'ap-
parato ed il cerimoniale più venerando, fra il canto degli inni dei morti, il
suono a lutto delle campane , il rimbombo incessante del cannone, le bandiere
delle navi e gli stemmi reali abbassati e coperti di veli neri , venne proces*
sionalmente portata a riva il mare , ed ivi sul brigantino la Discoperta imbar-
cata , che nella notte trasportolla infioo al porto di Ocoa , ove sorgea ancorato
il vascello San Lorenzo, che la prese al suo bordo, e spiegò le vele per Cuba.
Addì 15 gennaio 1796, questo naviglio gettò le ancore all'Avana, metro-
poli dell' isola di Cuba; e immantinente, come per effetto di elettrica scintilla,
un sentimento di venerazione, alla memoria di colui che avea scoperto questa
bella isola , in qualunque classe delta popolazione di quella città manifestossi .
Le reliquie del grande Ammiraglio del mare Oceano, furono con magniQco
cerimoniale e solennità dal vascello levate, e poste su di un piccolo naviglio
perehé a terra le conducesse , e nel tragitto gli lìicea ala e corteggio una flot-
ta di minori legni della marina reale di Spagna , tutti a lutto addobbati , sui
quali erano , in abito di gala , numerose schiere di guerrieri spagnuoli , e le
civili e le ecclesiastiche autorità dell' isola .
E verso il Ilio , era una meraviglia a vedere tutto il mare ricoperto di bar-
chette e di feluche leggiere , ripiene di popolo rispettoso , che in silenzio mi-
rava la mesta cerimonia.
■m 105 ♦•»■
Flulmeole, enlnU la navIulM ne) porto, dal cannoDl (Iella città e delle
navlMluUU, cornew l'Aromlraglto ToMC italo Tlvenie, la casM che cootenera
■e (ue ceneri Tu tìc«tuU cod le debile Ibrtnalllì dal fiovematore Generale del-
l'Uola di Cuba, al qiuts Tu com^oala U chiave della roedealma; e portala
quindi nella cattedrale dell'ATana, ove rurooo falle nuove esequie siraordlita-
liameoie pompow, veone Analmente depoita, come era a San Domiugo, nel
coro della chien ■ dlrilta dell'aliar maggiore.
Del reato , la cerimonia di queita solenne Imporlo delle ceiwrl del più
grande uomo dei tempi che lurona tra il medio e(o e l' epoca moderna , non
poterà euere né più lolenne, ni più commovente , né più nobile In tulle le
fue partleolarlti ( e queito gcDeroto Tallo arreca grande onore alla DUlone ipa-
gnnola, nempre d'altronde calda ammiratrice delle eroiche virtù.
Uuando al conddera (dice l'Irving) che le owa del Colombo furono In-
(portale dal porto di San Domingo riccome preiioae reliquie, con «taordlna-
ria pompa civile e miniare, con mlenne rell^oM cererooola , le più itimale
e ragguardevoli penone per lo fUlo loro gareggiando la Irìbulare a quelle
grande omaggio; nmi ai puO non ricordare, che circa 300 anni Innanzi II
Colombo fu da queato medesimo porlo rimandato in Spagna carico di catene
come un delinquente, colpito nella'Nia fbrluoa e nella ma bma, e dalle in-
giurie di ignobile plebe e indiici pi inala perseguilo '. 1
Le alme virtuote , dalle Inglusllile, dalle calunnie e dalle pcrsecuiloni de-
gli uomini, nel coru del hwo terreno pellegrinaggio, oppreSK, conaidcri-
no quel bllo; e bcclan core a patire con Ikrmeua le lalqulU dei loro ne-
mici , allo tpMtacolo che il merito vero sopravvive al Is calunnia , ed è argo-
menlo di sincera ammlrailone, e scorta alla virtù nei tccoU futuri .
APPENDICE
I
lEVTORIVO ALLA STIRPE
COLOMBO
BKBiVI CE>BI
-AMERICANO
RODEKTO VANKI
DELLO UPOTOHNO
D,-
.f lego Colombo, flgltodelRnnde Ammiraglio, tuccene ne' buoI diritti come
Tkert e ROTeriMlore del Nuovo Mondo, lonformi! a1li> «siiirow TonTcniloal
ralle In I Mvrant Caitollcl e «io padre. !!;cmbra, ilali'ocoordo gmcralc degli Mo-
riel, ««ere egli ttUo un uomo di lontn» probità di Mmmcinlnbile Ingegi»,
e di ntluri fnnci e geiwrou . L' Berren pacla ipe*se tìnte Jcllii itoIrriTa ed
urtwiillt dei luoi modi, p (3 ajierlo chu egli «ti di una natura piena di no-
UU, e d'ogni flniloiw nemico . -Questo allanlanamentodi luita dlulmuluki-
ne , l' espow Botenle allu Insidie delle Klllre penone neir utuzta InTfccblale
cbe in un coDiinuo irambaMlamenio ter trargll la ilia. Ha la «uà uiiMak
rostumslezia C il saldu ixilerc della fertll , (tiroogll «alidi foilegni In luUI I pe-
rìcoli, nel qualiMnbbniicaduielegenlInnw diluì tIiiuow, quiMunquo pld
illuminate ed «perle .
DI (Ubilo, dopo la morte dell' Ammiraglio, don Uego, come Tero otdeln
dritta IlDN, rtchlcM l' limMlUin di tuue le dignità epririle^ di un «Urps,
-*è» 110 i44-
che erano stati negl' ultimi anni della vita di suo padre sospesi . Ma se II circo-
spetto Ferdinando avea potuto ritardare la giustizia al Colombo dovuta , meno
difficile gli era di non dare ascolto alle Istanze di suo Gglio . Per due anni in-
vano don Diego adoprossi ; e la diffidenza che il monarca aver sembrava del>
l'ingegno di lai, gli crescet più mille tanti di dolore, poiché sotto i suoi oc-
chi educato, in qualità di paggio del palazzo reale , n'avrà potuto la sua indole
conoscere ed apprezzare. Alla fine, ritornato Ferdinando da Napoli, nei I508,
don Diego gli mosse diretta qulstione, colla sua solita ingenuità, addimandan-
do: » perchè sua maestà non gli volesse concedere , siccome un favore, ciò che
spettavagli di ragione » e perchè titubava di porre la sua fiducia In un uomo,
che era in sua casa cresciuto ? » Ferdinando gli rispose , che potea ben mettersi
senza Umore In sua mano, ma non sapeaglà commettersi egualmente a' suoi
figli ed eredi : ma Diego gli scrisse tornare In tutto contrario alla giustizia , il
punirlo dei falli de' suoi figliuoli , che forse non potean nascere.
Nondimeno , sebben la giustizia e la ragione fosser dalla sua parte, il giova-
ne ammiraglio non ebbe modo di muovere II monarca a consentire alla sua
domanda. Vedendo tornare vano ogni sforzo per richiamare alla mente di Ferdi-
nando l'equità e la grandezza d'animo , e' si die briga di (ar valere i suoi dritti
dinanzi alla corte ordinaria di giustizia . Il re non potea opporsi ad una sì ra-
gionevole inchiesta , e in conseguente don Diego incominciò al Consiglio delie
Indie un processo contro Ferdinando, sul trattati che tra la corona e suo padre I
ebber luogo; e d' esser reintegrato richiese in tutte le dignità , e in tutti i privi- !
legi che alla sua famiglia spettavano . |
Un mezzo di opposizione alle sue pretese fu questo : se il trattato fatto dai !
sovrani nel 1492 la perpetua dignità avesse di viceré conceduta all' Ammiraglia j
e a' suoi eredi , una Ul concessione isvanlva perchè contraria agi' interessi
dello stato , e ad una legge a Toledo nel 1480 bandita , la quale ordinava , che
niuna città potesse in perpetuo venire a chicchessia conceduta : e per conse-
guenza , diceano , la dignità di viceré non poteasi concedere all' Ammiraglio che ;
a viu , e che lui stesso m l' era demeritata a cagione di mala condotta : ed
aggiungeano , che tale cessione era contraria a' privilegi inerenti alla corona , !
e della quale il governo spogliare non si potea .
Don Diego rispose : che rispetto alla validità del trattalo , questo esser un
contratto d' obbligo , Il quale non potea rimanersi privo d' alcuno de' privilegi i
che gli s'eran confermati; che siccome , dalle cedole reali , colla data di Vii- ■
lafranca, addi 2 giugno 1506, e d' Almazan, addi 28 agosto 1507, venne ordi-
nato che a lui , don Diego , fosse data la decima parte delle produzioni nell' iso-
la Spagnuola rinvenute, del pari tutti gli altri privilegi gli si dovessero conce-
dere : che quanto alla allegazione che suo padre venisse privato della dignità
di viceré per cagion di mala condotta , ella a tutta verità nimica sembrava ; si j
bene parca im tratto. di strano ardire, che Bovadllla avesselo prigione Inviato i
in Ispagna nel 1500, contro il volere e gli ordinamenti dei sovrani, come il i
provavano le loro lettere del 1502, nelle quali il loro risentimento faceano
•*»* 111 f«<-
apparire, e davan lede all' Ammiraglio cbe si avrebbe giustizia, e cbe I suoi
privilegi a lai e a' suol figliuoli sarebbon conservati.
Questo memorabile processo ebbe Incominciamento nel 1506 , e durò pa-
recchi anni . Nel corso delia sua compilazione contrastaronsi a Diego i diritti
sul latto, che primo suo padre non avesse scoperta la terra ferma, ma che
1* avesse rinvenuta posteriormente ad altri, e certi luoghi soltanto della mede-
sima. Questa obiezione fu caldamente refutata su salde testimonianze . Le pre-
tensloDl di don Diego vennero discusse per slngulo e con tutto rigore esami-
nale , e gii unanimi voti del Consiglio delle Indie essendo sutl da sua parte ,
fecero onore alla giustizia e all' Indipendenza di quella eorte , e hnposero
silendo a' diversi subalterni dllaceratort della Ihma del Colombo.
Ad onta di questa decisione, non mancarono al monarca mezzi e pretesti
per non concedergli di subito si vasti dominll; lo che. Infine, dovea tornare a
danno della sua dilfidenle politica. Il giovane ammiraglio dovette II definitivo
successo di questo alEire, ad evento di ben diversa natura. Bgll era preso d'amo-
re per donna Maria di Toledo, figlia di Ferdinando di Toledo , gran commen-
datore di Leone, e nipote di don Rodrigo di Toledo, Il celebre duca d' Alba «
di'avea grande stato appo 11 re ; ciò era aspirare a ben alta lega . 11 padre e
lo zio di donna Maria erano a que' tempi I più grandi e I più potenti si-
gnori della altera Spagna , e cugini germani di Ferdinando . Ffondhneno , la
gloria dal Colombo acquisuta, sui figliuoli rifietteasl, e I diritti di Diego, dal
Consiglio dell' Indie riconosciuti, l'invesUvano di dignità e di bastanti ric-
chezze , perchè egli alla più alta alleanza levar si potesse.
Nluno ostacolo 11 tenne di menare In moglie donna Maria , e la straniera
dmiglla del Colombo legossl con una delle più nobili stirpi della Spagna ; e
ne venne ciò che In slmigllantl casi suole accadere : Diego assicuralo si avea
quel magico potere appellato il eredito t e il fiivor di Ferdinando , per gran
tempo negato al figlio di Cristoforo, fu ottenuto dal nipote del duc4i d'Alba .
li padre e lo zio della sposa, comecché con molta difficoltà, riuscirono a fin-
oeve la ripugnania del monarca, che consentì, almeno In parte , alla giusta di-
manda che gli venne btla, rendendo a don Diego le dignità e poteri de' quali
en In possesso Ifloola di Ovando, che fta richiamato; ma pmdentemeote
e* soppresse il titolo di viceré (*).
(*) Sarà cosa opportuna far una coosiderazione generale sopra la
condotta tenuta dal ministero spagouolo risguardo a'dri Iti di Cristo-
foro Colombo, e de' suoi discendenti . Trovasi una singoiar contrad-
dizione Ira la teoria e la pratica . Allorquando i Colombo presenta-
vano le capitolazioni fatte col Discopritore, e i reali diplomi di cou-
Cerma, i ministri, dopo d' aver fatto alcune opposizioni , cbe di leggieri
venian dileguate , riconoscevano finalmente la giustizia de 'diritti e
de' titoli spettanti alla famiglia del gran navigatore . Ma la pratica
discordava dalla teorica . Da un lato i tesorieri della Corona si oppo-
nevano alle decime dovute ai Colombo : dall' altro il Tribunale au-
-IH 112 i^
Del resto , il richiamo dell* Ovando non Tu solamenle un mezzo per dar
luogo a don Diego, ma era eziandio II tardo adempimento d'una promessa dal
re Ferdinando fotta ad Isabella sul flnir di sua vita .
prsmo della Udienza non voleva riconoscere le prerogative amplissi-
me di quella famiglia : qua si mettevano regi governatori inaipen-
denti ; col^ si disputava del vero significato delle cedole reali . Que-
sta lotta tra la teoria e la pratica , spiegasi a«saì facilmente . Avendo
Cristoforo discoperto e le isole e la terra ferma del Nuovo Mondo ,
e dovendo avere sopra i paesi scoperti i diritti di governatore, ammi-
raglio , viceré , giudice e decimatore , si per se , come pe* suoi di-
scendenti ed eredi in perpetuo , egli è chiaro , che rilenendo ed eser-
citando così smisurata autorità , veniva ad esser piii ricco e piii po-
tente del re stesso di Spagna . Vero è eh* egli era sempre vassallo
del Cattolico monarca ; ed era il Colombo tal uomo da non far nascere
timore della sua fede e lealtà . Ma non potevano essi , i suoi figliuoli
e discendenti , ascoltar le voci dell' ambizione ? Non avrebber pota-
to , quando che sia , trovar favore ed aiuto nelle nazioni nemiche
alla Spagna ? Ed un governo perpetualo nella discendenza di una sola
famiglia , non è quasi una sovranità ? specialmente trattandosi di con-
trade remote ? I duchi di Benevento , eh' eran dapprima governatori
pe' re Longobardi , com* ebbero ottenuto col fatto di fare una succes-
sione di quel governo , cominciarono a lottare contro del sovrano ,
voller titolo di principi , coniaron monete , si crearono un fisco lor
proprio , si resero indipendenti col fatto . Nella storia di Francia si
trovano somiglianti esempi . Quanto alla Germania vedasi Samuele
Pnifendorf, nel libro De stata Imperli Germanici , cap. 3 , ove con-
chiude : » Neque vero magis exitiabilis Monarchiis error acci de-
» re potest , quam si ejusmodi administrationes fiant fiacredita'
» riae , uhi cumprimis eaedem rem quoque militarem complectun-
» tur. » Adunque la ragion di stato non permetteva ai sovrani di
Spagna di lasciare per gius ereditario in una famiglia il governo su-
premo del Nuovo Mondo . Ma le convenzioni , i diplomi parlavano
chiaramente a favor de' Colombo . E però non potendosi negare il di-
ritto , cercavano i ministri d* indebolirlo col fatto . Ed a queste prati-
che avean favorevole la nazione spagnuola , attesoché a vantaggio di
molti volgevasi quello che si toglieva agli eredi di uno straniero .
Laonde se Diego figliuol dell' Eroe avesse fatto senno delle contraddi-
zioni e calunnie sostenute dal genitore , e delle accuse e liti eh' egli
stesso ebbe a tollerare, avrebbe dovuto comporsi colla Corte, rinun-
ziando a' privilegi e dritti odiosi e sospetti , perchè troppo grandi e
troppo superiori alla privata condizione . Don Luigi ben conobbe
quello che voleva il Ministero, ed anteponendo la tranquillità, alPam-
bizione rinunziò a' dritti di viceré ed alle decime dei prodotti del-
l' America , contento de' titoli ereditar) nella sua discendenza , di
Ammiraglio dell* Indie, e Duca di Vcragua , con una splendida pen-
sione .
41^ 113 i44-
Il Debello ammiraglio s'imbarcò a San Lucar, addì 9 giugno 1509 , con la
sua sposa, suo fratello Ferdinando, che era sul Cor degli anni e avea ricevu-
to ana tmona educazione, e i suoi due zìi Bartolomroeo e Diego : e teneagli
dietro numeroso corteggio di cavalieri dalle loro mogli seguiti , e di giovani
donne più ragguardevoli, dicesi, per la nobiltà dei sangue che per la loro for-
tuna , le quali veniano inviate nel Nuovo Mondo per stringersi in nodo a ric-
chi mariti.
li governo di don Diego cominciò con un tal grado di splendore insin allora
sconosciuto nella colonia . Comecché il re non avesse a don Diego il titolo di
viceré conceduto, pure venia dato da tutti, per gentilezza, a lui e alla sua con-
sorte. La vlceregina, donna di gran pregio, attorniata da nobili cavalieri e
da damigelle di buone famiglie, che erano per tenerle compagnia venule,
formò una specie di corte , che pose in certa luce questa isola mezza selvag-
gia-, le quali giovani donne furon di presente maritate a' più ricchi coloni,
e validamente contribuirono a trarli da que' modi .grossolani ai quali s' eran
lasciati , privi essendo del freno salutare che alla influenza delle donne Tuole
attribuirsi .
Don Diego riguardavasi investito se non del titolo almeno delle facoltà di
viceré: ma il sovrano immantinente fecegli vedere, ei non voler ammettere
una tal pretensione ; perché , senza fargliene parte , distinse 1* istmo di Darien
in due grandi Provincie , e nomò Alonzo d'Ojeda governatore della orientale,
eh' egli chiamò Nuova Andalusia , e un cavalier nomato Diego di Nicuesa ,
governatore della occidentale, che, in sé accogliendo la ricca costa di Yera-
gua , chiamolla Castiglia dell' Oro .
Se questo monarca lasciato si fosse guidare dalia gratitudine e dalla giu-
stizia , il governo della detta costa avrebbe di ragione concesso a don Barto-
lommeo Colombo , il quale erasi adoperato alla scoperta di quel paese , e
con suo fratello l'Ammiraglio, in quella impresa avea tanto patito*, li suo in-
gegno superiore avrebbe ben meritata la investitura di tal carica; ma Fer-
dinando coooscea troppo lo spirito elevato del fratello di Cristoforo , e sapea,
che egli non l'avrebbe accettata se non che a condizioni al suo onore e alla sua
fierezza convenevoli *. perciò non lo contò per nulla , e volle piuttosto conce-
dere quel governo ad avventurieri di minor sapere ma a sé più ligi .
Quanto don Diego indegnasse, che questi partili venisser fatti nella giurisdi-
zione del suo governo , non é a dire : egli credette il tutto siccome un fran-
gimento del patti più fiate a suo padre e a' suoi eredi eonlermati .
D'altronde, ei, come il padre, ebbe a lottare nel suo governo contro le
male fazioni ; avvegnaché i nemici del padre si fecer sopra del figlio . Michele
Passamonte , tesoriere del re , gli ruppe guerra , dai vescovo Fonseca spalleg-
giato, li quale mostrò avere i' implacabile sdegno pel figlio, eh' avea palesato
per l'Ammiraglio. Una folla di piccioli avvenimenti pose lo scompiglio tra
don Diego ed alcuni ofiìciaii subalterni della cofonia, nella quale sempre esi-
sleva uo avanzo de' partigiani del Roldano, chesicollegarooo contro di lui : e
I. 15
-^ 114 H^
immaDtìDenU due fazioni insorsero Dell' isola; quella deli' ammiraglio e quella
del tesoriere PassamoDte, la quale focea le viste di seguire 11 partilo del re.
Coloro che le aveano aizzate cercarono tutti 1 mezzi per danneggiare don
Diego, e perfino l suol modi di vivere, le sue più semplici azioni erano divenute
lo scopo di calunniosi ricorsi , così maligni come assurdi , che Taceansi giù-
gnere in Spagna: fra le altre , eglino bandirono siccome una fortezza, un ma-
gnifico palazzo di molte fineslre fornito , eh' egli facea dai fondamenti innal-
zare , ed obbligaroD lor fede , che il tutto tornava per poi farsi gridare sovrano
dell'isola.
1 II re Ferdinando , essendo in avanzata età, avea gran parte del reggimen-
to delle cose deir india abbandonata ai Fonseca , niente inclinato a favoreg-
giare la discendenza del Colombo *. ed ora , profittando della disposizione del-
r.animo del re proclive al sospetto, fece con tali artifizi le calunnie de' co-
loni valere, che venne decisa la creazione a San Domingo, nel I510 , di una
corte sovrana , appellata Udienza Reale , alla quale poteasi comecchesia di
tutte le sentenze date dall'ammiraglio richiamare, anche ne' casi infino allora
alla sola corona serbati .
Don Diego s'ebbe questo mezzo siccome ingiuria, e credette che lo sì vo-
lesse cacciare dalla sua autoritÀ . Di natura franca ed aperta , e focile a tutto
credere, il giovane ammiraglio, non potea venire a contesa con astuzlosl po-
litici contro di lui congiurati , e che con sagacità eran presti a pigliar occa-
sione sui più lievi errori , e farli apparire come delitti .
Egli vidi sopra di se accumularsi ostacoli che il vincerli non era in sua
mano . S' era proposti magnanimi disegni : deliberato avea di cacciar l' op-
pressione e frenar tutti gli abusi , talché a ragione le persone dabbene della
sua autorità rallegrarsi doveano . Ma bentosto s'accorse essersi levato al di-
sopra dei suo potere , e non aver saputo abbastanza prevedere gli ostacoli, clic
gli s' erano fatti incontro : egli avea obbedito all' impulso sincero del suo cuo-
re, e non avea opportunamente calcolate le contrarietà che la perfidia degli al- '
tri poteano suscitargli .
S' oppose ai reparlimientoi degli Indiani , viva sorgente d' ogni specie di
barbarie; ma i ricchi della colonia, e la maggior parte del ragguardevoli per-
sonaggi della corte , avcan caro che rimanessero . Ei comprese che tutto |ier \
rimuoverli tornava indarno , e quello che ne verrebbe era incerto . L' Interessa \
personale di tutti con questa misura veniasi a ledere, e ciò che avea a prima {
vista per difficile avuto, bentosto sembrogii impossibile. 1 repartimienlos l
come trovati gli avea si mantennero ; ed i suol partigiani rimasero sconfortati , '
i nemici presero ardire . Gli amici di coloro che avea sbalzati di carica si mos- i
sero contro di lui , e dicesi , che se morto non fosse l' Ovando , a un dipresso « I
in queir epoca , e' sarebbe stato nuovamente di Spagna spedito a San Domingo '
per farsi in luogo di don Diego. '
Nondimeno , la conquista dell' isola di Cuba e lo stabilimento pelle cure
del giovane ammiraglio formatovi nel i5io furono di fortunato successo ; |
t
Àfrh» scfèse al re PerdkUBiio, essergli, sema la sorte d'un »^ <ie'$tt«i«
rioKiii si ftna impresa , d* armi cioè la pia grande e pia bella Isola del oimi- j
do sofacetta : e questa naora fa graderolisliiia al re « ma ella era da un mi-
polo di bmeoii contro 1* ammiraglio actompagnata . — Tuttavia « un re5lieiriaolo
d'afletlo,cfae Fcnfinando sentia per don Diego , fategli ravvisare, che la mag.
gior parfe di qot' lamenti era ingiusta , e dalla gelosia ed luTidia de' suoi ne> i
mici Yenia mossa ; laonde decise inrlare alla Spagmiola . nel isit , don Sarto- I
hmmro Colombo, con ordini noofi e particolartiiale istnuioni pel nipote suo j
r ammiraglio . !
Bartolommeo Colombo terbara tuttora la carìea di adolanlado delle lodit «
comecché Ferdinando, per gelosia, TaTesae Inflno allora trattenuto in Ispa-
gna , nel mentre che ad nomini di Ikasm lega II carico fidata del viaggi di
scoperta: nulladimeno, in questa occasione, il re aggiunse al suol stipendi
anche la proprietà e il governo vltaliaio della plcoola Isola di Mona, e un
reporfùiiteiifo assegnogli di dugenlo Indiani, non cha la sovralntendema delle
mine die a Cuba egli s'avrebbe scoperte, luogo da cui poteasona eavare un
brgo partito.
Tra gli ordini, che II re mandava a don Diego , uno ve' n'era, pel quale,
in conseguente delle lagnante dei frati Domenicani , Imponevagll che le fatiche
degli Indiani sminuisse d'un terzo, e si studiasse d'aver schiavi Negri dalla
Guinea per sollevar d' un peso gì' indiani , e che gli schiavi Caribi aniropo-
bgl bcesse con un marchio su di una coscia segnare , afSnché gli altri in-
diani frammischiarsi a coloro non potessero, né fossero a de' mali trattamenti
sommessi.
Quindi , essendo fallita l'impresa all'OJeda ed al NIeuesa , a' quali 11 re avea
dato il carico di fondar colonie sulla terra ferma e governar l' Istmo di Darien),
e' scriveva alla Spagnuola , nel 1514 , per concedere a Bartolommeo Colombo ,
se u' era sua voglia , di volersi Incaricare del riordinamento degli stabilimenti
della costa di Veragua , e signoreggiare questo paese sotto la dependenxa del-
l'ammiraglio don Diego, conforme a' privilegi di costui . Sa il re avesse avuto
riguardo all'ingegno e a'servigi prestati dall' adelantado, e avesse sui suol Iute*
ressi tenuto consiglio, egli avrebbe più sollecitamente prese quelle misure: al-
lora ara troppo tardi . Una malattia stornava don Bartolommeo dal mandare ad
effetto questa impresa , e la sua affaticata e stentata vita awlcinavasi al fine .
intanto, una foga di calunnie essendo rapportata in Ispagna dal Passamonta
e da altri nemici di don Diego , ed 11 governo avendo adoperati meul , che l' am-
miraglio come contrari alla sua dignità e a'suoi privilegi teneva , chiese 6oal-
roente ed ottenne la permissione di farsi alla corte , per potersi comeochesia
giustificare: e addi 9 aprile I5I6 egli partissi, Jasclando gli afliiri di San Do-
mingo air adelantado suo zio, ed alla vlceregina donna Maria.
in Spagna il re gli fece la più onorevole accoglienza . Infatti, egli era in tutte
le Imprese, che da sé avea condotte o co' suoi consigli dirette, riUKlto: la pe-
sca delle perle con fortunato successo sidla costa di Cubagua a?ea stabilita ;
-»H 116 Hi-
le isole di Cuba e della Giamaica area sommesse ecolooiizate , seoia spargere
gocciola di sangue; Integra, siccome governatore, riroanea la sua foma; e
se avea levali contro di sé 1 pianti dei coloni , ciò non era avvenuto che cer-
cando di Dir men dura la condizione dei miseri Indiani .
Sicché , compiutamente giusUflcossi : e il re comandò , che tutti 1 processi
contro di lui cominciati nella Corte d'Appello , ed inoltre anche quelli Inten-
tatigli per danni a persone cagionati dal reggimento de*répartimieniot,s\ ces-
sassero ; e che tutti gli scritti fossergli di presente consegnati , perché da sé
stesso volea giudicare.
Ma ad onta di tutti questi Civorì, allorché l'ammiraglio reclamò una parte
de' profitti delle provincia della Castlglla dell' Oro , allegando essere slate da suo
padre scoperte , come chiaramente i nomi di molti luoghi provavano, Il monarca
intimò, s' Interrogassero 1 marinari, che avean navigato con Cristororo Colombo,
nella speranza di Cu* credere , egli non aver la costa di Darien e il golfo d'Ura-
ba scoperto . • In tal guisa , aggiugne l' Herrera , fu don Diego continuo stra-
scinato In qulstlonl col fisco -, di sorta che a diritto può dirsi , che venisse ad
ereditare tutti gli aflOinnl del padre suo. »
Poco tempo dopo la dipartita di don Diego da San Domingo , lo zio suo don
Fartolommeo fini la travagliata sua vita . Alcuna particolarità a noi non giunse
intomo alla sua morte, né la storia fii alcuna menzione della sua età, che già
avanzata esser dovea(*). Dicesi, che il re Ferdinando, sentisse questo avvenimento
con dolore, av^'egnaché egli portava alta opinione dell' Ingegno dell' adelanta-
do. »Era questi un uomo, dice rHerrera,cul per merito non cedeva a suo fra-
tello l'Ammiraglio , e aveva date grandi prove di potersi ad alte imprese leva-
re, poiché egli era coraggioso, accorto marinaro e di nobiltà di spirito ripieno. »
Il Charlevolz attribuisce l' inazione , nella quale Bartolommeo fu per molti
anni lasciato, alla gelosia ed economia del re. Ei trovava di già troppo po-
tente la famiglia dei Colombo; e se l'adelantado avesse scoperto il Messico,
credealo da tanto da chiedere condizioni quanto quelle di suo fratello V Ammi-
raglio vantaggiose .
Correa voce, aggiunge l' Herrera , avere il re amato meglio di dargli carico
degli aflTari d' Europa ; se pur ciò non facea per stornarlo da altri disegni .
Ma comunque fosse di ciò , é però certo , che alla sua morte il re si riprese
il governo dell' isola di Mona , che gli avea concesso ; e il suo repartimimUo
de'dugento Indiani die a mano della vicereglna donna Maria .
Nel mentre che 1' ammiraglio don Diego dimorava alla corte , re Ferdi-
nando, addì 23 gennaio I5i6, moriva. Suo nipote e successore, il principe
Carlo, che poscia fu l'imperatore Carlo Y, dimorando In quel tempo in Fian-
dra , le Spagne restarono in balia del cardinal Ximenes , che non volle brigarsi
di dar sentenza sulle querele e su' lamenti dell'ammiraglio, che re Ferdinando
avea a sé avocate per decidere di proprio moto : sicché bisognò attendere fino
al 1520, nel quale anno venne dall' Imperator Carlo V dichiarato : si dovessero
(*) Vedi la nota in fine dell' Appendice .
117
a Dalla recare 1 liconl contro don Diego essendo innocente: e di più, accortosi
r imperatore, che lutto ciò che il PasMmonte e I suoi partigiani arcano scritto
non era che un tessuto di nere calunnie , ordinò che don Diego fosse rimesso
nella carica, comecché i processi col fisco non anco avessero avuta decisione;
e si Dicesse sapere al Passamonle , che dimenticasse tutte le andate cagioni
d' altercazione e di discordia , e amichevoli pratiche con don Diego tenesse .
Ei ricoDoht>e ef iandio I dritti che egli avea di esercitare V uffizio di viceré e
di governatore dell' isola gpagnuola , e di tutti 1 luoghi da suo padre scoperti :
ma odio stesso tempo promulgò nuove leggi, per le quali era creato un sopra-
imeodenle col dlritco di potersi levar contro il viceré , sema appello ; sicché
questa dignità venia delle sue antiche attribuzioni molto sminuita .
Don Diego partissi di Spagna sul cominciare di settembre del 1520 , e al
suo giugnere a San Domingo , trovando che una gran parte del governatori ,
fattosi profitto della sua lunga assenn , aveano scosso il giogo ed abusato del
loro potere, di subito inviò loro de' successori, ed intimò ai dimessi di rendergli
esatto conto delle respettlve amministrazioni.
Ed altre considerevoli mutazioni erano avvenute nell' isola gpagnuola du-
rante r assenza dell' ammiraglio : — lo scavo delle miniere era stato trascu-
rato, egualmente che la coltivazione delle canne di zucchero, sorgente di rlc-
obcsBa talmente grande, ohe correva fiiroa In Ispagna , che i magnifici palagi ,
da Carlo Y a Madrid e a Toledo Innalzati , avessero avuto 1* essere dallo zuc-
chero della Spagnuola ; s' erano menati In gran numero schiavi dall' AtTrira ,
sCanteché si credeano per la coltivazione delle canne di zucchero più utili del
delicati Indiani : ma questi miseri Negri con tutte crudeNA che si poteano le
maggiori trattavansi , e parea che in mezzo a degli uomini non potessero tro-
vare difensori; finalmente la schiavitù degli Indiani su più umane ragioni
s'avea posta ;' ma quanto al Negri credevasi, che non fosser nati che per essere
schiavi ; e poiché ventano venduti e comprali nel lor proprio paese, questa
esser la loro naturale condizione .
Quantunque i Negri sieno d* indole paziente e abituati a patire , la barbarie
contro di loro esercitata fu però tale , che mosseli alfine a vendetta : — addi
n dicembre 1522 , la ribellione degli AfTricani scoppiò la prima volta alla gpa-
gnuola.
Ella ebbe comiuciamento in una coltivazione di canne di zucchero di pro-
prietà di don Diego, dove una ventina di schiavi, a' quali se n'erano ag-
giunti altrettanti d'una vicina coltivazione, studiaronsi d'avere armi, eolle
quali assaliti ed uccisi i loro padroni pel paese quindi si sparsero : certune
piantagioni rubare, ammazzar gli Spagnuoll, rompere le catene de' loro con-
nazionali , ed Insignorirsi della città d' Agua , o sulle montagne rlcovrarsi , era
Il kiro disegno.
Tosto che giunse a don Diego la nuova della ribellione , di presente si pose
dietro a' sollevati , da qualcuno de' principali abitanti accompagnato : nel se-
condo giorno , alle prode di Ni tao fermatosi , per lasciar prender lena a quel
fnpii» , « i«M(i» iaéifK»^^ col bua - KeOi Odra & Fi^eii «
boMAo MMÙi^lMali neoipi . QoaMo ■!!■ Gii ■»■■■■ mAoi Sh^mIb
^fclwinrf nel Kbfo DcMlatu Imptrii Ctrmiaiiti, ap S,oTC«a»-
elniiik : • Keifue vero nuif[ii exilùAUit Momw^kiit errar atxSde-
* rr polrU , ifintm ti Kfuimadt adminiftrBtùmesfimKt Iti ■ i Jìlm
■ rùie , UÌ/i euHiptimU raedrm reni rjuoque miUlaram ooa^MftOi-
• tur. r Ailtinquc la rapim dì alato non penDetlrra li h)*i— i éi
Spip» S iMcuire per kìiu erediiario in una rimiglù il gneiau ta-
fVMM dd Mitoni Uaaia - Ma le conveoziooi , i diplooii pulaT*Ba
«hwremeate ■ fiivor ile' Colomlio . E jwrò non paterajosi ncfiu* il dì-
ritta, cirrr^vano i nùnittri d' iniìebolirlo col fallo. Ed a «fucsie pnlì-
ehe avean favorcvule b nazione «pagaiinla , allrtochr a vanlageìo di
OMtlli voliterà*! qurllo che si toglieva agli eredi di uno slrunem .
I^umkIc w Dittfo SkIìooI dell' Eroe ivcim fatto «enno delle confr»ddi-
tumi e ealunate luiitenule dal genitore , e delle accuse e liti cb' <f^i
Ueun eblie « t»IlFrare, avreblie dovuto comporti colla Corte, rìnun-
Xtaiulo e" ]rrivilef;i e drilli odio*! e soipelti , {lerchè troppo grandi e
Iropiio Miperinn alla privata condizione. Don Luigi hrn conobbe
quiilla ctie voleva il Klinidero, ed anteponendo la mn(fuìn>t)>. all'ani-
niiimie rlnuuiió a' dritti di viceré ed alle decime dei prodotti del-
l' Amerirn , ronlrnln dn' liinti ereditari nella sua diKendenu , <tì
Ammiraglio dell' Indie, e Duca di Veragiia , con una splemlida pcD-
113
Il nevello ammiraglio s'imbarcò a San Lucar, addi 9 giugno 1509 , con la
sua sposa, suoTratello Ferdinando, che era sul Gor degli anni e avea ricevu-
to una buona educazione, e 1 suoi due zìi Bartolommeo e Diego : e teneagll
dietro numeroso corteggio di cavalieri dalle loro mogli seguiti , e di giovani
donne più ragguardevoli, dicesi, per la nobiltà del sangue che per la loro for-
tuna , le quali ventano inviate nel Nuovo Mondo per stringersi In nodo a ric-
chi mariti.
Il governo di don Diego cominciò con un tal grado di splendore insin allora
sconosciuto nella colonia. Comecché il re non avesse a don Diego il titolo di
viceré conceduto, pure venia dato da tutti, per gentilezza, a lui e alla sua con-
sorte. La viceregina, donna di gran pregio, attorniata da nobili cavalieri e
da damigelle di buone lamiglie, che erano per tenerle compagnia venule,
formò una specie di corte , che pose in certa luce questa isola mezza selvag-
gia ; le quali giovani donne furon di presente maritate a' pili riccM coloni ,
e validamente contribuirono a trarli da qoe'modi .grossolani ai quali s'eran
laKiati , privi essendo del freno salutare che alla influenza delle donne Tuole
attribuirsi .
Don Diego riguardavasi investito se non del titolo almeno delle lacollà di
viceré: ma il sovrano immantinente focegii vedere, ei non voler ammettere
una tal pretensione ; perché , senza fargliene parte , distinse l' istmo di Darlen
in due grandi provinole , e nomò Atonzo d'OJeda governatore della orientale,
eh' egli chiamò Nuova Andalusia , e un cavalier nomato Diego di Nicuesa ,
governatore della occidentale, che, in sé accogliendo la ricca costa di Yera-
gua , chiamolla Castiglla dell' Oro •
Se questo monarca lasciato si fosse guidare dalla gratitudine e dalla giu-
stizia , il governo della detta costa avreblie di ragione concesso a don Sarto-
lommeo Colombo , il quale erasi adoperato alla scoperta di quel paese , e
con suo fratello l'Ammiraglio, In quella impresa avea tanto patito: Il suo In-
gegno superiore avrebbe ben meritata la investitura di tal carica; ma Fer-
dinando conoscea troppo lo spirilo elevato del fratello di Cristoforo , e sapea ,
che egli non l'avrebbe accettata se non che a condizioni al suo onore e alla sua
nerezza convenevoli : perciò non lo contò per nulla , e volle piuttosto conce*
dere quel governo ad avventurieri di minor sapere ma a sé più ligi .
Quanto don Diego indegnasse , che questi partili venisser fatti nella giurisdi-
zione del suo governo , non é a dire : egli credette il tutto siccome un fran-
gioientodel patti più Gate a suo padre e a' suol eredi confermati.
D'altronde, ei, come il padre, ebbe a lottare nel suo governo contro le
male fazioni -, avvegnaché i nemici del padre si fecer sopra del figlio . Michele
Passamonte , tesoriere del re , gii ruppe guerra , dal vescovo Fonseca spalleg-
giato, il quale mostrò avere l' implacabile sdegno pel figlio, eh' avea palesato
per l'Ammiraglio. Una folla di piccioli avveuimenli pose lo scompiglio tra
don Diego ed alcuni officiali sulMlteml della colonia, nella quale sempre esi-
steva un avanzo de' partigiani del Roldano, che si collegarono contro di lui : e
I. 15
«ìrrfac wri»** »! n
*♦* Ufi «»■
le liole di Cuba e della GlamalcnaTUEOinmeue ecolonlttale, Han spargere
gocciola di iangue; Integra, siccome goTeTMiore. rimanea ta sua tama', e
te avei levali rontro di té I pianti del cdIodI , ciA non era avvenuto che rer-
caiuto di dir men dura la conilLilone dei miseri lodiani .
SICRbé, coinpiulamenle glusttScoul: e II re camaad'i. che tulli I praceul
eooiro di lui coroinckiU nella Conc d'A|)pello , ed inoltre anche quelli Inien -
tallgli per danni a penone cagionali dal reggimento de' rapar(imivn(ai> si eei-
aawcni ; e che lutti gli scrlui fkusergil di praentc contegnaii , perche da sé
ateuo Tolea giudicare.
Ma ad orna di tutti questi fhfori. allorché l'ammiraglio reclamò una parte
de'prolltli delle provi ade della Castlgila dell' Oro. allemanda emere stale da tuo
padre scoperte , come cbiammentei numidi molti luoghi praviTano, 11 monarca
inKmù.s'InlerroRiiiseralinarltisrl.chcavcan iinvlitaio con Crltiororo Colombo,
nella speiama di tu credere . egli ddd aTer la coFta di Darlen e II gnlftì d't?ra-
ba icopcrto . • tn tal guiio , agglugnc l' nerrera , Tu doti Diego continuo *lra-
tcinalo in quiulonl col Bsco; di torta che a dlrilln può dirsi, cbe venisse ad
ereditare lutti gli aOàntil del padre suo. •
Poro tempo dopo la dipartita di don Dicco da San Domingo , lo rio suo ilon
Kartoliimmeo fluì la travagliata *ua vita . Alcuna particolarilt a noi non g;lunM
inlorno alla (U8 morte, né la aiorta (li alcuna menilone della sua eli, che glt
avaniala esser dovea(*).Dlceil, che il re Ferdinando. sentisse questaavvenlmcnlo
dia dolore, avvegnaché egli portava alta opinione dell' Ingegno dell' adelanta-
do. I Era quelli un uomo, dice l'Herrera, cui pCr merito non cedeva a suo fra-
lello l'Ammiraglio . e aveva date grandi prore di poterti ad alle impreM kn-
re, palelle egli era coragsioto, accorto marinaro e di noblliidl spirilo ripieno.'
Il Charlevoii attribuisce l' Inazione , nella quale Bartolommeo fu per molti
anni lascialo, alla gelosia ed economia del re. B1 trovava di gUi troppo pò-
tenie la famiglia del Colombo; e te l'adelantodo avesse scoperto il Hcssiro,
eredeaJo da tanto da chiedere candiiloni quanto quelle di suo fralvllo 1' Ammi-
raglio vanta giiloie .
Correa vore, aggiunge l' nerrera , avere il re amato meglio di dargli carico
degli affkrl d'Europa: se pur ciò non fticea per stornarlo da ,illti disegni.
Ma comunque Tome di ciò , é però ceno , che alla tua morit 11 re si riprese
Il governo dell' Isola di Mona , cbe gli area concesta ; e 11 suo rf}Nir(imi'«ilo
dc'dugenlo Indiani die a mano della vinrj^lna donna Maria .
del mentre che 1' ammiragUo don Diego dimorava alla corte , re Perdl-
liaodo, addi 33 gennaio isiG, moriva. Suo nipote e succeasore , il principe
CtU'lo, cbe poscia Tu l'Imperatore Carlo T, dimorando In quel tempo in Flao-
dri , le Spagne restarono in balio del cardinal Ilmeni's , che non volle brigarsi
di dar si;nieni8 sulle querele e su' lamenti dell' ammiraglio , cbe re Ferdinando
aVH a se avocate per decidere di proprio moto i sicché bisognò allcndere fino
il 1510, liei quale hddo venne dall' imperaior Carlo V dichiarato : si doveaicra
C^ Vedi U noU io fine dell' Appendice .
117
a nnlU recare I ricorsi contro don Diego essendo innocente: e di più, accortosi
l'imperatore, che tutto ciò che il Passamonte e I suoi partigiani areano scritto
DOD era che un tessuto di nere calunnie, ordinò che don Diego fosse rimesso
nella carica, comecché i processi col fisco non anco avessero avuta decisione;
e si focesse sapere al Passamonte , che dimenticasse tutte le andate cagioni
d' altercazione e di discordia, e amiclievoli pratiche con don Diego tenesse.
Ei riconobbe eziandio I dritti che egli avea di esercitare l' uffizio di vieerè e
di governatore dell' isola gpagnuola , e di tutti i luoghi da suo padre scoperti :
ma nello stesso tempo promulgò nuove leggi, per le quali era creato un sopra-
Intendente coi diritto di potersi levar contro 11 viceré , senza appello ; sicché
questa dignità venia delle sue antiche attribuzioni molto sminuita .
Don Diego partissi di Spagna sul cominciare di settembre del 1520 , e al
suo giugnere a San Domingo , trovando che una gran parte del governatori ,
fattosi proìSlto della sua lunga assenza , aveano scosso il giogo ed abusato del
loro potere, di subilo inviò loro de' successori, ed Intimò ai dimessi di rendergli
esalto conto delle respettive amministrazioni .
Ed altre considerevoli mutazioni erano avvenute nell' isola Spagnuola du-
rante r assenza dell' ammiraglio : — lo scavo delle miniere era stato trascu-
rato, egualmente che la coltivazione delie canne di zucchero, sorgente di ric-
Ghena talmente grande, che correva fama In Ispagna, che I magnifici palagi ,
da Carlo V a Madrid e a Toledo Innalzati , avessero avuto l' essere dallo zuc-
chero della Spagnuola ; s' erano menati In gran numero schiavi dall' AfTrira ,
stantechè si credeano per la coltivazione delle canne di zucchero più utili del
delicati Indiani : ma questi miseri Negri con tutte crudehi che si poieano le
maggiori traltavansi , e parea che in mezzo a degli uomini non potessero tro-
vare difensori; finalmente la schiavitù degli Indiani su più umane ragioni
s'avea posta ; ma quanto al Negri credevasi, che non fòsser nati che per essere
schiavi ; e poiché ventano venduti e comprali nel lor proprio paese, questa
esser la loro naturala condizione .
Quantunque i Negri sleno d' indole paziente e abituati a patire , la barbarie
contro di loro esercitata fu però tale , che mosseli alfine a >'endella : — addi
27 dicembre 1522 , la ribellione degli AfTricani scoppiò la prima volta alla Spa-
gnuola.
Ella ebbe cominciamento in una coltivazione di canne di zucchero di pro-
prietà di don Diego, dove una ventina di schiavi, a' quali se n'erano ag-
giunti altrettanti d'una vicina coltivazione, studiaronsi d'avere armi, eolie
quali assaliti ed uccisi 1 loro padroni pel paese qtiindi si sparsero : certune
piantagioni rubare, ammazzar gii Spagnuoll , rompere le catene de' loro con-
nazionali , ed insignorirsi della città d' Agua , o sulle montagne ricovrarsi , era
il loro disegno.
Tosto che giunse a don Diego la nuova delia ril)eliione , di presente si pose
dietro a' sollevati , da qualcuno de' principali abitanti accompagnato : nel se-
condo giorno , alle prode di Nllao fermatosi , per lasciar prender lena a quei
49^ 118 44*-
che aveanlo seguitato ed aspettar nuovi aiuti , un certo Melchiorre di Castro ,
che era venuto in sua comiiagnia «appreso che I Negri aveano guaste e diserte
le sue coltivazioni , saccheggiata la sua casa, e seco loro menati gli schiavi
Indiani, ad insaputa dell'ammiraglio, in mezzo alla notte, con due soli compagni
parli verso le coltivazioni antidette, ed ivi trovato per tutto disordine, conti-
nuò a perseguire i Negri, e mandò all' ammiraglio per richiederlo di aiuto ,
il quale prestamente inviogli otto cavalieri armati di lancia e di scudi , che
portavano in groppa sei uomini d' infanteria : e a questo soccorso si unirono
quindi altri tre cavalieri , e con si scarso numero di gente il di Castro , al
levare del sole, raggiunse i Negri. I ribelli si preparano alla pugna armati
dì pietre e di dardi indiani, spaventose grida levando: e i cavalieri spa-
gnuoli, posta la mano manca ne' scudi, bassando lor aste, a corso lanciato
si gittano sopra di essi , che poco stante furon rotti , e per dirupi scampan-
dosi , lasciaron sul campo sei morti e parecchi feriti .
Giunto in quel mezzo l'ammiraglio, si uni al vincitori per inseguire I fug-
gitivi : se alcuno per avventura veniva in lor mano , alla più vicina arbore
impendeai:!, e così si lasciava per farlo spettacolo a' suoi compatriotti ; la
quale pronta severiti , mise In sconcerto gli ulteriori disegni di ribellione de-
gli altri schiavi affricanl .
Frattanto , i molti nemici che don Diego s* era fatti , tanto nella colonia ,
che in Ispagna, aveano nuovamente alzato il capo; e tra gli altri, l'antico suo
emulo, il tesoriere Passamonte, avealo accusato d'essersi insignorito di
pressoché tutto il potere dell' Udienza Reale , ed aver dato al decreto di sua
maestà , che della carica investialo di viceré , una estensione che II sovrano
di darle non mai avea avuto pensiero .
Questi richiami valsero molto alla corte: sicché, nel 1523, don Diego
ricevè dai Consiglio delle Indie una severissima lettera , la quale rinfacclava-
gli i diversi abusi ed eccessi di potenza contro di lui allegati , ed intimava -
gli, sotto pena di rimanersi privo delle sue dignità e privilegi , di torre via tut-
te le innovazioni che aveva fatte, e di porre le cose sul piede di prima. E
perchè non potesse br credere di avere ignorato quest'ordine , fu imposto alla
Udienza Reale di bandirlo , e di comandare a qualunque persona di obbedir-
vi , e vegliar che fosse convenevolmente adempiuto .
E poco dopo , I' Ammiraglio ebbe un'altra lettera del Consiglio, che l' av-
visava far di mestieri la sua persona in Ispagna , per mettere il governo In
chiaro su certi oggetti , e ragguagliarlo sulla riforma di diversi abusi , e sol
trattamenti e sulla conservazione degli Indiani. Don Diego comprese esser
questo un perentorio richiamo, e obbedì incontanente.
Arrivato in Ispagna , e' si presentò di subito alla corte, a Vittoria, con la
intrepidezza ed il coraggio d' uomo che non nulla avea da rimproverarsi ; e si
sentitamente la sua causa difese , che fu di leggieri al sovrano e al Consiglio
crederlo innocente . Convinseli inoltre della fede con la quale avea a' suoi do-
veri adempito, non che del suo zelo pel bene pubblico e per la gloria della
119
Coroni ; e fece toccar eoo mano che i laroeoti levati contro di lui , venìYano
dalla gelosia e nimistà del Passaoionte, e di altri oIBciali del re nella colo-
nia, i quali non potevan patire, che fosse nell'isola alcuna autorità superiore
che tenesseli in freno .
Avendo compiutamente fotta apparire la sua innocenza , e provate false le
calunnie de' suol nemici , don Diego confidossì ottenere ben presto giustizia
sa tutti i richiami : ma siccome essi volgevano sull* argomento delle entrate
che da vaste e ricche provIncie traevansi , incontrò molti e molti ostacoli , e
si soggettò ai ritardi che simlgliantl inchieste doveano incontrare .
Alla per fine, pelle sue vive sollecitudini, ottenne dallo imperatore un or-
dine , che si formasse una Giunta composta dei grande cancelliere , di fra
Loyasa, confessore dell'imperatore e presidente del Consiglio Reale delle In-
die, e di vari altri ragguardevoli personaggi, affinchè ella inquisisse sul di-
versi punti di contesa tra l'ammiraglio ed il Fisco, e sulle procedure che aveano
avuto luogo dinanzi al Consiglio delle Indie, ed avesse attribuzione di giu-
dicare su questo negozio , siccome volea la giustizia .
Ma la formazione del processo menò tanto In lungo , e fti da tanti ostacoli ,
vessazioni e rovesci attraversata, che, siccome suo padre, fo sventurato Diego
morissi pria di vederne la fine.
Per due anni egli avea seguito la corto di città in città , a Vittoria , a
Burgos, a Yalladolld, a Madrid e a Toledo; e perchè nel verno del 1525 l'im-
peratore parli da Toledo per Siviglia, l'ammiraglio deliberossi seguirlo, co-
mecché la sua complessione , indebolita dalle sostenuto fhtiche e sciagure , noi
comportaste. — L' istorico Oviedo il vide a Toledo due giorni innanzi la sua
dipartenza, in preda agli assallmenti d'una lento febbre; e di unito con altri
suoi amici forzossi stornarlo da quel viaggio , disagevole troppo per la sua
saluto , in quella stagione . Ma indarno tornarono i loro consigli ; che don
Diego, non conoscendo il suo stremo , loro rispose , che andava a Siviglia per
farsi alla chiesa di Nostra Signora della Guadalupa , ed offerire omaggio dì
devozione a' pie del suo altore , e che sperava per Intorcessione della Madre
di Dio, rìcovrar di presente la sua pericolanto saluto.
Ed infaUi egli partì da Toledo in lettiga, addi 2i febbraio 1526, confessa-
tosi prima de' suoi peccati e comunicatosi , e giunse lo stosso giorno a Montolba-
00 , dopo fatto sei leghe . Ma ivi la sua malattia tolmento lo strinse , che
$' accorse d'essere giunto al fine della vito ; sicché e' si affrettò di accomodare
le sue cose di coscienza, e finì di vivere, addi 23 febbraio, nell'anno cinquan-
tesimo dell'età sua o in quel torno .
Dell' immatura morto di don Diego Colombo tbron cagione le sciagure e
le ingiustizie che per tutto la vito lo tribolarono. ~ » B' s'era adoprato, dice
r Herrera, a far valere i suoi diritti , e a direndersi contro le calunnie de' suoi
rivali, che cercavano, a forza d'astuzia e di sottili accorgimenti , di far venir
manco la gloria del padre e la virtù del figlio. >
-m 120 «H4-
MIMI DUCA DI TBIIACUA
Alla morte di don Diego, la sua donna e tutta ia sua flimiglia erano a San
Domingo .
Egli lasciò due figli , Luigi e Crisloforo ; e tre figliuole , Maria che si fece
monaca, Giovanna che sposò Pietro di Toledo, e Isabella, che toccò in is-
posa a don Giorgio di Portogallo, conte di Gelvet . Ei lasciò eziandio un figlio
naturale di nome Barlolommeo (*) .
Dopo la morte di don Diego, la viceregina, donna di spirito nobile ed ele-
valo , vedendosi vedova con cinque figli , pose ogni studio per mantenere e
Tar valere i diritti di sua famiglia . Sapendo , che pei privilegi conceduti a Cri-
stoforo Colombo, I suoi figliuoli aveano incontestabile diritto alla dignità di
viceré della provincia di Yeragua, dal loro avolo scoperta, ella addimandò al-
l' Udienia Reale dell' isola Spagnuola, licenza di lare leve, e di porre in assetto
un'armata, affine di riempier di colonie quel paese. Ma a ciò l'Udienza
non consenti, e fé' parte di questa domanda all'Imperatore , che rispose la In-
chiesta dover rimanersi senza risposta, finché la giustezza de' di lei richiami
non fosse conosciuta ; perché , quantunque a diverse epoche egli avesse dato
carico a vari magistrati di esaminare 1 dubbi e le obiezioni messe in cam-
po dal Fisco, ninna sentenza era stata ancora pronunziata. — Del resto, la
impresa divisata dalla viceregina non fu mai mandata ad efletto.
Poco stante , ella s' imbarcò per la Spagna , affine di far valere i diritti del
suo primogenito , don Luigi , allora in età di sei anni. Carlo Y era assente :
ma la venne co' più dolci modi accolta dalla imperatrice. 11 titolo d' ammira-
glio delle Indie fu dato immantinente al figlio suo don Luigi ; e l' imperatore
crebbe eziandio le sue entrate, e concesse nuovi favori alla sua famiglia. Tutta-
via , non fu possibile indurre Carlo Y a Investire don Luigi della dignità di vi.
cere , comecché pochi anni innanzi egli avesse conceduto quella carica a suo
padre a titolo di diritto ereditario .
Il perchè , nel 1538, il giovane ammiraglio , nel diciottesimo anno dell' età
sua 0 in quel tomo, intentò una lite contro la Corona , al tribunale compe-
tente, chiedendo il titolo di viceré: ma dopo due anni l'aflarc fu lasciato
(*) ^'oi abbiam corretto lo stato della disceudenza di Diego Co-
lombo , quasi tutto errato dall' Irving / auli* ^àlbero Genealogico del-
la fainiglia Colombo , coiifezionato m latino dal reverendo prete An-
tonio Colombo , addì 17 aprile 1654, e receutemente pubblicato per
le stampe dallo infatigabile ed egregio Felice Isnardi^ nei suoi Nuoiù
Documenti Originali , ce. ; albero che d' altronde inseriremo in fon-
do della presente Appendice , tradotto in italiana favella ed annotato .
F. C. Marmocchi
121
in mino dì arbitri , tra i quali erano !• zio suo oaluralf don Ferdinando , e il
cardinal Loyasa , presideole del Goosiglio delle Indie .
E questi arbitri decisero, che don Luigi fosse nominato capitano generale
della Spagnuola ; ma I termini di quella nomina ftirono tali , che di leggeri
e' comprese non portarne che il nome senza più .
nondimeno e' si ridusse di presente alla Spagnuola , ma non vi si tenne
lungo tempo ; cbé maggiormente si sgannò vedendo le sue dignità ed i suoi
privilegi non esser che sorgenti di continui brogli ; e si stette contento di con-
chiudere colla corona un compromesso , pel quale assicurò il suo riposo e so-
disfece pienamente agli Interessi della Corona : rinunziando a tutte pretensioni
della dignità di viceré del Nuovo Hondo, e cedendo eziandio 11 diritto del de-
cUno delle derrate delle nuove terre : in vece fu Investito del titolo di duca di
Veragua e di marchese della Giamalca , ed ebbe una splendida pensione di
mille dobloni d'oro.
Ma don Luigi non godette gran tempo di questa sostituzione d' una rendita
ferma, comecché moderata alle pretensioni esorbitanti e di nullo vantaggio dei
suoi antenati ; che poco stante morissi , non lasciando che due figli illegittimi
di nome Cristoforo e Domenico (*) ; ma egli ebbe due flglic, che gli vennero
dal maritaggio con donna Maria di Mosquera, l'una nominata Filippa , e
r altra chiamata Maria , la quale cinse II velo nel convento di San Quirico a
TaUadolid .
DIEGO avo NIPOTE
Don Luigi , privo adunque di figlio legittimo , ebbe per erede delie sue tli-
gnìtà e ricchezze 11 nipote suo Diego , figliuolo di Cristoforo suo fratello .
Una lite ebbe luogo tra 11 giovine erede e sua cugina Filippa , nata del
morto don Luigi ; ed eziandio II convento di San Quirico levò delle preten-
sioni in ragione de' diritti di donna Maria , che era già latta monaca : Cristo-
foro pure , il figlio naturale di don Luigi , se gli oppose , ma noi si contò per
nulla, attesa la sua illegittimità.
Don Diego e la sua cugina Filippa , piuttosto che trarre a lungo il processo ,
pensarono esser miglior partito di for venir meno le lor pretensioni col con-
giugnersi in matrimonio; io che Terono, e la loro unione fu venturaia, ma non
s'ebbero figliuoli.
Diego cessò di vivere senza posterità nel 1578 , e con lui si estinse la linea
retta mascolina di Cristoforo Colombo .
(*) Corretto , come sopra .
F. C. Marmocchi
I. 16
<»H 122 %¥^
CELEBRE CAUSA AOITATA DAI
tmrOtLMO AULA SVCCESnOHE
«PACURFOU
COLOMBO
Uno de' processi i più importanti che 11 mondo abbia veduto mai , si tenne
allora intomo ai beni e alle dignità del Grande, che avea scoperto il Nuovo
Mondo .
Don Diego lasco dne sorelle , Francesca e Maria . La prima ed 1 figli della
seconda facean valere i lor diritti .
In questo mezzo si presentò Bernardo Colombo di Cogoleto, che dlceasl
discendere in linea retta da Bartolommeo fratello di Cristoforo Colombo ; ma
il tribunale rifiutò le sue pretensioni , poiché dicea non esser sentore aver
Tadelantado lasciato alcun figlio riconosciuto e legittimo (*).
Baldassarre Colombo, della famiglia di Cuccaro e Conzano , nel ducato di
Monferrato , in Piemonte , portò anch' egli attivi richiami : e* venne d' Italia
in Ispagna e tutto diessi per più anni alle istanze di questo processo .
E la causa fu finalmente decisa in modo perentorio dal Consiglio delle In-
die, addi 1 dicembre 1608, che dichiarò estinta la linea mascolina di Cri-
stoforo Colombo .
zmnBBTO AXX'AIAERO DEI.I.A rANtlGUA COLOMBO
Don Nullo Gelves di Portogallo fu messo in possesso ed investito del titolo
di duca di Veragua . Bgli era il nipote d' Isabella, sorella del duca Luigi, e terza
figliuola di Diego, primogenito del Grande Ammiraglio, e di donna Maria di To-
ledo. La discendenza delle due sorelle maggiori d'Isabella, avea de' diritti
anteriori : ma la loro posterità venne manco prima della decisione del pro-
cesso. La minore ^ nomata Isabella , era stata moglie di Giorgio di Portogallo,
conte di Gelves . » Di maniera tale che , dice 11 Charlevolx , la fortuna e gli
onori del Colombo vennero a riescire nella stirpe portoghese di Braganza »
stabilita in Ispagna ; e il nuovo erede , che innestò la sua progenie alla stirpe
dello scopritore del Nuovo Mondo, prese questo titolo : » De PortugàUo, Colon,
due de Veragwu, marquii de la Jamaica, y almirante de las india* . •
Questa fomiglia esiste tuttora in Ispagna : i duchi di Veragua sono splendi-
di signori , grandi del regno di prima classe , né sono spente in essi le virtù
e gli alti sensi de' loro magni avi .
(*) Vedi l'albero genealogico qui sotto inserito.
F. C. Marmocchi
^m 123 ^
nuETsvnovi dci colombo d'itaua
I richiami di Baldassarre Colombo di Cuccaro, Turoo rigettati dal Consiglio
delle Indie per ben tre volte-, la domanda d* una pensione d'alimento, che chie-
deva io fona delle disposizioni del Colombo per supplire a' bisogni de' poveri
congiantl, por si tolse di mezzo, comecché le altre parti avesser btto sapere
non se gli opporre. Egli morì in Ispagna , dove visse più anni per mandar in-
nanzi il processo.
Suo 6glìo ritornò in Italia, durando a sostenere fermi i suoi diritti, e dicen-
do essere inutile l'aspettar giustizia dagli Spagnuoli , che avevano troppo più
interesse a mantener fra loro questa dignità e questi beni . Ma fece Intendere
aver egli d'altra parte ricevuti dodici mila dobloni d'oro, a titolo d' acconcia-
mento . La quale asserzione, a giudizio dello Spotomo, sostenuto dall'autorità
del dotto canonico Ignaro di Giovanni , è una pretta rodomontata, che il figlio
di Baldassarre spacciava per celare la propria sconfitta.; Io che venia conterma-
to dalla sua povertà manifesta .
Nondimeno la famiglia di Cuccaro conserva di continuo le sue pretensioni :
tiene nella più aita venerazione la memoria del Grande Ammiraglio , che ri-
guarda come il più illustre de' suol antenati -, e qualctie viaggiatore visita di
tanto in tanto il vecchio castello in Piemonte, come II luogo in cui s'ebbe la
vita colui che discoperse il Nuovo Mondo.
FBBPniAMDO nOUO SATinLAZdB DI CmiBTOFO&O COIiOKBO
Ferdinando Colombo , o Colon , come in Ispagna vien chiamato , figlio na-
tonde ed istorlco dell' Ammiraglio, nacque in Cordova , città d'Andalusia, da
Beatrice Enriquez.
Avvi deli' incertezza su la vera epoca della sua nascita : secondo il suo epi-
taffio, e' sarebbe nato addì 28 settembre 1488; ma da' suoi scritti originali ,
ooDsenraU nella libreria della cattedrale di Siviglia, e che furon pelle ricerche
di don Diego Ortiz di Zunniga , istorico di quesu città , rinvenuti , sembra
aver vedala la luce addi 29 agosto 1487.
In sul cominciare del 1494, Ferdinando entrò in corte, ove già era il
SQO firatello primogenito Diego, e vi fu condotto dal suo zio Bartolommeo ,
per rimanerri in qualità di paggio del principe don Giovaimì , figlio ed erede
di Ferdinando e d' isabella Cattolici;. 1 doe fratelli tenner lor grado fino alla
mone del principe; e dopo questo tristo evento la regina se li volle per sé
come paggi : sicché la loro educazione fu accuratissima , e Ferdinando , diede
per tmta la sua vita, delle prove di quanto n'avea profittato.
Accompagnò nel 1502 , In età di tredici o quattordici anni , suo padre nel
suo quarto viaggio di scoperta, e tutto l'iauneiiso paso delT avversa fortuna
4H> 124 #§«.
con tanta fortezza d'animo sostenne, che l'Ammiraglio suo |)adre n' ebbe a
stordire , e parlonne sempre con lode .
Dopo la morte dell'Ammiraglio, pare che Ferdinando Tacesse due volte 11
viaggio del Nuovo Uondo, e quindi passasse coir imperadore Carlo Y in Ita-
lia, in Fiandra e in Alemagna.
Secondo il Zunniga egli corse tutta l'Europa, e una parte dell' Affrica e
dell'Asia. Comunque però sia, è certo, ch'egli Tu uomo di spirito elevato e
di Ano discernimento, e sortì dalla natura le più felici disposizioni; nelle fa-
vorevoli occasioni non fu bricclolo di tempo eh' egli non mettesse a pro6tto
per istruirsi , e fu ben innanzi in latto di geograGa , di nautica , e di storia
naturale .
Per natura inclinato allo studio e alla lettura , e' si formò a poco a poco
una sceltissima biblioteca , comecché numerosa di più di venti mila volumi o
stampati o manoscritti : e con l' approvazione dell' imperadore Carlo V , egli
si studiò di fondare a Siviglia un'accademia e un collegio per le matemati-
che , e con questo disegno gittò le fondamenta d' un suntuoso edificio fuori
delle mura della città, di fronte al Guadalquivir, a dritta, ove oggidì è posto
il monastero di San Laureano .
Ma la sua complessione , Indebolita da' patimenti che sì per mare come per
terra avea sostenuti, non gli consenti di veder finito queir edifizio, e morte Im-
matura Impedì 11 compimento del suo progetto d' accademia e di molti altri
lavori, che lasciò appena ammezzati. Egli finì di vivere in Siviglia, addì 12
luglio 1539 , In età , come dal suo epitaffio rilevasi , di anni cinquanta , nove
mesi e quattordici giorni .
Non lasciò figliuoli , e non tolse mai moglie .
11 suo corpo fu seppellito , secondo il suo desiderio , nella chiesa cattedrale
di Siviglia , che volle s' avesse la sua preziosa biblioteca : la quale dice Zun-
niga , fu locala nel capitolo della chiesa , sala che altra volta avea servito per
cappella reale , dipinta a fresco e tutta ornala di scaflali di acagiù , legno
prezioso del Nuovo Mondo , eccellentemente scolpiti -, ed In questo magnifico
locale ella rimane tuttora sepolta , e obbllata e perduta pel mondo letterario
e filosofico .
Don Ferdinando avea impiegato quasi tutto li suo tempo nello studio delle
lettere . Secondo l' iscrizione posta sulla sua tomba , e' fu autore di un' opera
in quattro libri , o In quattro volumi , che a noi non venne ; il tempo si
tolse eziandio il titolo della medesima, che non è più possibile declferare su
questo stesso monumento. E tanto più dobblam dolerci di questa perdita,
in quanto che, secondo il Zunniga, I frammenti dell'inscrizione firn conoscere
come ei fosse stato In Istoria , morale e geografia eruditissimo ; e che avea rac-
colte molte notizie su' paesi pe' quali era passato, e in spczialilà sul Nuovo
Mondo e sul viaggi e le scoperte di suo padre .
Sia che si voglia, l' opera più importante di lui, che infino a noi pervenne ,
è la storia dell'Ammiraglio suo padre, ch'egli scrisse in spagnuolo. Ella fu
4H> 125 444-
fatta Italiana da aIodzo di Ulloa , ed é da questa traduzione italiana , che son
Tenute tutte le edizioni di tale storia , che fu di subito in diflerenti lingue
tradotta ; e la stessa edizione spagnuola che in oggi sì legge non è che una
traduzione della versione Italiana dell' Ulloa .
I>on Ferdinando era stato testimone oculare di alcuni de'fatti ch'egli rac-
conta , e specialmente di quel che dice intorno al quarto viaggio , che avea
latto in compagnia di suo padre: ebbe eziandio presso di sé gli scritti e le
carte dell' Ammiraglio, e consultò le contemporanee scritture di tutte le sor-
ta, e ne fece estratti ; ed oltre a ciò, e' conobbe lamigliarmente la più parte
de' personaggi che operarono i grandi fotti della scoperta del Muovo Mondo .
Como di probità e di senno egli era , e scrisse con quella imparzialità che
pochi potrebbon tenere, in trattar di soggetti che importano l'onore, la for-
tuna e la prosperità del loro padre : ma dispiace eh' egli abbia lascialo nel-
r oscurità tutta la vita di suo padre prima della sua scoperta , termine di tem
pò che riesce a un dipresso al cinquantesimo sesto anno dell'età sua.
Pare che Ferdinando abbia amato meglio gittarvi sopra un velo , e non
aver voluto mostrare al lettore il padre «uo , che dopo che s' era reso illustre
pel la sua impresa immortale, intendendo così di significare che la sua storia
dovesse con quella dell' Universo esser congiunta .
Del resto la sua opera è oltremodo preziosa : è la pietra fondamentale della
istoria dell'americana terra .
(*) Bartolommco Colombo venne a morte in età di anni 65
circa. Infatti, egli era minore di Cristoforo, nato nel 1446 o nel 47;
e mancò di vita nel 1515 ; cosicché mettendo la nascita di Bartolom-
meo nel 1448 egli ebbe a terminare i suoi giorni in eik di anni 67.
-m 126 Mt-
ALBERO GENEALOGICO
DELLA FAMIGLIA GOLOIBO
DI COGOLETO (i;
AD MAJOREM DEI GLORIAM
Maouello Colombo dì Cogoleto (2;
Enrico Colombo di Cogoleto (i)
GiovaDoi Col limbo di Quinto (4)
L«
Domenico Colobbu di Cogoleto (&)
Maria dei Giusti di Lerca presso Cogoleto sua moglie (C)
Bartolommeo (7)
iV/\r. sufi moglie
caisToroKo Diego l.^ (9) Niccoletta
r
scopritore
dui Nuovo Mondo (8)
Filippa Mognis-^Perestreìlo
sua moglie
Jacopo Ba^areUo
suo marito
TommaM D«ro«rdo(IO) Antonio
morto PeìJegrina morto
senu Roòe/lo senta Diego2.'> Viceru
prole di jtrensano prole Maria Toledo
sua moglie
sua moglie
Ferdinando
nato spurio
da Beatrice Enri<fues
Tommaso
iVAT, sua moglie (H;
Agostino
Giaeomina sua moglie (12)
Luigi Cristoforo Bartulom. BLiria Giovanna
Duca
di Veragaa
spurio monaca moglie
di Pietro
Toledo
Tommaso Bernardo Pietro
morto pretendente morto
seosa al maiorasco senta
prole di Spagna (13) prole
in Cogoleto in Roma
Diego 3 ."
morto
senta prole
IsabeUa
moglie
delC*
di Gel'
9esQ.l)
Francesca
moglie
del dottore Ortegon
Agostino Cristoforo (I4)
Cristoforo
spurio
Domenico
spurio
J
•*»» 12? «••.
NOTE
CHE SI RIFEAlKCOVO ALL* ALBERO ANTECEDENTI!
ESTRATTE OALL* OPERETTA DELL'EGREGIO
intitolata
NUOVI DOCUMENTI ORIGINALI
MERCÈ I QUALI È ACCERTATA LA PATRIA
DI CRISTOFORO COLOMBO
IL COMUNE DI COGOLETO
(1) Questa e la copia dell'Albero Genealogico della fimilglia Colombo di
Cogolelo , confezionato dal reYerendo prete Antonio Colombo , addi 17 a|)rilc
IS54 , pubblicato ( pei tipi del Progoni di Genova , nel 1840 ) dall'egregio sig. *
felice Isnardi , e dal medesimo rettificato nella linea discendentale di Barlo-
lommeo, fratello del Grande Ammiraglio, colla ficorta dei documenti origi-
nali , di recente scoperti negli Archivi del Governo e dei Notori di Genova .
(2) Forse, fu questo Manuello cbe ri ruggì in Liguria dalla Lombardia , a
cagione delle guerre straniere e delle fazioni cbe laceravano Italia ( Vedi la
vita di Cristoforo Colombo ) .
(3) ManueUo ed Enrico Colombo , sono ambedue menzionati in un ro-
gito notariale del 1355, citalo dall'Abbecedario di Federico Federici, esisten-
te manoscritto nella libreria dei reverendi missionari urbani di Genova.
(4) Di questo Giovanni è ricordo nel Catalogo dei confratelli defunti
dell'Oratorio di Santa Caterina di Savona, colla data dell'anno 1450.
(5) La firma di Domenico Colombo , vedesl appiè delle tavole testamen-
tarie ch'egli stesso dettò di viva voce, nell* occasione di gravissima malattia,
addi 23 agosto 1449, a rogito del notaro Agostino Chiodo. Di questo perso-
naggio è fotta eziandio menzione in molti altri documenti del tempo .
(6) Il padre di Maria de' Giusti si chiamò Giacomo . Ella fu da vari au-
tori scambiata con una certa Susanna Fontaoarossa , di Sorci , piccol comune
del Genovesato : ma inforno a ciò l' egregio Isnardi ha portata la maggior luce .
(7) È questi il Luogotenente ( Àdelantado ) di Cristoforo Colombo , ed
il suo più grande e affezionato amico — Ignorasi il nome di sua moglie : ma
e eerto eh' ei fu ammogliato e eh' ebbe prole .
(8) Criitoptro Colombo , é dello di Cogolelo nella lelUrs del Seiulo Ce-
noTCK 1 CiamballiU Dorìt (7 Dovembre I68s ], e nel roglio di procura del
nouro Coanno Verdino di Varane.
(9) Dit^ (In Italiano Gtocomo). Lo Spolonio, nel Codice Diplomalieo
Cotombo Americano {ftg. il.), scrlTe queste parole Intorno ai ire ArU
maschi di Domenico : • li nostro Eroe {Critioforo), Tu 11 prlmogenllo dei
maschi ; li Kcondogenlio si chiamò Bariolomnuo , e li teriogenlto Giaeomo
(incpagnuolo Diego).
(10) QuCEli tre Bgll ài Borlotommeo . I' adelantado, Bernardo, Tomma-
*o » Jnlonio , sono citali , insieme col loro aio ( Domenico ) , e col loro
ilo paienio Ctittofaro, mlle depoiizlool di 9 testimoni, esaminati dal pretore
di GenoTi, come giudice delegalo del sereni ss! ma Senato delta signoria Ligu-
re ; dalle quali è pur cbiarllo , che II detti rommoio ed Inforno moriroDO
(11) Molle iMltmonlanie tono per atserire la csltleiua eqaatiiìdl qiiMU
donili, della quale perà non ricordisi il nome.
(12) Di questa Gioconrirui , moglie di AgoMno Colombo, Ignorasi il ca-
^13) Di queslo Bernardo Colombo . è ricordo anche nei rogito del no-
laro Paolo Girolamo Bargone , sotto |a data dei di 30 settembre 1S85 . — Fu
questi l'unico, legittimo erede superstiie della estinta linea di CritMp>ro
Colombo . e pretese alla erediU giacente di lui : tuttavia In Spagna gli Tu da-
to Il torlo con senlenn del tribunale ( Vedi l' Appendice alla vita di Cri-
tloforo Colone ) «
(14) Agottino e Crl$lofoTo Colonifto, sono nominati siccome figliuoli di
Bernardo , nel rogiti del ootari Leonardo Chiavari (addi 3 giugno 15S7) , e
Cornelio Zoagli (addi 3 aprile IGM).
(15) Da questa habeila Colombo e dal Conte di , Geives , viene la fami-
glia atluale de'duchl di Veragui, che tengonsl siccome 1 discendenti del
Grand' Ammiraglio difcopritore del Nuoto Mondo, e >ono tra I pid grandi e
splendidi lignort di Spagna.
PRIMO VIAGGIO
I. 17
Veoient anni* necnla wrù ,
Quibut Occaniu viacub rernm
LiKct f el \n$ns ^teat teli»* ,
Tclbyique noTOt delegai orbes ,
Ncc sii terrìs ultima Tbule .
5IÌHLC4. MtJra t Atto II,
I
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eCI DXSi GOIiOSfiSSO
DEL PRIMO VIAGGIO
1499-1493.
\ILIMtO DELL UOtlllCLIO
JH HOaiNE D. N. JKBD fflllSTI.
> AltìssìBoì , crìstMQìfisìDM , eccellaDtis8imi e poten-
i fissimi principi, niwtro sigoore e nostra sovrana , Re e
(I) BHiokMnramdlLM OaMt.ll quk ht ferttlo di wo proprio pogiio l'orì-
tì ó'oaittbbitm intM qMM cafri*. dAe !■ hm pome Molle carte
' «taiM, (te gli oeconero per la compilulone ddU «sa
132 COLOMBO
Regina delle Spagne e delle Isole del Mare , questo pre-
sente anno 1492 .
» Dal momento che le Altezze Vostre ebber termi-
nata la guerra contro i Mori , che signoreggiavano in
Europa, guerra che fini nella grandissima città di Gra-
nata, ove in questo anno, il dodicesimo giorno del
mese di gennaio , vidi per forza d' armi inalberare i
reali stendardi delle Vostre Altezze sulle torri della
Alhambra ^ castello della predetta città, e vidi il re mo-
ro, alle porte della medesima , baciar le reali mani del-
le Altezze Vostre e del principe ereditario mio signore ;
di presente, in questo stesso mese , in conseguenza delle
informazioni , che io aveva date alle Vostre Altezze , ri-
spetto alle terre dell' India e ad un principe appellato
Gran Can^ nome che nel nostro idioma significa Re dei
Re, e di ciò che più fiate egli ( non che i suoi predecesso-
ri ) avea inviato a Roma per chiedere dottori di nostra
santa fede affinchè glie la insegnassero (1) , e come il
Storia delle indie. Egli compendiò la Narrazione di questo primo viaggio tale
quale noi la pubblichiamo, lasciando nella sua inlereaa il Prologo, o let-
tera diretta al Re e alla Regina cattolici , che inseri pure letteralmente nel
capitolo 36 della sua storia inedita. Il Casas scrisse in margine di questo
suo compendio alcune note , le quali , segnate del suo nome , noi abbiamo
fedelmente conservate . Navarrbtb
Dobbiamo inoltre avvertire, che tutti i passi doppiamente virgolati furono
dal Casas estratti parola per parola dai manoscritti di Cristoforo Colombo ,
laonde si esprime in prima persona. Bartolommeo di Las Casas estrasse il re-
sto della narrazione da quei medesimi manoscritti, omettendo le particolaritA
che gli sembrarono minute ed inutili ; ciò che facilmente si riconoscerà perché
ivi parlasi in terza persona.
Dobbiamo certamente deplorare che il Casas non ci abbia dato la relazione
del navigatore genovese nella sua interezza , tale quale cioè egli avevaia scritta ;
tuttavia il dispiacere sarà meno sensibile , se riflettiamo che il Casas fu uomo
istruito e giudizioso , e che il Colombo , del quale possedeva I manoscritti ,
aveagli sovente raccontato le avventure del suo primo viaggio . ~ Roqubttb
(1) Paolo Toscanelli dava pure queste nuove del Grand Khan a Fernan-
do Marlinez canonico di Lisbona, in una lettera scritta da Firenze addi 85
PRIMO VIAGGIO 133
Santo Padre non avevalo di essi giammai provveduto ,
e che tanti popoli si perdevano nel credere alle idolatrie
e ricevere presso di loro sette di dannazione : le Altezze
Vostre pensarono, nella loro qualità di cattolici cristiani,
e di principi amici e propagatori della santa fede cri-
stiana , ed avversi alla setta di Macometto ed a tutte le
idolatrie ed eresie, d'inviar me, Cristoforo Colombo,
alle precitate contrade dell' India , per visitare i detti
principi e popoli, osservare le loro inclinazioni, lo stato
del tutto', ed il modo che ivi usar si potrebbe per
la loro conversione alla nostra santa fede . Esse m'im-
posero di non andar per terra inverso l' Oriente , come
sin qui fu praticato , ma di prendere al contrario la via
deirOccidente, per la quale infino ad ora non sappiamo ,
in modo positivo, che alcuno giammai sia passato. Quin-
di , dopo aver cacciato tutti gli Ebrei dai vostri regni e
signorie, le Altezze Vostre , nel mese stesso di gennaio ,
m' imposero di partire , con una flotta sufficiente , per
le dette contrade dell' India (1). Ed in questa congiun-
tura molte grazie m' accordarono , e la nobiltà mi com-
giugno 1474 . Egli aveale attinte da ciò che riferisce Marco Polo nel discorso
preliminare, ed in altri luoghi della narrazione del suo viaggio. 11 Toscanelli
inviò una copia di questa lettera al Colombo , in risposta alla dimanda che
questi gli avea fatta del suo parere sul disegno concepito di navigare all' Oc-
cidente per trasferirsi nell' India. Vedi la Storta dell* Ammiraglio, scritta da
don Fernando Colombo, cap. 7. Navàrrbtb
Vedi eiiandio la nostra VUa del Colombo , premessa a queste Narrazioni
dei suoi Viaggi; pag. 51. e seg. 7. Marmocchi
(1) Questo passo non é chiaro. Quantunque il re e la regina Cattolici
avessero risoluto la cacciata degii Ebrei molto tempo avanti d' ordinarla, nul-
ladimeno la pubblicazione del loro decreto non avvenne che addi 30 marzo
1492; e se cominciarono a trattare col Colombo immediatamente dopo il loro
ingresso In Granata, non scesero però seco lui agli accordi che II 17 aprile, fi
solamente in questa guisa che puossi conciliare ciò che egli qui dice colle
epoche conosciute del fatti ond'ò quistiooe. Navarretb
ÌU COLOMBO
partirono per cui d'orMimanzì mi appellassi don^ e fossi
grand' ammiraglio del mare Oceano, e viceré e governa-
tore perprtuo di tutte le isole e terre ferme , che sco-
prissi e conquistassi , e di quelle eziandio onde altri in
seguito facesse la scoperta e la conquista nel detto mare
Oceano: e decretarono, che mio figlio primogenito sareb-
be mio successore , e die per sempre cosi fosse di gene-
razione in generaziofne • Partii dalla città di Chranata ,
sabato 12 del mese di maggio del medesimo anno
1492 , e giunsi a Falos ^ che è porto di mare , ove arma i
tre vascelli convenevolissimi per una simile intrapresa ^ |
e spiegai le vele dal detto porlo, ben provvisto di vi-
veri e di MKchieri^ il venerdì terzo giorno d' agosto
dell' anno suddetto , mezz' ora pria il sorgere dei sole ;
ed il cammino seguii delleisole€anarie, che aUe Altezze
Vostre appartengono, e nel detto mare Oceano sono pò-
ste , per di là muevere e navigare infino a tanto che non i
giugnessi alle Indie^ per ivi disimpegnarmi dell'ambasce - !
ria delle Vostre Altezze presso que' principi , ed adem-
pier così a quanto m' aveano commesso .
» Propongomi parimente di scrivere questo viaggio dili-
gentissimamente , e di riferire giorno per giorno tutto
ciò che io farò e vedrò , e quanto mi accadrà , come
più innanzi vedremo . Di più , gran principe e grande
principessa , oltre che ciascuna notte io mi propongo di |
scrivere ciò che sarà avvenuto il giorno, ed il giorno la ;
navigazione notturna, ho anche V intenzione di fare una
nuova carta marina , nella quale indicherò la situazione
di tutto il mare e di tutte le terre del mare Oceano , nel-
le loro proprie posizioni , sotto il lor vento e nelle di-
rezioni ad esso relative ; e voglio compilare un libro ,
in cui rappresenterò il tutto come in pittura, per latitu-
o il spi
PRIMO VIAGGIO 135
dine della linea equinoziale e longiludine delPOccidente .
» Soprattutto è di massima importanza eh' io fugga il
sonno, e con perseveranza studi la mia navigazione, per
adempiere a tutti gli obblighi ehe ibi furono imposti: la
(piai cosa sarà gran fatica .
Venerdì, 8 agesio
Vile ore otto di mattina del venerdì 3 agosto 1492 ,
xai le vele dal lido di Saltes (1) , e feci , fino al
ìntar del sole , spinto ver mezzogiorno da forte
i, sessanta miglia, equivalenti a quindici leghe (2);
indi a libeccio, poi a mezzogiorno un quarto verso
, nella direzione delle isole Canarie . »
Sabato, 4 agnato
Procedettero a libeccio un quarto verso mezzogiorno .
(1) Saltes, isola fomiau da due rami del fiume Odiel, dìrimpelto alla
citlA di Huelva. Fu abitala almeno Ano dal XU secolo, e continuava ad
easerlo nel 1267, quando re Alfonso il Saggio distingueva il territorio della
dUà di Saltes da quello di Huelva. ignorasi quando ella perdesse la sua po-
pétattiuiie , poiché sebbene nel Compendio di Gtogra/ia di Martino Feman-
dez di Enclso, stampato nel 1519, sia btta menzione di questa città, è però
certo che in quel tempo non esisterà che la chiesa , la quale era stata riunita
a quella d' Huelva: la qual cosa denota chiaramente esser quel luogo omai
spopolato . Né dovette scorrere molto tempo fino alla total distruzione anche
ddla chiesa , poiché , per consertare la memoria di essa , venne istituito in
fluelra, sotto il titolo di Nostra Signora di Saltes, un romitorio, in cui ser-
basi una croce, reliquia della parrocchia . Esistono ancora nell' isola di Saltes
vcMigle di questa chiesa: presentemente il suolo di Saltes è diviso ia coltivati
terreni , in pasture ed in montagne ricche di selvaggiume : ed é proprietà dei
niarcbesi d'Ayamontc, i quaU perciò hanno titolo di conti di Saltes.
Questa é l' opinione di don Giuseppe Cevallos , posta in fronte dell' opera
Intitolata Huelva Illustrata ( notiza storica e descrittiva della città d'Huelya),
del licenziato don Giovanni di Mora , stampau a Siviglia nel 1762 , ed in-
serita eziandio ai capitoli i, 5 e 13 della medesima. Nayaarbtb
(2) li Colombo conlava per miglia italiane, le quali sono menu lunghe
delle miglia spagnuoJe, poiché per fare una lega spagnuola, occorrono tra
di queste e quattro di quelle . Nàvàrrktb
VS&(B(BS maib aKI>ft(D&S!B(D
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PRIMO VIAGGIO 135
» dine della linea equinoziale e loagiludine delPOccidente .
» Soprattutto è di massima importanza eh' io fugga il
» sonno, e con perseveranza studi la mia navigazione, per
» adempiere a tutti gH obbHgbi che mi furono imposti: la
» qual cosa sarà gran fatica .
▼emerdi , 3 ag— io
» Alle ore otto di mattina del venerdì 3 agosto 1492 ,
spiegai le vele dal lido di Saltes (1) , e feci , Ano al
tramontar del sole , spinto ver mezzogiorno da fiH'to
brezza, sessanta miglia, equi valenti a quindici leghe (2);
filai quindi a libeccio, poi a mezzogiorno un quarto verso
libeccio, nella direzione delle isole Canarie . »
9 abate, 4 agoata
Procedettero a libeccio un quarto verso mezzogiorno .
(1) Saltes, isola fomaU da due rana del fimne Odiel, dirimpetto alla
citU di HueWa. Fu abitata almeoo fino dal XII secolo, e continuava ad
esserlo nel 1267 , quando re Alfonso il Saggio distingueva II territorio della
citlà di Saltes da quello di Huelva . Ignorasi quando ella perdesse la sua pò-
pttesluie , poidié sebbene nel Campemdio ài Geografia di HartìBO Feman-
dez di Endso, stampato nel I619, sia Ditta menzione di questa città, è però
certo che hi quel tempo non esisterà che la chiesa , la quale era stata riunita
a quella d' Huelva: la qual cosa denota chiaramente esser quel luogo ornai
spopolato . Né dovette scorrere molto tempo fino alla total distruzione anche
della chiesa , poiché , per conservare la memoria di essa , venne istituito in
Haehra, sotto il titolo di IfosCra Signora di Saltes, un romitorio. In cui ser-
basi una croce, reliquia della parrocchia. Esistono ancora nell'isola di Saltes
vciUgie di quesu chiesa: presentenenle U svolo ^Sahes è diviso la coltivali
terreni , in pasture ed in montagne ricche di selvaggiume : ed é proprietà del
nnrcbesi d'Ayamonte, i quaM perciò hanno titolo dt conti di Saltes.
Questa é l' opinione di don Giuseppe Cevallos , posta in fronte dell' opera
imitoiau Buelva illustrata (notiza storica e descrittiva della città d' Huelva),
del liceniiato don Giovanni di Mora, sUmpau a Siviglia nei 1762 , ed in-
serita eziandio ai capitoli I, 5 e 13 della medesima. Nàtàrutk
(2) Il Colombo conlava per oUgUa Italiane » le quali sono meno lunghe
delle miglia spagmiole, pokhè per lue una lega ipagnuola, occorrono tra
di queste e quattro di quelle . Navarrrb
13G
COLOMBO
IkMiieKlca, 5 mgemim
Fecero fra giorno e notte più di quaranta leghe.
Lamedì, 6 a|^o«to
li timone della caravella Pinta , capitanata da Martino
Alonso Pinzon , si ruppe o sfasciossi • Fu creduto , o al-
meno sospettato, che quell'accidente dovesse attribuirsi
a certo Gomes Bascon , istigato da Gristobal Quintero ,
proprietario della caravella , il quale non curavasi di fare
questo viaggio • Dice V ammiraglio , che avanti la parten-
za eglino erano stati veduti intenti ambedue a certi intrighi
e macchinazioni. Per questo fatto egli trovossi in grande
imbarazzo, perchè non poteva soccorrere la detta caravel-
la senza porsi in gran periglio; ma , confessa , scntivasipiù
tranquillo ripensando , che Martino Alonso Pinzon era uo-
mo pieno di coraggio e di compensi. — Kondimanco, fra
giorno e notte, il naviglio percorse ventinove leghe.
Martedì, T agiata
11 timone della Pinta uscì di nuovo dal suo posto , ma Io
raccomodarono ; dopo di che , presero il rombo dell'isola
Lanzarota, che è una delle Canarie, e percorsero, fra notte
e giorno, venticinque leghe.
Hercaledì , 8 agoata
I piloti delle tre caravelle furon discordi circa la situazio-
ne delle Canarie relativamente alla posizione del naviglio .
Nei tempi de! Colombo i marini S|»agouoli computavaDO per leghe di venti
al grado (o sessanta miglia italiane); ma egli computava quattro miglia per
lega in vece di tre, come nella superior nota si vede: e venti leghe di mare
equivalevano a diciassette leghe terrestri, cinquantun miglio Italiano.
yia>xniL
PRIMO VIAGGIO 137
L'opinione dell' ammiraglio fu di tutte più giusta. Egli
voleva approdare alla Gran Canaria , per lasciarvi la ca-
ravella Pinta , perchè il timone della medesima era gran-
demente danneggiato , e la nave faceva acqua ; e se vi
avesse trovata un' altra caravella l'ammiraglio proponeva-
si cambiarla in vece della Pinta : ma in quel giorno ei non
potè giungere alla detta isola . ^
GloTedI , • agilità
L' ammiraglio non potette ancorare alla Gomera, che
nella notte della domenica ; e Martino Alonso , per coman-
do di lui, rimase sulla costa della Gran Canaria, perchè
la Pinta non potè navigare più oltre. L' ammiraglio andò
quindi alla Gran Canaria (o a Teneriffa), ove fu racconcia-
ta e rimpalmata la Pinta , dopo molta fatica e per gran di-
ligenza dell' ammiraglio , di Martino Alonso e degli altri .
Quindi il naviglio si trasferì alla Gomera. Cammin facendo
l' ammiraglio vide uscire un gran fuoco dalla catena di
montagne dell'isola di Teneriffa, che è molto elevata.
Alle vele della Pinta , che erano latine (cioè triangolari),
dierono forma quadra ; e domenica 2 settembre ritorna-
TGùo alla Gomera con la Pinta racconciata .
L' ammiraglio dice , che molti onorevoli spagnuoli , abi-
tanti dell' isola del Ferro , i quali trovavansi alla Gomera
con donna Ines Peraza , madre di Guglielmo di Peraza ,
che in appresso fu primo conte delia Gomera , assicu-
ravano scorgere ogni anno una terra a ponente delle Ca-
narie : altri abitanti della Gomera aflTermavano con giu-
ramento lo stesso ; e l' ammiraglio, a questo proposito, dice
ranunentarsi , che essendo in Portogallo , nel 1484 , avea
conosciuto un paesano dell' isola di Madera, ivi venuto per
chiedere al re una caravella , con la quale trasferirsi ad una
I
I. IS
138 COLOMBO
terra che ogni anno nella stessa posizione scorgevasi : e
soggiugne sovvenirsi , che raccontavasi la medesima cosa
anche nelle isole Àzzore , e che tutte queste testimonianze
erano concordi rispetto alla direzione , ai segni ed alla gran-
dezza delle pretese terre lontane (1). Finalmente, dopo
( I ) Per la morte di Fernando Peraza, accaduta nel 1452, la signoria delle
Canarie panò alla sua figlia donna Ines, sposata con Diego di Herrera; e re
Enrico IV le confermò la possessione di questa signoria addì 28 settembre
1454. Fino da quell'epoca gli abitanti dell' isola della Gomera e di quella del
Ferro, ogni anno vedevano, al dire dell'ammiraglio. Inverso occidente una
terra , che pretesero essere l' Isola immaginaria di San Borondon . Posterior-
mente le illusioni e le Idee concepite dal popolo sulla esistenza di quest' Iso-
la immaginaria continuarono a sussistere, sebbene molte spedizioni per tro-
varla e riconoscerla fossero fotte, e I più periti nocchieri che ne facevano
parte non avesser potuto scoprire alcuna cosa. Il Viera, nella sua Storia
delle Canarie , riferisce sinceramente, ed in modo pieno di particolarità, tutti
questi fotti, che giudica da buon critico ( Tom. I, lib. I, $• 88, p. 78 e se-
guenti ) ; ed il FeIJoò confuta queste visioni come una preoccupazione del
volgo. ( Teat, CriUeo, tom. IV, discorso X, S- IO. )
Il capitano Pedro di Medina, nel suo viaggio intitolato Grandesas de
Espafia (cap. 52, p. 47), dice, che non lunge dall'isola Madera, erane
un' altra chiamata Aniilia, la quale più non vedevasi , ma che avevala scorta
sopra una carta marina anticamente delineata; ed il Viera (tom. I, p. 90 )
racconta, che alcuni Portoghesi abitanti dell'Isola di Madera, vedevano in-
verso ponente terre alle quali non poterono approdare giammai malgrado le
spedizioni tentate per riuscirvi ; e che da ciò venne il costume di rappresen-
tare nelle carte, che in quel tempo delineavansi , alcune nuove isole ne' nostri
mari, specialmente Aniilia e San Borondon . Quest' ultima , che trovasi se-
gnata nel globo o mappamondo costrutto a Nureml)erga nel 1492 da Martino
di Behem, è situata a libeccio dell'Isola del Ferro, mentre quelle del Capo
Verde vedonsi interposte fra essa ed Aniilia.
Dà un lato, queste preoccupazioni sì radicale per lo spazio di quasi quat-
tro secoli , e tanto dominanti nell' epoca delle scoperte , vale a dire verso la
fine del quindicesimo secolo ed il cominciare del decimosesto; e dall'altro
l'animosità colla quale alcuni sforzaronsl di deprimere il merito del gran Co-
lombo , dopo il suo primo viaggio , poteron dar luogo alle voci sparse dell'an-
tecedente scoperta del Nuovo Continente e delle sue Isole; sia per opera di A-
lonso Sanchez di Huelva, o d'altro navigante portoghese , o biscaglino , come
diversi Spagnuoli scrissero; sia per mezzo di Martino di Behem, come alcuni
stranieri tianno di recente preteso . L'Oviedo, autore contemporaneo, dice , che
ninno potea guarentire la verità di questo romanzo , e che le strane leggende
intomo a simile argomento erano semplicemente nella bocca del volgo,
e quanto a lui le riguardava come false. Don Cristolial Cladera ha coofu-
Ulto nelle sue Ricerche storiche , queste opinioni di alcuni Spagnuoli, e di
PRIMO VIAGGIO 130
aver provvista acqua , e caricato legna , carne e quanto ap-
parteneva agli uomini lasciati alla Gomera quand'egli andò
alla Gran Canaria per far racconciare la caravella Pinta ,
ordinò alle tre caravelle che spiegasser le vele , e lasciò la
detta isola della Gomera , giovedì 6 settembre
Giovedì, 6 «ettemlire
L' anuniraglio partì questo giorno , di buon mattino , dal
porto della Gomera , e prese la sua direzione per conti-
nuare il viaggio . Seppe da una caravella , che venia dal-
I
! l'isola del Ferro, che tre navi di Portogallo stavano in !
aguato nelle vicinanze per farlo prigione . Tal contegno
era senza dubbio l' effetto della gelosia contratta dal re di
Portogallo nel vedere che V ammiraglio prestava servigio
a Gastiglia . Intanto sopraggiunse la calma , e in tal guisa j
I procedette tutto il giorno e tutta la notte ; finalmente , la ;
mattina del venerdì egli si trovò fra le isole Gomera e Te- !
nerìfla .
TeKcrdì, T «eticmiire
Tutto il venerdì e tutto il sabato , fino a tre ore di notte ,
fu bonaccia . ^
* A tre ore del mattino , incominciò a spirare vento gre-
cale • U anuniraglio navigò verso occidente , ma ebbe da
proda grandi marosi , che impedivangli progredire . Cam-
minò tra giorno e notte circa nove leghe .
Boki stranieri, colle più foUde ragioni e le prove meglio fondate, le quali fa
egnalBienle senrire a difien del merifo e della gloria del primo ammiraglio
delle Indie. I^avarrctc
140 COLOMBO
DomeBica, • mettewnhre
In questo giorno la flotta filò diciannove leghe, e F am-
miraglio si decise a computarne meno di quello che non
ne facesse, perchè le genti del suo equipaggio non si spaven-
tassero , e non perdessero la costanza, se il viaggio fosse
per riuscire di troppo lungo corso . Nella notte e' camminò
centoventi miglia , a ragione di dieci per ora , il che fa
trenta leghe . I marinai governavano male , declinando
sul quarto del grecale ed anche al mezzo quarto ; il per-
chè r ammiraglio più volte li riprese .
Tra il giorno e la notte del 10 settembre , egli fece
sessanta leghe , a ragione di dieci miglia o due leghe e
mezza per ora 3 ma non ne contò che quarantotto, aflBnchè
i marinari non si spaventassero per la lunghezza del vi-
aggio.
IHartedl, 11 «ettemlnpe
Quel giorno, navigando nella direzione che l'ammiraglio
avea stabilito di seguire , vale a dire verso occidente , fe-
cero venti e più leghe : videro un gran pezzo d' albero di
gabbia, che giudicarono di un naviglio di centoventi ton-
nellate , ma non poterono prenderlo . Nella notte cammi-
narono circa venti leghe ; ma V ammiraglio nel suo gior-
nale non ne segnò che sedici , pel motivo che abbiamo già
fatto conoscere .
Mercoledì, 19 «etteHibre
Nel mercoledì , le tre caravelle , seguendo ognora il loro
canunino, corsero, tra notte e giorno, trentatre leghe; ma
PRIMO VIAGGIO 141
sempre , per la stessa ragione , V ammiraglio ne ponea in
conto assai meno.
Giovedì, 13 «ettcmlire
Fra dì e notte, la piccola flotta, seguendo sempre la via di
ponente , corse trentatre leghe, e l' ammiraglio ne computò
tre o quattro di meno . Trovarono contrarie correnti , ed al
cominciare della notte le bussole maestralegglarono ; la di-
mane, allo spuntar del giorno , alquanto maestraleggiava-
no ancora (1).
▼enerdl, 14 «ettemlire
Tra giorno e notte, navigando nella direzione di ponen-
te, la flotta corse venti leghe ; ma V ammiraglio contonne
alcuna di meno . I nocchieri della caravella Mina dissero
aver veduta una rondinella di mare ed un batticoda (2) ,
uccelli che non si allontanano mai da terra più di venti-
cinque le^e .
Sabata, 15 aettembre
Navigarono tutto il giorno e la notte , e fecero più di
ventisette le^e , nella direzione di ponente ^ al cominciar
della notte , videro cader dal cielo , alla distanza di quattro
o cinque leg^e dai navigli , maravigliosa striscia di fuo-
co (3) .
(I) Prima ouervazioDe della variazione magnetico. Navàrrbtb
(1) L* uccello detto batticoda, paglia In coda, o coda di giunco, rabijuneo
o rabo de juneo degli Spagnuoli , é lo stesso^ e corrisponde al phaéton
aetherem del Linneo . Navarrets
(3) Si può supporre . che questo fenomeno , il quale presentasi frequente-
meole a' nostri occhi , non fosse altro che una di quelle meteore conosciute co-
muoenienle sotto il nome di stelle eadenti , e che la qualificazione di mera-
vifUoto, che gli die il Colombo , indichi soltanto che era più risplendente di
quelle che ordlnariamenie si vedono . Rombl
142
COLO MBO
DomeBlca, 16 metiewnhre
Il naviglio continuò a dirigersi a ponente , e fra giorno e
notte fece trentanove leghe ^ ma l'ammiraglio ne segnò so-
lamente trentasei in quel giorno . II cielo coprissi di alcune
nubi e fu nebbia . L' ammiraglio dice , che quel giorno 9
e tutti i seguenti , V aere fu estremamente temperato ; che '
gusta vasi vero piacere a godere la bellezza delle mattinate^
e che il canto solo dell' usignuolo mancava per renderle de-
liziosissime . Aggiugne , che il clima ivi a queir epoca era
come d' aprile in Andalusia .
Incominciarono a vedere alcune manne di erba verdis-
sima, che sembrava da poco tempo divelta dal suolo , ciò
che fece credere a tutti vicina qualche isola (1) ; ma l'ammi-
raglio pensava ciò non potere essere della terra ferma 9
poiché disse : io calcolo che la terra ferma è più lontana ^
Lunedi, 17 settembre
Il naviglio veleggiò seguendo sempre la direzione di po-
nente , e fece fra giorno e notte cinquanta leghe e più ; ma
l' ammiraglio no e omputò quarantasette . La corrente fa-
voriva la navigazione. Fu vista molta erba ed assai spesso •
era erba di scogli, che veniva dalla parte d'occidente; laon*
de crederono vicina la terra (2) . I piloti presero la direzio-
ne di settentrione , che notarono ; e trovarono che gli aghi
delle bussole maestraleggiavano di un gran quarto. I marinai
mostraronsi timorosi e melanconici , e ne tacevano il mo-
tivo : ma l' ammiraglio essendosene accorto ordinò loro
(1) Tal sospetto non era senza foDdamento, poiché appressaTansi ai tnn-
genti che furon Teduti nel 1802 . Nat arrbtb
(2) In questa posizione , erano ancora a quaranta leghe a ponente dai fran-
genti . Nàvarrbtb
PRIMO VIAGGIO 143
marcar nuovamente il settentrione all'alba del giorno, e tro-
varono che gli aghi erano buoni . La cau$a di questo feno-
meno proveniva da ciò, che la stella pareva muoversi men-
tre gli aghi restavano fissi (1) .
In questo lunedì , allo spuntar del giorno, i nostri na-
viganti videro maggior quantità d'erba , che pareva venire
da qualche fiume : e tra questa erba rinvennero un gran-
chio vivo 'j V ammiraglio osservollo , e lo tenne come indi-
zio certo di terra vicina , perchè mai trovasene alla di-
stanza di ottanta leghe dalla medesima .
Ivi l'acqua del mare era meno salata che alle Cana-
rie, e r aria più tepida. Tutto l'equipaggio era lieto , ed
ogni nave cercava superar l' altra in velocità, per scorgere
prima la terra . In quel dì videro molti tonni (2) , e le genti
(1) L'ingegnoso Colombo, che fu il primo osservatore della variazione della
bussola , tentava dissipare i timori dei suoi marinai , spiegando loro In ma-
niera speciosa la causa di questo fenomeno . Così assicuralo il suo storico
Munoz, ed era la verità , come il provano le riflessioni che fa l'ammiraglio nel
suo terzo viaggio , su queste alterazioni della calamita ; la sorpresa e l' inquie-
todìoe dei marinai ed eziandio de' piloti , sono una prova decisiva che niuno
Gno allora avea notata questa variazione delia bussola . Tale è l' opinione di
Bartolommeo Las Casas , di Fernando Colombo e d'Antonio di Herrera , storici
esatti e degni di fede; è dunque ben singolare che siasi per tanto tempo
creduto Set>astiano Cabot primo osservatore della declinazione della calamita, e
che questa opinione siasi sparsa cotanto . Questo nocchiero non partì per fare
le aue scoperte , che nel 1497 , col permesso del re d' Inghilterra Enrico VII ,
e non pubblicò questa osservazione che nel IM9. Non è meno sorprendente ,
che altri l'attribuiscano ad un certo Crignon, piloto di Dieppe, verso 11 1534.
Il nostro dotto Feijoò è caduto in questo errore , e lo ha sostenuto; avealo ,
dice egli , appreso nella Storia dell' Accademia reale delle Scienze scritta dal
Fontenelle , e pubblicata nel ni2 ( Teatro Critico , lom. V , discorso XI , e
lettera V del tomo I). 11 Padre Fournier ( Idrografia , lib. XI, cap. IO) attri-
buisce i' anteriorità di questa osservazione al Cabot ed a Gonzalo Femandez di
Oviedo , senza dubbio perché quest' ultimo ne ha parlato nel lib. 11 , cap. 2 ,
della sua Storia Generale dell' Indie . In tal guisa , non è mancato chi sfor-
aoisi a deprimere il merito del Colombo fin nelle osservazioni , che erano la
cooieguenza della sua situazione, e che furono il frutto del suo sapere e delle
sue meditazioni . Navarrbtb
(2) Cristoforo Colombo essendo Italiano , noi abbiam cercato 11 nome del
pesce che egli chiama tonina nei dizionari italiani della storia naturale : e lo
144 COLOMBO
della Mina ne uccisero uno. — » Questi segni ^ dice l' am-
miraglio, venivano da occaso , ove spero , che Dio potente,
nelle mani del quale sono tutte le vittorie , ci farà bentosto
trovar terra » — Dice di aver veduto in questa mattina ,
un uccello bianco che chiamasi batticoda , e che non è uso
di dormire in mare.
Martedì, 18 •ettemlnpe
Navigarono dì e notte , e fecero piii di cinquantacinque
leghe ; ma V ammiraglio ne segnò sole quarantotto • In tutti
questi giorni il mare fu sì tranquillo ed in bonaccia quanto la
fiumana di Siviglia. In quel dì Martino Alonso, col suo ba-
stimento la Pinta , che era velocissimo , passò innanzi agii
altri , e disse all' ammiraglio , dalla sua caravella : che sì
velocemente veleggiava perchè aveva scorto gran mollitu*
dine d* uccelli prendere il volo verso ponente , ed avea la
speranza quella notte stessa di scoprire la terra (i) : in-
fatti , scorse dalla parte di settentrione grande oscurità , il
che è sempre segno di terra vicina .
abbiamo egualmente ricercato nei dizionari spagnuoli , essendo questa la lin-
gua nella quale egli ha scritto la sua relazione ; ma le nostre ricerche furono
inutili . Slam di parere, che il Colombo abbia voluto parlare del tonno, e ciò
tanto più. ragionevolmente In quanto che trovasene anche in questi tratti di
mare, ove navigava l'illustre Genovese.
La nostra opinione è fortiOcata da un passo della relazione latina d' un
viaggio btto in Egitto, in Terra Santa, ec., del padre Giorgio, ed Inaerila
nel Thesaur, aneed. nov. di Pez, tom. II, part. HI, p. 461 , in cui l'autore
fa la descrizione della pesca d'una specie di pesce, che chiama ioninos, e
che é assolutamente simile a quella de' tonni .
Il baron Cuvier , clie intorno a questo argomento abbiam consultato , tolse
ogni dubbio scrivendoci: che > la tonina è una specie particolare del genere
» dei tonni , la quale è più piccola del tonno ordinario, e che, in cambio d'es-
» sere di un color turchino ferrigno uniforme , ha il dosso coperto di picoofe
> macchie e filettature nere. > Roqubtts
(I) 1 frangenti erano al loro occidente a venti leghe di distanza .
NàVàRRBTK
PRIMO VIAGGIO 145
Mercoledì, 19 meUemhre
La piccola flotta navigò seguendo la stessa direzione , e
ncm fece più di venticinque leghe in tutto il giorno ed in
tutta la notte , per causa della bonaccia : ma l' ammiraglio
non ne computò che ventidue. Nel mattino, a due ore, un
noddi ( alcatraz ) (i) svolazzò verso il vascello , e dopo
mezzodì ne videro un altro ; uccelli che non sono usi di
allontanarsi più di venticinque leghe da terra (2) • Quindi
5' inalzarono dei nebbioni senza vento , il che è segno non
dubbio della prossimità della terra: ma [perchè avea viva
la volontà di proseguire il suo cammino Ano alle Indie ,
l'ammiraglio non volle fermarsi a bordeggiare per rendersi
certo di questa vicinanza; benché avesse il convincimento
che dalla parte del settentrione e da quella di mezzogiorno
fossero alcune isole , come in fatti vi erano , e che naviga-
va tra esse. // tempo è buono ^ e^se piace a Dio^ tutto vedre-
mo al ritorno : queste sono le precise parole dell' ammira-
glio Qui i piloti fecero i loro conti : secondo quello
della Mina erano quattrocento quaranta le^e discosti dalle
Canarie; secondo il computo della Pinta, quattrocento
venti ; e secondo quello delP ammiraglio , quattrocento
né più né meno (3) .
Giovedì, tO «ettemlire
Anche questo dì vogarono nella direzione di ponente , un
quarto verso maestrale , ed al quinto grado di settentrione
(1) V alcatraz e quel genere d' uccello, che i Francesi chlamnno fou$ e
gP Inglesi boobies , e corrisponde al mio iula . Gli alcairas sono di più spe-
cie; ii Linneo li pone tra i suoi peleeanus, come era stato detto In principio
nella traduzione. Cuvier
(2) Erano distanti dieci leghe incirca dal frangenti. Nàtairbte
(3) La distanza computata dall' ammiraglio è esatta . Navarrbte
I. 19
146 COLOMBO
o mezzo quarto , perchè la bonaccia che regnava cagionò
frequente cambiamento di yenti ; e non fecero più di sette o
otto leghe. Due noddi, i quali bentosto furono da un terzo
segiAti ^ volarono sul naviglio ammiraglio : era pur que-
sto segno di terra vicina . Scorsero molt' erba , quantun-
que il giorno avanti non ne avessero veduta . Presero colle
mani un uccello che rassomigliava ad una rondinella mari-
na (1), ma era augello di riviera e non di mare, ed avea i
pie come un gabbiano : e allo spuntar del giorno, due o tre
terrestri augelletti svolazzarono , cantando, presso al basti-
mento , e quindi pria del levar del sole disparvero . Com-
parve in seguito un quarto noddi , die veniva da maestrale
e andava a scilocco, indizio che ei lasciava la terra a po-
nente maestrale ^ perchè questi uccelli dormono in terra ,
ed il mattino vanno in mare cercando nutrimento , né >1
s' inoltrano mai più di venti leghe .
Venerdì, SI «ettemlire
Nella maggior parte di questo giorno regnò la calma,
quindi soffiò alquanto il vento. Il naviglio, seguendo ogno-
ra la presa direzione, fece in tutto il d'i ed in tutta la notte
appena tredici leghe . Al soprastare del giorno, i nostri na-
viganti rinvennero tant'erba, che impediva di navigare,
come se il mare fosse stato ghiacciato; e quest' erba veniva
da ponente . Videro un noddi. Il mare era piano come una
iiumana , ed i venti spiravano i migliori del mondo . E
(I) li iraduttore rianoese avea preso il yar/ao degli Spagnuoli per una specie
<Ji cornacchia ; ma il baron Cuvier gli fece osservare , che se I* uccello di cui
Ilaria il Colombo ha i piedi come un gabbiano, questi non poteva essere una
cornacchia , ma probabilmente qualche rondinella marina . ( Sterna Linn )
RoQVTTE
PRIMO VIAGGIO
147
scorsero una balena^ certo segno , che non eran lungi dalla
terra 9 essendoché que^ cetacei sempre la costeggiano (1).
Sabato, 99 settemlirc
Diressero la prora a ponente maestrale , e più o meno
declinando da una parte o dair altra , fecero circa trenta
leghe , non altro scorgendo che erba . Videro alcuni pro-
cellari screziati , ed altri uccelli .
In questo punto V ammiraglio dice : Questo vento con'
trario fummi necessarissimo^ perchè le genti del mio equi'
paggio erano in grande agitazione (2) giudicando , che in
qìiesti mari non soffia^ser venti per ritornare in Spagna .
Per una parte di questo giorno, i naviganti non videro
erba ^ ma in seguito essa fu spessissima .
DomeBlca , 93 settcmlire
Veleggiarono a maestrale, volgendo di quando in quando
un quarto verso settentrione, ed altre volte nella direzione
del fissato cammino , che era peli' occidente , e contarono
fino a ventidue leghe. Videro una tortorella, un noddi, una
specie di passera di riviera ed altri uccelli bianchi ; le erbe
comparivano in quantità , ed in esse erano dei gamberi •
Siccome il mare era in bonaccia e piano , T equipaggio
mormorava, dicendo, che non essendovi mai marosi in quei
tratti d'Oceano, non sarebbonvi giamipai neppur venti per
ritornare in Spagna^ ma ben tosto il mare s' agitò senza che
il vento spirasse , e divenne sì grosso che tutti ne furono
(I) L' opinione dell' ammiraglio é giusta, poiché navicava quattro leghe a
fettentrìooe dai frangenti, de' quali abbiamo già parlato . Navàrrbtr
(S) > Qui l'equipaggio cominciò a monnorare per la lunghezza del viaggio. >
Las Cknks
148 COLOMBO
sbigottiti ; per tal motivo , l' ammiraglio qui dice : Casi il
grosso mare mi fu necessarissimo^ e miracolo simile non era
avvenuto se non ai (empi degli Ebrei ^ allorché gli Egizia-
ni partiron (T Egitto per inseguire Mosè , che dalla schia-
vitù liberava la nazione Ebrea .
Lunedi, 94 •ettcmlire
Giorno e notte il naviglio segai il suo cammino a ponente ,
e fece appresso a poco quattordici leghe e mezza : V am-
miraglio ne contò dodici . Un noddi venne al bordo del suo
vascello, e videro eziandio molti procellari .
Harlcdì, 95 fliettemlire
Quel giorno fu gran calma , quindi vento : e fino a notte
seguirono la direzione di ponente . L* ammiraglio interten-
nesi con Martino Alonso Pinzon, capitano della caravella
Pinta, sul proposito di una carta, che da tre giorni aveva a
quest' ultimo inviata, e sulla quale sembrava ch'egli avesse
delineate certe isole in questo mare (1). Martino Alonso di-
ci) Questa carta , disegnala dall'ammiraglio , non poteva essere altro che
slmile a quella che Paolo Toscanelli, medico (') fìorentioo, e celebre astro-
nomo del suo tempo , inviò a Lisbona nel 1474 . E<sa comprendeva dal set-
tentrione dell'Irlanda fino all'estremitÀ della Guinea , con lotte le isole che
sono poste In questo trailo; e verso occidente rappresentava ilcominciamento
dell* India con le isole ed I luoghi pel quali si potrebbe andare. Il Colombo
vide questa carta ; e la letiura che avea falla delle relaiioni dei viaggiatori ,
soprattutto di quelle di Marco Polo, lo confermò nell' idea 'di trovare pell'oc-
cidente i luoghi stessi dell' India , nei quali quei viaggiatori erano andati se •
guendo la via di oriente . Per questa ragione, la situazione delle coste e delle
Isole, delineate per indizi si vaghi, dovea essere imperfettissima e molto ine-
satta come inlatti era anche nei planisferlo di Martino di Behem , composto
nel 1493. Navarebtk
C) Paolo Toscanelli non fu medico, ma fisico e filosofo.
Nacque in Firenze nell' anno 1397. Invitato ad ana cena, ancor giovanissimo,
insieme con Filippo Dninelleschi, fu tanto sedotto dal ragionamenti di questo
- — • ♦-
PRIMO VIAGGIO 149
ce\a , che essi erano arrivati in que' tratti di mare segnati
sulla carta 9 e i* ammira||:lio rispondeva che credevalo egli
pure : ma poiché non aveano ancora trovato queste isole ^
ciò attribuirono alle correnti, che sempre avevano spinti
i lor vascelli a grecale , e alF errore del computo sul tra-
gitto fatto dai medesimi, che credeano non esser tanto gran-
de quanto i piloti asserivano. Quindi V ammiraglio disse al
Pinzon di rinviargli la detta. carta : e dopoché Alonso glie
grand' uomo , intorno alla geometria , che innanzi che quella società di amici
si sclogtiesse pregolio a volerlo ricevere fra I suoi discepoli ; e fino d'allora ci
dtessi tutto alle matematiche, e quando ne fu padrone , appllcolle con molta
perspicacia all'astronomia , assai bambina in quel tempi .
Tuttavia non dimenticò la letteratura , pella quale ebbe sempre grande
amore , e la filologia, essendo delle lingue peritissimo : le quali discipline potè
coltivare a suo bell'lagio , conciosslaché aveva a sua disposizione la ricca 11-
brerla'del Niccoli, ove a quei tempi adunavansl le persone di lettere della città
di Fiorenza, appresso a poco nella stessa guisa che oggi si costuma nel gabl-
neUo scientifico e letterario di Gian Pietro Vieusseui .
Fu eultissimo dello studio della geografia , ed amante della lettura dei viag-
gi . Venerò fino all'entusiasmo quelli del veneziano Marco Polo , e per meglio
deciferame i passi interrogava , ogni volta che la fortuna glie ne ofiériva Y op-
portunità, gli ambasciatori che dalle contrade remote dell' Oriente affluivano
a Roma e nelle altre m<^tropoli di Italia , 0 I mercatanti dell' Egitto e dell' In-
j dia, conciosslaché il nostro paese era in quei tempi l'emporio del commercio
di quelle ricche regioni .
E fu per conoscere 1 viaggi del portoghesi , eh' el contrasse amicizia eoo
{ Ferdinando Martinez canonico di Lisbona , che allora peregrinava In Italia ;
amicizia che Io pose in relazione con Alfonso V di Portogallo, e tanto contribuì
perché quel re sempre maggiormente proteggesse i viaggi e le scoperte nel-
r Atlantico .
Fece progredire grandemente l' astronomia in Italia , con ogni sorta di argo-
molti combattendo 1 pregiudizi astrologici di quel tempo .
Costruì il gnomone solstiziale, posto, nel 1468, sulla cupola del Brunellesco
del duomo di Firenze, e fece uso di quella meridiana non solo per fissare I punti
aolstlziali e le variazioni della eclittica , ma anche per correggere le Tavole
Allbnsine , dagli astronomi di quei tempi , ad onta della loro inesattezza nel
rappresentare i moti solari e la quantità dell' anno tropicale , adoperate : il
quale gnomone , dimenticato dopo il 1510, venne ristabilito per cura del Xime-
nenes e del Condamine .
La Provvidenza non concesse al Toscanelli di conoscere la grande scoperta
del Colombo , alla quale avea col consiglio tanto contribuito ; poiché morì In
Firenze, addi 15 maggio 1484, in età di anni 85. Marmoccbi
150
COLOMBO
r ebbe gettata con una corda , e^ si mise col suo piloto ed
alcuni suoi marinari a punteggiarla , per meglio compu-
tarvi sopra il suo cammino .
Ma quando il sole fu tramontato , Martino Alonso Pin-
zon , ascesa la poppa del suo naviglio, con gran trasporto
di gioia (1) chiamò l'ammiraglio, gridando : fruona nuova!
ed esortandolo a rallegrarsi seco lui , poiché vedeva la ter-
ra. Quando l'ammiraglio intese ripetere con tuono affer-
mativo questa nuova, dice egli stesso chegettossi in ginoc-
chioni per render grazie al Signore . Frattanto , Martino
Alonso cantava col suo equipaggio il Gloria in excelsis Deo;
V equipaggio della nave ammiraglia faceva altrettanto; e le
genti della Nina ascesero tutte sull' albero della gabbia e
sulle funi , e concordemente asserirono scorgere veramen-
te la terra : l'ammiraglio divise la loro opinione, e credè
di non esseme distante che venticinque leghe •
Tutti in Ono alla notte affermarono veder terra ; sicché
l'ammiraglio impose d'abbandonare la via segmta , che era
verso ponente , e di prender la direzione di libeccio , dire-
zione nella quale sembrava che fosse la terra . In quel gior-
no fecero quattro leghe e mezza a ponente , e nella notte
diciassette a libeccio , il che forma ventuna lega e mezza ,
delle quali l' ammiraglio tredici sole ne dichiarò al suo
equipaggio , al quale fingeva sempre di fare poco cammi-
no , affmchè il viaggio non gli sembrasse troppo lungo • A
tal effetto l'ammiraglio scriveva ( come dicemmo) un dop-
pio computo; il minore era il supposto, ed il maggiore il
vero.
(1) VioUnle dimotirazione di gioia , che fece Martino Alonso alla vista
della terra; ma questa era ancor lunge. Las Casas
PRIMO VIAGGIO 151
Il mare divenne unitissimo , per cui molti marinari si
posero a nuotare : videro gran numero di orate e d' altri
pesci.
Mercoledì, 96 settemlire
I nostri viaggiatori continuarono a navigare seguendo
la vìa di ponente Gn dopo mezzogiorno ; presero quindi la
direzione di libeccio , nella quale Alarono finché non co-
nobbero 9 che quel che aveano creduto terra non era che il
cielo . Fecero 9 fra giorno e notte , trentuna lega, delle quali
r ammiraglio non ne dichiarò al suo equipaggio che venti-
quattro . 11 mare era unito come una riviera , e l'aere dol-
ce e gradevolissimo .
I Giovedì • 97 seUemlire
Il naviglio seguì il suo cammino a ponente, e fece fra
giorno e notte ventiquattro leghe ; delle quali T ammiraglio
ne mise in conto venti alle sue genti • Apparvero molte ora-
te e ne uccisero una, e videro un batlicoda .
Venerdì, %H settemlire
Diressero le prodever ponente : giorno e notte fu sempre
bonaccia, e non fecero che quattordici leghe: ma Tammira-
glìo ne contò soltanto tredici . Rinvennero alquanta erba ,
e presero due orate : gli altri due natigli ne presero in mag-
gior numero.
Sabato, 99 settembre
Navigarono sempre nella direzione di ponente e fecero
ventiquattro leghe, ma l'ammiraglio ne computò venti sole
al suo equipaggio : le bonacce che sopraggiunsero furono
cagione, che durante il giorno e la notte facessero poco cam-
I
I
152 COLOMBO
mino • Videro un uccello, detto fregata , il quale fa vomitare
ai noddi ciò che han mangiato per pascersene esso ; d' al-
tro ne in altro modo ei non si nutre (1): è questo un uc-
cello di mare , ma ivi non prende sosta , né si allontana da
terra più di venti leghe : sonvene molti nelle isole del Capo
Verde . — Videro quindi due noddi .
L'aere fu dolce quel giorno e assai gradevole 3 non man-
cava che il canto dell' usignolo . Il mare era spianato come
un fiume.
In tre differenti fiate comparvero tre noddi e una frega-
ta, e videro moit' erba .
Domenica, 80 fliettembre
Navigarono ancora a ponente, e le sopraggiunte bonacce
loro non permisero , fra giorno e notte , di fare che sole
quattordici leghe ; ma Tammiraglio ne contò undici . Quat-
tro batticode vennero al naviglio ammiraglio ; e questo è
gran segno delia prossimità della terra , perchè tanto nu-
mero di uccelli della medesima specie , riuniti, prova che
non erano traviati e smarriti . Videro , in due volte, quat-
tro noddi e gran copia di erba .
Nota . » Le stelle dette Guardie sono al far della notte
presso il braccio (2) in direzione dì ponente, e allo spuntar
dei giorno sono nella linea e sotto il braccio in direzione
di grecale , e sembra che in tutta la notte non facciano più
di tre linee , il che forma ogni notte nove ore • » Ecco
quaiito qui dice V ammiraglio .
(1) La fregata, {pelecanut fregate ) , ha difatlo l' istinto di perseguitare i
noddi e di cosirignerii di abbandonare il pesce eh' essi hanno preso, e impa-
dronirsene e cibarsens . Cuvikr
(2) Il braccio , è la corda attaccata a ciascuna estremità deii' antenna o del
pennone deila veia quadra , e serve per muoverlo orizzontalmente .
Mamioccbi
"^r
PRIMO VIAGGIO 153
In questo giorno, al decbinare del sole , gli aghi delle
bussole maestraleggìarono di un quarto, e air alba della di-
mane trovaronsi precisi nella direzione della stella del polo
artico: la qual cosa succede perchè la stella polare è mobile
come le altre stelle, e le bussole accennano sempre il vero.
Limedi, 1 ottobre
Il naviglio segui la sua via a ponente , e fece venticinque
leghe , ma l' ammiraglio non ne dichiarò all'equipaggio che
venti . — Provarono forte pioggia .
Allo spuntar del giorno il piloto dell' ammiraglio disse ,
con accento di timore , che dall' isola del Ferro infino a
quel luogo, il naviglio avea percorso cinquecento settan-
totto leghe verso ponente . — Il minimo calcolo , che era
quello che Tammiragiio mostrava al suo equipaggio, indi-
cava cinquecento ottantaquattro leghe; mail computo che
egli riguardava siccome il vero , e presso di sé serbava ,
ascendeva a settecento sette leghe .
Martedì , % ottobre
Navigarono nella direzione di ponente , e fra il giorno e
la notte fecero trentanove leghe , delle quali sole trenta ne
furono agli equipaggi computate . 11 mare era sempre unito
e placido, ciò che fece dire all'ammiraglio : Grazie infi-
nite sieno rese a Dio ! — Comparve erba da levante a po-
nente , vale a dire al contrario della direzione che (ino al-
lora avea seguita : mostraronsi pesci assai , e ne uccisero
uno ^ e videro un augello bianco simile ad un gabbiano .
Mereoledì, S ottobre
Le tre caravelle , seguendo l' usato rombo , fecer qua-
rantasettc leghe , ma l' ammiraglio non ne marcò che qua-
I. rio
154 COLOMBO
ranta . Videro dei procellari , erba in copiai^ vecchia e fre-
schissima, alla quale era sempre attaccato il suo frutto :
ma non scorsero niun altro uccello .
V ammiraglio credette aver lasciato indietro le isole che
erano segnate sulla sua carta ^ laonde qui dice , non aver
egli voluto la passata settimana prendersi gusto a bordeg-
giare , né in questi ultimi giorni , ne' quali erano stati tan-
ti segni di terra ; non volendo per niun conto fermarsi
( sebbene egli avesse dei dati intomo alla esistenza di certe
isole in questi tratti di mare ) , perchè suo unico scopo
era di trasferirsi alle Indie ^ e perdere il suo tempo per
via, saria stato mancar di prudenza e di criterio .
Giovedì , 4 ottobre
Il naviglio corse sempre all'occidente, e fece fra giorno
e notte sessantatre leghe , delle quali l'ammiraglio ne se-
gnò quarantasei all'equipaggio. Un branco di quaranta pro-
cellari e due noddi vennero al suo naviglio ; un giovinetto
che era a bordo ne colpi uno di una sassata • Una fregata
ed un altro uccello bianco come un gabbiano, volarono si-
milmente intomo alla caravella ammiraglia .
Venerdì, 6 ottobre
Navigarono nella direzione di ponente , e filando appres-
so a poco undici miglia per ora, fecero durante il giomo
e la notte cinquantasette leghe ; e più ne avrebbon fatte, se
nella notte il vento non avesse alquanto ceduto : l' ammi-
raglio non ne contò che quarantacinque alla sua gente . Il
mare era in bonaccia e senz' onde . Grazie sten rese a Dio ,
disse l'ammiraglio; P aere è dolce e temperato^ non v* è
PRIMO VIAGGIO 155
erba , ma veggomi motti procellari. — Gran quantità di
pesci yolanti (1) guizzò nel naviglio ammiraglio .
Sabato, 6 ottobre
Continuarono a navigare a ponente , e fecero fra giorno
e notte quaranta leglie, delle quali rammiraglio ne mise in
conto all'equipaggio trentatre. — In quella notte Martino
Alonso disse , che sarebbe stato bene di navigare verso po-
nente un quarto a libeccio : ma V ammiraglio fu di parere
che ciò dicesse coli' intenzione d' andare ad abbordare alla
isola di Gipango ; mentre egli era d' avviso , che scostan*
dosi dalla tenuta via , non potrebbono sì tosto prender ter-
reno, e che tornava meglio andar prima alla terra ferma
e quindi alle isole .
Domenica, 7 ottobre
L'ammiraglio, proseguendo la sua navigazione a ponente,
fece in principio, per due ore, dodici miglia l'ora; quindi non
ne fece che otto , ed un' ora prima del tramontar del sole
s'avvide di non aver fatto che venti tre leghe: al suo equi-
paggio ne contò diciotto . — In questo giorno ciascuna
delle tre caravelle fece a gara nel correre , disputandosi
l'onore di veder prima la terra, perchè tutti volevano go-
dere della ricompensa che il re e la regina avcano promes-
sa a chi primo la vedesse . — Al sorger del sole la nave
Nina, la quale per esser buona veliera era in avanti, spiegò
una bandiera all' estremità dell' albero di gabbia , e fece una
scarica in segno di veder terra, essendo questo l' ordine del-
(I) Erano protNibilissiiiiameiilc VrigU» voUua^o dactylopieres . Chiamansi
lalvolla arondes , o rondineUe di mare sul Mediterraneo ; ina è bene evitare
questi termini equivoci . Cuvna
1S6 COLOMBO
r ammiraglio , il quale avea pure imposto , che al sorgere
e al tramontar del sole i tre bastimenti si riunissero , per-
chè in quelle ore, per lo scemar dei vapori, è più facile
Teder gli oggetti lontani . Appressavasi la sera, e T equi-
paggio della Nina non vedeva ancora quella terra che cre-
deva avere scoperta : branchi d'uccelli volavano da setten-
trione a libeccio , il che poteva far credere che andassero a
passar la notte sulla terra , o fuggissero forse il verno ,
che non dovea esser lontano ne' paesi che abbandonavano.
L'ammiraglio sapeva, che i Portoghesi dovettero all'os-
servazione del volo degli uccelli la scoperta della maggior
parte dell' isole da lor possedute ; le quali ragioni lo deter-
minarono a lasciare la dritta \1adi ponente, e volgere la
prua verso ponente libeccio , col disegno di seguire per due
giorni questo nuovo rombo. Cominciò a mettere ad effetto
questa idea circa un'ora avanti il tramontar del sole ; e
in tutta la notte il naviglio fece non più di cinque leghe ,
e ne avea fatte ventitre durante il giorno : in tutto ven-
totto .
1 tre bastimenti continuarono a far vela a ponente li-
beccio j e fra giorno e notte non progredirono che undi-
ci e mezzo in dodici leghe ; ma sembra , se la relazione
dice il vero, che nella notte, di tempo in tempo, percorres-
sero sino a quindici miglia l'ora. Il mare era placido come il
fiume di Siviglia: Grazie a Dio! disse l'anuniraglio. L'ae-
re era dolce quanto a Siviglia nel mese d'aprile, e sì olez-
zante che era un piacere a respirarlo . L' erba compariva
freschissima ; videro molti uccelli di campagna che fuggi-
vano ad ostro, e ne presero uno ; videro pure cornacchie ,
germani ed un noddi .
PRIMO VIAGGIO 157
Martedì, 9 ottobre
Diresser le prode a libeccio, e fecero cinque leghe. Il ven-
to cambiò, soITiando da ponente un quarto a maestrale, e
fecero quattro leghe ; ed al finir del giorno ne contarono
undici; e tra notte e giorno venti e mezza: ma r equipag-
gio non ne seppe che diciassette. Tutta la notte passarono
uccelli .
Mereoledì, 10 ottobre
La navigazione continuò a ponente libeccio, veloce dieci
miglia r ora , talvolta dodici , e tal' altra sette ; tantoché
tra giorno e notte il naviglio percorse cinquantanove leghe,
delle quali l' ammiraglio ne pubblicò quarantaquattro, ne
più ne meno . Qui le genti delP equipaggio lagnaronsi
della lunghezza del cammino, né voleano andare oltre. Ma
l' ammiraglio alla meglio che potè rianimolli , dando loro
buona s peranza de' guadagni che potrebbero fare . Quindi
aggiunse, che le loro querimonie a nulla giovavano, poiché
avea impreso il suo viaggio per trasferirsi alle Indie , e
intendeva proseguirlo finché , coir aiuto del Signore , non
le trovasse .
Giovedì, 11 ottobre
L' ammiraglio fece continuare la navigazione della sua
piccola flotta nel rombo di ponente libeccio . — Ebbero
grosso mare , il più forte che avessero provato in tutto il
viaggio.
Videro procellari ed un verde giunco vicinissimo al na-
viglio ammiraglio. L'equipaggiodella caravella Pinta scor-
se una canna ed un bastone, e prese altro piccol bastone
che sembrava lavorato col ferro, un pezzo di canna, una
158 COLOMBO
specie di erba, che cresce in terra, ed una tavoletta. Le
genti della Nina vider pure altri segni di terra, ed un ramo
di spino con le sue frutta . Questi segni rincorarono i noc-
chieri , che dieronsi alla gioia .
In questa giornata, fino al tramontar del sole, le navi per-
corsero ventisette leghe •
Venuto manco il d'i , V ammiraglio impose di riprendere
la primiera direzione verso ponente ; e fecero dodici miglia
Fora, e fino a due ore dopo mezza notte le navi fenderon
per novanta miglia quell' acque , il che forma ventidue le-
ghe e mezza . E siccome la Pinta era più veloce degli altri
bastimenti, e precedeva innanzi la nave dell'ammiraglio ,
i marinari di quella scorsero terra , e fecero ì segni per tal
caso convenuti .
Il marinaio Rodrigo di Triana , fu il primo a veder
terra : poiché l'ammiraglio, essendo a dieci ore di sera sul
cassero, ben vide un lume , ma a traverso a tale oscurità,
che non volle affermare esser quella la terra . NuUadimeno
chiamò Pero Gutierrez , rìpostiere del re , e dissegli , che
quello che vedeva sembravagli essere una fiamma; esami-
nasse egli a suo talento : il che questi fece , e vide la fiam-
ma . L^ammiraglio disse lo stesso a Rodrigo Sanchez di Se-
govia, che il re e la regina avevano inviato in qualità di
registratore . Quest' ultimo non vide la detta luce, perchè
era in una positura da dove ei non potea vedere alcuna co-
sa • Dopo r avvertimento dell' ammiraglio la fiamma fu vi-
sta una volta o due , ed era oscillante come il lume di una
candela, il che per pochi sarebbe stato indizio di terra vi-
cina , ma l' ammiraglio tenne per certo esseme prossimo .
Cosi, quando dissero il Salve , che ì marinari , riuniti a ta-
le effetto sul cassero, son usi di recitare o di cantare se-
condo lor costumanza , l' ammiraglio non mancò di awer-
PRIMO VIAGGIO 159
Urli e pregarli di far buona guardia al cassero e d^osservar
beue dalla parte della terra ; e promise una giubba di seta
a colui che primo la vedesse , senza pregiudizio delle altre
ricompense promesse dal re e dalla regina a cbi fosse pri-
mo a scoprirla : tali ricompense consistevano , specialmen-
te, in dieci mila maravedis di rendita (1) .
Finalmente a due ore dopo mezza notte apparve la ter-
ra , vicina due leghe ; laonde ammainarono tutte le vele ,
e non lasciarono che la vela di fortuna , che è la gran vela
senza coltellacci (2) , per aspettar fino al giorno del vener-
dì , in cui arrivarono ad una piccola isola delle Lucaje , la
quale nel linguaggio degl' Indiani , si chiamava Guanaha-
ni (3) . — Bentosto videro molti de'suoi abitanti nudi .
(!) Il maravedis d\ quell'epoca, valeva circa tre reali del nostri, equivalenti
ad ottanta centesimi di Francia ; laonde II premio di dieci mila maravedis
costituiva una rendita d'ottomila franchi; somma considerevole per quel
tempo . YiRKBuiL
(2) É una vela quadra , che serve nei tempi burrascosi per correre con
meno Impeto, e meglio regolare la nave, oppure si usa per for poco tragitto
e camminare con circospezione in siti non ben conosciuti dal nocchiero. 1 ve-
neziani la chiamano il trevo . La non è Ossa , ma slbbene provvisoria , ed è
però sfornita del eoUelUieei, che sono vele lunghe e strette , che si spiegano ai
due lati di ciascuna vel^ quadra fissa delle navi : I coltellacci aggiunti alle vele
più basse dlconsi tcopammari, perchè quando il vento è debole strascicano
in mare . Del resto i coltellacci non sono usati che in caso di poco vento, per
aumentare la superficie delle vele, onde'ottenere maggior velocità di cammino.
Marmocchi
(3) Dopo avere maturamente esaminato questo giornale, 1 rombi , le fermate
edisegni distintivi delle terre, delle isole, dei lidi e dei porti, ne sembra che que-
sta prima isola scoperta dal Colombo, sulla quale approdò, ed a cui die nome
di San Salvador^ debba essere la più settentrionale dell' isole Turche, che chia-
masi Grande Salina {el Gran Turco), ed è posta sul parallelo 21» 30' setten-
trionale, di fiiccia al mezzo della costa boreale dell' isola di San Domingo .
Na VARRETE
Vedi la nota aggiunta alla relazione del primo Viaggio di Cristoforo Colom-
bo, nella quale discutiamo l'opinione esposta qui dal Navarrele.
ROQTJBTTB
(
I
PRIMO VIAGGIO 161
coDcUiarono . Yeiiiano quindi a nuoto alle barchette dei
navigli, nelle quali eravamo, portandoci pappagalli, Alo di
cotone in gomitoli , zagaglie e molte altre cose , e con noi
le cambiavano per altri oggetti che lor davamo, come, per
esempio , piccole perle di vetro ed alcuni sonagliolini • In
One prendevano ogni cosa che loro oflrivasi, e davano
Tol^itierissimo tuttociò che possedevano ; ma mi parve da
tutti i segni, che fossero gente molto povera. UcHninie don-
ne vanno affatto nudi, come allorquando escono dal seno
della madre, quantunque una di queste ultime fosse assai
giovane ; e fra gli uomini eh' io vidi non erane akunoche
avesse di più di trent' anni . Erano ben conformati , avean
bello il corpo e graziosa fisonomia ; i lor capelli eran grossi
come i crini della coda de' cavalli , corti e cadenti sulle
ciglia ; ma di dietro lasciavano una lunga ciocca , la qua-
le giammai tagliavano • Alcuni di essi pigneansi di color
nericcio «, ma la tinta loro propria era uguale a quella
degli abitanti delle Canarie , né nera né bianca . Tra
loro era vene alcuni die pignevansi di bianco , altri di
rosso, e tal' altri di qualunque colore trovassero; cer-
tuni tingevansi soltanto la faccia , cert' altri tutto il cor-
po; questi gli occhi , quelli il naso. — Non portavano ar-
mi , né per ni un conto conoscevanle , poiché mostrai lo-
ro sciabole , ed essi , prendendole dalla parte del taglio,
per ignoranza tagliavansi . Non hanno ferro : le lor za-
gaglie sono bastoni senza ferro , ad alcuni dei quali sta
in cima un dente di pesce , e ad altri un corpo duro di
qualsiasi specie. — Tutti, generalmente, hanno bdla sta-
tura, son ben fatti, e graziosi nei loro movimenti. Ne vi-
di alcuni, che avevano sui loro corpi diverse cicatrici , e
loro richiesi col gesto qual ne fosse la cagione ; ed eglino
mi fer comprendere , che veniano nella loro isola truppe
I. 21
162
COLOMBO
di paesani dalle isole vicine per farli prigioni , laonde di-
fende vansi: credetti, e sono ancora del medesimo senti-
mento, cheque! loro nemici yenissero dalla terraferma,
per prenderli e farli schiavi . — Devono essere eccel-
lenti ser\1 e di buon carattere . Mi accorsi che ripetevano
prontamente tutto ciò che io loro diceva , e credo che
senza diflRcoltà si farebbero cristiani , poiché parmi non
appartengano ad alcuna setta . Se piace al Signor nostro ,
al mio ritomo ne condurrò sei da questo luogo presso
le Vostre Altezze , affinchè imparino a parlare . Non ho
veduto in quest'isola alcuna specie d'animali, eccet-
tuati alcuni pappagalli . > — Tutto ciò che precede , e
quello che segue, è la propria espressione dell'ammiraglio.
Sabat4», 18 ottobre
* Appena fatto giorno , vedenmiio giungere sul lido mol-
ti di questi uomini , tutti giovani, come abbiamo detto,
e di assai alta statura . £ questa una razza d' uomini
veramente bellissima : i lor capelli non son crespi, ma
cascanti e grossi come i crini dei cavalli . Tutti han
fronte e testa larghissime , assai più di qualunque razza
che fin qui abbia vista. Gli occhi loro son belli e non pic-
coli: il lor colore none nero, ma simile a quello dei pae-
sani delle Canarie ; e non può essere altrimenti, poiché
sono alla medesima situazione dell' isola del Ferro , una
delle Canarie , in Unea retta da levante a ponente (l) .
Hanno, in generale, le gambe drittissime, ed il lor ven-
tre non è troppo grosso , ma assai ben fatto . Vennero
(1) La vera situazione di quest'isola, rapporto a quella del Ferro, é come
le due estremità d' una linea tirata da levante cinque gradi verso settentrione
a ponente cinque gradi verso mezzogiorno. Navarrctb
PRIMO VIAGGIO
163
al mio vascello in piroghe tutte di un pezzo , fatte di
tronchi d' alberi , come lunghe lance , e lavorate ma-
ravigliosamente per questo paese ; alcune tanto grandi ,
che contenevano fin quaranta e quarantacinque uomini,
ed altre più piccole : eranvene di quelle di si poca esten-
sione che non vi capiva che un solo uomo. Remigavano
con un remo simile ad una pala da forno , per mezzo del
quale le lor barche camminano a maraviglia : e se alcu-
na di esse capovolge , tutti si gettano a nuoto , la rimet-
tono a galla , e , con zucche che han seco , la vuotano
dall'acqua . Hecavanci dei gomitoli di cotone filato, pap-
pagalli, zagaglie, ed altri piccoli oggetti, che sarebbe te-
dioso particolarmente citare ^ e tutto davano per qualun-
que piccola bagattella, che ricevessero in contraccambio.
» Io esaminava que'sel vaggi attentamente , e desiava co -
noscere se possedessero oro. Vidi che alcuni ne portavano
un pezzetto infilzato in un foro che si fanno nel naso ,
e giunsi per segni a sapere, che girando la loro isola, e
navigando a mezzodì , troverei un paese, onde il re ave-
va dei grandi vasi d*oro e molta quantità di questo me-
tallo . Di presente mi sforzai a deciderli di condurmi in
quella contrada^ ma ben tosto compresi il loro rifiuto :
laonde feci proponimento d' aspettare il posdimanie par-
tir quindi nel dopo pranzo, alla volta di libeccio , ove ,
secondo gì' indizi che molti di loro mi somministrarono ,
tanto a mezzogiorno che a maestrale esisteva una terra :
e che gli abitanti della contrada situata in quest' ultima
direzione spesso venivano a combatterli , e andavano essi
pure a libeccio in cerca di oro e di perle preziose .
» Quesl' isola è molto gtwle' e piana , vestita di freschis-
simi alberi; in essa è molta acqua, un vastissimo lago in
mezzo j né sono senza montagne ; ella è si verde, che fa
104
COLOMBO
piacere a guardarla^ e di suoi abitanti sono docili ssimi .
Avidi degli oggetti che abbiamo, e persuasi di non riceve-
re da noi alcuna cosa se non hanno da contraccambiarci ,
rubano se gli toma in acconcio, e tosto si gettano a nuoto-
Ma tutto ciò che hanno, per la più piccola cosa che loro
si o£h*a , Io donano ; in baratto prendevano fin dei pezzi
di scodelle e rottami di vetro , a segnochè ho veduto dar
sedici gomitoli di cotone per tre centi di Portogallo (1) ,
che costano circa una biatica di Gastiglia (2) , e questi
sedici gomitoli di cotone formar potevano appresso a poco
venticinque o trenta libbre di cotone filato . Proibii i ba-
ratti del cotone, e non permisi ad alcuno di prenderne 9
riserbandomi di acquistarlo tutto per le Vostre Altez-
ze, se ve ne fosse in quantità . È questo uno dei prodotti
dell'isola, ma il breve tempo che io voglio rimanerci non
mi permette di conoscerli tutti . L' oro che tengono so-
speso alle narici pur ivi si trova , ma non ne faccio cer-
care, per non perdere il mio tempo, volendo tentare di
approdare air isola di Gipango (3) . — Presentemente ,
(1) Il emiH 0 e$pti» è un* antica moneta dì Ceuta , la quale avea corso In
Portogallo . Navarrbtb
(2) Erano in Castiglla due itpecic di monete , che si chiamavano bi€mche
{bUmehes ) ; una valeva mexzo maravedis, e ce ne volevano dunque dugento
seuantadue per Tare 11 valore di una pezzetta spagnuola dei giorni nostri ; 1* al-
tra valeva cinque danari , cioè un poco meno di due llardl . Davasl pure il
nome di bianca all' obolo , 0 mezzo danaro tornese , del quale ve ne vorrebbe-
ro quattrocento ottanta per rappresentare il valore di un franco . Vbrneuil
(3) Marco Polo assicura , al capitolo 106 della relazione del suo viaggio ,
aver veduto quesl* isola , di cui egli fa una lunga descrizione; ed aggiunge, che
era posta in alto mare, distante mille cinquecento miglia dal continente del-
r India. Il doUor Robertson, nelle sue Rieereke ttariehe nUV antica iftdia,
sex. Ili, dice essere questo probabilmente il Giappone . Nàtàrrbtb
Non credo che Marco Polo abbia giammai visitata l' isola di Cipango , che
e Incontestabilmente li Giappone. Ne fa, è vero, una minuta descrizione nel
racconto del suo viaggio, ma solamente per indizi che avea raccolti , né dice
in alcun luogo d'esservi andato; almeno secondo le diverse edizioni ch'Io sono
stato in grado di consultare , fra le quali citerò quella della Società di Geo-
grafia, cap. 159 dalla versione firancese, e llb. 1, cap. 2 della latina. Roqubttb
> • » t » •
t < «
I
. < >
P RI MO VIAGGIO 185
che s^ avvicina la notte , tutti cercano nelle loro piroghe
ritornare a terra .
Domenica, 14 ottobre
"omparve il giorno, feci preparare il battello
"'O e le barche delle caravelle , e costeggiai
-^e di greco tramontana, per esaminarne
Riposta al lato di levante (1), e visitarne
.illaggi, e non tardai a vederne due o tre, i
.jitanti venivano in follaallido, chiamandoci e ren-
dilo grazie a Dio: gii uni arrecavanci dell'acqua, altri
alcun che da mangiare , cert' altri , allorché vedevano
che non ci disponevamo a scendere a terra, lanciavansi
nel mare a nuoto e veniano a trovarci . Comprendevamo
che essi ci dimandavano se eravamo venuti dal cielo :
fuwi un vecchio , che inoltrossi fino nella mia barchet-
ta, mentre altri chiamavano , con quanta voce avevano ,
tutti gli abitanti , uomini e donne: venite a vedere , dice -
vano, gli uomini discesi dal cielo ^ recate loro da man*
giare e da bere .
» Un gran numero d' uomini e di donne si' fece innanzi ,
tutti recando qualche cosa ^ rendevano grazie a Dio, get-
tavansi per terra , alzavano le mani al cielo, e con stre-
pitose acclamazioni invitavanci quindi a discendere . Ma
io temeva approdare, considerando l'immenso scoglio
che ricinge quest' isola ; il quale nondimeno accoglie un
porto capace di contener tutti i vascelli della cristiani-
tà , ma r ingresso n' è angustissimo . Certamente vi son
(I) fi chiaro;, che l'altra parte d'una] isola , opposta al laio del levante»
è II ponente della detta isola ; laonde quesU perifrasi dell' ammiraglio vale
dunque quanto dire, per vederne il pcnenie. Vbrhivil
166 COLOMBO
molti bassi fondi intorno a questMsola, ma il mare è fer-
mo come l' acqua di mi pozzo .
» Procedetti in questa mattina ad esaminare tutto ciò,
afllne di poterne render conto alle Altezze Vostre , e per
veder eziandio in qual luogo costruir potessi una fortez -
za; e vidi un pezzo di terra, che contiene sei case, e for-
ma quasi un'isola, quantunque veramente isola non
sia, ma in due o tre giorni di lavoro divenir lo potrebbe .
Tuttavia non credo che quest' operazione sia necessaria,
perchè queste genti sono molto semplici in fatto d* ar-
mi , come le Vostre Altezze ne potran giudicare da set-
te di essi , che io feci prendere per costà menarli , inse-
gnar loro il nostro linguaggio e ricondurli quindi nella
loro patria . E quand' anche le Altezze Vostre ordinas-
sero di prenderli tutti e di condurli in Gastiglia , o di
tenerli schiavi nella loro stessa isola , nulla di questo sa-
ria più facile , poiché con una cinquantina d' uomini po-
trebber mantenersi in una total sommissione e far di loro
tutto ciò che volessimo . Vidi in seguito presso a questa
penisola erbosi giardini piantati d' alberi , le foglie dei
quali eran si verdi quanto in Gastiglia nel mese d* aprile
e di maggio ; e questi giardini , i più belli che in tempo
di mia vita abbia veduti, hanno abbondanti sorgenti
d' acqua dolce . — Dopo avere particolarmente esami-
nato questo porto , ritornai al mio naviglio , e spiegai
le vele .
» Vidi ben tosto una quantità cosV grande d' isole , che
mi rese assai imbarazzato nello scegliere ove dovessi
primieramente andare ; e ciò tanto più con ragione , che
gli Indiani i quali aveva meco , mi denotavano per se-
gni , che eranvene tan!e e tante da non poterle computa-
PRIMO VIAGGIO 167
re, e più di cento col nome lor proprio ne indicarono (1).
M'attenni dunque ariconoscerquareralaniaggiore(2),
ed a quella risolvei di andare e tanto feci . Ella è distante
appresso a poco cinque leghe da questa, onde mi diparto,
ed alla quale ho dato il nome di San Salvador ; le altre
ne sono più o meno lontane, e tutte basse, senza mon-
tagne , fertilissime ed assai popolate . Benché i loro abi-
tanti sieno molto semplici e di buonissima indole, muo-
vonsi guerra gli uni cogli altri .
Lunedi, 15 ottobre
» Ioavea temporeggiato questa notte, nel timore di non
poter pria del mattino prender terreno, ignaro se il lido
avesse bassi fondi , e per potere allo spuntar del giorno
imbrogliar le vele • Siccome risola ovMo mi dirigeva era
piuttosto sette che cinque leghe distante da quella che io
abbandonava, e la marea mi tratteneva , non potei pri-
ma di mezzodì giungere alla detta isola . Trovai che la
costa , che è rimpetto air isola di San Salvadore , pro-
cede nella direzione da settentrione a mezzogiorno (3) ,
(1) La quantità di queste isole ne Ta certi , che qui non trattasi che delle
Cayehe, delie due Inague, di Marìguana, e delie altre isole , che sono situate a
ponente . Navarrete
(2) Questa grand' isola de?' esser quella die or chiamasi la Gran Cayca ,
lontana dall'Isola delia Gran Salina ( detta dal Colombo San Salvador) circa
sei leghe e mezza . Natàrrbtb
(3) La soia Inspezione delie carte , indica che qui l'ammiraglio ha errato .
La costa dell' isola Gran Cayca . o Santa Maria de la ConeepeUm, dirimpetto
all'isola di San Salvadore , è nella direzione da grecale a Rbeecliii t fallm
parte che percorse, onde la lunghezza oltrepassa 10 legiiey è iOfUÉDt 4r "^
vante scilocco a maestro tramontana . V*-
Questa ossenrazlone può esser giusta , se Guanakemi é li Céw"
{el Gran Turco) ; e , In conseguenza , se la Gram Gqfw é l'f
Colombo Santa Maria de la Coneepcion, il che non mi pirt àé
Vedi la nota inseriU In quest' opera , dopo la RekttUnm M f
di Cristoforo Colombo .
1G8
COLOMBO
pelia lunghezza di cinque leghe, e che un'altra la quale
percorsi segue quella da levante a ponente in una distan-
za di più di dieci 'leghe. E siccome da cpiest* isola un'al-
tra ne vidi più grande a ponente , imbrogliai le vele per
navigar tutta la rimanente giornata fino alla notte , per-
chè non avrei potuto andar neppure fino alla punta occi-
dentale di quest'isola, a cui detti il nome di Santa Maria
della Concezione (1); e presso al tramontar del sole,
presi terra vicino alla detta punta, per sapere se eravi oro,
poiché gP Indiami , i quali io aveva fatto prendere nel-
r isola di San Salvadore , dicevano che quivi usavasi
portare alle gambe ed alle braccia grandi anelli di que-
sto metaUo • Credei bene che tutto ciò che essi dicevano
fosse un inganno per fuggire .
» Comunque fosse, io non voleva passar da alcuna iso-
la senza prenderne possesso, sebbene l'averlo preso
d' una soltanto sia lo stesso che prenderlo di tutte • Gettai
dunque l' ancora , e rimasi fermo fino al presente mar-
tedì (2) , nel quale allo spuntar del giorno andai colle
barche armate alla spiaggia . Misi pie a terra , e trovai
gii abitanti, che erano in gran numero, nudi e della stes-
sa razza di quelli di San Salvadore j ed essici lasciarono
andar nella loro isola a nostro talento , e davano a noi
tutto ciò che ad essi dimandavamo. Ma siccome soprag-
giunse un forte vento di fuori , dalla parte di scilocco ,
(1) Quest'isola imre che sia quella la quale ora diccsi Cayca del Nòrie
■ la Caiea del Seltenlrione) , sebbene, sotto il nome di Santa Maria de
la Concepeion, l'ammiraglio abbia compreso tulle le isolo immediate
che si chiamano le Coyche, come più Innanzi vedremo, alla giornata del \^
ottobre . NivARRETB
(2) Questo spiegasi dall' uso che hanno i marinari di computare i giorni
dall' uno all'altro mezzodì . YBRiririL
PRIMO VIAGGIO 169
ooD volli fermamìi, e partii verso il mio naviglio. Allor-
ché vi penreimi ^ trovai ac4^osto al bordo della caravel-
la Niiia una gran piroga nella quale.era uno degli nomi-
ni deU' isola di San Salvadore^ che ianciolla in maree
se ubando; e circa la mezza notte precedente, un altro
indiano (1) deir isola di San Saivadore erasi gettato a
nuoto dietro questa piroga, ed in tal guisa era giunto
salvo fino a terra. Perseguitammo il nuovo fuggitivo, la
di ciH piroga camminava talmente veloce , che ninna
barca potè raggiugnerla , di guisa che in breve tempo
fu assai da noi lontana (2) . Cosi , ad onta dei nostri
sforzi, approdò; ma gP Indiani abbandonarono la piroga.
Alcuni dei miei saltarono a terra per perseguitarli, e tut-
ti come se avessero ali si salvarono . Riconducemmo a
bordo della caravella Nina la piroga, ch'essi aveano la-
sciata; e ne vedemmo un'altra piccola montata da un so-
lo uomo , che ivi giungeva da un' altra punta dell' isola
per fare il baratto d'un gomitolo di cotone ; e perchè
egli non volea entrare nella caravella , alcuni marinai
lanciaronsi in mare e lo presero. Siccome io era alla
poppa del mio bastimento , vidi tutto : feci venire a me
quest' indiano e gli regalai un berretto rosso , alcune
perle di vetro verde , che io ad una delle sue braccia
adattai , e due sonagliolini , che gli sospesi alle orec-
(1) Lo scritto inimelllgibile del vocabolo altro (otro) e del seguente , la<
fciato in bianco nell'originale, rendono oscuro il senso di quella rra<e. Vo-
leva dire Torse il Colombo : e alla metà della notle precidente , V altro get-
U§ri a nuoto e tenne dietro alla piroga . Na vai rete
(2) Non solo e\y\ in questo punto dell'originale manoscritto un vocabolo
non leggibile ed un altro in bianco , ma tatto questo passo è IninlelUgiblle e
coolradìttorio . Noi dunque ci siamo studiati, da queste parole : e circa la me-
tà della notte , Ano a quelle che rinviano a questa nota, a rendere il senso
pia probabile per approssimazione. Ver.xeuil
— I
22
no COLOMBO
chie; poi gli feci rendere la sua piroga , la quale era già
nella barca , e lo rimandai a terra v
» Quindi feci vela per l'altra grande isola, che ^edea a
ponente , e feci ancora sciogliere e lasciar V altra piroga
che seguiva da poppa la caravella Nina . Vennemi la cu-
riosità di considerare il lido nel momento che vi giunse
rindiano a cui avea donati i suddetti oggetti senza aver
voluto prendere il suo gomitolo di cotone, benché egli
volesse darmelo: tutti gli altri il circondavano, ed egli di-
ceva loro, che eravamo buona gente, e che avevane del-
le prove , e che restava di noi maravigliato ; che quello
il quale erasi da noi involato aveaci fatto qualche affron-
to , ed era per ciò senza dubbio che via lo conduceva-
mo : infatti fu perchè così succedesse che io adoperai
con lui nella suddetta maniera , che gli feci dare la li-
bertà , e gli compartii i menzionati regali , afiinchè ci
avesse in grande stima, e quando un'altra volta, le
Vostre Altezze rinvieranno a quest'isola , ci faccia buona
accoglienza. Del resto , tutto ciò che io gli detti non va-
leva quattro maravedis .
» Dopo tutto questo , erano circa dieci ore quando io
partii, con fresco vento di scilocco declinante verso mez-
zogiorno , per passare a quest' altra isola , che è vastis-
sima, e nella quale tutti gli uomini che io traduco da
San Salvadore mi additano che è molt'oro, e che i suoi
abitanti lo portano in smanigli, in anelli e catenelle alle
braccia, alle gambe, alle orecchie, al naso ed al collo .
Dall' isola di Santa Maria a questa, vi sono piii di nove
leghe, nella direzione da levante a ponente, ed il suo lito,
posto rimpetto a quella, s'estende da maestrale a scilocco
per uno spazio maggiore, a quanto mi sembra, di ven-
PRIMO VIAGGIO i7I
totto leghe (1) . La superficie di questa isola è pianissi-
ma, senza alcuna montagna, come quelle di San Salva-
dorè e di Santa Maria . Sulle sue piaggie non vi sono
roccia : ma tutte queste isole son circondate di scogli
sotto acqua e presso alla terra ; per questo è necessario
star bene avvisati quando si vuole approdare e avvici-
narsi al lido , quantmique le acque sieno sempre limpi-
dissime e si veda il fondo : ma a due tiri di carabina da
terra , il mare ò tanto profondo , che non se ne può tro-
vare la fine .
» Queste isole sono verdissime ed assai fertili, la tempe-
ratura vi e gradevolissima , e possonvisi rinvenire molte
cose , le quali ignoro perchè non voglio fermarmivi, per
aver tempo di visitare e percorrere quelle ove trovasi I
Toro. E poiché quello che questi isolani portano alle brac- !
eia ed alle gambe ( ed è veramente oro, che io l' hopa- ;
ragonato con quello che ho meco ) è un segno che que- |
ste isole lo producono certamente, io non posso mancare, i
coli' aiuto di Dio nostro Signore , di trovarlo nei luoghi
che lo nascondono . — In questo istante , navigando tra
queste due isole, cioè fra quella di Santa Maria e la j
grande, ove mi dirigo, alla quale dò il nome diFerdinan-
dina (2), trovo in una piroga un uomo , che da Santa
Maria passa alla Ferdinandina, e porta seco un poco del
suo pane , della grossezza quasi di un pugno , una zucca
ripiena d' acqua, un pezzo di terra rossa , che era stata
ridotta in polvere e quindi impastata, ed alcune foglie
secche; le quali denno essere per questi abitanti cosa
molto stimata , poiché me ne arrecarono in dono a San
(1) Questa costa non ha cbc iU legbe. Navajirete
(2) Esia è ora conosciuta sotto il nome di Piccola Inagua . Nàvaarete
1
172 COLOMBO
» Sai vadore. Porta pure un panierìuo di vinco, nel quale ha
» una piccola filza di perle di vetro e due bianche (1) , il
» perche argomento, che provenga dall'isola San Salvado-
» re, e sia passato per quella di Santa Maria, da dove tra-
• sferivasi alla Ferdinandina. Venne presso il mio vascello ,
» ove , da lui richiesto , gli permisi di entrare , e vi faccio
• pur mettere la sua piroga , e custodirò tutto ciò eh' egli
» ha ; frattanto ho ordinato che gli dieno da mangiare pane
» e miele, e gli somministrino da bere. Lo trasporterò alla
» Ferdinandina , e restituirogli tutto ciò che gli appartie-
• ne, affinchè renda di noi vantaggiose informazioni, e
» quando le Altezze Vostre invieranno alcuno qui , se pia-
» ce al nostro Signore , faccia buona accoglienza a coloro
» che verranno e doni ad essi tutto ciò che egli possiede.
Martedì, 16 Ottobre
» Partii subito dopo mezzogiorno dalle isole di Santa
» Maria e della Concezione , per V isola Ferdinandina ,
» che sembra vastissima dalla parte di ponente. Tutto que-
» sto di navigai senza vento , e non potei giugnervi si to-
» sto da vedere il fondo, e gittar l'ancore in luogo adat-
» tato , perchè è d' uopo usare molta precauzione per non
» perderle: cosi mi tenni in panna (2) tutta la notte, infino
» a giorno , che pervenni ad una borgata ove detti fondo
» e ritrovai quelF Indiano che ieri avevo incontrato per
(0 Moneta di Castiglia della quale già abbiamo fallo conoscere il valore.
ROQUBTTE
(3) Vale a dire porre le vele In modo , che quelle di un albero gonfino in
un senso, e quelle dell' altro ricevano il vento in senso opposto; per cui la
nave , posta tra quelle due forze , rimane ferma , o , al più , cade insensibil-
mente sqtto il vento. Rare volte un vascello sta in panna con tutte le vele ;
ordinariamente s'usa ammainare le alle e le basse , e lasciare spiegate sola-
mente quelle di mezzo . Marmocchi
PRIMO VIAGGIO 173
mare, fra le due isole anzidette . Egli avea sì favorevol-
mente parlato di noi , che tutta questa notte fu un an-
dirivieni a bordo dei mio vascello di piroghe cariche
d' Indiani ^ i quali d' acqua e di quanto avevano ci erano
ai^rtatori . Feci dare ad ognuno di essi qualche cosa ,
come , per esempio , alcune perle di vetro sciolte od
infilate a dozzine, alcuni tamburini baschi tirati sul ra-
me , che in Spagna costano un maravedis per cadauno ,
ed alcuni aghetti , cose tutte ch'ebbero essi in gran con-
siderazione e riguardaronle c<Hne preziosissime. Feci
pure dar loro della melassa , affinchè la mangiassero
quando venivano sui nostri vascelli . — A tre ore , inviai
ver terra la barca del mio naviglio per prò v\'eder visi d'ac-
qua, e gli abitanti furono premurosi d'indicare alle mie
genti ove se ne trovasse , ed essi stessi volevano , dopo
averne empiuti i balirì , portarli alla barca . Provavano
diletto a compiacerci in tutto .
» Quest'isola è vastissima , e son determinato a farne
il giro, poiché, per quanto posso credere , o in questa,
o in quelle che la circondano è una mina d'oro • Que-
sta isola è lontana da quella di Santa Maria quasi otto
leghe da levante a ponente. Il lido, di cui fa parte il
capo a pie del quale io ancorai, è nella direzione da
settentrione maestrale a mezzogiorno scilocco : ne ho
visitato di questo lido per oltre venti leghe, né lo vidi
ancora in tutta la sua lunghezza .
* Al momento in cui scrivo queste linee, spiego le vele
col vento di mezzodì , per tentare di fare il giro di tutta
r isola , ne voglio prender sosta tinche non sia giunto a
Samaot (1) , che è V isola o la città nella quale trovasi
( I) In aìtrt luoghi di questa narEazione, quesl' isola é detta SamoH. RogoETTc
n\ COLOMBO
» r oro, come dicono tutti coloro che vengono nel vascel-
» lo , ed asserirono gli abitanti di San Salvadorc e quei di
» Santa Maria . — I paesani della Ferdinandina simigliano
> a quelli di queste ìsole nel linguaggio, nei costumi ed in
» tutto , meno che mi sembrano un poco più addomesti-
» cati, più civili e più accorti, perchè vedo che han re-
» cato al mio vascello del cotone ed altri piccoli oggetti,
» pel pagamento de' quali sanno assai meglio degli altri
» fare il loro interesse . Yidi pure in quest' isola pezzi dì
» cotone tessuto tagliati a mantiglia , e gli abitanti più
» briosi e meglio vestiti. Le donne portano davanti al cor-
» pò una piccola striscia di tela di cotone che appena co-
» prò la loro natura. — Quest'isola è verdissima, piana
» e molto fertile, e credo, che i suoi abitatori vi seminino
» ogn* anno panico , e ve ne raccolgano in abbondanza
* come delle altre cose . Vidi molti alberi , che assai dai
» nostri diflerenziano, fra i quali molti hanno i loro rami
» di diversi aspetti, quantunque vengano tutti da uno stes-
>» so tronco : un ramo e fatto in un modo , uno in un al-
>* tro ; e son si strani, che quella diversità delle lor forme
» ò la maggior meraviglia del mondo -, per esempio , un
0 ramo avea foglie come la canna , ed un altro eguali al
*• leutisco, e in un solo e medesimo albero erano di cin-
* que osei forme diverse, le quali diflerivano eziandio in
* ciascuno di essi : e questi alberi non sono innestati ,
* che se Io fossero potrebbesi attribuire al nesto , sì sor-
* prendente diversità : ma è impossibile supporlo , per-
>• che questi alberi sì trovano sulle montagne e nelle fore-
•» ste , e gli abitanti non ne prendono alcuna cura .
» Non vidi che questi abitanti avessero alcun culto re-
>» ligìoso, e credo che si farebbero cristiani senza diflicol-
» tà i)oicIiè han molto conoscimento . 1 pesci sono tanto
P RI MO VI AGGIO \1^
differenti dai nostri , ch'è una meraviglia a vederli : al-
cuni son fatti come <;anì ^ ed lian colori bellissimi : ce ne
sono dei bigi , dei gialli, dei rossi e di tutte le tinte : altri
sono in mille guise screziati , ed hanno il colorito cosi
perfetto, che non v' ha persona che non ne resti meravi-
gliato e non provi gran diletto a guardarli. Ci sono pure
delle balene ; ma in terra non ho veduto animale d'alcu-
na specie , prescìndendo dai pappagalli e dalle lucertole.
Un ragazzo mi disse d' aver veduto una gran biscia . —
Io non ho vedutone pecore, ne capre, ne verun'altra be-
stia; sono, è vero, rimasto qui pochissimo tempo ^ cioè
una mezza giornata soltanto; ma se quivi fosser animali
quadrupedi , non avrei potuto far a meno di vederne.
» Descriverò il circuito di questa isola , dopo che ne
avrò fatto il giro .
nercoledl, 17 ottobre
» A mezzodì partii dalla borgata ove io aveva appro-
dato e provvista Tacqua, e m'accinsi a fare il giro di
quest' isola Ferdinandina . Il vento era libeccio volgen-
te ad austro, come avealo desiderato per costeggiare il
lido di quest' isola , del quale io era a scilocco , e si
estende da settentrione maestrale ad austro scilocco. Io
voleva seguire la detta direzione di austro scilocco (1),
(I) Sic(^'omc r «immìraglio irovavasi nella direzione del punto che è precisa-
menle l'estremila austro occidentale dell'isola , non poteva seguire la via da
mezzodì a «Krilocro senza allontanarsi vie più dall'isola medesima, a cui al con-
trailo voleva avvirinarsi per farne il giro . Laonde fa d* uo|K) leggere da austro
a liheeeio, che e la direzione tenuta dall'ammiraglio, e credere che scilocco per
libeccio é un errore, un lapsus calami, di questo illustre navigatore. La con-
fittione e l' irregolarità del suo siile sono d' altronde tali in questa frase*, dalle
parole io voleva fino ai nomi Martino Alonso Pinzon, che se quanto prinrc-
de e quanto segue ponno renderla intelligibile , non resta però meno intradu-
cibile litteralmente . Verscuil
176 COLOMBO
perchè in questa (secondo la testimonianza di tutti que-
sti Indiani che adduco , e di altri, le asserzioni dei quali
mi furono riferite durante la mia stazione ad austro ) è
situata Pisola che appelhuio Samoet, nella quale trovasi
dell'oro .
» Martino Alonso Pinzon, capitano della caravella Pin-
ta, ed a cui io aveva inviati tre di questi Indiani , venne
a me, dicendo che uno di essi avea^li fatto intendere po-
sitivamente, che potea farsi il giro dell* isola molto più
presto dalla parte di settentrione maestrale . Vedendo che
il vento non mi era favorevole pel cammino che io vo-
leva seguire, ma che era buono per l'altro, misi dun-
que alla vela per settentrione maestrale , e quando fui
a due leghe dal capo dell' isola , trovai un porto ammira-
bile, che ha un' imboccatura, ovvero, se ciò più piace,
che ne ha due , perchè è divisa da un prolungamento
del capo ; ambidue però le sono strettissime , quantun-
que r interno del posto sia amplissimo e capace di con-
tenere cento vascelli , se fosse più concavo e meno
roccioso , ed avesse più profondo l' ingresso . Parvemi
conveniente scandagliarlo e bene esaminarlo ; conse-
guentemente gettai l'ancora avanti di penetrarvi, e vi
entrai con tutte le barche de' vascelli . Riconoscenuno
che non v'era bastante profondità ; e siccome credetti, a
vederlo, che fosse rimboccatura di qualche fiume io avea
ordinato alle mie genti di portare dei barili per atti-
gner acqua.
» A terra trovai otto o dieci uomini, i quali subito ven-
nero a noi, e c'indicarono la borgata di quei dintorni;
alla quale inviai le mie genti armate per farvi acqua con
baliri , e ne attinsero quanta ne vollero , e siccome era
molto lontana, rimasi ad aspettarli per circa due ore .
PRIMO VIAGGIO 177
1» In questo tempo camminai Tramezzo alberi, che era-
no la più bella cosa che mai avessi veduta. Colà la ver-
zura era cosi abbondante e fresca quanto nel mese* di
maggio in Andalusia, e tutti gli alberi sonvi così dai
nostri diflerenti come il giorno è dalla notte : lo stesso
delle frutta , delle erbe , delle pietre e di tutte le altre
cose. Scorsi, per vero dire, alcuni alberi della medesima
specie di quelli che crescono in Gastiglia, ma nondimeno
era gran differenza fra loro . Quanto agli altri alberi di
variate specie, che non ponno essere assomigliati ad al-
cuni di que' di Gastiglia , erano in si gran numero che
sarebbe stato impossibile a chi che sia contarli .
» Rispetto agli abitanti, dirò : che rassomigliavano in
tutto a quelli delle isole onde ho già parlato: commessi
erano nudi e della stessa statura : commessi davano quan-
to avevano per la minima bagattella che lor si offeriva.
Vidi alcuni mozzi dar loro pezzi di scodelle e di bic-
chieri rotti in contraccambio di zagaglie. Coloro che
erano stati a cercare acqua mi riferirono , che erano
entrati nelle loro case , le quali aveano trovate bene sco-
pate e pulitissime .
• I letti e mobili sui quali gì' Indiani di queste isole ri-
posano sono appresso a poco simili a reti di cotone (1).
Le loro case sono tutte costrutte in forma di tende , ed
hanno elevatissimi e buonissimi cammini (2) ; ma nel
(1) Sono amache. Navarrete
Cbiamansl anche brande. V amaca è un Ietto pensile. Il vocabolo è ameri-
cano, ma usato comunemente dal nocchieri , e dai viaggiatori. — Marmocchi
(2) Questi cammini mancano di gola né potrebtiero averla : non sono che
aperture in forma di corona , praticate nel comignolo delle case degli Indla-
Di, le quali sono costrutte di paglia . lIColomtK) dice, che sono munite di cam-
mini, solo perchè hanno in alto dtlle aperture per le quali esce il fumo .
Las Casas
I. 23
178 COLOMBO
gran numero di borgate da me vedute , non erane alcu-
na che si componesse di più di dodici o di quindici case.
Osservammo , che in questa isola le donne maritate por-
tano brachette di cotone^ ma le fanciulle non portano
niente, eccettuate alcune di quelle che erano omai giunte
air età dì diciotto e più anni .
» Vi sono degli alani ed altri cani di più piccola spe-
cie (1). Le mie genti vi riscontrarono un indiano, che
aveva al naso un pezzetto d'oro, appresso a poco della
grandezza di un castigliano , e sul quale videro delle
lettere (2) ; per cui feci loro \i\ì rimproveri perchè non
avevano comperato quel pezzetto di oro, per mezzo di
un baratto , dando in contraccambio all' indiano quanto
avesse dimandato , affine di vedere ciò che era, e quale
si fosse quella moneta (3). Mi risposero che non ave-
vano mai osato proporgli questo scambio .
• Attinta l'acqua onde avevamo bisogno, ritornai al mio
vascello . Misi quindi alla vela e filai a maestrale, finche
non ebbi scoperta tutta questa parte dell' isola , sino
alla costa che s'estende da levante a ponente. Dopo poco
tempo tutti gli Indiani ritornarono a dire che quest'isola
era più piccola di quella di Samoet, e che sarebbe stato
bene ritornare indietro per arrivarci più presto. Qui il
vento calmò , poscia cominciò a soffiare da ponente mae-
strale , cioè contrario per ritornare indietro : presi dun-
que la direzione che potei , e navigai tutta la passata
(1) Non credo che fossero alani propriamente detti; ma l' America possedè- ,
va diverse varietà di cani anche avanti l' arrivo degli Spagnuoll . Cuvisr
(2) Erano senza dubbio caratteri incisi che Torse non esprimevano alcuna >
idea, e che gli Spagnuoll presero per lettere. Roquitte I
(3) Questa congettura dei Colombo non poteva essere esatta, poiché veruna i
cosa indicava positivamente che quel pezzo d'oro fosse una specie di moneta. J
ROQUBTTB
• notte ora a levante scilocco , ora a levante ^ ora a libec-
• ciò. Mio scopo, cosi adoperando, era d'allontanarmi
■ dalla terra a cagione della grandUsima oscurità die fa-
• ceva, e delle nubi densissime che ingombravano il cielo .
• Il vento spiravaappena , e non mi permise di approdare
> al lido .
> È piovuto moltissimo da mezzanotte infino a i>iorDo,
• ed il tempo ò sì carico di nubi che sembra voler piovere
• ancora. Frattanto , siamo ritornati al capo si-ìlocco del-
• l'isola Ferdinandina, dove vado ad ancorarmi , per re-
■ slam fino a giorno chiaro, vedere le altre isole ove deb-
> bo andare, e sciegliere una direzione , ^ Da che sono
• in queste Indie , è piovuto, o poco o molto, ogni gior-
• no. Le Vostre Altezze possono credere, che questo paese
• è il più fertile, il pili temperato , il {MÙ unito ed il mi-
• gliore che sia nel mondo .
«ioTcdi , IS ottobpc
• Tosto che fu giorno corsi a seconda del vcoto , e na-
• rigai come meglio potei intorno all' isola; ancorai quando
• non fu più possìbile di navigare , ma non andai a terra ;
• ed allo spuntar del giorno mi preparai a partire .
Veoerdì, 1» ottobpc
> Da checoniparve l'aurora, levate k- ancore, inviai la
> caravella Pinta a levante ed a scilocco, e la caravella
• Nina ad austro scilocco. Io presi col mio vascello la di-
• rezione di scilocco, ed ordinai alle altre due navi di se-
' guìr le vie che ave» loro indicate infino all'ora di mcz-
• zodi, edopo quest'ora, di cambiare il lorocammino e
' raggiunj^crmi .
180
COLOMBO
> Ma non avevamo ancora navigato tre ore quando ve-
demmo un'isola a levante, verso la quale ci dirigemmo,
ed avanti mezzodì i tre navigli abbordarono alla punta
settentrionale della medesima, ove è uti isolotto difeso a
borea da uno scoglio di pietra, e ad austro da un altro
sasso, che trovasi fra il detto isolotto e la grand' isola.
Gl'Indiani di SanSalvadore, che sono al mio bordo, la
nominarono isola Saometo, maio la chiamai Isabella (1).
Il vento spirava da settentrione, ed il detto isolotto trova-
vasi nella direzione del isola Perdi nandina, dalla quale
io era partito con vento di levante ponente . La costa di
questa nuova isola (Isabella) estendesi, dall'isolotto verso
ponente per un tratto di dodici leghe, e va a fluire in un
capo, che chiamai il Bel Capo (2), il quale è dalla parte di
ponente . Egli è bello , rotondo , prominente , e non è
attorniato da alcun basso fondo . L'ingresso del porto è
di pietra e poco elevato, e nell'interno è una spiaggia di
sabbia, come in quasi tutta la detta costa : in esso anco-
rai questa notte , venerdì , e rimasi infino al mattino
della dimane .
» Tutta questa costa , e la parte dell' isola eh' io vidi ,
son quasi affatto piane. Quest'isola ò la più bella cosa
che io abbia veduta, perchè se le altre sono bellissime,
dessa lo è maggiormente: eli' è ombrata da gran numero
di belli alberi, verdissimi ed altissimi , ed il suo terreno
è più ondulato di quello delle altre isole già mentovate:
ha alcune prominenze, che non posso chiamar monta-
ci) Sembra che l' Isola Isabella, che gr Indiani appellavano Saofneto , cor-
risponda a quella, che aUual mente conoscesi sotto il nome di Grande Inagva.
Navarrbtb
(2) Questo capo , è chiamato dal Colombo Cabo Bermoso , ed anche
Cobo ÌFermoso, ciò che è la stessa cosa . Roqobttb
PRIMO ^VIAGGIO 181
gne, ma che l'abbellano per la diversità che fanno colla
pianura. — Nel centro sembra che contenga molta acqua •
— A settentrione, presenta un gran promontorio, vesti-
to di un' infinità di alberi elevatissimi , i quali formano
una specie di fittissima foresta: volea approdarvi per visi-
tare così bel luogo, ma eravi poco fondo; sicché io non
poteva ancorare che lunge da terra, ed il vento spirava
eccellente per venire a questo capo ove attualmente so-
no ancorato, ed al quale, il ripeto, detti il nome di Bel
Capo, perchè reabnente è amenissimo .
» Non detti adunque fondo presso delPaltro promontorio
per queste ragioni, e di più, perchè, essendo in mare a cer-
ta distanza da esso, vidi questo, che è si verde e si bello,
come tutte le produzioni ed i territori di queste isole ,
sicché non so da quale io debba cominciare il mio cam-
mino, ed i miei occhi non possono saziarsi di mirare una
verdura cosi bella e diversa dal fogliame de' nostri albe-
ri.— Credo inoltre, che in queste isole sienvi molte erbe
e molti alberi assai pregiati in Spagna per le tinte , pei
medicamenti e pegli aromi ; ma io non gli conosco , e
questo mi reca gran pena. Al mio arrivo a questo capo,
i fiorì e gli alberi della piaggia esalavano fragranze sì
soavi , che era la cosa più deliziosa del mondo.
» Dimane, pria di partire da questo luogo, anderò a ter-
ra per vedere quanto trovasi sul detto capo . La borgata
è situata più neir interno del paese ; colà , a quanto
dicono gP Indiani che ho meco , risiede il re , che por-
ta sopra di sé molto oro: ho intenzione d'internarmi
tanto dentro terra , che certamente troverò la detta bor-
gata; vedrò il re e parlerò a questo sovrano, che, ai dire
di quest' Indiani , domina su tutte le isole circonvicine,
va vestito, ed è tutto ricoperto d' oro . Però non presto
183 COLOMBO
gran fede al loro racconto, tanto perchè non ben gli
comprendo, quanto perchè vedo ch'essi hanno pochis-
simo oro nel loro paese : laonde , per quanto poco que-
sto re ne porti , sembrerà loro esser molto .
f Questo capo , che io appello Bel Capo ^ è , a quanto
mi sembra, unMsola separata da Saometo; e son pur
di parere, che fra questa e quella siavene anche un'altra
più piccola. Ma non è mio disegno visitare sì patitamente
questi luoghi, al che non mi sarebber bastanti cinquanta
anni , ma al contrario , voglio vedere e scoprire più che
potrò dei paesi novelli , ed esser di ritomo presso le Vo-
stre Altezze nel mese di aprile , se piace al Signore no-
stro . E però vero, che quando avrò trovati i luoghi ove
sieno oro ed aromi in quantità, mi vi tratterò Ano a che
non ne abbia fatta la maggior provvisione possibile, con-
ciossiachè la ricerca di queste produzioni è l' unico sco-
po dei miei viaggi.
Sabato, 90 ottobre
» Quest'oggi, al levare del sole, salpai da dove io aveva
dato fondo col mio naviglio presso questa isola di Sao-
meto, al capo di libeccio, cui detti il nome di Capo del
Lago, comeairisola aveva dato quello d' Isabella ; e na-
vigai a greco ed a levante dalla parte di scilocco e di mez-
zo giorno, ove da quanto gl'Indiani che meco adduceva
accennavano, intesi che si trovavano eia borgata ed il re
di quest' isola; ma dappertutto il mare era così poco fon-
do , che non potei continuare questa navigazione . Conob-
bi , che seguendo la via di libeccio , occorreva compiere
un troppo grandissimo giro, e mi decisi perciò a ritorna-
re dalla parte di ponente , per la via di settentrione gre-
cale , via che già avea seguita , ed a girare quesl' iso-
PRIMO VIAGGIO 183
la per esplorarla (1) : ma ebbi così poco vento , che non
potei accostarmi a terra Imigliesso la costa, che nella not-
te; e siccome presso queste isole è pericoloso ancorare al
buio, perchè bisogna vedere chiaramente ove si getta il
ferro, essendo tutto il fondo inuguale, e presentando qui
sabbia eia scogli, stetti colle vele in panna tutta la notte
della domenica . Ma le altre due caravelle , che giunsero
di buon'ora a terra, aveano dato fondo, e credettero,
che dietro la scorta dei segni che usavano fare , io pure
avrei potuto ancorare , ma noi volli .
Domenica , 91 otiobro
» A dieci ore arrivai qui al capo dell'isolotto, e ancorai la
mia nave accanto alle caravelle. — Dopo aver mangiato
mi trasferii a terra, ma non trovai sulla costa che una ca-
sa, da cui la paura , credo, avca fatto fuggire gli abitanti
al nostro appressarci , perchè tutti i loro utensili dome-
stici ivi erano al loro posto. Non permisi alle mie genti di
toccar checchessia, ed andai a visitare IMsola insieme coi
miei due capitani e alcune delle mie genti . — Se le altre
isole già da me vedute sono bcllissinie, verdissime e fer-
tilissime, questa lo è molto più ancora ; conciossiachè sia
ripiena di grandi verdeggianti foreste, ed abbia spaziosi
laghi, dentro ai quali, come alla loro circonferenza, tro-
vansi superbe macchie, che quivi sono, come in tutta l' i-
sola, estremamente verdi ^ V erba poi qui è adesso come
in Andalusia nel mese di aprile •
f Yi sono branchi di pappagalli cos'i numerosi che os-
curano il sole , ed altri augelli di molte e varie specie ,
(I) A questo punto è nell' originale una lacuna : fcmbra che manchi la pa-
rola eiploraHa» che aggiunsi per dare uo sento alla frase. Navaiiiiti
184 COLOMBO
che pella forma del loro corpo , pel colore delle loro piu-
me , e pel loro canto non simigliano punto a quelli che
vedonsi in Europa; e la stessa diversità è negli arbori
e nei frutti onde son carichi, e nei profumi di cui V aere
è imbalsamato: sicché tutti questi oggetti mi riempiono
di stupore e d' ammirazione , e sembrano dovesser rite-
nere in questo soggiorno V uomo che una volta gli ha ve-
duti • Io sono estremamente dolente di non conoscerli ,
perchè credo che tutti abbiano molto valore j ma porto
meco campioni di tutto , come pure dell'erbe .
» Passeggiando attorno dei detti laghi, vidi un serpen-
te (1) , che uccidemmo, e del quale porto la pelle alle Vo-
stre Altezze . Tosto che ci scorse , fuggì nel lago ; ma
siccome non b molto profondo, vel perseguitammo, e lo
traforammo a colpi di lancia : la sua lunghezza è di set-
te palmi : credo che in questo medesimo lago ve ne sieno
molti altri .
» Comìncio qui a conoscere Taloè, ed ho deciso di far-
ne portare, dimani, dicci quintali al mio naviglio, per-
chè mi vien detto che è di gran prezzo (2) .
(i) Era senza dubbio una yuana (iguana) Las Casas
Questo preteso serpente, chiamato anche leguano o sennebrio, è una specie di
grossa lucertola . YuurBinL
(2) Non devonsi mai prendere alla lettera le denominazioni di storia natu-
rale che si trovano nel viaggiatori, quando essi non sono naturalisti di profes-
sione, né tampoco quelle che rìnvengonsi nei naturalisti antecedenti all'epoca
in cui la scienza ebbe una nomenclatura fSssa ; imperocché quelle denomina-
zioni non sono altro che approssimazioni fondate su rassomiglianze assai lon-
tane.
Cosi col nome di balena (giornata dei 2i settembre ), il Colombo può be-
nissimo aver voluto indicare un cascialotlo o qualche altro gran cctareoi.
Quando egli dice che le baleite stanno ordinariamente presso t Jidt, proba-
bilmente riferisce alle balene e agli altri cetacei , che erano ancora assai co-
muni, neir epoca in cui scriveva , sui lidi del golfo di Blscaglia.
Le specie d' aloe e di piante simili all'aloe sono in gran numero. L' Ame-
rica ne possiede di quelle, che il Colombo potrebbe bene aver prese per aloe
PRIMO VIAGGIO 185
» Essendo andati pure in cerca di buona acqua, perve-
nimmo ad una borgata, situata qui presso, ad una mezza
lega circa dal luogo in cui io aveva ancorato . Appena
gli abitanti ci ebbero scorti , presero tutti la fuga , ab-
bandonarono le loro case , ed ascondendo nella monta-
gna le lor yestimenta e quanto avevano , io non lasciai
prender nulla a venmo , neppure il valore di una spilla •
1» Poscia alcuni abitanti vennero a noi , e f uvvene uno
a cut, del tutto appressatosi, potei dare alcuni sona-
gliolini ed alquante picciole perle di vetro , delle quali
cose parve satisfattissimo , e f u estremamente lieto di
questo dono: e per aumentare la buona corrispondenza,
e metter questi isolani un poco a contribuzione , gli feci
dimandar dell' acqua. Dopo breve tempo , ritornati che
fummo ai navigli , molti selvaggi vennero sulla spiaggia
colle loro zucche piene d'acqua, e furono contentissimi di
potercene offerire. Feci dar loro un' altra filzetta di perle
di vetro, e mi dissero che la dimane sarebbero ritornati .
» Io voleva empier d' acqua tutte le botti dei vascelli ,
per quindi partire , se il tempo lo permetterà , ed esplo-
rare il resto di quest' isola , fino a che non abbia po-
tuto abboccarmi col suo re, e vedere se posso aver
da lui Toro che possiede . In seguito voglio vogare ver-
so un' altra grandissima isola , che , a quanto io cre-
do , deve esser Gipango , secondo i ragguagli che me ne
deir Antico Continente; ma poiché ne fece portare molti quintali nei &uo navi-
lio , é probabile che egli non abbia voluto parlare che del legno d' aloe . Ora
Il légno d' aloe , altrtmenti appellato agiMoehum , non ha nulla di comune
coll'alotf ; egli è un albero delia famiglia degli euforid , onde il legno brucia
eoo gradevole odore. Oltre di che II Colombo potrebbe avere scambiato il vero
legno d' aloe con qualche altro legno odorifero . Cuvian
I.
24
186 COLOMBO
danno i miei Indiani , i quali la chiamano Ceiba (1) ^ ed
assicurano che vi sono in gran numero ampissime bar-
che , e molta gente di mare ^ e dicono che la non è trop-
po lontana da un* altra, che appellano Bosio (2), la quale
pure asseriscono grandissima.
» Visiterò ugalmente, strada facendo, le isole intermedie,
ed a seconda che troverò buona provvista d' oro e di
spezierie , deciderò quello eh' io debba fare • Presente-
mente , è mia intenzione di andare alla terra ferma , e
di approdare alla città di Guisay , di rimettere le lettere
delle Altezze Vostre nelle mani del Gran Gan, dimandar-
gli la sua risposta , e tosto ritornarmene .
Lunedi , tt •tlébre
» Rimasi qui tutta la notte e tutto il giorno , speran-
do che il re od altre persone di quest' isola , venissero a
me , e mi portassero oro od altra cosa di pregio • Venne
elTettivamente un gran numero di questi Indiani , simili
a quelli delle altre isole, nudi e tinti com' essi di bianco,
di rosso , 41 nero e di mille altri differenti colorì ; arre-
cavano zagaglie ed alcuni gomitoli di cotone per barattar- |
li , il che fecero qui con alcuni marinari , che dettero j
loro in contraccambio frantumi di vetro, di chicchere rot- |
te e di scodelle di terra . Alcuni di essi portavano pez- |
zetti di oro sospesi alle narici, i quali davano volentieri j
per uno di quei sonagliolini fatti a bubbolo, o per piccole j
perle di vetro. Ma que' pezzetti di oro erano piccolissi- i
mi, e però li davano per la più tenue cosa che lor siof- i
(1) Questo nome Colba , trovasi cerUmente per errore oel maooicrltto del
Las Casas invece di Cuba « come più avanti é provato . Navarrbtb
(2) È probabile che sia Bohio , come T ammiraglio chiama più oltre questa
isola , e non Bosio . Navamktk
PRIMO VIAGGIO 187
frìsse; oltredichè riguardavano il nostro arrivo come una
gran meraviglia , e ci credevano venuti da) cielo . Atti-
gnemmo acqua pei vascelli in un lago, che è qui, presso
il capo dell'Isolotto , che così chiamai ; nel qual lago
Martino Alonso , capitano della Pinta ^ uccise un altro
serpente , simile a quello d' ieri , lungo cinque pahni —
Io feci prendere tutto l' aloe che potei trovare .
Martedì, %Z ottoUre
» Quest' oggi volevo partire per l' isola di Cuba, la qua-
le , dai ragguagli che mi sono stati dati da queste genti
circa la sua grandezza e le sue ricchezze , desumo deb-
ba esser Cipango • Ma non mi ci fermerò, e non ne fa^
rd (1) , altrimenti il giro , per trasferirmi, come avevo
deciso di fare , alla sua borgata principale , all' oggetto
di veder questo re o signore , e prendere da lui delle
informazioni j perchè vedo che qui non sono miniere
d' oro , e che occorre per fare il giro di queste isole
gran diversità di venti , i quali non cambiano di dire-
zione a seconda dei nostri desideri. E siccome conviene
che io mi dirìga ove si può operar molto e fare un gran
commercio , così credo , che non sarebbe ragionevole
che io mi fermassi; devo anzi proseguire il mio cammi-
no e visitar molte contrade , Ano a che non ne trovi una
feconda di preziosi prodotti , e dalla quale sia da ritrar-
re molti vantaggi . Tuttavia io ho per certo , che que-
sta sia fertile di spezierie ; ma non le conosco , e ne
provo gran pena , poiché vedo mille specie di alberi ,
ciascuno con frutta differenti, i quali in questo mo-
(I) Neil' originale é una lacuna , che abbiamo ripiena colle parole non ne
farà, ViuouiL
188 COLOMBO
mento sono così verdi quanto quelli di Spagna nei mesi
di maggio e di giugno • Dirò altrettanto delle piante come
dei flori ; ma di tutte queste produzioni , non abbiam po-
tuto conoscere che quest^ aloe , del quale ho ordinato che
oggi ne sia riposta gran quantità nei vascelli , p» portar-
la alle Altezze Vostre. — Non ho ancora salpato , né sal-
però per rendermi a Cuba , perchè non spira punto vento^
ma al contrario è calma perfetta e piove. Ancora ieri
piovve «, ma quest' acqua non ha prodotto alcun freddo :
che anzi abbiamo molto caldo nella giornata , e le notti
son temperate come quelle di Spagna nel mese di maggio
in Andalusia •
Mercoledì, 94 ottolire
» Verso la metà di questa notte levai le ancore dal luo-
go ove io avea dato fondo , presso dell' isola Isabella o
capo dell' Isolotto , che è dalla parte di settentrione , per
dirigermi verso 1' isola di Cuba , la quale , da quanto
accennano i miei Indiani , è grandissima , fa un estesis-
simo commercio, ed ha oro , spezierìe , grandi navigU e
mercatanti .
» I miei Indiani mi dicono che la troverò seguendo il
rombo di ponente libeccio, e sono di sentimento che non
s' ingannano , perchè se sto ai segni che tutti gli India-
ni di queste isole , e quelli che ho ne' miei vascelli , mi
fanno , poiché non intendo il loro linguaggio , questa è
i' isola di Gipango , onde si raccontano cose tanto mera-
vigliose, la quale secondo le sfere da me vedute ed i
mappamondi, è situata in questi contomi . Laonde na-
vigai fino a giorno verso ponente libeccio ; ma non ap-
pena il vento comparve , subito cessò e piovve , e questo
tempo durò quasi tutta la notte .
PRIMO VIACCIO 189
» Il vento ebbe poca forza fin dopo il mezzodì : ma a
* quest' ora rileyossi , e soffiò piacevolmente, gonfiando in
B poppa tutte le vele del mio vascello, la gran vela , i due
» scopammari , il perrocchetto , la civada , la mezzana , la
» vela di artimone e la scialuppa . Cosicché , camminai ra-
B pidamente nella direzione indicata infino a notte, e allora
* mi trovai nel rombo del capo Verde dell* isola Fernandi-
» na, che è dalla parte meridionale del ponente di questa
» ùsola , il quale restava al mio maestrale distante da me
* sette leghe. Siccome il vento era impetuoso, ed ignorava
* quale fosse il vero cammino pella detta isola di Cuba , né
» volea rintracciarlo di notte, perchè il mare intorno a tut-
B te queste isole è senza profondità o coperto di bassifon-
» di, per cui non si può ancorare che a due tiri di schiop-
» pò dal lito ; ed inoltre il fondo ora è sabbioso ed unito ,
* ora perseminato di scogli , di maniera tale che sia impos-
» sibile approdare con sicurtà, se non vedendo coi propri
* occhi il paraggio (1) ove ci troviamo; mi decisi di fare
B ammainare tutte le vele , eccetto il perrocchetto , e con
B quella sola navigare . — Frattanto il vento molto cre-
B sceva , e mi faceva percorrere grandi spazi senza eh' io
B sapesse ove mi spigneva , perchè l' oscurità era profon-
* da , e la pioggia cadeva dirottamente ; laonde ordinai di
» serrare anche il perrocchetto , per cui in questa notte
B non facemmo che due leghe, ec. »
«iavedl , 9S •ttobre
Dopo il levare del sole l' ammiraglio navigò a ponente
libeccio infino alle nove, e fece circa cinque leghe; quindi
cambiò cammino e si diresse a ponente .
(1) Paraggio^ |>arola desunta dal francese (potage ) ed aceettata coma •
nemente : signi Bea un tratto di mare tra due paralleli di laUtQdtoa , o anche
ona parte di mare Tlcina ad una costa . Mauiocchi
190 COLOMBO
La squadra fece otto miglia V ora fino ad un' ora dopo
mezzogiorno , e da questo momento infino alle tre , fece
quarantaquattro miglia •
Allora i nocchieri Tidero terra : erano sette o otto iso-
le (1), poste in fila da settentrione ad austro^ l'ammiraglio
le giudicò lontane cinque leghe •
Venerdì , t6 mUmhre
U ammiraglio era ad austro delle dette isole , e non trovò
fondo in un intervallo di cinque in sei leghe; nondimeno
colà gettò le ancore .
GÌ' Indiani che aveva a bordo gli dissero , che da queste
isole a Cuba era un giorno e mezzo di navigazione per le
loro piroghe, le quali non sono che canoe, formate di un
tronco d' albero scavato , e camminano senza vele • Sicché
partii da queste isole per Cuba , perchè, dietro i ragguagli
degl' Indiani sulla grandezza di quest' isola, e sull'oro e le
perle che in essa trovavansi, e' fu di parere esser ben dessa
la tanto cercata Gipango •
Sabato, 97 ottobre
Levato il sole l' ammiraglio fece salpare le ancore da
queste isole, che egli chiamò Isole di Sabbia, a causa della
poca profondità del mare, dalla lor costa australe fino alla
distanza di sei leghe . Quindi corse otto miglia per ora a li-
beccio fino ad un' ora dopo mezzodì , nel qual tempo avea
(1) Queste Isole dovevano essere le Caie orientali e mertdiooali del Gran
banco di Bahatna, a pie delle quali lo scandaglio trova scogli ad austro, ove
Colombo ancorò nella giornata del 26 ottobre , e ne partì per scoprire V isola
di Cuba , come infoiti la scorse, ed il 28 entrò nel porto di Nipe,
! Navarrbtb
PRIMO VIAGGIO 191
fatte quaranta miglia , e infine alla notte ne fece più di
ottanta nel medesimo rombo .
Finalmente vider terra ; ma era buio , il perchè non fe-
cero alcun movimento , e stettero in osservazione tutta la
notte , durante la quale la pioggia cadeva a torrenti .
In questo sabato , fino al tramontare del sole, fecero di-
ciassette leghe in direzione di austro libeccio.
Domenica , t8 ottobre
L'anuniraglio parti da quel luogo in traccia deli' isola di
Cuba ad austro libeccio, dirigendosi verso la parte di essa
ond* era meno lontano .
Entrò in un superbo fiume , ove non correva alcun ri-
schio di bassi fondi né d' altri inconvenienti • Trovò molta
I
! profcmdità ed una acqua limpidissima fino a terra , per tut-
! to il tratto che percorse lunghesso il lido • Questo fiume
I era largo dodici braccia alla sua imboccatura , larghezza
bastante per potervi bordeggiare . — L' ammiraglio die
fcmdo nell' intemo di esso , ad un tiro di schioppo circa da
terra , e dice che non vide mai cose cosi magnifiche come
in questo luogo . U fiume presentava sulle sue ripe ed in
tutta la lunghezza del suo corso alberi bellissimi , verdis-
simi e differenti di gran lunga dai nostri , carichi di fiori e
di frutta variate , e fra i quali svolazzavano augelli e pas-
serette, che gradevolmente cantavano. Eravi gran quantità
di palmizi, diversi da quelli di Guinea e dai nostri, di me-
dia altezza , onde l' estremità inferiore non era ricoperta
da membrane , e le cui foglie erano larghissbne, di guisa
tale che gli abitanti se ne servono per coprire le loro ca-
se (1) • Il suolo era unitissimo .
(I) È impossibile affermare di quale specie di palmizio o di felcie qui si
; liatla, poiché T America ne possiede gran numero. Cuvier
I
192 COLOMBO
L* ammiraglio, saltato nella scialuppa , andò a terra , e
rinvenne due case , che credè appartenere a pescatori : ma
al suo avvicinarsi tutte le persone che v^ eran dentro preser
la fuga. Trovò in una di esse un cane, che non abbaiò,
ed in ambedue alcune reti fatte di filo di palma o di corda,
un amo di corno , ramponi d' osso ed altri strumenti da pe-
sca, e nell'interno vari focolari. Egli credette che un certo
numero di persone si riunissero in ciascuna casa ; ed ordi-
nò che non fosse toccato nulla di quanto contenevano , il
che fu eseguito •
L' erba era alta in questo luogo quanto in Andalusia nei
mesi di aprile e di maggio . Trovò molta porcellana e cre-
scione salvatico . — Ritornò alla scialuppa , e risaTi il fiu-
me ad una assai grande distanza . Dice che provava estre-
mo piacere a vedere quella verzura e quelle fontane , ed
aggiunge, parlando del canto degli augelli, che non po-
teva allontanarsi da que' siti senz' esser tentato di ritornar-
vi . — Dice pure, che quest' isola è la più bella che abbiano
occhi umani veduta; che è piena di buoni porti , di fiumi
profondi, nei quali sembra che le acque del mare non si al-
zino e stendansi sulla piaggia , perchè l' erba , che non na-
sce ove aggiugne il mare, ivi cresceva fin quasi in riva delle
acque . E' non avea ancora provato , in tutte queste isole ,
la tempesta.
Soggiugne, che quest'isola è ingombra di bellissime mon-
tagne ed altissime , quantunque di poca lunghezza , e che
il rimanente del suo terreno è appresso a poco della stessa
elevazione che in Sicilia .Ella è perfettamente irrigata , lo
che potè comprendere dalla relazione degl'Indiani, che sta-
vano con esso lui , i quali aveva presi nelP isola di Guana-
haui: ed i medesimi gli fecero eziandio intendere per^segni,
— I
(l) Questo porlo è conosciuto sotto il nome di porto o bajadi ^ipe, e
rimane a sei leghe ad austro libeccio dalla punta delle Mule. Nàvàrrbtb
(3) La puma delle Mule. Nata&rbtk
(3) La punta Catana^ Ter la caia di Moa . NAvAmRiTB
(4) Questo deve essere il porlo di Banes « che è a settentrione maestrale
«tei precedente. NATAnarrs
PRIMO VIAGGIO 193
esser ella trayersaia da dieci grandi flumi , e eh* essi non
poteano fame il giro in venti giorni colle loro canoe.
Nel momento in cui V ammiraglio andava a terra coi
suoi vascelli, due piroghe o canoe comparvero, ma non
prima gì' Indiani che le montavano videro i marinari spa-
gnuoli entrare nella scialuppa e remigare per scandagliare
il fiume e cercarvi un ancoraggio , fuggirono • Gli Indiani
dicevano, che erano in questa isola minieredi oro, e molte
perle : infatti l' amnùraglio notò un luogo proprio alla for-
mazi(me di queste , e molte conchiglie che ne sono l' indi- j
zio. Egli era di sentimento, che le grosse navi del Gran
Can €[uiyi si trasferissero , e che da questo fiume alla terra
ferma non fossero che dieci giornate di cammino •
L^ ammiraglio die a questo fiume ed a questo porto il no-
me di San Salvadore (1) .
Lunedi , %9 ottobre
L' ammiraglio levò le ancore da questo porto, e navigò
ad occidente per andare, dice, alla città oveparevagliche
gl'Indiani dicessero trovarsi il re.
Scoperse una punta (2) dell' isola, a sei leghe a maestrale
ed un' altra (3) a dieci leghe a ponente. — Dopo aver fatta
una lega , vide un fiume la cui imboccatura non era gran-
de quanto l' altra , ed al quale die il nome di fiume della
Luna (4) . — Navigò fin verso sera , e vide un altro fiume
molto maggiore degli altri , come gl'Indiani, per segni, gli
9 I
I
I. 2.-)
194
COLOMBO
affermarono, ed a poca distanza scorse belle borgate: que-
sto flume appellò dei Mari (1) .
Inviò due scialuppe ad una delle borgate per prender
lingua , e fece entrare in una di esse un indiano che seco
adducera, perchè si facessero ornai un poco comprendere ,
e manifestassero il loro contento di vivere nella società dei
Cristiani. All'aspetto di questi ultimi, uomini, donne , fan-
ciulli, tutti preser la fuga, abbandonando le loro case e ciò
che vi avevano. L'ammiraglio proibì a tutti toccare che che
si fosse : egli dice che le case erano più belle di tutte quel-
le da lui fino allora vedu te , e che credeva che quanto più
s' appresserebbe alla terra ferma, e tanto meglio sarebber
costrutte . Queste case , fatte in forma di padiglione , sono
grandissime e rassomigliano alle tende di un accampa-
mento 'y non sono allineate , per cui non formano strade ,
ma al contrario son poste qua e là ; nell'interno sono net-
te e pulitissime , e piene di mobili sommamente ornati. Yi
trovarono anche molte statue di figura femminile e varie
teste in forma di maschere (2) egregiamente lavorate; li
quali oggetti ignoro se abbiano come ornamenti o come
cose religiose .
Queste case sono tutte coperte di bellissimi rami di pal-
mizio . Eranvi dei cani che giammai non latrano ed uc-
celli selvaggi addomesticati . Vi trovarono pure delle reti
maravigliosamente lavorate , ami ed istrumenti da pesca :
ma non fu toccato nulla .
L' ammiraglio presunse , che tutti gli abitanti della co-
sta sieno pescatori e trasportino il pesce nell'interno del-
(1) Questo deve essere il porto di las NuevUas del Principe. Navarrbtb
(2) Neir originale è scrino caratona , ma il Na varrete pensa che questa
parola vi sia In vece di carcUula , careta , o mascariUa vale a dire maschera
o mezza maschera . Roquitte
PRIMO VIAGGIO
105
risola, la quale è grandissima, e cosi bella, che non si
stanca mai di farne V elogio . Dice che vi trovò alberi e
frutta di delizioso sapore , ed aggiunge che debbono es-
servi vacche ed altre niandre , perchè vide ossami che gli
parvero di una testa di bue .
Udirono tutta la notte il canto degli augelli e Io strillo
dei grilli , del che ognuno rallegravasi : l' aere era dolce e
profumato, e in tutta la notte non fece né freddo né caldo;
ma l'ammiraglio dice, che nel viaggiare pelle altre isole, e
nel tragitto da quelle a questa , avea provato gran caldo ,
mentre qui , al contrario , il clima era temperato come nel
mese di maggio : attribuisce il calore che faceva nelle altre
isole alla ragione di non avere esse nessuna specie di ele-
vamento , e perché i venti che vi regnano sono caldissimi
provenendo da levante .
L'acqua di questi fiumi è alquanto salata, né potemmo sa-
pere ove gl'Indiani abbiano attinta l'acqua dolce che aveva-
no nelle loro case . I vascelli possono manovrare in questo
fiume (1), sia per entrarvi, sia per uscirne, e gl'Indiani
hanno, a tale efletto, buonissimi segnali o indizi: sono
alla sua imboccatura sette in otto braccia di profondità , e
cinque nell'interno. — L' ammiraglio dice , che tutto que-
sto mare è tranquillo come il fiume di Siviglia , e l' acqua
di tal natura da favorire la formazione delle perle : vi tro-
vò grandi lumache o chioccioloni , che non avevano sapo-
re, e che difl(Brivano in ciò da quelli di Spagna.
Qui V ammiraglio descrive la situazione del fiume e del
porto (2) , onde ha piìi avanti parlato e chiamò di San Sal-
ci) É il canale dell'entrata del por(o di lai Nuewias del Principe.
Nàvaiaxtb
(2) Questo è il porto di Baraeoa. Las Casas
Questo é il porto di Nipe , e non può esser che quello . Natakibtk
196
COLOMBO
vadore . Le montagne che scorse sono belle ed alte come
la rupe degli Innamorati (1); una di esse è sormontata da
un montìcello che da iunge rassomiglia ad una bella mo-
schea. — L'altro fiume poi, e suo porto, nel quale l'am-
miraglio allora trovayasi , ha dalla parte di scilocco due
montagne assai rotonde , di forma sferica , e dal lato di po-
nente maestrale , un bel capo piano onde lo sporgimento
è assai prolungato (2) .
llartedì , SO ottobre
L'ammiraglio usci dal fiume dei Mari, a maestrale, e
dopo aver fatte quindici leghe , vide un capo tutto coperto
di palmizi , e gli die il nome di capo dei Palmizi (3) . Gli
Indiani , che erano a bordo della caravella Pinta , dissero
che dietro a questo capo esisteva un fiume (4) , e che da
questo fiume a Cuba erano quattro giornate di cammino (5).
Il capitano della Pinta disse, essere di parere , che questa
Cuba della quale narravano i selvaggi fosse una città, e que-
sta terra che vedevano un gran continente molto esteso a
borea , e che il re di questa contrada fosse in guerra col
(1) Pena de los Enamoradoi, dice l' originale spagnuoto . fi una rupe
immensa e pittoresca trai moDli Alpuiarras, nel regno di Granala, in Spagna,
alla quale si riferisce una tenera e romantica leggenda di due infelici amanti,
che dall'alto della medesima per eccesso d'amore disperato si precipitarono .
Marmocchi
(2) Quello di Baraeoa , ed è perciò che l' appella capo piano . Las Cxsas
Non può esser che 11 porto di las NuevUas del Frineipe : le due mon-
tagne sono le Lomas del Manueeo , ed il capo piano la f^nta del Mater-
niUo . Navàrreti
(3) Appellasi adesso V eminenza (allo) di Giovanni Daune. Navarrbtb
(4) È il Rio Matsimo . Navarrbtk
(5) Tutti andavano a tentone per non potere intendere gì' Indiani . Credo
che la Cubaj onde gì* Indiani parlavano, fosse la provincia di Cubanacan , In
quest' isola di Cuba , che ha miniere d' oro , ec. Las Casas
Non può esser che Cuba, capitale dell'isola. Na varrete
PRIMO VIAGGIO
197
Gran Gan , che gl'Indiani appellavano Carni j nel modo stes-
so chedavano al suo paese o alla sua città il nome di Fava^
e molti altri nomi .
L' ammiraglio risolvè di andare nel detto fiume , d' invia-
re un presente al re del paese (1), e mandargli la lettera
del re e della regina Cattolici ; e propouevasi di affidare que-
sta missione ad un marinaio che avea viaggiato in Guinea,,
C(m simile incarico ; e diversi Indiani di Guanahani , che si
trovavano a bordo de' navigli spagnuoli , consentivano di
andare con esso lui , a condizione che verrebbero ricondotti
poscia nel loro proprio paese .
Secondo i computi dell'ammiraglio, il luogo ove pre-
sentemente trovavansi i Cristiani era a quarantadue gradi
a settentrione della linea equinoziale (2) , a meno che il
numero nel manoscritto, d'onde ho attinto questo riscontro,
non sia alterato . E' dice voler fare ogni sforzo per trasfe-
rirsi presso il Gran Gan , che credeva dimorare in questi
dintorni o nella città del Gataio (3), attenente a questo prin-
cipe, che è, soggiugne, potentissimo, secondo che gli fu
assicurato avanti di partire di Spagna. — Finisce con dire,
che tutto questo suolo è basso ma bellissimo, e che il mare
ivi è molto profondo .
(1) TtiUa questa terra é l' Isola di CuIm e non la terra ferma .
Las Casa.s
(2) I quadranti di riduzione di quest'epoca segnavano doppia altezza; e ,
conseguenleniente, i 43 gradi ai quali l'ammiraglio dice trorarsl a settentrione
della linea equinoziale, devon ridursi a 2i grado di latitudine boreale. QueMo, in-
finti, è, appresso appoco, il paralello sul quale allora navigava li Colombo .
Navarrete
(3) Marco Polo descrisse 11 gran regno del Gataio, sotto II qual nome cono-
scesi la Qna anche al presente in molli luoghi dell'Oriente, come assicura
il dottor Bobertson, nelle sue Ricerche ttoriehe iuU" India Ani. sezione Ili.
Navarrbtb
198 COLOMBO
Mereoledì, SI ottobre
L' ammiraglio navigò^ bordeggiando, tutta la notte del
martedì . Vide mi fiume nel quale non potè entrare perchè
la 5ua imboccatura era troppo poco profonda ; gP Indiani
però credevano che i vascelli potessero entrarvi colla stessa
facilità delle loro canoe .
Proseguendo il suo cammino trovò un capo che avanza-
vasi molto in mare , ed era attorniato di bassi fondi (1) .
Vide una baia capace per i piccoli navigli , ma non potè pe-
netrarvi perchè il vento era totalmente settentrionale (2) j
e tutta questa costa s* estende da settentrione maestrale a
scilocco . Vide quindi un altro capo formante un prolun-
gamento ancora più considerevole nel mare . — Per tutti
questi motivi , e siccome l'aspetto del cielo annunziava un
vento violento , fu costretto ritornare nel fiume dei Mari .
Giovedì, 1 novembre
Levato il sole l'ammiraglio inviò le scialuppe a terra,
verso le case costrutte in questo luogo . Le sue genti s' ac-
corsero che tutti gli abitanti avevan presa la fuga ; nulla-
dimeno dopo qualche tempo comparve un uomo . L' am-
miraglio ordinò che fosse lasciato rassicurarsi , laonde le
barche se ne ritornarono alle navi • Dopo la colazione in-
viò a terra uno degli Indiani che aveva a bordo ; e tosto che
questo ultimo scorse colui onde abbiamo parlato , gli gridò
da lunge che non avesse paura, poiché questi stranieri era-
no buona gente , né facevan male a veruno e non erano
(1) Questi luoghi sono la Boca di Carabelai grandes (imboccatura delle
grandi Cara\elle ) , e la punla del l^aierniUo . Natakrbte
(2) Da quanto qui dice del vento che aveva , rilevasi certamente che II Co-
lombo navigava allora lunghesso la costa dell' isola di Cuba . Las Càsas
PRIMO VIAGGIO 199
«additi del Gran Can ; ma che al contrario , avevano fatti
molti regali nelle diverse isole pelle quali erano passati . Si
gettò quindi a nuoto e giunse a terra ; due Indiani che com-
parvero il preser ciascuno sotto le braccia, e lo condussero
ad una casa , ove ottennero da lui informazioni ; e quando
furono certi che non sarebbe fatto a loro alcun male, rassi-
curaronsi e venner tosto in buon numero alla squadra ,
montati sopra sedici piroghe o canoe ; portavano cotone G-
,Iato e molti piccoli oggetti .
L' ammiraglio ordinò di non prender nulla, affinchè sa-
pessero che non rìcercavasi altro che oro, da essi chiamato
nucay ; cosi per tutto il resto del giorno, gl'Indiani anda-
rono e vennero da terra al vascello e dal vascello a terra, e
vari Cristiani eziandio vi si trasferirono in piena sicurtà .
L' ammiraglio non vide oro sopra nessuno di essi, ma dice
che uno portava un pezzetto d* argento lavorato sospeso
sotto il naso, il che fu per lui segno che questo metallo
trovavasi nell' isola »
Questi Indiani fecero pure conoscere con segni, che avan-
ti tre giorni molti mercatanti verrebbero alla squadra per
comprare gli oggetti che i Cristiani apportavano , perchè
avevano inviato diversi di loro per tutta la contrada , per
annunziarvi l' arrivo dell' ammiraglio ; e dettero ad esso no-
velle del re di questo paese, il quale, per quanto potè com-
prendere dai loro segni , dimorava lontano quattro giornate
da quel luogo.
* Questi Indiani , dice 1' ammiraglio , sono della stessa
B specie di quelli che abbiamo lino al presente trovati ;
B hanno gli stessi costumi e le medesime usanze, ed ignoro
* se abbiano alcun culto . Fin qui non ho veduto fare a
> quelli che adduco nessuna preghiera*, ma dicono bene il
200 COLOMBO
B Salve e V Ave Maria colle mani alzate al cielo come Tien
» loro insegnato , e si fanno il segno della croce •
» Questi Indiani hanno un solo e stesso linguaggio, e son
» tutti amici e van nudi come gli altri. — Credo che tutti
B questi paesi non sieno che isole, gli abitanti delle quali
» sono in guerra col Gran Can, che appellano Cavila ^ e
> danno al suo regno il nome di Bafan » .
Ecco ciò che dice l' ammiraglio , ed aggiugne che il fiu-
me è profondissimo , e che i bastimenti possono accostarsi
alla sua imboccatura fino a terra, col loro equipaggio. L'ac-
qua dolce non vi si trora che ad una lega dal mare ; ma è
dolcissima •
> E certo, aggiunge V ammiraglio, esser questa la terra
» ferma, e che io sono davanti a Zaytoe Guinsay, alla di-
» stanza di cento leghe (1), o più o meno, dalP una e dal-
» r altra di queste due città ; e ciò è ben dimostrato dal ma-
» re , onde le correnti procedono in altro modo di quello
» non facessero fin qui ; e ieri andando a maestrale , tro-
» vai che faceva freddo .
Venerdì , % noTemlire
L'ammiraglio risolvè d'inviare a terra due spagnuoli:
uno era Rodrigo di Jerez , che dimorava ad Ayamonte :
l'altro appellavasi Luigi di Torres , ebreo, che era stato
familiare del governatore di Murcia , e sapeva , diceano ,
1' ebraico , il caldeo , ed anche un poco V arabo . Ed in-
sieme a loro inviò due indiani , uno de' quali era di Gua-
co Non comprendo questo confuso linguaggio. Las Casas
Siccome l' ammiraglio era persuaso, che questa terra fosse 1* estremità del
continente dell'India, egli quindi credeva di essere distante cento leghe dalle
cit(à che ella . Marco Polo b la descrizione di Guinsay o Giunsay^ al cap. 98
(Iella rebzione del suo Viaggio . Natarrite
PRIMO VIAGGIO iOl
nahani, e l'altro era di uno di quei borghetti situati sulle
rive di questo fiume. Dette loro collane di perle perchè si
e omprassero da mangiare se per avventura lor mancassero
i vivente stabifì pel loro ritomo un termine di sei giorni.
Consegnò loro campioni di spezierie perchè indagassero se
ve ne fossero delle simili , e gl'istmi minutamente intorno
a quanto dovevano fare per ottenere informazioni sul re
di questo paese e su ciò che dovevano dirgli da parte del
re e della regina di Gastiglia, e da parte dell'ammiraglio
che gli inviava per rimettergli a nome dei detti principi le
loro lettere ed un regalo, collo scopo di ccmoscer lo stato
del suo impero e sua possanza , per legare amistà con lui e
rendergli tutti i servigi che potrebbe da essi desiderare, ec.
Raccomandò loro di raccogliere ragguagli su certe Pro-
vincie, su certi porti e fiumi intomo ai quali l' ammiraglio
aveva alcuni dati ; di conoscere a quale distanza erano dai
suo ancoraggio , ec. ec.
Qui r ammiraglio misurò, in questa notte, l'altezza del
polo con un quarto di riduzione , e trovò essere al grado
42 (1) dalla linea equinoziale: dice che trovò secondo il
suo conto di aver egli fatte dall' isola del Ferro mille cento
quarantadue leghe (2) , ed assicura nuovamente che il luo-
go in cui è attiene alla terra ferma •
Sabato , S navemlirc
Nel mattino, l'ammiraglio entrò nella scialuppa, e sic-
come il fiume forma alla sua imboccatura un gran lago
che produce uno straordinarissimo e profondissimo porto,
(1) ciò è bbo percliè Cirt» non è chea grtdi. Las Casas
Deresl Intendere la doppia altezza . Vedi di sopra la nostra nota su questo
Sargomento. Navarrete
(2) La vera disuma percorsa ere di I105 teghe . Nataerbte
I. 26
202 COLOMBO
in niun conto ingombro da pietre , ed avente da ciascun
Iato una spiaggia ben vestita di alberi e cemodissima per
accomodare i vascelli suUa costa, onde procedere alla loro
riparazione ed al lor pulimento , rimontò il iume infino a
che non ne trovò l' acqua dolce , appresso a poco a due le-
ghe dalla foce .
Ascese quindi sur un monticello, per scoprire un poco
il paese , ma non potè veder nulla a causa delle grandi bo-
scaglie , che erano freschissime e molto odorifere , per cui
credette che ivi fossero certamente piante aromatiche .
Dioe che tutto ciò che vedeva era cosi magnifico , che
i suoi occhi non potevan sariarsi d' ammirare tante bel-
lezze , ed i suoi orecchi d'intendere il canto di vaghissimi
augelletti. In quel giorno, alcune piroghe o canoe vennero
ai vascelli per scambiare gomitoli di cotone filato ed alcu-
ne reti di quelle nelle quali gì' Indiani dormono , che sono
amache o brande .
Domenica , 4 navembre
Allo spuntare dell'aurora, l'ammiraglio entrò nella
scialuppa , e discese a terra per cacciare ed uccidere al-
cuni uccelli che aveva veduti il giorno avanti . Al suo ri-
torno Martino .Alonso Pinzon gli si fece incontro con due
pezzetti di cannella , e dissegli che un Portoghese , che era
nel suo vascello , avea veduto un Indiano che ne portava
due grossissimi mazzi che non avea voluto acquistarla per
non incorrere nella pena dall'ammiraglio inflitta contro
chiunque facesse baratti ; e narrava inoltre che quell' In-
diano portava delle bacche rosse grosse come noci .
Anche il secondo ufiBziale di manovra della Pinta disse
aver trovati alberi da cannellate l'ammiraglio si resedi
presente nei luoghi indicati , e trovò ciò non esser vero. Mo-
PRIMO VIAGGIO 203
strò ad alcuni Indiani i campioni della cannella e del pepe ,
che aveva portati di Gasliglia , e dice che li riconobbero e
gr indicarono con segni, trovarsi presso quel luogo alla
volta di libeccio molte di queste produzioni . Presentò loro
oro e perle 9 e i vecchi risposero che l'oro trovavasi in
quantità in un luogo che chiamarono Bohio (1), soggiu-
gnendo , che gli abitanti lo portavano al collo , alle orec-
chie , alle braccia , alle gambe , e che là vi si trovavano
pare delle perle . Intese inoltre eh' eglino diceano esservi
in quel paese grandi navigli e mercatanzie , e che tutto ciò
rimanea alla volta di libeccio ^ che eranvi uomini con un
solo occhio ed altri col muso di cane , i quali mangiavano
gli altri Indiani, e che tosto che ne prendevano uno, lo
decapitavano bevevano il suo sangue , e gli tagliavano le
parti genitali.
L' ammiraglio risolse di ritornare a bordo , e d' attender-
vi i due uomini che aveva inviati , per decidersi quindi di
andare in cerca di questa contrada nel caso che i detti
espressi non fosser latori di buone novelle circa al soggetto
della loro escursione . — L' ammiraglio dice inoltre .
» Queste genti sono docili , timide , paurosissime, e nu-
* de , come ho già detto ; non hanno armi , e non vanno
» soggette ad alcuna legge . Questi paesi sono fertilissimi ;
B producono in gran copia di mames , che rassomigliano a
» carote (2) , hanno il sapore delle castagne e sono dagli
(I) crindiani di queste isole appellavano bohio le case, ed é perciò che
credo che l' ammiraglio non comprendesse bene , poictiè dovrebbe qui parlare
dell'isola Spagouola , che dessi appellavano Haiti. Las Casjls
(3) Le qje o paiate » non sono altro che le mames onde qui è questione .
Las Casas
Oviedo nella sua Storia Naturale delle Indie , cap. 82 , distingue le aje
dalle patate : le afe , egli dice , sono di un color violetto pendente al turchi-
no; le patate sono più scure e migliori : ne dà ad esse II nome di mamee.
Navarrbtk
204 COLOMBO
» abitanti coltivate con molta cara , come i faginoli : que-
» ste terre producono eziandio fave di specie differenti dalle
* nostre , molto cotone senza che sia seminato , ma che
r> prodncesi naturalmente nelle montagne, su grandi alberi;
* e credo che lo raccolgano in ogni tempo, perchè vedo sor
» un medesimo albero cassule aperte , altre che s' aprono,
» ed altre in flore . Questo paese produce inoltre mille al- i
* tre specie differenti di frutta, che m'è impossibile descri-
» vere; e tutte queste produzioni denno essere di un gran
» vantaggio . » — Smio queste le proprie parole deirammi-
raglio .
Lunedi, 5 noTemlire
Allo spuntar del giorno , l' anuniraglio fece arrenare sul
lido e riparare il suo naviglio, unitamente agli altri; non
però tutti insieme , di modo che ne restassero sempre due
per la sicurtà degli equipaggi, quantunque, egli dice,
quelle genti fossero incapaci di qualunque ostile azi<me, e
avesse potuto quindi senza pericolo fare arrenare tutti i
navigli insieme per essere risarciti •
In questo mentre 1' uifiziale della manovra della Nina
venne a dimandare una ricompensa all'ammiraglio , per-
chè aveva scoperto della gomma di lentisco , ma non ne
recava in alcun modo il campione , per averlo perduto :
P anuniraglio glie la promise , ed incaricò Rodrigo Sanchez
e il mastro Diego di andare a visitare le piante sulle quali
Il mammea o il mammei cresce nelle Antille ; Il suo frutto , che è ordì-
nariamente della forma e grossezza di una mela , diviene squisito , se le sia
tolta la buccia , la quale'è amarissima . Mirasi su tutte le tavole In quelle isole.
Coi fiori di questa pianta si b pure un eccellente liquore , che gli abitami del
paese chiamano aeqtia di creolo .
Nota estratta dal Dizionario ragionato e compendiato di Storia Natwrale
redatto da antichi professori francesi; Parigi, edit. Fournier, 1807.— Roqcbttk
PRIMO VIAGGIO 205
trova vasi : e portarono infatti un po'di questa gomma , che
l'ammiraglio serbò per presentarla al re ed alla regina, in-
sieme con alcuni rami dell' albero che la produceva ^ e dis-
se, che era vero mastice o gomma di lentisco (1), ma che
bisognava raccoglierla in tempo convenevole , e che po-
trebbesene cavare da questi contomi più di mille quintali
l'anno.
Trovò, a quanto ei dice , molto legno che parvegli esser
legno d' aloe : quindi aggiugne , che questo porto dei Ma-
ri (2) è uno dei migliori del mondo, che ivi l'aere è ec-
cellente , e gli abitanti sono docilissimi , eh' è dominato da
un capo sassoso molto elevato , e proprio alla costruzione
di un forte , ove i mercatanti sarebber difesi dagli attacchi
delle altre nazioni, se il paese offrisse ricchezze, e divenis-
se tanto importante da renderne indispensabile la costru-
zloiie • Ed aggiugne ancora : » Che sia fatta la volontà del
» Signore , nelle cui mani sono tutte le vittorie . »
Riferisce , che un indiano fece loro intendere per segni,
che la gomma era buona pei dolori di stomaco .
martedì, 6 novembre
Narra l' ammiraglio , che nella notte d' ieri , i due uo-
mini , che aveva inviati per esplorare l' intemo della con-
ci) Il leotteco cresce iwturalmeote nelle più calde contrade del contlneote.
Ifi non perde mai le sue foglie; ma Delle regioni anche temperate è sensibi-
lissimo al ghiacci. ColUyasI soprattutto neli'Isohi di Chlo, ove ne traggono il
Moiffef , resina famosa, ed usitaiissima in Turchia.— li più bel mastice è in
piccoli chicchi, chiari, trasparenti, di color bianco gialliccio e di gradevole odo-
re, e producesl naturalmente, o cola dalle Incisioni che vengono faue all'al-
bero. U sua raccolta dura per intervalli tutta la sUle.— Gii abitanti dell' isola
di Ohio , e le donne turche, lo masticano continuamente , per dare al loro flato
odore di balsamo , fortiflcar le gengive, ed imbiancare i denti . Roqubttb
(2) Deve essere Baracoa . Las Casas
Non può essere altro luogo che ìa$ Nuewtat del Principe . Navarrbtb
20« COLOMBO
trada scoperta^ furono di ritomo e dissero, che dopo aver
fatte dodici leghe, avevano trovato un villaggio di cinquanta
case (1) tanto vaste , che potevano contenere mille abitan-
ti , sendochè molti coabitavano sotto il medesimo tetto :
queste case rassomigliano a grandi tende da guerra. — Dis-
sero pure di essere stati ricevuti dagli abitanti secondo il
loro costume , vale a dire colla maggiore solennità, e che
tutti gli uomini e tutte le donne eran venuti a vederli ; che
erano stati alloggiati nelle migliori case ; che gP Indiani
baciaron loro i piedi e le mani , che sembravano colpiti di
ammirazione , e facevano loro comprendere di crederli di-
scesi dal cielo; e che, infine, gli offerivano da mangiare di
ciò che avevano .
I due spagnuoli raccontarono, che appena arrivati, i
più distinti del villaggio gli portarono sulle loro braccia
alla casa principale , presentarono loro sedie sulle quali gli
fecero sedere , e che tutti gli abitanti s' assisero per terra
attorno di loro • U indiano che avevali accompagnati fece
conoscere agli altri Indiani la maniera di vivere dei cristia-
ni, assicurandoli che erano buona gente. — Quindi ritiratisi
gli uomini, entrarono le donne: presero la stessa positura at-
torno di essi, baciarono loro e piedi e mani, e gli palparono
per sentire se erano di ossa e carne come loro stesse : final-
mente pregaronli di restare con esse almeno cinque giorni.
I due spagnuoli mostrarono a quella gente la cannella ,
il pepe e le altre spesierie, che l'ammiraglio avea loro date ,
e gr Indiani fecero loro intendere, con segni, che eranvene
gran quantità nelle vicinanze di quel luogo , dalla parte di
libeccio , ma che colà ove trova vansi ignoravano se ve ne
fossero. — Riconobbero che questi selvaggi avevano poche
(1) Deve essere la città del Principe oppure del Bayamo. Navarrete
PRIMO VIAGGIO »7
citlà^ e s'accorsero, che, se avesser volato consentir vi, più
di cinquecento persone , tra nomini e donne, sarebbero ve-
nati ad accompagnarli , perchè credevano che ritornassero
al cielo.
Nnlladimeno e' farono accompagnati da uno de' principali
del borgo da un suo figlio e da un suo servo, ai quali l'am-
miraglio fece la migliore accoglienza e conferì con essi, indi-
candogli levarle isole che ivi in quei contomi trova vansi. —
Egli avrebbe desiderato condurli al re ed alla regina, ma di-
ce di non sapere qual caprìccio s' impossessasse di questo
indiano , che , per paura certamente , volle di notte tempo,
ritornarsene al suo villaggio ; e l' ammiraglio aggiugne, che
avendo il suo bastimento in stato di risarcimento a terra,
e non volendolo scontentare, lasciollo andare, dopo eh' eb-
be promesso di ritornare allo spimtar del giorno^ ma non
fu più riveduto .
I due cristiani trovaron per via molte genti, che ritorna-
yano nei loro villaggi , e tanto gli uomini come le donne te-
nevano tutti in mano un carbone acceso e delle erbe per
profumarsi, come erano usi di fare (1). Non trovarono pella
(I) Anclie nella Storia delle Indie, scriiu dal vescovo Las Casas, cap. sa ,
leggesi questa circostanza , che è citata con più particolarità .
• Questi due cristiani trovarono , egli dice , per la via molta gente , tanto
• uomini che donne , che andavano alle loro capanne ; gli uomini portavano
• sempre in mano un carbone acceso e certe ert>e per profumarsi . Erano erbe
• secche chiuse In una foglia ugualmente secca, accomodata In forma di quei
• fuocbelli d'artifizio onde lanno uso i ragaul nel giorno della Pentecoste.. Era-
• no accesi ad una estremità, mentre che succiavano l'altra e l'assorbivano ; e
» bevendo internamente per aspirazione II fumo, gli addormentava ed ubriaca-
> vagli per così dire per le narici : in tal modo non sentivano quasi la fatica .
• Quelle specie di fuochetti, che noi cosk chiameremo , si appellano nella
• loro lingua tabaeot. Io ho conosciuti alcuni Spagnuoli In quest'isola Spa-
> gnuola, che s' abituarono a farne uso, e siccome facevansi loro del rimpro-
• veri su ciò, dicendogli che era male, rispondevano che non potevano abban-
» donare quella abitudine ; Ignoro qual fovore e qual bene ne ritraessero .
I
I
208 COLOMBO
via alcun yillaggio che fosse composto di più di cinque ca-
se, e ricevevano dovunque la stessa accoglienza. Videro
molte specie di alberi , di erbe e di fiorì [odorìferanti ; os-
servarono diverse varietà dì uccelli , differenti da quelli di
Spagna , eccetto le pernici e gli usignuoli , che cantava-
no (1), e delle oche, le quali sono molto abbondanti in que-
sto luogo. I cani , che non abbaiavano, furono i soli ani-
mali quadrupedi che scorsero •
La terra è fertilissima , coltivatissima , e seminata di
mames , di fagioli , di fave differentissime dalle nostre , e di
panico . Videro pure molto cotone rozzo , filato e lavorato ,
e ne trovarono in una sola casa più di cinquecento arrobi
di Spagna (2) , il che fece loro credere potersene colà
raccogliere tutti gli anni quattro mila quintali . L' ammi-
raglio dice , che ei credeva che non lo piantassero , e che
fruttasse tutto l' anno : è finissimo , e la cassula che lo con-
tiene è grossissima . Queste genti davano a vii prezzo quan-
to avevano , a segno tale che barattavano una gran cesta di
cotone per poche dita di nastro , o per qualunque altra cosa.
Queste genti , continua 1' ammiraglio , sono senza mali-
zia e poco bellicose ; uomini e donne van nudi come quan-
do vennero al mondo : però queste ultime portano un pez-
zetto di cotone che cuopre loro le parti sessuali, ma non
più : son facilissime dei loro favori , e di colore non troppo
nero , anche molto meno di quelle delle Canarie .
» Sono convinto , serenissimi prìncipi , dice T ammira-
» glio , che tosto che persone devote e religiose intenderan-
• Tale è rorigine de'nostri sigari.— Chi averebbe aUora creduto che l' luo
» ne divenisse sì comune e sì generale, e che su questo ozio novello e singo-
* lare stablllrebbesi una delle più lucrose rendite per lo slato? • Navarrbts
(1) L'usignuolo propriamente detto non esiste in America, ma vi sono una
folla di uccelli di becco sottile, che han potuto esser presi per quello . Cuviba
(1) Circa 11600 libbre di Francia . RoQvnrB
_ i
PRIMO VIAGGIO 209
no il loro linguaggio , queste genti diverranno tutte cri-
stiane . Spero 9 colla grazia di Dio , che le Altezze Vo-
stre si decideranno prontamente ad inviarcene , per riu-
nire alla Chiesa cosi grandi popoli, e convertirli alla fe-
de j nel modo stesso che avete distrutto quelli che non
han voluto confessare il Padre , il Figliuolo e lo Spirito
Santo, e che quando terminerete la carriera terrena ( poi-
ché Siam tutti mortali ) , la più grande tranquillità re-
gnerà nei vostri Stati , resi liberi dall' eresia e dalle mal-
vagie dottrine , e le anime vostre saranno ricevute al co-
spetto dell' Ente Supremo , che supplico perì) vi accordi
lunga vita, che aggiunga ai vostri Stati maggiori regni e
signorie e concedavi volontà e disposizione d' aumentare
la santa religione cristiana come infino al presente avete
fatto : e cosi sia . — Adesso ho rimesso il bastimento a
galla ^ e mi dispongo a partire per giovedì, in nome di
Dio , alla volta di libeccio , ove vado in cerca d' oro e di
spezierie , e a scoprir terre . »
Queste sono le proprie parole dell'ammiraglio, che si ri-
prometteva partire il giovedì; mai venti spirando contrari,
e' non potè spiegare le vele pria del 12 novembre.
Lunedì, 13 novembre
L' ammiraglio partì dal porto e fiume dei Mari alla fine
del quarte dell'alba, per trasferirsi ad un'isola, la quale,
al dire degli Indiani che lo accompagnavano , appeliavasi
Babeque(l), e dove, dietro i loro segni, gii abitanti racco-
glievano la notte dell'oro di sulla piaggia, al lume di moc-
coletti , e ne facevano quindi a colpi di martello delle ver-
(1) Gli Indiani apfiellavano isola Babeque o Bohio, lacusla della terra feima,
i'be pur cuiiosccvano sullo il nome di Caritaba . Natarabte
I. il
210 COLOMBO
I
gbe ; e soggi ugne vano ^ che per arrivarvi bisognava diriger
la prora a levante un quarto verso scilocco .
! Dopo aver fatte otto leghe lunghesso la costa, paroglisi
davanti un flume ; e quattro leghe più lunge ne scorse un |
altro 9 che di tutti quelli che avea (ino allora trovati sem-
brava più considerevole e grande : ma non volle fermar- j
si , ne entrare in alcuno di essi , per due considerazio-
ni : — la prima, e la principale, perchè il tempo ed il vento <
\ erano favorevoli per andare in cerca della delta ìsola di \
Babeque; V altra , perchè , se veramente esisteva sulle coste i
del mare qualche città famosa e popolatissima, e' 1' a\Tebbe
distinta . E rifletteva eziandio , che per rimonttare le rivie-
re, ci volevano piccoli navigli , mentre i suoi erano troppo
grandi ; che cos\ perderebbe molto tempo, perchè la sco-
I I
perta di simili fiumi è cosa che bisogna fare separatamente . j
! Questa costa era popolatissima , soprattutto presso del 1
j '
I fiume , che nominò lìume del Sole (1) . Dice, che il giorno |
avanti, domenica, avea creduto che convenisse prendere al- i
i cuni abitanti de'lidi di questa riviera per presentarli ai regi
(battolici, perchè apprendessero il nostro linguaggio , e pò- j
tessero quindi istruirci intorno a quanto era in questo paese ; i
di guisa tale che sarebbero divenuti gì' interpreti dei Cri- i
i stiani , ed averebbero al tempo stesso adottate le nostre
I
abitudini e la nostra fede: — * perchè vedo e so , soggiugne
» l' aiì miraglio , che queste genti non hanno alcun culto,
> che non sono idolatri, ma al contrario docilissimi^ igno-
' » rano il male, né sanno uccidersi gli uni cogli altri, né
• privarsi della loro libertà; perchè sono senz' ariiii, e cosi
» timorosi, che uno di noi bastii per farne fuggire un cen-
(I) Il porlo ckc il Culonibu appellò porlo dei Soie » deve essere quello cbe
osgi chiamano Porlo dei Padre. Navarretb
PRIMO VIAGGIO III
• linaio, anclie ruzzando con essi: — sono creduli, sanno
> che ci È UD Dio nel cielo , e sono convinti che noi siamo
• discesi di colassii. Se noi diciamo loro di fare qualche
• preghiera , dispon^onsi subilo a farla , rome, per esem-
• pio, il sefjno della croce >^ ; per la qual cosa le Altezze
• Vostre devon decidersi a farli cristiani , e credo che in-
• cominciando, convertiremo in poco tempo alla nostra
> santa religione moltitudine ìnlìnita di popoli ; e così le
• Vostre Altezze avranno aggiunto grandi paesi ai loro Sta-
> ti , e la Spagna acquisterà immense ricchezze : perchè in
• queste contrade è molto oro , e non senza ragione gì* In-
• diani che mi accompa<inano dicono, che in queste isole
> vi sono de' luoghi in cui scopre&i V oro sepolto nella
• ferra, che gli abitanti ne portano al collo, alle orecchie,
• alle braccia ed alle gambe, dopo averne fatti grossissìmi
• anelli.
■ Vi sono pure , dicono essi , pietre preziose e perle , e
• molle spezierie ; e nel fiume dei Mari , d' onde questa
> notte io S4HI0 parlilo, trovasi senza dubbio una coosidere-
• vole quantità di gODuna , quantità che potrassi aumentare
• quando vorrassi, piantando polloni, che all'istante si
• attaccano, degli alberi che la producono, i quali sono
• numerosissimi e grandissimi : hanno il frutto e la foglia
• come il k-ntisco , <^C4:etlo che gli alberi e le fronde sono
• più grandi di quelli ond^ parla Plinio , e che io stesso ho
• veduti nell'isola dì Chio, nell*Arcipelago(l). Ordinai di -
(I, Avaiiil di venire io Pori og* II» ni inApigru. [ICulombo «%ta imvIri
miulo mito il Mir drl Ltvanl« [ V<^I 11 r«p. 4. dcTla sua <ita , KrilU d>il
%9a don FrrdiDtRdq) . Nini
Vrdi ti DOU del iMiuille, A Mfm iMCrtti, Intorno al Imtiico,
tomi biognOci mI Colombo, che t^lftUg^fL Brindilo di qoaui tale
212
COLOMBO
fare dei tagli a diversi di questi alberi per accertarmi se
producevano laresina^e raccoglierla; ma essendo piovu-
to tutto il tempo che sono stato nel detto fmmc , non ne
ho potuta avere che piccolissima quantità, la quale porto
alle Vostre Altezze. Forse ciò proviene per non essere
questo il tempo convenevole alla incisione degli alberi ,
che è, io credo, al finire del verno, quando cominciano
a fiorire , mentre ora hanno il frutto quasi maturo .
» Ritrassi pure da questo paese molto cotone , che sen-
za bisogno di portarlo in Spagna, credo si venderà be-
nissimo nelle grandi città del Gran Gan , le quali cer-
tamente scopriremo , ed in diverse altre appartenenti ad
altri grandi signori , che sarebbero fortunati di servire le
Altezze Vostre ; e potremo eziandio portare in queste
città, per farne baratti, oggetti di Spagna e de* paesi
d'Oriente; poiché questi, rispetto a noi, sono alP Occi-
dente • — Quivi trovasi pure in copia P aloe, benché ciò
non sia un articolo di un commercio molto lucroso .
Quanto alla gomma del lentisco , ella è bene altrimenti
preziosa, poiché non se ne trova che nella detta isola di
Ghio, ove credo, se la mia memoria non m'inganna,
che ne ritraggano cinquanta mila ducati .
» Esiste all'imboccatura di questo fiume il miglior porto
che io abbia fino al presente veduto ; proprio , largo ,
profondo ed in luogo sicuro , con un sito convenientis-
simo per costruire una città ed un forte, di maniera tale
che i vascelli potrebbero arrivare fino a pie delle mura .
Il paese e temperato ed elevato , e le acque sono buo-
nissime.
» Ieri una piroga venne a bordo del mio vascello , e
contenea sei giovanotti, cinque de' quali entrarono nel
mio naviglio: io ve li feci ritenere , e li menerò meco in
PRIMO VI AGO IO 213
» Spagna. — Quindi inviai alcuni dermici ad una casa che
» rimane dalla parie occidenUile del flume ) ne furono a
» me condotte sette donne , tra grandi e piccole , e tre
» bambini : e voglio anch' esse menarle via, perchè spero ,
» che i miei Indiani si diporteranno meglio in Spagna ,
» avendo femmine del loro paese, che non avendone,
» essendo assai di sovente accaduto, che condotti in Por-
» togallo uomini della Guinea , perchè apprendessero la
• lingua portoghese, quando ritornavano nei loro paesi e
» credevasi trarne partito, a causa del buon trattamento e
» dei regali che erano stati lor fatti dai Cristiani, sida-
• vano alla fuga tosto che erano a terra, né più ricompari-
» vano . Ma questi però non si diporteranno cos\ ; perchè
» avendo le loro donne, sì presteranno ad eseguire ciò
» onde sarannoincaricati, e queste donne insegneranno alle
» nostre la lingua loro, la quale è una in tutte queste iso-
» le delle Indie, ove tutti i nativi s'intendono e viaggiano
• colle loro canoe : non è come in Guinea , che vi sono
» mille dialetti, i quali spesso non vengono intesi dagli abi-
» tanti dei piii vicini borghi .
» In questa notte, il marito di una delle donne, e padre
» dei tre piccini, un bambino e due bambine, venne a
» bordo, e mi pregò di permettergli di rimanere con essi ;
» lo che mi fece molto piacere : ed anche gli altri Indiani
» ne furono consolati , d' onde inferisco che sono tutti pa-
» renti: il marito ha circa quaranta o quarantacinqueanni. »
Queste sono le proprie espressioni dell' ammiraglio . —
Dice eziandio , che faceva un poco freddo , e che perciì) non
conveniva navigare di verno dalla parte di settentrione per
fare scoperte (1). — Il lunedi navigò (ino al tramontar del
(1) Pare da quanto ei dice , che $e avesse navigalo per due giorni a borea,
avrebbe certamente scoperto la Florida . Lai Casas
214
COLOMBO
sole , e fece dìciotio leghe a levante un quarto verso sci -
locco, Ano ad un capo che egli chiamò capo di Cuba (1) .
lilarÉedI, 13 noTembre
L' ammiraglio rimase tutta la notte in panna, come dicono
i marinari , ciò che è accomodare le vele in modo da non
avanzare colla nave né retrocedere ; fece manovrare cosi
perchè voleva vedere una cala , che è una apertura di
montagne, vale a dire lo spazio compreso fra due eminenze;
al tramontare del sole , avea cominciato a scorgere questo
porto chiuso da due grandissime montagne (2), e sembrava
che la terra di Cuba s' allontanasse con quella di Bohio ,
come facevano intendere per segni gl'Indiani, che l'ammi-
raglio seco lui adduceva .
Al far del giorno, in fatti, e' diresse le prode verso ter-
ra, e passò una punta, che , la notte precedente , eragli ap-
parsa ad una distanza di due leghe. Entrò in un gran golfo,
che era a cinque leghe ad austro libeccio , e glie ne resta-
vano da fare altre cinque per giugnere ad un capo, ove, in
mezzo a due grandi montagne , esisteva un incavo, che non
potè riconoscere assai esattamente per giudicare se questo
fosse un porto. Siccome desiderava andare all'isola che
gl'Indiani appellavano Babeque, situata a levante della po-
sizione ove egli in quel momento trova vasi, la quale isola,
a quanto egli credeva , dietro i ragguagli che glie n' erano
stati dati, racchiudeva molto oro, e non vedendo veruna
grande borgata; per guarentirsi dal rigore del vento, che spi-
ci) Questo caiH), secondo il viaggio che fece il Colombo a levante, dopo uscito
dal fiume dei Mari , deve essere la Punta delle lHule . Navarmstb
(2) Una di queste montagne era il capo di Cuba » che appellasi punta di
Mahici . Las Casas
Queste montagne sono qwlU del CrUtàllo e quelle del Moa. Natarrbtb
PRIMOVIAGGIO 215
rava con maggiore violenza di quello cbe non aveva inOno
allora falto, risolvè di tornare in alto mare e seguire il
rombo di levante col vento che era settentrionale , il che
condusse ad efletto .
E' filò otto miglia l'ora-, e dalle dieci della mattina , ora
in cui prese questa direzione, inflno al tramontare del sole,
fece, alla volta di levante , dopo il capo di Cuba , cinquan-
tasei miglia , che formano quattordici leghe. E scoprì , che
dal capo del golfo suddetto, fino all'altra isola detta di Bo-
hìo, che per lui era sotto vento, eranvi, secondo il suo cal-
colo, ottanta miglia, che formano venti leghe; e vide , che
le coste di questo paese cstendonsi nella direzione di le-
vante scilocco e di ponente maestrale .
mercoledì , 1 4 noTembre
Tutta la notte d' ieri, l'ammiraglio navigò bordeggiando
con molte precauzioni, perchè egli diceva che non era pru-
denza procedere di notte fra queste isole , pria d'averle ben
riconosciute. Gli Indiani che seco lui adduceva, ieri, mar-
tedì, gli dissero, che dal fiume dei Mari fino all' isola del
Babeque , eranvi tre giornate ; per le quali giornate devesi
intendere ir tragitto, che le loro piroghe o canoe ponno fa-
re da mattina a sera, ciò che è circa sette leghe: d'altron-
de il vento diminuiva, e mentre l'ammiraglio volea se-
guire la direzione di levante, e' non poteva procedere che
in quella del quarto dello scilocco. Finalmente, attesi altri
inconvenienti che l'ammiraglio qui enumera, e' fu obbli-
gato di star fermo infino alla mattina della dimane.
Comparso il giorno, si decise di cercare un porto, perchè
il vento , di settentrionale che era , divenne grecale ; e , nel
caso in cui non ne avesse ritrovato alcuno, previde la ne-
cessità di retrocedere ai porti che lasciava nell'isola di
2I« COLOMBO
Cuba. Giunse presso la terra, dopo aver fatto, in questa not-
te, ventiquattro miglia a levante un quarto verso scilocco;
corse ad austro (1) • . . . migiiainflno a terra, ove vide molte
aperture, isolotti e porti, e siccome il vento era violento ed
il mare grossissimo, non osò approdare, ma costeggiò, al
contrario , il lito, in direzione di maestrale un quarto verso
ponente , cercando un porto , e vide che eranvene diversi,
ma diffìcili nell'ingresso. Finalmente, dopo aver fatto in que-
sto modo sessantaquattro miglia , ne trovò uno onde V ac-
cesso era profondissimo e largo un quarto di miglio .
Era questo un buon porto (2) , in cui imboccava una
bella riviera. L'ammiraglio entrovvi e girò la prua ad au-
stro libeccio, dipoi ad austro, finche die fondo a scilocco.
Questo porto avea dovunque bastante larghezza e profon-
dissimo. L' ammiraglio scorsevi tante isole che tutte non le
potè contare; elle erano assai grandi, elevatissime e coperte
di una moltitudine di alberi di mille differenti specie, e d'in-
finita quantità di palmizi. Rimase grandemente meravigliato
mirando tante isole cosi belle ed elevate, ed assicura aire
ed alla regina, che le montagne da lui vedute dopo l' altro-
ieri su queste coste e quelle di queste isole, sono tali, che
egli non crede esservene al mondo nò delle piìi alte né delle
COSI belle , sotto un cielo sì puro , e onde la sommità sia
spogliata di nebbie e di neve. Aggiugne, che a pie di queste
montagne il mare è estremamente profondo, e che egli cre-
de , che le isole presso delle quali e' si trova^ che nelle map-
pe son poste all'estremità dell'Oriente (3), sieno innumere-
(1) È neir originale una lacuna. Navarrcte
(2) Farmi che debba essere il porlo di Tanamo , ncH' isola di Cuba .
NAVAr.RETB
(3) Veill il mappamondo di Martino di Doheni, ratto nel 1492 , e pubbli-
cato da Mur e Clàdera , ove p )lrà notarsi la nioltilu.lin? d' isole che in an-
tico poncvansl all'estremità orientale dell'India . Navarrrti
PRIMO VIAGGIO 217
voli. Dice pare di credere , che sieno in queste isole gran-
di ricchezze , pietre preziose e spezierie, e che s^estendano
molto alla volta di mezzogiorno e s^allarghino da ogni parte.
L' anmiiraglio die loro il nome di mare di Nostra Donna ^
e die quello di porto del Principe al porto che è presso al-
l'imboccatura dell'entratura di queste isole.
E' s'inoltrò alquanto in questo porto, unicamente per
vederlo di fuori , rimettendone l' esame più completo ad
un'altra gita , che fece il sabato della seguente settimana ^
come vedremo all' articolo di questo giorno. L' anmiiraglio
riferisce quindi tante e tali cose, circa la fertilità, bellezza
e sommità delle isole da lui trovate in questo porto, che
prega il re e la regina a non restar meravigliati scegli ne fa
un cosi grande elogio, perchè, dice loro, ch*ei crede'di non
dire la centesima parte di quanto meritano. Alcune di esse
pare giungano al cielo e fmiscano in punta di diamante ,
altre sembra che abbiano sulla loro vetta una grande spia-
nata pari ad una tavola ; ed il mare è si profondo a pie di
cadauna di esse, che anche una grandissima caracca (1)
potrebbe abbordarvi. Elleno son tutte vestite di boschi
e senza scogli .
Giovedì « 15 Hioveinlire
L' ammiraglio risolvè di esplorare queste isole colle bar-
chette dei vascelli .
Ne dice cose veramente meravigliose.
Vi trovò del mastice di lentisco e gran quantità d'aloe, e
s'accorse che molte radici dì lentisco^ di cui gli Indiani
(ni vascelli della più gran dimensione erano già designati o conosciuti
«otto questo nome nel decimoleno secolo , come ne fa testimonianza li re Al-
fonio ti Saggio , pari. Il , titolo XXIV . l^ge 7. Navarretr
28
218 COLOMBO
fanno il lor pane, erano lavorate (l), e che in alcuni luoghi
era stato acceso il fuoco.
Non trovò acqua dolce; — eranvi molti abitanti, ma pre-
ser la fuga ; — in tutta la via che segui , trovò quindici o
sedici braccia di profondità, e per tutto fondo di sabbia
senza alcuno scoglio, il che fece molto rallegrare i marinai,
perchè gli scogli guastano i cavi delle ancore de' vascelli .
Veaerdì, 16 noTembre
Siccome l'ammiraglio piantava una croce ovunque ap-
prodava, isole, Provincie, città ed altri luoghi, perciò, an-
cor quivi volendo far lo stesso, entrò in una scialuppa e si
trasferì all' imboccatura di questi porti . Ivi trovò , sur una
punta di terra , due grandi asse , una più lunga dell' altra,
ed amendue sì bene incrociate, che disse, che un falegname
non avrebbe potuto porle in più giusta proporzione . Dopo
avere adorato questa croce , ne fece fare colle medesime ta-
vole una grossissima e molto alta .
Trovò delle canne sulla spiaggia, e siccome non sapeva
in quali di questi luoghi vegetassero, s'inunaginò che qui-
vi fossero state portate da qualche riviera, la quale le aves-
se poi gettate sulla riva : ne in ciò ingannavasi .
Andò in una cala neir interno del porto dalla parte di
scilocco ( le cale hanno una stretta entratura per cui l' ac-
qua del mare penetra nelle terre), ove sorgeva un rialto di
scogli simile ad un capo, a pie del quale il mare era pro-
fondissimo, di maniera tale che il più gran bastimento del
mondo avrebbe potuto infino a terra accostarsi : ed eravi un
sito , in un angolo, ove sei vascelli potrebbono stare sen-
za ancore, e tanto sicuri quanto in una darsena. Parve al-
(1) Parlasi Torse in questo luogo delle radici del maoioc. Cuvibh
"1
HRIMO VIAGGIO 219
r ammiraglio , che potrcbbesi costruire , con poca spesa ,
una fortezza in questa posizione, ove la sarebbe situata as-
sai convenevolmente nel caso che si potesse fare un com-
mercio di qualche importanza in questo mare , sparso di
molte isole .
Quando fu di ritorno al suo vascello , trovò gì' Indiani
che erano a bordo occupati a pescare grossissime chiocciole
che viveano in questi mari , e ordinò alle sue genti che nei
medesimi siti osservassero se erano avicule perlifere o ostri-
che margaritifere , che sono le conchiglie ove nascono le
perle : infatti trovarono molte di queste conchiglie , ma
senza perle ^ e l' anmiiraglio suppose , che ciò succedesse
perchè il tempo della loro produzione, che credeva essere
tra il maggio e il giugno, era passato (1) .
I marinari rinvennero un animale che simigliava un taxo
0 (asso (2). — Fra gli altri pesci, che presero colle reti, ne
pescarono uno che avea il grugno perfettamente simile a
quello del porco; non somigliava punto al tonno, perchè, co-
me riferisce r ammiraglio, era tutto scaglioso, durissimo e
non aveva nulla di tenero fuorché la coda e gli occhi .
Aveva sotto la scaglia un buco, destinato all'uscita degli
escrementi. L'ammiraglio fecelo salare, per portarlo in
Spagna, e farlo ostensibile al re e alla regina. (3)
(I) Io noo so positiva mente se le conchiglie margaritifere producano più
perle iu una stagione che in un altra; ma ciò potrebbe pur essere, ih1 è soprat-
tutto probabile che sia stalo credulo, il che , per l'epoca di cui si parla, monta
allo stesso . Cuvibr
(2} Perchè questa parola taxo non potrà ella signiGcare il tasso ( taxus in
latino , taisson in antico francese ) ? L' animale del quale qui trattasi è proba-
bilmente un coati . CuviER
(3) ijucsto |)cscc , duro e col grifo di porco , può essere un ostracionc
{ottracion, Lin.) o un balestro: ma, dalla descrizione, pare, che probabilmente
U)$fe un ostracionc . Cu\ ie.ì
220 COLOMBO
Sabato, 17 no^rnibre
Di buon mattino, l'ammiraglio entrò nella scialuppa, e
andò a vedere le isole che sono nella direzione di libeccio ,
le quali ancora non avea visitate; e ne scorse molte, fer-
tilissime e di ridenlissimo aspetto, che sorgono da un mare
profondissimo • Molte di queste ìsole erano irrigate da ru-
scelli di acqua dolce, che giudicò formati da fontane sur-
genti dal sommo delle montagne ond' erano ingombre •
Prolungò il suo viaggio , e rinvenne una piccola riviera
d* acqua bellissima, dolcissima e molto fresca, perchè il ter-
reno del suo letto è secco ed arenoso : correa presso una
prateria superba, vestita da immensa quantità di elevatis-
sime palme , di gran lunga più alte di tutte quelle che infln
allora Tanuniraglio avea vedute. Trovò grosse noci, che, a
quanto ei dice , io credo fossero della medesima specie di
quelle dell'India, e grossi ratti (1), egualmente simili [a
quelli dell'India, ed enormi granchi. Vide gran quantità
d'uccelU, e sentì odore di muschio così eccessivo, che cre-
dette che in queste isole fosse l'animale del muschio (2).
Quest'oggi, ì due più attempati de'sei giovani che egli ave-
va presi verso il fiume dei Mari, e de' quali avea ordinato
r imbarco a bordo della caravella Nina, trovarono il mez-
zo di fuggire .
(1) Dovevano essere offuti . Las Casas
L'Oviedo, nel suo Trattaio ristretto della Storia Naturale delle Indie, cap.
6, dice, che gli iiguti sodo come I ratti , ed hanno con essi qualche affinità e
rassomiglianza di famìglia; e che le cori> sono come i conigli o leprotti , non
recano alcun danno, son leggiadrissimc, e di difTercnti colori . Navarkbtb
La coria é probabilmente il nostro porcellino d'India, Cu vita
(2) Nel Nuovo Mondo non è alcuna sorla di mui'chio ; md siccome vi est*
stono molli animali esalanti odore muschiato , non è quindi sorprendente se
Cristoforo Colombo credette che quelli dei quali parla fossero veri muschi .
CuviBii
I
PRIMO VIAGGIO 22L '
Domenica, 19 noTembre
L'ammiraglio imbarcossi nuovamente nella scialuppa con
buona parte d'individui de' suoi vascelli, ed andò a pian-
tare la croce (ella era bellissima ed assai grande), che
aveva fatta fare coi due tavoloni di cui già abbiamo par-
lato, dalla parte interna dell' ingresso del porto del Princi-
pe già mentovato, in luogo mollo visibile e spogliato di
alberi. Dice, che in questi paraggi, il mare cresce e decre-
sce pili che in qualunque altro porto da lui scoperto, lo
che, però, non reca molta sorpresa, considerando il gran
numero delle isole che ivi si trovano ; ed aggiunge , che la
marea di questi luoghi procede all' opposto della nostra ,
perchè, in questo porto ov'egli trova vasi, ella era bassa
quando la luna era a libeccio un quarto inverso austro . —
L' ammiraglio non volle partir da questo luogo, perchè era
domenica .
Lanedì, 19 noTembre
Pria del levar del sole , essendo bonaccia , la picciola
flotta spiegò le vele. Verso mezzodì spirò alquanto il vento
da levante, e T ammiraglio navigò a settentrione grecale.
ÀI venir manco del giorno il porto del Principe trovavasi
ad austro libeccio, distante circa sette leghe dalle navi del
Colombo . Scorse , precisamente ad oriente , 1' isola Babe-
que , dalla quale era appresso a poco discosto una sessan-
tina di miglia.
Tutta questa notte , navigando a borea e piegando alquan-
to verso grecale , corse sessanta miglia , e ne fece altre do-
dici fìno alle ore dieci della mattina del martedì, in dire-
zione di grecale un quarto verso settentrione, cièche ascen-
de alla somma di diciotto leghe .
_.i
222 COLOMBO
IHiUPtedl , M noTembre
Il Babeque , o le isole dei Babeque, sorgevano a levante
scilocco, e ii vento spirava da esse, il quale conseguente-
mente era contrario alla navigazione dell' ammiraglio. Veg-
gendo che quei vento non cambiava , e che il mare inco-
minciava a divenir fluttuoso, risolvè di ritornare al porto
del Principe, donde era partito, e dal quale era già discosto
venticinque leghe . Non volle, per due ragioni , andare al-
l' {soletta che egli chiamò Isabella, dalla quale non era di-
stante che dodici leghe, ed a cui avrebbe potuto approdare:
primieramente perchè scorse ad austro due isole, che vole-
va visitare; ed in secondo luogo, perchè temeva, che gl'In-
diani che aveva a bordo , e che aveva presi all' isola Gua-
nahani , da lui detta San Salvadore, la quale è distante sola-
mente otto leghe da quest'isola d'Isabella, non fuggissero,
trovandosi si presso alla loro patria . — Dice , che avea bi-
sogno di essi per condurli in Gastiglia; e credea che speras-
sero eh' e' li lascerebbe ritornare al loro suolo natio tosto
ch'avrebbe trovato dell'oro.
L* ammiraglio arrivò dunque nei dintorni del porto del
Principe, ma non vi potette approdare, perchè era notte
eie correnti lo strascinavano a maestrale. Cambiò nuova-
mente direzione , volgendo la prora a greco con gagliardo
vento, che però indebolì e variò nel .terzo quarto (1) della
(1) Quarto, è il tempo che impiega , vegliando , una parte degli uGziali e
dcii' equipaggio pel servizio e per la manovra della nave, mentre gli altri dor-
mono 0 riposano . Nelle navi da guerra i quarti sono regolati d* ordinario al
periodo di quattro ore, le quali sono marcale da otto ampollette di mezz'ora
I una . Alla prima mezz* ora si da un tocco di campana, e così in seguito si-
no all'ottava mezz' ora, ette termina il quarto , al fine del quale si danno otto
tocchi e si suona a distesa , per avvertire l'equipaggio, rl.c il quarto è termi-
nato . Si distribuisce i* equipaggio in due parli , una delle quali sì chiama
quarto di destra , o di tribordo , V altro quarto di sinistra o di babordo .
Questa dis|Milizione è scritta sopra una grande pergamena, chiamata ruolo dei
quarti , la quale si aflìgge sopra una tavola sul cassero . Il quarto compreso
tra le ore quattro e le otto della sera si divide in due di due ore per ciascu-
no; perchè senza questa disposizione la stessa metà dell'equipaggio avrebbe
tutti i giorni i medesimi quarti , per esempio , sempre quello da mezzanotte
alle quattro , e quello dalle otto a mezzodì . Ciascun quarto è comandato da
un ufiziale o due, secondo il numero di quelli che sono imbarcati nella nave.
Il loro giro ritorna d'ordinario dopo ventiquattro ore di riposo. Al termine
di ogni mezz' ora , in tempo di notte , l' equipaggio che è di quarto , grida :
buon quarto , per fare intendere agli ufiziall , che essi vegliano e sentono la
campana . Marmocchi
(!) Non era che al grado 'il di latitudine settentrionale. Vedi la nostra nota
intorno a simile argomento inserita nella giornata del 30 ottobre . Navarretb
(2) Strumento col quale misuransi le alteue degli astri e deduconsi le la-
titudini dei luoghi . Marmocchi
PRIMO VIAGGIO 233
notte. Allora l'ammiraglio diresse la prua a levante un quarto
verso grecale: il vento soffiava da ostro scilocco, ed al le-
var dell' aurora girò del tutto ad austro, ma bentosto tornò
a soffiare da scilocco • — L'ammiraglio, al sorgere del sole,
osservò il porto del Principe , nella direzione di libeccio ,
im quarto quasi verso ponente, e n'era appresso a poco
distante quarantotto miglia, che formano dodici leghe.
Mercoledì, %t iiOTembre
Allo spuntar del giorno, navigarono, con vento austra-
le , verso oriente : ma fecero poco tragitto , perchè il mare
era contrario ; ed all' ora dei vespri non avevano fatto che
ventiquattro miglia . Quindi il vento divenne levante, per
cui si diressero ad austro un quarto verso scilocco , ed al
tramontar del sole avevano fatte dodici miglia .
Allora l'ammiraglio trovossi al quarantesimo secondo \
grado della linea equinoziale (1), dalla parte del settentrio- |
ne , come nel porto dei Mari *, ma dice in questo luogo ,
che non farà uso del suo quarto di riduz ione , o quadran-
te (2), finche non giungerà a terra, onde poterlo rettifl-
-J
224 COLOMBO
care e restaurare: laonde, secondo il di lui parere, qiiel
porto non doveva esser molto lontano; ed a\ea ragione
perchè ciò non era possibile, a meno che queste ìsole non
sieno ai(l)... gradi. Nondimeno, ciò che induce vaio a cre-
dere che il suo quarto di riduzione fosse ancor giusto, si
era che segnava il settentrione così alto quanto in Gasti-
glìa: lo che essendo esatto, è chiaro che T Ammiraglio do-
veva essere assai presso alla Florida, e trovarsi all' altezza
di questa contrada • Ma che divengono , in tal caso , e dove
sono le isole che aveva il giorno avanti vedute, e quelle
ver le quali ei dirigevasi ?
Ciò che confermavalo nella sua opinione, fu, per quan-
to ei dice, il gran caldo che soffriva: ma è manifesto, che
se egli fosse stato presso ai lidi della Florida, T atmosfera,
in vece d' esser calda, al contrario saria stata fresca ^ ed è
evidente che ei non credeva che potesse far caldo in alcun
luogo della terra distante quaranta due gradi dalla li-
nea (2 j, a meno che ciò non nasca per effetto d* una causa
straordinaria o per accidente, del che ignoro che iinquì vi
sia stato alcuno esempio. — Da questo calore, che T am-
miraglio diceva di provare, egli arguiva, che in queste In-
die ed in questi spazi di mare che percorreva, dovesse es-
servi gran copia di oro (3) •
(1) Qui, nell'originale, è una lacuna. Nìvarrkte
(2) Dietro la spiegazione fatta dal Navarrete intorno all' uso antico di con-
tare doppie le latitudini ( Yedi una sua nota alla giornata del 30 ottobre) , le
osservazioni del Las Casas non hanno alcun fondamento, poiché il Colombo
sarebbesi trovato a 2i grado n borea dell' equatore, ed allora non è meraviglia
che questo gran navigante abbia scritto , che a tal latitudine fosse assai forte il
calore . Roqubtti
(3) È questa una opinione antichissima . Credevasi che la sfera vivente
dall' astro del giorno, fissasse specialmente nella zona torrida la sua luce e le
sue attrazioni, nei metalli preziosi ed in una quantitA di cristallizzazioni ma-
gnifiche, come nei diamanti, nel rubini, nel topazi, negli smeraldi, nel gia-
cinti, zaffiri, ec. Marmoccbi
PRIMO VIAGGIO 225
Martino Alonso Piiizon , con la caravella Pinta , di cui
teneva il comando , separossi in questo giorno dagli altri
due bastimenti , non solamente senza averne ricevu!o l'or-
dine, ma contro ancora la volontà dell'ammiraglio. Al
dire del Colombo , il Pinzon agi eziandio per avarizia , spe-
rando trovare da so gran quantità d'oro , coll'assistenza
d' un indiano che l' ammiraglio avea fatto imbarcare a bor-
do della Pinta • In tal modo parti , senza aspettare gli al-
tri bastimenti , senz' esser forzato di allontanarsi per al-
cun temporale , ma solamente perchè quest' era la sua in-
tenzione e deliberato proponimento. — Oltre di che, l' am-
miraglio qui dice : » il Pinzon mi ha fatto e detto ben altre
cose. »
Nella notte del mercoledì, con vento di levante, e' navigò
a mezzogiorno un quarto verso scilocco, ma quasi subito
fu colto dalla calma: nel terzo quarto, soffiò vento da set-
tentrione grecale . — L' ammiraglio seguiva ancora il rom-
bo di mezzogiorno , per veder la terra , che ancora gli re-
stava a visitare in questa direzione; ma all' apparir del sole
trovossi da quella tanto lunge quanto il giorno precedente,
per efletto delle contrarie correnti, essendone tuttora di-'
stante quaranta miglia •
In questa notte. Martino Alonso Pinzon seguì la direzione
d'oriente, per andare all'isola di Babeque, nella quale gli
Indiani dicevano trovarsi molto oro; e navigò non mai
perdendo di vista l' ammiraglio, dal quale non erasì dilun-
gato che sedici miglia. Per tutta la notte, il Colombo stette in
prossimità della terra; ei fece serrare o anunainare alcune
vele della sua nave, e tenere acceso tutta la notte il fanale,
perche parvegli che il Pinzon venisse alla sua volta , il che
1. 29
226 COLOMBO
avrebbe potuto agevolmente fare , se questa fosse stata la
sua intenzione, poiché la notte era bella e chiara, e spirava
un vento dolce e fresco .
Venerdì , 93 noveiiibre
L' ammiraglio navigò tutta la giornata verso la terra ,
sempre in direzione di mezzogiorno, con debile vento; le
correnti, anzi che aiutarlo ad approdarvi, lo tennero al con-
trario talmente da quella lontano, che non n'era più vi-
cino al tramontare che al sorger del sole. Spirava greco,
vento assai buono per andare ad ostro , se fosse stato più
forte .
Vicino a questo capo, trovasene un altro col quale è le-
gato, capo onde il prolungamento segue pure la direzione
I di levante, e che fa parte di una terra, la quale, dagl'India-
i ni che erano a bordo della sua nave, venia appellata Bohio.
j Dicevano , che era grandissima, e che conteneva una razza di
uomini monoculi , e che avea degli abitanti che chiama-
vano Cannibali^ e parca che questo solo nome ispiras-
se loro grande spavento. Appena s'accorsero che l'am-
miraglio prendeva il cammino di questa con'rada, la paura
impediva loro di parlare, perchè dicevano, che gli abitatori
della medesima eh' erano benissimo armati , gli avrebbero
divorati. L' ammiraglio dicedi credere, che in ciò fosse qual-
che cosa di vero; ma argomenta che quella gente , appunto
perchè portava armi , dovesse esser alquanto civilizzata: ed
era di parere, che questi guerrieri avesser fatti prigionieri
alcuni altri Indiani , i compatriotti de* quali , veggendo che
più non ritornavano , s'erano immaginati che fossero stati
mangiati . — D' altronde , questi Indiani non avevano eglino
PRIMO VIAGGIO £17
concetta la medesima idea dei CrisliaDi e dello slesso ammi-
raglio, le prime volle che certuni di essi gli scorsero ?
Sabato, S4 noTembpe
L* ammìraii^io navigò tutta questa notte; e circa la terza
ora della mattina e' prese terra all'isola Piatta(l), nel me-
desimo luogo in cui aveva approdalo la decorsa Beltimana
allorché viaggiava versoi' isola di Babeque. In sul principio
non osò appressarsi alla terra, perchè parevagli che il mare
frangesse con violenza dentro a queslo porlo, chiuso tra
montagne .
Giunse infine al mare (ftno«(ra5ijfRora, in cui era gran-
dissima quantità d' isole , ed entrò nel porto posto presso
alFiinboccaliira dell* ingresso dell'isole. Dice, che se prima
egli avesse conosciuto questo porto, e non si fosse trattenuto
a visitare le isole del mare di Nostra Signora , non saria
stalo costretto a retrocodert;; sebbene e* pensi, che questo
tempo fu bene impiegato, poiché in quel lasso era stato a
vedere le isole delle quali ha tenuto discorso . Tosto che
fu vicino alla terra , inviò la scialuppa a scandagliare il
porto; ivi rinvenne una lunga secca, ove il mare non era
fondo più di sei braccia, ma nel porto contavansene fino a
venti, ed il fondo era proprio e tutto sabbia , L' ammiraglio
vienlrò volgendo la proraa libeccio ; ma in seguito si diresse
verso ponente , lasciando a borea V isola Piatta, la quale,
coaquellacheleèquasi contìgua, forma nel mare un lago,
in cui potrebber capire tutti i vascelli di Spagna (2) , rima-
ci) QaesM èia eaiadiMoa. N*vAiiini
(ij Qaeito deve esaere il porlo che II Colombo cbiinié Santa Catatina
( Stola diertaà'), perchè vi giunse la Tlgllta della retllTìlà di quetli unlt.
Lia Cuis
Qoettl non può esKrs ilinicheil porlo della eaia di Moa, onde la deicf 1-
tlMW che qui )' tmmliaglto ne b e eiatUutiu . Navauite
228
COLOMBO
nervi certamente riparati da tutti i venti , e starvi molto si-
curi ancorché pri\i di gomene. Imboccasi in questa entratu-
ra dal lato di scilocco in cui s* imbocca volgendo la prora ad
austro libeccio, ed offre dalla parte orientale una profon-
dissima ed assai vasta uscita : — laonde è facile passare in
mezzo alle dette isole, il che può condursi ad effetto, per
prenderne cognizione, da qualunque navigatore che venga
da settentrione, senza scostarsi dal suo diretto cammino •
Le precitate isole sono a pie d'una gran montagna ( 1 ), che
si prolunga da levante a ponente; e quella alla quale appro-
dò r ammiraglio è lunghissima, più lunga ancora e più ele-
vata di tutte le altre sparse su questo lido , in cui awene
un'inOnitk;ella è ricinta airesterno, lungo la detta mon-
tagna, da uno scoglio appresso a poco simile ad una specie
di banco, che si prolunga inflno all'entratura .
Tutto questo è dalla parte di libeccio; dal lato dell'isola
Piatta v' è pure un altro scoglio, molto più piccolo di quello
di scilocco. In tal guisa, adunque, avvi fra queste due isole,
come già dicemmo , una vasta apertura e molta profondità
di acqua.
Tosto che furonoentrati nell'interno del medesimo porto,
videro , dalla parte di libeccio, un grande e superbo Ca-
rne (2), più ricco d'acque di tutti quelli che infin'allora ave-
vano veduti, le quali conservavansi dolci infino al mare. Esi-
ste alla sua imboccatura un banco di sabbia ; ma penetran-
do neir interno, egli ha otto in nove braccia di profondità;
le sue ripe, come quelle degli altri fiumi, sono ombrate di
palme e di molti altri alberi .
(1) I gioghi de' monti di Moa,
(2) Il flamedi Moa,
Nayakkbtb
Nayarkbtb
PRIMO VIAGGIO S29
Dommica, %5 noTembre
Pria del levare del sole, V ammiraglio montò nella scia-
luppa, ed andò a vedere un capo o punta di terra (1) , si-
tuata a scilocco della piccola isola Piatta , alla distanza di
una lega e mezzo, perche parevagli che dovesse esservi
qualche buona riviera • In fatti , all' ingresso del capo, dalla
parte di scilocco, e dopo aver fatto un tragitto di due tiri di
balestra, scorse un grosso ruscello di limpidissime acque ,
che dall' alto, con grande strepito, Ano a pie della monta-
gna (2) discendeva ; colà recossi , e videvi brillare alcune
pietre color d*oro screziate (3). Allora , e' si risovvenne che
all' imboccatura del Iago, yicinoal mare, era stato trovato
dell' oro, e parvegli indubitato che ancor qui ve ne do-
vesse essere (4). Fece scegliere molte di queste pietre per
portarle al re ed alla regina; e nel tem pò in cui facevasi que-
sta scelta, i mozzi gridarono dicendo, che vedevano delle
pinete (5).L' ammiraglio mirò dalla parte della montagna,
e vide pini si belli e grandi , che dice non esagerare nel
dire che erano diritti come fusi , e di grossezza e di eleva-
zione prodigiosa ; e rallegrossi in veggendo , che poteausi
costruire vascelli in questo paese, e che eravi di che fare
tavole ed alberi pei piò grandi navigli di Spagna; ,vide querci
e corbezzoli, presso un bel fiume, e si dispose per ^andare
a far mulini da segar tavole.
(l) QuesU è U puDU del Mangle o del GuaHeo . Hàv aiuti
(S) Una di quelle della catena di Moa. NAVAMirt
(3) Qoeife doYenno essere pietre di marcasiU . La» Casa»
Molte sorte di pietre posson avere delle macchie di color d'oro, prodotte dalle
piriti, dalla mica e da altre sostanze*, simile descrizione non Indica nulla di
positivo . CUTIB»
(4) non avvi alcun dubbio che non ve ne fosse • Las Casas
(5) ft foro ; sono in questo luogo ammirabili pini. Lai Casas
330 COLOMBO
L'elevazione e la beltà delle montagne, rende vano in que-
sto luogo la terra e Paria più temprate, di quello che l'am-
miraglio non avesse fin là in alcun altro sito trovato . Vide
sulla spiaggia molte altre pietre, tutte rotolate dal fiume ;
alcune erano di color ferrigno, ed altre, secondo l'opinione
di molte persone dell'equipaggio , provenivano da miniere
d' argento : colà e' si provvide di un' antenna e d' un albero
perla mezzana della caravella Nifia. Giunse all'imbocca-
tura del fiume , ed entrò in una vastissima e profondissi-
ma cala (1), situata a pie di questo capo, dalla parte di sci-
locco , e nella quale starebbero saldi cento vascelli privi
d*ancore e cavi .11 porto che la termina è tale, che gli occhi
non ne han gianmiai veduto di simile .
Le montagne di questo capo (2) sono altissime ; da cias-
cuna di esse discendono in abbondanza limpide acque, e son
tutte vestite di pini, e, come le pianure, ricoperte di piccole
selve composte di alberi di assai variate specie , e tutti più
belli gli uni degli altri . L' ammiraglio lasciava dietro di sé
due o tre fiumane • Egli fa al re e alla regina un elo-
gio pomposo di tutta questa regione ; dichiara aver prova-
to una consolazione ed un estremo sodisfacimento in aver-
la veduta, e soprattutto per aver trovato cosi bei pini ,
perchè vedea che poteansi costruire in questo luogo tanti
vascelli quanti desiderassero , portandovi tutte le materie ,
ed oggetti necessari per quelle costruzioni , ecx'.ettuato il
legno e la pece greca, che colà trovansi in copia . Àfierma
pure, che il suo elogio non equivale alla centesima parte
del vero : dice, che piacque al Signor nostro di mostrargli
sempre una cosa meglio dell'altra, e che infino a quel gior-
(1) Il porto di Jaragua. Navambtb
(2) Le catene delle monUgne di Moa . Navarrbtb
I
I
PRIMO VIAGGIO 231
no avea di bene in meglio ognor progredito in tutte le sue;
scoperte, tanto riguardo al suolo, agli alberi , alle piante,
ai frutti e ai Cori , quanto in ciò che concerne gli uomini ;
ed aggiugne, aver dovunque trovato delle difTerenze nei pro-
dotti e negli abitanti, ed in qualunque luogo avere osser-
vate simili gradazioni: lo stesso ha veduto nei porti e nel-
la qualità delle acque. E finalmente dice, che tutte queste
meraviglie, che eccitano a sì alto grado P ammirazione di
coloro che ne sono spettatori , faranno molta impressione
anche sullo spirito di coloro che ne leggeranno solamente
la descrizione ; quantunque , e' pensa , che nessuno , senza
vederle , potrà credere alla loro realtà •
Allo spuntar del giorno T ammiraglio salpò dal porto
di Santa Caterina, nell' isola Piatta , ove egli trovavasi , e
navigò lun^esso il lido con debole vento di libeccio, nella
direzione del capo del Pico(l), che rimaneva tra mezzodì e
ponente. Giunse a quel capo alquanto tardi, a cagione della
bonaccia ; ed allorché fuvvi arrivato , scorse un altro capo
a scilocco un quarto verso levante , lontano circa sessanta
miglia ; e da questo punto un altro ne vide a scilocco un
quarto mezzogiorno, che sembrogli appresso a poco distan-
te venti miglia : dette a questo ultimo promontorio il nome
di capo della Campana (2). ma non potè pervenirvi di gior-
no, attesoché il vento calniossi nuovamente. — In tutto
questo dì fece trentadue miglia , che equivalgono ad otto
tt\ t b piinla Vaez. HA^Mttmn
232 COLOMBO I
I
leghe ; ma in questo corto tragitto scopri notevolissimi por- j
ti (1), de' quali prese ricordo, e i marinari restarono mera^
vigliati della loro bellezza : riconobbe nel medesimo tempo
cinque grandi fiumi , poiché sempre costeggiava il lido per
poter vedere comodamente tutto ciò che ivi trovavasi • —
Tutto questo paese è ingombro di altissime e belle monta-
gne, le quali non sono nò aride, ne sassose, ma facili tutte ad
esser percorse , e divise in vallate assai belle , le quali ,
come il dosso delle montagne ^ eran vestite di alti e verdi
alberi, come pini, che era un diletto a vederli.
Oltre il suddetto capo del Pico , dalla parte di sciloc-
co , sorgono due isolette , onde ciascheduna ha circa due
leghe di circonferenza; erìmpetto ad esse, sono tre porti
superbi, e due grandi liumi. L'ammiraglio non vide in
tutto questo lido , alcuna borgata ; ma questo non prova
che non ve ne fossero; anzi molti indizi inducevano a cre-
dere il contrarlo, poiché in qualche luogo, ove i nocchieri
discesero a terra , trovarono segni della esistenza degli
uomini, ed in particolare avanzi di fuochi , i quali face-
vano testimonianza che quel lite era abitato. — L'ammi-
raglio, crede che la terra che aveva in quel giorno veduta
a scilocco del capo di Campana, fosse l'isola che gì' In-
diani chiamavano Bohio, ed in questo sentimento lo confer-
mava la distanza che separa il detto capo da questa isola.
Narra, che tutti gli isolani da lui fino a questo giorno
trovati, a veano un timore estremo degli abitanti di Ganniba
o Canima, che, diceano, signoreggiavano questa isola di
Bohio, la quale, a quanto sembra , deve essere vastissima ;
e soggi ugne , eh' ei crede , che i Cannibali facciano guerra
(I) Fra I nove porti che l'ammlrAglio dice d'avere scoperti ed esploriti
in questa parte di iido, sono notevoli il golfo Yamanieo , ed I porti di Jara-
ffìm, di Taco , di Cayaganueque » di Nava e di Moravi . Navirretb
I
PRIMO VIAGGIO
233
a gli altri isolani , che ne catturino molti , e meninli quindi
prigioni nelle lor terre , essendo di assai poco animo ne sa-
pendo usare alcuna arme in propia difesa. Il Colombo giu-
dicava , che la vicinanza di questi uomini di Ganniba fosse
il motivo per cui gli altri Indiani non osavano costruire i
loro casolari sul lido del mare ; ed .aggiunge, che quando
quelli eh' erano a bordo delle sue navi il vider prender
la direzione di Bohio , f uron talmente compresi dallo spa-
vento di essere divorati, che questo timore, da cui nulla
guarire li poteva , impediva loro perflno di parlare : fecero
intendere per segni, che gli antropofagi aveano un solo oc-
chio in fronte , e la testa di cane ; sicché T ammiraglio fu
di sentimento che mentissero , e che questi pretesi Can-
nibali altro veramente non fossero, che i sudditi del Gran
Can , i quali ogni tanto venivano in quelle isole a farne
schiavi gli abitanti .
Martedì, tt7 novembre
ieri , al tramontare del sole, l'ammiraglio arrivò vicino
ad un capo , che chiamò della Campana , — Sebbene il
cielo fosse chiaro e sereno , ed avesse dalla parte di sotto-
vento cinque o sei ammirabili porti , nulladimanco e' non
volle andare a terra, per non ritardare il cammino del suo
viaggio , e 1' adempimento del suo scopo principale . D' al-
tronde, non appena il vento spirava, che ognor cessava più
di quello eh' ei non volesse, sedotto dal desio e dal piacere
che aveva, di vedere ed ammirare la beltà e la freschezza
di questi paesi, da qualunque parte e' li visitasse .
Per tutte queste ragioni, tennero questa notte in panna,
e temporeggiarono inQno allo spuntare del giorno. — E sic-
come le correnti , estremamente rapide, avevano nella notte
strascinati i navigli più di cinque o sei leghe in direzione
1.
30
234 COLOMBO
di scilocco , iiifino al luogo ove trovavansi al venir meno
del di , luo<i;o che all' ammiraglio era sembrato che fosse la
terra della Campana ; e perchè d'altronde , dietro al capo
a cui egli aveva dato questo nome , parvegli che esistesse
una grande apertura, la quale credeva che separasse una
terra da una altra, ed avesse un'isola nel mezzo; si decise
di retrocedere col vento di scilocco , e giunse nel luogo
dell'apertura antidetta , che veriflcò non essere altro che
una gran baia (1), all' estremità della quale , dalla parte di
scilocco, e un capo , sul quale sorge alta e quadrata mon-
tagna (2), che da lunge sembrava un' isola .
Il vento girò a settentrione , e l' ammiraglio riprese la
direzione di scilocco, per correre lunghesso il lido e scoprire
quanto a veder vi restava. — Presentaronsi ben tosto al suo
sguardo, a pie di questo capo della Campana, un porto (3)
ammirabile ed un gran fiume ; ed un quarto di lega più ol-
tre, un altro fiume; ed alla distanza di mezza lega da questo,
un terzo fiume ; e mezza lega lunge da quest'ultimo, un'al-
tra fiumana; ed una lega più oltre, un altro fiume; ed un se-
sto fiume ancora, un'altra lega circa distante dal preceden-
te; il qual fiume , non era separato che da un quarto di lega
da un' altra riviera ; a una lega dalla quale trovavasi un' ul-
timo grandissimo fiume, distante circa venti miglia dal capo
della Campana, posto a libeccio di tutte queste correnti. La
maggior parte di questi fiumi hanno imboccature grandi e
larghe , e sono porti ammirabili , capaci di contenere in
piena sicurezza i più grandi navigli , essendo privi di ban-
chi di sabbia , di scogli e di bassi fondi .
CO 11 porto di ffaracoa . N'avarrbtb
(2) li monte di Yunque . Navauretb
(3) Il porto di Moravi. Navarrbte
PRIMO VIAGGIO 235
Costeggiando la terra, ascilocco dell'ultimo di questi flu-
mi, il Colombo rinvenne una vasta borgata (1), la più
grande che infino a questo giorno egli avesse incontrata; e
vide scendere alla riva del mare infinita quantità di selvaggi
affatto nudi , che fortemente gridavano , ed erano armati
di zagaglie. Siccome eMesiderava conferir seco loro, ammai-
nò le vele, gettò l' ancora, ed inviò le scialuppe delle navi
a terra, disposte in maniera, che coloro che le montavano
non potesser fare alcun danno agl'Indiani, ne da quelli
riceverne, e prescrisse alle sue genti di dar loro alcuni pic-
coli oggetti, scelti fra le mercatanzie marinaresche, che
egli aveva seco portate .
Gr Indiani fecero le viste di non volere lasciare discen-
dere a terra i Cristiani , e di resistere; Hia scorgendo che
le scialuppe sempre più appressa vansi al lito , e che co-
loro che v'erano dentro non aveano paura dei loro gesti
feroci, tosto dal mare s'allontanarono. Credettero i Cri-
stiani, che la fiducia ritornerebbe in que' selvaggi, seduco
tre di loro solamente discendessero dalle scialuppe; e tre
infatti ne sbarcarono, gridando agli isolani di nulla teme-
re, e questo pronunciando in lor linguaggio , poiché ne
avevano apprese alcune frasi , per la famigliarità contratta
con quelli che erano a bordo; ma tutti dieronsi alla fuga,
senza che neppur uno ve ne restasse .
1 tre Cristiani andarono alle case di essi, le quali sono di
paglia, e della stessa forma di tutte quelle che avevan vedute:
dentro non vi trovarono ne abitanti , nò mobili, nò che
che sia; laonde ritornarono ai vascelli, e versola metà
del giorno spiegaron le vele per trasferirsi ad un bel ca-
ci) Quella di ^arocoa. Navarrete
236 COLOMBO
po(l),chc scorgevano a levante^ e dal quale forse eran
lontani circa otto teglie .
L' ammiraglio, dopo aver fatto una mezza lega nel me-
desimo seno, vide dalla parte meridionale un rimarche-
volissimo porto (2) , e da quella di libeccio terre nieravi-
gliosamente belle , simili ad una pianura sparsa di colli-
nette e ricinta da alte montagne. In questa ^^sta pianura
scorsero grandi fuochi , ampie borgate e terreni perfetta-
mente coltivati , ciò che indusse l' ammiraglio a dirigersi
verso il detto porto, per tentare in qualunque modo di ab-
boccarsi cogli abitanti, e seco loro comunicare .
Dice , che quel porto era tale, che se egli avea lodati gli
altri, doveva molto più ancora decantar questo, a cagione
della bellezza delle terre da cui è circondato, della tem-
peratura dell' aere, delle borgate die gli sorgono vicine, e
de' loro contorni. Narra le meraviglie della terra e degli
alberi , frai quali trovò molti pini e palmizi (3) , e fa
gran caso della bellezza della pianura , che si estende ver-
so scilocco , e la superfice della quale non è interamente
piana (4), ma oflre piacevoli e dolci ondulazioni poco alte.
Questo piano, irrigato da molti e grossi ruscelli, i quali di-
scendono dalle prominenze del medesimo, è, secondo l'am-
miraglio, la più bella cosa del mondo .
Quando il vascello ebbe dato fondo, V ammiraglio disce-
se nella scialuppa per scandagliare il porto, il quale è, ap-
presso a poco, della forma di una scodella j ed allorché fu
(1) La punta di Maici . Nava»bitb
(2) Il porto di Baracoa . NATAnim
(3) Ovunque vegetano palmizi di grande altezza , è certo ehc il suolo é fer-
tilissimo. Las Casaa
(4) Qui r ammiraglio vuole significare chi* questo non è un terreno unito.
Las Casas
PRIMO VIAGGIO 237
vicino al suo ingresso meridionale, trovò la foce d^anfiHmc,
larga abbastanza per capirvi una galea; la qual foce era volta
in modo , che non presentavasi allo sguardo altro die nel-
V istante in cui s' era per penetrarvi . Quando vi fu giun-
to, vide che era larga da cinque braccia, che è la lunghez-
za della scialuppa, e che ne aveva otto di profondità • Nel
percorrerla , recava gran meraviglia e piacere gustare la
freschezza di questo clima, vedere la beltà degli alberi onde
le ripe del Oume eran vestite , e mirare la quantità prodi-
giosa di uccelli, che natavano sulle sue limpide acque, o
scherzavano, dolcemente cantando, trai profumati rami
degli arbori ; cose tutte del più gradevole spettacolo , che
rendevan quel luogo cosi incantevole, che l'ammiraglio
scrisse, che gli fu^di gran sacrifizio allontanarsene; e disse
agli uomini che l'accompagnavano, che per fare al re e
alla regina il racconto di ciò che vedevano, mille lingue non
sarieno bastanti ; né la sua mano sapere scrivere tante me-
raviglie, poiché gli sembrava trovarsi nel mondo delle il-
lusioni e dei prestìgi: ed espresse il desire, che molt' altre
persone savie e di considerazione vedessero tutti questi
prodigi, intorno ai quali è certo , egli dice , che giudiche-
rebbero come lui vantaggiosamente .
Qui l'ammiraglio soggiugnele seguenti parole: > Quali
e quanti vantaggi potranno ritrarsi dal possesso di que-
sto paese , neppur tento di scrivere. È certo, o gran re
e grande regina , eh' essi contengono inCnità di utilissi-
me cose. Ma io non mi fermo a lungo in alcun porto, per-
chè voglio vedere quante piìi contrade mi sarà possibile ,
per fame la descrizione alle Vostre Altezze. Disgraziata-
mente provo il dispiacere di non sapere la lingua che ivi si
parla : i loro abitanti non mi capiscono , ed io, né le mie
genti, li comprendiamo maggiormente • Inquanto agi' In-
238 COLOMBO
diani die meco traduco, sovente mi accade d'intendere il
contrarlo di ciò che vogliono spiegare (1); d'altronde io
non ho più conCdenza in loro, perchè già han tentato mol-
te volte di fuggire. — Quanto al presente, se piace al Si-
gnor nostro, visiterò più che sarammi dato, e a poco a poco
perverrò ad intendere il linguaggio ed a conoscerei luo-
ghi , e farò insegnare questo idioma alle genti della mia
casa, poiché ho osservato, che infino al presente egli è per
tutto Io stesso : cosi , col tempo, conoscerannosi i benefici
che possono procurare queste contrade, e si porrà ogni
cura a renderne tutti gli abitanti cristiani, ciò che sarà fa-
cile e di pronto successo, poiché essi non hanno alcun cul-
to nò sono Idolatri . Le Vostre Altezze faran costruire in
questi luoghi città e fortezze, e tali paesi saran ben tosto
convertiti. — Posso assicurare alle Altezze Vostre, che non
mi sembra che sotto il sole possa esservi paese più fertile
di questo, di più gradevole e regolare temperatura, e me-
glio provvisto di acque chiare e di buona e sana qua-
lità, ben diverse in ciò da quelle delle riviere di Guinea,
le quali non producono che malanni e contagi ; poiché,
grazie a Dio nostro Signore ^ nessuna delle genti del mio
equipaggio non ha provato, infìno a questo giorno, il
minimo male di testa , ne v' é ehi sia stato in letto per
causa di malattìa; ad eccezione di un solo, che pativa
del mal della pietra , e ne avea soflerto tutto il tempo
di sua vita, il quale, nondimanco, é risanato dopo i primi
due giorni del nostro soggiorno in questa regione: quel-
lo che io narro , referiscesi eziandio agli equipaggi de-
gli altri vascelli .
(I) Questa ignoranza del linguaggio, produsse equivoci ed errori, nella elul-
ione o neir ortografia dei nomi propri ; i quali leggonsi in questa relazione, roa
otto tutti eorrelli nelle note. Navarrete
(I) Il porto (li las NuevitoM del Principe NAVAi^rrs
(S) Mirate roD qual fondamenio le nostre leggi ddl' Indie hanno abbracciato
questo cousiglU» «lei Colombo, tanfo piii imparxiale, in quanto cbe fu dato da
UDO straniero, sebbene già naturaliizato in Spagna . Nataimtb
PRIMO VIAGGIO 239
» Di guisa tale che , quando piacerà a Dio che le Altez-
ze Vostre ìnviino in questi luoghi uomini istruiti, o che
ve ne giungano per caso di fortuna , essi riconosceranno la
verità di quanto dissi di sopra, quando tenni parola circa
la scoperta che feci di ima favorevole positura per la co-
struzione di una città o di una fortezza, vicino al fiiune
dei Mari, a cagione della bontà del porto (1) che in quel
luogo ritrovasi , e della bellezza de^ suoi contorni . Cer-
to, quanto allora riferii è la pura verità ; ma non è
alcun paragone fra que' luoghi e questi ove attualmen-
te mi trovo , e neppure è da paragonare il mare di No-
stra Donna con quello che al presente percorro , onde
i liti hanno , nell' interno delle terre , considerevoli bor-
gate , inunensa popolazione ed infinità di cose della
più grande importanza; ed in questo luogo soprattutto
(come forse in qualimque altro per me precedentemente
scoperto, non che in quelli che spero di scoprire pria di
far ritomo in Gastiglia ) , la intera Cristianità avrà grandi i
corrispondenze da stabilire, e Spagna^ alla quale tutto de- i
ve esser sommesso, ben più degli altri Stati . Prego le •
Vostre Altezze di non permettere ad alcimo straniero (2)
di porre il pie in questo paese e d'averci la menoma co-
municazione, se non è cristiano e cattolico, poiché tale
è stato lo scopo delle scoperte che ho fatto per ordine
dell' Altezze Vostre , e non ho intrapresi questi viaggi, che
per servire alla propagazione e alla gloria della religio*
ne cristiana » . — Cosi parla l'ammiraglio .
140 COLOMBO
Entrò dunque nel fiume, alla foce del quale troyavasi ^
e facendo il giro del porto (1), vide da ciascun lato della sua
imboccatura ridenti coltivazioni ed una specie di delizioso
giardino; poi navigando su pel fiume, scopri, più in avan-
ti , che ei forniva una porzione delle sue acque a diversi
canali, e rinvenne una piroga o lancia di un sol pezzo ,
grande quanto una fusta (2) di dodici banchi . Questa bar-
ca era bellissima, posta su travicelli in un recinto o rimes-
sa costrutta di legni e con grandi foglie di pahnizi coperta,
di maniera tale che , ne il sole, né V acqua le poteva reca-
re alcun danno .
L'ammiraglio dice, che la bontà del porto , delle acque
e dei terreni, non chela bellezza dei contomi e l'abbon-
danza del legname, rendoano questo luogo estremamente
atto per la sede di una città, e pella costruzione di una
fortezza .
Mereeledì, M noTeinbre
Quel giorno T ammiraglio rimase nel porto antidetto,
perchè piovea a dirotta, ed il cielo era oscurissimo. Àvereb-
be per altro potuto esplorare tutto il lido , perchè il ven-
to, che era scilocco, soffiava opportunissimo ; ma sic-
come non poteva vedere bene la terra , ed era pericoloso
costeggiare un lido non ben conosciuto, giudicò più pru-
dente di aspettare . Le genti dell'equipaggio discesero a
terra per lavare la lor biancheria , e certuni , girellando ,
imbatteronsi in grandi borgate, ma ne trovarono tutte le
abitazioni vuote, perchè coloro che vi dimoravano eran
(1) Il porlo di Bcuracoa . Navarretb
(2) La fusta è un basiiraenlo luogo e poco elevalo che va a remo e a veli.
ROQUBTTB
PRIMO VIAGGIO 241
Tubili : quindi , nel rilorno, questi marinari diressero i
loro passi lunghesso un' altra fiumana ^^ posta più in bas-
so, e maggiore di quella all'imboccatura della quale sor- i
govano sulle ancore i vascelli .
Giovedì, 99 novembre
Siccome pioveva, ed il cielo era sempre offuscalo, an-
cora non salparono. Certuni Cristiani giunsero ad un'altra
borgata posta verso maestrale, ma non trovarono nelle
case nò chi le abitava, ne che che sia: nondimanco rin-
vennero per via un vecchio , che non avendo forza di fug-
gire, il presero, e lo rassicurarono dicendogli, che non vo-
levano fargli alcun male, e anzi gli donarono alcune cose-
relle; quindi lasciaronlo andare a suo talento. L'ammiraglio
avrebbe voluto vederlo , per vestirlo ed ottenere da lui
alcune informazioni, poiché molto ealevagU il ben essere
di questa contrada. Egli era incantato dei vantaggi che ella
presentava per lo stabilimento di una colonia , ed era con-
vi nto, che dovesse essere piena di grandi borgate • Le genti
dell' equipaggio trovarono, in un abituro, un pane di ce-
ra (1), che fu dal Colombo portato ai reali coniùgi diSpa-
gna : ei dice, che dove trovasi la cera debbono pure esse-
re mille altre buone cose. — In una casa, i marinari rin-
vennero una testa di uomo, accomodata in un canestro di
giunchi, e con un'altro paniere, fatto egualmente di giun-
chi, ricoperta; il tutto poi sospeso ad un pilastro della me-
desima : e trovarono eziandio una seconda testa , disposta
assolutamente nella stessa maniera , in un altro casolare .
L'ammiraglio credè, che quelle* teste fossero appartenute
CO Questa cera era fiata quivi portata dall' Yueatan, ciò che mi lii crede-
re , the questa contrada dipcDdeisc da Cuba, Lai Cakìa j
». 31
242 COLOMBO
ad alcuni dei principali abitanti di questi luoghi, perchè le
case quivi erano costrutte in modo, che in una sola poteva
alloggiare gran numero di persone; dal che congetturava
che tutti dovevano esser parenti , e discesi da un comune
stipite .
Tenerdi, SO noTeinbre
L' ammiraglio non potè levar l'ancora , perchè il vento,
che soffiava da levante , era contrario al cammino che
voleva seguire . Inviò a terra otto uomini ben armati , in
compagnia di due Indiani, scelli tra quelli che aveva a bor-
do, perchè vedessero i popoli delP interno del paese, e
con essi si abboccassero.
Trovarono molte case , nelle quali non era persona né
cosa alcuna , poiché tutti gli abitanti erano fuggiti . Yidero
quattro giovani occupati a lavorare i loro campi , ma an-
ch'essi incominciarono a fuggire appena videro i Cristiani,
che non li poterono aggiugnere.I marinari fecero, aquan-
to dissero , molto tragitto, e videro gran numero di bor-
gate, terre fertilissime, tutte coltivate e da vasti fiumi
o riviere irrigate. Presso una di esse osservarono una bel-
lissima piroga o canoa, di un sol pezzo contesta, lunga no-
vantacinque palmi, e nella quale potevano agevolmente
capire e navigare cento cinquanta persone .
Sabato, 1 dicembre
La stessa causa, quella del vento contrario , e una gran
pioggia che sopravvenne, impedironola partenza dell'ammi-
raglio . Egli fece costruire e fìssare'sui vivi sassi una gran
croce all' ingresso di questo porto, che appellò, credo,
Puerto Santo (1), ed è difeso da una punta che è allasuaim-
(I) Il porlo di Baracoa, Navarietb
PRIMO VIAGGIO
343
beccatura verso la parte di scilocco . Colui che vorrà pe-
netrarvi ^ dovrà tenersi più dalla parte della punta di
maestrale, che da quella di scilocco; perchè, quantunque
a pie dell' una e delP altra , lunghesso ciascuna delle rupi
che le dominano, sieno dodici braccia di profondità, sopra
buonissimo fondo, nulladimeno, airingresso del porto ,è
un basso fondo quasi a Cor d'acqua , che prolungasi verso
la punta di scilocco (1), assai però dalla punta medesima di-
scosto per potervi passar di mezzo, se la necessità V esiges-
se, poiché a pie del basso fondo , come a pie del capo , la
profondità ascende da dodici a quìndici braccia ; entrando
nel porto fa d' uopo volger la prua verso libeccio .
Domeiilca, % dicembre
li vento spirava ognor contrario, il perchè Tammiraglio
non potette partire. Ei dice, che in questi luoghi ciascuna
notte soiBa il vento di terra ; ma che però i vascelli che fos-
sero in questo porto non avrelibono a temere neppure per la
più terribile tempesta , perchè i bassi fondi che sono all'in-
gresso impediscono al vento di farvi il menomo guasto , ec.
L'ammiraglio dice inoltre, che uno de' suoi mozzi rin-
venne , ah' imboccatura del fiume , certe pietre , che pare •
vano contenere oro, le quali ei prese per farle ostensibili al
re e alla regina ; e soggtugne, che lunge da questo porto un
tiro di carabina sonvi grandi fiumane .
LaiiedI, S dlcenabre
L' anuniraglio , per esser sempre tempo contrario , non
volle ancora spiegare le vele , e risolvè di recarsi a vede*
(I) Questo basso fondo trorasi effclUraiiienla Terso la puoia a scilocco
deireotratura di questo porto, il quale è descritto con molta esattezza.
Navakietb
244
COLOMBO
re un bellissimo capo, distante un quarto di lega dal por-
to dalla parte di scilocco ; ed andovvi con le scialuppe ed
alcuni uomini armati. Ivi è, a pie del capo, l'imboccatu-
ra di un bel fiume (1) ; e girando la prua verso scilocco
per introdnrvisì , riconobbe quella foce larga cento passi e
profonda un braccio ; ma penetrando neir interno del fiu-
me trovò la sua profondità di dodici , di cinque o di cpiat-
tro braccia, né mai meno di due, sicché tutti i vascelli
che sono in Spagna ivi potrebbero navigare. Rasentando
una delle sponde di questo fiume, l'ammiraglio si diresse a
scilocco, e rinvenne unpiccol seno in cui vide cinque gran-
dissime piroghe , che gP indiani appellano canoe . Erano ,
appresso a poco, simili a f uste bellissime, e cos'i bene lavo-
rate, che l'ammiraglio dice, ch'era un piacere a guar-
darle.
Tutte le terre che vide e scoprì, dal pie della montagna,
erano perfettamente coltivate. — Scortato dalle sue genti ,
procedendo all' ombra di folti alberi , per la via che con-
duceva a queste canoe, giunse ad un cantiere assai ben
ordinato, e cosi eccellentemente coperto, che né il sole, né
l'acqua danneggiare potevano le canoe che dentro vi si co-
struivano. Era vene una, scavata d'altronde come tutte le
altre in un sol pezzo di legno, di così grande dimensione ,
che uguagliava una fusta di diciassette banchi; ed era un pia-
cere a vederne la bellezza, ed ammirare tutto il lavoro di coi
venia adornata. — Quindi l'ammiraglio ascese sur una mon-
tagna, onde alla sommità era una superficie piana e ve-
stita di molti frutti ed erbe , frai quali trovò bellissimi ce-
trioli. Egli compiacquesi nello esaminare tutta la cima di
questa montagna, in mezzo alla quale scorse una vasta
(1) H Gume Boma ,
Navamstb
PRIMO VIAGGIO 245
borgata; e andando più innanzi, tutto in un tratto trovossi
fra mezzo ai suoi abitanti , i quali in niun conto aspetta-
vano, sicché tutti, uomini e donne, tosto che lo scorsero si
diero a fuggire: ma V indiano che l' ammiraglio aveva con-
dotto dal suo bordo, e che in quest'occasione tenevagli com-
pagnia, rassicurò quegli abitanti, dicendo loro , che non
avessero alcun timore, poiché questi stranieri erano buona
gente: l'ammiraglio fece donare loro sonagli, anelli di ot-
tone, chicchi di vetro gialli e verdi; le quali cose colmaron-
li di contentezza •
Ma avendo veduto, che non possedevano né oro, né altra
cosa preziosa, V ammiraglio giudicò conveniente di lasciarli
tranquilli, lo che fece, dopo essersi assicurato che tutta la
contrada era popolata , e che tutti gli abitanti s*erano per
paura nascosti. — Il Colombo certifica al re ed alla regina,
che dieci uomini nostri farebber fuggir diecimila di questi
Indiani, i quali sono cosi deboli e timorosi, che altr' arme
non portano fuorché bastoni , all' estremità de' quali un
altro ne aggiustano, cortissimo e molto acuto, ed al fuoco
indurito. — L'ammiraglio risolvette ritornarsene. Dice ,
che tolse ad essi destramente i loro bastoni, facendoglieli
tutti barattare con oggetti di vetro ed altre bagattelle ; lo
che fecero volentieri .
Tosto che fu di ritorno, colle sue genti nel luogo ove
aveva lasciate le scialuppe, l'ammiraglio inviò alcuni Cri -
stiani colà dov'era asceso, perché parevagli d'avervi
scorto un grandmai veare ; e pria che fossero ritornati, molti
Indiani s'adunarono, e vennero dove erano le scialuppe ,
nelle quali l'ammiraglio con tutto il suo seguito era rien-
trato : ma uno di quc' selvaggi , avanzatosi nella riviera fin
presso alla pc^pa di una scialuppa, fece un lungo discorso
di cui Pammiraglio nulla comprese^ se non che osservò ,
S46 COLOMBO
che durante r arringa del selvaggio, gli altri Indiani innal-
zavano'di tanto in tanto le mani verso il cielo mandando
acute grida ; dimaniera tale che, e' fu di parere, che essi
assicurassero, che il suo arrivo recava loro molto piace-
re. Ma bentosto vide V indiano che aveva seco , cambiar di
colore e divenir giallo come la cera, e tremare dal capo al-
le piante: dopo, per segui, questo indiano gli disse, che
bisognava uscire prontamente dal fiume , perchè trattavasi
di ucciderli: quindi, appressatosi ad un cristiano che aveva
una balestra armata, mostrolla agP Indiani; e l' ammira-
glio intese che loro diceva, che dai Cristiani sarebbero stati
tutti ammazzati , poiché queir arme lanciava colpi da lun-
gè e recava la morte : prese pure una spada, >e, trattala dal
fodero, la mostrò a'suoi paesani facendo le stesse minacce )
le quali indussero immediatamente tutti gl'Indiani a pren-
der la fuga : nulladimeno il nostro indiano tremava sempre,
tanto era di poco cuore,.comunque e' fosse grande e vigo-
roso di membra .
L* ammiraglio non volle uscire dal fiume : al contrario
ordinò di risalirlo, ed avanzossi nelP interno, iufìno ad un
luogo ove erano in gran numero gl'Indiani , tutti dipinti di
rosso , e nudi come le loro madri aveanli messi al mondo.
Alcuni avevano sulla testa piume e pennacchi, e tutti por-
tavano un fascio di zagaglie. — >Mi avvicinai adessi, dice
r Ammiraglio, detti loro alcuni bocconi di pane, quindi
chiesi loro le zagalie, e donai ad essi in cambio a chi
un campanellino, a chi un anello di rame, e ad altri in-
fine dei chicchi di vetro; di modo che placaronsi tutti ,
e vennero alle scialuppe, ove con s;ioia dispotesta vans i
di tutto ciò che avevano , per la minima cosa che lor si
dasse in baratto. I marinari avevano ucciso una tarta-
ruga, e ne avean fatto in pezzi il guscio nella scialuppa;
FRIMO VIAGGIO 247
i mozzi ne davano un pezzo grosso come un^unghia agli
Indiani , e questi porgean loro in cambio un fascio di
zagaglie .
» Queste genti , prosegue V ammiraglio, simigliano agli
Indiani che lìo già trovati ^ hanno la stessa credenza, son
persuasi cioè che veniamo dal cielo, e danno tutto ciò che
posseggono per la minima coserclla che viene lor presen-
tata, senza dire k poco; e credo farebbono lo stesso delle
spezìerie e dell'oro, se ne avessero. — Vidi una bella
casa, quantunque non molto grande, che aveva due porte,
come quasi tutte quelle di questo paese: entrandovi scorsi
eh' era un'opera ammirabile , cioè una specie di casa
con stanze in tal maniera costrutte , che fora impossi-
bile descriverle: nella parte superiore di esse stavano so-
spesi de' chioccioloni ed altre cose. Credetti questo
edifizio fosse un tempio: chiamai gl'Indiani, e lor ri-
chiesi con segni se ivi facevano le loro preghiere ; mi
risposero negativamente*, anzi, uno di essi ascese in alto,
e mi offerì lutto ciò che in quei luogo trovavasi: io non
ricusai di pigliar qualche cosa » .
Martedì, 4 dicembre
L' ammiraglio spiegò le vele con debole vento, ed usci da
questo porto che ei chiamò Porto Santo.
Ad una distanza di due leghe, vide il bel fiume dicui ieri
tenne discorso (1)^ costeggiò il lido, il quale, dopoch'ebbe
passato il capo summenlovalo, scorse che estendevasi da
levante sci locco a ponente maestrale, lino al capoLeggiadro
(cabo £iWo)(2), che è a levante un quarto verso scilocco
(1) Il fiume Soma. Navaeretb
(2) U puma del Frnile , NAVAnrixE
248 COLOMBO
del capo del Monte , da cui e distante cinque lege. Una lega e
mezza dopo il capo del Monte ^ trovò un fiume , alquanto
stretto, il quale sembrava avere una buona foce, ed è molto
profondo; tre quarti di lega più lunge, l'ammiraglio vide
un'altra fiumana, estremamente larga, onde il corso deve
essere immenso . — La sua foce , sgombra da ogni banco di
sabbia , era ben cento passi larga e otto braccia profonda,
sicché oflbriva una buona entratura alle navi . L'ammira-
glio \ì spedì una scialuppa perchè la scandagliasse e la esa-
minasse, e i marinari incaricati di questa ccmiroissioiìe, ri-
scontrarono , che 1' acqua dolce della medesima penetrava
molto innanzi dentro al mare, e dissero che quel fiume era
uno dei più considerevoli tra quelli, che infino allora aveano
veduti. Giudicarono, che lungo le sue rive dovessero trovarsi
in gran numero le borgate degl' Indiani. — Al dilà del capo
Leggiadro è una gran baia, la quale saria un ottimo passo
per levante grecale, scilocco ed austro libeccio.
Mereoledì, 5 dleembre
Tutta la notte l' ammiraglio si tenne in panna dirimpetto
al capo Leggiadro, ove era giunto al tramontar del sole, ed
osservò la terra che si dilunga verso levante , e allo spun-
tar del giorno vide un altro capo (1 ), distante due leghe e
mezza inverso oriente . Dopo averlo superato , riconobbe
che il lido prendeva la direzione di mezzo giorno , e che
quindi volgeva a libeccio (2) ; e poco tempo dopo scoprì
un bellissimo ed altissimo promontorio (3) , che sorgeva
(1) La punta di los Azttles, Navarriti
(2) Questa è la costa orientale dell' Isola di Cuba , che oflTre una grande
spiaggia detta puma di Maici. Nàvarrbte
(3) Questo capo deve essere la puma di Maici, che è l'uliìma dell' isola
di Cuba . Las Casas
Ciò non è esatto , poiché questo capo è quello di San Nitcola , nell' Isola
Spagnuolao San Domingo. Navarrete
PRIMO VIAGGIO 249
nella medesima direzione, distante sette leghe dal preceden-
te : e fin là avrebbe voluto recarsi : ma siccome desiava
visitare l'isola di Babeque , la quale, dietro gP indizi che
aveangli somministrati gl'Indiani che seco conduceva, ri-
mane a grecale, rinunziò a questo progetto ; frattanto mutò
vento ( che spirò da grecale ) , e non potè condursi per que-
sta cagione neppure a Babeque ^ dove era si premuroso di
andare.
Proseguendo il suo cammino , scoprì terra verso sciloc-
co (1). Era una grandissima isola , che gì' Indiani chiama-
rono Bohio , e circa la quale , ei dice , che essi gii aveano
somministrate molte notizie . — Quest' isola era popolosis-
sima.
Dice pure , che gli abitanti di Cuba o Giovanna (2) e
delle altre isole, temono molto quelli di Bohio, che dicono
che sono antropofagi: e per segni gì' Indiani gli racconta-
rono anche molte altre cose maravigliosissime , intomo a
quest'isola. L' ammiraglio non dice di aver loro prestato fe-
de, ma sembra inclinasse a credere, che gli abitanti di
Bohio fossero più intelligenti e destri degli altri Indiani ,
per la ragione che li facevan prigioni^ e dice , che questi
ultimi mancavano totalmente di forza e di coraggio .
Siccome spirava vento grecale , inclinando alquanto ver-
so settentrione , l' ammiraglio decise di abbandonare l' isola
di Cuba o Giovanna , che per la sua grandezza credette
che fosse un continente, avendone egli percorso il lido
per uno spazio di cento venti leghe a scilocco, senza tro-
varne la fine. Parti dunque, e si diresse verso scilocco un
quarto a levante , perchè la terra che avea veduta mostra-
ci) A quanto sembra , questa era l' isola Spagnuola, Nàvirrbtb
(2) Da questo passo rilevasi, che l' ammiraglio avea dato all'isola di Cuba il
nome di Giovanna {Juana). Lks Casas
I. 32
360 COLOMBO
vasi a scilocco • Prendendo questo rombo , assicurava ii
suo cammino, perchè il vento gira sempre da settentrl(»ie
a greco , e da greco a levante ed a scilocx^o. Il vento spira-
va con forza, e l'ammiraglio spiegò tutte le vele: era il ma-
re bello e placido , e la sua corrente procedeva cosi pro-
pizia alla navigazione, che dal mattino inflno ad un' ora
dopo meriggio le navi fecero otto miglia perora; e non erano
in tutto questo intervallo ancor passate sei ore di giorno ,
perchè , dicesi , che in queste contrade le notti durano
quasi quindici ore (1). Camminarono poi colla velocità dì
due miglia per ora, e , appresso a poco, procedettero in tal
guisa iniino al tramontare del sole ; nel qua! tempo l' am-
miraglio trovò di aver camminato ottantotto miglia, che for-
mano ventidue legtie , sempre nella direzione di scilocco .
Siccome era di sera, egli spiccò la caravella Niiia, nave
velocissima, affinchè s' avvantaggiasse, e visitasse il porto
pria della notte: e quella nave, giunta all'Imboccatura del
detto porto (2), che rassomiglia alla baia di Cadice, sicco-
me già era buio, inviò la sua scialuppa affinchè lo scanda-
gliasse col lume. Pria che l'ammiraglio pervenisse al luogo
(1) La parte più settentrionale di San Domingo, è, appresso n poco, sul gra-
do 20 di latitudine boreale . Nel giorno del solstizio iemale , ivi il sole decli-
na dall'equatore gradi 23 e minuti 27, e la notte, che in quel di, in tutti i paesi
delKemisfero boreale, é la più lunga dell'anno, quivi non è maggiore di 13
I ore e 14 minuti; cosi la differenza tra il vero e ciò che leggesi in questa re-
I lazione, è di un'ora e tre quarti in più .
I So la relazione fatta al Colombo procede dagli abitanti , come è da sup-
I |)orre, questa differenza non ha nulla di sorprendente ; ma sareblie stato bene
I che l'illustre nocchiero ci avesse Tatto conoscere in quante parti gl'isolani di
I San D«)mingo divideano la giornata , oppure se avcano ridotte le parti del
giorno in modo , da corrispondere alle nostre ore .
Del rimanente , reca gran meraviglia che Cristoforo Colombo , il più gran-
de cosmografo dei suoi tempi, siasi contentato di riferire dietro la voce volgare
un fatto , che , se non gli era facile, gli era però possibile di calcolare con molla
precisione . Rossbl
(2) li porlo del molo di San Niccolo, nell' isola Spagnuola . Navakeitb
PRIMO VIAGGIO S51
oye la Nìna, bordeggiando ^ attendeva che la scialuppa gli
facesse il segnale per entrare nel porto, il lume s^ estinse;
allora la Nifia , non scorgendo più nulla , s' allontanò da
terra, e accese un altro lume, aflìnchè fosse veduto dal-
l'ammiraglio, al quale, tosto che fu vicino, raccontarono
ciò che era avvenuto ; ma in questo mentre , le genti che
montavano la scialuppa riaccesero il lume : allora la ca-
ravella Nina si appressò ad essa, ma l'ammiraglio non potè
avvicinarsi, e rimase al largo, bordeggiando tutta la no ite
lunghesso la costa.
Giovedì, 6 dicembre
Quando comparve il di , V ammiraglio era distante dal
portoquattro leghe. Dette ad esso il nome di porto Maria (1);
e chiamò capo della Stella (2), un bellissimo promontorio ,
che vide ad austro un quarto verso libeccio, e che gli parve
fosse la estremità più meridionale di quest'isola; tuttavia
la vera estremità di quest'isola, da quella parte, è lontana
ventotto miglia.
L* ammiraglio scorse un' altra terra (3) situata lungc 40
miglia dalla parte di levante , e parvegli un' isoletta .
Scoprì eziandio, a levante un quarto verso scilocco, un
altro capo, bellissimo e ben determinato^ a cui die il nome
di capo dell' Elefante^4) , e dal quale era lontano cinquan-
taquattro miglia .
L'ammiraglio vide pure, a levante scilocco, un altro pro-
montorio, che appellò capo di Ginquìn, e dal quale era di-
scosto ventotto miglia .
(1) Il porlo di San piccola . Navaerete
(2) Il capo San Niccola . Navieiìete
(3) fi la contìnuaiiooc della costa settentrionale dell' isola Spagoaola .
Natarretb
(4; La punta FalmiUa . Natarmtc
254 COLOMBO
nel mare, non toccava il fondo ; e nello spazio compreso
dal luogo scandagliato alla terra, la profondità è di quindici
braccia in un buonissimo fondo; e la profondità del detto
porto è, neirintemo, la stessa da un'estremità all' altra , con
un fondo egualmente buono ed unito, Ano al punto otb si
può approdare ; e così è di tutto il lido , che ovunque è
fondo, buono e senza secche; e presso la riva, distante da
terra la lunghezza di un remo di scialuppa, il mare è fondo
cinque braccia .
Dopo avere esplorato questo porto, nella direzione della
sua lunghezza inverso austro scilocco, nel quale spazio pcH
trebbono agevolmente bordeggiare mille caracche (1), vi-
dero un ramo ,deì mare , che penetra più di mezza lega nella
terra, volgendo a grecale; la sua larghezza, che è di circa
venticinque passi, niantiensi sempre uguale, come se fosse
dalla mano del uomo scavata e misurata col filo. Dall'in-
terno di questo ramo, piiì non vedesi l'imboccatura del
grande ingresso del porto, di modo tale che sembra, che
il detto ramo sia un porto chiuso (2). La profondità del-
l'ac([ua in questo ramo è di undici braccia, dal principio
inlino alla fine; il fondo è di belletta oppure di sabbia, e
da ciascuna riva la minima profondità che vi sia, fino a
che i bastimenti toccano la terra , è di otto braccia .
U) Spcrie di grnndi e goffe navi, che i Portoghesi e gli Spagnuoii adopera-
vano pelle loro bisogne mercantili e giiorroKrhc ad un tempo — Facevano con
osK i viaggi alle Canarie, in Guinea, e, più tardi, alle Indie Orientali ed al Nuo-
vo <:ontinen(e.
Le caravelle avoano tre alberi, con vele quadre. Oggi però le non tono pia
in U!io. Ve ne furono di quelle che |K)rtavnno sino a due mila tonnellate: ed
e noto che la tonnellata è stimata del peso ili duemila libbre, e del Tolume
di quarantadue piedi ciibii:i. Marmoccbi
(2) Questo è il luogo , dove , nello slesso |H)rto di San JXiccola , oggi si in-
staurano le navi sdrucite . Navarmte
PRIMO VIAGGIO 253
che a quelli in alcuna cosa non cede, ma che anzi di gran
lunga sorpassali, perchè alcuno non ve n'esiste che gli so-
migli. Ila una lega e mezza di larghezza al suo ingresso, e,
per entrarvi, fa d'uopo volger la prua ad austro sci tocco.
Anche non si è giunti ove il porto è maggiormente largo ,
che allora la si può girare liberamente in qualunque dire-
zione. Questo porto s'interna ad austro scilocco per lo spa-
zio di due leghe; alla sua entrata, dalla parte meridiona-
le, sorge una specie di promontorio, dopo il quale la riva
cessa d'esser di stagliata lino al capo, ove distendesi una
spiaggia magniGca , ed un campo vestito d' alberi di mille
specie tutti carichi di frutta, che l'ammiraglio credette
aromi e noci moscade, sebbene , essendo immature , non
ne potesse riconoscer esattamente la specie. — In mezzo a
questa bella spiaggia è un Gume che la feconda .
La profondità di questo porto è maravigliosa, poiché fino
alla lunghezza d'una (1)... pria dì arrivare alla terra,
il filo dello scandaglio (2) , entrato da quaranta braccia
(1) Qui nell' originale e una lacuna . Navirrbtb
(2) Lo scandaglio è una corda della grossezza del dito roignolo, lunga più
di renio braccia, e all' pjlrcmilà della quale sono attaccati dei piombi di dif-
ferenli grossezze (') Tale strumento sene per misurare la profoodilÀ del mare,
e riconoscere la qualità del suo fondo . Navarrstb
(') AirestrcmilÀ della corda o sagola dello scandaglio, s'attacca sempre
OD sol piombo ; ma questo è o più grosso o più piccolo , secondo la presunta
proronditÀ del mare, della quale interessa di sapere precisamente la misura. Il
jriombo dello sandaglio é bislungo in forma di prisma o di piramide tronca
alla base della quale é un manico o ansa di ferro, ove è legata la sagola, e
dalla |>arte opposta é una cavila, dentro alla quale si adatta un globo di sego,
onde, toccando II fondo, riveli, da ciò cbe ci resta attaccato, la natura del me*
deslmo : se resta netto, é certo che il fondo e di roccia . Con lo scandaglio si
bnno dunque due osservazioni , interessantissime pella salvezza delle navi,
l'una è quella dell'altezza dell'acqua; l'altra quella della qualità del fondo. Lo
scandaglio è utilissimo peli' avvicinarsi alle terre, in tempo di notte e di neb-
bia, o per procedere con sicurezza in mari e fra terre non ben cognite.
Màrmoccdi
254 COLOMBO
nel mare, non toccava il fondo; e nello spazio compreso
dal luogo scandagliato alla terra, la profondità è di quindici
braccia in un buonissimo fondo; e la profondità del detto
porto è, neirinterno^ la stessa da un'estremità all' altra ^ cob
un fondo egualmente buono ed unito. Ano al punto ove si
può approdare ; e cosi è di tutto il lido , che ovunque è
fondo, buono e senza secche; e presso la riva^ distante da
terra la lunghezza di un remo di scialuppa, il mare è fondo
cinque braccia .
Dopo avere esplorato questo porto, nella direzione della
sua lunghezza inverso austro scilocco, nel quale spazio pcH
trebbono agevolmente bordeggiare mille caracche (1), vi*
dero un ramo (ìeì mare , che penetra più di mezza lega nella
terra, volgendo a grecale; la sua larghezza^ che è di circa
venticinque passi, mantiensi sempre uguale, come se fosse
dalla mano del uomo scavata e misurata col filo. Dall'in-
terno di questo ramo , più non vedesi V imboccatura del
grande ingresso del porto, di modo tale che sembra, che
il detto ramo sia un porto chiuso (2). La profondità del-
l'ac([ua in questo ramo è di undici braccia, dal princiiHO
infino alla fine ; il fondo e di belletta oppure di sabbia , e
da ciascuna riva la minima profondità che vi sia, fino a
che i bastimenti toccano la terra, è di otto braccia.
(1) specie di grandi e gofTc navi, clie i Portoghesi e gli Spagnuoli adoperi-
vano pelle loro bisogne mercantili e giicrresrhe ad un tempo — Facevano con
esse i viaggi alle Canarie, in Guinea, e, più tardi, alle Indie OrienUli ed al Nuo-
vo Continente.
Le caravelle avcaoo tre alberi, con vele quadre. Oggi però te noo sono pU
in U!io. Ve ne furono di quelle che portavano sino a due mila tonnellate: ed
è noto che la tonnellata è stimata del peso di duemila libbre, e del tolifflie
di quarantadue piedi cubici . MAuioccai
(2) Questo è il luogo , dove , nello stesso |H)rto di San Niccolo , oggi si re-
staurano te navi sdrucite . Navariete
PRIMO VIAGGIO S65
I contorni di questo porto sono di gradevole aspetto e
ridente, sebbene non vi si vef?gano molti alberi . L' isola
in generale, parve all'ammiraglio più sassosa di qualunque
altra veduta . Gli alberi sono quivi più piccoli che nelle al-
tre, e ve n'erano molti della specie di quelli di Spagna, co-
me lecci o qucrcie verdi , corbezzoli ed altri ; e lo stesso
era delle piante e delle erbe . — Questa terra è assai alta;
tutta la campagna è unita ; T aere che yi si respira eccel-
lente, né lo avevano ancora trovato tanto freddo come in
quest* isola, benché, parlando di questo clima , non debba
intendervi assolutamente freddo, ma solamente di tempera-
tura alquanto diflerente da quella delle altre contrade per-
corse .
In fondo a questo porto é una superba vallata, irrigata,
nel mezzo, dal fìume di cui abbiamo già fatto parola. L' am-
miraglio dice, che in questi contorni, debbono esserci gran-
di borgate, e questo induceva dal gran numero di piroghe
e canoe che erano nel porto ^ e sulle quali gì' Indiani na-
vigano . Queste barche erano, pella maggior parte, grandi 1
come le fuste di quindici banchi . !
Alla prima vista de' navigli europei , gì' Indiani di que- j
st' isola presero la fuga, come avean fatto quei delle altre.
GÌ' isolani che erano a bordo delle caravelle, aveano tanto
desio di tornare ai loro abituri, che T ammiraglio fu di pa-
rere, che abbandonando quest'isola e' sarebbe costretto
a ricondurveli , poiché riguardavanlo già come sospetto,
perché non prendeva la direzione delle loro isole. Pel qual
motivo egli fa osservare , che non prestava fede a quello
che dicevano, e che d' altronde egli non intendeva loro più
di quello che essi non comprendessero lui . Aggiugne, che
gli abitanti dell' isola ove in questo momento trovavasi in-
spirarono a' suoi Indiani grandissimo spavento. E dice tn-
— I
256 COLOMBO
oltre, che per abboccarsi con gli abitanti di quest' isola, sa-
ria stato necessario fermarsi in questo porto per qualche
giorno: ma che ciò e' non facea, per la viva volontà che
avea di scoprire ed esplorare nuove contrade, e perchè teme-
va il prossimo appressarsi del cattivo tempo. Sperava* nel
nostro Signore, che gP Indiani che aveva a bordo intende-
rebbero la lingua degli abitanti di quest' isola , e questi la
loro, di guisa tale che, egli potesse in seguito ritornare in
questo luogo ed Inter tenersi coi suoi abitatori. E fmalmente
lusingavasi, che piacerebbe a Dio, di fargli trovare e
acquistare, per mezzo dei baratti, gran quantità d'oro, pria
del suo ritorno in Spagna.
Venerdì, T dicembre
Al fìnir del quarto dell'alba, Tanuniraglio mise alla
vela, ed uscì da questo porto di San Niccola . Navigò due
leghe a greco, col vento libeccio, fino al capo del sito del
risalimento delle navi. Lasciava a sciloccoun promontorio,
ed a libeccio il capo della Stella, da cui erasi allontanato
venti quattro miglia . Di là costeggiò il lido a levante fino
al capoGinquin, da cui era distante, appresso a poco, qua-
rantotto miglia. È vero, che egli fece le prime venti nella
direzione di levante un quarto verso grecale , e che lun-
ghesso questo lido la terra è elevatissima ed il mare assai
profondo, poiché ha da venti a trenta braccia fino alla riva,
e lontano da terra un tiro di carabina più non si trova il
fondo. Quest'oggi l'ammiraglio compi da se stesso, con
molta facilità, tutte queste osservazioni lungo il lido, spi-
rando vento favorevole di libeccio. Dice, che il promonto-
rio del quale più in avanti ha parlato, non è lungedal porto
che un tiro di carabina-, e che se un semplice fosso lo di-
PRIMO VIAGGIO 257
sgiognesse, diverrebbe una isoletta di circa tre o quattro
miglia di giro .
Tutta questa contrada è elevatissima^ e gli alberi ivi non
sono più grandi de^nostri lecci e de'nostri corbezzoli, ed il
terreno presenta molta analogia conqueldiCastiglia. Due
leghe pria di giugnere al suddetto capo Cinquin, trovò una
piccola cala (1) simile all'apertura d'una montagna (2);
e da quel luogo scopri un'immensa vallata , ovunque ver-
def^iante di erbe simiglianti all'orzo. Giudicò che ci
dovessero essere molte borgate in questa vallata, intorno
alla quale sorgevano vastissime ed assai alte montagne: —
allorché pervenne al capo Ginquin, aveva quello della Tar-
tucaa greco, ed erane distante circa trentadue miglia (3).
Presso questo capo Ginquin , ad un tiro di schioppo, è nel
mare uno scoglio, che sorge dall'acqua ed assai sMualza,
cosicché vedesi da lunge distintamente . Quando l'ammi-
raglio fu vicino al detto capo, yide che quello dell'Ele-
fante rimanea a levante un quarto verso scilocco, e ne giu-
dicò la distanza di circa settanta miglia (4) . — Tutta la
costa era molto elevata.
Sei leghe più lunge, l' ammiraglio rinvenne un gran gol-
fo (5), dair interno del quale scoprì grandissime vallate,
belle campagne ed elevatissimi monti, in tutto simili a
que'diGastiglia.
Distante otto miglia da questo golfo vide un Gume pro-
fondissimo e stretto , ma non tanto però che non ci possa
(1) Nell'originale è scrìtto un agrezuela, e il Navarreie crede che ciò sia in-
vece di abrezuela o di angUzuela , cioè caia . Roquctte
(2) La baia dei MoiquUo . Navairiti
(3) Doveva essere a settentrìone, alla disianza di ondici miglia. Navuuikti
(4) Qui pure é un qualcbe sbaglio nel numero che indica questa distanza»
poiché veramente non é che di quindici miglia . Ravamui
(.'») È questo il porlo Scudo . ~
1.
S58 COLOMBO
comodamente entrare una caracca; e IMmboccatora di
questo Gume, è, come quella degli altri di cui abbiamo pre-
cedentemente parlato, libera dai banchi di sabbia e dai
bassi fondi .
Sedici miglia più lungo da questa fiumana , rinveDoe un
porto (i) larghissimo e lungo un quarto di lega, e talmen-
te profondo, che non gli fu possibile trovarne il fondo altro
che a tre passi dalla riva, in cui sono quindici braccia d*ac-
qua : e sebbene non fosse più tardi di un*ora dopo mezzo-
dì, per cui rimaneva ancor molto tempo defla giornata, e il
vento spirasse favorevolissimo, cioè in poppa, nulladimeno,
siccome il cielo annunziava una gran pioggia e il giorno
molto oscuravasi considerando che se è periglioso navi-
gare nelle tenebre in cogniti tratti di mare lo è maggior-
mente ancora in quelli che non sono conosciuti , l' ammi-
raglio risolvè di entrare in questo porto, a cui die il nome
di porto della Concezione, e gettò V ancora in un fiume di
media grandezza situato in fondo del porto medesimo, ove
sbocca dopo avere irrigate pianure e campagne d' ammi-
rabile beltà. — L'ammiraglio scese nella sua scialuppa
provvisto di reti da pesca, ed incamminatosi verso la terra,
avanti di arrivarci, un muggine o cefalo (2), simile a quelli
di Spagna , guizzò nella scialuppa medesima , la qual cosa
molto lo rallegrò, perchè ancora non avea veduto in que-
sti mari pesci che rassomigliassero cosi perfettamente a quei
di Gastiglia: i marinari ne pescarono ed uccisero altri , e
presero eziandio delle sogliole ed altri pesci simili a quei
di Gastiglia .
(1) fi la stessa baia MosquUo, che aveva per lo avanti veduta • Navabbbte
(2) Era questo un mugU oephaltts, di Linneo: — alle Isole Aniille sonvi
de' muggini del tutto simili a quelli d' Buro|M ; e vi si trovano etiandio pesci
del genere delle sogliole, di cui il Colombo parla qualche linea più sotto. Cuvieb
PRIMO VIAGGIO 259
L' aromiraglio adunque trasferitosi a terra vide un pae-
se coltivalo e deliiiosanoente allegrato dal canto melodio-
so dell'usignuolo (1) e d'altri augelletti somiglianti a quel-
li di Spagna. I Cristiani videro cinque uomini e li chiama-
rono ; ma questi non vollero dare ascoKo, che anzi al con-
trario fuggirono. L'ammiraglio trovò un mirto (2) e diversi
alberi, come pure moKe altre piante simili a quelle di Ga-
stigKa . E dice inGne , che la terra e le montagne di questa
contrada, rassomigliano alla terra ed alle montagne di
Castiglia .
iMtato, S dicembre
L'equipaggio ebl)e a sopportare forti nembi di pioggia e
violentissimo vento boreale in questo porto, che è ripa-
rato da tutti i venti fuorché da quello che soffiava, il quale
tuttavia non cagionò alcun danno alle navi , perchè la ri-
sacca (3), che era impetuosissima, impediva ai bastimenti
che faticassero troppo sui cavi, e fossero strascinati dentro
al fiume. — Dopo la metà della notte il vento girò a greca-
le, e quindi spirò da levante; contro ì quali Tenti questo
porto è perfettamente difeso dall' isola della Tartuca , che
è situata dirimpetto, alia distanza di trentasei miglia (4).
(1) Veri usignuoli non mno nel Nuovo Vondo, ma vi è udì IMta di altri
augelli di becco soiUle, I quali ponno lacilmente scambiarsi con quelli. Covun
(2) La medesima osservaxione che abbiamo fatta sull'usignuolo, s* applica
al mirto; esiste In America una quantità d* arbusti, ai quali Tuono elle non
é botanico può facilmente, ma erroneamente, applicare questo nome. Cmma
(3) La risacca è il ritomo o II riflesso delle onde o dei flotti del mare ,
cbe romponsl con impelo contro una spiaggia o sopra una cotta, e aUemativa-
mcDle si ritirano . Magaoccn
(4) Quesu disunza non è cbe di undici miglia . Havuwetb
260 COLOMBO
Domenica , 9 dicembre
Anche in quest'oggi piovve, ed il cielo prese cerio
aspetto invernale, come ha in Gastiglia nel mese di ottobre.
L'ammiraglio non avea veduta ancora alcuna borgata
degl'Indiani; egli non avea trovata che una sola abitazione
presso il porto di San Niccola, lagnale era più bella e me-
glio costrutta di tutte quelle che aveva vedute nei differenti
luoghi da lui percorsi .
L' isola è grandissima, e l'ammiraglio dice, che non gli
farebbe meraviglia se ella avesse dugento leghe almeno di
circonferenza: ha verificato che ella è tutta coltivata . —
Credette, che le borgate fossero tutte lungi dal Udo, ed in
tal modo situate che i loro abitanti potessero vedere quei
che ivi giugnevano senza essere da questi veduti'^ ed è per
questa ragione, e'dice, che tutti, al suo avvicinarsi, avean
tempo di fuggire e seco loro portare tutto quello che posse-
devano : fuggendo, accendevano fuochi, come usa la gente
di guerra quando vuol fare dei segnali a chi è lontano.
L'imboccatura dì questo porto è larga ben mille passi,
che equivalgono ad un quarto di lega, e non è chiusa da
alcun banco di sabbia né ingombra da ninna secca, che
anzi fin presso alla riva non trovasi il fondo. Il portoè lungo
tre mila passi, ed è cosi proprio, che qualunque bastimento
potrebbe senza timore approdarvi e senza bisogno di molte
precauzioni entrarvi. In fondo ad esso sono le foci di due
riviere, e rimpetto a queste foci estendonsi le più belle
pianure del mondo, che hanno qualche simiglianza colle
terre di Gastiglia, sulle quali però prevalgono d'assai : —
questo fu il motivo, per cui ei dette a quest'isola il nome
d' isola Spagnuola .
PRIMOVIAGGIO 261
Lunedì, 10 dicembre
Il vento dì grecale, che spirava violentissimo , fece ara-
re (1) le ancore de' suoi vascelli pel tratto di una mezza go-
mena; della qual cosa l'ammiraglio restò molto sorpreso, e
questo attribuì per essere le ancore state gettate troppo vi-
cine alla riva, e perchè il vento venia verso la terra.
E considerando , che soffiava contrario per prendere la
direzione nella quale ei voleva procedere, inviò a terra sei
uomini ben armati , loro ordinando, che s'inoltrassero
per due o tre leghe nell' interno , e vedessero d' intendere
qualche cosa. Quegli uomini partirono , ma fecero ritorno
senza aver trovato né case né abitanti ; rider per altro al-
cune capanne, assai larghe vie , e molti luoghi ove erano
stati accesi grandi fuochi: camminarono pelle migliori ter-
re del mondo , e rinvennero gran numero di lentischi sui
quali colsero mastice , che fecero vedere dicendo , che colà
eravene in gran copia, ma che ancora non era il tempo di
farne la raccolta, perchè in questa stagione la lacrima, che
geme dalla pianta , non si rappiglia per convertirsi in
gomma .
Martedì, 11 dicembre
Il vento che soffiava sempre da levante e da grecale,
non permise all' ammiraglio di partire neppure in questa
giornata . L' isola della Tartuca , situata come dicemmo
rimpetto a questo porto , pare sia assai grande (2) . Il suo
(1) Arare: dicesi dell'ancora, quando, tirala fortemente dalla nave In tem-
po di grosso mare, i suoi uncini lasciano II fondo profondamente solcandolo.
Marmocchi
(2) La Tartuca, celebre più tardi per aver servito di ricovero ai flimoti fi-
libustieri , non è una grande Isola ; lo stesso Colombo , nella glomata del 8
dicembre , ba detto II contrario. Ella, secondo ròomelin, ha sedici leghe
j
262 COLOMBO
lido meridionale estendesi quasi nella medesima direzione
di quello della Spagnuola al quale è posta difaccia, distan-
te circa dieci leghe al più (1), computando dal capo Gin-
quin Gno alla testa della Tartuca, onde la costa estendesi
quindi verso mezzogiorno .
L' ammiraglio dice , che voleva navigare nello spazio
compreso fra queste isole per godere della veduta delP isola
Spagnuola, che è la più bella cosa che mirar si possa, e per-
chè, prestando fede agl'indiani che aveva a bordo, questo
era il cammino checonduceva all'isola di Babeque, laquale,
dicevano, era grandissima, ingombra di montagne, solcata
di valli e da bei fiumi irrigata : — ed aggiugneano, che la
terra di Bohio era maggiore della Giovanna, che essi ap-
pellavano Guba , e non era circondata dal mare ; lo che
fa presumere , che essi parlassero della terra ferma , si-
tuata dietro a quest' isola Spagnuola e per essi chiamata
Garitaba (2) ; ed han quasi ragione a credere che la terra
ferma sia abitata da gente astuta, poiché gli abitanti di tutte
queste isole vivono in un continuo timore di quel di Gan-
niba . Per tal motivo, dice l' anuniraglio io qui ripeto ciò
che più volte ho detto altrove, cioè, che Ganniba non è al-
tro che il popolo del Gran Gan, gli stati del quale denno
essere vicinissimi a questo paese : questo monarca deve aver
dei vascelli, ne' quali i suoi sudditi viadane per cattura-
re gl'Indiani di quelle isole; e siccome ì prigionieri più non
di circonrerenza , e secondo altri é lunga sei leghe e larga due oppure lun-
ga otto e larga una soltanio . & prHra d'acqua, e presenlemeDle pare sia ina-
bilaU. ftOQDITTt
(I) Abbiamo già osservato, che la distanza dalla Spagnuola aìlaTartucaè
d' undici miglia solamente. Sono questi sema dubbio errori di copia, com-
messi farse da Bartolomeo di Las Casas . Mavabuti
- (2) Allodevaao vertnenle ai liU deHa lem fermi . Navauri
J
PRIMO VIAGGIO 983
tornano alle loro patrie , i compatriotti dei mededimi si fl-
gurano che sieno stati mangiati. — L' ammiraglio prosegue:
ogni dì più intendiamo questi Indiani ed essi eziandio sem-
pre meglio ci comprendono , quantunque ancora succeda
assai di sovente a noi e ad essi d' intendere una cosa per
un* altra .
L' ammiraglio inviò gente a terra , la quale rinvenne
gran copia di mastice liquido, lo che il Colombo attribuiva
alle pioggie abbondanti che erano da poco tempo cadute.
Narra, che neirisola di Ghio il mastice raccogliesi di mar-
zo, ma che il clima delle contrade da lui scoperte essendo
molto più temperato, la raccolta dovrebbe cadere nel mese
di gennaio. — I marinari pescarono molti pesci simili a
queidiCastiglia: delie lasche, de'salmoni,de'merluzzi, delle
dorate, delle salpe, de^gfaiozzi, delle ombrine e dei granchi;
videro eziandio delle sardelle (1), e trovarono molt'aloè .
mercoledì, It dicembre
In questo giorno V ammiraglio non navigò perchè il
vento contin uà va ad esser contrario . Fece piantare una
(1) La lasca di cui qal si parta , non è Gertamente una vera lasca, perchè
questo pesce non esisle a San Domingo ; e lo stesso dicasi del salmone e del
merluxxo . La prelesa dorata qui pescata , è veramente il seta faber , di Lin-
neo; la salpa, è lo sponus salpa , di Linneo, V ombrina, è la seioena ni-
yra^di Linneo: ma i coloni Spagnuoli han dato questi nomi, propri de'pescl della
madre patrta e di altre parli d' Europa, a del pesci del mari del climi caldi ,
che hanno coi primi qualche simlglianza e sono Infatti del medesimo genere ,
ma non della medesima specie. Quando II Colombo , per esempio, cita una
ombrina , fa d'uopo ben guardarsi dal credere, che questa fosse un' ombrina
simile a quelle d' Europa ; al più cita non era che una qualche specie del ge-
nere seioena, e trovansene molte ne' mari d'America, tn una parota , bisogna
ogoor sovvenirsi, che un nome di pianta o di animale, senza la figura e sen-
za ta minuta descrizione dell' oggetto a cui riferiscesi , non è suscettibile che
d' una vaghissima applicazione. È pure indubitabile , che ta vera sardina
non trovasi nei mari delle Antille ; ma vi si rinvengono molle specie del ge-
nere dell' aringa , che possono essere state lacilmente scambtate con quella .
Cuvm
2M COLOMBO
gran croce all'ingresso del porto , dalla parte occidentale,
sur una altura, che si scorge di molto lontano: e ciò fece,
* per indicare , egli dice , che questo paese appartiene alle
* Vostre Altezze, e principalmente in segno di Gesù Cri-
* sto Signor nostro, ed in onore della Cristianità • .
Dopo questa operazione, tre marinari s^inoltrarono nella
foresta per vedere gli alberi e le piante ond'era composta;
ed intesero avvicinarsi una folla di gente affatto nuda, co-
me nelle altre isole. Gli Spagnuoli chiamaron que' selvaggi
e si fecero loro incontro ; ma essi presero subito la fuga :
non pertanto i marinari raggiunsero una donna, ma non pò-
terono fare presa più considerevole. — • Infatti, io aveva
* loro ordinato , dice V ammiraglio , di prendere alcuni
* abitanti di questo paese , per onorarli e per dissipare i
* loro timori, aflSnchè, se quivi era alcuna cosa di vantag-
* gioso ( e ciò , per la beltà del suolo e per la dolcezza del
* clima, era da credere) ce ne potessimo più facilmen-
» te impadronire. Tradusser dunque al mio vascello que-
* sta femmina, che era molto bella e giovanissima : es-
* sa confabulò coi nostri Indiani , poiché tutti avevano
* un comune linguaggio. * — L* ammiraglio la fece ve-
stire, e dette ad essa delle perle di vetro , dei sonagliolini
e degli anelli d'ottone . Rinviatala quindi ai suoi alari as-
sai onorevolmente , secondo la sua usanza, fece andar con
essa lei alcuni del suo bastimento e tre dcgP Indiani che
aveva a bordo, afflnchè cogli abitanti di quest'isola si
abboccassero . I marinari , che erano con questa giovane
nella scialuppa, allorché la ricondussero in terra , riferiro-
no all' ammiraglio, che la non voleva uscire dalla barca, e
domandava anzi di ritornare dalle altre indiane che aveva
vedute sulla nave, e che l'ammiraglio aveva fatte prendere
nel porto dei Mari, all' isola Giovanna o di Cuba.
PRIMO VIAGGIO 265
L* ammiraglio aggiui^nc, che tutti gP lodiani che erano
seco lei venivano in una canoa, la quale specie di barca fa
ad essi l'uffizio di caravella, e con essa navigano da un
luogo all'altro: quando gettarono lo sguardo sul porto , ivi
pervenendo dal Qume, appena vi ebbero scorti i vascelli, re-
trocederono verso terra, e lasciando la loro canoa nel luo-
go ove erano approdati, preser per terra la via della loro
borgata , della quale la giovane indiana mostrava la situa-
zione ai marinari spagnuoli. — Ella aveva un pezzo d'oro
infibeato nelle narici, ciò che indicava trovarsi in quest'isola
quel prezioso metallo.
CrloTedi, 18 dleemlire
I tre marinari, che l'ammiraglio avea spediti con la donna
selvaggia nell'interno dell'isola, alle tre dopo la mezza
notte ritornarono. Essi lasciarono la donna pria d' arri vare
alla borgata, ossia che lor sembrasse troppo lontana o per-
chè veramente ebber paura. Dissero però, che molti Indiani
verrebbero quanto prima ai vascelli, dovendo ornai essere
rassicurati dalle notizie che la donna avrebbe ai medesimi
date. Ma T ammiraglio, che era bramosissimo di conoscere
se fosse in questa contrada qualche cosa di profittevole, e
vivamente desiava di conferire con gli abitanti di un paese
bello e fertile come questo, per far nascere in essi la volontà
di prestare servigio al re ed alla regina Cattolici, risolvè di
inviare nuovamente alla borgata alcuni de'suoi; poiché avea
molta confidenza nel effetto che avrebbe prodotto sugi' in-
digeni, il ragguaglio che l'Indiana aveva dovuto fare ad essi
del garbato accoglimento e della bontà dei Cristiani . A tal
uopo, scelse nove uomini , da lui stimati capaci al disim-
pegno di simile intrapresa , i quali, armatili dal capo alle
U
266 COLOMBO
piante, li fece accompagnare da uno degli Indiani die
avea seco .
La piccola truppa pervenne alla borgata (1), che era
distante dal mare qasAtvo leghe e mezza incontro a sci-
tocco, situata in un' immensa valle: ma la trovarono affatto
deserta , conciossiacbè dal momento che gì! abitanti ebber
nozione dell' appressarsi dei Cristiani, presero tutti la fuga,
dopo aver ascoso o sotterrato tutto ciò che possedevano .
Questa borgata componevasi di circa mille case, ed avea
pt6 di tremila abitanti . L' Indiano, che i Cristiani avevano
seco loro condotto, corse dietro ai fuggitivi gridando^ che
non paventassero , poiché i Cristiani non erano come le
$i;enti di Canniba, ma che al contrario discende vano dal cielo
e donavano a qualunque trovavano bellissime cose : la qua-
le asserzione fece tanta impressione sui loro animi , che si
rassicurarono, e più di due mila vennero incontro ai Cri-
stiani ponendo le loro mani sopra la testa di questi, in se-
gno di profondo rispetto e di grande amistà ; ma finché
r Indiano , e i marinari che erano in sua compagnia , non
ebber pienamente dissipato i loro timori , continuarono a
trepidare. — Narrarono i Cristiani, che appena fu dissipato
lo spavento di questi abitanti, tutti volarono alle proprie
abitazioni , e quindi tornarono , ad essi recando tuttociò
che avevano di commestibili, particolarmente pane di nia-
mes (2), specie di grosse radici come le rape, che seminano.
(I) Questa è la cMtà al d) nostri conosciuta soUo II nome éì Grù9
situala sul fkime deìU tr0 Rimere* cbe sliacca in mare distante un meno
miglio a ponente dal porto della Pace. NAVAiuim
(s) If tornei • ffnawtmee : erano le qfet, specie dk patata , delle radld deUe
quali, che hanno 11 sapore delle castagne, gl'Indiani facevano II pane — Ciò è più
Innanzi ripetuto dall'ammlragtlo, alle giornate del i6e(lBl2i dicembre. — Gl'In-
diaol chiamavano gazati li pane che facevano conia radice della pianta deua
Yuca. Vedi l'Oviedo, al cap. 5, della Kua Storia Naturale deUe Indie .
Nav^krite
PRIMO VIAGGIO 2G7
piantaao e coltivano in tutte le loro terre , e formano il
prinGipale nutrimento di questi selvaggi. Impastano le dette
radici, e le fan cuocere od arrostire; esse hanno il sapore
delle castagne così pronunziato, che non è alcuno, che,
cibandosene , non creda di mangiare marroni o castagne.
Oltre di ciò, dier loro anche del pane , del pesce, e quan-
to possedevano .
Siccome gV Indiani, che T ammiraglio teneva a bordo,
aveano compreso, che egli ambiva il possesso di un pappa-
gallo, ora , colui che in questa escurzione serviva di guida
ai Cristiani, pare comunicasse un tal desiderio agli abitanti
di questa borgata ; perchè essi furono infatti premurosi
di regalare pappagalli e tutto ciò che loro venia dimandato,
ricusando alcuna cosa in contraccambio; e pregarono i
Cristiani di non dipartirsi quella notte, promettendo di voler
donar loro molte altre cose, che avevano nella montagna .
Frattanto , mentre questi Indiani intertenevansi coi Cri-
stiani , ecco, che furono incontrati da una gran moltitudi-
ne di gente, in mezzo della quale stava il marito di colei a
cui r ammiraglio aveva fatto così buon trattamento , e che
aveaalla propria abitazione rimandata: gl'Indiani portavan-
la sulle loro spalle, e venivano a ringraziare i Cristiani del-
r onore e dei presenti che ad essa l' ammiraglio avea fatti .
Al loro ritomo, gli esploratori narrarono al Colombo, che
questi abitanti erano più avvenenti, di miglior complessio-
ne e più trattabili di quelli, che infino allora avevano, nelle
altre isole , visitati ; ma egli dice, di non capire come po-
tessero essere più degli altri mansueti , mentre gì' isolani
che aveva trovati nelle terre già percorselo erano oltremo-
do. — I Cristiani riferirono eziandio, che per la bellezza
sì degli uomini che delle donne , questa popolazione non
era da paragonarsi con quelle delle altre isole ; che gì' in-
268 COLOMBO
dividui dell'uno e deir altro sesso, quivi erano assai più
bianchi , e che tra le donne , due specialmente ne videro
COSI bianche, da potere stare al confronto colle Spagnuole . —
Narrarono finalmente, che le più belle e le migliori terre
di Gastiglia, per T amenità paragonar non sì poteano con
quelle che essi avevano vedute .
La rimembranza che V anuniraglio conservava delle ma-
gnifiche contrade che aveva visitate inducevalo a credere
quanto le sue genti dicevano ; le quali assicuravano, che le
campagne da loro ultimamente percorse non erano compa-
rabili alla gran valiatache abbandonavano, quantunque fra
quest' ultima e la campagna di Cordova, fosse tanta differen-
za, quanta ne passa tra il giorno e la notte. E aggiugne-
vano , che tutti questi terreni erano coltivati , e che nel
mezzo della detta inunensa vallata scorreva un flume lar-
ghissimo (1) e cosi ricco di acque , che innaffiar facilmente
poteva tutte le terre che per lungo tratto sono da lui traversa-
te : che tutti gli alberi erano verdissimi ed incurva vansi sotto
il peso dei lor pomi copiosi ; altissime le erbe e tutte in fio-
re ^ puliti ed assai larghi i sentieri; e la temperatura del-
l'aere, come in Gastiglia nel mese d'aprile. — Disser pu-
re , che r usignolo ed altri augelli gorgheggiavano come
fanno in Spagna in questo bel mese , e che i loro versi cor-
rispondevano alla dolcezza del clima: che ancor durante la
notte, alcuni uccelli, con non minor dolcezza, cantavano;
che ovunque intendevasi il trillar de' grilli ed il gracidar
delle rane , e che i pesci di questo luogo eran simili a quei
che popolano i mari di Spagna; delle quali cose, gli emis-
sari dell' ammiraglio erano rimasti stupefatti. — Gl'inviati
medesimi videro molti lentischi , alberi d' aloè e piante di
' I) È quello che porla il nome di fiume delle tre Riviere. Navarretb
PKIMO VIAGGIO 269
cotone: ma non trovarono oro, ciò che non reca meravi-
glia, considerando il breve tempo della loro dimora in que-
sti luoghi .
Qui r ammiraglio volle fare il computo di quante ore
componevasi il giorno e di quante la notte in questa con-
trada, e qual lasso correva da un sole all'altro: e vide, che
vuotaronsi venti ampollette, ognuna delle quali di mezz'ora:
ma dice, che in questo conteggio può esser corso qualche
sbaglio, sia che l' orinolo a polvere tosto che era vuoto ca-
pivoltato non fosse, ossia che una porzione della polvere dal
canale non passasse . — Riferisce eziandio , che col quarto
di riduzione o quadrante , trovò la sua posizione al trenta-
quattresimo grado dalla linea equinoziale (1) .
Tenerdl, 14 dicembre
L'ammiraglio salpò da questo porto della Concezione,
convento di terra; il quale, poco tempo appresso, cai-
mossi: e nella stessa guisa procedette ogni giorno che ei na-
vigò in questi tratti di mare. — In seguito spirò vento d'o-
riente , che condusse le navi a settentrione grecale , infino
all' isola della Tartuca , della quale e' vide una punta , che
chiamò della Gamba , situata a levante grecale della fronte
dell'isola, e da cui era discosto circa dodici miglia. Da
quei punto ne scoperse un' altra , alla quale die nome di
punta Slanciata, che era nella stessa direzione di grecale ,
e ne distava appresso a poco sedici miglia. In tal guisa, adun-
que , dall' estremità dell' isola della Tartuca fino alla punta
Acuta, eranvi quarantaquattro miglia di distanza, cioè,
undici miglia incontro a levante grecale .
(1) Questo calcolo è erroneo , poiché uon poteano essere che venti gradi.
Navaii&ete
270 COLOMBO
Esistono io questo sito grandi tratti di spiaggia assai uni-
ta: il suolo della citata isola della Tartuca, è eleratissimo,
ma quasi unito ; è fertile , di gradevole aspetto , e tutto
Si ben coltivato, €be ricbiama all'idea la campagna di Cor-
dova: — Quest'isola è popolatissima, come la Spagnuola.
Considerando che il vento soffiava sempre contrario, e
condur non poteva all'isola Baneque{i)^ l'ammiraglia ri-
solvè di tornare al porto della Concezione , d' onde era
partito ; ma pervenir non potè ad un fimne , che è discosto
due leghe a levante del precitato porto.
Sabato, 15 dlcemlire
L'ammiraglio partì pella seconda volta dal porto della
Concezione onde proseguire il suo viaggio ; ma allorquan-
do fu per uscire, alzossi gagliardo vento di levante che con-
trariava il suo cammino . Riprese dunque la direzione della
Tartuca , giunse a qnest' isola, e quindi retrocedette verso
il fiume a cui il precedente dì eragli stato impos^bile di
pervenire^ ma non fu più fortunato d'allora, poiché non
potè prender terra, che distante una mezza lega dal dette
Qume, dal lato opposto al vento, sur una spiaggia ove tro-
vò un porto comodo ed adattato .
Dopo aver quivi assicurati i suoi vascelli , montò sulle
proprie scialuppe e si accinse a visitare la detta fiumana ;
ma lontano una mezza lega circa pria d' arrivarvi , entrò in
un seno di mare, che verificò non essere la imboccatura^
del fiume che cercava, sicché retrocedette, e finalmente la
rinvenne. In questa foce era un braccio d'acqua, e pro-
vavasi una rapidissima corrente'; nondimeno e' vi penetrò
colle sue scialuppe per esaminare le borgate che quei del
(1) Altrove l'ammiraglio dice Baveque. Natarrbte
PRIMO VIAGGIO 271
svo equipaggio aveyaiio già visitate, quando due giorni
innanzi v' erano stati da lui spediti per discoprirle. Fece get-
tare a terra una corda per rimorchiare le barche , ed i ma-
rinari pervennero, tirandole, a farle risalire per circa due
tiri di carabina; ma la rapidità della corrente della fiumana
DOD permise loro di spingerle piii oltre. L'ammiraglio vide
aieuie case^ e l' immensa valle ove sono le borgate , e dice,
che nel tempo di sua vita n<m mai aveva veduto più bella
vallata di questa, che è dal detto fiume divisa. All' imboc-
catura del fiume vide molti individui , che però al compa-
rire degli stranieri fuggirono : ed a tal proposito l'ammira-
glio dice , che questi poveri abitanti vao soggetti a molte
vessazioni dai loro nemici , avvegnaché sono di qualunque
sfnmiero cosi timorosi . In fatti , tostochè i Cristiani giun-
gMio in un luogo, i selvaggi fuggono, e fuggendo accen-
dono per grande estensione dett' ìsola fuochi sulle altu-
re (1) per avvisare , i loro connazionali : — la qual costu-
manza è di uso molto più frequente in quest'isola Spagnuola
ed in quella della Tartuca, la quale è pure una grand' iso-
la (3), che in tutte quelle che il Colombo ifielro &t sé la-
sciava «
L' ammiraglio dette a questa vaQata il noaie di Valle del
Paradiso, ed appellò il fiume Guadalquivir, perchè, egli di-
ce, è tanto grande quanto il Guadalquivir a Cordova , e le
(1) Il Colombo dice: ìuego haeen aKumadas de lat aialayas por toàa la
tmra,\\ die potrebbe llUeralmenie tradursi così : fon tosto in tutta la terra dei
segnali sulle eminenze . Ahumada è il segnale che si fa acceadenéo u* fuoco
sulte alture o sopra le torri che sono lungo i liti del mare, per avrertir ciascu-
no di tenersi in guardia , e aialaya è un vocabolo spagnuoto che trae la sua
origlf dall'arabo , e significa una torre o un' eminena qoakmque su cui son
poitl i segnali . Roqdbttb
(3) Ciò non è esatto; vedi la nota alla giornata di martedì li Dicembre.
BlARMOCCai
272 COLOMBO
sue rive sono coperte di belle ghiaie, e le sue onde perfetta-
mente navigabili.
Domenica , 1 6 dicembre
Circa alla metà della notte , T ammiraglio spiegò le vele
al venticello di terra , per uscir da questo golfo: abban-
donando i liti dell'isola Spagnuola si mise alla bulina per
! essersi levato a tre ore del mattino vento di levante . Sic-
! come egli era in mezzo al golfo, trovò una canoa montata
da un solo indiano, il che molto sorpreselo, non potendo
i comprendere come sì fragile navicella potesse sostenersi
I sulle onde, spirando cosi forte il vento • Fece salire sul suo
bastimento V Indiano e vi fece porre la sua canoa ^ e dopo
aver prodigato a quello mille carezze, donogli alcune palle
di vetro, dei.sonagliolinie degli anelli di ottone; e condur-
selo in fino a terra, presso una borgata (1) posta a riva il
mare, distante sedici miglia dal luogo ove avealo rincontrato .
L' ammiraglio avendo quivi trovato un buon porto, gettò
le ancore presso la detta borgata, la quale parvegli di re-
cente costruzione, sendochè tutte le case fossero nuove.
L^ indiano andò a terra colla sua canoa, e recovvi novelle
dell'ammiraglio e dei Cristiani, dei quali encomiò la dol-
cezza e la buona grazia ; ma tali novità già erano giunte
in quella borgata per mezzo di altri Indiani che altrove
aveano visti i Cristiani, di guisa tale che, al primo grido
dell'arrivo dell' anuniraglio, più di cinquecento uomini ac-
corsero al porto ove era ancorato, e ben tosto il loro re fu
dietro ad essi .
Stavano tutti in sulla riva , assai dappresso ai vascelli ,
che erano sull'ancore e cosi vicini alla terra che quasi
(I) li porlo della Pace, Navaurkib
PRIMO VIAGGIO 273
toccavanla. Quindi s* accostarono al vascello ammiraglio,
e in sul primo vi salirono ad uno ad uno , e poi molti alla
volta, ma seco loro non portavano che che sia : alcuni per
altro tenevano appesi alle orecchie ed alle nari minuzzoli
d'oro finissimo, che volentieri donavano. L' ammiraglio,
ordinò che tutti fossero trattati con molto rispetto poiché^
egli dicej essi sono i migliori popoli del mondo^ i pivi, pa-
cifici mortali ^ e specialmtnte perché ho somma speranza
nel nostro Signore , che le Altezze Vostre vorranno fare di
essi tanti Cristiani^ e saran tutti nostri stidditi: ma dal
canto mio come tali ornai li reputo. »
L'ammiraglio vide pure il loro re, il quale era sulla
spiaggia ; ed osservò che tutti con molta deferenza e rispetto
trattavanlo. Inviò ad esso un presente, che egli ricevette con
molta ceremonia. — Questo re, dice il Colombo, era un gio-
vine di venti o ventun' anno al più, e al suo fianco tenea un
vecchio governatore, ed altri due consiglieri, che Io accom-
pagnavano. Io consigliavano e rispondievan per lui; concios-
siachè egli non proferisse che poche e brevissime parole.
Uno degl'Indiani del seguito dell'ammiraglio, intertenen-
dosicon questo giovine principe, gli disse, che i Cristiani,
essendo discesi dal cielo , andavano alla cerca dell'oro , e
volevano recarsi all' isola di Banequc ; al che il re rispose,
ciò essere ottima cosa, perchè nella detta isola eravi oro in
gran copia; e colla mano indicò all' alguazilo dell'ammi-
raglio, che gli aveva, per parte di questo, portatoli regalo,
il cammino che era mestieri seguire per condursi in quel-
l'isola, alla quale, disse, arriverebbero in due giornate; e
soggiunse , che se abbisognavano di alcuna cosa del suo
paese la chiedessero, eh' egli la darebbe loro molto volen-
tieri .
1. 33
274 COLOMBO
Questo re, e tutti gli uffiziali della sua corte, erano, come
gli altri Indiani, nudi tali quali dal seno delle loro madri
erano usciti : e così le donne , né per ciò mostravano
imbarazzo o rossore . Ma questi erano ì più belli uomini e
quelle le più avvenenti donne che i Cristiani avessero infìno
allora rinvenute : la loro camaggione era assai bianca , e
se avessero avuto il costume di vestirsi e il modo di pre-
servarsi dagl' influssi del sole e dell' aria, sarebbero stati
bianchi come gli Spagnuoli, poiché in questa contrada il
clima è fresco, ed il paese è il migliore che la lingua possa
indicare •
Ivi il terreno è rilevato, né componesi che di campagne e
di vallate, che i buoi potrebbero lavorare inflno sulle parti
più eminenti di esse.Non avvi suolo in tutta Gastiglia, che
per bellezza e bontà a questo comparare si possa. — Tutta
questa isola e quella della Tartuca sono interamente col-
tivate come la compagna di Cordova • I loro abitanti vi
pongono le aje, che sono piccoli polloni che piantano, e al
piede dei quali germogliano radici molto simiglianti alle
carote, le quali colgono, grattano e impastano , p er farne
pane: quindi piantano di nuovo, in altro sito, lo stesso
pollone, che produce ancora quattro o cinque di queste ra-
dici estremamente saporite, e del gusto delle nostre casta-
gne. L'ammiraglio dice che in questo paese vegetano le
aje più grosse e migliori che eg li abbia in alcun altro luogo
vedute; ed aggiugne, che in Guinea ve ne sono della me-
desima specie , grosse quanto una gamba .
Rispetto poi agli abitanti di questa borgata e' narra eh' e-
rano ben complessi e valenti, e non magri e poltroni come
gli altri da lui già veduti : il loro conversare era affabile
e dolce, e non appartenevano ad alcuna setta .
PRIMO VIAGGIO 275
Gli alberi di questi contorni, contenevano succhi cosi vi-
gorosi, che le loro fo{];lic, a forza d' invendire, cessavano di
esser verdi e diventavano nericcie. Cosa meravigliosa era
il vedere queste vallate, questi flumi, queste belle e buone
acque , queste terre così proprie alla produzione di tutti
i grani e di ogni sorta di legumi atti a fare il pane; così
opportune al nutrimento de' bestiami di qualunque specie
mentre non ne hanno alcuna ; così atte a farne giardini ec-
cellenti ed a produrre tutto ciò che l' uomo può desiare .
Nel corso della serata, il re venne sul vascello dell'am-
miraglio, e questi lo ricevè con tutti gli onori dovuti alla sua
condizione, e gli fece dire e spiegare com'egli fosse al ser-
vizio del re e della regina di Castiglia, che erano i più po-
tenti principi del mondo. Ma ne gl'Indiani, che l'ammira-
glio aveva seco e gli servivano d'interpreti, né il re, non
prestavano nessuna credenza a quanto loro diceva, perchè
eran convinti che i Cristiani venisser dal cielo, e che i re-
gni dei regi di Castiglia nell'empireo e non sulla terra fos-
sero situati .
L' ammiraglio fece presentare al re dei cibi di Castiglia,
e questi tosto che aveanc mangiato un boccone, dava tutto
il rimanente ai suoi consiglieri, al suo governatore ed agli
altri suoi uficiali, che seco aveva condotti .
» Supplico le Altezze Vostre a credere, dice 1' ammira-
glio, che queste terre e soprattutto quelle di quest' isola
Spagnuola, sono tanto buone e fertili, che è impossibile
esprimere il loro grado di eccellenza, e potendo espri-
merlo ninno vi presterebbe fede se non vedendolo coi
suoi propri occhi. Io esorto le Altezze Vostre ad es-
ser convinti, che quest'isola e tutte le altre per me vi-
sitate , vi appartengono non meno della Castiglia , poi-
ché non manca, per regnare in questi paesi , che di sta-
V€ COLOMBO
bilirvisi, e di ordinare agli abitanti di obbedire in tat-
to che è lor comandato . Ed in fatti, scortato solamente
dalle genti della mia piccola flotta, che non sono in gran
numero , io posso da assoluto signore percorrere tutte
queste isole, poiché di sovente ho osservato tre marinari
solamente discendere a terra, e col loro solo aspetto fuga-
re una moltitudine di questi Indiani , quantunque non
volessero recar loro alcun danno . Essi non posseggono
armi, non hanno spirito guerriero , van tutti nudi , e so-
no sì timorosi, che una truppa di mille non saprebbe as-
pettare a pie fermo tre uomini risoluti dermici : al con-
trario sono molto atti ad obbedire ed eseguire le fatiche
che venissero loro comandate , a seminare ed a far tutto
ciò che sana necessario. Facciamo loro adunque edifica-
re delle città : abituiamoli a vestirsi, educhiamoli nelle
nostre costumanze. *
Lnnedl, 17 dlcemlire
In questa notte alzossi gagliardo vento di greco levante^
ma nel porto dove era T ammiraglio il mare non divenne
molto fluttuoso , perchè V isola della Tartuca, che gli sorge
rimpetto, il guarentisce , il protegge e gli è di valido riparo.
Quivi dunque V ammiraglio trattennesi anche questo giorno,
ed inviò i marinari colle loro reti a pescare . ^-^ Gì' Indiani
erano beati quando pote^no tener compagnia ai Cristiani ,
coi quali molto rallegra vansi : recarono alcune freccie de-
gli abitanti di €anniba o de' Cannibali le quali sono lun-
ghissime di giunco o di canna, ed hanno ad una delle es-
tremità innestato un piccolo bastone indurito al fuoco ed
acutissimo: e mostrarono due uomini, ai quali in cei'te parti
dd corpo mancava la carne, e per cenni fecero comprende -
re, che ivi erano stati morsi dai Cannibali , dei quali erano
PRIMO VIAGGIO 277
rimasti prigioni, e che avean corso pericolo di esser divo*
rati vivi da essi; ma questo rammiragUo non volle credere .
Ei rinviò alla borgata alcuni Cristiani, che scambiarono
dei chicchi di vetro con dei pezzetti di oro ridotto in sotti-
lissime foglie; e videro indosso ad un Indiano, che Tammi-
raglio reputò il governatore di questa provincia , e che gli
altri Indiani appellavano cdcico , una piastra d' oro gran-
de quanto la mano , provenente certamente dal medesimo
luogo da cui vernano le foglie d'oro , che sembrava voler
barattare: a tal uopo si d'u-esse alla propia abitazione, ove
fece tagliare a pezzetti la piastra d^oro, e questi, ad uno, ad
uno recò ai Cristiani rimasti sulla piazza, e seco loro con i
medesimi chicchi di vetro fece baratto . Dopo che ebbe cam-
biato l' ultimo pezzetto d* oro , fece comprendere per segni
ai Cristiani, che aveva mandato a cercare molto di quel me-
tallo in diversi luoghi , e che un altro giorno glielo porte-
rebbero.
Questo spirito di negoziare, questa riflessione , questi
calcoli , la cultura generale dei terreni , i garbati modi di
quest' Indiani , le lor dolci costumanze , i loro usi , la loro
docilità, la loro avvedutezza, tutto prova, dice l' ammira-
glio, che essi sono più attivi e intelligenti di qualunque al-
tro popolo da lui infino allora veduto .
Nella serata , una canoa montata da una quarantina di
uomini venne dall'isola della Tartuca. Tostochè toccò la
costa^ la popolazione della borgata situata a riva il mare,
che quivi era tutta riunita , s' assise in segno di pace. Al-
lora alcuni degli Indiani che ^ano nella canoa , e quindi
quasi tutti gli altri, discesero a terra . Ma il carico alzossi,
e con parole , che sembravano minaccie , feceli tutti rim-
barcare : gettava contro di loro dell'acqua, raccattava i sassi
dalla riva e lanciavali nel mare; e quando, rassegnatissimi,
I
r—
278 COLOMBO
tutti gr lodiaoi delle Tartuca si furono colla loro canoa
allontanati — * il carico , dice T ammiraglio , prese un sas-
» so e lo pose in mano del mio alguazìio (che aveva in-
* viato a terra col notaro della flotta ed altre persone ,
» per vedere se ottenevano qualche cosa vantaggiosa) di-
* cendogli che contro di essi lo lanciasse, ma il mio algua-
» zilo negò di scagliarlo. » — In questa circostanza il ca-
rico mostrò quanto favoreggiasse V ammiraglio.
Tosto che la canoa fu partita, gl'Indiani dissero all'am-
miraglio, che era più oro nella isola della Tartuca che nella
Spagnuola, perchè quella è più vicina a Baneque : ma l' am-
miraglio dice, di essere di parere, che non sieno miniere
d' oro nò nell' isola Spagnuola ne in quella della Tartuca,
ma che in esse venga portato da Baneque , sebbene in pic-
cola quantità ; perchè gli abitanti delle dette due isole non
hanno nulla da dare in baratto : d' altronde il suolo e sì
fertile , che questi isolani non hanno bisogno di lavorare
la terra per farle produrre il nutrimento ad essi necessario
e meno ancora per ciò che loro abbisogna pel vestito , poi-
ché van tutti nudi .
L'ammiraglio credeva d' essere assai dappresso ai luoghi
ne quali la terra asconde le sue più grandi ricchezze, e
che il nostro Signore fosse per addurlo nel sito ove nasce
l'oro . — Sapeva, che dal porto in cui trovavasi infino a Ba-
neque (1) erano quattro giornate di canunino delle canoe
dei selvaggi , il che ascender poteva a trenta o quaranta
leghe di distanza, spazio che in un sol giorno, con un buon
vento , le sue navi poteano percorrere .
CO Qucsf isola di Jlovegiie o Baneque, non é giammai comparsa; forse
era l' Isola Giamaiea . Làs Casas
PRIMO VIAGGIO 279
Martedì, 18 dicembre
L'ammiraglio protrasse in lungo ii suo soggiorno in
qnesti tratti di mare: la mancanza del vento obbligollo an-
che questo giorno a restar quivi sull'ancora: ed eziandio
un'altra ragione concorrea a tenervelo ; ed era questa: che
il cacico avevagli promesso di somministrargli dell'oro; e
sebbene l'ammiraglio fosse di sentimento che non potesse
portargliene molto^conciossiachè gli sembrasse che in que-
sta contrada non fossero miniere di cosi prezioso metallo,
nondimanco e' voleva assicurarsi più positivamente della si-
tuazione del luogo da dove quel poco proveniva .
Allo spuntar del giorno l'ammiraglio fece ornare il ba-
stimento e la caravella di bandiere per celebrare ildi della
festa di Santa Maria dell' 0 (1) , o commemorazione del-
l' Annunziazione, e fece tirare numerose scariche di mo-
schetteria. Il redi quest'isola Spagnuola, dice l'ammiraglio,
s'era di buon^otta posto in cammino dalla sua dimora, che
da quanto potevasi giudicare non potea esser lontana più
di cinque leghe, e giunse, tre ore dopo il mezzo giorno, nella
borgata (2), ove già attcndevanlo alcuni uomini del basti-
mento che r ammiraglio avea mandati come esploratori ,
coir ordine speciale di assicurarsi se ivi arrivava dell' oro:
e quei Cristiani notarono, che il re, accompagnato da più
di dugento uomini , faceasi portare da quattro di essi sur
(I) Sur uiui elevata montagna presso Segovia, è un convento ed una chiesa
dedicata alla Vergine , la qual chiesa é circondata di scogli disposti in giro
ovale e formanti quasi un 0, per cui prende nome di Santa Maria dell' O:
dessa é una delle scttantacinque od ottanta chiese dedicate alla Vergine , che
in Spagna, si onorano di un culto particolare. Yeiihbdil
(2; Questo era un borgo ncir interno, conosciuto al presente sotto il nome
di Gros MornCf lontano e irca 4 leghe dal porto della Pace, ore l'ammiraglio
era ancorato. NAVAaixTB
S80 COLOMBO
una specie di sedia , sebbene egli fosse , come già abbiam
detto, giovine di età. E mentre V ammiraglio pranzava sotto
il castello del suo bastimento , in quello stesso giorno giunse
il re con tutto il suo corteggio. In tale occasione, l'ammi-
raglio volge al re ed alla regina Cattolici le seguenti pa-
role.
» Le Altezze Vostre sarebbero rimaste certamente sodi^-
» sfatte della pompa di questo corteggio , e per il rispetto
» che al re ed ai suoi cortigiani da ognuno rendevasi, quan-
» tunque vadano affatto nudi . Quando il re entrò nel mio
» bastimento, trovommi a tavola sotto il castello della pop-
> pa; e Venne diritto ver me, s' assise al mio lato, e non .
» permise chMo mi scomponessi e mi alzassi da mensa,
» pria che avessi terminato il mio pasto; e presumendo che
» egli avesse piacere a gustar delle nostre vivande, ordinai
» che gliene fosser porte .
» Pria d' entrare sottoil castello, accennò colla mano che
» tutte le sue genti restassero in dietro; ed esse, intente ad
» obbedirlo in tutto, eseguirono quest' ordine coi segni del
» maggiore rispetto , ed andarono tutti ad assidersi sopra il
» ponte , eccettuati due uomini d* avanzata età , che uno
» giudicai il suo consigliere , V altro il suo precettore , i
» quali vennero a sedere presso ai suoi piedi. Delle vivande
» che io gli presentava il re prendeva quel tanto che ba-
» stasse per compiacermi e per gustarle; il resto lo mandava
» alle sue genti, ed ognuno ne mangiava. Altrettanto facea
» delle bevande; appena bagnavasi le labbra, che davate
» quindi al suo corteggio ; e tutto questo faceva con aria
» di dignità ben rimarchevole. Parlava poco ; ma le brevi
» parole che proferiva, erano , per quanto io potetti capi-
» re, assai giudiziose e ben ponderate . I due personaggi
» che stavano ai suoi piedi esaminavano i moti delle sue
PRIMO VIAGGIO MI
labbra e parlavano per lui ; con lui eziandio intertene-
vansi, e questo sempre facevano col più grande rispetto.
» Terminato il desinare^ una specie di scudiere portò una
cintura , per la forma affatto simile a quelle delle qua-
li si fa uso in Gastiglia., ma il lavoro era diverso. Il re la
prese e me la diede, unitamente a due pezzetti d'oro
lavorato, ch'erano sottilissimi: credo^ che queste genti
raccolgano pochissimo di questo metallo , benché sieno
molto prossimi ai luoghi che lo producono, e nei quali
trovasi in gran copia.
» M'accorsi che piace vagli la guarnizione del mio Iet-
to, e glie ne feci dono , unitamente a molti bei grani
d' ambra che io teneva appesi al collo , a delle scarpe di
colore, e ad una boccia d'acqua di fiori d'arancio: delle
quali cose e' rimase tanto contento , ch'era una meravi-
glia a vederlo; solamente era dispiacentissimo, come pure
il suo governatore ed i suoi consiglieri , di non potermi
comprendere : nientedimeno, capii^ che mi disse , che se
io gradiva alcuna cosa di questo luogo, tutta l'isola era
ai miei ordini.— Mandai a cercare una collana, alla quale
era appeso per medaglia un eccellente d^oro (1), in cui
miravansi impressi i ritratti delle Vostre Altezze; glielo
mostrai, ripetendo quanto gli aveva detto il giorno avan-
ti, cioè, che le Vostre Altezze governavano la miglior par-
te del mondo ^ e che non avevano rivali in potenza. Gli
mostrai eziandio i reali stendardi e la bandiera della cro-
ce, di cui mi parve facesse gran caso . — Dopo la vista
delle quali cose, voi tosi ai suoi consiglieri, spiegò loro
(I) Veccellenie d'oro , era una moneta che valo?a due ccuUgliani .
Las Casa<
Pix'o più (li 20 franchi . X'enifeL'iL
I. 36
282 COLOMBO
» quanto fnrandi signori dovessero essere le Altezze Yo-
» stre, poiché, senza alcun timore, m' avevano inviato io
» questo paese, di così lunge come è il ciclone disse ancora
» molte altre cose , che da me non furono intese; ma co-
» nobbi bene che egli era meravigliato . »
Essendo vicina la sera, e volendo il re prender conmdiato,
l'ammiraglio lo rinviò a terra con distinzione nella sua lan-
cia, facendolo salutare con molte scariche di moschetteria .
Disceso a terra, adagiossi sulla sua seggiola, e se ne andò
col suo corteggio, composto, come abbiam raccontato, di
più didugento uomini; e seguitollo il suo figliuolo, che un
distintissimo indiano portava in sulle spalle. E* fece dare
da mangiare, e rendere grandi onori, a ciascuno de' mari-
nari ed a tutte le altre persone dei vascelli , ovunque era-
no incontrate : e un marinaro , che disse di averlo trovato
per via, narrò, che gli oggetti donatigli dall'ammiraglio
veniano portati davanti a lui da gran numero di persone,
le quali parea fossero le più distinte del suo corteggio •
Il figlio del re, seguiti) il padre per gran tratto della via,
accompagnato da una scorta simile alla sua;ed altra scorta
pur numerosa accompagnava un fratello dello stesso mo-
narca , colla differenza però, che questo personaggio proce-
deva a piedi, semplicemente appoggiandosi sulle braccia di
due cortigiani notevolissimi .
Quest'uomo venne al naviglio dopo il re suo fratello, e
l'ammiraglio donogli alcuni dei suoi oggetti di baratto.
Allora fu che il Colombo seppe, che nella lingua del paese
il rechiamavasi cacico.
L' ammiraglio dice , che in quel giorno fu fatto il baratto
di poco oro ; ma seppe da un vecchio , che alla distanza di
cento leghe al più erano molte isole , vicine le une alle al-
tre, le quali, per quanto potette intenderlo, producevano
PRIMO VIAGGIO 2d3
molto di questo metallo: e giunse perfino a dire, che tra esse
era un'isola tutta d' oro, che in altre a tal segno abbondava,
che gli abitanti non faceano che rammontarlo e stacciarlo
per dividerlo dalla sabbia, e quindi fonderlo e formarne
sbarre e mille lavori, de' quali per segni spiegò la forma.
Questo vegliardo disegnò all' ammiraglio anche la dire-
lìone ed il luogo nel quale erano situate le dette isole ; ed
il Colombo risolvè di trasferirvisi, e dice , che se questo
vecchio non fosse stato un personaggio molto ragguardevole
presso del re, lo avrebbe ritenuto per condurselo seco; op-
pure, se avesse saputa la lingua, lo avrebbe pregato d'ac-
compagnarlo, perchè era di parere che egli sarebbesi in ciò
prestato volentieri , dimostrando molta simpatia pei Cristia-
ni : ma soggiugne, che omai e' riputava queste genti come
vassalli dei realidi Castiglia, e però non credea cosa giusta !
usar loro violenza; laonde si decise a non farne nulla . I
I Cristiani piantarono una grandissima croce nel mezzo
della piazza di questa borgata, nel far che gl'Indiani molto
li aiutarono, e l'ammiraglio dice, che ivi fecero le loro pre-
ghiere adorandola ; di maniera tale che , le disposizioni da
essi manifestate gli fecero sperare, che coli' aiuto del Si-
gnor nostro , tutti gli abitanti di queste isole si farebbero
cristiani .
■ercoledà, 19 dicembre
Questa notte li Spagnuoli spiegarono le vele per uscire
dal golfo, formato in questo luogo dall' isola della Tartuca
e dalla Spagnuola : ma sullo spuntare del di il vento spirò
da levante , e loro impedì , per tutto il giorno, di uscire dal
paraggio di queste due isole , ed aggiugncr la sera ad un
porto (1) che ad essi s'era parato davanti.
(I) Il porto della Granaja. Navarrete
I
I
284 COLOMBO
Scorsero quattro punte di terra, una ^nm cala ed una ri-
viera, ed esplorarono un gran promontorio (l)sul quale era
una borgata, ed avea dalla parte opposta una valle chiusa da
molte elevatissime montagne , vestite di alberi, che l'ammi-
raglio giudicò pini. — È sui Due FratelH (2) un'altissima e
spaziosa montagna, che si prolunga da grecale a libeccio :
ed a levante scilocco del capo di Torres, sorge un'isoletta,
alla quale l' ammiraglio impose il nome di San Tommaso,
perchè il giorno che la scoperse era la vigilia della festa di
questo santo. La circonferenza di detta isola, per quanto
potea giudicarsi da lungi , parve distagliata da porti eccel-
lenti . Presso r isola , e dalla parte occidentale, è una pun-
ta , che penetra molto nell'alto e basso mare, ed alla quale,
per questo motivo, il Colombo dette il nome di capo Alto e
Basso (3) .
Distante sessanta miglia da Torres , a levante un quarto
verso scilocco, cuna montagna più elevata di un'altra, che
entra nel mare (4), e che da lungi, a causa della suarepen-
za dalla parte di terra , rassembra ad un' isola ; l' ammi-
raglio chiamolla Monte Garibata , dal nome della provine
eia. Questa montagna è bellissima , tutta vestita di vaghi
e verdi alberi, senza nevi e senza nebbie . L' aere e la tem-
peratura, erano allora in questo luogo come inCastiglia nel
mese di marzo; egli alberi e la verzura come sono di mag-
gio. — Le notti, egli prosegue, erano di quattordici ore (5) .
(1) La rada del porto Mar gol . Navarhete
(2) I Due Fratelli, ed il capo di Torres, non sono stati ancora nominati.
Las Casas
Il capo di Torres , è la punta di fAmbé. Navarrete
(3) Questa è la punta, e V isola di Margot. Navarretb
(4) Montagna sul Guarico, e quella delta Idonte Cristi, ilislante quaranta-
due miglia. Navarrbtb
(5) Vedi la nota del Roquettc, alla giornata del venerdì 5 dicembre.
Marmoccui
PRIMO VIAGGIO 285
GloTedI, 20 dicembre
In questo giorno, circa il tramontare del sole, T ammi-
raglio entrò in un porto, che e fra V isola di San Tommaso
e il capo di Cariba ta (1), ed ivi gettò P ancora. Questo
porto è buonissimo, e capace di contenere tutti i vascelli
della Cristianità; il suo ingresso, veduto dal mare, sembra,
a chi non lo conosce, impraticabile, a cagione delle punte
di scogli di cui è seminato, che dal promontorio distendonsi
fin presso air isola : ma queste punte non sono situate con
ordine, che anzi, al contrario, una è qui, Tal tra è là, questa
in mezzo al mare, quella vicino alla terra: dalla qual di-
sposizione resulta, che fa mestieri di star bene attenti quan-
do si voglia penetrare inquestoportoda qualunque dei suoi
canati, che d' altronde sono larghissimi e buoni, aflìne di
potervi entrare senza timore ; pertutto hanno sette braccia
di acqua : ma nelF interno, oltre le punte , trovansene in-
fino a dodici: — un vascello legato con un cavo qualunque,
sorge in questo porto sicuro da ogni sorta di vento .
L* ammiraglio dice, che air ingresso di questo porto è
un canale (2), situato dalla parte occidentale d'una piccola
isola di sabbia vesti tadi molli alberi, alla base della quale
sono sette braccia di fondo , non sgombro però di secche ,
che estendonsi anche più lontano, per cui è necessario di
tener gli occhi aperti, finche la nave non sia giunta in por-
to, dentro al quale non è da temere ninna burrasca.
Da questo porto scorgesi una gran valle, tutta coltivata,
la quale per un leggero pendio inflno ad esso prolungasi
(!> Questo porlo è la baia dAcul. Natarreti
(2) lo credo che voglia dire un canale (^'canaveral ) Las Casas
Il Colombo dice veramcnle canale e non polca dire altrimenti. NAVArnsTe
286 COLOMBO
dalla parte di scilocco: ella k ricinta da bellissime montagne
tutte di verdi alberi vestite, e sono di cosi smisurata altezza
che sembrano toccare il cielo: è indubitabile che tra esse
sonvene delle più elevate dell' isola di Tenerina(l)^ una del-
le Canarie, la quale riguardasi come la più alta che veder
si possa. Da questo lato de ir isola di San Tommaso, è, lon-
tana una lega, una isoletta (2), ed un'altra a minor distan-
za ^ le quali isole hanno bellissimi porti, ma sono periglio-
si pei bassi fondi . — L' anuniraglio scorse pure delle bor-
gate , e vide accesi sul lido alcuni fuochi .
Venerdì, 91 dicembre
Oggi l'ammiraglio andò a visitarci! detto porto con le
barchette dei vascelli, e lo rinvenne talmente bello, che af-
ferma non esser paragonabile a ninno di quelli che infino
allora aveva veduti (3). Dice che per aver tanto vantato
gli altri , non sa ora di quali espressioni servirsi per con-
venientemente parlare di questo, perchè teme d'essere ac-
cusato d' esagerare le cose, e di rappresentarle sotto colori
molto più brillanti di quello che meritino. Ma giustifica i
suoi elogi col dire , che sono in sua compagnia vecchi ma-
rinari, i quali dicono e diranno lo stesso, come qualunque
( i) Queste montagne sono molto elevate, ma non tanto quanto quelle di Te-
neriffa . Navarrbtb
Non conosccsi ancora In modo preciso l' altezza delle montagne dì San l>o-
mingo ; sembra per altro che non si possa accordare ai più elevati picchi di
quest'isola, corno quelli éciiì della Sella e della Botte, che lOOO o IIOO tese,
mentre 11 picco di Tenerifla ha circa il doppo d'altezza ( 1900 e più tese).
Nell'epoca in cui il Colombo scriveva , crcdevasi che l'altezza di questo picco
non Tosse da niun' altra montagna sorpassata ; ma al presente è dimostrato, che
>e ne sono in gran numero, tanto in AlTrica, che in Europa, in America e spe-
cialmente in Asia, colle quali non puossi Tar paragone. Baxci
(2) L' isola Ratas ( l' isola de' Topi ) NA^ amìetb
(3) Questo infalli e un buon porto, ma quello di Nipe, detto dal Colombo
San Salvador, nell'isola di Cuba, è migliore . NAVARaETE
I
I
I
PRIMOVIAGGIO 287
che navigherà in questi paesi ; cioè , che tutte le lodi che
egli ha date agli altri porti sono giuste ^ e che questo por-
to è migliore di tutti gli altri . — Ed inoltre , in questi ter-
mini prosegue :
» Ho navigato il mare per ventitré anni quasi conti-
nuamente ; ho visto tutto il Levante ed il Ponente ^ mi
sono trasferito al Settentrione, e in Inghilterra; ed ho per-
corso la Guinea nel Mezzogiorno : ma in nessuna di que-
ste contrade, non trovansi porti cosi buoni (1) • • •
sempre trovalo P. . .(2) migliore dell' altro. — E sempre
ho ben riflettuto a ciò che dissi; ed al presente ripeto,
che non ho esagerato in nulla, perchè questo porto sor-
passa in bontà tutti gli altri: è potrebbe contener tutti
i vascelli del mondo , e basta un solo cavo , ancorché
vecchio, a cui sia legato un naviglio di qualunque sorta,
per poterlo tenere in perfetta sicurezza. • Dalla sua bocca
fino al fondo, questo porto è lungo cinque leghe (3). L'am-
miraglio vide intomo ad esso alcune terre perfettamente
lavorate , che del rimanente sono tutte buonissime. Ordinò
a due de' suoi di sbarcare , e di trasferirsi in luogo emi-
nente,per vedere sedi lassù scoprivano alcuna borgata, poi-
ché dal mare non vedeasene nessuna.
In questa sera (erano circa dieci ore ), alcuni Indiani
vennero sur una canoa per vedere, siccome cosa meraviglio-
sa, l'ammiraglio ed i Cristiani. Egli dette loro alcune ba-
gattelle perlochè provarono sommo piacere.
(1) Qui , nel manoscrilto originale, e una lacuna d' una riga e mezza.
Nayarrbtb
(2) Qui, nell'originale, manca una parola. Navarrbtb
(3) Non sono cbe cinque miglia . Navarrktb
288 COLOMBO
I due Cristiani, al loro ritorno , indicarono il luogo ove
avevano scorto una grande borgata (l), il quale è poco di-
stante dal mare;e rammiraglio ordinò di vogare verso quella
direzione, fino a breve distanza dalla terra. Allora vide al-
cuni selvaggi, che si avvicinavano alla spiaggia; ma siccome
parvcr trepidare , fece sostare le iancie , affinchè gì' In-
diani che avea seco condotti, potesser loro parlare per ras-
sicurarli; infatti essi si accostarono più dappresso al mare,
e r ammiraglio a poco a poco si avanzò verso la terra: e
quando i selvaggi furono -pienamente rassicurati, vennero
al lido in tanto numero, che ne fu ricoperta tutta la spiag-
gia .
Gli uomini, le donne ed i fanciulli, facevano mille di-
mostrazioni eoi gesti , e molti correvano or qua or là per
cercare il pane bianchissimo e buonissimo, che essi fanno
di mtames (2) , da loro chiamate ajes^ e portarcelo: appor-
taronci pure acqua in copia, dentro zucche od in mezzine
di terra , fatte come quelle di Castiglia: in una parola,
dettero tutto ciò che possedevano , e reputavano che po-
tesse esser gradito dall' ammiraglio, e questo fecero di tanto
buon cuore e con tanta gioia da recar meraviglia.
» Nò dicasi, fa osservar l' ammiraglio, che regalano co-
» s\ generosamente perchè questi oggetti sono per essi di
» poco valore, conciossiachè coloro che davano dei pezzi di
» oro donavanli di si buon animo quanto quelli che altro
» non avevano da presentare che una brocca piena d'ac-
» (|ua; d'altronde, soggiunge, è facile conoscere quando il
» regalo è fatto di buon cuore . »
^1) Il villaggio dì Acuì. Navarjibtb
(2) Questo certamente è il pane ó'igname , pianta molto nutritiva, che chia-
masi nuche inhamc o inianc . Ver^ecil
I
I,
PRIMO VIAGGIO 289
Anche queste sono sue parole:
» Queste genti, come gli altri abitanti di tutta quest' iso-
» la, che reputo di estensione molto vasta , non hanno ne
» bastoni, né zagaglie, né qual siasi armatura. Uomini e don-
» ne, van nudi come quando uscirono dal grembo delle lor
» genitrici . Nelle terre di Giovanna, e nelle altre isole, le
» donne , quelle specialmente che sono sopra l' età di do-
» dici anni, portano, per coprire la parte sessuale, un pez-
» zo di stoffa di cotone, molto simile alla brachetta dei no-
» stri calzoni ; ma qui , giovani e vecchie vanno egualmen-
> te nude. Negli altri luoghi gli uomini, per gelosia, ascon-
» deano ai Cristiani le loro mogli ; ma qui é al contrario,
• e vi sono dei bellissimi corpi di donna; desse sono venute
» le prime a render grazie al cielo pel nostro arrivo , e ad
» arrecarci tutto ciò che avevano , principalmente di com-
• mestibili, vale a dire pane àiajes^ nocciuole, e cinque o
» sei specie di altre frutta. >
L* anuniraglio fece seccare alcune mostre di cadauna
specie di queste frutta, per presentarle al re e alla regina
Cattolici . Anche negli altri luoghi , le donne s' erano con-
tenute nella stessa guisa che qui, dice l' ammiraglio, prima
che dagli uomini fossero obbligate d* involarsi ai nostri
occhi: laonde egli raccomandò sempre a* suoi compagni,
che guardassero bene di non offendere in qualsiasi modo
persona, ne di prendere che che si fosse contro la volontà
degi' Indiani : così tutto quello che si riceve da loro viene
esattamente pagato.
Finalmente, V ammiraglio dice: che gli pare impossibile,
che sieno stati giammai veduti uomini di cuore cosi buono e
generoso, e al tempo stesso così timidi, come questi: ed ag-
giugne , che si privavano di tutto quello che possedevano
per darlo ai Cristiani, e che andavano eziandio a rincon-
I.
37
290 COLOMBO
trarli per ofTerirglielo , appena giugnevano nelle loro pa-
trie.
Dopo di questo, l'ammiraglio inviò sei uomini del suo
equipaggio per esplorare la borgata • Gli Spagnuoli resero
agP Indiani tutti gli onori possibili , e questi dettero ad essi
quanto possedevano , poiché ninno di loro esitava a crede-
re , che V ammiraglio e tutti i suoi compagni non fossero
discesi dal cielo. Gl'Indiani delle altre isole , che stavano
a bordo del vascello , erano del medesimo sentimento, seb*
bene fosse loro più volte insinuato quello che pensar doves-
sero a tal riguardo .
Allorché i sei Cristiani furon ritornati, molte canoe piene
d' Indiani vennero alle navi per invitar l' ammiraglio da
parte di un gran signore a trasferirsi alla sua borgata, pria
d'abbandonare il paese : — la canoa è una specie di barca
nella quale queste genti navigano: e ne hanno delle gran-
di, e delle piccole .
Considerando il Colombo, che la borgata di questo signo-
re , situata sur una punta di terra , rimanea sulla via che
voleva tenere , e che il detto signore stava attendendolo ac-
compagnato da numeroso corteggio, risolvè di andarvi; e
prima del suo ritorno , la spiaggia era così ingombra di
gente , che presentava spettacolo veramente meraviglioso a
rimirare. Uomini, donne, fanciulli, tutti, pregavanlo di
non andarsene e di rimaner lungamente con essi loro .
I messi di un altro sire, che pure erano venuti ad invi**
tarlo, sorvegliavano colle loro canoe intorno alle navi, per-
chè e' non partisse pria di aver visitato il loro signore. In-
fatti l'ammiraglio trasferissi eziandio presso diquesto, che lo
attendeva munito di grandi provvisioni di commestibili .
Tosto che seppe il suo arrivo, il sire selvaggio fece as-
sidere tutto il suo corteggio, al quale, dopo un lungo di-
PRIMO VIAGGIO «il
scorso^ ordinò, che tutti i viveri radunati, fossero imbar-
cati a bordo delle lance spagnuole, che erano presso alla
riva. E quando l' ammiraglio ebbe ricevuto il dono di que-
sto signore, tutti gl'Indiani, dal primo infino air ultimo,
corsero verso la borgata , che doveva essere assai vicina ,
per cercarvi maggior quantità di viveri , di pappagalli ed al-
tre cose di proprio possesso, che donarono ai Cristiani con
tale franchezza e cordialità da fare stupire. L'ammiraglio
dette ad essi chicchi di vetro, anelli d'ottone, e sonaglio-
lini di metallo, non perchè eglino dimandassero alcuna
cosa in baratto, ma perchè ciò parvegli conveniente , e so-
prattutto, egli dice , perchè già riguardavali come Cristia-
ni, e come sudditi dei regi di Castiglia, al paro degli stessi
Castigliani. Solo ci manca, soggiugne , di conoscere il loro
idioma, e saperli comandare, perchè obbedirebbero senza
contradizione a tutto ciò che loro s' imponesse .
Infine , l' anuniraglio parti per ritornare a bordo delle
sue navi, e gl'Indiani, uomini, donne e fanciulli, desola-
^^si, gridavano e gettavano lamenti;, sperando indurre i
Cristiani a non andarsene e a dimorare con essi. Quando
l'ammiraglio fu partito, alcune canoe cariche di uomini Io
seguitarono infino al vascello: ed egli fece usar loro gran-
di attenzioni , e li regalò di vari oggetti che molto gradi-
rono.
Mentre egli era assente, venne al suo vascello un' altro
signore , dalla parte di ponente; e benché il naviglio fosse
già lunge da terra circa mezza lega, molti uomini trasfe-
rìronvisi a nuoto . Il sire di cui discorro , essendo già par-
tito, l' anuniraglio gì* inviò alcuni de' suoi per chiedergli
alcune notizie intorno a queste isole : essi furon favorevol-
mente accolti da tal signore, il quale, condottili nel luogo
di sua residenza, dette loro alcuni pezzi di oro. Prose-
292 COLOMBO
guendo la esplorazione, giunsero ad una gran riviera^ che
gl'Indiani passarono a nuoto, ma essi non potendola gua-
dare, furon costretti a retrocedere.
Ovunque in questa contrada sorgono elevatissime mon-
tagne , che sembrano aggiugnere al cielo; quelle dell'isola
di Tenerifla sono un nulla in confronto di queste, tanto
peir altezza (1), quanto per la beltà; conciossiacbè sieno
meravigliosamente vestite di alberi e di verdura, e Tuna
dall' altra divise da vaste pianure e amene valli . All' estre-
mità di questo porto, verso mezzodì, è una valle si ampia
che V occhio non può comprenderne l'estensione , sebbene
la sia sgombra di qualunque prominenza ; sembra esten-
dersi quindici o venti leghe: una fiumana la irriga, è in-
teramente coltivata ed eziandio molto popolata; i suoi cam-
pi sono COSI verdi quanto quelli di Gastiglia nel mese di
maggio o di giugno , benché le notti sieno ancora lunghe
quattordici ore , e la contrada sia totalmente esposta a set-
tentrione . Questo porto (2) è buonissimo per tutti i venti
possibili , ben riparato ed assai profondo, abitato da gente
eccellente, docilissima e priva di armi buone o cattive: co-
sicché ogni bastimento ivi può sostare senz' altro timore
che quello dei vascelli che nella notte potrebbero venire ad
assalirlo ; poiché, sebbene T ingresso di questo porto abbia
più di due leghe di Jarghezza , egli è nondimeno molto ri-
stretto da due scogli che appena si lasciano scorgere disopra
all'acqua, in mezzo ai quali è il passaggio, che sembra
fatto dalla mano dell' uomo , per lasciare aperto un adito
suHicente all'ingresso dei navigli .
(1) Vedi la nota di Adriano Balbi , alla giornata di giovedì 20 dicembre.
ROQUBTTB
(2) La baia d' Acuì . Navarretb
PRIMO VIAGGIO t93
All' imboccatura del porto sono sette braccia d* acqua,
profondità che continua fino al piede d'un' isoletta piana,
che ha una spiaggia ben vestita di piante. L'ingresso è dal-
la parte di* ponente, ed un naviglio può senza timore acco-
starsi fino allo scoglio. — Dalla parte di maestrale sorgono
tre isole ; e ad una lega dal capo vedesi un gran fiume .
Del resto, questo è il miglior porto del mondo: l'ammi-
raglio chiamollo porto del mare di San Tommaso , perchè
in quel giorno che lo scoperse era la festa di tal santo ^
r appella mare a motivo della sua grande estensione.
Sabato, 99 dicembre
Allo spuntar del giorno , l' ammiraglio fece spiegare le
vele, per andare in traccia delle isole, che gl'Indiani aveva-
no indicate siccome feraci d' oro , alcune delle quali (stan-
do alla loro narrazione ) dovevano contenere maggior co-
pia di questo metallo che sassi e terra : ma il tempo non
gli permise questa ricognizione, anzi e* fu obbligato di ri-
tornare nel porto d' onde era partito; allora spiccò una lan-
cia perchè pescasse con la rete nel mare vicino.
Il signore di questa contrada (1), che possedeva un vil-
laggio presso quei dintorni , gì' inviò una gran canoa piena
d'uomini, frai quali era uno de' suoi primarii servitori,
che invitò l'ammiraglio di avvicinarsi coi suoi vascelli, poi-
ché il re volea significargli che darebbegli volentieri tutto
ciò che aveva : e frattanto per mezzo di questa canoa gli
mandava un cinto, che, invece di borsa, avea una ma-
(I) Quesli era Guacanagari , soynìno del Marien , ove raramiragHo costrus-
se an forte, e vi lasciò irentanove Cristiani . Las Ca$4s
294 COLOMBO
schera d' oro battuto , rappresentante un cefTo con due
grandi orecchie, la lingua ed il naso; e siccome queste gen-
ti hanno il cuor cosi generoso , che tosto che loro vien di-
mandato qualche cosa con incredibile bramosia la conce-
dono, per!) sembra che loro facciasi un favore a richie-
derli di alcuna cosa .
Ecco quanto Tanmiiraglio dice: Appressaronsi alla lan-
cia consegnarono il cinto ad un mozzone le genti della
ambasceria ascesero a bordo del naviglio : passò una parte
del giorno pria che l' ammiraglio potesse alcuna cosa com-
prendere ; gli stessi Indiani che erano seco lui nulla inten-
devano , perchè avevano una gran differenza nei nomi de-
gli oggetti: finalmente indovinammo, dai loro segni , rio-'
Vito che erano incaricati di fare.
L' ammiraglio risolvè di trasferirsi presso quel re la do-
menica , sebbene non fosse uso di navigare in giorno fe-
stivo, non per superstizione, ma a cagione della sua pietà;
. infatti, sequel dì salpò, fu e' dice, perchè sperava che qae«
sti abitanti farebbonsi tutti Cristiani , dietro le buone di-
sposizioni che manifestavano, e che diverrebber sudditi del
re e della regina Cattolici : che anzi , aggiugne di reputarli
già come tali; e perchè spera che serviranno i suoi sovrani
con amore , egli li ama e si applica a recar loro ogni con-
tento.
Ma pria di partire egli inviò sei uomini ad una gran bor-
gata (1) distante tre leghe verso ponente , il sire della quale
era venuto negli scorsi giorni air ammiraglio , e gli avea
detto di possedere molti pezzi di oro . — Quando i Cristiani
vi arrivarono , il sire porse la sua mano al notaro dell' am-
(I) Villaggio detto attualmente d$l Reereo . Natarrbtc
PRIMO VIAGGIO S95
miraglio 9 che insieme cogli altri egli avea inviato perchè
sorvegliasse che non fosse fatto agli Indiani offesa alcuna:
infatti e^sono così buoni, e gliSpagnuoli si avidi e si esigen-
ti 9 che loro non basta di ricevere tutto ciò che dimanda-
no in baratto di una striscinola di nastro o di un pezzetto
di vetro , di maiolica , o di altro oggetto di nessun valore,
ma esigono eziandio di avere le cose gratuitamente, e se
le prendono senza dar nulla in iscambio , quantunque ciò
fosse rigorosamente proibito dall'ammiraglio: e sebbene ad
eccezione delP oro , tutto ciò che gì' Indiani potevano dare
fosse di mediocre valore, considerando il loro buon cuore,
e veggendo che per sei chicchi di vetro davano un pezzo
di oro 9 egli sempre vietò di ricever qualunque oggetto da
essi senza il compenso di qualche cosa da offrirsi loro in
baratto.
Tosto , dunque, che il sire di questo luogo ebbe data la
mano al notaro , e' lo condusse alla sua abitazione, accom-
pagnato da tutto il popolo della borgata, che era numero-
sissimo; ivi fece porgere da mangiare ai Cristiani, egl'India-
ni portaron loro del cotone tessuto e del Alato in gomitoli:
eia sera, cong^^dandoli, dette loro tre oche grassissime, ed
alcuni pezzi di oro. I Cristiani furono accompagnati da una
moltitudine di uomini , che portavano sulle spalle gli og-
getti da essi acquistati col barattato ; e volevan perflno por-
tare sulle loro spalle gli Spagnuoli , il che però condussero
ad effetto ai passi delle riviere e di alcuni luoghi fangosi ,
L'ammiraglio ordinò di mandare alcun regalo al sire,
che rimase estremamente sodisfatto, come i suoi vassalli ;
e tutti fermamente credettero , che i Cristiani fusser disce-
si dal cielo , laonde reputavansi fortunali solamente a ve-
derli.
29« COLOMBO
In questo sol giorno giunsero più di cento venti canoe
ripiene di genti che tutte portavano qualche cosa , e spe-
ciahnente pane, pesce ed acqua dentro a mezzine di terra;
recavano eziandio semenze di buonissimi aromati , delle
quali gettavano un granello in una tazza di acqua, che po-
scia tracannavano*, e gl'Indiani che stavano a bordo dei
vascello ammiraglio, dissero, che quella era cosa sanissima.
Doiiiciiica , 2S dicembre
Per mancanza di vento , V ammiraglio non potè trasfe-
rirsi coi suoi vascelli al lido del signore che gli avea inviati
ambasciatori per pregarlo e invitarlo ; ma e' fece accompa-
gnare i tre messi di questo signore , che s' erano trattenuti
per aspettarlo, da alcune lance montate da molte delle sue
genti, nel numero delle quali era il suo notaro.
E nell'assenza di questi , inviò, nelle borgate vicine al
luogo in cui aveva gettato le ancore, due degl'Indiani
che seco lui dimoravano, i quali presto furono di ritorno
con un signore, il quale annunzio trovarsi in quest'isola (la
Spagnuola) gran copia di oro; e soggiunse, che ivi venivano
dalle altre contrade per farne acquisto, e che ve n'era
quanto uno ne voleva : frattanto sopraggiunsero altri India-
ni, i quali confermarono quivi trovarsi molto di questo me-
tallo , e palesarono al Colombo eziandio il modo con cui si
raccoglieva. Egli durò gran fatica a comprendere tutto que-
sto ; nulladimeno tenne per certo , che l' oro dovesse tro-
varsi in grande abbondanza in quest' isola, e che, se potea
giungere a scoprire il luogo d'onde traevasi, potrebbe
averne a buon mercato ed anche per nulla: — e ripete di
credere , che ve ne debba esser molto , poiché da tre giorni
che^ trovasi in questo porto , ne ha raccolti de' bei pezzi ,
/
PRIMOVIACCIO 297
e di non dubitare che ivi sia portato da qualche altro pae-
se. // nostro Signore j che ha tutte le cose in suo pote-
re^ voglia soccorrermi^ ed accordarmi quello che gli pia-
cerà^ e ciò che sarà più dicevole al suo servizio ! Cosi parla
r ammiraglio .
Nota, che fino a quest' ora in cui scrive , erano venute
sul vascello più di mille persone, le quali aveano tutte por-
tato qualche cosa: pria d'abbordare il vascello, egli dice,
alla distanza d'un mezzo tiro di balestra, gl'Indiani s'al-
zavano in pie sulle loro canoe, mostrando quello che avea-
no in mano e gridando: prendete prendete: ed aggiugne ,
esser di parere, che più di cinque cento ne fosser venuti a
noto, per mancanza di canoe, sebbene le navi sorgessero
sulle ancore alla distanza d'una lega dalla terra.
Cinque signori , figliuoli di capi, con tutte le loro fami*
glie, mogli e figli, per quanto ne potetti giudicare, dice l'am-
miraglio, eran venuti per vedere i Cristiani: a ciascuno di
essi egli fece fare de' regali , perchè, dice, tutto sarà bene
impiegato; ed aggiugne: Che il nostro Signore^ per sua
misericordia^ m'^ aiuti a trovare quesC oro'y dico questa mi»
niera^ poiché qui sono alcuni che asseriscono di conoscerla .
Queste sono le sue precise parole .
Nel corso della notte, soggiugne , tornarono le mie lan-
ce, ed i nocchieri che v'erano sopra ci dissero, di essere
stati assai lontano e di avere inì^ontrato, al monte Caribatan,
molte canoe piene di uomini , che venivano dal luogo ove
le dette lance andavano , per appagare la loro curiosità di
vedere i Cristiani . — Il Colombo tenea per certo , che se
poteva trattenersi in questo porto (1) fino alla festa del
(1) Il porto di Guarico . Navarretb
I. 38
298
COLOMBO
Natale , tutti gli abitanti dell' isola ( che stimava esser piò
grande dell'Inghilterra) (1) vi si trasferirebbero per vedere
i Cristiani . — Del resto quelle canoe accompagnarono le
lance fino ^Ua borgata (2) verso la quale vogavano, la
quale, dice l'ammiraglio , stando alla relazione degl'India-
ni , dovea essere la maggiore e la più regolarmente costrutta
di tutte quelle che avevamo infino a questo giorno vedute:
([) !«' isola Spagnuola, o di San Domingo, non ch'esser più grande dell'In-
ghilterra, è anzi molto più piccola. Ecco le variami sulla superficie della
prima di queste isole, e quelle sulla superficie della Inghilterra propiamente delta,
non compreso il principato di Galles, e le piccole isole che le stanno d' intomo e
geograficamente ne dipendono .
Speci^hio comparativo della iuperficie dslV itola di San Domingo $
deWlnghiUerra propriamente detta, in miglia quadrate di 60 al grado .
ISOLA DI S. DOMINGO
Il Carrev gli dà 30,000
miglia Inglesi , o
, Il barone di Humboldt .
adottando i computi del
i barone dì Lindenau, gli
dà 2450 leghe marine, che
equivalgono a
Il barone di Zach, gli dà
1385 mifflla allemanne ,
corrispondenti a
Adriano Balbi. I miei cal-
coli m'avevano dato 32,092
miglia quadrate; ma mi
sono attenuto, nella mia
BUaneia poliiiea del Glo-
bo per l'anno 1829, a ..
3»
Q.
fl» S
22, 518
22,050
22, 160
22,100
I B
INGHILTERRA PROPRIA-
MENTE DETTA
11
5 D
L'Arrowsmith,gli dà.
L' Edimburgh Gazeleer , glie
ne dà
Il Liechtenstein , glie ne dà . .
Adriano Balbi . Il calcolo mi
aveva dato 38,185 miglia qua-
drate ; ma io mi sono attenuto
a
38,371
38,592
34, 101
38,200
Da questo specchio comparativo risulta, quanto V estimazione di Cristoforo
Colombo fosse lungi dall'essere esatta. Balbi
(2) Il Guarico . Navarrbte
PRIMO VIAGGIO 299
ella è situata lungi circa tre leghe, verso scilocco, dalla
Punta Santa (1).
Siccome le canoe camminano rapidamente coi remi, così
trapassarono le lance degli Spagnuoli, per annunziarne Par-
rivo al cactco ( nome che danno al loro capo) : ma ancora
r ammiraglio non aveva ben compreso , se questo vocabolo
volesse significare un re o un governatore: per denotare
un magnate, usavano anche la voce nitayno^ ma egli igno.
rava se significasse gentiluomo, governato e o giudice (2)«
Finalmente, il cacico andò ver loro, e tutta la popolazio-
ne, consistente in più di due mila uomini, si riunì in una
piazza, che era pulitissima ( 3) . Il re fece grandi onori agli
uomini dei vascelli, e ciascuna delle genti del popolo die
loro alcuna cosa da bere e da mangiare ; dopo di che il re
stesso consegnò ad ogni spagnuolo dei pezzi di tele di co-
tone, che servivano a farei vestiti alle donne, dei pappa-
galli ed alcuni pezzi di oro per V anuniraglio . Gli abitanti
regalaron pure ai marinai pezzi delle stesse stoffe di coto-
ne, ed utensili delle loro case, in cambio di qualunque
cosa loro volessero dare ^ e quantunque poco fosse , rice-
vevanlo nulladimeno con molta gioia, dimostrando chiara-
mente con ciò , che quegli oggetti teneano e riguardavano
come delle reliquie di cose sante .
La sera, quando gli Spagnuoli voller prender congedo, il
re, in un col suo popolo, pregolli di rimanere infino alla do-
mane^ ma veggendo che eran decisi di partire accompa-
(1) Questa Punta Santa non è stata ancora nominata . Las Casas
fi questa la punta detta presentemente San-Honorato ( Sant' Onorato . )
Navarrbte
(2) Il nitayno era il personaggio principale o il signore dopo il re« come
chi dicesse un grande del regno . Las Casas
(3) L' originale spagnuolo porta : que estaba muy òorrùfa; lo che litte-
ralmente significa : che era bene scopala . Roqdittb
300 COLOMBO
gnolli con gran corteggio d' Indiani , i quali portarono fino
alle lance , che cran rimaste nel basso del fiume , tutto ciò
che da essi e dal cacico aveano ricevuto in dono.
Lunedi, 24 dicembre
Pria che nascesse il sole, l' anuniraglio fece salpare e spie-
gare le vele , spirando vento di terra.
Fra il gran numero d' Indiani, che ieri vennero al va-
scello , e dettero sicuri indizi dell' esistenza delle miniere
d'oro in questa isola, e nominarono eziandio il luogo da
dove si trae, V ammiraglio ne osservò uno, che pareva me-
glio degli altri disposto o più affezionato , poiché parlava
con più piacere: a questo fece molte carezze, e lo decise di
restare a bordo e guidarlo alle miniere d'oro. Quest'in-
diano condusse uno de ' suoi compagni ovvero uno de' suoi
parenti, e fra i luoghi che questi selvaggi indicarono come
producenti il prezioso metallo, citarono Gipango da loro
detto Civao\ e alTermarono che colà eravi oro in quantità,
e che il cacico porta una bandiera d' oro battuto ; ma ag-
giunsero , che questo sito è lontanissimo alla volta di le-
vante . — In questa occasione l' ammiraglio indirizza al re
e alla regina Cattolici le seguenti parole .
» Prego le Vostre Altezze di credere, che in tutto il mon-
» do non ponno esservi né migliori né più dolci uomini
» di questi : le Altezze Vostre debbono molto rallegrarsi ,
» perché ben presto ne avranno fatti altreltanti Cristiani,
» e li avranno formati ai' buoni costumi dei loro regni; poi-
» che non ponno essere meglio genti di queste, né migUor
» paese di quello che abitano . Questa popolazione é sì nu-
* merosa e il paese tanto vasto, che io non so come espri-
» merlo, avendo già parlato in grado superlativo degli uo-
» mini e de' siti della Giovanna, che i suoi abitanti appellano
I
j
(I) Ingresso di Ha baia d* Acuì. Nav arrete
(2; L' isola de' Ratti ( itla de Ratas ) . Navarkbtb
(3) Il manojcriilo porla: con el ot.o de una piedra. Al Navarrele parve
quesla abbreviatura inintelligibile , e crede dover leggere con el tiro de una
jiiedra. Abbiamo seguita quella lezione. Ho<juettb
PRIMO VIAGGIO 301
Cuba ; ma da questi a quelli è tanta differenza , quan-
ta ne passa tra il giorno e lanotte^ e qon credo che possa
esser alcuno, che, dopo averli veduti, non rimanga del
mio sentimento. j
» Io assicuro, in verità, che le cosce le borgate di que-
st'isola Spagnuola sono una meraviglia ; io Tho chiama-
ta Spagnuola , ma i naturali di essa V appellano Bohio :
tutti hanno un tratto singolarmente affabile ed amoroso;
il loro modo di parlare è dolce e diverso da quello degli
altri Indiani , i quali quando parlano pare minaccino ;
gli uomini e le donne sono di bella statura, e non han-
no la pelle nera : è vero che tutti dipingono il corpo ,
chi di nero, chi di differenti colori, e la maggior parte di
rosso ; ed ho saputo, che questo fanno per guarentirsi dai
raggi del sole . Le loro borgate e le loro case sono molto
amene, e sono governati da signori o giudici ai quali ob-
bediscono a meraviglia ; e tutti questi signori parlano
poco, e sono di costumanze purissime ; spesso il loro
comando è un cenno fatto colla mano, che il popolo mi-
rabilmente comprende. » — Queste sonolepropie espres-
sioni deir ammiraglio .
Chi vuol penetrare nel mare di San Tommaso (1) , deve
prendere la sua direzione distante una lega dalla bocca del
medesimo , e dirigersi sur un' isoletta piana (2) , che è nel
mezzo, chiamata dall'ammiraglio i' Amica (la Amiga), e
tener la prua direttamente ver quella ; giunto alla distanza
d' un tiro di sasso (3) , passare a ponente lasciando la detta
302 COLOMBO
isola a levante; dopo di che, proseguire in linea retta e senza
deviare, perchè più a ponente sono un grande scoglio e tre
secche in questo stesso mare , il quale scoglio estendesi in-
nante fino a un tiro di schioppo dall' isoletta Amica : pas-
sando nel mezzo, vi si troveranno per lo meno sette braccia
di acqua e della ghiaia nel fondo , e giunti nell' interno ve-
drassiup porto, in cui tutti i vascelli del mondo potrebbero
stare senza esser legati ai cavi. — Un altro scoglio e de' bassi
fondi sono vicini alla precitata isoletta Amica dalla parte
orientale; sono grandissimi, e prolungansi molto nel mare,
distendendosi più di due leghe fino al capo : ma pare che vi
sia eziandio un passaggio alla distanza di due tiri di mo-
schetto dall' Amica , alla base del monte Garibatan , dalla
parte di ponente : — ivi è pure un porto buonissimo e gran-
dissimo (1) .
Marledi , 25 dicembre , giorno di aratale
Nella giornata d' ieri , con debol vento navigando dal
mar di San Tonunaso fino alla Punta Santa, la picciola flot-
ta ne era discosta una lega alla fine del primo quarto.
Verso le ore undici della sera l' ammiraglio risolvette di
coricarsi , poiché erano due giorni ed una notte che egli
non avea r iposato : e siccome il mare era in bonaccia, il ti-
moniere volle pure andare a dormire, ed afiidò il timone ad
un ragazzo, il che Tanuniraglio aveva sempre proibito di fa-
re nel corso di tutto il viaggio , sia che spirasse vento o fosse
calma, e non volea che in nessun caso il timone fosse ab-
bandonato a ragazzi, perchè erano troppo inesperti : d* al-
ronde l' anuniraglio stava securo in quanto alle secche ed
agli scogli, perchè la domenica, quando spedì le sue lance al
(I) Il porto Francese Navaerbtb
PRIMO VIAGGIO 303
re del paese, queste s'erano avanzate tre leghe e mezza, al-
meno, a levante della detta Punta Santa, ed i marinai ave-
vano osservata tutta la costa, ed i bassi fondi che sono da
questa Punta Santa, a levante scilocco, sur una estensione
di tre leghe , ed aveano esplorati tutti i passi , lo che non
erasi ancora praticato in questo viaggio .
Ma piacque a Dio nostro Signore, che all' ora della mezza
notte , quando i marinari , che avean veduto l' ammiraglio
coricarsi e prender riposo , il mare in gran bonaccia (1),
ed il vento tranquillo, tutti ugualmente giaceano e dormi-
vano , di guisa tale che il timone era rimasto alla discre-
zione di quel ragazzo ; piacque , dico, a Dio, che la cor-
rente strascinasse il vascello sur una secca, quantunque,
benché fosse notte, si scorgessero comodamente i frangen-
ti, e da più d'una lega se ne udisse il romore sulla quale il
vascello toccò si dolcemente, che appena uno potea accor-
gersene ; ma il ragazzo che sentì il timone incagliato , ed
intese lo strepito dei flutti , nell' istante si pose a gridare, e
a quelle grida l'ammiraglio s'alzò con tanta prontezza,
che ninno ancora erasi accorto di quanto era accaduto •
Il mastro del naviglio , che aveane la custodia , alzos-
si pure, e quindi, uno dopo l'altro tutti marinari, —
L' ammiraglio subito comandò di porre in mare la lancia
di poppa, di caricarvi un'ancora, e di andare a gettarla
dalla parie posteriore del vascello verso il largo ; e il ma-
stro, e molti altri, essendo saltati nella lancia, l'ammiraglio
credette che facessero quello che loro avea comandato ,
ma al contrario e' non pensarono che a salvarsi a bordo
della caravella, che era circa una mezza lega distante,
dalla parte del vento ; ma il capitano di essa iiegò di rice-
(I) L'originale spagnuolo porla : corno en una eieudiUai IlUeralmeole ,
come in una scodella . floQoiTTi
304 COLOMBO
verli , contenendosi in ciò ottimamente : allora retrocedet-
tero verso il vascello dell' anmiiraglio , ma la lancia della
caravella v' arrivò prima di essi .
Allorché r ammiraglio s'accorse che le sue genti fuggi-
vano , che la mar ea decresceva e che già il vascello en
pendente sur un lato, altro rimedio non vide che di ta-
gliare r albero maestro , e di alleggerire per quanto era pos-
sibile il naviglio 9 onde tentare di farlo galleggiare e traiio
da quel luogo ; ma siccome le acque continuavano ad ab-
bassare , perchè era l'ora del reflusso, ed il bastimento
vie maggiormente pendeva dalla parte del mare, ncm fu mo-
do di farlo galleggiare . — Il mare er a in perfettissima cal-
ma, per cui le cuciture (1) soltanto s'ajM'irono, ed il ba-
stimento quasi intatto rimase .
L' ammiraglio si trasferì a bordo della caravella per por-
re sopra di essa al sicuro il suo equipaggio; e già sollevan-
dosi il venticello di terra , essendo ancor lunge il giorno ,
e non sapendo precisamente fin dove si stendessero i ban-
chi, ordinò di porre le vele in panna per attendere l' alba;
la quale finalmente spuntata, tornò a bordo del vascello , e
v^ entrò dalla parte del banco.
Egli aveva già inviato a terra la scialuppa con Diego di
Aranadi Cordova, alguazilo della squadra, e con Pietro
Gutierrez, ripostiere della casa reale, per annunziare la sua
sventura al re , il quale , nello scorso sabato avea fatto in-
I (I) Neir originale è scrìtto eonvenioM. L' Herrera , decade I , lib. I , cap. IB,
rircrl5ce esattamente questo avrenlmento , e dice che chiamatansl etmoentM I
vuoti che sono fra le coste dei vascelli . Navaiabtb
Nella costruzione navale, le cuciture sono gì' Intervalli o le aperture che ri
I trovano tn gli assiti che rivestono il bordo esterno delia nave , ecbel calafril
I riempion di stoppa per impedire air acqua che s* Introduca nel bastimento .
! Nota estraiu dal DUionarìo di Marina , del vice ammiraglio WilUumei.
! ROQOBTTB
PRIMO VIAGGIO SOn
yitare l' ammiraglio a trasferirsi coi navigli nel suo porto ,
e onde la dimora era appresso a poco lontana una lega e
mezza dal luogo del naufragio . — Dicesi, che questo re pia-
gnesse sentendo la infausta novella , e che tosto inviasse
all'ammiraglio tutti i suoi sudditi, con grandissime canoe,
per sgombrare il vascello; lo che , infatti, se con molta
celerità fu condotto adefletto, l'ammiraglio ne fu debito-
re allo zelo ed alle buone disposizioni che da quel principe
furono prese . Egli stesso , in persona , accompagnato dai
suoi fratelli e parenti , eccitava le sue genti all'attività, tan-
to sul vascello quanto in terra , e provvedeva aflmchè fos»
se guardato e conservato quanto da esso era toUo , e non
andasse smarrito il benché menomo oggetto : di tanto in
tanto inviava alcuno de' suoi fratelli, tutto lacrimante, a
consolar l'ammiraglio, scongiurarlo di non affliggersi, ed
assicurarlo che tutto gli darebbe di quello che possedeva .
L' ammiraglio certiflca alle Loro Altezze, che in ninna
parte di Castiglia a\Tebbe trovato altrettanta premura per
conservar tutto, di guisa tale che non fu perduto neppure una
spilla. 11 re ordinò di adunar provvisoriamente tutta la ro-
ba in alcune case, frattanto eh' ei facea sgombrare quelle
che avea destinate per riporvi gli effetti tratti dal naviglio :
e fece collocare intorno ad esse uomini armati , perchè invi-
gilassero tutta la notte.
» Egli e tutto il suo popolo, dice l'ammiraglio, non
» cessavan di sparger lacrime. Questi sono uomini amoro-
» si e senza cupidigia, e tanto buoni ad ogni cosa, che cer-
» tifico alle Vostre Altezze, di non credere che in tutto il
» mondo sieno persone migliori di queste, né un paese più
» bello di quello che abitano. Amano il prossimo come loro
» medesimi; hanno un modo d' esprimere i loro pensieri che
» è il più dolce ed il più affabile che si conosca, sempre
I. 39
308 COLOMBO
parlando eoo amabile sorriso . Uomini e donne vanno
nudi come dalle loro madri furono messi al mondo; ma le
Vostre Altezze ponno credere al certo , che hanno eccel-
lenti costumi ; che il re ha un superbo magistrato ed un
maraviglioso corteggio, e che presso di lui tutto si ope-
ra con tanta prudenza ed in modo così bene ordinato ,
che a considerarlo soltanto reca piacere : tutti sono di
felice memoria : voglion vedere ed esaminare tutto , e
dimandano il nome e l' uso di qualunque cosa . »
Cosi si spiega l'ammiraglio . (1)
Mercoledì , 96 dlcemlire
Oggi , allo spuntare del sole , il re del paese venne a
bordo della caravella Nina, nella quale s'era ridotto l'ammi-
raglio ; e, quasi piagnendo, lo scongiurò di non volere acco-
rarsi, poiché gli darebbe tutto quello che possedeva: lo avvisò
di aver ceduto ai Cristiani che stavano a terra due grandis-
sime case, e che, se fosse stato d' uopo, altre ancora loro ne
avrebbe concesse, insieme a tante canoe quante ne sarebbon
bisognate per scaricare il vascello naufragato , e traspor-
tare a terra quanto conteneva, insieme alla gente ch'egli vo-
lesse:— in tal guisa, scrìve l'ammiraglio, erasi contenuto il
passato giorno , seriza che fosse mancato neppure una mol-
lica di pane : » tanto son essi, soggiugne , fedeli e poco avi-
» di dell'altrui bene; nel che questo re virtuoso su tutti
» gli altri prevale, t
(1) Ferdinando Colombo, ha Inserito nel cap. 32 della sua storia , la rela-
zione dell' ammiraglio suo padre relativa a queito avvenimento ; egli dillérisoe
un poco nelle espressioni , ma non nella sostanza del testo trasmessoci da
Bartolommeo di Las Casas, e da noi qui rirerilo, Natarabtb
PRIMO VIAGGIO 307
Mentre T ammiraglio seco lui intertenevasi , venne mui
lancia da un^altra parte, la quale era apportatrice di alcune
piastre d' oro , che i latori delle medesime offerirono per
un sonagliolino , poiché nessuna cosa più di questa a loro
piaceva . Ancora la canoa non era approdata^ che già essi
mostrarono i loro pezzi di oro gridando cAtif chuq^ per in-
dicare i campanellini che volevano , poiché gli amano fino
alla follia.
Dopo, gli uomini di alcune canoe d' un altro luogo, pria
di partire chiamarono T ammiraglio, e pregaronlodi far lor
vedere un sonagliolino e promettevano in ccmipenso, di por-
tare la domane quattro piastre di oro grandi quanto lama-
nò. L'ammiraglio rallegrossi a sentir ciò; ed un marinaro
che tornava da terra gli disse, eh' era una meravìglia a ve-
dere i pezzi d' oro che i Cristiani che vi erano rimasti rice.
vevano dagl'Indiani in baratto quasi per nulla, perchè per
una punta di stringa ne ritraevano delle piastre di maggior
valore di due castigliani-, ed aggiugneva, che ciò non era
nulla a paragone di quello che sarebbe tra un mese •
E il re dal canto suo congratulavasi, veggendo che l'am-
miraglio era tanto contento : ed essendosi accorto che egli
desiderava d'avere molto oro, fecegli intendere, per segni,
che sapeva un sito nelle vicinanze da dove se ne poteva ri-
trarre una gran quantità ; laonde stasse pur tranquillo e al-
legro , che gliene darebbe quant' ei ne volesse .
L'ammiraglio dice: che fra le tante loro indicazioni face-
vano special menzione di Cipango^ che essi chiamavano Ci-
t>ao, ove asserivano che l'oro era in tanta quantità, che
neppure facevasene conto; e che il re aggiugneva, che glie-
ne farebbe recar anche da quel luogo , sebbene ve ne fosse
in gran copia in quest' isola Spagnuola, che chiamano Bp-
308 COLOMBO
hio , e molto in questa sua provincia di Gartbata special-
mente .
Il re pranzò coli* ammiraglio a bordo della caravella ;
dopo di che andarono insieme a terra, ove fece grandi ono-
ri al Colombo e gli offerì una colazione di due o tre sorta
di ajesj con alcuni granchi, del selvaggiume ed altre^car-
ni, come pure del proprio pane, da lui detto cazavi (1).
Dopo quel pasto, condusselo a vedere alcune piantazioni
di verdi alberi, che vegetavano intorno alle case; ivi furono
bentosto seguiti da più di mille persone, tutte affatto nude.
II sovrano poi portava una camicia, ed un paio di guanti ,
che gli aveva regalati l'ammiraglio, dei quali fece maggior
conto che d'ogni altra cosa. Dal modo decente con cui
mangiava , e dalla sua proprietà , ben riconoscevast il suo
elevato lignaggio. Dopo la refezione, che fu assai lunga, gli
furon recate certe erbe colle quali stroGnossile mani, e Tam-
miraglio credè che ciò facesse per ammorbidirle ; e sulle
sue fu versata dell' acque onde lavarle .
Quindi condusse il Colombo sulla spiaggia , e questo ,
mandato a prendere un arco turco ed un mazzo di freccie,
scagliar Io fece da uno de' suoi marinari , molto destro in
tale esercizio: la quale operazione grandemente sorpreseli
principe indiano, ignaro di qualunque arme, poiché in
questo paese non ve ne sono e non ne conoscono l'uso.
Questo ebbe luogo in occasione di una conferenza che ten-
nero su quei di Caniba , da loro chiamati Cannibali, i quali
vengono a farli prigioni , e adoperano archi e freccie prive
(1) Certamente pan di cassava-, che così chiamasi la radice del jatropha
manihot o manioe» la q*jale, seccata e quindi ridotta in brina, serve a fare no
pane di così buon sapore, che molti Europei lo preferirono a quello stesso del
più puro fermento . YcRnviL
PRIMO VIAGGIO 309
di punte ferrate , poiché in tutta questa regione non è noto
né il ferro, né T acciaio, né alcun' altro metallo, ad ecce-
zione dell' oro e del rame , sebbene quest' ultimo non fosse
quasi stato osservato dall'ammiraglio. Il Colombo fece per
segni comprendere al capo indiano , che i re di Gastiglia
ordinerebbero la distruzione dei Cannibali, e che egli glieli
farebbe tutti condurre avanti colle mani legate . Fece pure
tirare un colpo d' archibugio e di spingarda , onde l' effet-
to e la forza molto meravigliarono il re ^ e quando le sue
genti intesero l' esplosione cadder supini .
Portarono all'ammiraglio una gran maschera , che aveva
grossi pezzi d' oro nelle orecchie , negli occhi ed in altre
parti ^ il re gliela donò con altri gioielli , che egli stesso
ause sulla testa ed al collo dell' ammiraglio , e ne regalò
molti anche agli altri Cristiani che seco lui si trovavano.
L' ammiraglio si rallegrò di ciò, e n' ebbe molta consolazio-
ne j l' affanno e l' angoscie che aveva sofferte per la perdita
del suo naviglio ne furon molto addolcite , e riconobbe ,
che Dio Signor nostro l'aveva fatto naufragare perché
soggiornasse più lungamente in questo luogo. Quell'infor-
tunio procurogli tante cose , egli dice , che in verità , non
potea considerarsi un disastro , ma sibbene grande fortu-
na, — • atteso che, soggiunse, se io non avessi naufragato ,
mi sarei allontanato da terra in alto mare senza fermar-
mi in questo luogo , perché é situato nel fondo di una
gran baia (1), ove sono due o tre bassi fondi , e non vi
averci mai lasciato delle mie genti ', e quand' anche ve ne
avessi volute lasciare , non averci potuto dar loro 1' at-
trezzo né il necessario materiale per costruire una for-
tezza: é ben vero però, che molte delle mie genti mi
(f) Baia detta Caracol (della Lumaca) . Navaaretb
310 COLOMBO
» avean domandata e fatta domandare la permissione di
» rimanere in questo luogo — Ho ordinato di costruire nna
» torre ed un forte ben solidi e ricinti di una fossa profonda;
» non già che io giudichi tal precauzione necessaria per gli
» abitanti, poiché son certo, che colle mie genti potrei
» facilmente soggiogare tutta V isola , che credo più gran-
• de del Portogallo, e il doppio di questo regno popolala;
» ma i suoi naturali sono nudi , senz' armi e d' una timi-
» dezza meravigliosa ; ma è conveniente che io costruisca
» questo forte tale quale dev' essere secondo le regole
» militari , perchè gì' Indiani , essendo sì lungi dalle Vo-
» stre Altezze, comprendano ciò che i vostri sudditi ^
» sanno e ponno fare , per cui vi obbediscano con timore
» ed amorevolezza. — Stiamo disponendo il legname onde
» tutta la fortezza sarà costrutta , e vi lasceremo prowi-
» sione di pane e di vino per più d' un anno , i grani per
» far la sementa, la scialuppa del vascello, un calafato,
» un legnaiolo, un archibugiere , un bottaio, e molti at*
» tri uomini che ardentemente desiano , pel servigio delle
» Vostre Altezze, e per farmi piacere, di conoscere la
» posizione della miniera da dove traesi l'oro; di guisa
» tale che, tutto è venuto molto a proposito per questo
» intraprendimento , lo che è tanto più rimarchevole , in
» quanto che, quando il naviglio toccò sullo scoglio fé-
« celo sì dolcemente da accorgersene appena, perchè in
» queir istante il mare non avea flutti , né V aere vento. »
L'ammiraglio ha detto tutto questo. E di più egli aggiu-
gne, per mostrare che ciò fu una grande fortuna e l'ef-
fetto evidente della volontà della Provvidenza divina , che
il vascello naufragò in questo luogo perchè egli potes-
se lasciarvi dei coloni, che se questo caso non fosse suc-
cesso pel tradimento del mastro e dell' equipaggio, che
PRIMO VIAGGIO 311
tutti i marinari o quasi tutti erano del suo paese , e ricu.
sarono di gettare un' ancora lungc nel mare onde rimet-
tere a galla il naviglio incagliato , come ad essi aveva im-
posto l' ammiraglio , il bastimento sarebbe stato salvato ;
nel qua! caso e' non averebbe giammai potuto conoscere il
paese come allor lo conobbe , e come doveva meglio co-
noscersi in seguito, per mezzo degli uomini che ivi si pro-
pose di lasciare ; poiché la sua intenzione era sempre di
scoprir nuove regioni , e di non fermarsi in ninna parte
per più di un giorno , a meno che non vi fosse costretto
dai venti contrari . La nave naufragata era gravissima
e poco adattata a fare delle scoperte, ciò che l'ammira-
glio attribuisce a quelli di Palos , che non attenner la pro-
messa fatta al re ed alla regina , di fornire cioè dei ba-
stimenti convenienti per una simile spedizione: e l'ammi-
raglio conchiude col dire, che di tutto quello che era nel va-
scello non fu perduto neppure una funicella, né un legno, né
un chiodo, poiché era in buono stato come allorquando era
partito di Spagna, salvo che vi erano state fatte dell' aper-
ture per levarne le botti dell'acqua e le mercatanzie, le
quali furono deposte a terra, ed ivi diligentemente conservate
e guardate come abbiam detto. Ed egli soggiugne, che spera
in Dio, che al suo ritomo diCastiglia troverà una botte di
oro ottenuta per mezzo dei baratti dai Cristiani che pro-
gettava di lasciarvi , perchè avranno scoperta la miniera
dell' oro e le spezierie, e tutto questo in tanta quantità, che
il re e la regina potranno • pria di tre anni , intraprendere
e preparare il conquisto della Santa Casa . — Fu per coni'
pieve questa impresa^ egli dice^ che io dimostrai alle Al"
iezze Vostre il d^sio di vedere il guadagno risultante dalle
mie scoperte impiegato a riconquistar Gerusalemme. Le
Altezze Vostre ne risero^ e dissero^ che questo progetto lor
312 COLOMBO
piaceva y e che anche senza le mie scoperte avrebbono avuto
molto desio di quella intrapresa. Queste sono le precise
parole deir ammiraglio-
GloTedI, 97 dicembre
Allo spmitare del sole , il re del paese vemie a bordo
della caravella, e disse all'ammiraglio che avea mandato
alla cerca deir oro, perchè lovolea ricoprire dal capo alle
piante di quel metallo, onde pregollo di non partire • Il re,
il suo fratello ed un altro parente suo favorito, desinarono
coir ammiraglio , al quale i due ultimi parteciparono di
volerlo accompagnare in Gastiglia .
In questo mentre si sparse la voce , che la caravella
Pinta era in una riviera all' estremità di quest' isola ; il ea-
cico vi spedì tosto una canoa , nella quale l' ammiraglio
fece imbarcare uno dei suoi marinari, che amava tanto
l'ammiraglio che era una meraviglia .
Frattanto il Colombo spiegò la maggiore attività per pre*
parare il suo ritorno in Gastiglia .
Tenerdl, %8 dicembre
Per porre ordine ed attività nella costruzione del forte,
e regolare la disciplina degli uomini che vi dovevano resta-
re, l'ammiraglio discese a terra. Gli parve che il re l'avesse
veduto entrare nella scialuppa, ma che facendo sembiante
di non vederlo fosse prontamente rientrato nella sua casa,
da dove manda uno de* suoi fratelli per ricevere l' ammi-
raglio e condurlo ad una delle sue abitazioni, che aveva
cedute agli Spagnuoli, la quale era la maggiore, la più bella
di tutta questa città. Gli era stato preparato in questa casa
uno strato di stoie di palma, sul quale fu fatto sedere dopo
di che il fratello del re spedi uno dei suoi paggi per fargli
PRIMO VIAGGIO 315
nolo 9 che colà 1* ammiraglio trova vasi^ come se il re lo
ignorasse: ma P anmiiraglio credette che eì fingesse di non
saperlo, per potergli rendere maggiori onori. Qucindo il
paggio ebbe adempiuto alla sua missione, il cacico tosto
accorse verso l'ammiraglio, e posegli al cello una gran pia-
stra d'oro: e seco rimase infino a sera, deliberando sudò
che in sua assenza dovesse fare .
SalMito, M dicembre
Un nepote del re , giovanissimo , intelligente e corag-
gioso, venne alla caravella allo spuntar del giorno , per
quanto racconta l'ammiraglio; e siccome questi sempre
desiava di sapere ove l'oro si raccogliesse, ad ognuno fa-
ceva domande su ciò, perchè già cominciava ad intendere
alquanto per segni. Questo giovine gli disse, che alla di-
stanza di quattro giornate, era, a levante, un'isola detta
Guarionex, ed altre chiamate Macorix, Uayonic, Fuma,
Cibao e Goroay (1), che contenevano molto oro: l'ammi-
raglio scrisse questi nomi. — In appresso ei seppe, per quanto
potette capire , che il re era stato informato da un suo fra-
tello della rivelazione fattagli dal suo nipote per cui questo
giovane n' era stato acremente ripreso . L' ammiraglio s'era
pure molte altre volte accorto, che il re tentava di lasciargli
ignorare i luoghi dai quali viene ed ove raccogliesi l' oro ,
affinchè i Cristiani non lo potessero cercare e barattare che
dai lui ; ma ve n'è tanto, in tanti altri luoghi, ed in questa
stessa isola Spagnuola, dice l' ammiraglio, che è veramen-
te una meraviglia .
(1) Queste non erano isole, ma provlncie della S|Kignuola (San Domingo).
La« Cabah
I. 40
3[4
COLOMBO
Era già notte quando il re inviogli una gran maschera
d' oro , e fecegli chiedere una mezzina ed una catinella da
lavarsi le mani ; i' ammiraglio credette , che egli chiedesse
questi oggetti per farne fare dei simili, laonde subito man-
doglieli .
Domenica , SO dicembre •
U ammiraglio si trasferì a terra per desinare; ei vi per-
venne nel momento in cui giugnevano cinque re tributari
di quello di cui abbiamo discorso finqui , che si chiama
Guacanagari. Tutti portavano le loro corone ed avevano un
bel corteggio. L'ammiraglio in tale occasione dice al re e
alla regina: che le Loro Altezze avrebbero avuto piacere
a vedere le buone maniere di questi personaggi. — Quando
V ammiraglio pose il pie in terra , il re andò a riceverlo
e gli porse il braccio infino all' abitazione ove egli era stato
il giorno innanzi, e nella quale era uno strato e de' seggi
su cui il Colombo s' assise . Il re si tolse allora la sua co-
rona e la pose sul capo dell' ammiraglio , il quale si levò
dal collo un monile, composto di pietre dell'Indie e di bei
chicchi di graziosissimi colori , che da ogni lato estrema-
mente rilucevano, e Io pose sul collo di questo sovrano; nel
tempo stesso si dispogliò di un mantello di scarlatto fine,
che in quel giorno aveva indossato, e ne lo rivesti: mandò
pure a cercare degli stivaletti coloriti onde calzarlo , e gli
pose in dito un grande anello d' argento, perchè sapeva
che questo principe avea fatte molte pratiche per ottenere
un anello di questo metallo , che ad un marinaro apparte.
neva. Cosicché il re fu satisfattissimo, e dimostrò molta
allegrezza : e due dei re che erano seco lui si trasferirono
nel luogo ove in un coli' ammiraglio trovavasi, e ciascuno
di loro donò al Colombo una piastra d' oro . E fu in tal
HRIMO VIAGGIO 315
momento che un indiano venne ad annunziare , che due
giorni avanti lasciata aveva la caravella Pinta , in un porto
a levante .
L'ammiraglio ritornò a bordo della caravella , ove il ca-
pitano Vincenzo Anos (1) lo assicurò, di aver veduto del
reobarbaro, che trovavasi nell'isola dell'Amica, che sta
all' ingresso del mar di San Tommaso alla distanza di sei leghe
dal sito ove trovavansi (2), e che avevano riconosciute le
foglie e la radica . Dicesi che il reobarbaro germogli sopra
alla terra alcuni piccoli rami, e dia frutta simili a more
verdi quasi secche , che il ramoscello che sta presso la
barba sia cosi giallo e così fino quanto il meglio colore che
si possa trovare per dipingere , e che la radica che ò sotterra
simigli ad una grossa pera (3) .
Lonedl, 31 dicembre
Questo giorno è stato impiegato a caricare acqua e legna
per trasferirsi in Spagna, onde annunziare al re e alla re-
gina il successo della spedizione , per cui potranno subito
inviare vascelli alla scoperta di ciò che resta da esplorare ,
avvegnaché la cosa sia di tanto rilievo e talmente impor-
tante, che, al dire dell'ammiraglio, è una meraviglia: ed
aggiugne , che volentieri si tratterrebbe finché non avesse
veduto tutta la regione verso levante , costeggiato tutto il
lido per conoscere la distanza di questa contrada della
Gastiglia , afline di condurvi armenti ed altre cose : ma sic-
come non gli era rimasto che un sol bastimento , non gli
(1) Bisogna leggere Yan'ez. Navarrete
(2) Erano nella baia e presso la borgata del Caracul. Navarrbtb
(3) Questa descrizione del reobarbaro non e esatta; d'altronde II Colombo
non aveva alcuna occasione di vedere il reobarbaro in America , |>oicliè non
vegeta cbe ncll' alia Asia . Cuvibr
316 COLOVBO
pan^ rafikHievole di esporà ai perigli ddle scopate; e
dDolsi . che tulio il male e V iocoTeaieBle*» proTcoisBe dah
dì<erzioDe della Pinta .
149S
Circa alla BKià delk notte, fa scMla la nahippa
che andasse a ceirare rrabarbaro aU^isoMta dell* IV Min;
dopo DKuodi fa di ritorno portandone an gran corfali,
e non ne potè recare di pih. peitiM ÌBarinari dw cocna-
no questa pianta non a^eano ona lanea onde disotlcmne
le radici; par tntUTìa raamiracfio fece iaharcare ^nd pa-
co prr prestfflitarìo al iy ed alla resina come nn sagpa.
Efli dice« cbe il re del paesie a^nra spedilo nn fjrm ■-
mero di canoe alla crrra delT oro .
Li canoa mandata in trama della Pinta è ritornata sa-
rà aivfia txtirata : fl nostro marinaio* die en stalo ddi
fffef^none • Ace« cbe atta dìsuuadi venli ksriie ami ve-
dalo nn re* die portava in capo dnecraniipuistred*«t,
oche^ie le levò di capo lo«<ocked* Indiani della lancia fi
rhkcr parlalo ; ^ide pore molhi A fnexia metallo ìmÌMi
ad altrr persone.
V amnàraclio rredfOe « <iie il rr Cnnranasiri avene
pmilato a qnahmqne de* noi di lea^fT ora ai Critfiai,
afiìnrhc^ tniti i harani pas>assiTO per le fsemani : maepli
a\-ea on>ai j«apDlo« rome dHeìe ifiì TallTO* in qnafi ìm^
chi ^nics;^^ metallo trovatasi • ed cn in tanta qnanlìlà cke
in nmc comìo ^i^jiia uoiiiio. Erb ave^-a eziandìo scoperto
àox ( \T\::*:.\x aDx" eh aromat: • i quali • come dice« sono ak-
htiDÒao.ì ; A'£u:(aK> fuc ài'\ pepe- 1 della canneBa. — Iv-
«MTi.jìnii A qn: !ì; dr^sDo: chv lasciava in qnestoluoeo* A
PRIMO VIAGGIO 317
Mereoledì, % gennaio
La maUina V ammiraglio si trasferì a terra per prender
congedo dal re Guacanagari , e partire in nome del Signore.
Regalò a questo principe una delle sue camicie, e mostrogli
la forza degli archibugi e l' effetto che potevano prod urre ; a
tale scopo uno ne fece caricare, che sparò in un fianco del
naviglio arrenato ; e questo ebbe luogo in seguito di una
adunanza nella quale era stata tenuta questione sui Can-
nibali , coi quali il re era in guerra: questi vide fin dove
giunse l'archibugiata 9 e scorse che la palla, che ayea traver-
sato il fianco del bastimento ed era caduta assai lungi nel ma-
re • L' ammiraglio fece eseguire pure una finta guerra fra le
genti armate del suo equipaggio, e disse al cacico, che non
avrebbe paura dei Cannibali quand'anche sopraggiugnes-
sero.
Tutto questo fu operato, dice l'ammiraglio, affinchè il
re vivesse in buona intelligenza coi Cristiani che quivi ri-
manevano, ed a fine d' ispirargli timore con questa dimo-
strazione di ciò che erano in grado di fare .
Il cacico condusse il Colombo e quelli che erano seco lui
a desinare nella casa ove egli era alloggiato , e in questa
occasione l' ammiraglio raccomandò caldamente a Diego de
Arana^) a Fedro Gutierrez ed a Rodrigo Escovedo , che la-
sciava per suoi luogotenenti in questo stabilimento , di bene
anmiinistrare e maneggiare il governo per servizio di Dio
e delle Loro Altezze . Il cacico fecegli molte carezze , e
manifestò gran dispiacere per la sua partenza , soprattut-
to quando vide che egli ascendea sulla nave . Un favori-
to di questo re disse all' ammiraglio , che aveva ordinata
una statua d' oro grande quanto lo stesso Colombo, e che
nello spazio di dieci giorni glie la recherebbero ; ma questo
318 COLOMBO
inibarcossì coll'inlenzione dipartir tosto, sebbene poi i|
vento non glie) pernaettcsse .
L' amaiiru{!lio lasciò nella costrutta fortezza in que-
st'isola Spagnuola, cbe eglidtce,griadiaai appellavano Bo-
hìo , trenta nove uomini , Trai quali molti amici del re
Guaeanajian, e per comandarli in suo nome, Diego di
Arana, nativo di Cordava , Fedro Gutierrez, ripoiitierc del
re ed ufiziale del dispensiere mag^^ore , e Rodrigo di Es-
covedo , nativo di Segovia , nipote di fra Rodrigo Perez ,
ai quali trasmise tutti i poteri che aveva ricevuti dal re
e dalla regina . Lasciò ad essi tutte le mercatanzie cbe il
re e ìa regina aveano fatte comprare per ■ baratti , le
quali erano in grandissima quantità, atlìncbit le cambias-
sero coli* oro ; lasciò loro egualmente ogni cosa di ciò che
(rovavasi nel naviglio naufragato, del pane biscotto per un
anno, del ìino e moU'arliglieria*, e siccome la maggior par-
te di essi erano marinari , donò loro pure la scialuppa del
vascello, atlìucb è potessero, quandolo credesser convenien-
te, procedere alla scoperta della miniera dell'oro, di sorta
cbe al suo ritorno V ammiraglio trovasse adunato molto di
questo metallo , e sapessero indicargli un sito adattato a
costruirvi nna città, il porto ove trovavansi non conve-
niva in niun conto all'ammiraglio, specialmente [terchc
l'oro che ivi si portava veniva da levante, e che quanto pii'i
andavasi inverso quella parie tanto maggiormente avvicina-
vasi alla Spagna. — Lasci" pure dei grani per far le semen-
te,! suoi operai, il suo scrivano, il suo alguazilo, un eccel-
lente archibusiere, che è anche iugegnerc, un costruttore
dì navi, un calafato, un bottaio, un medico ed un sarto,
tutti uomini di marina .
PRIMO VIAGGIO 319
GIOTcdl , S gennaio
L'ammiraglio non potette partire in questo di , perchè ,
egli dice , nella nottata, tre Indiani, di quelli che seco aveva
condotti dalle prhne isole e che erano rimasti a terra, ven-
nero ad annunziargli, che gli altri Indiani, insieme colle loro
donne, si trasferirebbero a bordo questa mattina al levare
del sole ; ma perchè il mare era un poco agitato , la scia-
luppa non potette andare a prenderli , laonde egli risolvè
di partire colla grazia Dio la domane .
Dice, che se avesse avuto con seco la caravella Pinta,
egli avrebbe certamente raccolta una botte di oro, perchè
arrìschierebbesi a costeggiare queste isole , il che non osa
fare essendo solo , per timore che non gli accada qual-
che accidente da impedirgli il ritomo in Gastiglia a render
conto al re ed alla regina di tutte le sue scoperte • !
E se fosse certo, soggiugne , che la Pinta giugnesse feli- j
cernente in Spagna con quel Martino Alonso Pinzon , atter-
rebbesi ancora a tal partito. — Ma siccome non aveva alcu-
na nuova di quel naviglio, ed il Pinzon potrebbe d'altronde
ingannare con menzogne le Loro Altezze , per evitare il ga-
stigo che meritava, attesa la sua cattiva azione di essersi
separato da lui senza permesso, ponendo in tal guisa un os-
tacolo a tutto il bene che si poteva sperare da questa spe-
dizione , era d' uopo che egli partisse subito per la Gasti-
glia, e confidava che il nostro Signore favorirebbe il suo
viaggio , onde potere rimediare a tutto .
Tenerdl, 4 gennaio
AI sorgere del sole salparono con poco vento, e la scialuppa
rimorchiò il naviglio, che avea la prua diretta a maestrale.
318 COLOMBO
imbarcossi coli' intenzione dipartir tosto, sebbene poi ii
vento non gliel permettesse .
L' ammiraglio lasciò nella costrutta fortezza in gue-
st' isola Spagnuola, che egli dice, gl'Indiani appellavano Bo-
hio, trenta nove. uomini, frai quali molti amici del re
Guacanagari, e per comandarli in suo nome, Diego di
Arana, nativo di Cordova , Fedro Gutierrez, ripostiere del
re ed ufiziale del dispensiere maggiore , e Rodrigo di Es-
covedo , nativo di Segovia , nipote di fra Rodrigo Perez ,
ai quali trasmise tutti i poteri che aveva ricevuti dal re
e dalla regina . Lasciò ad essi tutte le mercatanzìe che il
re e la regina aveano fatte comprare per i baratti , le
quali erano in grandissima quantità , affinchè le cambias-
sero coli' oro ^ lasciò loro egualmente ogni cosa di ciò che
trova vasi nel naviglio naufragato, del pane biscotto per un \
anno, del vino e molt'arliglieria; e siccome la maggior par- i
te di essi erano marmari , donò loro pure la scialuppa dei
vascello, affinchè potessero, quando lo credesser convenien- 1
te, procedere alla scoperta della miniera dell' oro, di sorta
che al suo ritorno l' ammiraglio trovasse adunato molto di
questo metallo , e sapessero indicargli un sito adattato a
costruirvi una città . Il porlo ove trovavansi non conve-
niva in niun conto all'ammiraglio, specialmente perchè '
Toro che ivi si portava veniva da levante, e che quanto più i
andavasi inverso quella parte tanto maggiormente avvicina-
vasi alla Spagna. — Lasciò pure dei grani per far le semen-
te, i suoi operai, il suo scrivano, il suo alguazilo, un eccel-
lente archibusiere , che è anche ingegnere, un costruttore
di navi , un calafato , un bottaio , un medico ed un sarto ,
tutti uomini di marina .
PRIMO VIAGGIO , 319
OloTedl , S gennaio
L' ammiraglio non potette partire in questo di , perchè ,
egli dice , nella nottata, tre Indiani, di quelli che seco aveva
condotti dalle prime isole e che erano rimasti a terra, ven-
nero ad annunziargli, che gli altri Indiani, insieme colle loro
donne, si trasferirebbero a bordo questa mattina al levare
del sole ; ma perchè il mare era un poco agitato , la scia-
luppa non potette andare a prenderli , laonde egli risolvè
di partire colla grazia Dio la domane .
Dice, che se avesse avuto con seco la caravella Pinta,
egli avrebbe certamente raccolta una botte di oro, perchè
arrìschierebbesi a costeggiare queste isole , il che non osa
fare essendo solo , per timore che non gli accada qual-
che accidente da impedirgli il ritomo in Gastiglia a render
conto al re ed alla regina di tutte le sue scoperte .
E se fosse certo, soggiugne , che la Pinta giugnesse feli-
cemente in Spagna con quel Martino Alonso Pinzon , atter-
rebbesi ancora a tal partito. — Ma siccome non aveva alcu-
na nuova di quel naviglio, ed il Pinzon potrebbe d^ altronde
ingannare con menzogne le Loro Altezze , per evitare il ga-
stigo che meritava , attesa la sua cattiva azione di essersi
separato da lui senza permesso, ponendo in tal guisa un os-
tacolo a tutto il bene che si poteva sperare da questa spe-
dizione , era d' uopo che egli partisse subito per la Gasti-
glia , e confidava che il nostro Signore favorirebbe il suo
viaggio , onde potere rimediare a tutto.
Tenerdl, 4 gennaio
Al sorgere del sole salparono conpoco vento, e la scialuppa
rimorchiò il naviglio, che avea la prua diretta a maestrale.
320 COLOMBO
p«r uscire di fra gli scogli, per un adito piìi largo di quello
tenuto entrando, il quale, come molti altri , è buono per
trasferirsi alla città della Natività (1)5 ed in tutto questo
passo , il più basso fondo è di tre braccia d' acqua , ma
in molti luoghi ve ne sono Quo a nove . I due aditi sono
nella direzione da maestrale a scilocco , su tutta l' esten-
sione dei banchi che si prolungano dal capo Santo sino a
quello del Serpe , per più di sei leghe , e per tre eziandio in
alto mare, oltre altrettante al di là del capo Santo. — Rim-
petto a quest'ultimo capo, alla distanza di una lega, non
sonvi che otto braccia d' acqua , e dalla parte interna del
capo, da quella di levante, vi sono molti bassi fondi ed aditi
per entrare (2) .
Tutto questo lido è in direzione da maestrale a scilocco;
è basso, e la terra è piana fino a quattro leghe nel!' inter-
no : più lontano sorgono elevatissime montagne : il paese
è sparso di grandi borgate molto popolate, onde gli abitanti
sono buoni, a giudicarne dalla loro condotta verso i Cri-
stiani .
Dirigemmo la proda a levante verso una elevata mon-
tagna, che pareva un'isola, ma non lo è rimanendo con-
giunta ad una terra bassissima, ed ha la forma di un bellis-
simo padiglione: l'ammiraglio le dette il nome di Monte
Cristi. Ella è situata precisamente diciotto leghe ad orien-
te del capo Santo (3). — La calma loro non permise in que-
st'oggi di avvicinarla più di sei leghe, e trovarono quattro
(1) 11 Colombo chiamò città della Natività (Na\jidad), il forte e lo stabili-
mento eretto in questo luogo; perchè giunsevi il giorno di Natale, come di
sopra abbiamo detto . Las Casas
(-2) Porto di Guarico o città del Capo . Nàvarrktb
(3) È a borea 80 gradi verso levante, e alla distanza di io leghe. Na varrete
PRIMO TIAGGIO 321
isolotti di sabbia bassissimi (1), con una catenadi scogli che
molto prolungasi a maestrale e lontanissimo a scilocco (2).
Neir intomo vi è un gran golfo (3) , che dilatasi dalla
detta montagna fino a venti leghe a scilocco (4). Questo
golfo deve essere poco fondo ed avere molti banchi : vi
sboccano molte riviere che non sono navigabili , sebbene
il marinaro che l' anuniraglio inviò colla canoa indiana in
frac«ia della Pinta, dicesse che avea veduto un flume (5) nel
quale poteano entrare i vascelli .
Dettero fondo a sei (6) leghe dal Monte Cristi, in dician-
nove braccia di acqua, dopo aver girato intomo a molti
scoiai e bassi fondi; quivi rimasero tutta la notte. L' am-
mirarlo previene qualunque volesse trasferirsi alla città
della Natività, che prima deve cercare di riconoscere ilMon-
te Cristi , alla distanza di due leghe, ec. , ec.
Qui non è d^uopo riferire più minute particolarità, per-
che già questa strada conoscesi e quella eziandio che è al di
là. — L'ammiraglio conclude col dire, che Cipango è in
quest' isola , e che V oro, gli aromati, il mastice (7) ed il
reobarbaro (8) ivi sono in gran copia .
Sabato, 5 genMaio
Allo spuntar del giorno spiegarono le vele con vento di
terra che poscia girò a levante . Videro , che dalla parte di
(I) I SeUe FrofeZIi (los Siete Hermonos) Natauibtk
(1) GII scogli de' SeUe Fratelli , Navaotte
(3) U baia di ManeenOlo ( Manzanlllo). Navambtb
(4) Co6l su scriuo nell'originale, ma bisogna leggere Ano o 3 leghe a li.
beedo. Navarbbtb
(5) Il fiume Tapion, nella baia di Mancenillo . Navarrbtb
{€) V originale dice G leghe, ma non sono che 3 a libeecio. Navarsete
(7) Specie di gomma, che Tiene da un arboscello dello lentlsco . VERnuu.
(8) 11 reobarbaro non cresce In America . Vedi la noia precedente del Cu-
▼ier alla giornala di domenica 30 dicembre . MARitoccni
I. 41
3» COLOMBO
ostro scilocco (1) del Monte Cristi^ fra questa montagna
od un' isoletta, pareva vi fosse un buon porto , ove avreb-
bero potuto nella notte ancorare; laonde volsero a levante
scilocco , e quindi ad austro scilocco , Ano sei leghe dalla
montagna , ove trovarono diciassette braccia di acqua, sur
un fondo unitissimo , e fecero tre leghe colla medesima pro-
fondità; dipoi fino alla testa della montagna non trovarcmo
che dodici braccia d'acqua e quando furono distanti una
lega dirimpetto alla detta testa, non ve n'erano pia di
nove , sempre sur un fondo unito di fina sabbia • La pro-
fondità ed il fondo furon le stesse finché non penetrarono
fra la montagna e l' isoletta (2), la quale oflre un singola-
rissimo porto in cui gettarono l'ancora in tre braccia e
mezzo di fondo, in tempo di reflusso (3).
L'anuniraglio discese nella piccola isola, ove rinvenne
del fuoco ed alcuni indizi che vi erano stati dei pescatori ;
scorsevi delle pietre colorite, ed una cava di bellissimo sas-
so naturalmente colorito, e dice, che sarebbe eccellente per
la costruzione di chiese o d* altri grandiosi edifizì , come
quello che trovò nella piccola isola di San Salvadore. Vi
scorse pure molte piante di lentisco , e dice , che questo
Monte Cristi è bellissimo . molto elevato , praticabile e
d' una forma graziosa (4); la terra che tutto l' attornia è
bassa e magnifica, di guisa tale che veggcndolo da lungi
rassembra ad un^ isola, che in nessun luogo tocca il conti-
nente.
(1) Deve dire ostro libeccio. Navarwctb
(2) L'Isola della Capra (Cabra ) Navaustb
(3) Questo é r ancoraggio del Monte Cristi. Navarabtb
(4) Egli dice 11 vero, perché dalla fiartc del mare, come da quella di lem,
questo monte rassembra ad un'Isola seminala di frumento ( corno un nionloa
<J« «"«0 ) Las Gasas
PRIMO VIAGGIO 323
A levante di questa montagna , V ammiraglio vide un
capo, che n' è lontano venti quattro miglia , e che chiamò
capo del Vitello (1); fra il quale e la detta montagna, per
lo spazio di due leglie , dilungasi una catena di scogli , che
sembra però interrotta da alcuni passaggi, ne' quali non
sarebbe prudenza entrare di notte , senza farsi^ precedere
da una scialuppa investigatrice del fondo collo scandaglio.
Da questa montagna, a levante, inOno al capo del Vi-
tello , estendesi, per quattro leghe , una contrada depressa
ma bellissima; il restante è composto di terreni molto eleva-
ti e di belle colline tutte coltivate. Nell'interno dilungasi, da
greco a scilocco (2) , un giogo di monti, il più bello, dice
V ammiraglio , ch'egli abbia veduto, e che rassomiglia al-
la montagna di Cordova; e più lontano, verso mezzogiorno e
verso scilocco, scorgonsi altre elevatissime montagne, come
pure delle grandi e belle vallate verdeggianti , od un gran
numero di riviere . Tutto è cosi ridente , prosegue l' ammi-
raglio, che non crede di esagerare d'una millesima parte.
Più lungi, a levante della suddetta montagna, ei vide una
terra, che pareva fosse un'altra montagna, simile in altezza,
in estensione ed in bellezza al Monte Cristi ; e da quel pun-
to, nella direzione di greco un quarto verso levante, in-
comincia una terra meno elevata, che s' estende per circa
cento miglia.
Homentca , 0 gennaio
Il porto di cui fu fatta menzione, è difeso da tutti i ven-
ti, eccettuato da quello di tramontana e di maestrale (i
(1) La punta Rucia. Navarrbte
(2) Probabilmente , o l' ammiraglio si è ingannato, o il Las Casas ha copia-
to male; perché questa catena di montagne, che Incomincia dal Monte Crini
procede da settentrione maestrale a levante sciloc-co . Yerhbuil
Vedi la mia Carla di UaiH unita a quest' opera . Marmocchi
3S4 COLOMBO
quali però, dice l'ammiraglio, dominauo raramoite in
questi mari ), ed ancora uno se ne può difendere, ponendosi
dietro all' isoletta, ove sono da tre in quattro braccia di
acqua.
Dopo che il sole apparve sull' orrizzonte , spiegarono le
vele per costeggiare il lido , che si estende a levante in tut-
ta la sua lunghezza • In questi luoghi è d' uopo stare at-
tenti ai molti bassi fondi di pietra e di sabbia che vi 8<mo,
ed oltre i quali trovansi dei porti eccellenti, nei quali si
può entrare per alcuni buoni passaggi, che sono tra i bassi
fondi suddetti •
Dopo il mezzodì soffiò con forza vento orientale. L'am*
miraglio fece montare un marinaro sull'albero della nave,
perchè osservasse le secche e gli scogli, ma scorse la cara-
vella Pinta, che correva col vento di levante in poppa, verso
la nave ammiraglia. Nondimeno , perchè non poterono dar
fondo in questo luogo , a cagione dei banchi , l' ammiraglio
ritornò al Monte Cristi, retrocedendo dieci leghe, e la Pinta
gli tenne dietro •
Martino Alonso Pinzon si trasferì a bordo della Niiia ,
montata dall'ammiraglio ; e scusossi col dire , che erasi in-
volontariamente da lui separato , e ne addusse le ragioni ;
ma il Colombo dice , che erano tutte false ; che s' era al-
lontanato solo per pertinacia e cupidità , e che egli igno-
rava i motivi che l'avevano indotto a contenersi con lui,
in tutto il viaggio, con tant' orgoglio e villania . Nondiman-
co, l' ammiraglio volle , per ora , dissimulare , affine d'im-
pedire le tentazioni di Satanasso, che cercava impedire que-
sto viaggio, come da principio aveva fatto .
L'ammiraglio seppe di poi, che quell'Indiano, il quale
egli aveva raccomandato al Pinzon, con altri selvaggi che
erano sulla sua caravella, gli aveva detto, che in un'isola
PRIMO YIAGGIO SU
nommata Baaeque era molto oro ; e che ilPinzon, il quale
montaya un naviglio molto veloce , volle trasferirvisi solo:
ecco il motivo che determinato l'aveaa navigare a suo ta-
lento, abbandonando il suo superiore, che voleva fermarsi
e radere i lidi delle isole Giovanna e Spagnuola , poste am-
bedue nella direzione di levante. — Quando Martino Alonso
fu giunto all'isola Baneque (1), non trovandovi l'oro tanto
da Ini agognato , si trasferì sul lido della Spagnuola^ dietro
gì' indizi di altri Indiani , che gli dissero, che in quest'iso-
la, che loro chiamavano Bohio, troverebbe oro in copia,
e gran numero di miniere di questo prezioso metallo; col
quale scopo , circa venti giorni innanzi , egli era giunto a
qumdici le^^e dalla città della Natività, cosicché resulta,
che le novelle recate dagPIndlani intomo alla sua caravella,
inconseguenza delle quali re Guacanagari avea inviata una
canoa e l' anuniraglio un suo marinaro in traccia di essa,
erano vere, e la Nina dovea trovarsi non lunge dai luoghi
dalla d^ta canoa esplorati .
Qui Tammiraglio dice, che questa caravella avea ottenuta
per mezzo dei baratti gran copia di oro , e che per una stri-
scinola di nastro il suo capitano avea ricevuti di buoni pezzi
di quel metallo della lunghezza di due dita, od alcuna fiata
grandi anche quanto la mano . Martino Alonso ne serbava
perse la metà, e distribuiva il resto al suo equipaggio.
L' ammiraglio , dirigendo il suo discorso al re ed alla re-
gina, aggiugne: ■ In questa guisa io riconosco, signori prin-
» cipi, che Iddio ha voluto miracolosamente che qui il mio
■ vascello naufragasse , perchè questa è la miglior parte di
(1) Birtolommeo di Las Casas ha detto, iDuoaiwU preoedealc, che quota
Ifola non esisteva, a meno che eoa fosse la Giamaica. Roqokttb
3M COLOMBO
1 tutta r isola 9 ed alfinchè fondassi il nostro stabilimento
■ più vicino alle miniere deir oro • ■
Dice egualmente di sapere, che dietro T isola Giovanna,
ad austro, era un'altra grande isola (1) più ricca d'oro anche
di questa , poiché ve n' è in tanta abbondanza, che ne rac-
colgono dei pezzi grossi come le fave; mentre nell'isola Spa-
gnuolai pezzi dell' oro non sono maggiori dei granelli del
frumento (2); l'ammiraglio soggiugne , chequest' isola s'ap-
pella Yamaya (3) E dice: che presso di essa, dalla parte di
levante, sorge un'isola abitata unicamente da delle donne,
la qual cosa è nota a molte persone; che l' isola Spagnuola,
e quella della Yamaya, non sono lontane dalla terra ferma
che dieci giorni della navigazione di una canoa, lo che
può equivalere a sessanta o settanta leghe; e che la popo-
lazione di questa terraferma indossa delle vesti.
Eiimedi, 7 gennaio
Quel giorno turarono una via d' acqua nella caravella
Nina, e la calafatarono . I marinari scesero a terra per
tagliar legna ; e T anuniraglio dice , che trovarono molti
lentischi e dell' aloè .
Martedì , 8 gennaio
Oggi non partirono a causa dei venti procellosi di levan-
te e di scilocco che soffiavano; in conseguenza l'anunira-
(1) Dice il vero, ma quella iPira è il Conlineule. ^^^ Casas
Quella terra non può essere che la Giamaica . Navarrbtx
(2) Trovaronsi neir isola Spagnuola pezzi d'oro grossi come un gran pane
di Alcala, o come i pani più grossi ancora di Valladolid; io ne ho Teduti
molti di questa grossezza, ed un gran numero di una, di due» di tre, ed an*
che di otto^ bbrc di peso . Las Casas
(3) La Giamaica . Navarrstb
PRIMO VIAGGIO 327
glie ordinò, che provvedessero il naviglio d'acqua, di le-
gna, e di tutto ciò die era necessario per questo viaggio •
Egli desiava di costeggiare la Spagnuola più che potes-
se, senza però deviare dal suo cammino ; ma diverse cir-
costanze s'opposero all' esecuzione del suo progetto. I
fratelli Martino Alonso Pinzon e Yicente Anes, posti da
lui sulle due caravelle in qualità di capitani, e molte delle
sue genti, che per orgoglio e per cupidità s'erano gettate
dalla loro parte, persuase che tutto dovesse essere per loro,
obliando l'onore che peli 'ammiraglio s'erano acquistato,
non solo avevano ricusato di obbedire ai suoi ordini e più
non li eseguivano , ma operavano e dicevano eziandio con-
tro di lui cose molto inconvenienti; e finalmente , Martino
Alonso lo avea abbandonato dal 21 novembre fino al 6 gen-
naio, senza motivo né ragione, ma per solo effetto di di-
sobbedienza •
L' ammiraglio avea sopportato in silenzio tutte queste
cose , per potere felicemente terminare il suo viaggio ;
d'altronde desiderava liberarsi da sì malvagia compagnia,
colla quale bisognava, egli dice, continuo dissimulare, ad
onta della insubordinazione della medésima, invece d'oc-
cuparsi del castigo dei colpevoli, quantunque egli fosse so-
stenuto da molti uomini da bene, che erano del suo parti-
to: laonde si decise di partire prontamente per ritornare
in Castiglia , e di seguire il suo cammino senza fermar-
si, e colla maggior possibile rapidità .
Discese nella scialuppa, e si trasferì alla fiumana vicina,
che è distante più d'una lega dal Monte Cristi: i mari-
nari vi provvidero l' acqua per il naviglio . L' ammiraglio
osservò, che all' imboccatura di questo fiume, che é lar-
ghissima e profonda, le arene erano molto cariche di oro, ed
in così gran quantità , benché i grani fossero della minima
3S8 COLOMBO
grossezza , che è una meraviglia (1). L' ammiraglio era di
parere 9 che i minuzzoli o le particelle di questo metallo ^
si spezzassero e riducessero in polvere nel rotolar che fa-
cevano dalle sorgenti di questo fiume fino alla sua foce;
egli dice, che, in un piccolo spazio, ne trovò molti gra-
nelli grossi quanto le lenticchie, e che ve n' erano in gran-
de abbondanza dei piccoli o minuti come la rena •
Essendo il mare in burrasca, e mescolandosi l'acqua
salata con la dolce del fiume , egli ordinò , per attignere
r acqua potabile, di risalirlo fino alla distanza di un tiro
di schioppo dalla sua foce; i baliri veniano empiuti di sulla
scialuppa, e nel tornare alla caravella i marinari trova-
rono dei pezzetti di oro nei cerchi dei medesimi ed in quelli
della botte • L' anuniraglio dette a questo fiume il nome di
Fiume dell' Oro (2) : dopo la sua imboccatura è assai pro-
fondo, sebbene il suo ingresso sia basso e larghissimo ; egli
è situato a diciassette leghe dalla Natività (3) , nel quale
intervallo sono le foci di molte altre grandi fiumane, In
tre specialmente delle quali il Colombo credette che vi do-
vesse essere oro in maggior copia che nel detto fiume, per-
chè di esso assai più vaste (4) , sebbene quest' ultimo sia
quasi tanto considerevole, quanto il Guadalquivir aCordo-
(I) Questo è il Gume Taqui^ vastissimo, onde b corrente mena in copia
oro. Non è impossibile, che l'ammiraglio ve ne trovasse tanto, quanto e' di-
ce; ma credo bensì, che siccome ivi è molta marcasUa, egli si sarà Ingaonalo
prendendo per oro tutto ciò che riluceva . Las Casas
Questa é difattl la riviera Yaque o di San Giacomo (San Iago), che scen-
de dal monti di CIbao, e irriga le antiche Provincie di Magua e di Maco Eiz
inferiore ( Vedi la nostra CaNa di Haiti) . Mauioccbi
(3) Questi è il fiume di San lago . Navaustb
(3) La vera distanza è di otto leghe . Navamets
(4) Io so che il FiuMM delVOro è il maggiore di tutti quelli di questi dtan
tomi. Las Casas
•. I-RIMO VIAGGIO 3M
Ìi|l).l^u--.:r.-'>^csso. Questa montagna b elevatissima,
..... tasai popolata ; e l' amoUraglio presume ,
, .màsere irrigata da grandi Gumi e racchiada
■èK^Bti <- ^^ <li oro. — Dopo il capo dell' Angelo vi
■ritoiKlTiL" .wr^^ì 3 levante un quarto verso scilocco,
ib».at- ^ii^onta cbe r ammiraglio appellò punta del
bA^cnuL .^^uattro leghe più longi, nella stessa direzio-
^fmni > : >' "'^''^ ) c^^ ^' nominò punta Secca (2) ; e
n^. : incora per altre sei leghe nella medesima di-
nttJ. r -' .gtu-'^^^'^ ^ "" promontorio da lui denominato
l>rain;L-.,;^i^.'0 (3)« — Di là , incontroa levante, trovasi il
ijdjii <nxmt^ *('^)ì "^ oriente del quale soi^e un gran pro-
i oof, |u„, ) , ove all' anunìraglio non parve che vi fos-
II hiiii^ -IO ancoraggio . — Distante una lega , rìnviensi
• le ,^ ^DOOD Tonpo ; oltre del quale più d' una lega , a
Ik ■ vmo kUogco , ve n' è un altro che l' ammira-
L,|. • r^po Dirupato; da questo, ne vide verso mez-
un terzo . che gli sembrò distanto quindici leghe.
Mo giorao egli fece molto cammino, perchè i venti
-voti lo favorirono. Nella noUe non osò gettar Tan-
B de' bassi fondi , laonde rimase colle vele in
It geuuto
a, l'amiuirag Ilo navigò verso levante
>:iilfl« fikB spirò InGno allo spuntar del giorno .
quiUro legbe unii e che
«e cbe IH» ìfgfi .
4aue a cinque .
N«V»>ETB
332 COLOMBO
Vostre Altezze^ perchè uamini e donne sono tutti sudditi
delle Altezze Vostre ^ non solo in quest^ isola ^ ma eziandio
in tutte le altre.Nulladimeno^ è giusto^ che qui^ dove leSir
gnorie Vostre hanno ornai uno stabilimento^ si tratti il po«
polo con tanta maggior bontà e benevolenza^ quanta èPab-
bondanza deW oro^ le buone terre e gli aromati^ che inqm^
st^ isola si rinvengono.
•
Venerdì, 11 gennaio
A mezza notte l' ammiraglio osci dal Fiume di Grazia
col vento di terra. Navigò verso levante ^ fino al capo che
chiamò del Bel Prato] alla distanza di quattro lego da questo
luogo, dirigendosi alla volta di scilocco, si trova laeminoua
ch'egli appellò montagna d'Argento (1), per pervenire al-
la quale egli dice che siavi un tratto di otto leghe. — A le-
vante un quarto verso scilocco dal c^po del Bel Prato ^
trovasi quello a cui die il ncmie di capo dell' Angelo, che
si discosta dal primo circa diciotto le^^e ; e fra questo ca-
po ed il monte di Argento è un golfo (2) , lunghesso il quale
distendonsi le migliori e più belle terre del mondo • Tutti
i piani s<mo elevati e magnifici, e molto s'estendono nell'in-
terno: ed oltre di essi vedesi un giogo di montagne , die
dilungasi da levante a ponente , e che è grandissimo ed
estremamente bello . — Al pie della montagna d' Argento
trovasi un eccellente porto (3) , che ha quattordici braccia
(1) Egli chiama questa elevazione Monte de Piata (cioè monte d'Argento)
perchè essendo eievatisslmo , alla sua sommità è ognor della nebbia, che lo h
parer bianco e come inargentato; il porto che si trova alla sua base ha preso
il nome dal monte, appellandosi puerto de Piala (porto d'Argento). LasCasas
(2) Rada 0 porto di Santiago ( San Vago). La distania dal capo deU'As^
gelo al monte di Piata, che l'ammiraglio dice essere di dieci leghe, noe è
che di sei . NAVARasn
(3) Puerto de Piala ( il porto d' Argento ) . NAVAatm
PRIMO YIAGGIO 333
d* acqua al suo ingresso. Questa montagna è elevatissima,
magnifica , ed assai popolata ; e V ammiraglio presume ,
che ella debba essere irrigata da grandi fiumi e racchiuda
in sé gran copia di oro . — Dopo il capo dell' Angelo vi
SODO quattro leghe , a levante un quarto verso scilocco ,
infino ad una punta che V anuniraglio appellò punta del
Ferro (1); e quattro leghe più lungi, nella stessa direzio-
ne, ewene un' altra, che ei nominò punta Secca (2) ; e
proseguendo ancora per altre sei leghe nella medesima di-
rezione , si previene ad un promontorio da lui denominato
capo Rotondo (3). — Di ià, incontro a levante, trovasi il
capo Francese (4), ad oriente del quale sorge un gran pro-
montorio (5) , ove all' anuniraglio non parve che vi fos-
se opportuno ancoraggio • — Distante una lega , rinviensi
il capo del buon Tempo ; oltre del quale più d' una lega , a
un quarto verso scilocco , ve n' è un altro che V ammira-
glio nomò capo Dirupato ; da questo , ne vide verso mez-
zogiorno un terzo , che gli sembrò distante quindici leghe.
In questo giorno egli fece molto cammino, perchè i venti
e le correnti lo favorircHio. Nella notte non osò gettar l' an-
cora per timore de' bassi fondi , laonde rimase colle vele in
penna.
Mibato, 19 genaato
Al quarto dell' alba , V ammirag lio navigò verso levante
con forte vento, che spirò infino allo spuntar del giorno .
(1) Lapunla Uacuris. La distaoia della qai di quattro leghe non è che
di tre . Na\ akrbtb
(2) La punta Setua » Seyva o Sesera ; non è dittante che una lega .
Navarketb
(3) Il capo de Ut Roca. Le sei leghe devono esser ridotte a cinque .
Na¥ARRBTB
(4) Questo è l' antico Capo Francese. Yerheuil
(5) Quello della baia Scozzeee ( bahia Escocesa . ) Navarrbtb
334 COLOMBO
Ài primi albori aveva fatte venti miglia e non ne fece me-
no di ventiquattro nelle due ore dopo l' aurora .
Da questo luogo scopri terra dalla parte di mezzodì (1)
e ivi si diresse, essendone distante appresso a poco una qua-
rantina di miglia. — Dice , che dopo aver messo il naviglio
al coperto di ogni pericolo, filò in questa notte per ventotto
miglia alla volta di settentrione grecale • Allorché vide la
terra, appellò il promontorio eh' egli scoprì, capo del Pa-
dre e del Figlio, perchè la punta di questo capo dalla parte
di levante lo divide in due promontori dirupati uno più
grande dell' altro (2) .
Due leghe più innanzi , dalla parte orientale , egli scorse
una grande e superba apertura, situata fra due grosse moo-
tagne, e riconobbe che questa era un porto eccellente, va-
stissimo e di facile ingresso. Ma siccome era troppo pre-
sto, per non ritardare un istante il suo viaggio, perchè in
questi tratti di mare soffiano quasi sempre venti orientali,
che portano il navigante a settentrione maestrale, non volle
più a lungo soffermarsi , e continuò il suo canunino verso
levante fino ad un capo elevatissimo, bellissimo e intera^
mente formato di roccie dirupate , che appellò capo del-
l' Innamorato (3), il quale sorge alla distanza di trentadue
miglia dal bel porto di cui abbiam fatto parola , cui die il
nome di Porto Sacrato (4) .
Pervenuto a questo capo, un altro ne scoperse molto più
bello, più elevato e più rotondo, tutto di masso (5), simile
(1) Era questa la penisola di Samana. Navaurbtb
Vedi la nostra Carta di Fiat li . Marmocchi
(2) L* isola Yazual. Navarrbte
(3) Il capo del Cabron (del Caprone). Navarrbte
(4) Il porlo Yaqueron . Navarhete
(ó) Il capo di Samana Navarrbte
PRIMO VIAGGIO 335
al capo San Vincenzo in Portogallo , distante circa dodici
*
miglia, a levante , da quello dell' Innamorato — Fra questo
ed un altro promontorio scopri una grandissima baia (1)
larga tre leghe , nel mezzo della quale sorge un' isolet-
ta (2) : dall' ingresso fino alla terra è molto fondo d' acqua,
od ivi gettò l'ancora in vicinanza di dodici braccia dal lito.
Inviò a terra una scialuppa per provveder acqua dolce e
per esplorare se si potesse conferire cogli abitanti; ma tutta
la popolazione prese la fuga : ed eziandio quivi fermossi colla
mira d' assicurarsi se questa terra fosse veramente la con-
tinuazione deir isola Spagnuola ; perchè egli sospettava ,
che ciò che da lui era stato creduto una baia fosse un ca-
nale, che dividea la detta Spagnuola da un'isola indipen-
dente , e stava sospeso in questo dubbio non potendo cre-
dere che la Spagnuola fosse tanto estesa .
Homenica , IS gennaio
Oggi non USCI da questo porto, per mancanza di vento di
terra che favoreggiasse la sua partenza. Eppure egli avreb-
be voluto salpare, per recarsi in un porto migliore di quello
ove era, cherimanea alquanto scoperto; perchè voleva os-
servare con comodo gli sforzi della congiunzione della luna
col sole , che doveva succedere addi 17 di questo mese ,
l'opposito di questo pianeta a Giove, la sua congiunzione
con Mercurio, e V opposizione del sole a Giove (3), li quali
fenomeni sono cagione di grandi venti .
(1) La baia o meglio il golfo óìSamana . Nava»rete
(2) Cioè gli scogli a fior il' acqua di Laoaniados . Navarrbtb
(3) Questo passo mi fa credere, che l'ammiraglio avesse qualche cognizione di
astroDomìa, benciiè mi sembri che la posizione di questi pianeti non sia bene
Indicata, senza dubbio per errore del copista . Las Gasas
33» COLOMBO
Spiccò verso terra la scialuppa ad una superba spiaggia,
coir oggetto di farvi prender delle ajes cmde cibarsi. Gli Spa-
gnuoli v'incoDtraroDO degli uomini armati d'arcbl e di
freccie, coi quali incominciarono a parlare : compraron da
essi due archi e gran numero di frecde, e pregarono uno
di loro di voler trasferirsi alla caravella per conferire cd-
r ammiraglio : infatti quel selvaggio vi si trasferì , ed il Co-
lombo dice^ che aveva aspetto molto più deforme de^ altri
selvaggi infino allora veduti; il suo volto era* tutto annerito
di carbone, seguendo in dò Tuso tenuto in tutte queste
contrade, di tignersi la faccia ed il corpo di diverti colori ;
aveva i capelli lunghissimi (1), raccolti in un mazzo, legati
di dietro, e in una specie di borsa, fatta di penne di pappa-
galli riposti , ed era nudo come tutti gli altri. Dai quali segni
r ammiraglio giudicò, che questi popoli dovere essere Can-
nibali (2), i quali mangiano gli uomini; e si persuase, che la
baia da lui veduta ieri , la quale divideva la terra e ne fa-
ceva un gran prolungamento , fosse un canale che doveva
formare un'altra isola.
Informossi da quest'Indiano se là erano dei Caribi , ad-
ditandogli verso levante non lungi da questo luogo ; V am-
miraglio aggiugne, che il giorno avanti aveva veduto l'isida
della quale ha parlato, pria d'entrare in questa baia, e l'In-
diano gli fece capire, che conteneva moK'oro, e mostravagli
la poppa della caravella, che én grossissima, per fargli
comprendere, che eranvene dei pezzi di quel volume: chia-
mava r oro tuob^ e non intendeva l'espressione caona (3),
(1) Laonde induco che questi fossero probabilmente i Cigttayos, che ave-
vano il costume di portare i capelli lunghissimi . "L^s Càsà%
(2) Non erano Cannibali , poiché non ve ne son mai stati udì' Isola Spa-
gnuola. Las Casas
(3) Nella maggior parte dell'isola Spagnuola l'oro appellavasi caonay ■• vi ai
parlavano due o tre lingue diverse. Las Casas
PRIMO VIAGGIO 337
sotto il qual nome il detto metallo veniva indicato nella pri-
ma parte dell'isola, nò meglio capiva l'espressione nozay
dimeni si fa uso a San Salvadore e nelle altre isole per deno-
tare il prezioso metallo. Nella Spagnuola appellasi tuob il
rame o l' oro di minor pregio •
Quest' Indiano disse, che l'isola di Martinino era total-
mente abitata da donne, senza punti uomini; che trovavisi
gran quantità di tuob , ciò che significa dell' oro o del rame,
e che è situata a levante di Garib. Parlò egualmente del-
l'isola di Goanin (1), ove trovasi molto tuob.
L'ammiraglio dice , che eran decorsi vari giorni da che
di verse persone gli avevan parlato di queste isole; e dice
in oltre , che in quelle per le quali egli avea tragittato, gli
abitanti nudrivano gran paura dei Caribi , i quali venivano
detti in alcuni altri luoghi Cannibali, ma nell'isola Spa*
gnoola erano conosciuti sotto il nome di Carib • Egli ag-
giugne , che questo popolo doveva esserne coraggioso ed
ardito, poiché penetra in tutte queste isole, e si pasce
degli uomini che può predare.
L^ammiraglio intese alcune delle espressioni, che pronun-
ziavano, di guisa che giunse a comprendere qualche cosa:
ma gl'Indiani che seco adduceva assai più di lui compren-
devano, malgrado la differenza del linguaggio prodotta dal-
la gran distanza dei paesi . — Fece dare da mangiare all' in-
(I) Goanin non era, a mio parere il nome di un' isola , ma bensì il nome
di una specie d'oro di minor pregio, il quale, a tenore della relazione de-
gli Indiani dell' isola Spagnuola, aveva un odore per cui molto preglavanlo,
odore cbe nominavano goanin. Las Casas
(queste isole conosciute dagV indiani, onde il Colombo qui fa menzione, cbe
essi Indicavano a levante , e dalle quali venivano i Cannibali {Caribet), do-
vevano essere quella di Porto Rico, V isole Vergini, ed altre deUe isole de' Ca-
ribi o dei Cannibali; e ciò tanto più probabilmente, in quantocbèè Indubl-
Uto,esier Porlo Rico dagl'Indiani conosciuto sotto il nome ù* isola di Carib.
Navarebte
I. 43
338 COLOMBO
diano , e donogli dei pezzi dì drappo verde e rosso, e delle
piccole perle di vetro che questi tenne in gran conto ] quin-
di lo rinviò a terra, pregandolo di recargli dell' oro se ve
n' era , e pareva ve ne fosse a giudicare da alcune bagat-
telle che egli portava in dosso.
Quando la scialuppa giunse a terra, erano dietro agli al-
beri cinquantacinque uomini almeno, tutti nudi, con i ca-
pelli lunghissimi (1) come le donne di Gastiglia: portavano
dietro alla testa pennacchi di penne di pappagalli e d' altri
uccelli, ed ognuno di essi era armato di arco.
Lo indiano discese a terra ^ e dopo aver parlato cogli
altri Indiani , questi deposero i loro archi, le loro freccie, ed
un pezzo di bastone simile ad una (2) pesantissima ,
che portano (3) in luogo dì spada. Quindi s'appressarono
alla scialuppa , dalla quale i marinari discesero e incomin-
ciarono a mercanteggiare seco loro con gli archi, le Treccie
e le altre armi; poiché tali erano gli ordini dell' ammiraglio.
Dopo aver venduti due archi, i selvaggi non vollero
cederne di più ; al contrario, si misero in disposizione d' as-
salire e di far prigioni gli Spagnuoli : e correndo verso il
luogo ove avevano lasciato gli archi e le f reccie , ritornaro-
no con delle funi , affine , dice il Colombo , di legare i Cri-
stiani . Ma questi, in veggendoli correr sovr' essi, e sapendo
quello che far dovevano , perche sempre l' ammiraglio li
preveniva , piombarono loro addosso e dettero ad un India-
ci) Son di parere che questi Tessero i Ciguayos, così detti nelle monlagne
e sui lidi settentrionali dell' isola Spagnuola, quasi dal porto di PUUa Gno a
Uì'guey inclusive. Las Casas
(2) Qui neir originale e una lacuna . Navauubtb
(3) È una clava Tatta di legno di palmizio, il quale è durissimo, ed ha la
forma della padella (peleta) di ferro nella quale si frìggono le uova od II pene.
Questi strumenti hanno quattro palmi di lunghezza, sono ottusi da ambedue le
parti , e vengon chiamati dagl' Indiani magano. Las Casas
PRIMO VIAGGIO 339
DO UD gran colpo di sciabola sulle chiappe^ e Deferirono un
altro con una frecciata. Allora gl'Indiani, vedendo cbe
v' era da levarla poco al pulito coi Cristiani , quantunque
questi non fossero che sette di numero , e costoro più di
cinquanta, presero tutti la fuga, altri qua altri là, senza
cbe un solo ne restasse^ lasciando in terra le freccie e gli
archi .
L' ammiraglio assicura, che i Cristiani ne avrebbero fatto
un grande macello, se il piloto che li comandava non vi
si fosse opposto, obbligandoli a rientrare in fretta nella
loro scialuppa ed a ritornare a bordo . — Saputo ciò cbe era
accaduto, l'ammiraglio dice, che da un lato cagionogli
pena ma non dall'altro, perchè era ottima cosa cbe i Cri-
stiani fossero molto temuti dagli Indiani di questa contra-
da; li quali, soggiugne, sono senza dubbio di malvagia
schiatta , e probabilmente originari di Caribe mangiatori
di carne umana : onde se la scialuppa che lasciata aveva
ai trentanove uomini rimasti nella fortezza e città della
Natività venisse in questi tratti di mare , gli abitatori del-
l'ìsola temessero i Cristiani che vi fossero sopra, e non
osassero far loro il menomo male. — Di più, dice l'ammira-
glio, se questi selvaggi non sono veri Cannibali, devono al-
meno abitarne i paesi contigui, aver le medesime costuman-
ze, esser gente senza timore e ben diversa dagli abitanti
dell'altre isole, i quali sono infingardi e non hanno altre
armi che la ragione .
Tutto questo dice l'ammiraglio, ed aggiugne, che avreb-
be voluto prendere alcuni di questi selvaggi. — Notò che ac-
cendevano un gran numero di fuochi, lo che praticasi an-
che nell'isola Spagnuola.
340 COLOMBO
Lnoedl, 14 geooaio
L'ammiraglio voleva inviare in questa notte a sorpren-
dere le abitazioni di questi Indiani per farne prendere alcuni,
credendo che fosser Cannibali ; ed averebbe ciò mandato
ad effetto ad onta dei violentissimi venti di levante e di
{(recale , e della grande agitazione del mare: ma alquanto
tempo dopo il levare del sole, i nocchieri videro a terra
una gran turba d'Indiani , in conseguenza di che T ammira-
glio ordinò alla scialuppa di trasferirvisi con delle genti
bene armate.
Appena la scialuppa fu giunta alla riva, tutti questi In-
diani vennero verso la poppa della medesima; parea che
fosser guidati da quello, che, il giorno avanti, era ve-
nuto sulla caravella , ed a cui il Colombo aveva fatto
qualche regalo . L'ammiraglio dice, che questa volta l'in-
diano veniva accompagnato da un re, dal quale aveva rice-
vuto alcune clave onde ne facesse dono agli stranieri della
scialuppa, in segno di pace e di sicurtà.
Il re, seguito da tre dei suoi, entrò nella scialuppa, e
tutti vennero alla caravella . L' ammiraglio fece recar da
mangiare a questi ospiti, biscotto e miele, e dette al re un
berretto di scarlatto, un pezzo di drappo dello stesso colore
ed alcune perle di vetro, e donò eziandio de'pezzi di drappo
rosso ai tre Indiani del suo corteggio . lire disse, che l'in-
domani recherebbe una maschera d'oro, assicurando che
era vene molto nel paese, come pure a Carib ed a Matini-
no. Il Colombo rinviò quindi a terra quest'Indiani, tutti
estremamente contenti .
In oltre, e' dice, che le caravelle facevano molta acqua
dalla chiglia, e lamentasi dei calafati, i quali le spalma-
rono malissimo a Palos, e tosto che s'avvidero chel'am-
PRIMO VIAGGIO 341
miraglio aveva riconosciuto le mancanze del loro travaglio,
e che volea costringerli a porvi riparo, se ne fuggiro-
no.— Ma ad onta della gran quantità d'acqua che le cara-
velle faceano, sperava,che il nostro Signore, cheinfinoa quel
ponto r aveva condotto, gli sarebbe di nuovo scorta colla
di lui bontà e misericordia , poiché sua divina Maestà
non ignorava quante mai traversìe e dispiaceri egli ebbe
a provare pria d'essere spedito dallaCastiglia, ove nessuno
non gli fu favorevole: — prescindendo da Dio perchè cono-
sceva il suo cuore, e dopo Dio, dalle Loro Altezze, qua-
lunque altro mostrossi a lui, senza alcun motivo, contra-
rio (1).
E intorno a questo proposito aggiugne : — « Le quali
* contrarietà sono la causa, che la real corona delle Al-
» tezze Vostre non possegga cento milioni di rendita di più
» che non ha, da che sono al servizio vostro, vale a dire
» da sette anni, che saranno compiti addì 20 del presente
» mese di gennaio (2); senza computare l'accrescimento
« e gli emolumenti d' ogni sorta che avrebber fruttato, e
» tutto cloche d'allora in poi sarebbero stati per produr-
» re; ma Iddio onnipotente porrà rimedio a tutto. »
Queste sono le sue precise parole .
Martedì, 15 geonalo
L'ammiraglio dicedi voler partire, perchè non guada-
gna più nulla a rimaner qui , attesi i disordini che hanno
avuto luogo: certamente e Wuol riferire al conflitto avve-
nuto cogli Indiani .
(1) Questo noD è rigorosamente vero (Vedi la mia VUa del Colombo, io
principio di questo voiume ) . Kimoccu
(2) Seguendo il conto dell' ammiraglio , egli 8arebt»e entrato al servizio del
re e della regina Cattolici addi 20 gennaio ìi86, Navasbeti
342 COLOMBO
Egli dice pure, d^ avere saputo in quest'oggi, che nei ter-
ritorio della Natività, cittadelle Loro Altezze, l'oro trovasi
in maggior abbondanza di quello che non credeva; che nel-
l'isola di Carib ed in quella di Matinino era molto rame;
che l'accesso ed il soggiorno in Carib presentavano delledif-
Gcoltà, perchè i suoi abitanti cibavansi di carne umana:
ma, soggi ugne, aver risolutod'andarvi, giacché di lì ov'era,
queir isola si vede, la quale d' altronde trovasi sulla via
eh' ci seguiva per tornare in Spagna. L' ammiraglio aggiu-
gne, che da Carib si trasferirà all'altra di Matinino, la
quale, dice, non è abitata che da donne, senza alcun uomo,
e finalmente, che veder voleva e luna e l' altra di queste
isole, e prendervi alcuni dei loro abitanti.
Intanto spedi la scialuppa a terra: ma il re di questa con-
trada non era peranche comparso, per essere, egli dice, la
sua città assai lontana; nondimanco, e'fece pervenire la sua
corona d'oro all'ammiraglio come aveva promesso.
Molli altri Indiani arrivarono con del cotone , del pane
e delle a/é»; tutti erano armati d'archi e difreccie. Dopo
che ebbeir barattata ogni cosa, quattro giovani vennero alla
caravella, e parvero dare sì buoni riscontri su tutte le iso-
le che alla volta di levante trovavansi, e sul car?mino stes-
so che l'ammiraglio volea seguire, che ei risolvè di menarli
seco lui in Castiglia .
Qui il Colombo nota, che gli abitanti di questa terra non
avevanonèferronèalcun altro cognito metallo; sebbene ei
soggiunga, che in pochi giorni non potè acquistare esatte
informazioni rispetto a questo paese , tanto per la difficoltà
del linguaggio, ch^ei non intendeva altro che per induzione,
quanto perchè gli abitanti non avevano potuto sapere in
un breve lasso di tempo quello che alor si chiedesse.
PRIMO VIAGGIO 343
E dice, che gli archi di questa gente sono grandi quanto
quelli di Francia e d' Inghilterra ; le freccie sono simili
alle zagaglie delle altre popolazioni innanzi vedute , e son
fatte di fusti di canna i più diritti, della lunghezza d'una
varrà e mezza o di due (l);essi v* adattano in cima un
piccol bastone acuto e circa un palmo e mezzo lungo, e
alcuni Gccano su questo bastone un dente di pesce , altri , e
questi sono il maggior numero, vi mettono dell' erba : — co-
storo non lanciano i colpi come nell' altre contrade, ma in
tal maniera , che le ferite da queste freccie cagionate non
arrecano la morte .
Trovarono in questa contrada gran quantità di finissimo
ed assai lungo cotone, e molti lentischi; e loro sembrò, che
gli archi , d' oro e di rame adornati , fossero fatti di legno
tasso. Trovaronvi pure molto aji^ che è il loro pepe, di mi-
glior pregio del nostro : ninno mangia senza il condimento
di quest'aroma, che trovano sanissimo: in un anno se ne
potrebbero caricare in quest'isola Spagnuola cinquanta
caravelle .
L'ammiraglio nota, che in questo golfo (2) riconobbe
molta erba, della medesima specie di quella che egli aveva
veduta quando venne a fare le sue scoperte ; per lo che cre-
de che esistano molte isole a levante in linea retta di quelle
che avea discoperte, tenendo per certo, che quest'erba ve-
geta ove è poca profondità e vicino alla terra: laonde sog-
giugne, che se così è, queste Indie son ben dappresso alle
isole Canarie; la qualcosa lo induce a credere, che desse ne
sieno distanti meno di quattrocento leghe.
(1) Dai quattro e mezzo Ano ai sci piedi di Francia. Vbrhbcil
(2) Il golfo di Samana . Marmogciii
344 COLOMBO
mercoledì, 16 gennaio
Tre ore innanzi giorno , egli parti dal seno che chiamò
golfo delle Freccie (1), prima navigando con un vento di
terra , poscia con quello di ponente, e volgendo la prua a le-
vante un quarto verso grecale , per recarsi , egli dice , al-
l' isola di Garib (2) , ove abitano le genti delle quali tottt
queste isole e tutti questi dintorni nutrono così grande spa-
vento, perchè dicesi che esse percorrono colle loro innume-
revoli canoe tutti questi mari , e mangiano gli uomini che
tolgono prigioni .
L' ammiraglio dice, che uno de' quattro Indiani, che ieri
avea presi nel golfo delle Freccie, gli aveva insegnato la via}
e che tutti insieme il fecero dotto , che dopo aver percorso
una distanza che giudicavano essere di sessantaquattro mi-
glia , vedrebbe la detta isola incontro a scirocco (3). E' volle
prendere questo cammino , ed ordinò di regolare al vento le
velejma tosto che ebbe fatte due leghe, si alzò un gagliardo
vento eccellente per ritornare in Spagna, e allora osservò,
che le sue genti incominciavano ad attristarsi quanto più eisi
scostava dal dritto cammino di quella contrada; e siccome
le due caravelle facevano molta acqua, altro soccorso loro
non restava che la speranza in Dio . Fu dunque obbligato
di abbandonare la via per cui procedeva , e sulla quale cre-
deva rinvenire la detta isola, e di riprendere la direzione di
grecale un quarto verso levante, che conduceva diretta-
ci) Sospetto che questo sia il Golfo di Samaria, o\e la luna ed il Como,
fiumi considerevoli dell' isola Spagnuola , sboccano nel mare . Las Casas
Questo è 11 golfo di Samaria, ove ba la sua imboccatura il fiume Yuna,
Navariete
Vedi la nostra mappa di Haiti . Marmocchi
(2) Isola di Vorto Ricco ( Pucrto Rico ) . Navaiuietb
(3) In questa situazione V ammiraglio era distante trenta leghe da Porio
Micco, Navaaistb
PRIMO VIAGGIO 345
mente in Spagna ; e fece a quella volta, fìno al tramonto
del sole , quarantotto miglia , che equivalgono a dodici le-
ghc.
GV Indiani gli dissero, che in quella direzione troverebbe
l'isola di Matinino, la quale non h abitata, secondo il lor
sentimento , che da femmine, senza uomini • L' ammiraglio
avrebbe ben voluto trovarla , per condurre , egli dice , al
re ed alla regina Cattolici , cinque o sei delle donne che
r abitavano ; ma sospettava che gì' Indiani ne conoscessero
il vero cammino, e dubitava di potervisi fermare a causa
del cattivo stato della caravella •
Per altro, ei dice, che era certo dell' esistenza di que-
st' isola, nella quale, in una data epoca dell'anno gli uomi-
ni dell'isola di Carib andavano a visitarne le abitantrici: ed
aggiugne, che se elle davano alla luce un maschio lo invia-
vano all'isola degli uomini, e se una femmina, presso di
esse la ritenevano. — L'ammiraglio dice inoltre che que-
ste due isole non dovevano esser lontane più di quindici in
venti leghe dal luogo da cui egli era partito, e che credeva
che esse fossero a scilocco , e che gì' Indiani non seppero
insegnargli la via da tenersi per arrivare alle medesime.
Dopo aver perduto di vista il capo dell' isola Spagnuola
die nominò San Theramo (1) , il quale era distante da lui
sedici leghe alla volta di ponente , egli ne fece dodici a le-
vante un quarto verso grecale , con un bellissimo tempo .
(I) lu credo, che questo capo di San Theramo sia certamente quello ctie
al presente è detto capo del Engano (capo dell'Inganno). Las Casas
Il capo di San Theramo deve essere quello di Samana , posto ali* estre-
miti orientale della penisola di questo nome ; il quale , nella direzione presa
dall' ammiraglio , era quello che ei lasciava a ponente. Navarrbtb
I. 44
346 COLOMBO
CiloTedì, 17 gennaio
Ieri, al tramonto del sole, il vento alquanto si calmò; sino
alla fine del primo quarto l'anuniraglio capovoltò appresso
a poco quattordici volte le ampollette (1), ch'erano di mez-
z'ora o un po' meno di tempo per cadauna, e filò quattro mi-
glia per ora, lo che forma ventotto miglia. Quindi soUevos-
sl un vento assai forte, che durò per tutto il secondo quar-
to , cioè pel tempo di dieci ampollette : dopo queslo quarto
ne passarono sei altre : percorse , in questo intervallo , fino
al levare del sole , otto miglia l' ora, cosicché fece in tutta
la notte ottantaquattro miglia , o ventuna lega , a grecale
un quarto verso levante : fino al tramontare del sole fece
quarantaquattro miglia a levante , cioè undici leghe .
Qui un noddi volò verso la caravella, e fu ben tosto se-
guito da un altro.
Videro eziandio molt' erba, di quella che cresce nel ma-
re (2) .
¥enerdl , 18 gennaio
In questa notte l'anuniraglio navigò a levante un quarto
verso scilocco, spinto da debil vento, col quale non pertanto
fece quaranta miglia, cioè dieci leghe; e procedendo quindi
a scilocco un quarto verso levante, fece, fino al sorger del so-
(1) Diconsl ampollette due piccole bocce coniche di vetro, che sono alle
loro sommiti ermeticamente congiunte, una delle quali è ripiena di Bnlsslma
polvere, la quale passa a poco a poco nell'altra, e cosi alternativamente: questa
macchinetta chiamasi anche orluolo a polvere , ed è specialmente adoperato
per misurare il tempo a bordo del bastimenti .
Nota estratta dal Dizionario di Marina, del vice ammiraglio Willaumez.
ROQUITTB
(2) Bran prossimi ad un basso fondo dal quale passarono distanti quattro
leghe, lasciandolo a mezzodì . Navaiute
PRIMO VIAGGIO 347
le, trenta altre miglia, ovvero sette leghe e mezza. Dalla
levata del sole infino alla sera, navigò, con più o meno fie-
voli venticelli, ora incontro a levante grecale , ora a gre-
cale, ed ora a levante 3 talvolta girò la prua a settentrione ,
tal' altra al quarto di greco, alcune fiate a settentrione gre-
cale: e computando i tragitti fatti in queste varie dire-
zioni l'uno peli' altro, stimò di aver fatto sessanta miglia,
che equivalgono a quindici leghe .
Comparve sul mare poca erba ; ma l' ammiraglio dice ,
che ieri le onde bulicavano di tonni, e fu di parere, che di
là andassero nelle tonnare del duca di Gonil e di Cadice. —
Un pesce che s' appella fregata ( rabtforcado ) (1), il quale
girò in prima attorno alla caravella e prese poscia la dire-
zione di austro sci locco, fece credere all' ammiraglio , che
fossero in quei dintorni alcune isole ; al qual proposito ei
dice, che l' isola di Garib, quella di Matinino e molte altre,
erano certamente a levante scilocco della Spagnuola. (2)
Sabato, 19 gennaio
Le due caravelle corsero in questa notte cinquantasei
miglia a settentrione un quarto verso grecale , e sessanta-
quattro a greco un quarto verso tramontana •
Dopo il sorger del sole l' ammiraglio veleggiò a grecale
spinto da gagliardo vento di levante scilocco ; quindi prese
i! rombo del quarto di settentrione , e filò circa ottanta-
quattro miglia , che formano ventuna lega .
(1) È qui 5enza dubbio un errore nel nuinoscriUo dell' ammiraglio o nelle
copie che ne sono sUte falle . Leggesi in quesU documenli la foce pegeado ,
ma non si conosce alcun pesce dello rabiforeado, e ul vocabolo signiOca fre-
gata^ che è un uccello marino . YaRriBDiL
(2) Presemi quello che realmente era ( Vedi la nostra Carta delle Grandi
e Piccole Antille, appositamente disegnata par la maggiore Intelligenza di
questa opera ). Marmocchi
348 COLOMBO
Videro il mare popolato di piccoli tonni ^ e presenta-
rousi al loro sguardo dei noddi, dei paglia in coda 9 e delle
fregate •
Domenica, 90 gennaio
In questa notte il vento si calmò , ma di tratto in tratto
sofTiava a rafltehe (1)^ e fecero in tutto venti miglia incontro
il greco. Dopo la levata del sole fecero undici miglia verso
scilocco j e poscia alla volta di settentrione grecale trenta
sei miglia , che equivalgono a nove leghe : — videro un' in-
finità di piccoli tonni •
L'ammiraglio notò, che l'aere era dolce e soave quanto
a Siviglia nei mesi d' aprile e di maggio . U mare , egli
soggiugne, era j la Dio mercè, sempre buono ed unito . —
Videro in gran quantità fregate , procellari screziati e motti
altri volatili .
Lunedi, 91 gennaio
Dopo il tramonto del sole, le caravelle volsero le prode
alla volta di settentrione un quarto verso grecale, spinte dai
venti di levante e di grecale e fino alla metà della notte
filarono otto miglia per ora , lo che forma all' incirca cin-
quantasei miglia • Quindi presero il rombo del settentrione
grecale, e, percorrendo sempre otto miglia 1' ora, fecero
in tutta la notte cento quattro miglia a settentrione un
quarto verso grecale.
Quando il sole fu alto V ammiraglio veleggiò a setten-
trione grecale collo stesso vento d'oriente, che talvolta
(1) Ifeir originale è scrìtto : ventata unoi baUos ; Il Navarrete e di ptie-
re, che quest' ultima voce vi sia Impiegata invece di ràfagoi , che signifiai
so/fio momentaneo di vento furioso , e abbiamo tradotto a tenore di tale
Qssenazlone . Roqukttb
Noi segnimmo quell' esempio . Marmoccbi
PRIMO VIAGGIO 349
girava al quarto del grecale^ e fece, nelle undici ore di
giorno, ottantotto miglia , equivalenti a vratunalega, non
computandone una, che fu perduta per tener' dietro alla
caravella Pinta , alla quale egli abbordò per conferire con
Martino Alonso Pinzon •
Trovò l' aere freddissimo , ed aspettavasi , egli dice , di
rinvenirlo ciascun giorno eziandio più freddo, a misura che
le navi procedevano varso il Settentrione, ed anche perchè
il ristringimento del globo rendeva le notti più lunghe (1).
Molti paglia in coda , gran quantità di procellari scre-
ziati, ed altri uccelli volarono intomo alle navi j non fu però
veduta altrettanta copia di pesci , pw esser quivi , al dire
dell' ammiraglio, V acqua più fredda . — Videro pure mol-
ta erba.
martedì, 99 geiunaio
Ieri , dopo il tramontare del sole , navigarono a setten-
trione grecale con vento di levante , che girava di tanto in
tanto a scilocco ; e fecero otto miglia l' ora nel tempo di
otto ampollette, tre delle quali pria che cominciasse il quar-
to, e cinque nel tempo di esso: in tal guisa camminarono
per settantadue miglia , che formano diciotto leghe. Fecero
quindi , nel tempo di sei ampollette , altre diciotto miglia
circa, a greco un quarto verso settentrione; nel tempo delle
quattro ampollelte del secondo quarto filarono a grecale
sei miglia V ora , che formano tre leghe . Dopo questo tra-
gitto presero il rcnnbo di levante grecale , sul quale fecero
(I) Sembra che con queste espresslooi il Colombo abbia voluto iDdicare
la diminuzione progressiva dei raggi dei cerchi paralelli all'equatore, a mi-
sura che ci 8' avvicina al polo. Forse questo grande navigatore, che si trovava
nel Nuovo Mondo nel mese di gennaio , suppose cansa del freddo quello che
rende le notti più lunghe, e necessariamente allora i giorni più frlf^di .
RoqOBTTE
350
COLOMBO
fino al sorgere del sole , nel tempo di undici ampollette •
sei leghe (1) Torà , che equivalgono a sette leghe; pro-
seguendo sempre sul rombo di levante grecale, fino alle ore
undici del mattino , filarono trentadue miglia ; ma in quel
punto cessò il vento, e non procedettero più oltre in- que-
sta giornata .
GÌ' Indiani nuotarono per diporto • — I nocchieri vi-
dero dei paglia in coda e gran quantità d'erba.
Mercoledì, M gennaio
Avvennero in questa notte molte variazioni di vento:
l'ammiraglio dice, che dopo aver fatti tutti i tentativi e
prese tutte le precauzioni che ai buoni marinai per dovere
si convengono , lasciò che le navi filassero in questa notte ,
alla volta di grecale un quarto verso settentrione, ottanta-
quattro miglia, che formano ventuna lega .
Soventi volte l' ammiraglio aspettò la caravella Pinta per-
chè mal procedeva alla bolina e poco servivasi del trin-
chetto (2) , per non esser più buono l' albero d' avanti : e
soggiugne , che se il capitano della medesima, cioè Martino
Alonso Pinzon , avesse avuto tanta cura a provvedersi d'un
(i) Qui é nel lesto un errore di calcolo : poiché ciascuna ampolletta, mi-
surando , come glÀ dicemmo , il tempo di mezz' ora , anche supponendo che
debba leggersi sei miglia l'ora in cambio di sei leghe, che è palpabile, errore,
resulta, che nelle cinque ore e mezza le navi dovettero Giare trentatrè miglia
le quali , a quattro per lega , come contava il Colombo , formano otto leghe
ed un quarto, e non sotte. Navarkstb
(2) Bolina» e la manovra che serve per tirare le vele verso prua : e on-
dare di bolina , o alla bolina , vuol dire navigare con vento obliquo e tenere
le vele stese verso prua aflBnchè portino meglio il vento . — Trineheito poi é
il nome dell' albero piantato a perpendicolo sul davanti della nave ; ed anche
il nome della vela quadra inferiore , portata dallo stesso albero . Marmocchi
PRIMO VIAGGIO 351
buon albero Delle Indie, ove eranvene tanti e bellissimi,
quanta n* ebbe a separarsi dall' anuniraglio nella speranza
di riempier d' oro il suo bastimento , V averebbe rimesso
in buono stato.
Videro gran quantità di paglia in coda e molt'erba. II
cielo in questo dì mostrossi fosco ovunque , sebbene an-
cora non fosse piovuto ; ma il mare era sempre, grazie in-
finite ne sieno rese a Dioj liscio ed unito come l' acqua di
una riviera .
Dopo la levata del sole navigarono per una certa parte
del giorno nella linea retta del grecale, e sulla quale fila-
rono trenta miglia, che formano sette leghe e mezza; nel
resto della giornata presero il rombo di levante grecale,
nel quale fecero altre trenta miglia, che formano sette le-
ghe e mezza .
CiloTedì , 94 gennaio
In tutta questa notte, a causa delle molte variazioni del
vento che sopravvennero , le due navi fecero , alla vol-
ta di grecale, quarantaquattro miglia > ovvero undici le-
ghe ; dal sorgere al tramonto del sole filarono, alla volta di
levante grecale , quattordici leghe .
¥enerdl, 95 gennaio
Navigarono una parte di questa notte a levante grecale
pel tempo di tredici ampollette, nel corso del quale fecero
nove leghe e mezza; quindi filaron sei miglia a settentrione
grecale •
Dopo la levata del sole, la calma che sopravenne non per-
mise loro di fare in tutto il dì più di ventotto miglia , alla
volta di levante verso grecale, vai a dire sette leghe*
353 COLOMBO
I marinai uccisero una tonina (1) ed un pesce cane smisu-
rato, e V ammiraglio dice che ne avevano gran bisogno ,
perchè loro non restava da mangiare altro che pane 9 vi-
no, ed aie delle Indie.
Sabato , 98 gennato
Le due caravelle fecero in questa notte, alla volta di le-
vante un quarto verso scilocco, cinquantasei miglia 0
quattordici leghe; e dopo sorto il sole navigarono ora a le-
vante scilocco ed ora a scilocco, e fecero fino alle ore un-
dici della mattina altre quarantaquattro miglia .
Quindi l'ammiraglio fece girare di bordo, e ordinò di
mettere in ralinga (2) , e fino a buio le navi fecero, nella
direzione settentrionale, ventiquattro miglia, che formano
sei leghe.
DaaMBlea, 517 gennaio
Ieri, dopo il tramontare del sole navigarono a greco, a
settentrione, e a settentrione un quarto verso grecale e fe-
cero ai^iNresso a poco cinque miglia P ora, ciò che in tredici
ore forma sessantacinque miglia o sedici leghe e mezza .
Dal sorger del sole infino a mezzodì, fecero, alla volta di
grecale, ventiquattro miglia o sei leghe ; e da mezzodì fino
al tramonto percorsero tre leghe incontro al levante gre-
cale .
(1) Vedi la Dota del barone di Cuvier, inserita atla giornata di lunedi 17
settembre, di questo primo viaggio . Boqvvttb
(2) Mettere U vele in raiinga , oggi signiGca disporle in modo , che II
vento più non agisca nel corpo di esse , ma strisci lungo la loro superficie,
por cui la nave riDMoe quasi Immobile : ma II rimettere in raUmga « 4el
Colombo , vaie a quanto sembra boUnare, manovra adattata per far guada-
gnare il sopra vento ad ima nave. BlAMnocBi
PRIMO VIAGGIO 353
Lunedì 9 98 gennaio
Navigarono tutta la notte a levante grecale , e fecero
trentasei miglia o nove leghe j dal sorgere fino al tramon-
tare del sole non trascorsero che venti miglia, vale a dire
cinque leghe, nella stessa direzione.
L'aere era dolce e temperato; videro dei paglia in coda,
de' procellari screziati e molt'erba.
martedì, 99 gennaio
L'ammiraglio continuando a navigare a levante grecale,
fece nella notte, con vento d'austro e di libeccio, trentanove
miglia o nove leghe e mezza ; in tutta la giornata non
fece che otto leghe •
L' aere era così temperato come in Gastiglia nel mese
d'aprile, ed il mare unitissimo.
Alcune orate guizzarono a bordo delle navi.
Mereoledì, SO gennaio
In tutta la notte non fecero meno di sette leghe a le-
vante grecale 3 e durante il giorno veleggiarono ad austro
un quarto verso scilocco pel tratto di tredici leghe e mezza.
Videro dei paglia in coda, gran quantità d'erba, e mol-
titudine di tonni ( tontnas) .
Giovedì, SI gennaio
In questa notte le due caravelle volsero le prode a set-
tentrione un quarto verso grecale, e fecero in tal direzione
trenta miglia*, quindi ne corsero trentacinque dritto a
grecale: in tutto sedici leghe e un quarto (1). Dallo spuntar
(I) L'originale spagnuolo non segna che sedici leghe, ciò che evidente-
mente è un errore del manoscritto 0 del copista . Roqubttb
i. 45
554 COLOMBO
del giorno infino airentrar della notte percorsero alla i^dta
di grecolevante un tragitto di tredici leghe e mezza .
Videro dei paglia in coda e de' procellari screziati .
Tenerdl, 1 febbraio
In tutta questa notte navigarono verso levante grecale, e
la distanza percorsa fu di sedici leghe e mezza; anche nella
giornata seguirono la stessa direzione e corsero ventinove
leghe ed un quarto .
Il mare, la Dio mercè ^ era sempre placidissimo.
Sabato, 3 febbraio
In questa notte fecero verso grecolevante quaranta miglia
o dieci leghe ; e nella giornata corsero collo stesso vento
in poppa sette miglia l'ora, di modo tale che trascorsero
in undici ore settantasette miglia, che equivalgono a dician-
nove leghe ed un quarto .
L'aere è dolce , dice l'ammiraglio, ed il mare, graxie
Steno rese a Dio , bello, unito e tanto coperto di erba , che
se non si fosse conosciuto, poteasi credere di correre su
delle secche.
Videro dei procellari screziati .
Domenica, S febbraio
Navigando con vento in poppa e mare unitissimo, i no-
stri nocchieri fecero in questa notte , grazie a Dio , venti-
nove leghe .
La stella del settentrione parve all'ammiraglio tanto ele-
vata come al capo di San Vincenzo in Portogallo: e' non
potette prendere l' altezza del sole , ne coli' astrolabio, né
col quarto di riduzione o quadrante , perchè l' onda assai
alta non gliel permise .
PRIMO VIAGGIO 3S5
Finché fu giorno le navi continuarono il loro cammino
verso grecolevante , e, a dieci miglia per ora, fecero ven-
tisette leghe e mezza, in undici ore.
Lucdì , 4 ffcMipato
La squadra navigò in questa notte a grecale un quarto
verso levante, filando talvolta dodici miglia l'ora, e tal altra
dieci; di maniera tale che ella percorse una distanza di cen-
to trenta miglia , che formano trenta due leghe e mezza .
Il cielo era nebulosissimo, grave e piovoso , e l'aere al-
quanto freddo; ciò che fece dire all'ammiraglio : so d* es*
sere ancora lontano dalle isole Azzore.
Dopo la levata del sole egli ordinò di cambiare direzione,
e di volgersi alla volta di levante • — In tutta la giornata
corsero settantasette miglia, o diciannove leghe e un quarto.
martedì , S febbraio
Tennero in questa notte leprodedrìtteadorienteperun
tragitto di cinquanta quattro miglia , che fanno tredici le-
^e e mezza; e nella giornata filarono dieci miglia per ora ,
lo che, in undici ore, fanno centodieci miglia o venti sette
leghe e mezza .
Videro volare de' procellari screziati, e galleggiare sulle
acque alcuni piccoli bastoni , segni certi di terra vicina .
Hercolcdi , • febbraio
In questa notte navigarono a levante, e, a undici miglia
per ora, fecero, nelle tredici ore di buio, cento quaranta tre
miglia , cioè trentacinque leghe e un quarto . Videro molti
volatili , frai quali gran numero di procellari screziati .
Nel giorno filarono quattordici miglia l'ora, cosicché nel
corso di tutta questa giornata percorsero centocinquanta-
3fi8 COLOMBO
quattro miglia , o trentotto leghe e mezza: —in tutto, tn
notte e giorno , trascorsero circa settantaquattro leghe.
Vicente Anes (1) disse, che secondo i suoi computi la
flotta aveva questa mattina l'isola di Flores a settentrione,
e quella di Madera a levante: e il Roldano disse pure, che
lasciava a settentrione grecale risola diFayalo di San Gre-
gorio e quella di Porto Santo ad oriente (2) •
Videro molt' erba .
CitoTedì, 7 febbraio
Tutta la notte navigarono a levante , correndo dieci mi-
glia Torà, Io chc^ in tredici ore, forma centotrenta mi-
glia o trentadue leghe e mezza. Nel corso del d\, non fecero
che otto miglia Torà, vale a dire ottantotto miglia, o ven-
tidue leghe , in undici ore .
In questa mattina l' ammiraglio riscontrò di esser di-
stante settantacinque leghe ad ostro dall' isola di Flores j
ed il piloto Fedro Alonso , navigando a borea passò fra la
Terzera e l'isola di Santa Maria (3), e navigando a levante
passò sopravvento all' isola di Madera dodici leghe 'dalla
parte di settentrione .
I marinari videro deir erba , ma diversa da quella che
avevano precedentemente trovata, e simile piuttosto a quel-
la che cresce in abbondanza alle isole Azzore; quindi ne
vider nuovamente di quella che aveano veduta quando an-
davano in traccia delle Indie .
(1) Qui dovrebbe dire TcSiez, Nayakmti
(2) Le Isole Flores, e Fayal o San Gregorio attengono all'arcipelago delle
Azore in mezzo all'Atlantico; quelle di Madera e di Porto Santo sono Tlcine
alle Canarie o Isole Fortunate, dalla parte delle coste Africane. -^ (Vedi la
mia Carta delV Oceano Atlantico Settentrionale » inserita in quest'opera) .
lM[ÀRlfOCCBl
(3) Due delle isole Azore , BlARiioccai
PRIMO VIAGGIO 357
Tenerdl , 8 ffeMiraio
La squadra non fece in questa notte che tre miglia per
ora; prima segui per un momento la direzione di le?an«
te , poscia prese il rombo di scilocco un quarto verso le-
vante; ed in tutta la notte fece dodici leghe: — ma dalla le-
vata del sole infino a mezzogiorno non camminò che ven-
tisette miglia, ed altrettante da queir ora Quo alla notte : in
tutto tredici leghe e mezza incontro ad austro scilocco .
Sabato, 9 feMiralo
Al soprastar della notte, continuarono a dirigere la prua
ad austro scilocco , e tanto in questa direzione , che in
quella di ostro un quarto verso scilocco, non fecero che
tre leghe: quindi navigarono alla volta di grecale, nella
qual direzione fino alle ore dieci del mattino trascorsero
cinque leghe; e da quest'ora infino a notte, fecero nove le-
ghe alla volta di levante .
Domenica, 10 febbraio
Dopo il tramonto del sole , diressero la prua per tutta la
notte alla volta di levante , e fecero cento trenta miglia
equivalenti a trentadue leghe e mezza ; dalla levata infino
al tramonto del sole , filarono nove miglia V ora , cosicché
ne percorsero in undici ore novantanove , che formano
ventiquattro leghe e mezza e un quarto . Nella caravella
dell* ammiraglio , Vincenzo Yanes e li due piloti Sancho
Ruiz e Fedro Alonso Nino puntarono (1) la carta insieme
(I) Puntare la carta , ruol dire segnar sulU carta marina il ponto dove si
trova il bastimento; la quale operazione si eseguisce quasi sempre oeirora
di mezzodì . MAjtMoccBi
358 COLOMBO
col Roldano , e tutti oltrepassarono sulla loro mappa molto
al dilà delle isole Azzore a levante , e, navigando a setten-
trione , ninno di essi non incontrava V isola di Santa Maria
che è r ultima delle Azzore , ma n' erano al contrario ap«
presso a poco cinque leghe più oltre , nel mare dell' isola
di Madera odi quella di Porto Santo. Ma l'ammiraglio sa-
pea di essere molto sviato dal suo cammino trovandosi di
gran lunga indietro di essi , poiché in questa notte e' lascia*
va r isola di Flores a settentrione , andava a levante nella
direzione di Nafe nelP Affrica , e passava al vento o so-
pravvento dell' isola di Madera, dalla parte di settentrione,
a (1) leghe ; di guisa tale che a-
dunque, questi piloti credevano di essere, secondo i loro
calcoli , circa cento cinquanta leghe più vicini alla Castt-
glia di quello cheavea computato l'ammiraglio. Egli dice^
tosto che scoprirassi terra, a Dio piacendo, saprassi allo-
ra chi più giusto abbia calcolato ; e soggiugne, che alla sua
dipartita dall'isola del Ferro, avea trascorse dugento set-
tantatrè leghe pria di scorgere le prime erbe .
Lnnedl, 11 febbraio
In questa notte Alarono dodici miglia l'ora nella stessa
direzione, laonde fecero infino al giorno trentanove leghe;
e nel corso della giornata sedici e mezza.
L' anuniraglio vide molti uccelli , ciò che V indusse a
credere di non esser lungi dalla terra .
IHarledI , 19 febbraio
L' ammiraglio camminò a levante , e non filò in questa
(1) Qui è neir originale una simile lacuna. Nat arasti
PRIMO VIAGGIO 359
notte che sei miglia P ora, e fino all'apparire del giorno ne
fece settantatrè, che equivalgono a diciotto leghe e un quar-
to • — Qui incominciò a trovare il mare agitato, e provare
la burrasca; e dice , che se la sua caravella non fosse stata
molto buona ed in ottimo stato , egli avrebbe temuto di
perire. — Durante il dì e' corse da undici in dodici leghe,
ma con molta pena e circondato da un' infinità di perigli .
Hercoledi, IS febbraio
Dal tromontare del sole infino al soprastar dell' aurora
l'ammiraglio dovette lottare contro l' impetuosità dei ven-
ti, e le onde di un grosso mare agitato dalla tempesta.
Balenò per tre volte a settentrione grecale , e dice questo
esser l'annunzio di una grande tempesta che dovea venire
da quella parte o dalla parte opposta . Camminò la mag-
gior parte della notte senza vele; quindi le apri alquanto ,
e fece circa cinquantadue miglia, o tredici leghe. Nel cor-
so del giorno il vento un poco calmò , ma qiundi diven-
ne più impetuoso di prima , il mare si fece spaventevole ,
e le onde , che incrociavansi , agitavano i navigli in mo-
do veramente pauroso. Così fecero da cinquantacinque mi-
glia , o tredici leghe e mezza .
CitoTcdl, 14 febbraio
In questa notte il vento aumentò, e le onde divennero
spaventevoli ; le procedevano da due opposte parti, cosicché
incrociavansi e facevano vacillare nel suo canunino il na-
viglio , che non poteva ne andare innanzi né uscire di mez-
zo ad esse ; e siccome continuamente venivano a rompersi
sul suo bordo , l' ammiraglio fece per quanto era possibi-
le, calare la vela maestra, perchè ella non producesse al-
tro effetto che quello di ritrarre la nave di mezzo ai flut-
360 COLOMBO
ti. Camminò in questo modo per tre ore, e fece venti mi-
glia: ma il mare vie maggiormente ingrossava, il vento
diveniva ognor più violento; cosicché veggendo il periglio
tanto imminente e' diessi in balia della procella non sapi-
do qual altro partito prendere. — Allora la caravella Pin-
ta, comandata da Martino Alonso Pinzon, fece lo stesso:
ma ben presto V ammiraglio la perdette di vista sebboie
in tutta la notte egli le facesse dei segnali ai quali la corri-
spose probabilmente fino a che non fu impedita dalla forza
della tempesta , e dalla distanza in cui trovosst dalla nave
ammiraglia ; la quale nella presente notte corse cinquanta-
quattro miglia a greco un quarto verso levante , Io che for-
ma tredici leghe e mezza.
Dopo la levata del sole , la veemenza del vento fecesi
maggiore , e T agitazione del mare ancor più terribile •
L'anuniraglio teneva sempre la vela maestra molto bassa,
e aperta tanto quanto bastasse perchè il vascello uscir po-
tesse di mezzo ai flutti , che lo coprivano nell' incrocic-
chiarsi e minaccia vanlo di sommersione. L* anuniraglio pre-
se da principio la direzione di grecolevante, e girò poscia al
quarto fino a grecale; e navigando circa sei ore in tal dire-
zione, fece sette leghe e mezza.
Ordinò che fosse tratto a sorte un pellegrinalo per
Santa Maria della Guadalupa, nel quale le sarebbe portata
una candela di cera di cinque libbre; e volle che tutti faces-
sero voto, che quello su cui caderebber le sorti compirebbe
il detto pellegrinaggio: — a tal uopo e' comandò, che gli
fosser recati tanti ceci quante erano le persone nel navi*
glio, di segnarne uno con una croce fattavi sopra col coltel-
lo, di porli quindi tutti in una borsa e di ben mescolarli .
Il primo a porvi dentro la mano fu l'ammiraglio, U
quale estrasse il cece segnato colla croce , cosicché cadde
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PRIMO VIAGGIO 361
I
SU lui la sorte, e d'allora io poi e' riguardossi qual pellegrino i
obbligato di sciogliere il voto che tutti insieme aveano fat- !
to. — Trassero le sorti una seconda volta per un pellegri-
naggio alla madonna di Loreto, cheènella Marca d'Ancona,
parte degli Stati del papa : è questi un luogo ove la Santissi-
ma Vergine ha fatti e fa ancora molti e grandi miracoli . Le
sorti essendo questa volta cadute sur un povero marinaio
del porto di Santa Maria, chiamato Fedro di Villa, Tamnà-
raglio promise di fornirgli il danaro necessario alle spese di
questo pio viaggio.— Volle che un altro pellegrino andasse a
vegliare una notte a Santa Chiara di Moguer, e a farvi cele-
brare una messa ; laonde furono per tal effetto imborsati nuo- !
vamente i ceci, e non vennero eccettuati que' eh' erano stati
favoriti dalla sorte ne' due antecedenti voti . Anche questa
volta ilcece colla croce fu estratto dall' ammiraglio ; il quale
fece poscia, unitamente a tutto il suo equipaggio, il voto so-
lenne, che nella prima terra ove ponessero il piede , ande-
rebbono tutti in camicia e processionalmente a fare una
preghiera in una chiesa sotto gli auspici della Madonna •
Oltre questi votigenerali, o fatti in comune, ciascuno facea
particolarmente il proprio, perchè ninno credeva di potere
scampare da questa tempesta; la quale era così paurosa, che
tutti riguardavansi come perduti : — e quello cheancorpiìi
aumentava il pericolo, si era che il vascello mancava di za-
vorra (1), perchè il consumo dei viveri , dell' acqua e del vi-
no aveva molto scemato il suo carico. La speranza nella du-
rata di un tempo cosi bello come quello che aveano avuto
(1) Chiamasi zavorra , quella materia pesante, sia pietra, ghiaia, sabbia ,
ferro, ce., che si pone nel fondo della stiva delle navi, per farle immergere
Ano al punto opportuno nell'acqua, e abbassare il loro centro di gravità, onde
acquistino la stabilità necessaria sulle acque, facendo equilibrio collo sforzo del
vento nelle vele . Mabmoccui
I- 46
362 COLOMBO
in tutte le isole descritte, fu cagione che T ammiraglio non
provvedesse il suo naviglio della necessaria zavorra • D* al-
tronde il suo progetto era di farla caricare neir/50/a delh
Donne (1), ove da prima egli avea risoluto di trasferirsi •
Il rimedio da lui usato in questa circostanza, fu di fare em-
pire d'acqua di mare, al più presto possibile, le botti vuote
nelle quali era stato il vino e V acqua da bere ; laonde il siale
per questo espediente fu riparato .
Qui Tammiraglio enumera le cause, che toglievangli il ti-
more, che il Signor nostro permettesse eh' egli fosse vittima
di questa tempesta; e quelle che gli facevano sperare, che Id-
dio gli sarebbe in aiuto, e farebbelo giungere sano e salvo in
Castiglia, affinchè le importanti notizie che recava al re ed al-
la regina Cattolici non si perdessero con lui. Ma il vivo desi-
derio che aveva d'essere il latore di cosi grandi nuove, e di
mostrare che tutto ciò che avea detto s'era confermato, e die
tutto quello onde egli s* era preso V assunto di scoprire avea
realmente scoperto , pareva che contribuisse , invece, ad
inspirargli il maggior timore di non potérvi pervenire • Egli
stesso confessa, che ogni moscerino che gli passava davanti
agli occhi bastava per molestarlo e porlo in agitazione ,
ed attribuisce questa sua debolezza alla poca fede ed alla
mancanza di rassegnazione nella Provvidenza Divina •
D'altronde rianimavasi ripensando ai favori che Iddio gli
avea ognor compartiti, accordandogli un trionfo così gran-
de come quello che avea riportato pella scoperta di tutto ciò
eh' avea proposto , coli' appagare ogni suo desiderio , e con
volere, che dopo tanti infortuni in Castiglia e contrarietà nel-
le sue sollecitazioni, finalmente le sue dimande fossero sta-
te esaudite, e le sue speranze non solo soddisfatte ma ezian-
(I) Questa è l'Isola di Martinino antecedentemente citata. Màrmoccbi
PRIMO VIAGGIO 363
dio sorpassate. Finalmente, siccome pria d' aver diretto tut-
ta la sua spedizione inverso la maggior gloria di Dio, e avanti
diaverlacondotta a fine, questo Sovrano Signore di tutte le
cose avealo esaudito, e gli avea accordata ogni sua dimanda,
ora ei doveva credere che salverebbelo per compiere V ope-
ra a cui avea dato incominciamento. Ed aggiunge, che poi»
che Iddio avealo liberato nell'andare, quando avea più cau-
se di temere, per le sofiferenze ed i tormenti che glifaceano
provare i suoi marinai ed il suo equipaggio , perchè tutti
di comune accordo eran risoluti di retrocedere e sollevar-
si contro di lui, giungendo per fino alle minaccio; e poi-
ché r eterno Iddio gli avea data la forza e la magnanimità
di cui abbisognava, l'avea sostenuto solo contro di tutti, ed
avea operato in lui ed in suo favore tante meraviglie in que-
sto viaggio , oltre di quelle che le Loro Altezze avevano sa-
pute dalle genti della loro corte, dovea sperare che questo
medesimo Dìo potente, non lo abbandonerebbe ancora. —
Per le quali ragioni, egli conchiude, non avrebbe dovuto
temere la presente procella: ma, soggiugne, la sua debolezza
e le sue angoscie non gli lasciavano un momento di calma.
Dice inoltre , che quello cui davagli maggior pena , era
il timore di lasciare orfani i due figli , che aveva a Cordova,
ove facevano i loro studi (1) : privi di padre e di madre ,
in terra straniera, che sarebbe stato di essi? — poiché il
re e la regina , ignorando i servigi che egli avea a loro resi
in questo viaggio, e le felici novelle che loro recava, non
sarebbero obbligati da alcuna considerazione a proteggerli.
Pieno di questo pensiero , cercò i mezzi per far conoscere
alle Loro Altezze la vittoria che il Signore gli avea concesso
(1) Sono questi Diego e Fernando Colombo, giovanetti, che il padre loro lasciò
in Spagna, ove adempievano le Incombenze di paggi presso II principe don
Giovanni, quando l'ammiraglio intraprese 11 suo secondo viaggio. — Nàtàrrbtb
364 COLOMBO
di riportare , col fargli trovare nelle Indie tutto ciò che era
lo scopo del suo viaggio', e di far loro sapere che quei mari
sono esenti dalla tempesta , lo che è provato, egli dice, dal-
l' erba e dagli alberi che vegetano per sino nell'onde. A
tal eOetlo, ed affinchè, scegli dovea perire in questa tempe-
sta , il re e la regina Cattolici avessero le nuove del suo
viaggio, egli prese una cartapecora, vi scrisse sopra tutto
ciò che potè intorno alle scoperte che avea fatte, e vi pregava
instantemente colui che la ritrovasse , chiunque si fosse, di
portarla al re ed alla regina . Involse questa cartapecora
in un gran pezzo d* incerato , chiuse ermeticamente questo
pacchetto, legollocon doppi nodi, e fattosi recare un gros-
so balire di legno ve lo pose dentro , senza che alcuno dei
suoi compagni comprendesse quello che ei faceva, e quindi
lo fece gettare neir onde: — tutti furon di parere che egli
adempiesse con ciò ad un qualche atto di devozione .
Le piogge dirotte , e le raffiche che sopravennero qual-
che tempo dopo, cambiarono il vento, che girò dalla parte
di ponente; cosicché e' potè prenderlo in poppa , e navigare
in questo modo per cinque ore colla sola vela di trinchetto,
il mare essendo tuttora immensamente agitato ; in appres*
so e' fece due leghe e mezza alla volta di grecale : avea
calato l'albero della gran vela di gabbia, temendo che
un'ondata non lo facesse cadere.
Venerdì, 15 febbraio
Ieri, dopo il tramonto del sole, il celo incominciò a rasse-
renarsi dalla parte occidentale dell'orizzonte, come se il
vento volesse spirare di là ; ma l' oceano mantencasi sem-
pre grossissimo ed all'estremo agitato, quantunque sem-
brasse alquanto calmarsi : allora l' ammiraglio fece spiega-
PRIMO VIAGGIO 365
re Io scopamare (1) alla gran vela, e il naviglio fece quat-
tro miglia l'ora, nella direzione di greco levante, vale a
dire tredici leghe nelle tredici ore della notte. Alla levata
de! sole l'equipaggio scoprì terra a prua, la quale pareva-
gli che fosse a levante grecale: alcuni dicevano che questa
era l'isola di Madera, ed altri che era la rupe di Gintra
nel Portogallo , presso Lisbona. Il vento non tardò molto
a soffiare da greco levante, vale a dire contrario alla via
che le navi tenevano, mentre il mare veniva ognorgrossis-
simo da ponente; la caravella era distante da terra cinque
leghe circa. L'ammiraglio, dietro il suo calcolo sulla carta,
dissedi trovarsi alle Azzore, ed asserì che questa terra che
vedevano era una di quelle isole ; mentre i piloti ed i mari-
nai credevano , secondo i loro computi , di essere vicini
alle terre di Gastiglia .
Sabato, 18 febbrato
L' ammiraglio bordeggiò (2) tutta la notte, onde avvici-
narsi e afferrare la terra, che già riconoscevasi per un' iso-
la 5 egli camminava ora a grecale, ora a settentrione gre-
cale, e continuò in tal guisa a bordeggiare infino al sorgere
del sole : allora prese il rombo di mezzogiorno , per giun-
gere air isola, che omai pella grande oscurità più non ve-
devasi : ma ne scorse da poppa un' altra , che fu da lui
giudicata distante otto leghe .
(\)G\\ scopamari .«ono vele lunghe e strette, che si aggiungono, con de'pen-
noni che diconsi buttafuori , ai lati delle vele quadre basse degli alberi di
maestra e di trinchetto : le vele di simil figura, che unisconsi alle vele quadre
superiori, diconsi coltellacci (Vedi la nostra nota intorno a queste vele , inserita
alla giornata di giovedì il ottobre di questo primo viaggio ). MARMOccni
(2) Quando una nave ha il vento contrario, bordeggia^ navigando al più
presso del vento in zigzag, ora avendo il vento da un fianco , ora dall'altro, e
facendo in ogni bordata l'angolo più acuto possibile col vento, |)er cui progre-
disce nel suo viaggio: e quando il vento non sia troppo violento, dopo venti
leghe di zigzag, una nave ben costrutta può avanzare verso l'origine del vento
3 o 4 leghe . Marmuclui
3G6 COLOMBO
Dalla levata del sole inGno alla notte, e' non fece che te-
nersi in sulle volte onde potere aggiungere alla terra, adon-
ta del vento impetuoso e della grossezza delle onde del ma-
re. AlFora del Salve^ che si recita sulle navi all'entrar del-
la notte, alcuni uomini del vascello videro un lume, che
apparve dalla parte opposta al vento , e crederono che là
dovesse essere l' isola che aveano scorta il giorno innanzi •
L'anuniraglio manovrò tutta la notte per accostarsi al
vento e avvicinarsi più che poteva e tentare al sorger del
sole di potere scorgere alcuna delle dette isole : e questa
notte egli riposò alquanto, perchè da mercoledì in poi non
avea dormito, ne potuto pigliar sonno: oltre di che, avea
le gambe attrappite per essere stato sempre esposto al
freddo ed all'acqua , e per aver preso poco nutrimento.
Allo spuntare del giorno (1) navigò ad austro libeccio, ed
al soprastar della notte seguente giunse all'isola; ma V oscu-
rità fu così grande , eh' ei non potò sapere qual' ella si
fosse .
Lunedi, 18 febbraio
Ieri , dopo il tramontar del sole, e' fece il giro dell'iso-
la , per osservare ove poter dar fondo e prender lin-
gua • Gettò un' ancora , che subito perse ; cosicché fu co-
stretto di riporsi alla vela e bordeggiò tutta la notte. —
Sorto il sole e' pervenne una seconda volta dalla parte set-
tentrionale dell' isola , ove gettò un' altra ancora nel sito
che gli parve più conveniente , e spedì a terra la scialup-
pa. — Le sue genti conferirono cogli isolani, ed appre-
sero da costoro questa esser l'isola di Santa Maria, una
(1) La domenica 17 febbraio. Navarreti
PRIMO VIAGGIO 367
delle Àzzore. GÌ' indicarono il porto (1) ove poteano appro-
dare , e gli dissero di non avere mai veduto una tempesta
cosi spaventevole come quella che avea imperversato in
questi ultimi quindici giorni, e di essere molto meravigliati
che ne fossero potuti scampare.
E qui l'ammiraglio soggiugne, che gli abitanti di que-
st* isola resero infinite grazie a Dio, e dimostrarono gran
gioia, tosto che seppero che egli avea scoperto le Indie: —
e dice inoltre, che la navigazione fu sicurissima ed esatti
(prescindendo da qualche impercettibile errore) i suoi com-
puti sulla carta , del che egli rende eterne grazie a Dio;
e ne assicura che egli era certo di essere nei dintorni delle
Azzore, e che l' isola da lui veduta fosse una di quelle.
Dice di aver finto un maggior cammino, per contrariare
e render falsa la puntatura della carta ed i computi dei
piloti e dei marini che erano seco, poiché volea rimanere ,
come di fatto rimase , l'unico padrone di questa via delle
Indie. — Nessuno di essi non conoscendo ne fissando il cam-
mino in modo veramente sicuro, alcuno non fu che fosse
certo della via da tenersi pelle Indie •
martedì, 19 febbraio
Dopo il tramonto del sole, tre uomini dell' isola vennero
sulla spiaggia e chiamarono : l' ammiraglio inviò loro la
scialuppa , nella quale imbarcatisi essi vennero alla cara-
vella recando pollame e pan fresco; era un giorno di carne-
vale. — Portarono eziandio molte altre cose, che il capita-
no dell' isola, chiamato Giovanni di Gastaneda, inviava al
Colombo , che diceva di conoscere perfettamente ; e scusa-
vasi di non recarsi a visitarlo per il sovrastar della notte ,
(1) il porto di San Lorenzo, Natarrsti
363 COLOMBO
ma facevagli annunziare, che allo spuntare del giorno trasfe-
rirebbesi presso di lui con altre provvigioni, e che ricondur-
rebegli i tre marini che eran restati neir isola, nella quale
ritenevali, diceva, per fruir del piacere di sentire da loro
raccontare le circostanze del suo viaggio .
L^ ammiraglio volle , che i messi del governatore fos-
sero ricevuti il più onorevolmente che era possibile, e tosto
fece dar loro dei letti perchè potessero passare la notte a
bordo, essendo omai tardi e la città molto lungi. E sicco-
me il passato giovedì, mentre la tempesta maggiormente in-
furiava, il Colombo ed i sui compagni avevano, tra gli altri
voti , fatto quello , di cui già abbiamo parlato , di andare
cioè processionalmente in camicia a pregare sulla prima
terra ove vi fosse una chiesa sotto l'invocazione della Ma-
donna, l'ammiraglio ordinò , che la metà dell' equipaggio
anderebbe a sciogliere il detto voto ad un eremo situato a
riva il mare, e che quindi vi si recherebbe egli stesso col-
l'altra parte del suo equipaggio.
Persuaso di essere bastantemente sicuro in quesl' isola,
pieno di confidenza per le offerte fattegli dal capitano,
e sapendo d'altronde che il Portogallo e la Gastiglia erano
in pace , pregò i tre messaggeri, che mentre tornavano alla
città gli mandassero un sacerdote per celebrare la messa .
La metà dunque del suo corteggio si trasferì al romitorio
per ivi effettuare il voto di pellegrinaggio; ma nel momento
che oravano, una truppa d'isolani, altri a piedi, altri a
cavallo , con il loro capitano alla testa, assalirongU in un
tratto e fecerli tutti prigionieri. L'ammiraglio infino alle
undici ore del mattino non concepì alcun sospetto , e stava
aspettando che la scialuppa ritornasse per andare a sua
volta a compiere il voto coli' altra metà delle sue genti ;
ma vcggendo, che coloro i quali erano partili i primi più
PRIMO VIAGGIO 369
non (ornavano , sospettò che alcuno li ritenesse o che la
scialuppa si fosse sfasciata col dar negli scogli , essendo
tutta risola di roccie e rupi altissime attorniata : e perchè
non potea scorgere quello che era accaduto , per restare
l' eremitaggio dietro di una punta, salpò, e spiegate le vele
si diresse celeremente verso quel luogo , ove non stette guari
a rimarcare molti uomini a cavallo, i quali, non prima vi-
der la caravella, che messo il piede a terra , entraron tutti
armati nella scialuppa , e si diressero verso la medesima
per impossessarsi di lui •
Sorto il capitano nel mezzo della scialuppa, domandò al-
r anuniraglio garentigia per la sua sicurtà personale : questi
a lui rispose che gliela accordo va; ma dimandogli per qual
mutazione dei sentimenti poco innanzi espressi e per quale
avventura e' non vedeva nella scialuppa nessuno de' suoi;
ma frattanto pregavalo di appressarsi e di entrare nella ca-
ravella, lusingandolo di fare tutto ciò ch'ei volea . La in-
tenzione dell'ammiraglio era d'illuderlo con buone parole,
onde farlo montare sulla caravella e ritenervelo prigio-
niero Anche non fosser poste in libertà le sue genti ; egli
non credeva , operando in tal guisa , di violare la fede del
salvacondotto data al Portoghese, poiché questi aveva man-
cato il primo alle offerte di pace e di sicurtà da lui stesso
fatte il giorno innanzi all'ammiraglio.
Ma siccome il capitano covava in sé un malvagio disegno,
non arrischiossi di salire in sulla nave; e l' ammiraglio ve-
dendo che ad onta delle sue ospitali esibizioni non appres-
savasi alla caravella , pregoUo volere almeno palesare la
ragione per cui avea catturate le sue genti : gli disse, che il
re di Portogallo se ne pentirebbe; gli fece notare che i Por-
toghesi erano sempre amichevolmente accolti negli Stati del
re di Gastiglia ove entravano tanto facilmente e stavano tan-
I. 47
370 COLOMBO
to sicuri quanto nella stessa Lisbona: che il re e la regina di
Castiglia lo avevano fornito di lettere di raccomandazione
per tutti i principi , signori e dignitari del mondo, le quali
gli mostrerebl)e se ei volesse salire sulla nave; lo avvisò
di essere il loro ammiraglio dell'Oceano e il loro viceré
delle Indie, che ornai appartenevano alle Loro Altezze, del-
le quali e' ripetè gli farebbe ostensibili le disposizioni e le
lettere reali segnate delle loro firme e munite dei sigilli del
regno.
In fatti mostrogUele da lungi, nuovamente aggiugnendo,
che il re e la regina di Castiglia, intertenevano col re di
Portogallo le più amichevoli ed intime relazioni, e che gli
avevano ordinato di onorare per quanto fosse possibile i
vascelli portoghesi che ei per via incontrasse • E finalmente
conchiuse, che quand'anche non gli si volessero rendere
le sue genti, egli pur non ostante trasferirebbesi in Casti-
glia , perchè restavagli ancora bastante equipaggio per con-
durre il suo vascello fino a Siviglia; ma gli fece riflettere,
che persistendo in tale offensivo procedere , ne sarebbe ,
con tutti i suoi, severamente punito .
Il capitano e quelli che l'accompagnavano risposero a
questo discorso, che lì in quell' isola essi non conoscevano né
il re ne la regina di Castiglia, né le loro lettere; che non
avevano paura né dell' uno né dell'altra: ed aggiunsero,
quasi minacciando , che all' uopo essi farebber conoscere
quale si fosse in Portogallo , e ciò che valessero i Porto-
ghesi .
Le quali parole cagionarono molta collera nell'ammira-
glio, il quale sospettò che fossero per avventura nel tempo
della sua assenza dalla Spagna sopraggiunti alcuni dispareri
fra i due regni, e non poteva patire che gli venisse risposto
in modo cosi irragionevole . — Egli aggiugne , che il capi-
PRIMO VIAGGIO 371
Uno alzossi nuovameDte da lungi, e disse all'ammiraglio,
che si recasse al porto colia sua caravella, e che, inquanto
a lui, tutto ciò che faceva e quanto aveva fatto, eragli sta-
to imposto dal re suo signore . Allora V ammiraglio prese
per testimoni di tale avvenimento tutti coloro che stavano
ndla caravella : egli chiamò di nuovo il capitano e tutta la
sua truppa, e die loro la sua parola ed assicurolli , che non
discenderebbe dalla sua caravella pria d'aver preso un cen-
tinaio di Portughesi per menarli in Castiglia, e pria di aver
spopolata tutta quest' isola . — Dopo di che, tornò ad anco-
rarsi nel porto ove era stato da principio, perchè il tempo
ed il vento mostravansi troppo sinistri, onde egli attener si
potesse ad altro partito.
Mercoledì, 90 febbraio
L^ ammiraglio fece mettere tutto in ordine nel suo vascel-
lo, e comandò che le botti venisser piene di acqua di mare
p^ bene zavorrarlo, poiché egli trova vasi in un porto cat-
tivissimo, e temeva che gli scogli del fondo non gli taglias-
sero le gomene; il che di fatti, dopo brev'ora, avvenne,
per cui e^ fece vela per l'isola di San Michele, benché non
fosse speranza di trovare un buon porto in nessuna delle
Azzore pel tempo che soprastava : ma frattanto non resta-
vagli altra risorsa, che quella di rimettersi alla fortuna del
mare.
Giovedì, 91 febbraio
Ieri r ammiraglio parti da quest' isola di Santa Maria
per trasferirsi a quella di San Michele , per vedere se ivi
potea trovare un porto in cui rifugiarsi, in un tempo tanto
cattivo come quello che al presente faceva ; e ad onta della
violenza del vento e del grossissimo mare, ei navigò infino
371 COLOMBO
a notte senza potere scorger terra, ne da una parte né dal-
r altra, a causa della immensa copia di vapori che ingom-
bravano 1* orizzonte, e della oscurità del vento e del mare .
L' ammiraglio dice, di trovarsi estremamente impacciato,
perchè non restavangli che tre marinari cogniti del mare,
mentre le altre persone che gli rimanevano erano inespfsrte
dell'arte di navigare; laonde evenne la nave in panna (1)
tutta la notte, esposto agli imminenti perigli di una spaven-
tevole tempesta : fortunatamente , grazie a Dio, il mare, o
piuttosto le sue onde, non venivano che da una sola ban-
da; poiché se si fossero incrocicchiate come neir ultima
burrasca, egli avrebbe maggiormente sofferto .
Dopo la levata del sole, non scorgendo ancora V isola di
San Michele, risolvette di ritornare a quella di Santa Ma-
ria d*ond' era partito per vedere di ricuperare le sue gentì,
la scialuppa , le gamene e le ancore che vi eran rimaste •
L' ammiraglio dice, di esser maravigliato di un tempo
cosi ostinatamente cattivo in queste isole e nei loro paraggi 9
perchè nell'Indie ove egli avea navigato durante tutto il
verno senza sostare, sempre il tempo era stato eccellentis-
simo, ed il mare non avea cessato un solo istante d'essere
navigabile; ivi e' non avea corso alcun rischio, mentre qui
egli avea sofferto così orribile tempesta •
E' fa osservare, che aveane provata una pressoché si-
mile nella sua dipartita dalla Spagna pria di giugnere alle
Canarie , ma dice che al di là di queste isole avea ognor
trovato e l' aere ed il mare nella maggior possibile calma •
L'ammiraglio infine conchiude ricordando, che i teologi
ed i dotti filosofi, con molta ragione han detto, che il Para-
(I) Vedi per la spiegazione di questa voce, la nota che inserimmo alla gior-
nata di martedì 16 ottobre . ' Marmoccbi
PRIMO VIAGGIO 373
disc Terrestre è all'estremità dell'Oriente, questa essendo
regkme temperatissima ; e poi soggiugne, che le terre da
lui scoperte sono appunto in fondo all' Oriente .
Venerdì, %% febbraio
Ieri l' ammiraglio ancorò all' isola di Santa Maria , nel
luogo stesso e nel medesimo porto ove egli avea gettato
l'ancora la prima volta. Poco dopo e' vide un uomo, che
ascese sur uno scoglio situato rimpetto al porto, e fece al-
cuni segni col propio mantello ( à captar) (1) alla caravella,
perchè la non se ne partisse: e dopo non guari tempo giunse
la scialuppa con cinque marinai, due preti ed un no taro, i
quali domandarono garanzia pella loro personale sicurezza;
e tosto che l'ammiraglio l'ebbe loro accordata, montarono
sulla caravella, e perchè già soprastava la notte, dormirono
in essa, dove l'ammiraglio fece loro la meglio accoglienza
possibile. L' indimani e' lo richiesero di mostrare loro le pa-
tenti del re e della regina di Castiglia onde verifics^ese Te-
ramente egli avea fatto questo viaggio colla autorizzazione
dei medesimi: e l'ammiraglio comprese che prendevano
questo partito per potere in qualche modo giustificare la
loro antecedente condotta , e per allontanare ogni sospetto
di biasimo , e perchè non avevano potuto impadronirsi della
sua persona come ne aveano avuta l' intenzione allorquan-
do vennero colla scialuppa armata ; e che accortisi adesso
di non aver nulla da guadagnare con quella loro condotta
in questo affare e' voleano rimediare al loro tradimento pel
timore che l' anuniraglio non mandasse ad effetto , come
n'avea espressa l'intenzione, e vi sarebbe riuscito, le mi-
nacele a loro fatte e di cui estremamente paventavano i re-
(I) Capear, accennar col metallo , chiamare. Roqubttb
874 COLOMBO
saltati. Ma l' ammiraglio per ricuperare! suoi, che erano
nelle loro mani, consentì di presentar loro la lettera circo*
lare del ree della regina, direttaa tutti i principi e potenta-
ti, come pure le altre disposizioni e lettere reali di cui egli
era latore, e donò loro di ciò che aveva. — Essi rimasero
sodisfatti e se ne tornarono a terra lasciando in libertà tutti
gli uomini dell'equipaggio con la scialuppa. L' ammiraglio
apprese da questi, che se i Portoghesi fosser pervenuti a
prenderlo, non gli avrebbono più resa la libertà, perchè il
capitano avea loro assicurato questo esser l'ordine datogli
dal re di Portogallo suo signore .
Ieri il tempo incominciò a rimettersi al buono ; cosicché
r ammiraglio, levate le ancore , fece il giro dell'isola in
cerca di sito migliore onde poter dar fondo e provvedervi
legname e sassi atti a zavorrare il suo naviglio : ma non
trovò da gettar l' ancora altro che sulla sera, verso l' ora di
compieta .
Domeiiica, 84 feblijralo
L' ammiraglio dette fondo ieri nella serata onde provve-
der legna e pietra come dicemmo : ma il mare essendo ognor
fluttuosissimo, la scialuppa non potette approdare.
In sul finire del primo quarto di notte incominciarono a
soflSare venti da ponente e da libeccio, e subito l'ammira-
glio ordinò di spiegare le vele, pell'inunenso perìcolo , che
s'incontra in queste isole quando ti si resta sull' ancora
col vento australe , avvegnaché il terribile libeccio segua
sempre i venti di ostro .
Il tempo essendo omai favorevole per andare in Gasti-
glia, egli ordinò di cessare di caricar pietrami e legna,
PRIMO VIAGGIO
375
e volta la proda dritta a levante, GIò fino al levar del sole,
cioè nellMntervallodi sei ore e due quarti, sette miglia l'ora,
vale a dire quarantacinque miglia e mezza ; e dal sorgere
infino al tramonto di quest' astro , ne filò sei per ora , il
che forma, in undici ore, sessantasei miglia, le quali, unite
alle quarantacinque e mezza della notte , fanno in tutto
cent* undici e mezza , o ventotto leghe .
Lunedì, %S febbraio
Ieri , dopo il tramonto del sole , V anuniraglio seguitò
il suo cammino a levante, e filando cinque miglia Torà, ne
fece, in tredici ore, che durò la notte, sessantacinque, o
sedici leghe ed un quarto ; — dalla mattina della dimane
infino alla notte, percorse una distanza di sedici leghe e
mezza, avendo, grazie a Dio, il mare bello ed unito .
Venne alla caravella un grossissimo volatile che rasso>
migliava ad un aquila .
niartedk , 98 febbraio
Ieri , dopo il coricarsi del sole, l' ammiraglio continuò il
suo cammino verso levante sovra un mare , grazie a Dio,
placido ed unito; per la maggior parte della notte e' filò otto
miglia l' ora , e fece , fino in cento miglia o venticinque le-
ghe.
Dopo la levata del sole, venendo manco il vento, e' pro-
vò alcune contrarietà, e non fece quasi che sole otto leghe
alia volta di greco levante .
Mercoledì, %1 febbraio
Durante tutta questa notte ed il giorno che la segui,
l'ammiraglio fu spinto fuori del suo sentiero dai venti con-
376 COLOMBO
trari , dalla violenza dell'onde e dall'agitazione del mare •
Egli era distante cento venticinque leghe dal capo di San
Vincenzo, ottanta dall' isola diMadera, e centosei da cpiella
di Santa Maria: e vivamente s'a£Qisse che una si spaven-
tevol t empesta fosse venuta a contrariarlo ed a porlo in
pericolo al momento in cui stava per aggi ugnere al porto.
GiO¥ed) 9 88 rebbraio
In questa notte e'navigò nello stesso modo con molti cam-
biamenti di vento, per cui ora si dirigeva ad austro, ora a
libeccio , attenendosi ora da un lato , ora dall' altro : final-
mente , alcuna volta navigò a grecale ed a greco levante
in tal guisa egli passò l' intera giornata •
Venerdì , primo marzo
Da che scomparse la luce del giorno , l' ammiraglio se-
guì il rombo di levante un quarto greco, nella direzione
del quale governò per undici leghe : ed eziandio durante il
dì diresse la prua per venti tre leghe e mezza nella stessa
direzione.
Sabato, 8 marzo
L'ammiraglio proseguì nella notte il suo cammino a le-
vante un quarto verso grecale; e' fece ventotto leghe nel
corso della notte ^ ed altre venti durante il giorno.
Domeiiica, Z marzo
Dopo il tramonto del sole , T ammiraglio seguitò il suo
cammino alla volta di levante.
Una fortissima raffica di vento che gli piombò addosso
fiaccò tutte le vele della sua nave che mise in grande ed
imminente periglio; ma Iddio volle liberarlo. Egli fece
PRIMO VIAGGIO 377
Egli fece tentare la sorte per inviare un pellegrino alla Ma-
donna della Cintola, in Huelva, che vi si trasferirebbe in
camicia; e le sorti caddero su di lui. Da ognuno fu egual-
mente fatto voto di digiunare a pane ed acqua, il primo
sabato dopo il giorno che il bastimento arriverebbe in porto.
Pria che si rompesser le vele la caravella avea fatte ses-
santa miglia ; ma dopo ella navigò coi soli alberi e le funi,
a causa della violenza straordinaria dei venti e dell* agita-
zione del mare, che spingeano in tutte le direzioni il navi-
glio.
Nulla di meno, videro alcuni segni annunziatori della
pro86inùtà della terra : infatti trovavansi assai dapi^resso a
Lisbona .
Lunedì , 4 marzo
La caravella provò nella serata decorsa un' orribile bur-
rasca ; i flutti che da ogni lato sospignevanla , sembravano
doverla sommergere; pareva che i venti la sollevasser nel-
r aere , e dal cielo l' acqua cadeva a torrenti , ed i lampi
solcavano in ogni senso le nubi . Lo spettacolo era orribil-
mente trem^do ; ma piacque al nostro Signor di soccorre-
re Tammiraglio, e mostrpgli la terra, che dopo il primo
quarto i marinari aveano scorta. Allora , per non giugnere
ciecamente a terra senza essersi assicurato se poteva tro-
varvi un porto o qual altro si fosse luogo per mettersi al
coperto e salvarsi, il Colombo fece spiegare la gran vela
di maestra, non avendo altro mezzo per avvicinarsi alcun
poco , ad onta del gran perìcolo a cui si esponeva facendo
vela. — Ma Dio li conservò inflno a giorno, mentr'essi,
dopo aver passata tutta la notte fra le angoscie ed il timore,
non aspettavano che il naufragio .
I. 48
378 COLOMBO
Allo spuntar del dì , i' ammiraglio riconobbe , che la ter-
ra cui vedeva era lo scoglio di Cintra , situato presso il fiu-
me di Lisbona, nel quale decise di entrare, poiché non re-
stavagli altra via di salvezza, tanto era orribile la burrasca
dirimpetto alla città di Gascaes, posta all' imboccatura del
precitato flume. Egli dice , che gli abitanti di questo porto
stettero tutta la mattinata in orazione per essi loro, e che,
quando la caravella fu entrata nella fiumana, tutta la po-
polazione venne a vederli , riguardando come meraviglioflo
che dessi si fosser sottratti air imm inente periglio che li
minacciava .
Circa le ore tre egli passò dappresso a Rastelo , luogo
situato neir intemo del flume di Lisbona, ove seppe dalla
gente di mare che in cotal luogo trovavasi, che non mai
era vi stato a memoria d' uomo un inverno così tempesto-
so ; che venticinque bastimenti aveano fatto naufragio sul-
le coste di Fiandra, e che altri ve n' erano nei porti di
quella provincia i quali , da quattro mesi , non ne poteva-
no uscire.
L' ammiraglio scrisse subito al re di Portogallo , il quale
abitava distante da quel luogo nove leghe , che il re e la
regina di Castiglia gli avevano imposto di approfittarsi d' en-
trare nei porti di Sua Altezza per farvi provvista di quanto
gli fosse abbisognato; e supplicava il re di concedergli Tau-
torita di trasferirsi a Lisbona colla sua caravella, aflfinchè
alcuni banditi, supponendo eh' egli recasse gran somma
di oro, non s' approfittassero della solitudine di questo por-
to, nel quale trovavasi , per commettere qualche ladronec-
cio . Lo scopo di questa lettera era pure di far conoscere a
Sua Altezza ch^ ei non veniva dalla Guinea , ma sibbene
dalle Indie.
PRIMO VIAGGIO 379
martedì, 5 marzo
Oggi, Bartolommeo Diaz di Lisbona, mastro del gran va-
sceUo del re di Portogallo, che sorgeva ancorato qui a Ra-
stelo, edera, al dire dell'ammiraglio, la nave meglio prov-
vista d' artiglieria e d' armi che si fosse veduta gianunai,
si recò, sur una scialuppa armata, a bordo della caravella,
ed intimò air ammiraglio di entrare nella sua scialuppa per
venire a dar conto di se ai ministri del re ed al capitano
del detto vascello .
Ha il Colombo rispose , esser egli ammiraglio del re e
della regina di Gasliglia, che non era tenuto a rendere alcun
conto di questo genere a que' ministri, ed ufiziali, e che ei
non uscirebbe dai bastimenti o dai vascelli nei quali si tro-
vasse , a meno che non vi fosse costretto dalla forza del-
l'armi. Al che il Diaz soggiunse, che almeno volesse in-
viare a terra il capitano della caravella, e l'ammiraglio gli
rispose che non solo il capitano, ma neppure qualunque
altra persona si fosse non uscirebbe dal suo bastimento, se
non forzato, poiché egli era di parere, che autorizzando
alcuno del suo bordo a recarvisi , fosse lo stesso che an-
darvi da sé, e che gli ammiragli del re di Gastiglia erano
usi a dar piuttosto la vita che cedere o abbandonare alcune
delle sue genti in mani straniere . Allora il mastro porto-
ghese moderò le sue pretensioni, e rispose che se cosi era,
lasciavalo libero d'andare ove più gli piaceva, macho pre-
gavalo di voler mostrare le lettere del re di Gastiglia, sep-
pur le aveva; e poiché piacque all'ammiraglio di mostrarglie-
le , l' inviato ritornò subito sul vascello portoghese, ove fece
il suo rapporto al capitano, chiamato Alvaro Dama, il
quale allora si trasferì alla caravella col maggior treno pos-
sibile, vale a dire, a suon di timballi, di cornette e pife-
380 COLOMBO
ri . Trattò l' ammiraglio con molta considerazione , inter-
(ennesi alcun tempo con esso , e gli offerì di far per lui
tutto ciò che da questi gli venisse ordinato.
mercoledì , 6 marzo
Essendosi sparsa la nuova che T ammiraglio proveniva
dalle Indie, giunse oggi dalla città di Lisbona un'inflnità
di popolo per ammirare cosi straordinario navigatore e per
vedere gr Indiani cui seco adduceva, che era cosa veramen-
te sorprendente ^ ma quel che risvegliava non minor mera-
viglia erano le strane espressioni per le quali da^ ciasche-
duno veniva manifesta la propria sorpresa: lutti rendeva-
no influite grazie al nostro Signore , e dicevano che la gran
fede dei re di Castiglia^ e il desiderio che avevan mostrato
di servire a Dio, erano causa che la sua divina Mae sta aves-
se loro tutto questo concesso .
GloTedì, 7 marzo
Una folla immensa di popolo e gran numero di persone
di alto affare, fra le quali trova vansi i ministri del re, ven-
nero in questo giorno alla caravella ; tutti ringraziarono in-
finitamente il nostro Signore per tanta felicità e incre-
mento del cristianesimo che avea posto nelle mani dei regi
di Castiglia: essi concordemente attribuivano tanto successo
allo zelo efficace col quale le Loro Altezze praticavano la re-
ligione di Gesù Cristo e alla premura che aveano della sua
propagazione .
Venerdì, H marzo
Oggi r ammiraglio ricevè , per mezzo di don Martino di
Norona,una lettera del re di Portogallo, nella quale questo
PRIMO VIAGGIO 381
sovrano il pregava di andare a visitarlo nel luogo ove pre^
sentonente soggiornava , giacché il tempo ancora non gli
permetteva di partire colla sua caravella : e sebbene il Co-
lombo assai poco si curasse di visitarlo , pur tuttavia aderì
a cpieir invito , per togliere ogni sospetto , e recossi a ri-
posare in questa notte a Sacanben .
II re avea ordinato a suoi agenti e ministri di sommini-
strare all'ammiraglio, senza pigliar denaro , tutto ciò che
gli abbisognasse non tanto per suo proprio uso quanto pure
per il di lui equipaggio e navìglio, e di adempiere ad ogni
suo desiderio.
Sabato, • inarz«
In questo giorno l'ammiraglio partì da Sacanben per an -
dare a trovare il re, che soggiornava nella valle di Paraiso,
distante nove leghe da Lisbona: ma siccome piovve quanto
fu lungo il dì, egli non potè giugnere che al soprastar della
notte alla residenza del portoghese monarca . Questo prin-
cipe comandò ai primari offiziali del suo palazzo di rice-
verlo con tutte le maggiori onorificenze possibili, ed egli
stesso gli fece la più graziosa accoglienza ; ebbe per esso
molti riguardi , lo fece sedere al suo cospetto, tenne seco-
lui affabili discorsi, e gli disse che ordinerebbe di far tutto
ciò che fosse utile ai regi di Gastiglia ed al loro servigio ,
con maggiore esattezza eziandio che se ciò fosse pel suo
proprio . Dimostrò molto piacere pel felice successo di que-
sto viaggio; disse che era contentissimo che se ne fosse pre-
so V assunto , ma soggiunse , che pel trattato concluso fra
lui ed i re di Gastiglia , sembravagli che questa scoperta e
conquista alla sola corona portoghese appartenessero : alla
382 COLOMBO
quale pretensione l' ammiraglio rispose, di non aver vedalo
questo trattato , ma di poter però assicurare , che i re di
Castiglia gli aveano imposto di non andare né alla Mina
deir Oro, né in alcuna parte della Guinea, e che pria che
egli partisse pel suo viaggio le Altezze Loro avevan fatto
pubblicare quest'ordine in tutti i porti dell'Andalusia:
ma il re graziosamente gli rispose che non sarebbevi bisogno
di mediatori fra le Loro Altezze ed esso lui per intendersi
intorno a quest' affare •
Il re gli diede per compagno il prior del Ciato, che era il
personaggio più considerevol di tutti quelli che si trovavano
in quella residenza : infatti questo signore fece all' ammi-
raglio il più distinto accoglimento , ed ebbe per esso lui i
amggiori riguardi.
Domenica, 10 marzo
Oggi, dopo la messa, il re disse di nuovo all'ammiraglio,
che se abbisognava di qualche cosa lo dicesse francamente,
che tutto gli farebbe prontamente somministrare. Parlò a
lungo con esso lui rispetto al suo viaggio, e sempre invita-
valo di assidersi in sua presenza e gli usava mille compli-
menti .
Lanedì, 11 marzo
In questo giorno l'ammiraglio prese commiato dal re,
il quale gli conununicò molte cose perchè le riferisse ai re-
gnanti di Castiglia , dimostrandogli sempre la massima be-
ncvoglienza.
L'ammiraglio partì nel dopo pranzo , ed il re lo fece ac-
compagnare da don Martino deNorona, e tutte le persone
PRIMO VIAGGIO 883
distinte che si trovavano nella reggia Io corteggiarono , e
per rendergli vie più onore rimaser lunga pezza con lui .
Quindi il Colombo sì trasferì ad un monastero di Sant* An-
tonio, posto presso di un villaggio, che dicesi Yillafranca,
ove dimorava la regina; egli andò a presentare i suoi
omaggi a questa principessa, e baciargli le mani ; poiché
dessa gli avea fatto dire di non dipartirsi senza visitarla. El-
la, in un col duca ed il marchese di Yillaf ranca, che erano
seco lei, ricevettero l'ammiraglio nella più onorevole ma-
niera (1). Quand'egli parti era già notte ed andò a dor-
mire a Llandra .
■laricdì, t% marze
Nel momento in cui l' ammiraglio era pronto a partire
da Llandra per imbarcarsi sulla sua caravella, giunse uno
scudiere del re per dirgli, che s'ei volea trasferirsi per
terra in Gastiglia, Sua Altezza gli avea comandato di te-
nergli compagnia e fornirgli alloggio , cavalli , e tutto ciò
onde potesse abbisognare . Tosto che il Colombo si fu di-
viso dallo scudiere , questi gli mandò , da parte del re ,
una mula ed un'altra ne donò al suo pilota che aveva seco
condotto . L'ammiraglio dice di aver saputo che lo stesso
scudiero aveva fatto ai pilota un presente di venti spade ,
e fa osservare non esser egli e i suoi ricolmati di tanti
contrasegni di benevolenza per parte delle Loro Altezze,
se non perchè il re e la regina Cattolici ne venissero in co-
gnizione.
Egli non arrivò alla sua caravella che nella notte.
(I) Nell'originale è scriUo: Con la mal estaba el Duqve y elMarques,
donde recibio el almirante mucha honra, Roqubttb
384 COLOMBO
mercoledì, IS marzo
Alle ore otto del mattino rammiraglio salpò nel tempo
dell'alta marea (1) e spiegò le vele al vento di settentrio-
ne maestrale volgendo la proda verso Siviglia .
Giovedì, 14 marzo
Ieri 9 dopo il tramonto del sole, l'ammiraglio continuò
il suo cammino alla volta di mezzogiorno , e pria della
punta del giorno trovossi all' altezza del capo di San Yin-
cenzo, che rimane nel Portogallo; navigò poscia a levante
per trasferirsi a Saltes , e durante tutta la giornata non
ebbe che debol vento sino al momento in cui fu rimpetto
a Furon .
Venerdì , 15 marzo
Ieri, dopo il tramonto del sole , l'ammiraglio proseguì
a camminare ognor con deboli venticelli; al sorger del sola
egli era di faccia a Saltes ; circa il mezzodì, entrò col-
1^ aiuto della marea ascendente pella barra dì Saltes fino
nel porto del medesimo nome, da dove era partito addì
3 agosto dell' anno precedente .
Qui dice di por termine a questa relazione, sebbene
fosse stato suo disegno di trasferirsi per mare a Barcel*
Iona ove trova vansi le Loro Altezze , e ciò aflBjie di rac-
contar loro tutto il suo viaggio, che il Signore nostro, oltre
(0 II Colombo dice, con la marea de ingente . Questa ultima parola es-
prìme una cosa che è grandissima , laonde il Navarrete è di parere clie Tillu-
sire navigatore abbia voluto fu conoscere che la marea era pervenuta , al mo-
mento che stava per partire , ad una grandissima altcxza. Roqcbttc
PRIMO VIAGGIO Sas
avergliene inspirato il pensiero , aveagli concesso eziandia
di condurlo felicemente ad effetto . Poiché sapeva , e, sen-
za che il suo convincimento fosse dal menomo dubbio con-
trariato, era fermamente persuaso, che sua divina Maestà
opera tutto ciò che è buono , che tutto è buono meno il
peccato , e che non puossi pensare o giudicare cosa alcuna
a cui Dio non abbia dato il suo consenso .
Ed in oltre V ammiraglio* dice: • Vedo, dal successo di
» questo viaggio, che Iddio ha maravigliosamente provato
» ciò che dico, come ognuno che legga questo racconto
» può convincersene, pei segnalati miracoli che egli ha
> fatti durante la mia navigazione; non che per quelli che
• ha operati in favor di me stesso , che sono da tanto
• tempo alla corte delle Vostre Altezze, in opposizione e
» contro l'avviso di tanti distinti personaggi della vostra
» casa; i quali tutti sorgevano contro di me, trattando il
» mio progetto dì sogno , e la mia intrapresa di chime-
> ra. Nulladimeno, io spero nel nostro Signore, che quc-
» sto viaggio farà il piìi grande onore alla Cristianità,
» sebbene con tanta facilità sia stato compito • .
Queste sono le ultime parole dell'ammiraglio Cristoforo
Colombo, nella Relazione del suo Primo Viaggio alle Indie I
Occidentali , quand' egli andò a farne la discoperta .
La presente Relazione, è wia copia di quella che esiste ,
scritta dalla mano stessa del vescovo Bartolommeo di Las
Casas , negli Archivi di sua eccellenza il signor duca
deirinfantado^ la quale forma un piccolo tomo in fo»
glioj rilegato in cartapecora^ e composto di settanta sei
.._i
I. 49
386 COLOMBO
fogli (1) di finissima e serrata scrittura . Nei medesimi ar-
chivi esiste un^ altra copia antica di questa Relazione , ma
alquanto posteriore a quella del vescovo Bartolommeo di
Las Casas^ ed è parimente in foglio ^ rilegata nel medesi"
mo modo , e composta di cento quaranta fogli . Le quali
due copie furono costantemente sotto i nostri occhi , nella
minuta collazione che ne abbiamo fatta colle copie nostre ,
io ed il capo dei cosmografi delPIndie , don Gian Battista
Munoz .
Da Madrid , addì 27 febbraio 1791.
(Firmato) Martino FEr.N\NDnz di INAVARRETE .
(1) Il vocabolo spagnuolo hoja o foja, che e nell' originalo , e fu fradoUo
per foglio, significa una carta scrina da due parli , vale a (|irc due pagine.
Verneuil
^^'.
NOTA
SSi }SG)QltnSTTS
INTORNO
ALLMSOLA DI GUANAHANI
detta
DA CRISTOFORO COLOMBO
8AW SAIiTABORE *
A aragonando il lesto dell' Hcrrcra { Decada Prima , lib. I, cap. 12 cse-
gaenli) con una delle mappe che lo accompagnano, sembra, che la prima
imia in cui Crisiororo Colombo approdò, ed alla quale dette il nome di San
Salvadore ( ma che gli abitanti di easa appellavano Guanahani) , cortamente
corrisponda, come generalmente si creile, all' isola di San SalwÈdore Grande ,
e non a quella detta el Gran Turco , la maggiore del Gruppo delle Turche ,
oggi chiamata la Grande Salina » come opina il Natarrete .
Tutto ciò che dice l'Herrera, il quale ebbe a sua disposizione gran parte
dei manoscritti di Cristororo'Colombo, od almeno le esatte copie di essi; (poi-
ché interi periodi delle sue Decadi sono litieralmente conformi al testo del qua-
le inserimmo in questo volume la traduzione ), riferiscesl o può riferirsi alla
nostra opinione *, e questa ancora si fii più salda, coli' osservare attentamente
una delle sue mappe , ove mirasi un' isola situata a presso a poco nella me-
desima posizione di San Salvadore Grande» vale a dire alla stessa latitu-
dine dell' estpemità meridionale della Florida, e accanto ad essa leggesl li
* Vedi la mia Coita tlel le Grandi e Piccole j4 nulle, delle Lucale, ec, e
confrontala con quella di Cuba,Spae^wiola, Giamaica, e delle minori isole
adiacenti, prime terre scoperte da Cristoforo Colombo. - Marmocoii
388
nome di Gtmniana, il quale evidentemente apparisce esser quello di Guana-
hani alquanto alteralo.
D' altronde, l' isola di Gttanahani ha quindici leghe di lunghezza, secondo
il parere dell'Herrera , il quale, su questo punio, è concorde con quello che ne
riferisce Ferdinando Colombo nella vita di suo padre. — Cristoforo Colombo,
nella Relazione del tuo primo Viaggio, non dà, è vero, la lunghezza di
GuaruUiani , ma dice , che ella é un' isola grandissima .
Ora, l' isola detta el Gran Turco ( la Grande Salina de' moderni ), alla
quale ilNavarrete suppone, che Cristoforo Colombo per la prima volta appro-
dasse, non Ila, secondo le carte comuni, più di due o tre leghe di lun-
ghezza , né si estenderebbe che circa tre quarti di Ioga , se riferir ci potes-
simo alla mappa delle isole Turche disegnata dal Belln ; mentre l' isola , che
sulle nostre carte porla al presente il nome di San Salvadore , e crcdesi cor-
rispondere alla Guanahani de'primi selvaggi, trovali dai Colombo, dilatasi da
quindici leghe , circostanza a nostro parere notevolissima .
il Navarrete fa per altro osservare, che il Colombo non ha sempre rappre-
sentato Guanahani come una grande isola, polche nel render conto della
giornata del II ottobre 1492, dice di esser pervenuto ad una isoletta delie Lu-
ca je ( una isleta ) ; e nello stesso modo quali Oca GuaiMham , nella giornata
del 5 gennaio 1493, quando la chiama la isleta de San Salv€uior .
Uà nella sua relazione, Cristoforo Colombo aggiunge inoltre, che Guanahani
è piana e vestita di freschissimi alberi; che in essa è molta acqva de sor-
geste ; che «^ EZIASDW US FASTISSIMO LAGO IS MEZZO , C ChC flOn t»
sono montagne ì che è pofolatissima, ^ tutta all'intorno ricinta da un
immenso scoglio, nel quale è una cavità , che forma vs pokto capace di
COSTESEBE TVTTI I F ASCELLI DELLA CrISTIASITA .* Cd lufiue, Che È NELLA
MEDESIMA SITVA2IOSE DELL* ISOLA DEL FeBRO y USA DELLE CaSABIE , IS
IISEA BETTA DA LEK ASTE A POSESTE .... Ofa , In prìmO lUOgO , é HlOltO
difficile di «cedere che l'isola Turca, detta la Grande Salina o el Gran Tur-
co, abbia potuto essere in qualunque tempo fertilissima, e sopratutto assai po-
polala, poiché ella contiene tre saline, che occupano più della metà della sua
superGcie, delle quali il Colombo non fa molto, e in oltre fiessuna descrizione
di queste isole non fa menzione di quella grande fertilità , che tanto sorprese
lo scopritore del Nuovo Mondo.
Secondo il Calesby (the naturai Jlistory of Carolina , Florida and the
Bahama islands), l'isola di San Salvadore Grande, dagl' Inglesi appel-
lata Cat Island (che é quella ove, secondo questo scrittore, Cristoforo Co-
lombo approdò la prima volta ) , e una delle più fertili tra quelle di Ba-
hama, il perchè gl'Inglesi, al dire del Morse {American Universal Geo-
grnphy ) vi hanno fondali molti stabilimenti .
Niuna relazione non parla d'avvantaggio né delle sorgenti abbondanti di
acqua che il Colombo dice d'aver vedute, né tampoco del gran lago che egli
narra di avere osservato nel mezzo di Guanahani .
389
Il Chaslenet di Poyi^^sur , nelle sue hiruziom nauiieke intomo ai lidi ed
agli iboechi di San Domingo , dice soltanto , parlando della Grande SaUna
( el gran Turco ) . chf , iMÌla punta presso la quale si dà fondo » trovasi
vn lago d* aequa dolee mollo huona pel bestiame.
Ora , sarebbe desso il gran lago di cui parla il Colombo ? Ciò non par
probabile , specialmente se si considera , che il grande Italiano lo indica nel
centro dell'isola, mentre il Puységur lo pone ad una delle sue estremità; d'al-
tronde, questo marinaro non fa alcun motto circa le numerose sorgenti di acqua
dolce delle quali l' isola ablrandava .
Vuoisi forse pretendere, che il Colombo abbia dato il nome di lago ud una
delle saline che sono nella Grande Salina (el Gran Turco)? Ma in lai caso
questa particolarità appllcherebbesl facilmente anche a San Salvadore Gran-
de, che pur contiene stagni di acqua salsa .
ffessun navigatore non ha giammai accennata la esistenia nella Grande Sa-
lina di un porto tanto vasto, da poter contenere 1 vascelli tutti della Crisfiani-
là , come dice II Colombo, mentre questo porto o riparo per un gran numero
di navigli, trovasi nell'isola di San Salvadore Grande .
Finalmente, stando ai computi di Cristoforo Colombo, l' isola di Guana-
hani sarebbe situata alla slessa latitwiinc dell'isola del Ferro, vale a dire fra
i paralelll 27 e minuti 50, e 27 e minuti 39; ora , la latitudine dell'isola d' el
Gran Turco è di circa gradi 3! e 30 minuti, mentre quella di San Salvadore
Grande é tra i gradi 2.^ o 24, e 24 e minuti 39: dal che risulta, che la poM-
zione di qnest' ultima isola corrisponde meglio a quella che Cristoforo Colom-
bo ha data alla sua Guanahani.
Il Navarrete, è vero, dice in nota, che 11 Colombo si è ingannatt»; perche
la vera situazione di Guanahani, rapporto all' isola del Ferro, è come le due
estremità d' una linea tirata da levante 5 gradi verso borea, a |ionentc 5 gradi
verso austro: ma senza voler sentenziare fra il testo originale del grande Ita-
liano e l'opinione del Navarrete, non potremo forse supporre che il dotto
Spagnuolo si fosse , mentre scrivea quelle righe, un poco troppo preoccupalo
dell' idea , che V isola di Guanahani non potesse esser altro che «1 Gran
Turco?
Noi non conosciamo nessuna parlicolarizzata descrizione dell' isola di San
Salvadore Grande i ma crediamo , che xe alcuna n'esistesse e fosscmo stati
In grado di consultarla , la ci avrebbe certamente fornite nuove ragioni da
aggiungere alle altre , che, confrontate con I dati riferiti .da CristoCbro rA>lombo
Intimo a Guanahani, abbiamo esposte.
Gian Battista Muiìoz, nella sua Storia del Nuovo Mondo, sostenendo ';iib.
Ili , $. 12, pag. 85 e 8S ), senza però Indicare i motivi sui quali si fonda ,
che la Guanahani del Colombo è l'isola Watelin de' moderni, la quale sj
estende da settentrione ad austro ed è ricinta da una catena di scogli, altro
non la che render più complicati la questione .
Il contrammiraglio di Kossel , per noi consultalo Intorno a questo propo-
sito, e che conscuii di approfondare la questione, divise finalmente il nostro
390
parere) cioè, che 1* Isola di Guanahani di Cristoforo Colombo corrisponde a
quella di San Salvadore Gronde de' moderni . Bgli è pur di sentimento , che
dall'isola di San Salvadore Grande II Colombo si trasferisse al porto di Nipe,
neir isola di Cuba , costeggiando l'isola Lunga , lasciando quella di Crooked
degli Inglesi a levante , ed uscendo dal mezzo delle isole di Bahama pel ca-
nale che è fra le isolette Af tra por vos e l' isola Verde ; imperocché da
quello che il nauta Italiano dice, rilevasi, che dopo, nel trasferirsi dal porto
di Nipeal Capo Francese, nell'Isola di San Domingo, egli litH:e una navigi-
zione più difficile per i venti e le correnti contrarie .
Questa opinione fu recentemente adottata da Giovanni Ferrer , Il quale col-
loca il luogo del primo sbarco del Colombo ( el desembarco de Colon ,
suir isola di San Salvadore Grande , nella sua Carla esferica que compre^
hende los detemboques al norie de la isla de Santo Domingo, y la parte
orientai del canal viejo de Bahama, construida de orden del Rey, en
la direecion hydrografioa, anno 1802. — Ma il celebre barone di Hum-
boldt, al cui criterio abbiamo pur soggetti i nostri dubbi, sembra propen-
dere peli' opinione del Navarrete, ed è di parere, che i rombi .del vento fc-
guiti da Cristoforo Colombo sieno favorevolissimi a quella opinione. Egli
però non si decide ancora in modo affermativo intorno a questa disputa, per-
ché dice di non avere avuto occasione di esaminarne profondamente i do-
cumenti. » Duolmi vivamente, ne scrive l'illustre viaggiatore, di non avere
il tempo necessario per fare queste indagini , per intraprendere le; quali è
d' altronde estrema penuria di libri io Parigi . V imperfezione dei me^zi di
misurare il cammino di una nave ai tempi di Cristoforo Colombo, e la variazione
dell'ago calamitato, soggiunge l'Humboldt, non permettono per nlun conto
di fissare In modo preciso la na\igazione dell' illustre Italiano) ma dice, che é
d' uopo convenire , che troppo grandi ostacoli , come banchi , scogli , ecc. ,
egli avrebbe incontrato nel suo cammino su Cuba , specialmente nell'epoca in
cui navigava, se veramente avesse prima approdato a San Salvadore Gran^
de; e che tali ostacoli diventano molto meno considerevoli, se si suppone che
l'isola di Guanahani corrisponda a quella di Watelin, come crede ilMuiioz,
o alla Grande Salina {el Gran Turco), secondo 1' (>pinlone del Navarrete » —
Non dobbiamo però dimenticare di dire, che questi ostacoli dei quali parla il
barone di Humboldt, e sono ufi^ualmcntc citati dal Navarrete, non fanno che
poca Impressione sull' animo dei contrammiraglio di Rossel, poiché non crede
che sieno tali da aver potuto arrestare la navigazione di Cristoforo Colombo.
Aderendo alle ragioni esposte nell'opera di cui pubblichiamo la traduzio-
ne, il dotto Navarrete persiste nel sentimento, che la prima isola ove il Co-
lombo approdò, quando scoprì il Nuovo Mondo, é certamente quella detta oggi
el Gran Turco, e non l'altra chiamata San Salvadore Grande. — » La dire-
zione tenuta dal navigatore Genovese sempre alla volta di ponente per andare
a Cuba, dice il Navarrete, ne è una prova irrecusabile, e rende nulli tutti i
contrari ragionamenti : d'altronde, la positura, le adiacenze , la descrizione di
Guanahani, isola scoperta prima delle altre , In ogni cosa differiscono da quella
391
lunga e tortuosa di San Salvadore Grande , mentre al contrario stanno in
perfetta armonia colla maggiore delle Isole Turche • .
Dietro il consiglio del contrammiraglio di Rossel, noi domandammo al
NaTarrete il processo verbale dell'atto di possesso di Guanahani, Se questo
documento importante e curioso ancora esistesse, ci areremmo probabil-
mente rinvenuto sufGcienti indizi per fissare i nostri dubbi : ma non aven-
dolo potuto rinvenire , ed essendo diffidi cosa tracciare sulla carta dell'Atlan-
tico le vie che Cristoforo Colombo dice aver seguile per trasferirsi da Gua-
nahani a Cuba , a cagione delle lacune e della incertezza che domina nella
citazione delle sue direzioni, crediamo doverci limitare al semplice offizio di
relatore, bsclando che altri più saggi di noi pronunzino, Tra l'opinione co-
mune, basata sur un'antica tradizione che rimonta ad un'epoca molto vicina
al tempo delle scoperte di Cristoforo Colombo , fra 11 giudizio delMunoz , che
sembra trovare poco partito , e la sentenza del Navarrete , che il Buache , a
quanto ci sembra , avca prima di lui sostenuta , e della quale 11 dotto Spa-
gnuolo, con criterio e plausibili ragioni, oggi prende la difesa.
LETTERA
dell' kMUlKÀCL:0
CRaSTOFORO COLORaSO
SCRITTA AL SOPRINTENDENTE
1>EL BE E DELLA REtiirtA
CATTOLICI
} iGNORE ! — Persuaso che la grande vìtto-
» ria clic Dio mi ha concessa oel mio viag-
cuBpo di s. Fi gj^j ^ renderà sodisfazioDc al cuor vo-
stro, volgovi la presente leltera (1), dalla quale apprende-
rete , come in ventiquaUro giorni (2), io sia pervenuto alle
(I)H Cohnnbo lodirluò questa lellcra sLudoTlco di Sant'Aagelo, foprln-
kodenu del regi Ctllulkl. Questa carica ili laprintendenle ai uni d igniti della
casa reale d'Aragona, equivalerne ■ quella dlcompuilsu maggiore della corona
di Caitlglla, occupala in quell'epoca ila Allbnio di Qulntanllla . Talché, due
eompulisti maggiori, che ponno agguagliarli al ministri delle flnanic de' ooilrl
tempi, uno diCasllglla e l'altro d'Aragona , coadiuvarono l'iDtrapnu dell'am-
mlràglio. Sembra, cite quctlo meileiltno Ludovico di Sani' Angelo Tosse leiorlere
della casa e della corte del re nel principalo di Catalogna, e camarlingo della
fl*rnuirulivldicasiig1la, uniumentea Francctco Plnd , magliUsia diSlTlglla,
dw pur egli ebbe parte nel primi affari delle Indie . NATiaaiTi
(1} Questa numero ò Indicato nell' originate con etftvrommeHtateonru-
394
Indie , con la flotta che gP illustrissimi re e regina no-
stri signori mi affidarono . Ivi io trovai gran numero di
isole, popolate d' innumerevoli abitanti , e di tutte m' im-
possessai a nome delle Loro Altezze , per proclama e con
la reale bandiera spiegata, senza provare ostacolo di sorta
alcuna .
Alla prima isola per me rinvenuta imposi il nome di San
Salvadore, in onore di Dio onnipotente, che meravigliosa-
mente ha fatto tutto questo: gV Indiani chiamanla Guana-
hani . Detti alla seconda il nome di Santa Maria della Con-
cezione e alla terza quello di Fernandina; la quarta appellai
Isabella e la quinta Giovanna: — infine, ciascheduna di esse
ebbe da me un nome novello .
Allorquando pervenni alla Giovanna, ne costeggiai il lido
dalla parte d'occidente, e lo trovai cosi esteso, che penso
questo esser parte di terra ferma, nella provincia del Cata-
yo ; e perchè a riva il mare non vi rinvenni né città ,
né villaggi , prescindendo da alcune abitazioni, colle gen-
ti delle quali non potetti abboccarmi poiché al nostro av-
vicinarsi prendevano la fuga , procedetti innanzi nel mio
cammino , certo di non potere passare presso alcun va-
sto villaggio o città senza scorgerla: ma dopo aver fatte
molte leghe, accorgendomi che non v'era nulla di partico-
lare da vedere e che il lido guidavami alla volta di setten-
trione, ciò che contrariava la mia volontà, per essere ornai
troppo rigido il verno e perché io desiava piuttosto d' in-
canmiinarmi verso mezzogiorno, e considerando che aveva
pure il vento contrario, risolsi di non aspettare altro tem-
po, e retrocedetti sino ad un porto ch'avea già notato, dal
86; \i si dovrebbe leggere settant'un giorno, come in una nota inserila in
Goe di quesli lettera vien dimostrato . Natamuitb
395
qaale spedii due uomini dentro terra , per sapere se vi fos-
se un re e vi esistessero grandi città . — Dopo tre giorni
di cammino, essi incontrarono un' inCnità di piccoli ca-
sali con innumerevoli abitanti, ma senza governo; il
perchè retrocedettero. Io avea perfettamente compreso, dai
segni di alcuni altri Indiani eh' avea fatti prendere , che
questa terra era un' isola , ciò che m' indusse a costeggiarla
inverso 1' oriente pel tratto di cento sette leghe , ove ella
termina formando un promontorio .
A levante di questo capo , alla distanza di otto o dieci
leghe dalla prima isola, se ne scorge un'altra la quale venne
da me chiamata Spagnuola . Io mi diressi sovr* essa , e ne
costeggiai la parte settentrionale pel tratto di cento settan-
totto grandi leghe, nella stessa guisa che avea fatto lun-
ghesso il lido orientale della Giovanna. L'isola è straordina-
riamente difesa dalla natura, molto meglio che noi sono le
altre tutte; ha infinito numero di porti , i quali per la loro
bellezza e bontà non ponno essere paragonati ad alcuno di
quelli della Cristianità che sono a mia cognizione , e copia
di fiumi cosi grandi , che è una meraviglia a vederli . Le
terre sono eminenti ; miranvisi catene di altissime monta-
gne , superiori per qualunque rapporto a quelle dell' isola
di Cetrefrei; tutte sono di bellissimo aspetto e di forme in
mille modi variate, tutte praticabili e vestite di alberi di
infinito numero di specie, e talmente alti, che sembrano ag-
giugnere al cielo.
Per quanto io posso credere , gli alberi non perdon mai
in questi luoghi le loro fronde , poiché li ho veduti sempre
verdi e così belli quanto quelli di Spagna nel maggio :
altri fioriscono , altri porgono frutta , ec. , ee. , altri in-
fine sono più o meno avanzati , secondo la specie alla quale
appartengono. Udivasi il variato garrir degli usignuoli e di
390 I
molti altri augelletti , benché già fosse di novembre. Iyì
crescono i palmizi di sei od otto specie, e la loro bella di-
versità , come quella degli altri alberi , piante e poma, è
argomento di grande ammirazione . Vi sono maravigliose
pinete , magniOci campi , moltitudine di uccelli, e frutta di
prodigiose varietà: e sonvi eziandio molte miniere metalli-
che, ed innumerevoli abitanti.
L' isola Spagnuola è un portento . Ivi tutto è magni-
flco : le montagne , le pianure ed i terreni sono cosi belli e
grassi , che vi si può piantare e seminare , pascolar greggi
e mandre di ogni specie , e costruire città e villaggi senza
numero . Senza aver veduto questo paese non è possibile
farsi idea dell' ampiezza e sicurezza dei suoi porti, e della
bellezza dei suoi fiumi ampi e numerosi, l'acqua dei quali
è eccellente , e nella maggior parte di essi scorre sopra
auree arene ; del resto , è molta differenza fra gli alberi,
i frutti e le erbe di quest'isola, e quelli della Giovanna •
Nella prima , sono molti aromi e grandi miniere d' oro
e di altri metalli ; gli abitanti diqudl' isola , come di tutte
le altre che ho trovate, e delle quali ho avuto nozione, van-
no nudi , sieno uomini o donne , sebbene peraltro certune
femmine velino una sola parte del loro corpo con una fo-
glia di albero o d'erba, o con un pezzo di tela da esse a tal
uopo tessuta •
Costoro non usano ne ferro , ne acciaio , né armi, che
d' altronde non saprebbero trattarle; non perchè non sieno
ben conformati della persona e di bella statura , ma perchè
sono timorosi air eccesso • Il solo mezzo di difesa o d' as-
salto che posseggono consiste in certe canne che colgono
quando sono fiorite , air estremità delle quali adattano un
bastone appuntato, che neppure ardiscono mettere in opra;
poiché molte volte ebbi occasione di mandare a terra due o
I
397
tre uomini perchè s'abboccassero cogli abitanti, i quali veni-
vano subito in gran numero incontro a loro, ma quando ve-
devano appressar le mie genti, fuggivano senza che il figlio
aspettasse il padre : ne questo timore proveniva da alcun
male a loro fatto , poiché , al contrario , ovunque mi sono
recato ed ho avuto abboccamenti con i selvaggi ^ ho dato
ad essi tutto ciò che possedeva , sia del drappo , o mill' al-
tre bagattelle, senza prendere cosa alcuna in contraccambio;
quella paura era dunque puro e semplice effetto della loro
eccessiva pusillanimità .
Nulladimeno è vero , che quando una volta si son fatti
core, ed han sollevati i loro spirti dallo spavento , essi
manifestansi cosi semplici e generosi, che ninno potrebbe
formarsene esatta idea senza averli coi propri occhi ve-
duti . Non mai essi ricusano ciò che lor si domanda ) che
anzi, se al contrario son possessori dell'oggetto richiesto, di-
mostrano neir offerirlo tanta amistà , che darebbero ancora
i loro cuori o qual altra si fosse cosa di pregio; e per quan-
to costi poco r oggetto che ad essi è porto in baratto, sem-
pre restano contenti .
Proibii che loro fosser date cose di troppo poco valo-
re , come , per esempio , i pezzi del vasellame rotto di
terra o di vetro, oppure le piccole stri scie di nastro ;
sebbene, quando ottener potevano qualche cosa di tal na-
tura, sembrasse loro di possedere i gioielli più preziosi •
É una volta accaduto , che per una stringa un marinaio ot-
tenne il peso di due castigliani e mezzo di oro ; ed è suc-
cesso, che altri, per oggetti di minor costo , avessero di piii
ancora. Alcuna volta , per delle bianche nuove , gl'Indiani
offrivano in cambio tutto quello che avevano , sebbene ciò
fosse del valore di due o tre castigliani di oro. Essi prende-
vano perGno ì rottami dei cerchi dette botti , e davano in
398
contraccambio , come imbecilli , quanto possederano ; al
segno che questi baratti parendomi che fossero inonesti ,
detti ordine che non venissero proseguiti: loro regalai mille
coserelle graziose e di qualche prezzo , le quali meco por-
tava , e ciò feci ond' essi ci s' affezionassero .
Credo , che indipendentemente da questi doni , essi ab-
bracceranno la religione di Cristo , poiché sono inclinati
ad amare ed a servire le Loro Altezze e tutta la nazione
Castigliana • Cercano di sovvenirci e somministrarci tutte
le cose che ci sono necessarie , e eh' essi in abbondanza
posseggono . Non hanno alcun culto ed ignorano affatto
la idolatria. Credono che ogni potere ed ogni forza , in una
parola, tutto ciò che è btumo^ trovisi nel cielo; ed erano
fortemente convinti, che io, in un coi miei vascelli e le mie
genti, ne fossi disceso , ed è per tal motivo , che , pieni di
questa idea, m'hanno accolto dovunque, tosto che il loro
primo timore s' è dissipato : né questi sentimenti proven-
g(Hio da ignoranza, poiché sono intelligentissimi: navigano
su tutti questi mari , ed in modo meraviglioso rendon con*
to di qualunque cosa ; ma non hanno giammai veduto né
uomini vestiti , né vascelli simili ai nostri .
Tostoché pervenni alle Indie, tolsi a forza, nella prima
isola che scopersi, alcuni abitanti , perché mi riferissero
lutto cièche in queste contrade vi era^ e successe in fatti,
che dopo poco e' intendemmo reciprocamente , ossia colle
parole , ossia co' gesti , cosicché questi uomini ci hanno
reso grandi servigi . lo li tengo tuttora presso di me ; e
dietro le conferenze che ho avute seco loro , comprendo,
che essi persistono nell' idea che io vengo dal cielo; la qual
cosa si affrettavano annunziare ai loro c<mnazionali do-
vunque approdavo , e quei che ne ricevevano la novella
correvano di casa in casa ffno ai vicini villaggi gridan-
399
do: Venite a vedere gli uomini del cielo: quindi, uomini
e donne, grandi e piccoli , dopo essersi alquanto rassicura-
ti , venivano a portarci da mangiare e da bere, e tutto que-
sto facevano con incredibile amorevolezza .
I popoli di tutte queste isole posseggono molte canoe
fatte a guisa delle nostre lance , altre grandi , altre picco-
le, e talune maggiori di una feluca di diciotto paia di remi:
elle non [sono però molto larghe, essendo fatte di un sol
tronco d' albero; del rimanente un paliscalmo non potreb-
be aggiugnerle al corso, poiché vogano con incredibile
celerità . Con tali canoe percorrono tutte queste isole, che
sono innumerevoli , e trasportano le loro mercatanzie . lo
ho veduto in alcuna di esse capirvi da sessanta in ottanta
uomini, ciascuno col suo remo.
In tutte queste isole non ho notato diversità di momento
negli abitanti di esse , ossìa pei loro costumi , ossia pel
loro linguaggio ; fra essi tutti s' intendono , il che mi fa
sperare che le Loro Altezze si degneranno d' occuparsi dei
mezzi onde convertirli alla nostra santa fede , perchè sono
disposti di tutto cuore a riceverla •
Ho detto di sopra di aver costeggiato pel tratto di cen-
tosette leghe in linea retta l'isola Giovanna, d'occidente
in oriente . Dopo tanta estensione di cammino , io posso
aflermare, che quest' isola ò più grande dell' Inghilterra e
della Scozia insieme unite; imperocché, al di là di que-
ste centosette leghe , esistono , alla volta d' occidente ,
due Provincie, che non furono in alcuna guisa da me per-
corse. Gli abitanti di una di queste provincie, detta Cibatfj
nascono tutti colla coda(l); né alcuna di esse può aver
(I) Queste stravaganti asserzioni forse ebbero origine nell'ignoranza degli
Indiani , o nella difficoltà che l' ammiraglio e gli S|NignuoU incontravano a
beo comprendere il loro linguaggio ed I loro gesti . NAVAttm
400
meno di cinquanta o sessanta leghe dì lunghezza, per quan-
to io posso comprendere dalle espressioni degli Indiani
che sono meco, i quali hanno cognizione di tutte le isole
di questi mari •
L'altra isola, la Spagnuola^ è maggiore in circuito di tutta
la Spagna, dalla Catalogna, sul lido del mare , infmo a
Fontarabia , nella Biscaglia ] poiché , sur un quadrato for-
mato da due di questi lidi , io feci cento trentotto grandi
leghe in linea retta , d' occidente in oriente . Ciascuno deve
desiderare di vedere questa isola, che quando si è vista
non si può più abbandonarla •
Sebbene io abbia preso possesso di tutte queste isole in
nome delle Loro Altezze ; sebbene tutte sieno abbondante-
mente provviste , anche più di quello che io conosca e pos-
sa esprimere , e le consideri tutte ugualmente come pro-
prietà delle Altezze Vostre, che di esse ponno disporre
nel medesimo assoluto modo come dispongono del re-
^0 di Castiglia ; tuttavia ho preso particolarmente pos-
sesso d'una gran citta, in un luogo il più conveniente e mi-
gliore per lo scavo delle miniere dell'oro e pel commercio
colla terra ferma, e con quella che è situata da questa par-
te , oppure coir altra che è dalla parte opposta , e dove so-
no gli stati del Gran Can. Imposi a questa città il nome di
Natività, e vi ho fatto construire un forte, il quale in questo
momento sarà certamente terminato , e 1' ho munito di uo-
mini in suflicente numero, provvisti di anni, artiglierie e
viveri per più di un anno , e vi ho lasciato una barca , un
mastro di marina ed un capo costruttore . È d'altronde
grande amistà fra noi e il re di questa regione, a segno
ch'e' si reputava onorato a chiamarmi fratello e trattarmi
come tale: e quand'anche si pervenisse a variare le dispo-
sizioni di questi isolani , siccome il re ed i suoi sudditi
401
igQorano affatto cosa sieno le armi, vanno totalmente nudi
come ho già detto, e sono il popolo più codardo del mondo,
gli uomini che ho lasciati basterebbero per totalmente di-
struggerli. La sicurezza delle mie genti non è dunque mi-
nacciata in questo luogo, se elle sapranno ben comportarvisi.
In tutte le isole m*è sembrato, che ciascun uomo si con-
tenti di una sola donna, ad eccezione del capo o re , a cui
è permesso averne inGno a venti. A me sembra che ledonnc
sieno in questi paesi intente alla fatica più degli uomi-
ni. Non ho potuto comprendere se questi popoli abbiano
qualche idea di possessione ; m^ ò parso scorgere , che ciò
che ciascun uomo possedeva ugualmente a tutti apparte-
nesse, e specialmente i commestibili . Io non ho flnqui tro-
vato in queste isole uomini selvaggi e mostruosi, come molti
pensavano, anzi, al contrario, vi ho rinvenute genti garba-
tissime ed assai gradevoli nel conversare. Non sono di co-
lor nero, come i popoli della Guinea, ma i loro capelli sono
ondeggianti , e non crescono molto in questo paese ove il
caldo è grandissimo : certo è, che in queste contrade, le quali
non sono che a ventisei gradi dalla linea equinoziale, il sole
ha una gran forza ; nelle isole ingombre di grandi monta-
gne, fu nondimeno vivissimo il freddo in questo inverno,
ma gl'isolani che vi sono nati lo sopportano assai bene, non
solo per esservi avvezzi, ma ancora per cibarsi di carni di
molte droghe condite, e di piante estremamente riscaldanti.
In quanto poi ai mostri , io non intesi mai parlarne ;
ho saputo soltanto, che V isola situata nel secondo seno,
che e air ingresso delle Indie, è popolata di abitanti, che in
tutte queste isole sono considerati ferocissimi e mangiatori
di carne umana ancor palpitante; i quali antropofagi pos-
seggono molte canoe, con cui approdano a tutte le ìsole
dell' India, rubando quanto possono; ma non sono più de-
I.
51
402
^li altri deformi : costamano portare i capelli lunghi come
le donne , e adoperano grandi archi e frecce fatte di can-
na ed armate in punta di piccoli bastoni aguzzi , poiché
non posseggono ferro. Essi sono feroci con questi popoli ti-
midi air eccesso; ma io non li temo più degli altri . — Son
dessi che unisconsi alle abitatrici delP /50/a delle Donne ^
la prima che trovasi andando dalla Spagna nelPIndie^ e nella
quale non è alcun uomo . Queste donne non esercitano al-
cuna cosa che spetti al loro sesso -, non conoscono che Parco
e le frecce , fatte dì canna come quelle degli uomini ; s* ar-
mcino e copronsi il corpo di piastre di rame, di cui hanno
in abbondanza .
Esiste un'altra isola, la quale m'è stato assicurato eh' è
più grande della Spagnuola , e che li suoi abitanti non hanno
capelli ; dessa è immensamente ricca d^ oro : — del resto io
trasporto meco alcuni Indiani di queste differenti isole, che
renderanno testimonianza di quanto asserisco .
In somma, giudicando, da questo primo viaggio, il quale
altro non fu che una specie di scorreria, io assicuro le
Loro Altezze, che ponno essere ben certe, che sarò in gra-
do di dar loro tutto Toro di cui bisogneranno, per qua-
lunque debole soccorso che potranno accordarmi: e lo
stesso farò rispetto agli aromati ed al cotone , delle quali
cose ne avranno più di quello che potran domandare ; ed
eziandio della gomma , che inlìno al presente non è stata
trovata che in Grecia e nelP isola di Cliio , il perchè il Si-
gnore (1) la vende al prazzo che vuole, e dell'aloè, di cui
(n Parlando ilella gonima {mastice) ^ che ritraesk dalla Grecia propiamente
delta e dall'isola di Cliio, il Colombo dice, che il Signore {^el Senorio) la vendeva
ni prezzo che voleva . CredeUe il Roquelte, che la espressione el Senorio potes-
se applicarsi alla repubblica di Genova, la quale in quest'epoca possedeva
r isol.i di Chio, di cui s* era impadronita nel 1316, e la consenò fino al I5<56^
nia (piesta repubblica allora non signoreggiava la Grecia , la quale nel 1204;
403
se ne potrà raccogliere quanto verrà ordinato di caricar-
ne: degli schiavi poi ne averemo tanti quanti ne desiderere-
mo, ma saranno idolatri. Credo d'aver trovato del rabar-
baro (1) e della cannella, e rinverrò, spero, mille altre
cose di gran valore , che a quest' ora le genti che colà ho
lasciate averanno scoperte .
In quanto a me , in niun luogo ho preso sosta Anche il
vento mi ha permesso di navigare ; mi fermai solamente alla
cittadella Natività, ove stetti fino a tanto che non ebbi tutto
assicurato e ben disposto: certamente avrei scoperto di
più, se i miei navigli fossero stati in cosi buono stato come
era da desiderare: — questo è certo.
Sia benedetto il nostro Signore Dio, che a tutti coloro che
seguono le sue vie dà vittoria e prosperità nelle imprese
che sembrano impossibili . La presente era evidentemente
di questo numero ; poiché, sebbene alcuni avesser parlato
di queste terre , pur tuttavia que' loro ragionamenti non
erano che conghietture . Niuno diceva, ne poteva dire di
averle vedute , cosicché ognuno credeva che la loro esi-
stenza fosse piuttosto una favola, che una cosa vera e rea-
le • Ma il Redentore volle concedere questa vittoria ai no-
stri illustrissimi monarchi il re e la regina , ed al loro re-
gno, ornai divenuto famoso per cosi grande avvenimento ,
onde tutta la Cristianità deve rallegrarsi e celebrarlo con
grandi feste: ella deve glorificare la santa Triade con molte
quando i Crociati si divisero le provlncie dell' impero BisantiDo , era caduia in
potere dei Veneziani , che la conservarono infino alla metà del quindicesimo
secolo , nel qual tempo loro fu tolta dai Turchi . Nel momento In cui il Co-
lombo scriveva, la Grecia non apparteneva dunque né a Genova né a Vene-
zia, ma al Gran Signore di Costantinopoli; e credo che a lui appunto il Co-
lombo riferisca con quelle sue parole el Senorio, cioè il Signore.
Marmocchi
ti) Abbiamo di sopra veduto , in una nota del baron Cuvier,chc il reo-
barbaro non vegeta in America . Roquetts
404
preghiere e con solenni rendimenti di ffmzie , tanto per il
trionfo che è preparato alla nostra santa fede, pella con-
versione ad essa di tanti popoli, quanto per il bene tem-
porale, che non solo la Spagna, ma i Cristiani tutti ritrar
ne potranno .
Fatto sulla Caravella al paraggio delle isole Canarie (1) ,
addi quindici febbraio del novantatre .
Qui nella lettera è un foglietto nel quale leggemmo
la postilla seguente:
Dopo avere scritto questa lettera ed esser giunto nel ma-
re di Castiglia, si sollevarono dei venti impetuosi d' austro e
di scilocco, che mi costrinsero ad alleggerire il vascello, ed
a rìcovrarmi in questo porto di Lisbona i» la qual cosa io re-
puto la più sorprendente del mondo, e da questa città io ri-
solsi di scrivere alle Loro Altezze. In tutte le Indie alle quali
pervenni tn novantatrè giorni^ e donde in settant'* otto feci
ritorno (2) , trovai sempre il tempo come nel mese di mag-
gio, salvo le tempeste che ho soflerte, le quali mi hanno ri-
tenuto tredici giorni e costretto a vagar quinci e quindi su
questo mare. — Qui gli abitanti mi dicono, di non aver
(1) Le isole dal Colombo vedute addi 15 febbraio, non Turano le Canarie, ma
sibbene le Axore o Terzere.— Vedi la giornata del 15 febbraio, nel giornale
del primo viaggio del Colombo di sopra Inserito . Njltaiiiibtb
(2) Cosi sembra essere scritto nell' originale , ove i numeri sono in cifre
romane estremamente confuse ; ma II Colombo era uscito dalla barra di Sai-
les addi 3 agoslo , e aggiunse all' Isola di Sem Salvadore addi 12 ottobre; per
cui è mauifeslo, cbe devesi leggere settant'un giorno di viaggio per andare, e
quarant' olio per retrocedere , cominciando dal 18 gennaio, giorno in cui lasciò
il Golfo delle Freccie, Gno al 4 marzo. In cui entrò nel fiume di Lisbona.
Natarritb
([iaminai vedato ud verno così cattìTO, nk aver uditi mai
oairare tanti naufragi quanti in questa stagione.
Fatto addi 4 di marzo (1)
Il Colombo iodirizzùqoesta lettera al soprinteodeote del-
lo isole scoperte nelle Indie, e di altre spettanti alle Loro
Altezze.
Tutto quello i litleratmente copiato sul documento ori-
ginaUf che esiste nei reati Archivi di Simancas, nella fil»a
della corrispondenza generale di Stalo, n." 1°.
In fede di che , appongo qui in calce la mia firma .
A Simaneai . addt K dietmin isis.
(^Firmalo') Tonu GontLR.
(1) Queda daU.fcrilU nell'orlglMle del Colombo In cifre romane, è mollo
tonfiua , « par che ilira 11 mano ; ma enamlnandoU con irrupolou aUen~
ttone, multa chiaro cbe vi e Mrttto 4 mano . NiviMira
LETTERA
CRISTOFORO COIOIBO
ipensando, rlic non vi sarebbe stato
■_ discaro sapere eh' io rondussi fclì"
cpniciil<> a termine la mia intrapre-
coi<™ii....s.M .li i.uj,iiiap. 53^ liorisoluto d*indirizzarvi qQcsta
lettera, |>or Tarvi più particolarmente conoscere tutti ^li ac-
cidenti e le scoperte, che avvennero nel ii-ìo viaggio (i).
I rnnlrmiMiMnri ircilfilfrii . rtw le
a \m^e litìVAtia Ori.-nttle in l" In-
(11 SmvriiTti ,<'h<- Il Cilnmbn ni I
IcfTe [NT lui «mpcrie cMliiilswro la cri
dta e Id Cini) . RKRDorrHr
(S> A rtlilrnie, <'h<>il Oilumb» ilntPttK (tnHvmt pili Iritm wn Ir quali
MMunikati te *m prime srn|ivne al •wii imict «I >i più illl iKTsnnisiti iItIIg
rofli ilrl r*E <:altalci eJ^tnrike runiiirrrHlcre come qui>*i(> lenire dirti-swm
nullo «im);:llaT«l Ira Ioni, e nir<m roiilriuTe W ineile«lme c'pnwiiin) . ('no-
Ihiiiia b |irr5rnle ron ifiitlki ■nlrmlnilrmenlc siani|iala. MtivnccHi
(3}L'aiii0Brafuillqtir«ialeliera »nàà pprduio.com'èiKKretMikll* n>tg|lor
408
Dopo trentatre giorni dalla mia partenza da Cadice (1),
entrai nel mare dell' India, ove rinvenni molte isole popo-
late da innumerevoli abitanti, delle quali presi possesso in
nome del nostro felicissimo monarca , al suono di tromba,
ed in mezzo alle acclamazioni delle mie genti , dopo avere
spiegati i nostri vessilli e senza che alcuno ci contradices-
se . Detti alla prima di queste isole il nome del nostro Di-
vino Salvatore (San Salvador) , onde l'aiuto mi avea fe-
licemente condotto a questa ed alle altre , ma gì' Indiani
però r appellano Guaìiahanyn, Io detti un nuovo nome ad
ognuna delle altre isole : ordinai che una si appellasse San-
ta Maria dellaConcezione; V altra Fernandina^ Isabella la
terza : Giovanna la quarta ; e cosi feci delle altre •
Dopo avere approdato a quest'isola (che feci chiamar
Giovanna), m'avanzai alquanto lunghesso il suo lido,
verso occidente , e lo rinvenni così grande che non potetti
conoscere ove andasse a terminare; laonde fui di parere,
che questa terra non fosse un'isola, ma piuttosto la prò-
vincia continentale del Cataio: ciò non pertanto, io non vi-
di alcuna città o borgata sui suoi marittimi contini, solo
scorsi vari piccoli villaggi e alcuni terreni lavorati , ma
non potetti conferire cogli abitanti dei medesimi , poiché
tosto che ci vedevano davansi alla fuga. Pur tuttavia io se-
guitai ad inoltrarmi, persuaso che averci (inalmente sco-
perto qualche castello o città : ma vedendo, che dopo aver
per lungo tempo protratto il cammino delle mie navi non
darle delle lellerc scriile dal Colombu ai suoi amici e ad allri personaggi ,
intorno alle sue scoperle : ma di questa lotterà ci rimase la traduzione latina
che ne Tece il Cosco dopo circa 40 giorni che il Colombo l'avea Rcritta . —
11 testo latino del Cosco lo inserimmo qui appresso. Marmocchi
(I) Forse nel testo diceva : dai mare di Cadice . Il Colombo partì da Huel-
va cSulies, che sono in qualche modo nel mate di Cadice; ma non partì da
Cadice (Vedi il Giornale del Primo Viaggio, \u piiucipio). 1V1ar.vocchi
409
presentavasi al nostro sguardo nulla di nuovo, e consideran-
do che quella via ne conduceva inverso borea , mentre io
desiava evitare tal direzione a causa delle nebbie che re-
cano su quelle terre, ed avendo in pensiero d'incammi-
narmi ad austro, e spirando contrari i venti , risolvetti di
cangiare strada .
Tornato indietro, io detti fondo nel porto che avea no-
tato ^ dal qual luogo inviai dentro terra due dei nostri, per
scoprire se in questa provincia esistesse un re e Tosse alcu-
na città. Costoro corsero il paese per tre giorni, e trova-
rono de' popoli innumerevoli, e alcuni villaggi piccolissimi
e senza governo, ciò che li decise di tornare alle navi*
Nel tempo delta loro assenza io aveva saputo da certi
Indiani colà trovati , che questa provincia era certamente
un'isola (1)*, allora, attenendomi sempre rasente i suoi lidi,
mi diressi inverso oriente per un tratto di trecento ven-
tidue miglia , ove V isola finisce : e da quel punto ne sco*
prìi un' altra, distante dalla Giovanna , alla volta di levan-
te cinquantaquattro miglia, alla quale imposi il nome di
Ispana (2) : e avendone presto aggiunto il lito , diressi il
mio cammino quasi alla volta di settentrione, nella stessa
guisa chMo avea fatto nella Giovanna inverso levante, e
corsi cinquecento sessantaquattro miglia .
U isola Giovanna, ed eziandio le altre, sono egualmente
fertilissime; la prima e circondata da un'infinità di porti
sicurissimi e spaziosi, i quali di gran lunga in bellezza sor-
passano tutti quelli che ho fino al presente veduti. Ella è ir-
rigata da fiumi considerevoli pieni di acque salubri , ed è
ingombra di molte elevatissime montagne. — Tutte queste
(1) L' Isola di Cuba . MAimoGoii
(2) Vale a dire Spagmtola. Maimocchi
1. i2
410
ìsole sono bellissime e presentano variato aspetto; le pcHino
agevolmentepercorrersi^esono yestitedi alberi di diflTerenti
specie e d'enorme altezza, i quali credo, che in tutte lesta*
gioni serbino le loro foglie, avendoli io veduti tanto verdeg-
gianti e belli come sono quelli di Spagna nel mese di maggio: e
questi alberi, altri coronati di fiori, altri carichi di fratti, ed
altri aventi ambedue queste prerogative , offrivano ai nostri
sguardi la più grande bellezza, variata dalla qualità e dalla
natura diversa di ciascheduno di essi . L' usignuolo e mille
altri diversi augelletti empievano V aere dei loro canti me*
lodiosi nel mese di novembre, tempo in cui io viaggiava
per queste isole. Sono inoltre, nella detta isola di Giovan-
na, sette od otto specie di palmizi, che per altezza e beltà
superano tutti quelli che noi possediamo; e lo stesso è di
tutti gli altri alberi, piante e frutta . Vi si osservano ezian-
dio mirabili pini, campi e praterie di vasta estensione, molte
specie d'uccelli, varie sorta di miele, e molti metalli ^ ec-
cetto il ferro .
In quella poi, che noi appellammo di sopra col nome
di Spagna, vi sono altissime e bellissime montagne , vasti
campi, boscaglie, e praterìe fertilissime, molto atte alla se-
menta, alla pastura e alla costruzione degli ediflzi.
La comodità e bellezza de' suoi porti, eia gran quantità
dei fiumi, che molto contribuiscono alla sua salubrità, sono
cose^ che sorpassano ogni idea che senza vederle ci se ne
potesse formare. 1 suoi alberi, i suoi pascoli, eie suefrutta,
differiscono da tutto quello che in simil genere V isola Gio-
vanna produce, ed ha in abbondanza aromati di varie spe-
cie, oro e molti altri metalli .
Gli abitanti delF uno e deir altro sesso, tanto di que-
sta, quanto delle altre isole da me vedute, e nelle quali
mi sono informato, van sempre nudi come quando videro
***^i^ata^H
411
per la prima volta la luce, eccetto alcune donne , le qua-
li coprono la loro nudità con una verde foglia , ovver
con un velo di cotone, da esse a tal uopo intessuto. Tutti
mancano , come abbiam detto , di ferro di qualsiasi spe-
cie ^ laonde non hanno armi, né le conoscono^ né cono-
scendole saprebbero come trattarle , non già a cagione
di alcuna deformità del loro corpo, essendo tutti ben con-
formati, ma per esser timidi estremamente e pusillanimi.
NuUadimanco, essi adoperano per armi delle canne seccate
al sole, dalla parte più grossa delle quali, inverso la radi-
ce, figgono uno stecco secco ed aguzzo : ma neppure questa
specie d^arme ardiscono sempre di trattare, perché il più del-
le volte é accaduto, che avendo io inviato due o tre dei miei
in certe borgate onde conferire cogli abitatori delle mede-
sime, gV Indiani ne uscirono disordinati come un armento
spaventato, e alla vista degli Spagnuoli che appressanvansi,
fuggirono con tanta velocità , che il padre abbandcmava i
propri figli , ed i figli lasciavano i loro padri . Eppure io non
avea fatto loro alcun male, né da noi erano stati ingiuriati
giammai; anzi quando adessi mi approssimavo e potevo
parlare, donavo quanto avevo a mia disposizione, come dei
drappi od altri oggetti, senza esiger nulla in contraccam-
bio ; ma essi sono dilor natura pavidi e timorosi. Tuttavolta
quando credonsi al sicuro ed han fatto core, e' sono sem-
plicissimi , creduli , buoni e liberali a concedere di tutto
quel che posseggono, né fra essi é alcuno, che neghi di
quello che ha a chi gliel chiede , ma loro stessi invitano a
dimandarglielo; sono con tutti aflabilissimi, e per cose di
niun valore danno le più pregevoli, e della più tenue ri-
compensa , ed anco di nulla, rimangon contenti . MuUadi-
meno proibii , che a loro fosse data cosa di troppo poco
prezzo, ed ancor di sovente un non nulla, come rottami
412
di piatti , di scodelle, di bicchieri , dei chiodi , ecc. ecc.,
sebbene, quando potevano avere alcuno di questi oggetti,
credessero di possedere le più belle cose del mondo: in fat-
ti, fu visto un marinaio ottenere per un pezzo di corda, tan-
t' oro quanto cene vuole per fare il valore di tre soldi di
questo metallo; ed è noto, che altri ancora ne han ritratta
mia quantità più o meno considerevole, per cose di tenue
prezzo , e particolarmente per delle bianche (1) nuove ,
cioè recentemente coniate, oppure per certe monete di oro,
in baratto delle quali davano tutto ciò che il venditore di-
mandava, vale a dire un'oncia e mezza o due di questo
metallo, o trenta e quaranta libbre di cotone, che ornai co-
noscevano. Dando in copia oro e cotone, per frammenti di
archi, di vasellame, di bocce e di pentoli, può ben dirsi che
essi comprassero come se fossero idioti : ma questa specie di
commercio io lo proibii, perchè mi parve cosa veramente
ingiusta; anzi delti loro, senza alcuno interesse , molti ,
belli e preziosi utensili , che meco aveva recati affine di
conciliarmi vie più il loro affetto , convertirli alla fede
di Cristo, e maggiormente disporli ad amare il re e la re-
gina , i nostri principi e gli Spagnuoli tutti , e perchè stu-
dinsi di porre insieme e consegnarci quelle cose che presso
di loro abbondano, e delle quali noi assolutamente man-
chiamo .
Costoro non conoscono cosa sia idolatria, ma credono
fermamente, che ogni forza , ogni potere e qual siasi bene
esista nel cielo, e che io, coi miei bastimenti e nocchieri,
sia disceso da cosi elevato soggiorno; laonde appena dile-
guato il loro timore , presso i loro alari rispettosamente
(i) Specie di moneta, che equìTale al bianco di FraDcia, conosciuto (altora
a Parigi dalla plct>e come moneta di computo , nel solo caso in cui dicesi sei
kianchi, per due ioidi e mezzo . YiasBcii.
413
mi ricevevano. Essi non sono né poltroni , né grossolani,
ma hanno anzi molto ingegno e perspicacia , ed ognuno tra
loro che navighi su questo mare , rende mirabilmente re-
lazione di tutto ciò che ha osservato ne' suoi viaggi ; ma
essi non videro mai genti vestite, né navi simili alle n«-
stre.
Tosto che giunsi in questi mari, tolsi a forza, nella pri-
ma isola su cui approdai , alcuni Indiani, per poter comu-
nicare loro le nostre idee , e perché essi ci facessero
scienti di tutto ciò che circa questi paesi conoscevano ; il
che riuscì a seconda dermici pensieri , poiché , dopo non
guarì tempo , e' intendemmo gli uni cogli altri , per mezzo
di gesti , di segni o di parole , la qual cosa ci fu di sommo
vantaggio • Adesso essi vengono meco : e quantunque sia
ornai qualche tempo che viviamo insieme , nulladimeno
credono sempre eh' io sia disceso dal cielo: dovunque ap-
prodavamo essi con quanta voce aveano in gola gridavano
ai loro connazionali : Venite , venite , e vedrete gli uomini
discesi dalle regioni celesti ! — il perché gli uomini come
le donne, i ragazzi e gli adulti, i giovani edi vecchi, do-
po aver superato il timore che di noi in principio aveva-
no concètto , facevano a gara per visitarci affollandosi pelle
vie, e chi recavaci da mangiare, chi da bere, offeren-
doci tutto colla maggiore amistà ed incredibile beaevo-
glienza .
Ciascheduna di queste isole possiede canoe di legno forte
e compatto, ma di angusta larghezza ; rassomigliano per la
forma e lunghezza alle nostre /W^e , ma sono di esse molto
più veloci al corso, i lor nocchieri non usando però altroché
remi per dirìgerle . Altre son grandi, altre mezzane y altre di
piccola mole^ le maggiori ponno contenere fino a diciotto paia
di remiganti; e con esse gl'Indiani navigano in tutte que-
418
sci e cascanti ; abitano ove 1 raggi del sole sono meo vivi,
men penetranti , sendo in questi luoghi eccessivo il calore ^
poiché a quanto pare rimangono a ventisei gradi e mezzo
distanti dalla linea equinoziale • Un freddo pungentissimo
fassi d' altronde sentire sulla sommità delle montagne, ma
gl'isolani non ne soflrono , o perchè accostumati al clima ,
o peir uso continuo ed abbondante che fanno di alimenti
e bevande molto riscaldanti: del resto, lo ripeto, io non
ho mai veduto mostri, e neppure ho giammai saputo
che in alcun altro di questi luoghi ve ne sieno , eccettuato
neir isola chiamata Charis, che è la seconda che trovasi
andando dalla Ispana neir India , la quale è abitata da
genti , che nelle vicine isole sono considerate ferocissime ;
nutronsi di umana carne, hanno molte canoe di varia gran-
dezza, colle quali sbarcano in tutte le isole dell' India, ove
saccheggiando e mettendo a ruba tutto ciò che lor parasi
davanti. Ma non differiscono dagli altri Indiani, che nel
portamento dei capelli, che hanno lunghissimi come le
donne ; fanno uso di archi e di freccie o giavelotti fatti di
canna, ai quali dal lato più grosso adattano, come abbiam
detto, acuti strali • In questa guisa passano per feroci, e
sono terribilmente temuti dagli altri Indiani: ma in quanto
a me non faccio alcuna eccezione fra costoro e gli altri. —
Gli abitanti di Charis son quelli che coabitano con cer-
tune femmine che stanno sole nell' isola Mathenimj la
prima che si trova andando dalla Spagna ncU' India: que-
ste donne non s' occupano d' alcun lavoro spettante al loro
sesso ; ma trattano gli archi e i giavelotti simili a quelli dei
loro mariti , dei quali ho narrato ^ e per loro difesa por-
tano placche di rame, del qual metallo è dovizia nella
loro isola. Yienmi assicurato, che esista un'altra isola più
416
citta, alla quale detti il nome di Natività del Signore^ e to-
sto ordinai che vi fosse construtta una fortezza, che a gue-
st'ora deve essere Anita, nella quale ho lasciato la guar-
nigione che a mio parere era necessaria , provvista d' ogni
sorta di armi e di viveri per un anno ; ivi ho pur lasciato
una caravella, ed abili construttori nella marina e nelle
altre arti; e sopratutto vi lasciai la benevoglienza la stima
e r amicizia del monarca dell'isola, onde gli abitanti sono
amabili e benigni , talché il re medesimo gloriavasi di
chiamarmi suo fratello. Ma se li sentimenti di costoro va«*
riassero, per cui tentar volessero alcun che contro gli Spa-
gnuoli che ho lasciati nel forte o cittadella , e' non averan
con che farlo , per esser senz' armi e nudi della persona, e
timidi oltre misura : il perchè que' che hanno la custodia
del forte ponno senza timore dominar tutta l' isola , pur*
che sempre conforminsi alle leggi ed ai regolamenti che loro
ho tracciati •
Da quello che ho potuto conoscere in tutte queste isole,
ogni individuo non ha che una sola moglie , eccettuati i
principi ed i regi ai quali è lecito d' averne infino a venti.
Pare che le donne più degli uomini sieno intente al trava-
glio ; ma non ho potuto sapere al certo se tra i popoli di
queste contrade usino particolari e individuali possessioni,
essendomi piuttosto accorto , che ciò che uno di loro posse-
deva era a tutti gli altri comune , specialmente gli alimenti
e tutto ciò che per la vita è necessario .
In fra costoro ninno rinvenni da poterlo dire mostro (1),
come da molti supponevasi ; che anzi trovai tutti questi
isolani di una grande affabilità e desiosi di prestarmi ser-
vigio . Non sono neri come gli Etiopi ; hanno i capelli li-
(I) Uomo crudele, sanguinario. Natamusti
Lisbona^ addi 14 marzo.
Cristoforo Colombo
Ammiraèlio della Hoiu dcirOcc-nc
■M<<S>f^1<&)i»s»—
418
brano impossibili: e ciò appunto è successo a mecche sono
riuscito in una cosa alla quale infino al presente nessun
mortale non avea osato di porre il pensiero; poiché sebbe-
ne molti avessero già scritto e parlato circa l' esistenza di
queste isole, tutti però ne hanno parlato e scritto per con-
ghiettura e sotto forma di dubbio, ma ninno assicurava di
averle vedute: di guisa che favolose reputavansi.
Rendano grazie , adunque , il re , la regina , i principi
ed i loro felicissimi regni , in un colla Cristianità tutta, al
nostro Salvatore Gesù Cristo , per averci accordato una
simile vittoria e cosi grandi successi ; e facciansi proces-
sioni , celebrinsi solenni feste , adorninsi i templi di palme
e di fiori : e Gesù Cristo esulti di gioia sulla terra come
esulta nel cielo, alla vista della prossima salute di tanti
popoli devoti, infino al presente destinati alla perdizione: e
rallegriamoci ancor noi al tempo stesso, non solo per V esal-
tazione della nostra fede, ma anche per l'aumento dei beni
temporali, dei quali Spagna e la Cristianità tutta raccor-
ranno i frutti . '
Questi sono gli eventi , che in succinto ho narrati .
Addio
^^ v.i.> \> S^-'l'iU
"-<'''- '^'^ ^ '""^ - '^^ >, %n:r
v.%ViA VA5i v=sw.y ■- V- V. VJ
TRADVZIONE LATINA
DI CRISTOFORO COLOMBO A DON RAFAELE SASCHEZ
bus
OA LEANDRO COSCO
G atìmpBtl per la prima volw in Rottii
-redeiumo cosa ben fatta, inserire
:- qui nella nostra Raccolta anche il
'' testo latino della lettera anteceden-
te, onde COSI prevenire il desiderio
degli eruditi, che sogliono amare i documenti storici in ra-
gione delle loro originalità: — ed han ragione.
Facciamo precedere a questa lettera ( come nella edi-
zione spagnuola) alcuni cenni bibliografici sulla medesi-
ma, scrìtti dal dotto Martino Fernando di Navarrete .
Il Compilatoke
NOTA
BIBLI OGR A FIC A
w ogliamo brevemente discorrere di qoesla traduzione latina della let-
fera del Colombo al Sanchcz , folla da Leandro Cosco , e stampata in Roma
nel 1493, dal tipografo Eucharius Argenieut; imperocché questo documen-
to ha omai acquistata molta celebrità , sopratutto dopo che l' Italiano Bos-
si pubblicollo nell'appendice della sua Vita del Colombo (opera che fii
tradotta in francese, e stampata in Parigi nel 1824), secondo un esemplare
di esso, che esiste nella biblioteca pubblica di Milano, e che lui repota raiissimo,
poiché egli dice, che sarà molto diffieile rinvenire un'altra edizione di (jueUa
lettera nelle altre biblioteche , non trovandola giammai citata neU'eUneo
delle collezioni le più ricche in bibliografiche rarità . In ragione dell* im-
portanza e delia singolarità che il Bossi attribuisce a questa edizione , ne
esamina e minutissimamente descrive il frontespizio , le pagine, le linee , II
carattere e le incisioni ond' é adomata ; e cita 1* opinione del Glanorini,
et bibliotecario dell'Università di Pavia, il quale, descrivendo con molla esat-
tezza questo prezioso volume , dice soltanto di crederlo stampato nel XV se-
colo , per cui ne deduciamo , che manca delia indicazione del luogo e del
tempo In cui è stato impresso , non che del nome dello stampatore .
L' erudito bibliotecario Morelli ó d' avviso , che esistano due edizioni deTla
traduzione latina di questa lettera, che egli crede stampata nel 1492; ma ciò è
impossibile , poiché il Colombo non giunse a Lisbona di ritorno dal suo primo
viaggio, prima del 4 marzo del 1493; ed aggiugne, chele due edizioni hanno
un titolo diflerente, che sono senza data e senza menzione del luogo ove furo-
no stampate, sebbene egli presuma che probabilmente sieno state impresse a
421
Roma, on anno dopo che il Cosco ne avea ratta la traduzione dall'originale
spagnuolo del Colombo . L'esempbre di Milano appartiene, secondo il Bossi,
ad una di queste edizioni romane dei 1493 , le quali sono divenute tanto rare,
che il Gianorini assicura di non averne trovata descritta alcuna In niun luo-
go ; ed il Bossi è il solo, che abbia indicata un' edizione di questa lettera, la
quale è alTaUo diflTerente da quella di Milano, per cui egli inrerisce che quella
da lui posta alla pubblica luce è l'altra Impressa in Roma e dal Morelli cilafa.
A schiarimento di tanti dubbi e coniradizioni , ci è sembrato conveniente
somministrare gì' indizi pubblicati dal Barda nella Biblioteca Occidintaìe
del Pinelo, impressa a Madrid nel 1738, in Toglio, Tom. Il, colonna 564.
Questo erudito parlando di Cristororo Colombo dice : » che quando giunse
> nella città di Palos, scrisse ai regi Cattolici un compendio di ciò che gli era
• awienuio nel suo primo viaggio > — ed in altri luoghi, cita una lettera tn-
tomo aUe isole novellamente scoperte dal Colombo nel mare delle Indie, In
spagnuolo; ed aggiugne: » Alessandro di Cosco tradusse in latino questa let-
> tera, e la sua traduzione fu stampata nel 1493, Inserita e novellamente
> stampata nel libro intitolato : Bellum christianorum Principum, praecipue
• GaUorum contra Sarracenos, 1533 , Basilea, in Togl., e nella Spagna lUU"
> tirata, tom. 11 , Togl. 1282 » ~ Quindi nota : questa lettera sembra esser
> quella che il Draudio pone nella sua Biblioteca Classica, stampata da En-
> rico Fedro , sotto il titolo di Prima veduta deUe isole del mare indiano ,
• alla quale è aggiunta la relazione dell'ambasciata del re d' Etiopia al Som-
» mo Ponteflce. »
Nella biblioteca reale di Madrid , stanza dei manoscritti , scaffale J , in
rondo alla Glza N^ 123, esisteva un esemplare stampato della traduzione latina
di questa lettera del Colombo, fatta da Leandro Cosco, e vi si leggeva que-
sti nota in flne: Impressit Romae Eucharius Argenteus, Anno domini
MCCCCXCUL — Alcuni bibliografi (anno menzione di questo stampatore , e
don Carlos de Lascrna y Santander , nel suo Dizionario bibliografico scelto
del quindicesimo secolo, stampato In francese a Brusselle nel 1805, parte
I, pag. 152, no 26, dice, che il suo vero nome era Euchario Silber 0 Franck
di Herblpoli ( Vurtzburgo ); e siccome silber in tedesco significa argento ,
questo tipografo si fece chiamare Apy^jptio^ {Argyreios) in greco, ovvero
Argenteus in latino , come scorgesi dalle opere da lui impresse .
Molti altri scrittori hanno forniti indizi sull'esemplare di questa lettera, che
esisteva nella real Biblioteca di Madrid; è fra questi don Giovan Batista Munoz,
capo dei cosmografi delle Indie , alla pag. 7 del Prologo, nel tomo 1 della sua
Storia del Nuovo Mondo , stampata in Madrid nel 1793: il quale Inoltre c'in-
segna , che il testo originale di questa lettera fu quasi tutto trascritto da An-
drea Bernaldez, curato di los PalacioSt nella sua Storia manoscritta dei regi
Cattolici i e che leggesi eziandio in don CristobaI Cladera , alla pagina 26
delle sue Ricerche storiche intomo alle principali scoperte degli SpagnuoU
nelV Oceano, opera stampala lo Madrid nel 1794.
I
422
Giovan Battista Mailoz trasse una copia esattissima di questa lettera dal-
r esemplare della real Biblioteca, confrontolla coli' edizione dell' Kscoto, nella
Spagna ìlluttraia^ e notonne scrupolosamente le diflerenze. Nell'anno 1791 ,
ancor noi traemmo una copia dallo stesso originale per inserirla nella nostra
collezione; e slam molto debitori alla preziosa benevoglìenza di don Francesco
Antonio Gonzalez, conservatore in capo della biblioteca Reale, per averci non
solo confrontato di nuoTO il testo della copia del MuBoz con quello che è nel-
r opera più volte citata della Spagna Illustrata^ e con quello che Ui trovato in
Milano e pubblicato dal Bossi, ma ancora per averlo con eleganza e precisione
tradotto in lingua castlgliana , affinchè fosse più generalmente conosciuto .
Del resto, lo zelo del signor Bossi è degno dei più grandi elogi : ma non pos-
siamo astenerci dal manifestare, che la traduzione latina pubblicata nella sua
opera contiene molti errori ; sebbene noi siamo persuasi, che egli II abbia tutti
trovati neir originale e non li abbia voluti correggere per non alterarlo In al-
cun modo, e lasciargli anzi , forse con troppo scrupolosa esattezza , tutti 1 ca-
ratteri possibili d'autenticitA . Nondimanco, in alcuni luoghi questi errori sono
di tal natura, che sfigurano stranamente il vero senso e l'intenzione dell'au-
tore primitivo della lettera ; lo che ognuno può focilmente riscontrare, parago-
nando il contenuto di essa col giornale del viaggio,^ colla Mtera del Colombo
al soprintendente del re e della regina Cattolici, che abbiamo qui Innanzi
Inserita: lo studioso che avrà cura di fare questa comparazione, persuaderassi
da sé stesso osservando, che nel latino del Bossi ò adottata una ortografia che
tronca il testo ( e noteremo tra parentesi eziandio , che nella versione francese
di questo documento leggonsi strani errori e noUnsI troppo grandi licenze per
ogni traduttore, le quali sorgono agli occhi anche del più ignari o superficiali
lettori).
Da tutto questo si deve conchludcre , che la traduzione della lettera latina
dei Cosco, non è tanto rara quanto generalmente supponesi ; poiché ella è stata
riprodotta più volte per le stampe , ed in molte collezioni inserita : che se le
edizioni pubblicate in Roma nel 1493, sono, come è naturale, divenute rare,
non mancano però scrittori, che le hanno esaminate, e fatto conoscere al pub-
blico il loro merito , la loro rarità, ed i luoghi ove presentemente conscrvansi
e dove negli andati tempi sono state conservate •
Navàrretb
I
I I
EPISTOLA
CHRISTOFORI COLOM.
D HVKS PERgUlKF.NDJlS ,
■^uoNiitH auscepUe proviociae rem perreclani me cooscculum
fuisse gralum libi fore scio, lias coDSlitui riarare, quae le uaiu-
scujiisquc rei III lioc nostro itinere gestae inveotaeque adniODeaot.
Tricdlmo tcrtiu <Iic postqunm Gadihut disccMÌ , Ìii mare Indi-
cum pervcDÌ , ubi jituriinas iniulai ìnnumcris habilatai bomini-
bus(S) reperì, qiianiin omaium prò felrcisiimo Itegc noilro, praeco-
nio celebralo, et vexillis extensis, contratlicenic ncmine, poisessio-
ncm acccpi ; pn'macqiie earuin Divi Salvatorii Domen imposui ,
cujui fretus aiixilio lam ad banc quam ad celerai abal pcrvcilimus :
eam vero ladi Gunnahanyii (o) vocant. Aliaruni ctiam unamqiinm-
que novo Domine Quncupavi : quippe atiam iniulam Sauclas Mariac
(1) llisp. III., JUxaiidtr.
(2) ItiiJ., iiuium-ris iiiabitalas hamiiiiiai.
0) Hill'- IH- . Guaiia/iaiim.
424
G)nceptìonis, aliam Femandinani, aliam Isabelam (1)^ alìam Joan-
nam , et sic de reliquìs appellari jussi . Qaamprìmum (S) in eam
insulam (3) ( quam dudam Joannam vocari dìxì ) appulimus ; juzta
ejuslitus occtdeQtem versus aliquantulum processi, tamque eam ma*
guam nullo reperto fine inveni^ ut non insulam sed continentem Ga-
thai provinciam esse credidertm ; nulla tamen videns oppida, rauni-
cipiave in maritimis sita confìnibus, praeter aliquos vicos et prae-
dia rustica, cum quorum incolis loqui nequibam ; quare simul acnos
videbant. surripìebant fugam. Progrediebar ultra, existimans aliquam
me urbem villasve (4) inventurum : deniquc videns quod longe ad-
modum progressis nihil novi emergebat^ et Imjusmodi via nos ad se*
ptentrionem defercbat ( quod ipse fugere exoptabam , terris etenim
regnabat bruma) ad austrumque erat in voto contendere, nec mi-
nus venti flagitantibus succedebant; constitui alios non operìri
successus: et sic retrocedcns , ad portum quemdam, quem sigoa-
veram , sum reversus ; unde dnos bomincs ex nosf ris in terram mit-
si, qui investigarent, esset ne Bex in ea provincia, urbesve aliquae .
Hi per tres dtes ambularunt, inveneruntque innumeros populos et lia*
bitationes , parvas tamen et absquc ullo regimine ; qua propter re-
dieruut. Interea ego jam intellexeram a quibusdam Indis, quos ibi-
dem susceperam^ quod hujusmodi provincia insula quidem erat: et
sic perrcxi orlentem versus, ejus semper stringcns litora usque ad mi-
liaria cccxxii, ubi ipsius insulae sunt evtrcma . Hinc ab'am insulam
ad orientem prospexi^ distantem ab bac Joanna milh'ar. (5) liv, quam
protinus Hispanam dixi, in eamque concessi, et direxi iter quasi per
scptentrioncm, quemadmodum in Joanna ad orientem, milliaria dlxiv.
Quae dieta Joanna et aliae ibidem insulae quam fcrtilissimac exsi-
stunt . Haec multis atquc tutissimis et latis, nec aliis quos unquam
viderim comparandìs portibus (6) est circumdata : multi maximi et
salubres banc intcrfluunt fluvii : multi quoque et eminentissimi in
ea sunt montes . Omnes liae insulae sunt pulchcrrimae, et variis di-
stinctae fìguris, perviac, et maxima arborum varietate sidera lam-
bentium pleoae, quas nunquam foliis privari credo: quippe vidi eas
ita virentes atque decoras, ceu mense Majo in Hispania solent esse ;
; fO In Coa. B. R. Hisahelani.
j (2) Bossi , quum primum.
I {XS Hisp. 111. , in iiLsulam.
(4) Ibid, inllasquc.
' (a) Hisp. III. , milliaribus.
(6) Ibid, portubus.
425
quarum alìae Horcntcs, alUe fructuosae, aliae ìa alio statu, secundum
UDiuscujusque qualitatem vigebaat. Garriebat pbiloiucln, et alii pas-
seres varii a e innumeri, mense ^Novembri (1) quo ipso per eas deam-
bubibam. Sunt praeterea iu dieta ìnsula Joanna scptcm vel ceto pal-
marum genera, quae proceritate et pulcbritudine, quemadmodum
ceterae omnes arbores, berbae fructusque, nostras facile exsuperant.
Sunt et mirabiles (2) pinus, agri, et prata vastissima , variae aveb,
varia mella , variaque metalla, ferro excepto. In ea autem, quam
Htspanam supra diximus nancupari , maximi sunt montes ac pul-
cbri, vasta rura^ nemora, campi feracissimi, seri pascique et con-
dendis aedifìciis aptissimi : portuura in bac insula commoditas et
praestantia,fluminum copia, salubritate admixta bominum, quod (3),
nisi qui» viderit, credulitatem superai. Hujus arbores, pascua et fru-
ctus multum ab illis Joannae differunt . Hacc praeterea Hispana di -
verso aromatis genere, auro, metallisque abundat. Hujus quidem et
omnium aliarum, quas ego vidi et quarum cognitionem babeo, incolae
utriusque sexus nudi sempcr incedunt, quemadmodum eduntur in
lucem ; praetcr aliquas feminas quae folio frondcve aliqua aut bom-
bycino velo pudenda operiunt, quod ipsae sibi ad id negotii parant.
Carent bi omnes (ut supra dixi ) quocumque genere ferri : carent
et armis , ut potè sibi ignotis , nec ad eas sunt apti , non propter
corporis deformitatera ( quum sint bene formati ) , sed quia sunt li-
inidi ac pieni formidine; gestant tamen prò armis arundines sole
pcrustas, in quarum radicibus bastile quoddam ligneum siccura at-
tenuatum fìgunt , ncque bis audent jugiter uti : nam saepe evenit,
quum misserim duos vel tres bomines ex meis ad aliquas villas , ut
cum eorum loquerentur incolis, exiisse, agmen glomeratum ex Indis,
et ubi nostros appropinquare videbant, fugam celeriter arripuisse ,
despretis a patre liberis, et e contra ; et hoc non quod cuipiam eo-
rum damnura aliquod vel injuria illata fuerit, immo adquoscumque
appuli, et quibuscum verbum facere potui, quidquid babebam sum
elargitus, pannum aliaque permulta , nulla mihi facta versura ; sed
sunt natura pavidi ac timidi. Ceterum ubi se cernunttutos omni metu
repulso , sunt admodum simplices ac bonae (idei, et in omnibus quae
habent libéralissimi : roganti quod possidet infìciatur nemo , quin
ipsi nos ad id poscendum invitaut. Maximum erga omnes amorcm
(<) lliap. \\\. yNovembris.
(2) Ibid , admirabiles .
(3) Ibid^ quae.
1.
54
426
prae se ferunt : daat quaequc magna prò parvis^ minima licet (1) re
nihilove contenti . Ego attamen prohibui, ne tam minima et nulli us
pretii bisce darentur, ut sunt lancis paropsidum vitrique fragmenta :
item davi, ligulae ; quamquam si boc poterant adipisci, videbatur
eis pulcberrima mundi possidcre jocalia (2). Accidit enim quemdam
navitam tautbm auri pondus babuisse prò una ligula , quanti sunt
tres aurei solidi , et sic alios prò ab'is minoris pretii , praesertim prò
blanquis novis/et quibusdam nummi» aureis, prò quibus habendis da-
bant quicquid (3) petebat venditor , puta unciam cum dimidia et
duas auri : vel triginta et qnadraginta bombycis pondo, quod ipsi jam
noverant. Item arcuum, ampborae, bjdriae, doliique fragmenta bom-
barci (4) et auro tamquam bestiae comparabant ; quod, quia iniquum
sane erat, vetui, dedique eis multa pulcbra et grata, quae mecnra tule-
ram, nullo interveniente praemio, ut eos mibi facilius conciliarem ,
fierentque Christicolae, et ut sint proni in amorem erga Regem, Regi-
nam Principesque nostros, et universas gentes Hispaniae, ac studeant
perquirere et coacervare, eaque nobis tradere quibus ipsi affluntetnos
magnopere indigemus. P^ullam bi norunt idolatriam, immo firmissime
credunt omnem vim, omnem potentiam omnia denique bona esse in
coelo/ neque inde cum bis navibus et nautis descendisse ; atque boc
animo ibi fui susceptus postquam metum repulerant. ISec sunt segnes
aut rudes, quin summi ac perspicacia ingenii; et bomines, qui transfre*
tant mare illud, non sine adrairatione uniuscujusque rei rationem red-
dunt; sed nunquam viderunt gentes vesti tas, neque naves hujusmodi.Ego
statim ac ad mare illud perveni , e prima (5) insula quosdam Indos
violenter arripui , qui (6) edicerent a nobis, et nos pariter docerent ca
quorum (7) ipsi ìb bisce partibus cognitionem babebant , et ex voto
successit : nam brevi oos ipsos, et bi nos, tum gestu ac signis, tum verbis
intellexerunt , magnoque nobis fucrc emolumento. Veniunt modo
mccum , tamen qui semper putant me desiluisse e coelo, quamvis diu
nobiscum versati fuerint , hodieque verscntur , et bi crani primi , qui
id quocumque appellebamus nunciabant, alii deinceps aliis data voce
dicentes : Venite , venite, et videbitis gentes aethcrcas . Quamobrem
(4) Dossi, tantum.
(2) Hisp. Ili., localia.
(3) Bossi , quodquod.
(4) Idem , bombyce.
(5) Hisp. \\\.f perveni, prima.
(6) Bossi, quod.
(7) Idem , quorum.
427
tam femioac quam viri, tam ìmpuberes quam adulti, tam juvenes quam
senes, deposita formidine paulo ante concepta , nos certatlm visebaDt
magna iter stipante caterva , aliis cibum , aliis potum afTerentibiis ,
mazimo cam amore ac bencvolentia incredibili . Habet unaquaeque in-
sala multas scaphas solidi tigni, etsi angustas, longitudine tamen ac for-
ma nostris biremibus similes, corsa autem (1) velociores: reguntiir re-
mis tantum modo . Harura quaedam sant magnae , quaedam parvae ,
qnaedam in medio consistunt : plures tamen biremi qua (S) rcmigent
duodeviginti transtris majores^ cum quibus in omnes illas insulas quae
imramerae sunt trajicitur (3) cumque bis suam mercaturam cxercent^
et inter eos commercia fiunt . Aliquas ego bamm biremium seu scapba-
rura vidi , quae vehebant septuaginta et octoginta remiges. In om-
nibos bis insulis nulla est diversitas inter gentis effigies , nulla in mo-
rtbas atque loquela , quin omnes se intelb'gnnt adinvicem , quae res
pemtilis est ad id quod Serenissimum Regem nostrum exoptare prae-
dpae reor , scilicet eoi*um ad sanctam Cbristi fidcm conversionem,
coi qnidem , quantum intelligere potui, facillimi sunt et proni. Dixi
qoemadmodum sum progressus amea insulam Joannam per rectum
tnunitem occasus in orìentem milliar. cccxxn. Secundum (4) quam
viam et intervallum itineris possum dicere banc Joannam esse ma jo-
rem Anglia et Scotia simul : namquc ultra dieta cccxxn milliaria (5)
in ea parte quae ad occidentem prospectat (5) duae , quas non petii,
sapersunt proviociae , quarum (7) alteram indi Anam vocant, cujus
accolae caudati nascuntur. Tcnduntur in longitudinem ad milliaria
cLXxx, ut ab bis quos vebo mecum Indis percepi, qui omnes bas callent
insolas . Hispanae vero ambitus major est tota Hispania a Cologna (8)
itsque ad Fontem Rabidum ; bincque facile arguitur, quod quartum
ejas latus, quod ipse per rectam lineam occidentis in orìentem tra-
)eci, milliaria continet dxl. Hacc insula est alFectanda, et afiectata ,
non spemenda , io qua etsi aliarum omnium ut disi prò invictissi-
mo Rege nostro solemniter possessionem accepi , earumque imperium
dicto Regi penitus committitur , in opportuniori tamen loco , acque
(<) Bossi , autem sunt veloc.inrr.s,
(2) Idem , quo.
(3) Idem , tvajiciunt.
(4 j Idem , per quam viam.
(5) Idem , passum millìa.
(6) Idem, perspectat.
(7) Iflem, quam.
(8) Sic in omnibus ìnsuriòitur exemplariòus : abs dubio Catilo|*mi.
I
I
428
omni lucro et commercio condecenti , cujusJam magnae villae , cai
?fativitatÌ8 Domini nomen dedimus , possessionem peculiariter acce-
pi : ibique arcem quaradam erigere extemplo jussi , quae modo jam
debet esse peracta , in qua homines , qui necessarii sunt visi , cum
omni armorum genere , et ultra annum victu (1) opportuno reliqui;
itera quamdam cara v eia m , et prò aliis construendis tam in hac arte
quam in ceteris pcritos^ ac ejusdem insulae Regis erga nos benevo-
lentiam et familiari tatem incrcdìbilem. Sunt «nim gentes illae amabi-
les admodum et benignae , eo quod rex praedictus me fratrem suum
dici gloriabatur. Et si animura revocarcnt et iis qui in arce manse-
runt nocere velint, nequeunl, quia armis carent, nudi incedunt , et
nimium timidi : ideo dictam arcem tenentes duntaxat^ possunt (2) ,
totam eam insulam nullo sibi imminente discrimine, dummodo leges
quas dedimus ac regimen non exccdant , facile detinere. In omnibus
bis insulis , ut intellexi , quisque uni tantum conjungi acquiescit ,
praetcr Principes aut Reges quibus viginti babere licet (3) . Feminae
magis quam viri laborare vidcntur, ncc bene potui intelligere an ba-
beant bona propria ; vidi enim , quod unus babebat aliis impartiri ,
praesertim dapcs , obsonia et hujusmodi. P^ullum apud eos monstrum
reperi , ut plerique existimabant , sed bomines magnae rcverentiae
atque benignos . Nec sunt nigri velut iBthiopcs : babent crines planos
ac demissos ; non deguntubi radiorum solaris (4) emicat caler: por-
magna namque bic est solis vebementia, propterea quod ab aequino-
ctiali linea distat ( ut (5) videtur ) gradus sex et viginti . Ex mon-
tium cacuminibus maximum quoque viget frigus^ sed id quidero mo-
derant (6) Indi tum loci consuetudine , tum rerum calidissimarum
quibus frequenter et luxuriose vescuntur pracsidio . Itaque monstra
aliqua non vidi , nequc corum alicubi babui cognitionem , excc-
pta quadam insula Charis nuocupata, quae secunda ex Hispana in In-
diam transfretantibus cxistit , quam gens quaedam , a fìnitimis habi-
ta ferocior , incolit : bi carne humana vescuntur . Habcnt pracdrcti
bircmium genera plurima^ quibus in omnes indicas insulas trajiciunt,
depraedant , surripiuntque quaecumque possunt . Niliil ab aliis dif-
ferunl , nisi quod gcruut more fcmlnco longes crines , utuntur arcu-
(4) Bossi, victum.
(2) Idem , potermi t.
(3) Idem, licitiim.
(1) Sic in onuìibns erempLarihns : fortassc solis.
(5) Bossi , uti.
(6) Uiip. III., moderaiUur.
429
bus et spicalis arundìncis , fìxis , ut dìxiiuus , in grosftiorì parte atte-
nuatis hastilìbus : ideoque habentur feroces (1) ; quareceterì Indi ine-
xhausto raetu plectuntur : scd hosego nihil (2) facio plus quam alios .
Hi sunt qui coeunt cum quibusdam feminis , quae solae insulam Mat-
benim (3) primam ex Hispana iu Indiam trajicientibus inbabitant (4) .
Hae autem feminae nullum sui sexus opus exercent : ntuntur enim ar-
cubus et spiculis , sicuti de earum conjugibus dixi , muniunt scse la-
minis aencis , quarum maxima apud eas copia cxsistìt . Aliam mihi
insulam aftlrmant supradicta Hispana majorem ; ejus incolae ea-
rcnt pilis , auroque inter ab'as potissimum exuberat . Hujus insù-
lae et alìarum , quas vidi , bomines raecum porto , qui (5) borum
quae dixi testimonium perbibent . Denique ut nostri discessus et
celeris reversionis compendium ac emolumentum brevibus astrin-
gam , boc polliceor , me nostris Regibus invictissimis , parvo eorum
fultum auxilio , tantum auri (6) daturum , quantum eis fuerit opus ,
tantum vero aromatum, borob jcis, masticis, quae (7) apud Cbinm dum-
taxat invenitur, tantumque Jigni alocs, tantum servorum hydropbilalo-
rum^ quantum eorum majestas voluerlt exigere : item reubarbarum et
ab'orum (8) aromatum genera, quae ii quos in dieta arce reb'qui^ jam
invenisse atque invcnturos existimo : quandoquidem ego nullibi magis I
sum moratus (nisi quantum me cocgcrunt venti) praetcrquam in villa
Pvativitatis, dum arccm condcre , et tuta omnia esse providi . Quae
etsi maxima et inaudita sunt, multo (9) tamcn majora forent , si na-
ves milii , ut ratio exigit , subvenissent . Verum multum ac mirabile
lioc nec nostris meritis correspondens, sed sanctae cbristianae fìdei ,
Dostrorumque regum pictati ac religioni , quia , quod hnmanus con-
sequi non poterat intellcctus , id bumanis conccssìt divinus . Solet
enim Deus scrvos (10) , quique sua praecspta diligunt, etiam in im-
possibilibus (11) cxaudire , ut nobìs in prassentia contigit, qui (12)
(4) llisp. l\\. f fcroccs fjuani celeri : Imìi .
(2) \h\iì , nihiU .
(3) Bossi , Malcunin .
(4) Idem , habicant .
(5) Idem , fjnia .
(6) Idem, aurum.
(7) Idem , qui .
(8) Idem , alia.
(9) Idem , multa.
(<0) Idem , puet'os suos.
(H) Idem, impossibilitate.
(12) Idem, quia in ea consecuti sumus , quod.
contecuti lunuu , quae bacteaiu mortaliam vìm minime Btligerant:
nam ai harum ìntulBnim quidpiam iliqui scrìptenint (1) aut locati
»UD( , omaea per ambages et coii)ecturas , nemo se eas vidisae aaserat:
unde prope videbalur Tabula. Igllar Rgt et Regina , Priacipes (t) ,
ac eorum regna reliciuima , cuactaeque aliae Christianoram proriit-
ciae , Salvatori Somino nostro Jetu Chrislo agamus graliat, qai (3)
tanta nos Victoria munereque donavit . Celebrentur procetaionea , pe<
raganlur sotemnia sacra , festaque fronde velentur delubra . Exaaltet
Chrìttus in terri* , quemadmodum in coelis exsullat , quum tot popu-
loiiim perdila! aotehac aaimas tnlvitum irì praeridet ■ Laetemur et
nos , tum proptsr eialtationem nostrae fide! , tum propter i-erum
temporalium incrementa, quorum non «olum Hispauia , sed nniver-
M Cbrislianitas est falura particeps . Haec gesta (4) sic breviler eoar*
rata . Vale . Uliabonae pridie idus Uartii (K) .
CmuSToroRus COLOM,
OcQsnae cl^ssis praefactue .
(1) Bossi, icripierU ani loculi àuM.
(2) Prhuepi.
(3) ItoBsi, IJIIOll.
(<) Uem, haec, ut f-rìta.
(S) in kac voce fiuiliir tpìttola in Hisp. I[[.
SECONDO VIAGGIO
Non salis uous «rat sibi niuados duIus , et utl»cm
Ignotuiu priscM omnibus , ipsc dcdit .
Diviliat summas tems dbpertit in omnes^
Atque anima* codo tradidit innumeras.
Invenit campo* divinis legibus aplos ,
Regìbus tt noslrìs prospera regna dcdit .
ciSTLLLVKOS ; Elegia sulla morte del CulomlfO,
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7ZAGGI2 BB2d GOIaOHUBO
r.ir.TA rrLLE cr.AXni e iccoie ìmii.le deiit. li'Cme
NARRAZIONE
DEL SECONDO VIAGGIO
1193-1496.
h- oggiornando in Roma , Pietro
} Marlire(i) scrisse nella lingua
«ribi del Lazio la relazione dì que-
sta seconda navigazione del Colombo : ma sie-
di Pietro Ha ri Ire d) Angblen, cbe ipesso viene Cilato solto 11 Dome Pietro
HirlTr , come te Hsiiir tosse II suo catalo , nieque nei IlóS in Arooi , sui
ligo Maggiore , da ont deile più lliiulrl famiglie di Milano, la quile Inue
Il tuo nome di Anghien, luogo situilo »ui medesimo Ugo, donde ella eia
In otigioe dUceu: — moti ■ Graiuu , lo Spagna, clrta l'aoDO IsaB.
ROQUITTI
434 COLOMBO
come un certo dottor Chanca (i) dì Siviglia,
medico , fece anch' egli , per ordine del re e
della regina Cattolici , questo viaggio sull' ar-
mata dell' ammiraglio , e scrisse dalle Indie
ai signori componenti il Capitolo di Siviglia
quanto nel detto viaggio accadde e quello che
vide , io credo dovere qui inserire la copia del-
la sua lettera , sebbene in sostanza le due nar-
razioni non sieno che una medesima cosa, con
questa differenza però , che Pietro Martire ri-
ferisce gli eventi come li ha intesi racconta-
re, mentre il medico di Siviglia li narra qual
testimone oculare dei medesimi: tuttavia i due
scrittori non contradiconsi in nessun luc^o,
ma il primo omette talvolta alcune piccole
circostanze , che l' altro non passa sotto silen-
zio: e siccome alcuni nella maniera di rac-
contare i fatti dilettano più di altri , noi pre-
sentiamo la lettera del precitato dottor Chan-
ci) Cun diploma del 23 maggio 1493 , il dottor Chanca fu nominato me-
dico dell' armata del Colombo; e con lettera del 24 del medesimo mese,
fu ordinato al Soprintendenti delle finanze di fargli pagare i salari e distri-
buire le razioni , dovendo egli adempier 1' olTicio di notaro nelle Indie . Il
curato di los Palacios ricorda questo dottor Chanca , ed ebbe la sua re-
lazionc tra le mani e ne fece uso , come si può riscontrare al cap. 120 della
sua Storia manosirriUa del re e della regina CaUoUci . Navarmtb
SECONDO VIAGGIO 435
ca, ch'egli diresse alla città di Siviglia: ella
volge intorno a questo secondo viaggio , ed è
concepita in questi termini (1).
Magnificentissimo Signore ! — Siccome le cose che io
scrissi particolarmente ad altre persone in altre lettere non
ponno 'parteciparsi , nello stesso modo che alcune di quel-
le che sono contenute in questa relazione, ho quindi riso-
luto di scrivere in questa , separatamente da una parte le
semplici novità di questo paese, dall' alfra le partecipazio-
ni segrete e le dimande che mi conviene fare alla Signoria
vostra : — le novità sono le seguenti .
La flotta , che colla divina permissione, il re e la regina
Cattolici , nostri signori , inviarono dalla Spagna alle Indie
per addurvi Cristoforo Colombo, loro ammiraglio del ma-
re Oceano, partì da Cadice addi 25 settembre dell'anno
• . • • (2) . • . anni , con tempo e vento favorevoli alla di-
rezione che noi volevamo tenere: e simil tempo durò due
giorni, nel corso dei quali camminammo circa cinquanta
leghe; quindi il vento cambiò, e rimase variabile per altri
due giorni, durante i quali femmo pochissimo o quasi
punto viaggio : ma piacque a Dio di restituirci il buon tem-
po, di guisa tale che in altri due giorni arrivammo alla
Grande Canaria , ove gettammo le ancore , a ciò costretti
per risarcire un vascello che faceva molt' acqua , e vi re-
stammo per tutto quel giorno .
(1) Queslo prologo è di Antonio di Aspa , frale girolamino , che in sul
cominciare del XVI secolo fece una RaccoUajM Documenti rekUivi cUU In-
die, nella quale inseri la lettera del dottor Canea (Vedi il certificato del lU-
varrete inserito in fondo a questa narrazione) . Marmocchi
(2) Qui neir originale è una simile lacuna; in quanto alla data della par-
tenza doYea csseni scritto delVmno 1493. Navaarstb
436 COLOMBO
L' indomane spiegammo nuovamente le vele al vento ;
ma fummo successivamente sorpresi da qualche bonaccia,
di modo che impiegammo cinque o sei giorni per arrivare
alIaGomera(l), ove ci occorse di restare per qualche gior*
no affine di fare la maggior possibile provvista di carne, di
legna e di acqua, attesa la lunghezza del tragitto che era-
vamo per intraprendere senza veder mai terra . Tra il no-
stro soggiorno in questi porti, e un dì di bonaccia che tutto
intero ci occorse per giungere all' isola di Ferro , il che
avvenne la domane della nostra partenza dalla Gomera, in
tutto impiegammo da diciannove in venti giorni .
D' allora in poi , per bontà di Dio , sempre avenmio
buontempo, il migliore che la flotta abbia giammai avuto
per trascorrere cosi lunga via sul mare ; e tale , che la-
sciata l' isola di Ferro addì 13 ottobre, scoprimmo terra
dopo venti giorni : e l' avremmo scorta dopo quattordici
o quindici, se la nave ammiraglia, sulla quale io era , fosse
stata veloce al corso quanto le altre , le quali sovente era-
no costrette ammainare diverse vele, per non lasciarci
troppo indietro .
In tutto questo tempo provammo molte bonacce , ed in
generale andammo esenti da accidentalità in tutto il tra-
gitto ; eccettuato nella vigilia di san Simone , che ci suc-
cesse un caso il quale ci pose in un crudel periglio (2).
La prima domenica dopo Ognissanti, che fu addì 3 no-
vembre, alquanto innanzi la nascita del sole, un piloto del
(1) Altra delle Canarie (Vedi la nostra Carta delV Atlantico SeUentrionaie) .
Marmocchi
(2) In quella notte, videro Sant*Elmo ( specie di fuoco elettrico) — » coq
» sette candele accese soprala gabbia dell'albero di maestra (Ferdin. Coloni-
» bo. Vita, ec. Gap. 45) » — e cadde molta pioggia accompagnata da tuooi
spaventevoli ; laonde I nostri noccbieri cantarono molte Litanie ed orazioni ,
raccomandandosi a Dio . Marmocchi
SECONDO VIAGGIO 437
vascello ammiraglio gridò di sugli alberi : Buona nuova ,
siamo a terra ! — La gioia dell' equipaggio fu sì grande ,
che era una meraviglia a sentire le grida ed a vedere le tu-
multuose agitazioni dei marinari, pel piacere che ciascuno
provava di trovarsi a terra; e ciò giustamente, poiché tut-
ti eravamo omai cosi stanchi e noiati della trista strada del
mare e di star sopra' acqua, che nutrivamo il più vivo desi-
derio diaggiugnere alla terra e sospiravamo per essa. — In
questo giorno i piloti dell'armata fecero i loro conti : ed al-
cuni computarono , dall' isola di Ferro infino alla prima ter-
ra per noi scoperta, ottocento leghe; altri settecento ottanta
solamente; laonde la differenza non era grande: ed aggiu-
gnendo a que' numeri le trecento leghe fatte da Cadice infi-
no all'isola di Ferro , la somma totale del nostro tragitto
ascendeva a mille cento leghe, il perchè, non mi meraviglio
se molti de' nostri erano omai stanchi della vista dell' acqua.
In questa stessa domenica , che scorgemmo un'isola di-
rimpetto alle prode dei vascelli, n'apparve un' altra a de-
stra: la prima, dalla parte che presentava al nostro sguar-
do, era tutta ingombra di montagne (1) ; la seconda (2)
appariva una terra unita , ma vestita d'arbori fittissimi.
Sorto il sole, e divenuto ben chiaro il dì , incominciarono
gradatamente ad apparire da ogni banda delle isole; di ma-
niera tale che, in tutta questa giornata, ne vedemmo sei
da diverse parti, e quasi tutte di assai vasta estensione. Go-
vernammo per accostarci a quella che avevamo scoperta la
(1) L'Isola Domenica, cosi dcUa dall' ammiraglio perchè la scopri in giorno
di domenica . Navarretb
Vedi la nostra Carfa delle Grandi e Piccole Antille delle Lueaie, ec. ee.
Marmoccui
(2) L'isola Maria Galante, cosi chiamata dall'ammiraglio dal nome del
suo naviglio. Navarretb
438 COLOMBO
prima, e dopo aver fatto più d'una lega col solo scopo di cer-
care un porto ove potere ancorarci, pervenimmo al lido; ma
costeggiando lunghesso il medesimo non scoprimmo alcmi
sito atto a ricoverarvi le navi • — Per quanto a vista potetti
giudicarne, quest'isola mi par ve una vasta montagna, bellis-
sima e molto verdeggiante*, tutto sovr'essa, infìno all'aciiaa,
recava molto piacere a rimirare , poiché nella stagione in
cui siamo è appena nel nostro paese un albero che faccia
mostra di verzura .
Non trovando porti in quest'isola, l'ammiraglio ordinò
di diriger le navi inverso l'altra, ch'era situata a man
dritta lontana dalla prima circa quattro o cinque leghe ; ma
distaccò un vascello dall' armata perchè in tutto il dì me-
glio esplorasse intorno all'isola prima, e vi cercasse un
porto nel quale poter ripararsi in caso che fosse stato ne-
cessario tornare in questi mari; infatti uno trovonne bu<mo
e sicuro, presso il quale erano alcune case e degli abitanti :
dopo di che, quel vascello raggiunse nella notte la flotta,
che avea dato fondo nell' altra isola (1), sulla quale l'ammi-
raglio, seguito da gran parte del suo equipaggio, discese, te-
nendo in mano la real bandiera spiegata^ e colle forme di
diritto ne prese possesso a nome delle Loro Altezze .
Erano in quest'isola boschi cosi folti, e composti di tante
specie diverse di alberi, tutte a noi incognite, che recava me-
raviglia e stupore a rimirarli: altri porgevano le loro poma,
altri erano pomposamente vestiti di Cori ; di maniera tale
che , tutto in questo luogo delizioso era nel colmo della ve-
getazione. Vi trovammo un albero onde la foglia avea l'odo-
re del garofano il più soave che io abbia gianunai sentito ;
la sua forma simigliava a quella del lauro, ma non era così
(I) Jllorta Galante. NAVAturs
L
SECONDO VIAGGIO 439
grande; tuttavia son di parere cbe egli fosse di quella spe-
cie. Colà trovavansi frutta selvagge di varie sorta, delle qua-
li alcuni Spagnuoli avendo voluto imprudentemente gusta-
re, ne avvenne , che per averle soltanto toccate colla lingua,
gonflarono stranamente nel viso e lor sopraggiunse una
grande infiammazione accompagnata da dolori cosi acuti,
che parevano arrabbiati (1), né trovavano altro sollievo
fuorché nelle cose fresche. — In quest'isola non rinvenimmo
orma umana : laonde credemmo fosse disabitata . Ci tratte-
nemmo sovr*essa solamente due ore, perché quando vi giu-
gnemmo era omai tardi .
L'indomani spiegammo le vele per un'altra isola (2) ,
che pareva più bassa di questa, era molto grande, e ne di-
stava da sette in otto leghe • Ivi arrivammo dalla parte di
una grande montagna , che sembrava innalzarsi fino al
cielo , ed in mezzo alla quale era un pico più alto del
rimanente della montagna, dal cui scendevano, da di-
verse parti , e specialmente da quella dirimpetto alla qua-
le eravamo pervenuti, numerose fonti di acqua viva.
Quelle sorgenti formavano, alla distanzadi tre leghe dal ma-
re, una cascata di acqua, la quale precipitandosi dall'alto
sembrava cadere dal cielo, e compariva di enorme ampiez-
za : e tanto da lungo scorgevasi , che ebber luogo relativa-
mente ad essa tra i marinari dei vascelli molte scommesse*
poiché gli uni dicevano che erano scogli bianchi , gli altri
ch'erano acque: ma quando fummo più vicini all'isola
vedemmo quello che veramente era : — mirare da quella
immensa altezza precipitarsi tanta copia di acque, che
(1) Fu 'mferito da ciò che quelle fnilU fossero del maeenigUero, che pro-
ducono slmili effeUl. Navaruti
(2) L'isola Guadalupa, Natarrbtb
440 COLOMBO
uscivano da un luogo così angusto, ne sembrava la cosa più
meravigliosa e bella del mondo •
Tosto cbe fummo giunti presso il lito di questa isola ,
r ammiraglio ordinò ad una caravella leggera di costeg-
giarlo per cercare un porto : ella dunque ci precede • —
Giunta a terra i suoi nocchieri videro alcune case; il
capitano di essa saltò allora nella scialuppa e discese sulla
riva , e si diresse primieramente verso le abitazioni , nelle
quali rinvenne alcuni uomini, che non prima il videro
presero la fuga : egli entrò nelle dette case ove trovò al-
cuni oggetti spettanti agP Indiani , che non avean potuto
portar via alcuna cosa; vi prese due grossissimi pappagalli
molto diversi da quelli che inflno allora s' erano veduti, e
vi trovò pure molto cotone Alato e da Giare, e viveri per
uso degli abitanti : prese un poco di tutto che vi trovò , e
specialmente quattro o cinque ossami di braccia e di gam-
be umane.
La osservazione di questi ultimi oggetti, ne suscitò il so-
spetto, che queste isole fossero quelle di Cariba , le quali
sapevamo dovere essere abitate da una razza d'uomini, che
pasconsi di umana carne: infatti, era dietro gì' indizi de-
gli Indiani delle isole innanzi scoperte, che 1' ammiraglio
avca diretto la sua navigazione in modo da poterle rintrac-
ciare , non solo perchè erano molto delle altre più vicine
alla Spagna , ma ancora perchè trovavansi sulla via della
Spagnuola, ove nel suo primo viaggio egli aveva lasciato
molte delle sue genti ; — alla quale isola , per la grazia di
Dio e la scienza del Colombo , aggiugnemmo per una via
tanto retta e sicura, come se avcssemo solcato un mare no-
to ed agevole .
SECONDO VIAGGIO 441
Quest'isola (1) era dunque p^andissima^ e dalla parte
cbe ci presentaTa il suo lido parea che si estendesse per
^enUcìnque leghe : noi lo costeggiammo per piii dì due ^
per cercarvi un p orto. Dalla parte verso la quale noi prò*
cedevamo sorgevano elevatissime montagne^ mentre da
quella che abbandonavamo pareva fossero delle grandi
pianure : a riva il mare erano alcune piccole borgate , gli
abitanti delle quali , appena scorsero le nostre vele ^ tutti
si dettero a fuggire . Fatte le due leghe suddette , noi tro*
vammo un porto ; ma l' ora era ornai troppo tarda . Nella
notte l' ammiraglio decise ^ cbe allo spuntar del di un di-
staccamento di marinari andrebbe in terra a scoprire e
prender lingua , onde sapere qual gente questi isolani ve-
ramente si fossero ; perchè , essendo questa una popola-
zione nuda cmne le altre dalP ammiraglio vedute nel suo
primo viaggio, eravamo incerti se erano veramente Can-
nibali, malgrado i sospetti da noi concepiti e confermati
eziandio dalla fuga di coloro cbe vedendoci avevan cer-
cato di porsi in salvo .
Alcuni distaccamenti , comandati dai capitani delle re-
spettive navi , partirono adunque all'alba del giorno. —
Alcuni tornarono alla flotta circa Torà del desinare, addu-
cendo un giovine di circa quattordici anni, per quanto po-
scia si seppe, il quale disse di essere uno di quelli che gli
abitanti di quest' isola ritenevano in schiavitù : — altri si
divisero , e certuni di questi presero un fanciullo che un
uomo tenea pella mano , ma che abbandonollo per darsi
alla fuga*, questo fanciullo venne poco tempo dopo con al-
cuni Indiani rimandato al suo tetto: altri, inline, rima-
sero, e presero molte donne nate ncli' isola ; alcuno von*
(I) La Guadalupa. IVI aruocchi
I. 5(}
4^^ €OLOMBO
nero a noi di loro spontanea volontà, ma queste erano
schiave .
Un capitano di questi ultimi distaccamenti , ignorando
che ci eravamo abboccati con sei uomini , s' avanzò per
prender lingua tanto dentro nellMsoIa, che smarritosi eoa
quelli che lo accompagnavano, non raggiunse il Udo che do-
po quattro giorni , e costeggiandolo scopri finalmente la
flotta (1). Noi li reputavamo infallibilmente perduti e man-
giati da quelle genti chiamate Caribi ( Canmòa/t), non po-
tendo sospettare altra causa dalla loro lunga assenza , poi-
ché in fra costoro erano piloti e marinari , i quali, colla di-
rezione delle stelle, averebbon saputo di Spagna venire in
questi mari e anche ritornarvi, non che trovare il lito del-
l'isola; il perchè noi non dubitavamo eh' essi avesser po-
tuto smarrirsi in un tragitto di sì poca estensione .
Il primo giorno in cui noi approdammo, vedemmo scen-
dere sulla spiaggia un' infinità di persone di vario sesso , le
quali consideravano la flotta ed ammiravano uno spettaco-
lo per esse tanto straordinario. Frattanto i nostri appressa-
ronsi colle lanciea terra per conferire con questi isolani, loro
gridando taytw^ taynoy che vuol dire buono: infatti essi as-
pettarono fin tantoché non videro che alcuno sbarcava, per-
suasi che potrebbono fuggire quando loro piacesse ; ma ad
eccezione di due uomini, che i nostri pervennero a prendere
(I) Questo fu r iDtcndente Diego Marquez, che Taceva U TanzioDl di capiUno
sur uno dei bastimenti dell'armata. Egli proccdcdc rcII' interno senza il per-
messo dell'ammiraglio, che inviò, ma invano, molli uomini per cercarlo, alcu-
ni dei quali provvisti di cornette . Uno degli incaricati da lui a questa ricerca «
Tu Alonso di llojeda, accompagnato da una quarantina di uomini, i quali al
loro ritorno dissero d' avere scoperto molte piante ed aromati, uccelli di diver-
sa specie, e grosse fìumane : gli smarriti non ritornarono ai navigli prima del-
l'8 di novembre (Vedi lai Casas, nella sua Sloria manoscritta, cap. 84.)*
Navarreti
SECONDO VIAGGIO 443
e condur via, non potemmo, ne polla forza né colla persua-
sione, indur nessuno di que' selvaggi ad accostarsi a noi:
prendemmo però più di venti donne, che erano schiave nel-
r isola, e molte altre che vi erano nate^ le quali essendosi ar-
rischiate, spinte dalla curiosità , di accostarsi al lido, le sor-
prendemmo e ce ne impadronimmo per forza: alcuni gio-
vanetti poi, vennero a noi per fuggire gli abitanti delP ìso-
la, che tenevanli cattivi .
Dimorammo otto giorni in questo porto, a causa delP as-
senza del capitano di cui ho già parlato ^ nel qual tempo
sovente scendemmo a terra, percorrendo le borgate e visitan-
do le abitazioni poste sul litterale, ove trovammo granquan-
tità di ossa umane, e dei crani sospesi alle pareti come vasi
nei quali tenere qualche cosa . In questo luogo vedemmo
pochissimi uomini, lo che proveniva, secondo quello che le
donne raccontaronci , dall'essere eglino andati sopra dieci
navigli a saccheggiare le altre isole. Nondimanco, questa
gente parve all' ammiraglio più incivilita di quella che inflno
allora avea veduta, sebbene tutti abitassero dentro capanne
fatte di paglia, ma sono molto meglio construtte e provviste
di alimenti, e gli uomini come le donne sembra abbiano mag-
giore industria. Possedevano molto cotone Ciato o da fila-
re, e varie coperte di questa stessa materia cosi bene tes-
sute quanto quelle che si fabbricano nei nostri paesi . Do-
mandammo alle donne, che erano schiave in quest' isola, di
qual razza fossero questi abitanti; ed esse ci risposero, che
erano Caribi (Cannibali): e tosto che desse ebbero appre-
so, che noi odiavamo estremamente questa gente perchè
pascevasi di carne umana, elle non poteron contener la loro
gioia; e quando alcun caribo o cariba veniva condotto pri-
gione alle navi , le si appressavano a noi e ci dicevano , che
era della schiatta dei Cannibali; ma questo facevano a bas-
I
I
444 COLOMBO
sa voce e come in segreto , perchè tuttora , benché fossero
in nostro potere^ quegr individui incutevano in esse molto
timore, la quar cosa ci rendeva evidente ch'esse atteneva-
no a qualche nazione soggiogata . Noi pure conoscevamo
quali erano Cannibali e quali no , perchè gli individui di
questa nazione portavano a ciascuna gamba due strettissi-
mi anelli tessuti di cotone, uno sotto il ginocchio, l'altro
sopra la noce del piede, i quali facevano diventare le loro
polpe assai grosse, lo che mi induceva a credere questo es-
ser bello presso di loro : tal differenza ce li faceva dunque
facilmente distinguere gli uni dagli altri.
I costumi di questi Cannibali son brutalissimi • Abitano
tre isole , V ultima delle quali , che è questa , vien detta
Turuqueira , V altra , da noi veduta la prima , dicesi Geyra,
ed Ayay la terza. — È fra gli abitanti di queste isole tanta
simiglianza, che tutti direbbonsi figli di una stessa famiglia,
non mai T uno nuocendo all' a Kro: ma di comune accordo
fan guerra ai vicini , e imbarcati su grandi canoe , formate
di un sol pezzo di legno, e simili alle nostre piccole fuste,
portano lo spavento e la desolazione in tutte le isole che sono
in un raggio di cento cinquanta leghe dal loro paese • Le
armi che adoperano sono dardi, ma non di ferro, che non
posseggono questo metallo ; il perchè in luogo di punto di
ferro altri accomandano in cima ai dardi schegge di gusci di
tartaruga, altri durissime lische di pesce, naturalmente e for-
temente dentellate come una sega: le quali armi, usate centra !
genti inermi come sono i popolich^essi attaccano, ponno ucci- i
dere o fare molto male , ma adoperate contro uomini quali <
noi siamo, non sono gran fatto pericolose . — Queste genti
devastano le altre isole, dalle quali rapiscono le donne che
posson sorprendere, e in particolar modo le giovani e le bel-
le, che quindi tengono al loro servigio e le considerano quali
SECONDO VIAGGIO 445
concubine ; e ne tolgono in così gran numero , che in cin^-
quanta capanne da essi abbandonate trovammo più d* una
ventina di donne schiave , le quali seguironci e della cru-
deltà di costoro raccontaronci cose, che parevano incredi-
bili; ci dissero ch^essi mangiano i figliuoli, che nasco-
no dalle schiave , e quelli soltanto allevano procreati dal-
le donne deir isola loro: che seco adducono gli uomini ,
che riescono a prender vivi negli altri paesi , per conser-
varli qual provvigione da beccheria, e se son morti ne fan
pasto all'istante; che essi asseriscono , che la carne uma-
na è la più deliziosa vivanda del mondo: la qual cosa aveva
apparenza di vero , poiché , le ossa umane da noi ritrovate
nelle loro abitazioni eran rose infino all' estremo ed altro
di esse non rimaneva, che quello che per la durezza, non
poteva esser mangiato; trovammo in una casa un collo uma-
no a cuocere in una specie di pignatta. Le stesse donne ci
narrarono, ch'essi tagliano il membro virile ai fanciulli
da lor fatti cattivi, dei quali si servono infino alla pubertà;
quindi in occasione di festa gli ammazzano per cibarsene
nei loro conviti , poiché credono che la carne dei bambini
e delle femmine non sia buona a mangiare : infatti tre di
questi fanciulli involaronsi dalle capanne dei loro padroni e
presso di noi si ref ugiarono, e tutti avevano tagliato il mem-
bro virile .
Alla fine del quarto giorno vedemmo ricomparire il ca-
pitano che s' era smarrito : noi già disperavamo che ci ri-
tornasse, perchè per due volte avevamo inviato dieci uo-
mini in traccia di lui, e in questo stesso giorno una parte di
questi ultimi era ritornata senza poterci dare positive no-
velle rispetto al capitano ed ai suoi compagni : laonde ci
rallegrammo del loro arrivo, come del ritorno di gente che
omai si credea perduta. Il capitano ed i suoi compagni con-
446 COLOMBO
docevano dieci tra donne e fanciulli, manonpoleron trovare
alcun uomo , come non fu trovato neppur da coloro cbe ave-
vamo spedito in traccia di essi : lo cbe dimostrava, o che tutti
gli uomini erano fuggiti, o cbe il loro numero quivi era mol-
to scarso , o finalmente, se è d'uopo credere al racconto
delle donne , cbe erano in questo momento assenti: esse di-
cevano cb' erano andati su dieci canoe a porre a sacco le
altre isole .
Il capitano , e quelli cbe seco lui s' erano smarriti , tro-
vavansi in uno stato così deplorabile a causa di ciò cbe ave-
van sofferto sulla montagna , cbe e' inspiravano la piii gran
compassione: quando lor dimandammo per qual cagione
s' erano perduti , risposero, cbe ciò era loro successo per
essere entrati in un bosco ove gli alberi erano cosi folti,
cbe non lasciavano vedere il cielo ^ alcuni marini erano as-
cesi sugli alberi onde esaminare le stelle, ma non poteron
giammai distinguerle con precisione , ed asserivano, cbe
se non avessero ritrovato il mare, non averebbero giam-
mai potuto riunirsi alla flotta.
Partimmo da questMsola dopo otto giorni da cbe vi era-
vanr.o arrivati (1)^ e la dimane, circa il mezzodì, ne sco-
primmo un'altra (2) , cbe non era molto grande , e sorgeva
a due legbe in circa dall' ultima. Il primo giorno della nostra
partenza fu così perfetta bonaccia cbe non potemmo anda-
re più avanti ; laonde costeggiammo questa nuova isola ,
ma gr Indiani cbe con noi conducevamo avendoci avver-
titi cbe sovr' essa non erano abitatori , percbè i Caribi
(Cannibali) l'avevano spopolata , noi proseguimmo oltre
il nostro viaggio .
(1) Partirono la domenica del IO novembre . NATARnEXK
(2) L' isola di MonterroUo, Navarrete
i SECONDO VIAGGIO 447
] Inverso sera ne vedemmo un'altra (1): ma perchè nella
notte rinvenimmo a costo di essa delle secche , il timore
che le e' ispirarono ci determinò ad ancorarci , non osando
navigare nelle tenebre . — Alla punta del giorno scorgemmo |
un'altra isola (2) assai grande; ma non approdammo in
nessuna di queste isole, standoci molto a cuore di andare a
consolare coloro che avevamo lasciato nella Spagnuola :
ma Iddio noi concesse , come in appresso narreremo .
Un altro dì, all'ora del desinare, giugnemmo ad un'iso-
la (3) , che ci parve bellissima ed assai popolata , a giudi-
care dalla gran quantità di terreni coltivati che distingue-
vamo : ci accostammo ad essa , e gettate le ancore presso
al lido, l'ammiraglio spiccò a terra una lancia bene equi-
paggiata, onde sapere, in caso che ivi fosse con chi parlare,
daqual sorta di gente la fosse abitata : ed eziandio per rac-
cogUere informazioni sul nostro cammino. Benché il Colom-
bo non avesse gianmiai percorso questi paraggi, pur tutta-
via dirigevasi benissimo, come il successo provollojma
siccome sempre conviene distruggere i dubbi , e presentar
tutto con chiarezza , però egli volle , come abbiam detto ,
raccogliere informazioni. Molti, dunque, di quelli che erano
nella lancia essendo discesi a terra, giunsero ad una borga-
ta onde gU abitanti s^ eran nascosti ; ma sorpresero cinque o
sei donne e vari fanciulli , la maggior porte dei quali era-
no schiavi nel!' isola, perchè essa pure apparteneva ai Ca-
ribi ( Canm6a/t) , ciò che noi non ignoravamo, dietro quel-
lo che le donne ch'erano con noi ci avevan detto .
(1) L'ammiraglio la chiamò Santa Maria la Rotonda . NaVarrbtb
(2) L' Ì5ola di Santa Maria la Antiqua. Navarrete
(3) L' isola di San Martino . Navaurste
4«8 COLOMBO <
I
Nel luenlre die la lancia tornava a bordo colla cattura j
che nella parte inferiore dell'isola avca fatta, vedemmo lun-
ghesso il lido una canoa, nella quale erano quattro uomini,
due donne ed un giovinetto . — Appena i selvaggi ebbero
scorto la flotta, furon presi da tanto stupore, che per più di
una ora rimasero immoti , distanti appresso a poco due tiri
di schioppo dai navigli; di modo che tutta la flotta potè
]>erfettamente osservarli : Analmente gli Spagnuoli che era-
no sulla lancia suddetta s' approssimarono verso la canoa
selvaggia, tentando di torle la ritirata verso la terra, ma
Testasi nella quale questi Indiani trovavansi, riflettendo a
ciò che potesse essere lo spettacolo che avcano d' avanti ai
loro occhi, fece che non scorgessero i nostri altro che quan-
do lor furono addosso ; laonde non poterono evitarli, seb-
bene facessero tutti gli sforzi per darsi alla fuga . Ma le
nostre genti diedersi talmente ad inseguirli , che gli taglia-
rono la ritirata ; ed i Caribi , tosto che videro la fuga essere
impossibile, poser mano ai loro archi con grande audacia,
e le donne col valore stesso degli uomini cercavano di di-
fondersi: dico con grande audacia, poiché in sostanza non
erano che sei persone , mentre i nostri ammontavano a ven-
ticinque , due de' quali furon feriti , uno da due colpi di
freccia nel petto, e V altro da una frecciata in un fianco ;
e se non fossero stati muniti di scudo e di una specie di
corazza, e non avessero immediatamente attaccato questi
isolani e rovesciala la loro canoa , quasi tutti i nostri sa-
rebbero stati da parte a parte passati dalle loro freccie .
DoiH) che la loro canoa fu capovoltata, gl'Indiani nuotan-
do sostonevansi sulla acque ^ posando i 1 pie di tanto in tan-
to su certe secche che colà sì trovavano, e tirando quando
poteano frecciate sui nostri ; i quali , ad onta di tutti i loro
sforzi, non poteron prendere che uno di loro, ne a ciò pre-
(1) L* isola di Sonia Croce, ove dettero fondo il 14 novembre . Navarrbtb
(2) La Maggiore di queste isole fu dall' ammiraglio appellata Santo Orsola ,
e le rimanenti chiamò le undici mila Vergini. Navarubte
I. 57
SECONDO VIAGGIO 449
vennero che dopo averlo ferito di un coI|k> di lancia , per
cui gli venne manco la vita a bordo del bastimento ove
fu trasferito •
La differenza che passa fra gli altri Indiani e quelli di Ca-
riba, consiste in ciò: che questi ultimi portano i capelli lun-
ghissimi, mentre i primi gli hanno rasati in un modo parti-
colare, efanno sulla loro testa croci ed altri disegni, ciascu-
no a suo talento, il che eseguiscono con delle canne che ren-
dono taglienti . Tutti i Caribi, come pure gli altri abitanti di
queste isole , son privi di barba ed è ben raro di trovarne
uno che ne abbia . I Cannibali che facemmo prigionieri
avevano gli occhi e le ciglia tinte di nero, la qual cosa
fanno , cred' io , per ornamento , e per essere eziandio più
spaventevoli ai nemici. Uno di costoro disse , che in una
delle loro isole appellata Cayra, la prima da noi veduta, e
nella quale non approdammo , era molto oro, e che se ivi
portassimo chiodi e bullette onde fornirne i loro strali, ne
ritrarrebbemo in baratto quant' oro volessimo .
Il posdomani partinuno da quest'isola, nella quale non
dimoranmio più di sei o sette ore, e dirigemmo le prode
sur un'altra terra (1), che, alla vista, pareva trovarsi sulla
via che dovevamo seguitare: — allorché vi giugnemmo
era notte. Nella mattina della veniente giornata la costeg-
giammo, escorgenmio che era una grande contrada spez-
zata, divisa e rotta in quaranta e tante isolette (2) — Que-
ste terre sono elevatissime, e la maggior parte di esse steri-
li e in nulla sìmiglianti alle isole che avevamo vedute e in j
appresso vedemmo, ma sembra debbano contenere nei loro
460 COLOMBO
seno molti metalli. Non ci appressammo per discendere so-
Tr* esse ; solo la caravella a vele latine approdò ad un' iso-
letta, ove scorse alcune case di pescatori; per altro gli
Indiani che erano con noi pretendevano che non fossero abi-
tate.
Impieganuno la maggior parte di questa giornata a per-
correre il lido di queste isole; ma la dimane , verso sera ,
scoprimmo un'altra isola appellata Buriquen (1), che co-
steggianmio per un intero dì, e giudicammo che da questo
lato la si estendeva da circa trenta leghe. Ella ha un bellis-
simo aspetto e pare molto fertile ; ivi i Cannibali vengono ad
esercitare i lor brigantaggi, e ne tolgono catti ve molte per-
; sone. Coloro che l' abitano son privi di lancio ed ignorano
I affatto l'uso del navigare; ma, dietro la relazione dei Can-
nibali che con noi traducevamo , essi come questi fan uso
t
dell'arco; e quando possono aver nelle mani alcuno de lo- |
ro aggressori , divoranlo come avvien di essi quando son |
presi da que'di Cariba. Per due giorni restanmio in un
porto (2) di quest* isola , e molti de nostri discesero a ter-
ra, ma non poterono conferire cogli abitanti, perchè tutti
per timor dei Caribi ( Cannibali) fuggivano.
L'ammiraglio non aveva, nel suo primo viaggio, veduta
nessuna delle antidette isole, le quali furono tutte scoperte |
in questo tragitto . Esse fan mostra di estrema bellezza ,
e la terra che le ricopre è eccellente ; ma l' isola di Buri-
quen sembra migliore di qualunque siasi altro terreno .
Qui fìniscono allo incirca le isole situate dalla parte di
Spagna e non perancbe vedute dall' ammiraglio ; sebbene
(1) 1/ isola dì Porlo Rico, alla quale T ammiraglio die il oome di San
Giovan Batista. Navarrctb
(2) Il golfo di Mayagìt'és. Navaareti
SECONDO VIAGGIO 451
j riguardisi come certo che sien vi altre quaranta leghe di ter-
re, dalla parte della Spagna, avanti di giungere alle dette
isole, perchè due giorni prima che noi scoprissemo la ter-
ra , vedemmo degli uccelli detti fregate , che sono specie
di falconi marini , i quali non fermausi ne dormono sul-
V acqua . Quando li vedemmo innalzarsi, e dirigere il vo-
lo verso la terra per ivi dormire appressavasi la notte,
laonde essi nonaverebbon potuto andare a posarsi, pria che
finisse il giorno , se la terra fosse stata più lunge di dodici
o quindici leghe. Presero il volo a destra, nella direzione
dalla quale provenivamo dalla parte di Spagna, laonde tut-
ti noi giudicavamo che da questo lato dovesse esser la ter-
ra: ma ciò non potemmo verificare, perchè il farloci avreb-
be sviati dalla direzione che dovevamo seguire : spero pe«
rò che nei prossimi viaggi questa terra si troverà .
Allo spuntar del di partimmo da quest' isola (1) , e
lo stesso giorno, pria che annottasse, scorgemmo una ter-
ra a noi come a coloro che avevan fatto il primo viaggio
oguahnente incognita ; ma dagl' indizi degli Indiani , che
erano con noi, sospettammo che potesse essere una parte
della Spagnuola, nella quale al presente ci troviamo (2) •
Fra quest' isola e quella di Buriquen ne scorgemmo un' al-
tra (3), non di grande estensione. Dopo il nostro arrivo al-
la Spagnuola trovammo in principio un terreno basso e mol-
to unito (4); tutti eravamo incerti se questa realmente fos-
se r isola che sospettavamo, poiché da questa parte la non
(0 L'Isola di Porto Ricco. Navarret»
(2) L' ammiraglio approdò air Isola Spagnuola , il venerdì 22 novembre.
Navarkite j
(3) L' isoletta Mona o Monito. Navarrstb
(4) Il Capo del Engaho , nella Spagnuola . Navarrbtb
453 COLOMBO j
era stata mai veduta ne dall' ammiraglio, né dagli altri che
lo avevano accompagnato .
Questa grandissima isola è divisa in provincie, alle quali
gì' Indiani danno diversi nomi : chiamano Hayti , questa
parte che noi vedemmo la prima ; la provincia che le è
contigua dicono Xamana , e l'altra Bohio, che è quella
nella quale presentemente siamo; le quali provincie, per
la loro vastità suddividonsi in molte altre. Coloro che han
visitato questi liti pensano che l'isola di cui discorriamo
possa avere dugento leghe di longitudine; ma inquanto a
me non gliene darei che circa centocinquanta: ignorasi
fino al presente la sua larghezza ; è però da notare , che
sono omai decorsi quaranta giorni da che partì una cara-
vella per farne il giro, e non è per anche tornata.
Del resto, è questa una terra molto singolare: trovansi in
essa grandi riviere , alte montagne, belle vallate e vaste
pianure. Credo che l'erba tutto l'anno vi si mantenga fre-
sca e verde, perchè mi sembra che giammai, né in questa
nò nelle altre isole domini il verno ; infatti, nelle campagne
della Natività, trovansi molti nidi di uccelli , altri con gli
uccellini dentro belli e nati, altri solamente colle uova;
ma nfe in questa, nò nelle altre isole non fu giammai veduto
un qualsivoglia quadrupede, eccetto alcuni cani che sono
d^ogni colore, e, come nella nostra patria, la specie loro
rasscmbra a quella de'nostri alani. — Quanto agli animali
selva^i^nri non ve ne sono. — Vie eziandio un animale del
colore e del pelame del coniglio , grosso quanto un leprot-
to , con lunga coda, le zampe come quelle di un ratto, per
cui s'arrampica sugli alberi; molti de'nostri ne hanno
mangiato la carne che dicono è molto buona. — Sono in
questMsola moltissimi serpi, però non troppo grossi; le lu-
certole trovanvisi in scarso numero , perchè di esse gì' In-
SECONDO VIAGGIO 453
diani imbandiscono le loro mense ^ e ne pregian la carne
quanto è pregiata in Europa quella dei fagiani: sono grosse
come le nostre^ dalle quali nondimeno differiscono pella
forma . Ma in un' isoletta ( 1 ) situata presso di un forte , che
dicesi di Monte Cristo , ove dimorammo più giorni , fu vi-
sta una lucertola tanto grande , che parca grossa come un
vitello e lunga quanto la nostra scialuppa : uscimmo molte
fiate per ammazzarla , ma sempre rifuggì nel mare, e sai-
vossi. — Sono in quest'isola e nelle altre molti uccelli si-
mili a quelli della nostra patria, e molti altri da noi non co-
nosciuti. Quanto poi ai volatili domestici qui non ne furono
giammai veduti: nuUadimeno nella Zunif ma, vedemmo
nelle case alcune anatre , la maggior parte bianche come
la neve , ed alcune anche di color nero , graziosissime , più
grosse delle nostre , ma non tanto quanto le oche , e con
delle creste rase .
Corremmo circa cento leghe lunghesso il lido di que -
stMsola, poiché per giungere nel luogo in cui Tammiraglio
aveva lasciate le sue genti, che era appresso a poco al cen-
tro o nel mezzo della medesima , non ve n' era di meno •
Passando per la provincia detta Xamana, approdammo di-
rettamente al paese d'uno degli Indiani, che neir antece-
dente viaggio era stato rimandato ai suoi alari vestito e ca-
rico di galanterie fattegli dare dal r ammiraglio. In questo
giorno morì un marinaio biscaino , eh' era stato ferito dai
Caribi ; e siccome costeggiavamo il lido , avemmo il tempo
di spiccare una scialuppa a terra , scortata da due cara-
velle , per seppellirlo . Indiani in gran numero vennero in-
contro alla scialuppa, alcuni de' quali portavano ornamenti,
oro al collo ed alle orecchie; essi volevano venire ai navigli
(I) L'isola Capra, Nayarrbtb
454 COLOMBO
coi GristiaDi, ma le nostre genti non acconsentirono per
non averne avuto il permesso dell* ammiraglio ; cosicché
quando gì' Indiani videro che non si volevano condurli ,
due di essi saltarono in una piccola canoa e trasferironsi
ad una delle dette due caravelle, che stavano dappresso
alla terra , dove furono con bontà ricevuti e condotti sul
vascello ammiraglio. Fer comprendere , per mezzo di un
interprete, che un tal re spedivali onde sapere chi noi fos-
semo e pregarci di scendere a terra, poiché ci darebbero oro
di cui avevano gran quantità e ci fornirebbero delle vetto-
vaglie che abbisognavamo . L'ammiraglio donò a cadauno
di questi messi una camicia, un berretto ed altre coserei-
le , e disse loro , che trasferivasi alla residenza di Guaca^
mari (1) , per cui non potea punto fermarsi ; ma che spe-
rava presenterebbesi un' altra occasione per poterli visi-
tare : — con questa risposta se ne partirono .
Continuammo il nostro cammino , e giugnemmo infine
ad un porto detto di Monte Cristi, ove per due giorni ci fer-
manmio per studiare la configurazione del suolo, perchè
il luogo in cui r ammiraglio aveva nel primo viaggio lasciate
le sue genti , non gli era sembrato troppo buono per erì-
gervi uno stabilimento : a tale efietto scendemmo in terra,
presso una grande riviera (2) piena di buonissima acqua; ma
il suolo era paludoso e troppo insalubre per abitarvi . —
Certuni de' nostri , andando a visitar la riviera ed il paese
circonvicino, trovarono, in un luogo recondito, due uomi-
ni morti presso alla riviera medesima; uno avca un laccio
al collo, e l'altro una corda ad un piede: questo accade il
(1) Vedemmo , nella Relazione del Primo Viaggio, che Cristoforo Co-
lombo appcllaTalo GtMcanagari . Roquittb
(2) La riTiera di Santiago. Navarrbtb
SECONDO VIAGGIO 455
primo giorno . L' indomani , trovarono ancora , alquanto
più iungc , due altri cadaveri : la positura d' uno di quei
corpi permetteva di scorgere ch'egli avea il viso ben fornito
di barba; perlochè alcuni de' nostri a quella vista conghiet*
turarono sinistramente, e n' ebber ben d'onde ; poiché, co-
me dissi, tutti gì' Indiani sono imberbi . Questo porto è di-
stante dodici leghe (1) dal luogo ove T ammiraglio avea la-
sciati! Cristiani, in compagnia di Guacamarire degl'India-
ni, eh' io credo uno dei primari dell'isola.
Dopo due giorni spieganuno le vele pel detto luogo, e nel-
lo stesso dì giugnemmo in vista di esso : ma l' ora essendo
omai tarda (2), e il mare sparso di secche, sulle quali, nel
primo viaggio avea naufragato il vascello dell' ammiraglio,
non ardimmo approdare senza prima avere minutamente
scandagliato il fondo, la qual cosa facemmo nella domane;
e quando ci fummo assicurati, che potevamo entrare in pie-
na sicurtà, restammo per quella notte distanti da terra po-
co meno di una lega .
In sull' imbrunire del giorno, vedemmo venire da lunge
alla nostra volta una canoa, nella quale parca fossero cin-
que 0 sei Indiani, che vogavano con molta fretta. L'ammi-
raglio, a cui stava a cuore di farci entrare con sicurezza
nel porto , non volle che li attendessemo ; ma essi, persi-
stendo nel loro progetto, continuarono a dirigersi verso di
noi, finche ci si appressarono a un tiro di schioppo; allora
fermaronsi per esaminarci , ma vedendo che non li atten-
devamo, girarono di bordo e tornarono a terra.
(1) Non vi è che s«*Uc leghe. Navarrbtb
(2) L'ammiraglio giunse all'ingresso del porto della NattvitÀ {NavideuL)
Il mercoledì 27 novembre, circa la mezia notte, ed II veniente giorno , verso
la sera penetrò nell' interno del medesimo porto . NAVAaisTt
456 COLOMBO
Tosto che fummo gianti al luogo di cui abbiamo par-
lato (1), r ammiraglio fece sparare due lombarde, per ve-
dere se i Cristiani che eran rimasti con Guacamari rispon-
devano, essendo pur essi provvisti di simili armi: ma per-
chè nessuno rispondeva, né in quel luogo scorgevasi alcun
vestigio di fuoco 0 di case, tutto l'equipaggio diessi in preda
all'afflizione, e sospettò subito ciò che un tal evento dovea
far temere: ma nel mentre che eravamo immersi nella tri-
stezza, dopo quattro o cinque ore di notte, la canoa stessa
che avevamo veduta nella serata , si fece innanzi due vol-
te, e gì' Indiani che la montavano richiesero dell' ammira-
glio al capitano della prima caravella che trovarono, il quale
ordinò che fosser condotti al vascello del Colombo, ove pe-
rò non vollero entrare finché egli non ebbe loro parlato;
inoltre domandarono una face per riconoscerlo, e tosto
che al lume l'ebbero riconosciuto, ascesero sul navìglio.
Uno di costoro era cugino di Guacamari^ il quale avevalo
delegato all' ammiraglio in altre occasioni : ritornati che
furono in terra , come abbiam detto, dopo il mezzodì del
giorno avanti , essi vi presero alcune maschere di oro , che
Guacamari spediva in dono all'ammiraglio, e ad un capita-
no chel'avea acccmpagnato nel primo viaggio. Questi In-
diani rimasero sul vascello, e parlarono per tre ore coli' am-
miraglio in presenza di tutti, e dimostraron molto piacere
in rivederlo. Quando fu loro richiesto le nuove dei Cristiani
ivi lasciali, il cugino di Guacamari rispose, che stavano be-
ne, benché alcuni , soggiugnea, fosser morti di malattia, o
per conseguenza delle risse suscitatesi fra di loro: gli disse,
che Guacamari era ferito in una gamba, il che gli aveva
(I) Alla baia del CaraeoL Navarritc
Vedi la mia Carta di Cuba Spagnuola, Giamaica. ec, ec. Ma&moccbi
+'■
SECONDO VIAGGIO 457
impedito di venire da sé stesso a trovarlo, la qual cosa fa-
rebbe però un altro giorno . Quest' Indiani raccontarono
inoltre, che due altri re, detti , il primo Caonabo ed il se-
condo Mayreni^ eran venuti a far guerra a Guacamari ,
e che avevan ridotto in cenere le sue abitazioni : quindi si
congedarono dicendo, che un altro d\ sarebbono di ritorno
con il detto Guacamari .
Tutte queste particolarità narrateci , ci lasciarono du-
rante la notte alquanto consolati : il di veniente attendem-
mo nella mattinata V arrivo di Guacamari^ frattanto alcuni
uomini per ordine dell' ammiraglio eran discesi a terra e
si recarono nel luogo ove questo duce indiano era uso di
risedere, ma lo trovarono ridotto in cenere. La campestre
dimora, circondata da un assai forte palizzata, nella quale
abitavano i Cristiani, era stata bruciata e demolita con
tutto ciò che conteneva. Furon trovati alcuni mantelli (1)
ed altre vestimenta che gli Indiani aveano portate per get-
tarle nella casa: quelli che venivano in questi dintorni pa-
revano timidissimi ; e lungi dall' osare d' appressarsi a noi,
prendevano al contrario la fuga : la qual cosa non parveci
punto favorevole, perchè l'ammiraglio ci aveva detto, che
giugnendo in questo luogo verrebbono a bordo dei nostri
vascelli le canoe degl' Indiani in si gran numero, onde ve-
derci, che non ce ne potremmo, come era avvenuto nel-
l'altro viaggio, in nessuna guisa liberare ; ed or vedendo
che tanto essi diiSdavan di noi , questo non eraci di favo-
revole auspicio.
Nulladimeno , sedotti dalle nostre dimostranze amiche-
voli e dai regali di varie cosarelle, come sonagliuzzi e perle
(l) Capa de abrigo , mantello di difesa, fatto di un grosso panno lano sl-
mile a quello delle a>perle, e di differenti colori . Navarrbtb
I. 58
45d
COL OMBO
(li vetro , un parente di Guacamari, e tre altri , si rassicu-
rarono e vennero sur una canoa a bordo del vascello.
Quando loro richiedemmo novelle dei Cristiani, risposero
esser tutti morti ^ la qual cosa e' era già stata avvertita da
uno degli Indiani che con noi di Gastiglia conducevamo, as-
sicurandoci questi , che V avea saputa da uno dei due iso-
lani che erano in principio venuti a trovarci ; ma non gli
avevamo prestato fede . Fu ricercato a questo parente di
Guacamari , da chi fossero stati uccìsi i Cristiani ; al che
rispose , esser questo avvenuto per mezzo dei re Gaonabo
e Mayreni, i quali avevan dato alle fiamme tutto ciò che
in questo luogo trovavasi ; che un gran numero dei sudditi
di Guacamari eran gravemente feriti , e che Guacamari
stesso aveva forata una coscia , per cui erasi in altro sito
ref ugiato , ove egli desiderava d' andare a cercarlo : infatti
regalato d' alcun che partì subito per recarsi dove il suo
parente risiedeva; e noi gli aspettammo di ritorno per
quanto fu lungo il di , ma quando vedemmo che non tor-
navano alcuno di noi sospettò che quegP Indiani si fossero
annegati , perche avean bevuto due o tre volte del vino, e
perchè la lancia per la sua strettezza potea facilmente re-
star preda deir onde .
La mattina del d\ veniente, T ammiraglio, accompagnato
da alcuni di noi , mise piò a terra , ed andammo al luogo
ove dovea essere la città : ma tutto era stato dato alle fiam-
me, ed ivi sulP erba ancor si vedevano alcune vestimenta
dei Cristiani : cadaveri però piò non esistevano . — Fra noi
erano assai divise le opinioni; alcuni sospettavano che Gua-
camari stesso avesse avuto parte nella strage dei Cristiani
e nel tradimento ond^ erano stati le \1ttime ; ma altri
s'astenevano a crederlo, per esser bruciata la di lui resi-
denza; insomma la cosa era assai dubbia. L'ammiraglio
SECONDO VIAGGIO 459
comandò di fare delle ricerche sotto il suolo ove i GristiaDi
s'erano fortificati, avendo loro lasciato l'ordine, che ap-
pena fossero giunti a fare acquisto di una certa quantità
d'oro, lo sotterrassero.
Mentre facevasi tale operazione, voile avanzarsi per lo
spazio di una lega, onde esaminare un punto che pareva
opportuno alia costruzione di una città, essendone ornai
tempo. Alcuni de' nostri andavano seco lui, ed osservaro-
no il lido dal mare, fìoo ad un villaggio composto di sette
in otto case , le quali gii Indiani avevano abbandonate to-
sto che ci videro approssimare, portando via tutto ciò che
poterono, ed ascondendo il restante fra le erbe che al-
l'intorno delle abitazioni crescevano. Queste genti sono
strozze che non sanno cercare un luogo abitabile^ non
puossi concepire idea di quanto sono misere le costru-
zioni fatte da coloro che abitano queste coste ; tanto
alta è l'erba da cui vengono ricinti e quasi soflbcati i loro
abituri , e tanta l' umidità , che non comprendo come pos-
sano vivere . Trovammo in queste abitazioni molte cose
che appartennero ai Cristiani , e tra esse degli oggetti che
evidentemente non poteano essere stati argomento di com-
mercio e di baratti^ fra le altre un bellissimo mantello alla
moresca, conservato tal quale era venuto di Gastiglia; cal-
ze, pezzi di drappo, un'ancora, che l'ammiraglio avea
perduta in questi tratti di mare nel suo primo viaggio, e
molte allre cose, la cui vista ognor più ci confermò nella
nostra prima opinione . — Frugando nei nascondigli di que-
sti Indiani , trovammo , in una sporta accuratamente cuci-
ta , una testa umana ben conservata ; e fummo di parere ,
che questa forse appartenne al corpo di un padre o di una
madre , o di una qualunque altra persona teneramente ama-
ta: nel processo del tempo intesi dire, che erano state tro-
I
I
I
I
460 COLOMBO
vate molte altre teste, riposte e conservate nella stessa gui-
sa; laonde mi confermai sempre più in quella opinione.
Quindi , retrocedendo , giugnemmo in quello stesso di ,
verso il luogo ove era stata costrutta la città ; al nostro
arrivo trovammo molti Indiani , che , alquanto rassicurati ,
aveano barattato dell' oro pel valore di un marco . Essi ci
additarono un luogo ove erano sepolti undici Cristiani ^ ed
era già coperto dall'erba che avea germogliato sui loro ca-
daveri^ e tutti unanimemente dicevano, che erano stati
uccisi da Caonabo e da Mayreni: nondimanco frammetteano
nei loro racconti delle doglianze contro 1 Cristiani, in pro-
posito di essersi questi tolte chi tre chi quattro mogli; la
qual cosa ne fece razziocinare , che 1' infortunio provato
dai nostri forse era dovuto alla gelosìa degl' Indiani •
Nella mattina di un altro giorno, l'ammiraglio avendo
riconosciuto non esservi colà alcun luogo convenevole alla
ediGcazione di uno stabilimento , spiccò una caravella in
cerca d' un sito a ciò adattato, frattanto eh' egli con cer-
tuni di noi , fra i quali io era , si dirigea da un altro la-
to.— Trovammo un porto sicurissimo ed un terreno assai
comodo e gradevole per costruirvi una città ; ma siccome
questo sito era lontano dal luogo ove desiavamo dimorare,
non volendo andar troppo lungi dalla miniera dell' oro ,
]^ ammiraglio non volle fissarvisi, e risolvè di non colloca-
re il suo stabilimento altro che in un porto in cui scorgesse
riuniti tutti i vantaggi desiderabili.
La caravella direttasi dall' altro lato, per cercare un luo-
go opportuno alla erezione di una città , sulla quale s' era-
no imbarcati Melchiorre ed altri quattro o cinque uomini,
sulla cui capacità ed ingegno potevasi confidare, era tor-
nata nel medesimo tempo che noi; e le dette persone narra-
rono: che, mentre costeggiavano il lito una canoa montata
SECOi^DO VIAGGIO 401
da due Indiani , uno de' quali era fratello di Guacamari
(che per tale da un piloto della caravella fu riconosciuto),
presentossi a loro; e che, dimandato ai detti Indiani che
cosa volessero, questi risposero , che Guacamari supplica-
vali discendere a terra , ove egli aveva la sua residenza,
composta di circa una cinquantina di abitazioni; che fatta
allora approssimare la scialuppa a terra vi sbarcarono, e
trasferitisi quindi al luogo ovverà Guacamari, lo trovaron
disteso sul proprio letto, lamentandosi come se fosse ferito;
che conversando con lui, gli dimandarono nuove dei Cri-
stiani, al che egli rispose come gli altri, vale a dire che
erano stati assassinati da Gaonabo e daMayreni, e che esso
pure era nel combattimento rimasto ferito in una coscia,
la quale loro mostrò fasciata. — Gli Spagnuoli che videro
ciò , crederono vero quello che il cacico diceva , il quale
mentre stavano per partire li regalò di ornamenti d' oro ,
secondo il merito che a ciascuno di essi attribuiva.
Gl'Indiani riducono l'oro in sottilissima foglia, per fa-
re delle maschere e per poterlo applicare sulla mistura bi-
tuminosa che pure manipolano, la qual cosa non potrebbe
succedere se quest'oro non fosse ridotto in foglia. Essi ne
fanno eziandio altre galanterie , per ornare la loro testa o
i per sospenderle alle orecchie od al naso: ed a tale efletto
fa ugualmente mestieri che sia ridotto in foglie sottili : né
questo essi fanno per ostentazione o per far mostra delle
loro ricchezze, ma per solo amore di adomarsi .
Guacamari fece loro comprendere per segni, alla meglio
che seppe , che non potendo muoversi per la ferita che
aveva, pregavali di fare istanza all'ammiraglio perchè vo-
lesse degnarsi di venire a vederlo: — in questa guisa essi
reser ragguaglio al Colombo del tutto.
i 462 COLOMBO
La mattina di un altro giorno , V ammiraglio parti per
questo luogo, al quale in tre ore pervenimmo, poiché era
distante appena tre leghe; ma essendovi giunti all' ora del
desinare , pria di scendere dalle navi pranzanmio . Dopo
il pasto, V ammiraglio ordinò a tutti i capitani di mettere in
pronto le loro scialuppe per trasferirsi a terra, perchè già
nella mattinata che precedette il giorno della nostra parten-
za dal sito in cui eravamo, il fratello d Guacamari era
arrivato per parlare all'ammiraglio ed affrettarlo di an-
dare alla residenza di suo fratello.
L' ammiraglio sbarcò con tutte le persone di sua mag-
gior confidenza; i loro costumi eran talmente gentili , che
anche in una gran città, avrebber goduto del nome d'edu-
catissime. Portava seco lui alcuni oggetti onde farne pre-
sente a Guacamari , per corrispondere alla garbatezza che
questi avevagli fatta di oflerirgli una certa quantità di oro,
ed alla buona volontà eh' egli avea dimostrato: e Guaca-
mari, di cui già abbiam fatto parola, aveva in ugual mo-
do fatti li suoi preparativi onde oflerirgli i suoi doni .
Giunti alla sua abitazione, lo trovammo sul propio letto,
che , secondo l' uso del paese, era sospeso in aria : questo
Ietto era fatto a guisa di rete r ripieno di cotone (1) . Egli
non s'alzò, ma sebben coricato, fece , alla meglio che sep-
pe, cortesi dimostrazioni , e colle lacrime agli occhi espres-
se il suo vivo cordoglio per la morie dei Cristiani . Ci nar-
rò, alla meglio che potè , in qual n.odo gli uni erano mor-
ti per malattia ; come altri fossero stati massacrati mentre
andavano a cercar la miniera dell' oro a Caonabo , e come
Qualmente era stato adoperato per assassinare quelli rima-
ci) spedo di branda o amaca (Vedi la nota alla pag 177 dì questo Voi. )
Marmocchi
SECONDO VlACCrO 46ì
sti nella sua città: — Giudicando dallo stato dei cadaveri ,
non poteano essere scorsi ancor due mesi , da che era suc-
cessa tale catastrofe .
Dopo aver terminata la sua narrazione , il cacico pre-
sentò al Colombo otto marchi e mezzo di oro, e cinque o
sei cento gemme screziate di vari colori, un berretto ugual-
mente ingemmato , al quale io giudico che gl'Indiani ap-
ponessero grande importanza ; era specialmente una gem-
ma della quale Guacamari fece notare il pregio. — Farmi
che più dell' oro costoro apprezzino il rame .
Siccome in quella occasione era meco un chirurgo d' ar-
mata, l'ammiraglio disse a Guacamari , che essendo noi pe-
ritissimi nella conoscenza delle malattie umane, volesse per-
ciò compiacersi di mostrarci la sua ferita : ed egli rispose
che volentieri il farebbe: ma io aggiunsi che sarebbe per
ciò necessario uscire di sua casa, se gli era possibile, per-
chè la molta gente che V ingombrava rendcvala troppo os-
cura, ed impediva che la piaga fosse bene osservata. Difat-
tì egli immediatamente usci , appoggiandosi al braccio del-
l'ammiraglio : ma io credo che questo facesse più per timi-
dità , che per buona voglia. Assedutosi, il chirurgo s'ap-
pressò verso di lui , ed incominciò a sfasciargli la gamba
ferita; intanto egli avverti all'ammiraglio che la sua ferita
era stata fatta con una ciba , vale a dir con un sasso: sco-
perta questa gamba la esaminammo e ci parve che certa-
mente non fosse in peggiore stato dell' altra, sebbene, giu-
dicando dalle sue smorfie, avrebbesi dovuto credere clie
egli provasse molto dolore .
Laonde ninno potette decidere come veramente fosse la
cosa , poiché se ne ignoravano le cause : ma erano molte
circostanze, le quali dimostravano incontestabilmente egli
essere stato da dei nemici attaccato. Lo stesso animiraglio
4fi4 COLOMBO
non sapeva che pensare , e qual partito prendere^ ma a
lui non solo , quanto ancora a molti altri , parve frattanto
opportuna cosa simulare , inGno a che non fosse perfetta-
mente svelato il vero , potendo allora gastigare quelli che
ne fossero meritevoli .
Nella serata, Guacamari venne coll'ammiraglio a visitare
i navigli, ove gli furono mostrati i cavalli e tutto ciò che
ivi trovavasi, del che rimase fortemente meravigliato, tali
cose essendo per lui affatto nove. Non ricusò di rinfrescarsi
sul bastimento, e nella sera stessa ritornò alla sua casa .
L'ammiraglio gli disse, ch'ei bramava di dimorare nel luogo
medesimo ov' egli abitava, e di fabbricarvi delle case^ al
che Guacamari rispose, che ne sarebbe estremamente con-
tento, ma gli fece osservare essere quel sito molto alla salute
nocivo a causa della grande umidità, il che era verissimo.
Tutto questo avvenne alla presenza di due dei nostri inter-
preti Indiani, i quali erano venuti in Castiglia nel prece-
dente viaggio: di sette di essi che s'erano imbarcati con noi,
cinque eran morti pella via , e questi due soli eran rima-
sti , sebbene anch'essi fossero stati malatissimi . Restammo
ancora per un altro di ancorati in questo porto, e Guaca-
mari avendo voluto sapere quando l'ammiraglio partiva,
questi gli disse che ciò sarebbe nella veniente giornata .
In questo stesso giorno il fratello del re indiano, di cui
abbiamo parlato, venne sulla nave ammiraglia seguito da
molte persone, tutte portando un poco d'oro onde cam-
biarlo; e il dì medesimo in cui partimmo furon fatti mol-
ti baratti con questo prezioso metallo . Erano nella detta
nave dieci donne la maggior parte delle quali native di
Buriquen ma da noi prese neir isola di Cariby : il fratello
di Guacamari s' era lungamente intertenuto con esse ; il
perchè sospettammo ch'ei loro avesse suggerito quello che
SECONDO VIAGGIO 4^
realmente fecero nella notte, e fu questo : che nel momento
in cui quasi tutti i marinari dormivano, esse gettaronsi
pian piano nell'acqua, e fuggirono verso terra ; quando ci
accorgemmo della loro fuga elleno erano già tanto lungi
che durammo gran fatica a ricuperarne colle barche ap-
pena quattro , e non potemmo arrestarle che quando usci-
vano dalle onde : — esse avevano nuotato per più di mez-
za lega •
Il dì seguente, di buon mattino, l'ammiraglio mandò a
dire a Guacamari, che gli rinviasse le donne che nella prece-
dente notte erano fuggite, e prontamente ordinasse aflìnchè
le fossero ricercate ; ma quando i messi del Colombo giun-
sero alla borgata trovaronla totalmente deserta , laonde
molti de' nostri cominciarono a confermarsi ne' loro sos-
petti, mentre altri limitavansi a dire, che gl'Indiani ave-
vano probabilmente cambiato domicilio per loro abitudine «
In quel dì non salpammo altrimenti, stante la contrarietà
del tempo .
Il giorno appresso, avendo l' anuniraglio presa di buo-
n' otta la risoluzione di visitare colle scialuppe un porto ,
che trovavasi a due leghe di distanza (1), per assicurarsi
se quel luogo fosse atto a construirvi una città, ivi ci tra-
sferimmo con tutte le barche dei navigli , poiché per le
grosse navi il tempo continuava ad esser contrario. Noi
costeggiammo tutto quel lido dell' isola gli abitanti del
quale poco di noi fidavansi , ed arrivammo ad una borgata
donde erano tutti fuggiti . Visitando questo villaggio, rin-
venimmo, ascoso nella selva, un Indiano ferito d'un colpo
di dardo che avevagli passato da parte a parte le palle,
(I) Il porlo Delfino o Bahiaja. Navarrktb
1.
59
466 COLOMBO
oad' era rimasto in^iedilo di fuggire più lungi • Gli abitanit
di quesf isola pugasoo con dardi od acuti giaifettotti , che
lanciano €0B certi archi simili a quelli usati dai ragazzi di
CasUgUa per scoccare le loro piccole frecce, e mirano eoo
molta aggiustatezza e aggiungono air oggetto a considere-
vole distanza ; laonde è evidente , che a gente inerme poo-
j no con queir arme recare grave danno . — Questo Indiaao
I ci raccontò, che Gaonabo ed i suoi V avevano ferito, dopo
avere dato alle (ianune le ahi talloni di Guacamari • U poco
che potemmo comprendere dal suo linguaggio, e le versioni
e<|uivoche a noi riferite^ ci han talmente imbarazzati, che
infiflo al presente ci è stato impossibile di scoprire la vera
I cagioiic della morto delle nostre genti .
j Del resto , trovammo che questo porto , m quanto idla
I salubrità, non era convenevolmente situato per erigervi
j delle abitazioni; laoiMie rammiraglio ordinò di costeggiare
il lido daUa parte di Gasttgliit , essendoci stato indicato che
là precisamente trovavasi Toro: ma li tempo fu a noi cosi
sfavorevole, che provammo maggior pena a retrocedere per
una trentina di leghe, che a venir di GastigKa: perlocliè,
oltre il lungo cammino fatto per giugner quivi j erana già
scorsi più di tre mesi da che noi eravamo discesi a terra:
ma la Provvidenza permise, che il cattivo tempo e' impe-
disse di iMTOceder oltre, e ci costringesse a prender terra
ìu un luogo che ò il meglio situalo del mondo, e tale quale
noi potevamo desiderare, ove trovasi un porto eccellente,
popolato da un'inlinitl^ di pesci (1), di che grandemente
abbisognavamo pei pochi viveri che e* eran rimasti •
Sono in questi tratti di mare pesci singolari e più saiu-
bri eziandio di quelli di Spagna: è ben vero però, che il
(I) V Isabella, a dieci leghe a levante di Monte Cristi. Natarritb
SECONDO VIAGGIO 467
cKma non permette di conservarli da un giorno all'altro^
essendo in questo luogo T aere caldo ed umido al tempo
stesso , il che è cagione di presta putrefazione nella mate-
ria degli animali •
Qui la terra è atta a qualunque cultura, e scorrono nelle
vicinanze due riviere, Tuna grande e Taltra mediocre, ma
che in nulla non difleriscono pella eccellenza delle acque .
Edificasi sulta ripa d'una di queste riviere una città chiamata
MartUj la quale da un lato confina colla fiumana, in modo
che rimane mezza attorniata e difesa dalla sua corrente e da
un dirupato burrone, per cui da quella parte non fa mestie-
ri munirla di mura; l'altra metà è cinta da folta foresta,
nella quale appena un coniglio potrebbe penetrare , e gli
alberi ne sono si verdi , che giammai potranno essere dati
in preda del fuoco. Si è incominciato a far prendere altra
direzione a un ramo della riviera, che dai direttori dei la-
vori vuoisi che passi pel mezzo della città , e sul quale co*
struiranno molini e delle macchine per segare il legname,
e tutto ciò die può farsi per mezzo dell'acqua.
Abbiamo seminato molto erbaggio, che in otto giorni
cresce in questi paesi come in venti in Spagna. Qui vengo-
no continuamente molti Indiani, e con essi alcuni cacichi,
che ponno esser considerati loro duci, e diverse Indiane:
ciascuno porta un carico di ages^ che sono come rape, ec-
cellenti a mangiare, e le cuciniamo in qualunque maniera:
tale alimento e così corroborante , che ci ha tutti rcfocil-
lati ; perchè senza esagerazione possiamdirc, che giammai
uomo ha condotta vita piìi parca di quella che tenemmo per
mare; e ciò necessariamente, poiché non sapevamo quali
venti troveremmo e quanto tempo doveamo rimanere sulle
onde ; Kionde fu cosa prudente di amministrare a dovere
468 COLOMBO I
i •
i viveri , afTuìchè potessimo conservare la vita qaale che
fosse ti tempo necessario per compiere il viaggio.
Questi Indiani barattano oro, viveri e tutto di cui son
possessori , con nastri ^.aghetti, perle di vetro , spille e rot«
tami di stoviglie. QueMi Caribi j danno il nome di nabi
alle radici che qui gì' Indiani chiamano ages . ^
Tutti gli abitanti di questa borgata , vanno, come già di-
cemmo j totalmente nudi , tali quali vennero al mondo; bi-
sogna però eccettuarne le donne , le quali coprono le loro
parti naturali con un pezzo di tela di cotone, che adattano
ai fianchi , ed altre fanno lo stesso con delle erbe e foglie
di alberi .
Tanto gli uomini come le donne hanno l' uso di tigncrsi
lapersona, e ciò costituisce il loro principale acconciamen-
to: alcuni tingonsi di nero, altri di bianco e di rosso, ed in
A bizzarra maniera, che a vederli non ponnosi ritenere le
risa; hanno i capelli rasi a spiazzate, con ciuffi in alcuni
luoghi , ed in tal guisa disposti , che sarebbe impossibile
il darlo ad intendere; in una parola, tutto ciò che nel-
la nostra Spagna potrebbesi fare sulla testa di un mat-
to, qui la persona più assennata è vaga di farlo sul pro-
prio corpo .
Noi siamo in un paese ricco di mine d'oro, e per quan-
to vien raccontato niuna è più di venti o venticinque le-
ghe distante; alcune sono, dicesi, a Niu\ sotto il domi-
nio di Gaonabo, di quello cioè che ha massacrato i Cristia-
ni; altre sono in un sito che appellasi Cibao^ìe quali, se
piace a Dio , fra pochi giorni vedremo coi nostri propri
occhi ; e potrenuno vedarle anche subito, se non avessimo
a Tar tante cose , non potendo riparare a tutto ; oltre di
che le nostre genti hanno in questi quattro o cinque giorni
straordinariamente sofferto, e la causa principale di ciò
SECONDO VIAGGIO 46»
parmi che provenga dalla smodata fatica, dalle cattive stra-
de, e dalla differenza del clima: nulladimeno spero per la
grazia di Dio che tutti ritorneranno in buona salute •
Da quello che puossi giudicare di queste genti, pare, che
se cMntendessero , tutte convertirebbonsi alla fede cattoli-
ca, poiché fanno tutto ciò che veggono fare, ossia che noi
e* inginocchiamo d* avanti agli altari, ossia che suoni l'ave
Maria, e adempiamo qualunque altro atto di devozione,
ossia infine che ci facciamo il segno della croce : tutti di-
cono che vonno esser Cristiani, benché in sostanza pro-
fessino r idolatria , avendo nelle case loro idoli di varie
specie • Ho loro dimandato che cosa quegl' idoli significas-
sero, ed essi mi han risposto esser dessi una cosa di Tu-
rey , vale a dire del cielo : volea gettarli nel fuoco ^ ma ciò
cagionò loro tanta pena da incitarli al pianto . Credono
ugualmente , che tutto quello di cui noi siamo latori venga
dal cielo, ed é perciò che ogni cosa che acquistano da noi
appellan Turey^ parola, che, come abbiam detto, signifi-
ca cielo .
Il giorno eh' io dormii a terra fu il giorno della Circon-
cisione del Signore: in seguito, il poco di tempo che vi ab-
biam passato, lo abbiamo piuttosto impiegato a cercare di be-
ne stanziarci e procurarci facilmente le cose necessarie, che
a prender cognizione di ciò che produce questo terreno e di
quello che vi si trova; ma però, nel poco che abbiam veduto
vi é quello che può ispirare la più grande anmiirazione. Noi
abbiam veduto degli alberi producenti una lana così fina ,
dalla quale, dicono i conoscitori, potremo farne panno ec-
cellente; e tanti sono gli alberi di tal sorta , che sarà facile
caricare le caravelle di questa lana, benché il raccoglierla
sia cosa assai malagevole , nascendo ella in mezzo alle spi-
ne ; ma sono convinto che troverassi la maniera onde fa-
470 COLOMBO
cilmcnte coglierla. Avvi molto cotone sogli alberi^ die con-
tìnuamente ii producono, i quali nell' altezza pareggiano i
peschi (1). Vi sono eziandio vari alberi, che producono
una cera , che pel sapore e per ardere , rassomiglia tal-
mente a quella delle api, che quasi in nulla Tuna dall'al-
tra differisce . Esiste una moltitudine di alberi di terrebinto
straordinario e finissimo , e quivi si trova eziandio molta
gomma adragante di buonissima qualità. Vi si vedono degli
alberi i quali, a mio credere , producono la noce mosca-
da, ma non lo posso assicurare, perchè presentemente son
privi delle frutta, e non m'b dato giudicarli che dal sapore
e dall'odore della scorza, in tutto simili all' odore ed al
sapore della noce moscada . Vidi un indiano portante al
collo una radica di zenzero. Trovavisi ancora dell'aloè^
ma non è della specie medesima di quello che conosciamo
ne'nostri paesi, quantunque sia indubitato che appartie-
ne alla famiglia degli aloè conosciuta dai dottori. Vi ha
pure una specie di cannella, che, invero, non è fine quanto
quella che conosciamo, ed ignoro se questo per avventura
provenga dal non saperla raccogliere in tempo, oppure
perchè il terreno veramente non possa produrne della mi-
gliore. Miranvisi pure dei mirobolani citrini; ma al pre-
sente sono tutti caduti al pie degli alberi, ed il terreno
essendo assai umido, presto sono marciti: il loro sapore è
amarissimo, e ciò proviene , per quanto io credo, per es-
ser corrotti; ma ad eccezione del gusto, che è cattivo,
sotto tutti gli altri rapporti sono veri mirobolani . Avvi in
questo luogo eziandio della gomma lentischia (2) di eccel-
lente qualità .
(/) Duracina arhor-, duracinus persica, specie dì pesco. Koqcette
(2) àlasticé. Maumccchi
SECONDO VIAGGIO 47|
Gli abitanti di lotte le isole che abbiamo infiiio al pre-
sente scoperte, non posseggono alcuna specie di ferro; ma
hanno invece molti strumenti, come accette e pianette(l),
fatti di pietra, e ^ eleganti e sì ben la>t>rati, che reca me-
raviglia che li abbiano potuti fabbricare senaa ferro.
Il loro nutrimento consiste in pane fatto di radiche di
una certa pianta che tiene il mezzo Ira 1' albero e V erba:
questa è l' age di cui dicemmo, la quale è come ima rapa,
e fornisce um buonissimo alimento. Fan uso per condirlo
d'un certo aroma detto da essi agiy con cui mangiano
ngnabnenle il pesce, non che gli uccelli, quando ne ponsò
acchiappare, dei quali varie specie ivi n'esistono. Hanno dei
fruiti simili alte nocciole, bonissimi ai gnsto. Mangiano
tutte le bisce, le lucertole i ragni ed i venni che trovano ;
ond'è che io li considero come più bruii di qualsivoglia
animale .
L'ammiraglio, dopo aver deciso di aggiornare la scoper-
ta delle miniere inGno a che egli avesse spedito i vascelli
che dovevan partire per Castìgha (2), perchè molle delle
sue genti cran cadute malate, risolvè intanto di spedire due
piccole squadre, ognuna comandata da un capitano, Tuna
a Cibao (3) e T altra a Nili, ove stava Gaonabo, di cui ab-
biam già tenuto discorso. Ritornarono, una addi 23 gen-
(1) Lo spagnuolo, dice: euuefoi, pialìettc, strumenti da falegname. '
RogOBTTC !
(2) Inviò inradi Ui Spagna dodici basrunenti, sotto il comando di Antonio I
di Torres, ctie spiegò te vele dal porto della Natività {la yavidad)» il 2 feb-
braio 149 i, seco portando la relazione di tutto ciò che era accaduto. j
Navàrrbtb I
(3) Alonso de Oiijeda parU con quiadici uomini n«l ree$« di ^Diinaio 1494,
per cercare le miniere di Cibao ; Tu di riterno pochi giorni appresso cen no-
velle laTorefoli, essendo slato assai ben ricevuto dovunque dagli abitasti
del paese. Nataiuiete !
I
472 COLOMBO
naio, e Tal tra addi 21. Quello tra t due capitani che si tra-
sferì a Gibao, giunse a scoprire dell'oro in tanti luoghi, che
appena s'osa narrarlo, poiché ne rinvenne negli alvei di più
di cinquanta ruscelli o fiumane, e sulla terra eziandio ove
le riviere non stendevano le loro acque ; di maniera tale
che egli disse , che ovunque in quella regione se ne farà
ricerca, troverassi in copia: portonne molti campioni presi
in varie parti , e da lui trovati nelle arene delle riviere e
nei fanghi , ed asserì che scavando la terra come noi slam
periti di fare, se ne scopriranno pezzi molto più grossi,
non sapendo gl'Indiani scavarla, ed essendo privi dei ne-
cessari strumenti per penetrare anche ad un palmo solo di
profondità • — L'altro capitano , che si rese a Miti , disse
d' aver trovato questo prezioso metallo in tre o quattro dif-
ferenti luoghi , e ne portò pure dei campioni •
Ond' è, che fino da questo momento, i sovrani nostri si-
gnori ponno esser considerati come i monarchi più avven-
turosi e più ricchi del mondo, poiché sino ai dì nostri
non si é veduto , né inteso nulla di simile sulla terra; e si-
curamente , nel prossimo viaggio che i vascelli faranno in
queste parti , porteranno in Spagna cosi enorme quantità
d' oro, che sarà per cagionare la più grande ammirazione
a coloro che lo vedranno •
Farmi che qui io debba por termine alla mia storia. Son
di parere, che quelli che non mi conoscono, e mi avranno
inteso raccontare cose tanto straordinarie, mi tratteranno
di narratore impudente ed esageratore ; ma sallo Iddio se
io mi sono un istante allontanato dalla verità .
Qui termina la copia dì ciò che è relativo
alle notizie delle contrade dell'Indie^ il rima-
SECONDO VIAGGIO 473
nente della lettera non sì riferisce a questo
argomento , poiché d' altro non tratta che di
affari particolari , che il detto dottor Ghanca^
come nativo di Siviglia , raccomandava a quei
del Capitolo di questa città , e di cose concer-
nenti i suoi beni e congiunti, da lui lasciati a
Siviglia , ove questa lettera pervenne nel mese
di.... (i) l'anno i493(2).
Questo documento è stalo copiato da un registro di pro-
prietà deir Accademia Reale di Storia^ scritto verso la metà
del XVI secolo , il quale fa parte della Raccolta di Docu-
menti relativi alle Indie ^ compilata da Antonio di Aspa ,
religioso del P ordine di San Girolamo ^ del monastero del-
la Mejorada, presso Olmedo — // manoscritto componesi di
trentatre fogli: i primi diciassette contengono il primo ed
il secondo Libro delle Decadi di Pietro Martyr de Angle-
ria y tradotti in castigliano. Il traduttore , che scrisse tra
il 1512 e il 1524 , ha fatto molte aggiunte al primo
dei detti Libri; il secondo è quasi una versione litterale. Da
tergo del diciassettesimo foglio ^ infino al trentunesimo j
(1) È nell'originale una simile lacuna; la data dell'anno non é giusta.
Questa lettera Tu portata dai navigli del Torres, e per conseguenza Tu scrìtta
alla fine di gennaio 1494, dopo la prìma spedizione dell' Hojeda. Nàvakuete
(2) Questo periodo è di Antonio di Aspa, che inserì questa Relazione nella
sua Haceolta di Documenti relativi alle Indie . MàiMocaii
1. 60
*lt COLOHBO
legge$i la relazioae del dottor Chanca, da noi qui sopra iW
serta la quale fino al presente era rimasta inedita . Don
Manuelio Avella aveane tratta una copia, la quale si trova
nella Raccolta di don Gian Battista Huitoz^ ed è stala da
meesaminata per confrontarla colf originale .
Madrid, addi iì giugno IS07.
( Firmato ) Martino Feiin*.mdei di KAVARRETE
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VlLt^.ZI BESi ffieiosaE©
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COTS'TIÌVUAZIO.^E
DEI. RACCONTO DEL SECONDO VIAGGIO
m CRISTOFORO C01.0!tiBO
TRATTO
DALLA STORTA DELL' AMMIRAGLIO
SCRITTA
Di SUO FIGLIO FERDINANDO
p ì rera sommo dolore, dice il Na-
^ \arrcle, clic il dottor Canea oon
^ abbia scritti i^li avvenimcnli che
'^>dK< posleriomienle avvenoero dcIIM-
sola SpagDuola, (anio più clic furono di molta importanza
e che pochi storici contemporanei li lianno narrati : noi
pertanto pensammo far cosa grata ai lettori di questi viag-
476 COLOMBO
gi, riempiere questa lacuna inserendo qui la continuazione
del racconto del secondo viaggio , estratta dalla storia del-
l'Ammiraglio scritta da Ferdinando Colombo suo Aglio .
F. C. Marmocchi
Come r Ammiraglio lasciò l'^. abitazioni del Natab
ed andò a popolare la ciità ohe ei chiamò
Isabella .
t^onsiderando adunque V ammiraglio la disgrazia dei
Cristiani perduti, e l'infelicità che egli aveva avuta nel ma-
re e nella terra di quel paese , dove da [una parte aveva
perduta la nave, e dall'altra la gente e la fortezza, e che non
troppo lontano di qua v'erano altri luoghi più comodi e mi-
gliori da popolare ; il sabato 7 dicembre, si mosse coli' ar-
mata per andare alla banda di levante: ove sul tardi ei giunse,
non troppo lontano dall'isola di Monte Cristo, ove gittò le an-
core. E poscia il dì seguente, presso il medesimo Monte Cri-
sto, passò fra quelle sette basse isolette delle quali abbiam già
fatta menzione , che quantunque abbiano pochi alberi non
sono però senza grazia, perciocché in quella stagione che cor-
rea del verno, vi trovaron fiori, e nidi con uova ed altri con
uccellini, e tulte le altre cose che di state si trovano.
Quindi andò a dar fondo presso una borgata d'Indiani,
dove, con deliberazione di drizzarvi abitazioni, dismontò,
con tutta la gente e con le vettovaglie e ingegni che egli
portava nell'armata, in una pianura presso aduna bal-
za , nella quale sicuramente e comodamente fabbricar si
■■■ •*
SECONDO VIAGGIO 477
poteva una fortezza : e quivi edificò una città , alla quale
pose nome Isabella, in memoria della regina donna Isabella .
Questo sito giudicarono molto buono, conciossiachè il porto
fosse molto grande, ancor che aperto a maestrale, ed
aveva un bellissimo fiume lungo un tratto di balestra , da
cui si poteano derivare canali di acqua , per farli passare
dal mezzo della città ; ed oltre di quello si stendeva una
molto vasta pianura , a cui dicevano gì' Indiani che
erano assai vicine le miniere di Gibao. Per tutte le quai
cose e ragioni , tanto era V ammiraglio frettoloso in met-
tere ad ordine detta città, che congiungendosi il travaglio
patito da lui nel mare con quel che quivi pativa, non solo
non ebbe tempo di scrivere, secondo il suo costume , gior-
nalmente quello che accadeva , ma n' avvenne che ei si
anunalò, e per conseguente interruppe la sua scrittura dal
11 di dicembre infino al 12 di marzo delPanno 1494. Nel
qual tempo , dopo eh' ebbe ordinate le cose della città il
meglio che si poteva, volendo pensare a quelle di fuo-
ri , nel mese di gennaio mandò un Alfonso di Ogieda , con
quindici uomini, a cercar le miniere di Gibao. Poscia, addì
11 di febbraio, i dodici navigli dell' armata se ne ritorna-
rono in Gastiglia , sotto gli ordini di un capitano chiamato
Antonio di Torres, fratello della aia del principe don Gio-
vanni y uomo di gran giudizio e onore , e di cui i regi
Gattolici e V ammiraglio molto si confidavano. Questi por-
tava scritto copiosamente intomo a tutto quello ch'era suc-
cesso , alle qualità del paese, e a quel che bisognava che ci
si facesse (1). Ed india pochi di tornò TOgieda: e facendo
(1) Questo scritto non e altro che la Memoria più sotto inserita.
MAraocciu
478 COLOMBO
relazione del suo cammino, disse, che il secondo giorno
dopo la sua dipartita dalla Isabella aveva dormito sur
un calle, che era alquanto diflicile a passare , e che dMn-
di in poi di lega in lega avea trovati caciqui, da' quali
aveva ricevuta molta cortesia. E che seguendo il suo cam-
mino, nel sesto giorno dopo la sua partenza giunse alle mi-
niere di Gibao, ove subito gFlndiani, alla sua presenza, rac-
colsero deiroro in un piccolo fiume siccome avevano anco
fatto in molti altri della stessa provincia, nella quale af-
fermava esser gran copia di questo. Per tali nuove , l'am-
miraglio, il quale eragià libero della sua infermità, restò
molto allegro, e deliberò di smontare in terra per veder la
disposizione della regione e per saper quel che vi fosse
stato mestier di fare . Adunque , il mercoledì 12 di marzo
del sopra detto anno 1494, ei parti dall'Isabella perCibao,
a veder dette miniere , con tutta la gente che si trovava
sana, così a piedi come a cavallo, lasciata buona guardia
nelle due navi e tre caravelle che dcir armata virimaneva-
no> e nella capitana fatto mettere tutta la munizione e gli
armeggi delle altre navi , acciocché ninno potesse sollevarsi
con quelle , siccome quando egli era stato ammalato alcuni
avevano tentato di fare '.perciocché molli aveano intrapreso
quel viaggio credendo , che subito dismontati in terra si
potrebbero caricar di oro, e così ricchi ritornare (il quale
oro, dovunque si trovava , si cerca e si raccoglie con fatica,
industria e tempo): e poiché loro non era succeduta la
cosa come aveano sperato, scontenti e travagliati per
ciò e per la edificazione della nuova città, e stanchi per
le malattie che la qualità del paese nuovo, dell'aere e
de' cibi cagionate loro aveva , segretamente si erano con-
giurati di lasciar l' obbedienza dell' ammiraglio , e di pi-
gliar por forza quei navigli che vi restavano, e ritornar con
SECONDO VIAGGIO 479
essi in Gasiiglia . Sollevatore e capo di costoro era stato un
capitano di giustizia della corte, chiamato Bernardo di Pisa,
il quale eraandatoin quel viaggio con impiego d'intendente
dei regi Cattolici : per rispetto di che, quando Pammiraglio
ciò intese , non gli volle dar altro gastigo che di metterlo in
una nave prigione, con proponimento di mandarlo poscia in
Gasiiglia col processo del suo delitto, cosi della sollevazione,
come di avere scritte alcune cose falsamente contro l'anuni-
raglio, le quali aveva ascose in certo luogo della nave. Per-
tanto, tutte queste cose ordinate, e lasciate persone in mare
ed in terra le quali insieme con don Diego Colombo, suo
fratello, attendessero al governo e guardia dell'armata, se-
guì il suo cammino alla volta di Cibao,'portando seco tutte
le ferramenta e cose necessarie per fabbricarvi una fortez-
za, per la quale quella provincia si fosse conservata pacifica,
ed i Cristiani che avessero a raccogliere V oro, fossero stati
sicuri da qualunque insulto ed ingiuria, che gì' Indiani aves-
sero tentato far loro . E per mettere ad essi più paura , e
torre loro la speranza di poter fare^ presente l'ammira-
glio, quello che in assenza di lui avevano fatto contro l' Ara-
na ed i trentotto Cristiani rimasi appresso di loro , menò
, seco allora tutta quella gente che egli potè , acciocché den-
! troalle lor medesime popolazioni, vedessero e conoscessero
la potenza dei Cristiani, e comprendessero, che qualora per
quel paese camminando solo alcuno de' nostri gli fosse fatto
alcun dispiacere, v'era possanza di genti per gastigarli. E
I per maggior apparenza e mostra, partendo dalla Isabella
e dagli altri luoghi, menava armata e ridotta in ischiere
la gente, come si costuma quando si va alla guerra, e
con le trombe e colle bandiere spiegate . Ora postosi egli
così in cammino, passò lungo quel fiume che giaceva un
tratto di schioppo lontano dalla Isabella; e uu^ altra lega
480
COLOMBO
più avanti passò un altro minor fiume, e quindi andò a dor-
mire per quella notte tre leghe distante, in luogo che era
tulto piano, compartito in belle campagne fino al pie di un
colle aspro e alto due tiri di balestra, a cui pose nome
Puerto de los hidalgos che voi dire Colle o Gola dé^ genti-
/uomtnt ; perciocché alcuni gentiluomini andarono innanzi
ad ordinare che si facesse la strada ; e questa fu la prima
strada che nelle Indie si fece , perciocché gP Indiani fanno
le vìe tanto larghe solamente che passar vi possa un uomo
a piede . Passato questo colle entrò in una gran pianura ,
per la quale camminò il dì seguente cinque leghe , e andò
a dormire presso ad un grosso fiume , che dalla gente fu
passato con zattere e con canoe: queslo fiume , che ei chia-
mò delle Canne , andava a sboccare a Monte Cristi . In quel
viaggio passò per molte borgate d' Indiani , le cui case era-
no rotonde, coperte di paglia, e munite di una piccola
porta, per cui chiunque vi entra bisogna che molto s'ab-
bassi . Quivi, tosto che in quelle case entravano alcuni de-
gP Indiani che l'ammiraglio menava seco dalla Isabella, si
pigliavano quel che più loro piaceva ; né perciò ai padroni
facevan dispiacere, quasi che tutto fosse in comune. E pa-
rimente quei della terra , avvicinatisi ad alcun Cristiano ,
gli toglievano quel che più loro piaceva, credendo, che
medesimamente quello fosse nostro costume : ma non durò
lungamente cotale inganno, perciocché tosto il contrario
impararono . In questo viaggio passarono per monti pieni
di bellissime foreste , nelle quali si videvano viti selvatiche
ed alberi di legno aloè e di cannella selvatica, ed altri che
producevano un frutto simile al fico, e nel piede eran di
somma grossezza , ma aveano le foglie come quelle del po-
mo ; di cotali alberi dicesi farsi la scamonea .
SECOiNDO VIAGGIO 481
Come r Ammiraglio andò alla provincia di Gibao .
ove trovò lo miniere dell* oro
e fabbricò il castello di San Tommaso
Ju venerdì, a' 14 di marzo, l' ammiraglio partì dal fiume
delle Canne , ed una lega e mezza discosto, trovò un gran
fiume il quale chiamò fiume dell' Oro . Passato questo fiu-
me , non senza qualche difficoltà , andò ad una grossa bor-
gata , dalla quale assai gente fuggì alle montagne e la mag-
gior parte si fece forte nelle case , sbarrando le porte con
alcune canne ( quasi che questa fosse una gran difesa) ,
acciocché non vi entrasse alcuno, perciocché, secondo il
loro costume , ninno ardisce entrar pella porta che trova
così sbarrata ; conciossiaché, per chiudersi, porte di legna-
me né d'altra cosa non hanno , e cotali sbarre a quanto
pare loro bastano . Quindi l' ammiraglio andò ad un altro
bellissimo fiume , che chiamò fiume Yerde , le cui sponde
erano coperte di ghiaiottoli tondi e lucidi; e quindi quella
notte si riposò. Poscia il dì seguente, continuandoli suo
cammino , passò per alcune grandi borgate, il popolo delle
quali aveva attraversato legni alle porte, come gU altri che
di sopra dicemmo: e perciocché V ammiraglio e la sua gente
erano stanchi, si fermarono quella notte a piedi un'aspra
montagna, che chiamarono Calle di Cibao , conciossiaché ,
passata la montagna comincia la provincia di Cibao : da i
questa alla prima montagna che avevano trovato, erano un-
dici leghe di pianura, eia strada é sempre diritta ad ostro.
L'altro giorno, postosi in via, V ammiraglio canominò per
I.
61
482 COLOMBO
un scnliero per dove con difficoltà bisognò passare a mano
i cavalli, e da queslo luogo rimandò alcuni muli alt' Isa-
bella, perchè prendessero pane e vino, cominciando a man-
car le vettovaglie, mentre il viaggio si allungava, ed i Cri-
stiani tanto più pativano, per non esser ancor usi a man-
giar de* cibi indiani , siccome ora fanno quelli che vivono e
camminano in queste parti, i quali trovano anzi le vettova-
glie di là di miglior digestione, e più conformi alParia del
paese , di quelle che da Spagna vi sono portate , quan-
tunque le non sieno di tanta sostanza. Tornati adunque
quelli che erano partiti pel soccorso di vettovaglie, l'am-
miraglio, la domenica 16 di marzo, passata detta monta-
gna entrò nel paese di Gibao , che è aspro e sassoso, pie-
no di ghiaia , coperto di molta erba e bagnato da molti
rivi, nei quali trovasi dell' oro . Questa regione , quanto più
andavano avanti , tanto più la trovavano aspra e ingom-
brata d* alte montagne , ne' ruscelli delle quali si discerne-
vano le grana dell' oro: perciocché, siccome l' ammiraglio
dicea , le grandi piogge il portan seco dalle sommità dei
monti nei rivi in granella minute. Questa provincia è della
grandezza del Portogallo, ed in tutta la sua estensione so-
no molte miniere, ed ha oro assai nelli rivi: ma general-
mente ha assai pochi alberi, e quegli che vi sono si veg-
gono sulle sponde de' fiumi , e per la maggior parte sono
pini e palme di diverse specie. Ora , perciocché, come si
è detto, rOgieda aveva già camminato per quel paese, e
però gl'Indiani avevano omai notizia dei Cristiani, avvenne,
che dovunque l'ammiraglio passava, i detti Indiani veniva-
no alle strade per riceverlo , con presentì di cose da man-
giare, e con alcuna quantità d'oro in granella, da lor rac-
colto dopoché intesero, che egli era venuto là per questa
cagione. L'ammiraglio, vedendo di essersi già discostato
SECONDO VIA GGIO 483
dicioilo leghe dalla Isabella, e considerando che la terra che
ei si aveva lasciata alle spalle era tutta mollo aspera, co-
mandò che fosse fabbricato un castello in un sito salubre,
ameno e forte, che chiamò il Castello di San Tommaso^ il
quale signoreggiasse la terra delle miniere, e fosse come il
rifugio dei Cristiani che andassero o lavorassero alle mede-
sime. In questo nuovo castello ei lasciò messer Pietro Blar-
garita , uomo di molta autorità , con cinquantasei uomini
frai quali erano maestri di tutto quel che si ricercava per
fabbricare il castello, che si faceva di terra e legname, per-
ciocché COSI bastava a resistere ad ogni quantità di India-
ni, che sopra esso venisse. Quivi aprendo la terra per get-
tarne le fondamenta , e tagliando certa rupe per fare i fos-
si, poiché furon penetrati sotto il sasso due braccia, tro-
varono nidi di fieno e paglia, ove in vece di uova erano tre
o quattro pietre tonde , della grossezza di un melarancio
grosso, le quali parca che fossero state fatte ad arte per
artiglierie ^ di che presero grandissima meraviglia : e nel
Cume che scorre alle radici della eminenza sopra la quale
or sorge il castello, trovarono sassi di diversi colori, al-
cuni de^ quali erano di Qnissimo marmo, ed altri poi di puro
diaspro .
Gemo 1' AmminMic t:)rr.^ V.l" I^^!':G;I^
o trovò
quo! toiTor.o -iscùt mol'.o ferula
IJato che Tammiraglio ebbe l'ordine perla perfetta fab-
brica e fortificazione del castello, il venerdì , a' 12 di mar-
zo, parti verso l' Isabella; e giunto al fiume Verde , trovò dei
484 COLOMBO
muli che yeniano con vettovaglie ; e per le molte piogge
non potendo passare il fiume, si fermò quivi, e mandò al-
la fortezza le vettovaglie . Poscia , tentando di trovare il
guado per valicare quel flume ed anco il fiume dell* Oro,
che è maggiore del fiume Ebro, si fermò alcuni di in quelle
borgate degP Indiani mangiando del loro pane e degli agli,
che davano volentieri per poca cosa. Ed il sabato, a' 29
di marzo, giunse all'Isabella, dove già i poponi erano
buoni a mangiare, quantunque non fossero ancor passati
due mesi da che erano stati seminati ; e parimente i coco-
meri v' eran nati e cresciuti in venti giorni , e una vite
del paese , di quelle selvatiche , essendo stata coltivata ,
aveva prodotto delle uve , le quali erano buone e tonde. Ed
il d'i seguente , che fu il 30 di marzo, un contadino raccolse
spiche del frumento che avevano seminato nel fin di gen-
naio • Eranvi allrcsi dei ceci molto più grossi di quelli che
erano stati seminati : e in tre giorni uscirono di sotto la
terra tutti i semi delle piante che seminarono ; e nel ven-
tesimo quinto dì ne mangiarono. I noccioli eziandio degli
alberi in sette dì mandarono fuori le piante , e i sarmenti
germinarono pampini in sette giorni , e venticinque giorni
dipoi ne colsero dello agresto; ed anche le canne di zucche-
ro germogliarono in sette dì : il che proveniva dalla tem-
perie deiraere, assai conforme a quella del paese nostro ,
poiché era più fredda che calda, per cui le acque di quelle
parti sono molto fredde, e sottili e sane. L'ammira-
glio rimaneva assai sodisfatto della qualità dell'aria, della
fertilità e della gente della regione , come che il martedì ,
che fu il primo d' aprile , venisse un messaggero da San
Tommaso, mandato da messer Pietro, che ivi era restato per
capitano, portando la novella, che gl'Indiani del paese se
ne fuggivano, e che un caciquo chiamato Gaunabo, si met-
SECONDO VIAGGIO 485
leva ad ordine per venire ad ardergli la fortezza. Ma I* am-
miraglio conosci ata la viltà di quei paesani, stimò poco
così fatto romore, specialmente confidandosi nei cavalli ,
dai qnali gì' Indiani temeano d' esser divorati ; e perciò
tanto era il loro spavento, che non ardivano entrare in alcu-
na casa ove fosse stato qualche cavallo. Con tutto ciò, l'am-
miraglio, per buon rispetto, deliberò di rinforzarlo di genti
e vettovaglie, considerando, che volendo egli scoprire la
terra ferma colle tre caravelle che gli erano rimase , era
bene che quivi lasciasse tutte le cose molto quiete e sicure.
Laonde, il mercoledì, a' 11 di aprile , mandò settanta uo-
mini colle vettovaglie e munizioni al detto castello, ordi-
nando, che venticinque di essi fossero per difesa e per scor-
ta, e gli altri aiutassero a fare un^al tra strada, essendo molto
difficile passar per la prima i guadi de' fiumi. Or partiti co-
storo , mentre che i navigli si metteano in punto per anda-
re al nuovo scoprimento egli attendeva ad ordinar le cose
necessarie alla città che edificava, dividendola in strade ,
con una piazza comoda, e procurando di condurvi il fiume
per un grosso canale : per la qual cosa fece fare una stec-
caia, che servisse ancora per li mulini: perciocché, il centro
della città essendo quasi un tiro d'artiglierìa lontano dal
fiume, le genti averebbero potuto fornirsi d' acqua con dilli-
eoltà da sito cosi lontano, specialmente i più essendo molto
deboli e travagliati per la sottigliezza dell' aere , che non
conportavano*, onde pativano alcune infermità, e non ave-
vano altro cibo né altre vettovaglie di Gastiglia,chebisco(to
e vino, per lo mal governo che i capitani delle navi avevano
di ciò avuto ; ed ancora perché in quel paese tali robe non
si conservano cosi bene come nel nostro . E quantunque
da quei popoli ricevessero viveri abbondantemente, nondi-
meno , perciocché non erano usi a que' cibi , gli sentiano
486 COLOMBO
allora molto nocevoli. Per la qual cosa rammiraglio s'era
risoluto di non lasciare nelP isola più di trecento uomini ,
e di mandare gli altri in Castiglia ; il qual numero , consi-
derata la qualità dell' isola e delle Indie, egli conosceva
esser bastante per tener quella regione in quiete, e soggetta
air obbedienza e servizio de' regi Cattolici. Intanto, per-
chè oggimai il biscotto fluiva, e non avevano farine , ma
sibbene del frumento, deliberò di fare alcuni molini ancor-
ché non si trovasse caduta d' acqua atta a tale effetto se
non distante una lega e mezza dalla popolazione: nella qual
bisogna , ed in tutte le altre , per sollecitare le maestranze
era necessario che egli stasse lor sopra , perciocché tutti
fuggivano la fatica . In appresso deliberò di mandare tutte
le genti sane, fuorché i maestri e gli artigiani , alla cam-
pagna regale, acciocché , camminando per la regione, l' ac-
quetassero, e fossero temute dagl'Indiani e si avvezzassero
ai loro cibi a poco a poco, poiché oggimai di giorno in gior-
no mancavano quelli di Castiglia . Di queste genti nominò
capitano l' Ogieda, finché giungessero a San Tommaso, ac-
ciocché quivi le consegnasse a messer Pietro, il quale dovea
andar con esse per l' isola, e l'Ogieda rimanere per castel-
lano nella fortezza , siccome quegli che il passato verno si
era aflaticato in scoprir quella provincia di Cibao , che in
lingua indiana vuol dir sassosa . Cosi V Ogieda il mercole-
dì, a* 29 d'aprile, partì dair Isabella alla volta di San
Tommaso, con tutta la suddetta gente, che passavano 400
uomini^ e poiché ebbe traghettato il fiume dell'Oro, fece
prigione il caciquo che quivi era, un suo fratello ed un suo
nipote , e li mandò in ferri all' ammiraglio \ e fece tagliar
le orecchie a un suo suddito , nella piazza della sua borga-
ta : perciocché , tre Cristiani , venendo da San Tommaso
all' Isabella, questo caciquo avea ordinato a cinque India-
i
SECONDO VIAGGIO 487
ni clic portassero loro i drappi dall* altra parte del Qame per
lo guado, ma questi quando furono a mezzo il fiume co'panni
se ne fuggirono, tornando alla loro borgata; ed il caciquo,
in luogo di castigare il delitto, aveva presi i drappi per
se, ne gli aveva voluti restituire. Non pertanto, il caciquo
che abitava dall' altro lato del fiume , confidato nei servigi
da sé resi ai Cristiani , deliberò di venirsene coi prigioni
all' Isabella ed interceder per essi dall' ammiraglio : il qua-
le fece a lui cortese accoglienza, e comandò che quegli In-
diani colle mani legate fossero in piazza con pubblico ban-
do sentenziati alla morte : il che veduto dal buon caciquo
con molte lacrime ottenne loro la vita , promettendo per
cenni, che mai più commetterebbono alcun delitto. Or ,
mentre l'ammiraglio ordinava che a tutti fosse resala li-
berth, venne un uomo a cavallo da San Tommaso, e diede
nuova, che nella borgata di quel medesimo caciquo prigio-
ne , avea trovato, che i suoi sudditi aveano preso cinque
Cristiani , eh' eran partiti per venirsene all' Isabella, e che
egli, spaventando gl'Indiani col cavallo, li avea liberati fa-
cendo fuggire più di 400 aggressori avendone feriti due nello
incalzo : e che essendo egli passato di qua dal fiume , vide
che gl'Indiani ritornavano sopra i detti Cristiani; ond'egll
fece mostra di voler far fronte, e ritornar contro di essi :
ma eglino, per paura del suo cavallo si misero tutti in fu-
ga, temendo che il cavallo passasse il fiume volando.
; C^mc r Arr.niirayiD ìizzib ordinato le azza dell' isoh
e andò a scoprire Cuba
ctimanij ohe dia fjcso terra ?-rma.
Avendo adunque l' ammiraglio deliberato di andare a
scoprire la terra ferma, institui un consiglio, che rimancs-
488 COLOMBO
se in suo luogo pel governo dell' isola, e le persone di quello
furono: don Diego Colon (1), suo rratelIo,con titolo di pre-
sidente, il padre Buil e il colonnello Pietro Femandez , reg-
genti, Alfonso Sanchez di Garvagial , rettor di Baeza , e
Giovanni di Lussan, cavalier di Madril e gentiluomo de' re-
gi Cattolici . Ed acciocché per sovvenimento della gente
non mancasse farina, sollecitò con molta diligenza la fab-
brica de' mulini, ancor che le piogge e le piene de'torrenti
fossero a ciò molto contrarie; dalle quali piogge dice l'am-
miraglio procedere V umidità, e per conseguente la fertilità
di quell'isola, la quale è cosi grande e maravigliosa , che
mangiarono frutta di quegli alberi di novembre , nel qual
tempo tornavano anche a produrle, dal che egli argomen-
ta, che fruttificano due volte all'anno: ma l'erbe ed i
semi, nascono e fioriscono del continuo. In ogni tempo al-
tresì trovavano su gli alberi nidi di uccelli con uova ed uc-
cellini nati : e nella slessa guisa che la fertilità di tutte le
cose era grande, si aveva eziandio ciascun dì novelle delle
immense ricchezze di quel paese: perciocché ognidì veniva
alcun di coloro che V ammiraglio avea mandati in diverse
parti , e recavano avvisi di miniere che erano state scoper-
te poltre le relazioni che egli aveva dagl' Indiani della gran-
de quantità di oro, che in vari luoghi dell'isola si scopri-
va . Ma l' ammiraglio, non contentandosi di tutto ciò , de-
liberò di tornare a scoprire per la costa di Cuba , non
avendo egli certezza , se fosse isola o terra ferma : e
prendendo seco tre navigli , il giovedì , addì 24 di aprile ,
dopo ch'ebbe desinato , spiegò le vele ai venti ed andò a
(1) È questo il casato dei Colombo, Tatto d'indole Spagouola ( Vedi la no-
stra Biografia del Colombo, inserita In principio di questa o|)era,pag. 89.)
Marmocchi
SECONDO VIAGGIO 489
dar fondo in quello stesso giorno a Monte Cristo, al ponen-
te dell' Isabella, ed il venerdì andò al porto di Guacanaga-
ri, pensando di trovarcelo: ma questi quando ebbe veduti i
navigli, per paura se ne fuggì , come che i suoi sudditi, si-
mulando , affermassero, che ei di subito sarebbe tornato .
Ma r ammiraglio , non volendo fermarsi senza gran cagio-
ne, partì il sabato, a' 25 di aprile, ed andò air isola della
Tartuca, la quale giace sei leghe e più air occidente .
Presso a questa stette quella notte colle vele spiegate, in gran
calma di vento ma con maretta portata dalle correnti. Po-
scia , il dì seguente , fu astretto dal maestrale e dalle cor-
renti deir occidente a ritornare verso levante, e surger nel
flume di Guadalquivir, che è nella medesima isola, per
aspettare il vento favorevole per superare le correnti , le
quali allora, come Tanno passato, nel suo primo viaggio,
aveva trovate in quelle parti assai grosse, verso oriente .
Quindi , il mercoledì 30 del mese, con buon tempo, giunse
al porto di San Niccolò; e da questo luogo traversò all'isola
di Cuba, che incominciò a costeggiare dalla parte di mezzo-
dì ; ed avendo navigato una lega oltre al capo orientale, en-
trò in una gran baia che eì chiamò Porto Grande (1) , la
cui entrata era profondissima, ed avea cento cinquanta passi
di bocca. Quivi egli gittò le ancore , e prese aleun rinfresca-
mento di pesce arrostito e di aie, delle quali cose grindiani
avevano grande abbondanza. Il dì seguente poi, che fu il
primo di maggio, partì, navigando lungo la costa, nella
quale trovò comodissimi porti , bellissimi fiumi , e molto
alte montagne: ed in mare , da che lasciò la Tartuca, trovò
molta di quell'erba, che nel golfo aveva trovata, andando
CO GuarUanamo (Vedi la Carla di Cuba, Spagnuola, Giamaica, ec)
Màrmoccui
I. 62
490 COLOMBO i
e venendo di Spagna . E perciocché radeva la terra , assai
gente di quell* isola nelle canoe veniva a' navigli , credendo
che i nostri uomini fossero discesi dal cielo , e portavano
del pane, deir acqua e del pesce , e il tutto donavano al-
legramente, senza dimandar cosa alcuna. Ma l'ammira-
glio per mandarli via più contenti, comandò che il tutto lor
fosse pagato, con chicchi di vetro, sonagli, campanelle,
ed altre simili cose .
CorTir ì" AmiTxira^ho ecopri l' isr-la di Giamaioa
(Sabato, a' 3 di maggio, l'ammiraglio deliberò di traver-
sare da Cuba alla Giamaica, per non lasciarla a dietro sen-
za sapere se era vera la fama del molto oro il quale si af-
fermava in tutte le altre isole essere in qpella, e con buon
tempo essendo giunto nel mezzo del canale, la scoperse
nella seguente domenica . Ed il lunedì , accostatovìsi, diede
fondo , e gli parve la più bella isola di quante nelle Indie
aveva già vedute); e tanta era la moltitudine delle canoe
grandi e piccole , e della gente che veniva ai navigli , che
era cosa meravigliosa. Poscia, il di seguente, volendo cer-
care i porti , corse per la costa a ponente ; ed essendo an-
date le barche a scandagliare le bocche dei porti , usciro-
no tante canoe e gente armata a difender la terra, che i
nostri furono astretti di ritornare a' navìgli, non tanto per
paura che avessero , quanto perchè non voleano essere ne-
cessitati a rompere l'amicizia cogl' isolani. Ma, considerato
poi, che dimostrando paura questi sarebbero diventati assai
più orgogliosi , e sarebbonsi insuperbiti , ritornarono ad un
SECONDO VIAGGIO 491
altro porto dell'isola, che dall'ammiraglio fu detto Porto
Buono (1). E perciocché pur gP Indiani uscirono ad av-
ventar loro incontra lance, quegli delle barche trattaronli
in tal modo colle loro balestre , che avendone feriti sei o
sette sforzati furono a ritirarsi . Cosi cessata la pugna, ven-
nero dai luoghi vicini infinite canoe ai navigli cariche di uo-
mini molto pacifici, i quali venianoa vedere e barattar varie
cose colle vettovaglie che essi portavano , e che cedevano
per ogni minima cosa che in cambio fosse lor data. In que-
sto porto, simile di forma ad un ferro di cavallo , fu rac-
conciata la nave ammiraglia , perciocché era nel suo
corpo una fenditura per cui T acqua entrava dentro; ed
acconciata che fu, il venerdì, a' 9 di maggio, ei fece vela,
lungheggiando la costa inverso ponente e tanto vicino a ter-
ra, chele navi erano dagl'Indiani seguite conte loro canoe,
con desiderio di barattare e avere alcune delle nostre cose.
E perciocché i tempi erano alquanto contrari, 1' ammira-
glio non potea camminar quanto voleva; finché il mercole-
dì, a' 14 di maggio, deliberò di tornare all' isola di Cuba ,
per seguir la costa in giù di essa , con pensiero di non dar
volta finché non avesse navigato cinque o sei cento leghe
lunghesso di quella , e che si fosse certificato se era isola
o terra ferma. Partito adunque il medesimo dì dalla Gia-
maica , un indiano molto giovane venne a' navigli dicendo
di voler venire in Castiglia , e dietro a lui vennero di molti
parenti suoi ed altre persone nelle loro canoe, pregandolo
con grand' istanza di tornare a dietro , ma non potettero
mai rimoverlo dal suo proposito; anzi, per non veder
(1) Vedi la noslra Carta di Cuba, Spoffnuola» Giamaiea, «e., apposita-
mente disegnata e qui unita pclla intelligenia completa di questi Viaggi .
Marvocciii
492 COLOMBO
le lacrime e i gemiti delle sue sorelle , si mise io parte
ove niuno potesse trovarlo. Della costanza di costui molto
maravigliatosi T ammiraglio, comandò clipei fosse ben
trattato .
Come r Amnìira^ìiG torr.ò dall'i Gnrp.iia^ i ro^uirc h 2:51?. di Cub:; .
erodendo tuttavia ohe' r?:r. ^ to.rri farina
JJopo che Tammiraglio fu partito dairisola di Giamai-
ca, il mercoledì, a^ 14 di majzgio, giunse ad un capo di Cu-
ba che chiami) capo di Santacroce: e seguendo la costa in
giù, fu assalito da una tempesta di tuoni e lampi terribili,
per li quali , e per le molte secche e canali che egli incon-
trava , eorse non legger pericolo e senti gran travaglio , es-
sendo astretto in un medesimo tempo a guardarsi e difen-
dersi da amendue questi maligni accidenti, i quali esigono
provvedimenti fra loro contrari: imperciocché rimedio con-
tro ai tuoni è il mainar le vele , ma per fuggir le secche ,
bisogna tenerle aperte ^ laonde è certo , che se così fatta
disavventura fosse durata per otto o dieci leghe , sarebbe
stata insopportabile . Ma il maggior male era, che per tutto
quel mare, così a tramontana come a grecale, quanto più
navigavano e tante più isolette piane e basse trovavano j e
quantunque in alcune di esse si vedessero molti alberi, altre
erano però arenose e appariano appena sulla superfice del-
l'acqua: alcune giravano una lega, altre più ed altre meno.
È ben vero, che quanto più s' avvicinavano a Cuba, tanto
maggiormente queste isolette si dimostravano alte e belle ;
e perciocché sarebbe stato diflicile e vano il voler metter
SECONDO VI ACCIO 493
nome a ciascuna di esse, T ammiraglio le chiamò tutte in
generale Giardino della Regina. Ma se molte isole egli vide
quel di , molte più ne vide il seguente , e per lo più mag-
giori che gli altri giorni, nò solamente verso il grecale, ma
ancora a maestro ed a libeccio ; talché ne numerò in quel
dì cento sessanta divise da canali profondi, per li quali
passavano i navigli . In alcune di queste isole videro di
molte grue , della grandezza e forma di quelle di Gastiglia,
se non che erano rosse come scarlatto : in altre trovaro-
no gran copia di testuggini, e molte loro uova somi-
glianti a quelle delle galline: le testuggini partoriscono que-
ste uova in un fosso , che esse fanno nelP arena , e coperte-
le , COSI le lasciano fln tanto che col calore del sole venga-
no a produr le testuggini, le quali col tempo crescono della
grandezza di una rotella, ed alcune come una targa gran-
de. Yedeansi medesimamente in queste ìsole corvi e grue,
come quelle di Spagna, e corvi marini ed infiniti uccelli
piccoli , i quali cantavano suavissimamente: e l'odore del-
l'aria era cosi fragrante, che lor parca di esser fra le rose, e
fra' più fini odori del mondo, quantunque, siccome abbiam
detto , il pericolo della navigazione fosse assai grande, per
esser tanto il numero dei canali, che gran tempo ci volea a
trovarne la uscita . In un di questi canali videro una ca-
noa di pescatori Indiani , i quali, con molta sicurtà e quie-
te, senza far moto alcuno , aspettarono la barca, che an-
dava alla loro volta ; e poiché fu loro vicina , fecero se-
gno che dovesse fermarsi un poco , finché finissero di
pescare . Il modo col quale essi pescano , parve a' nostri
marinari tanto nuovo e strano , che si contentarono di
compiacerli^ ed era questo: avevano legati con spaghi
alcuni pesci pella coda , che da noi son detti pesci riversi t
i quali pesci vanno incontro agli altri pesci , e con certa
494 COLOMBO
asprezza che ban nella testa e scorre fino a mezzo della
schiena , si attaccano cosi fortemente col più vicin pesce,
che, sentendo ciò, gl'Indiani, tirando il filo, tirano Puno e
l'altro animale ad un tratto; e fu una testufi^gine quella che i
nostri videro allora esser presa da quei pescatori , al collo
della quala detto pesce s' era attaccato ; ed ivi soglion sem*
pre appiccarsi, perciocché cos'i son sicuri, che il pesce da
lor preso non gli può mordere : ed io ne ho veduti attaccati
cosi a grandissimi pesci. Ora, dopo che grindiani della ca-
noa ebbero finita la loro pesca della testuggine e di due al-
tri pesci, che avevano prima presi, subito si accostarono al-
la barca con molta pace, per intender quello che i nostri
volevano ; e per comandamento de' Cristiani che v'erano,
venner con essi alle navi , ove V ammiraglio fece loro gran
cortesia : egli intese da essi, che per quel mare le isole era-
no infinite ; e prontamente donarono tutto quello che essi
avevano, ma l'ammiraglio non volle che si pigliasse da
loro altro che il pesce , perciocché il restante erano le
loro reti , e gli ami, e le zucche, che essi portavano piene
d'acqua per bere . Poi , donate che ebbe loro alcune cose-
relle , lasciolli andare molto contenti, ed egli seguitò il suo
cammino, con deliberazione di non continuarlo lungamen-
te, perciocché gli mancavano già le vettovaglie, delle quali
se egli avesse abbondato, non sarebbe tornato in Spagna se
non che per l'oriente (1) , quantunque fosse molto trava-
gliato, sì perchè mangiava male , e si eziandio perchè non
s'era dispogliato, ne avea riposato in letto, dal giorno della
sua partita di Spagna, fino a' 19 di maggio, nel qual tempo
I
<
I
(I) Avrebbe dunque fallo il giro del globo ; meravigliosa ed ardilissima
idea , pe'suol icmpi (Vedi la Vita qui sopra a pag. 87.) Marmocchi
SECONDO VIAGGIO 495
questo scriveva, altro che otto notti, per soverchia indispo-
sizione; e se altre volte egli ebbe fatica, in questo canunino
n' ebbe doppiamente per quella innumerabile quantità di
isole, fra cui egli navigava, la quale era tanta, che ai 20
di maggio ne scoperse settantuna, oltre a molte altre ,
che al tramontar del sole egli \ide verso ponente libeccio.
Le quali isole e secche non sol mettono gran paura colla lo-
ro moltitudine , che d' ogni intorno si vede , ma quel che
porge assai maggi or spavento si è, che da lor si genera ogni
sera una gran nebbia nel cielo a levante, la quale ha così
orribii vista , che par che debba cadere una grandissima
pioggia di grandine, tanti sono i toni ed i lampi : ma nel-
r apparir della luna il tutto svanisce, risolvendosi in piog-
gia ed in vento : il che è tanto ordinario e naturale di quel
paese, che non solo avvenne tutte quelle sere nelle quali
l'ammiraglio vi navigò , ma io ancor vidi il medesimo in
quelle isole l' anno 1503, venendo dallo scoprimento di
Veragua : di notte il vento quivi soffia ordinariamente da
tramontana, perciocché esce dall'isola di Cuba; poi, levato
il sole, si rivolge da levante e se ne va col sole, fln che ei
dà la volta all'occidente.
Crmc: 1 Ammiraglio pro\ò ^"^/andc afTar.r.o e travafji-.^
r.?.vi."'?.ndo tra inl^nitc isole .
i^egucndo adunque l' ammiraglio la via dell'occidente,
fra innumerabili isole , il giovedì 31 di maggio giunse ad
un'isola alquanto maggiore delle altre, a cui pose nome
496 COLOMBO
Santa Marta : e dismontando in una borgata che in quella
era^ niun indiano volle aspettare né venire a parlare co' Cri-
stiani ; né trovarono nelle case oggetto alcuno , eccetto pe-
sce, del qual cil>o solo si mantengono quelle genti, e molti
cani, come mastini, i quali si nutriscono parimente di pesce.
E cosi^ senza aver pratica di alcuno, né veder cosa notabi-
le, seguitò nella via di maestrale fra molte altre isole, po-
polate di molte grue rosse come scarlatto, pappagalli ed
altre specie di uccelli, e da cani simili a' sopradetti : quivi
trovò inOnita quantità diquelKerba, che avea incontrata per
lo golfo quando scoperse le Indie. Per cotal sua navigazio-
ne adunque , fra molte secche e tante isole, si santia molto
travagliato^ perciocché talora era astretto a volgersi al-
l' occidente, talora verso tramontana , e taP altra volta al
mezzodì, secondo la disposizione dei canali; perciocché, cob
tutto ravviso e diligenza che egK impiegava in fare scan-
dagliare il fondo ed a tenere uomini sulla gabbia per di-
scoprire il mare, nulladimeno la nave spesse volte toccava
il fondo senza potersene guardare, per essere d'ogni intor-
no innumerabilì secche. Pertanto, sempre in questo modo
navigando, ei ritornò a prender terra nell'isola di Cuba,
per fornirsi d'acqua, di cui aveva gran penuria: e come che
per la selvatichezza del luogo ove capitarono non trovas-
sero popolazione, nondimeno un marinaio che dismontò in
terra, ed andò con una balestra per uccidere alcuno uccello
0 altro animale in un bosco, trovò 30 persone con le arme
che essi usano, cioè lance e bastoni, i quali portano in luo-
go di spade e sono da lor detti machane. Fra queste genti,
costui riferì aver veduto uno vestito di una vesta bianca
lunga fino al ginocchio, e due che la portavano Gno
a' piedi , tutti e tre bianchi come noi ; ma che non era ve-
nuto a ragionamento con loro : perciocché dubitandosi di
SECONDO VIAGGIO 49T
tanta gente , cominciò a gridare chiamando i compagni ;
e gl'Indiani si diedero a fuggire , né più ritornarono.
E quantunque il dì seguente V ammiraglio , per sapere il
certo , mandasse gente a terra , non poterono però cam-
minar più di mezza lega, per la gran foltezza degli er-
baggi e degli alberi , e per esser tutta quella costa laguno-
sa e fangosa pella lunghezza di due leghe dentro terra fln
dove sorgevano poggi e montagne : di modo che videro
solamente vestigie di pescatori sulla spiaggia, e molte grue
simili a quelle di Spagna 9 benché di maggior corpo. Ed
andando poi co' navigli verso occidente per lo spazio di
dieci leghe, videro case alla marina; dalle quali uscirono
alcune canoe con acqua ed altre cose che quei paesani man-
giano, e le portarono a' Cristiani : da' quali essendo loro il
tutto ben pagato, l' anuniraglio fece ritenere un indiano
di quelli, a lui ed gli altri dicendo per uno interprete, che
tosto che gK avesse insegnato il viaggio , e fosse stato da
lui informato di alcune cose di quella regione, lo averebbe
lasciato andare liberamente a casa sua • Di che l' indiano
rimase molto contento, e disse all' anuniraglio per cosa
certa, che Cuba era isola, e che il re o caciquo della parte
occidentale non parlava coi suoi soggetti se non per cenni,
per li quali era subito ubbidito in tutto quello che egli
comandava; e che tutta quella costa era molto bassa e pie-
na di molte isole : il che fu trovato così vero, che il dì se-
guente, cioè alli 11 di giugno, convenne, per andar co'na-
vigli da un canale in un altro più profondo, che l' ammira-
glio facesseli rimorchiare colle gomene a traverso di una
secca di arena ove non era un braccio d'acqua di profondi-
tà, ed avea la larghezza di due navigli messi per lungo.
Così, accostandosi di più a Cuba, videro testuggini della
grandezza di due o tre braccia , ed in così gran nume-
1. 63
498 COLOMBO
ro, che coprivano il mare. Poi , Dell'apparir del sole, vi-
dero una nobe di corvi marini in tanta moUitudine 9 che
offuscavano la chiarezza del sole, e venivano d' alto mare
alla volta dell' isola , ed indi a poco calarono in terra : far
veduti eziandio molti colombi ed altri uccelli di diverse
sorte } ed il dì seguente vennero ai navigli tante farfalle,
che oscuravano l' aria , e duraron fino a sera , che furono
da una grossa pioggia sbandate •
Coni'- 1 Ammiraglio -iiodo volta vcreo li Spignuoli.
Il venerdì 13 di giugno, vedendo T ammiraglio che la
costa di Cuba si estendeva moUo all'occidente, e che la sua
navigazione era diflicilissimay per Tinnummerabile moltitu-
dine delle isolette e secche che sorgevano d' ogni parte , e
riflettendo che oggimai gli cominciavano a mancare le vet-
tovaglie, ond'ei non potea continuare il viaggio secondo il
suo propcmimento , deliberò di tornarsene alla Spagnuola
nella città che egli avea lasciata incominciata: e per fornirsi
di acqua e di legna si accostò all'Evangelista, ìsola che gira
trenta leghe , ed è lontana settecento leghe dal principio
della Domenica (1). Poscia dunque che egli ebbe provvisto
i navigli di tutto quello che facea mestiero , drizzò il suo
cammino alla volta di mezzodì, sperando trovare migliore
uscita per quella via: e camminando per lo canale che più
netto e meno impedito vide, avendo corso poche leghe
(1) L'isoln Evangelista, è quella rh'oggi dlccsi Pinos (Vedi la nostre
Carta di Cuba , ec. ee. ) Maukcchi
SECONDO VIAGOIO 409
lo trovò chiuso; di che non poco dolore e [uiura ebbe la
gente 9 vedendosi quasi d' ogni intorno assediata, e senza
vettovaglie e conforto. Ma perciocché T ammiraglio era
prudente ed animoso , conosciuta la fragilità loro, disse
con allegro volto, che egli rendeva molte grazie a Dio, che
li costrìngeva a ritornarsi addietro per dove eran venuti ,
conciossiachò se avessero continuato il viaggio per dove
avevan disegnato di andare , forse sarebbe avvenuto che
si fossero trovati intricati in parte dove il rimedio sareb-
be stato molto difficile, ed in tempo che non avessero avuto
navigli né vettovaglie per tornarsene in dietro, il che allora
far potevano facilmente . E così , con gran consolazione
e sodisfazione di tutti , diede volta all'isola deir Evangeli-
sta , dove prima aveva fatto acqua : ed il mercoledì, ai 25
di giugno , partì da quella dirigendosi verso grecale alla
volta di alcune isolette, che si vedevano cinque leghe dis-
tanti • E passando alquanto innanzi , diede in un mare così
macchiato di verde e di bianco, che pareva tutto una secca,
comecché vi fossero due braccia di fondo ; per Io quale
camminò sette leghe : finché trovò un altro mare bianco
come latte, il che in lui cagionava gran meraviglia, essendo,
siccome era , l' acqua molto grossa . Questo mare abba-
gliava la vista a quanti il riguardavano , e parea che tutto
fosse una secca senza tanto fondo che bastasse per li na-
vigli, benché in efietto l'acqua vi fosse alta circa tre
braccia : ma poiché ebbe percorso per quel mare Io spazio
di quattro leghe, entrò in un altro n are nero come in-
chiostro, di profondità di cinque braccia, e per quello na-
vigò finché giunse a Cuba. D' onde, seguendo la via di le-
vante, con scarsissimi venti, e per canali e secche, addì 30
di luglio, mentre scrivea la memoria di questo viaggio, il suo
500 COLOMBO
naviglio 8^ incagliò sì fortemente ^ che non pot^ido trarlo
fuori con le ancore e con altri ingegni, piacque a Dio che
fosse tratto fuori per la proda , ancorché con assai dan-
no, per li colpi che aveva dati sulla secca . Pertanto , col
favor di Dio, uscitone al fine, navigò, secondo che il
vento e le secche gli concedevano, sempre per un mare
molto bianco, e fondo due braccia, che non crescea ne
scemava, e onde la calma non turbavasi che vicino alle
dette secche, ove spesso le navi aveano bisogno di dar fon-
do. Oltre il quale impedimento, ogni d\, verso il tramontare
del sole, V ammiraglio era molestato dalle pioggie, pro-
dotte dalle nubi che si generano in quelle montagne e dalle
lagune che giacciono presso il mare ; di che capati grande
incomodo e fastidio, finché tornò ad accostarsi all'isola di
Cuba, verso oriente, là dove era stato il suo primo cam-
mino. Quivi, siccome provò anche nella sua primiera ve-
nuta , senti un odore , come di fiori , di grandissima sua-
vità. E addi 7 di luglio dismontò per udir messa in terra,
dove gli s'accostò un vecchio caciquo signor di quella
provincia, il quale stette molto attento alla sacra cerimo-
nia : e poiché fu finita, per cenni, e come meglio potè,
significò , che era molto ben fatto che si rendessero gra-
zie a Dio, poiché l'anima, essendo buona, dovea andare in
cielo ed il corpo avea a rimanere in terra ; e che le ani-
me de' rei doveano andare all' inferno. E fra le altre cose
disse, che egli era stato nell'isola Spagnuola, e che vi co-
nosceva i principali personaggi , e così anco nella Giamai-
ca : e che era andato molto verso V occidente di Cuba , e
che il caciquo di quella parte vestiva come un sacerdote .
SECONDO VIAGGIO 501
Della gran fame e dei tr^tvi^i . che l' Ammiraélio c.in 1". cud. ^nnt-?
pati, " -iom?. <?^\ì ritorna illi Giamaioi
Ooindi partito 9 il mercoledì 16 di luglio, accompa-
gnato da terrìbilissime piogge e venti , giunse presso al
capo Croce, in Cuba , dove all' improvviso fu assalito da
sì grossa ed importuna pioggia , e da tanti nembi, cbe gli
fecero andare il bordo sotto acqua. Ma piacque al nostro
Signore , che potessero tosto mainare le vele 5 e così diede
fondo con tutte le migliori ancore : conciossiachè V acqua ,
la quale nel naviglio entrava per lo ponte , era tanta , che
la gente non potea più trarla con le trombe j specialmen-
te essendo tutti molto afflitti e lassi per la carestia del ci-
bo : perciocché non nmngiavano altro , che una libbra di
biscotto putrido per giorno per ciascheduno ed una piccola
misura di vino; se non se ammazzavano per avventura alcun
pesce, il quale non potevano però salvare da un di all'al-
tro, per essere in quelle parti le vettovaglie molto più leg-
gere e delicate , e perciocché il tempo inchina sempre al
caldo più che ne'nostri paesi. E perciocché questa penuria
del cibo era comune a tutti, sopra questo passo l'ammi-
raglio scrìsse nel suo itinerario queste parole: — » ancor
io giaccio sottoposto alla medesima porzione ; piaccia al
nostro Signore , che ciò sia pel suo santo servigio e delle
Altezze Vostre ; perciocché , per quello che a me tocca io
non mi metterei più a tanti travagli e perìcoli , non pas-
sando alcun di che io non vegga, che tutti arriviamo al fine
della nostra vita » — Con tali bisogni e perìcoli e* giunse al
capo Croce, addì 18 di luglio, dove dagl'Indiani fu ami-
chevolmente accolto ; poiché gli portarono molto gazabi ,
502 COLOMBO
che è il nome del loro pane (il quale fanno di radici grat-
tate )) molto pesce, gran quantità di frutta ed altre cose,
che essi mangiano . E quindi , non potendo aver prospero
vento per andare alla Spagnuola , il martedì , a' 22 di
luglio , navigò nuovamente verso la Giamaica , e per la
costa di quest' isola alla volta dell' occidente sempre vicino
a terra , eh' è di bellissima vista e di grande fertilità , la
quale di lega in lega avea eccellenti porti e tutta la costa
era piena di borgate , le genti delle quali seguivano i na-
vigli colle loro canoe y portando le vettovaglie da loro usa-
te, e dai Cristiani stimate assai migliori di quelle che per
tutte le altre isole aveano gustate. Il cielo , e la disposizio-
ne dell'aria e del tempo di questi luoghi, era tutto uno
con quel degli altri : perciocché , eziandio io questa parte
occidentale di Giamaica, ogni dì , sull' ora del vespro, si
apparecchiava un nembo con pioggia, la quale dorava
un'ora, alcuna volta più ed altra meno : il che, dice l' am-
miraglio, doversi attribuire alle grandi selve ed alberi
di questo paese , ed aver trovato per esperienza , che dò in
antico avveniva parimente nelle isole delle Canarie e degli
Astori (1) ed in quella di Madera, dove, ora che sono state
spianate le molte selve e gli alberi che le ingombravano,
non si generano più tanti nembi e piogge, quante se ne ge-
neravano avanti . Così procedea l' ammiraglio , quantun-
que sempre navigando con vento contrario, che lo sforzava
ogni sera a ripararsi presso la terra *, la quale così fresca e
verde gli si dimostrava ed amena , cosi fruttuosa e piena
di vettovaglie, e così popolosa, che egli stimò che da nio-
n' altra fosse avanzata , e specialmente presso ad un ca-
nale , che el chiamò delle Vacche, perciocché vi sono nove
(I) Vale a dire le Atore. MARniorciit
SECONDO VIAGGIO fi03
isolette vicine a terra : la quale dice esser così alta, come
Ogni altra che ba veduta , e crede , che nella purezza del*
Taria, dove si generano le illusioni, ogni altra avanzi: tutta
ò molto popolata , e di gran fertilità e bellezza • Questa
isola egli giudicava che girasse ottocento miglia, comecché,
scoperta che V ebbe tutta , non la fece che di venti leghe
in larghezza e cinquanta in lunghezza. Innamoratosi adun-
que della sua bellezza, entrò in desiderio di fermarvisi per
intender particolarmente le sue qualità : ma la penuria
delle vettovaglie , di cui dicemmo, e la molta acqua che
i navigli facevano , gliel negarono . Pertanto , subito che
d)be un poco di buon tempo, camminò a levante cosi bene,
che il martedì , a' 19 di agosto, lasciò quell' isola di vista,
seguendo la dritta via alla Spagnuola; ed il capo più orien-
tale della Giamaica , dalla parte del mezzodì, chiamò capo
del Fano •
Come 1 Ammiraglio ccopri b pino meridionale della Spignuola
finché tornò peli" oriente alla popolMionc della Natività .
Il mercoledì , a' 20 di agosto , V ammiraglio vide la
punta occidentale della Spagnuola, a cui pose nome Capo
di San Michele , il quale è distante dalla punta orientale
della Giamaica trenta leghe : oggi, per ignoranza dei ma-
rinari è chiamato Capo del Tiburone • Da questo capo ,
sabato , a' 23 di agosto , venne a^ navigli un caciquo , che
chiamava V ammiraglio pel suo nome ed esprìmeva altre
cose : dal che comprese esser quella terra una istessa con
la Spagnuola. E nel Gne di agosto surse in un' isoletta, che
chiamò Altovelo } e perciocché aveva perduto di vista gli
504 COLOMBO
allridue navigli di suaconsorva, fece dismontar gente in
queirisoletta, dalla quale, per esser molto dta, poteasi sco-
prire il mare d^ogni parte per gran distanza : ma non vide-
ro aknn di loro. E tornando ad imbarcarsi ammazzarono
otto lupi marini , che dormivano negl'arena , e presero di
molti uccelli e colombi , perciocché non essendo quell' iso-
letta popolata, né gli animali avvezzi a veder uomini, si
lasciavano uccidere co' bastoni . Lo stesso fecero ne' due
giorni seguenti , per aspettare i navigli , che dal passato
venerdì in poi andavano smarriti ; finché dopo sei di ri-
comparvero , e tutti insieme se ne andarono all' isola della
Beata, non lungi a levante di Altovelo; e quindi , costeg-
giando la Spagnuola , passarono a vista di una bellissima
regione , che formava un' amena pianura distesa un miglio
dentro terra e così popolata , che pareva tutta una città
di una lega di lunghezza : nella qual pianura vedevasi un
lago , lungo cinque leghe dall' oriente all' occidente . Laon-
de, le genti del paese avendo cognizione de' Cristiani, ven-
nero con le canoe alle caravelle portandola nuova, che qui\i
erano capitati alcuni Cristiani di quelli dell' isola Isabella ,
e che tutti stavano bene : per la qual notizia l' ammiraglio
fu molto allegro ; ed acciocché eglino sapessero il medesi-
mo della sanità sua e de' suoi, e del prossimo suo ritomo,
essendo già molto a levante , mandò undici uomini , che
traversarono l' isola, e toccando le fortezze di san Tommaso
e della Maddalena giunsero fino all' Isabella. Egli poi, se-
guendo co' suoi tre navigli tuttavia la costa in sii verso
l'oriente, mandò le barche per fare acqua ad una spiag-
gia , dove si vedeva una grossa borgata*, ma contro ad esse
uscirono gl'Indiani, armati di archi e di saette avvelenate,
e con funi in mano, accennando, che con quelle volevano
legare i Cristiani che potessero prendere . Ma le barche
SECONDO VIAGGIO 505
(^unte che rurono in terra gì' Indiani lasciarono le armi ,
e si ofTersero di portare pane , acqua , e tutto quello che
ave vano, dimandando, in lor lingua, delPammiraglio. Quin-
di lasciato quel luogo e seguendo il lor cammino, videro in
mare un pesce grande come una balena , il quale aveva
sul collo una gran conca , simile al guscio di una testuggi-
ne, e fuor dell'acqua porta\^ la testa grande come una
botte, ed avea la coda molto lunga come di tonno, e due
ali assai grandi a' fianchi . E perciocché dal vedere cotal
pesce, e per altri segni, l'ammiraglio conobbe che il tempo
voleva mutarsi, andava cercando alcun porto nel quale po-
tere ricoverarsi: ed a' 15 di settembre. Dio gli fece vedere
un' isola giacente presso alla parte orientale della Spagnuo-
la ed assai vicina a lei, che gP Indiani chiamavano Adama-
nai; e per gran fortuna die fondo nel canale, che è nel mezzo
fra essa e la Spagnuola, presso ad un'isolctta, che sorge tra
ammcndue , dove in quella notte vide Tecclissi dellajuna,
il quale , ci dice , indicò la diflerenza da Cadice al luogo
dove egli era di cinque ore e trenta minuti ; e per cagione
di tal fenomeno credo che tanto durasse il cattivo tempo ,
che anche a' 20 del mese, e'fu costretto di starsene nel me-
desimo porto, non senza molto pensierc intorno alla sorte
degli altri navigli, che non avevano potuto entrarvi: ma pia-
cque a Diodi salvarli. Add\ 24 settembre i nostri viaggiatori
navigarono fino alla parte più orientale della Spagnuola ,
e quindi passarono ad un isoletta che giace fra la Spagnuo-
la e San Giovanni (1), e dagl'Indiani è chiamata Amona •
Da questa isoletta in poi, l'ammiraglio cessa di rac-
contar giornalmente la navigazione , che ei fece ; ne dice ,
come egli tornò all'Isabella: ma solamente, che andato
(i) L' isola San Giovanni, oggi thiamasi Porto Ricco, Mar.hck.<,ui
1. 61
506 COLOMBO
dall' Amelia a San Giovanni , ivi per le grandi fatiche pa-
tite, per la saa debolezza e per la caristia del cibo, fu as-
salito da una infermità molto grave, la quale pri voUo della
vista e de'sensi, e della memoria in un subito. Laonde, tutte
le genti de' navigli deliberarono di abbandonar V impresa
a cui s' erano accinte , di scoprir cioè tutte le isole de' Ca-
ribi (1) , e navigarono peir Isabella, dove infatti giunsero
in cinque di, che fu a' 29 di settembre. Quivi piacque a
Dio di render la sanità all'ammiraglio, quantunque l'in-
fermila gli durasse più di cinque mesi ; la cagione di cui
attribuivano a' travagli patiti in quel viaggio, ed alla gran
debolezza che egli sentiva , perciocché erano passati alcuna
volta otto di , che ei non avea dormito tre ore , cosa la
quale pare iu:possibile, se egli stesso negli scritti suoi non
facesse di ciò testimonianza .
Come r Ammiraglio so^^iogò la Spagnucla, ed ordinò
che ce ne poiesEe trarre uUlc .
JL ornato adunque l' anmiiraglio dallo scoprimento di
Cuba e di Giamaica , trovò nella Spagnuola Bartolommeo
Colon suo fratello , quello che era andato a trattare l' ac-
cordo col re d' Inghilterra sopra lo scoprimento delle In-
die (2). Questi poi, ritornandosene verso Castiglia co' ca-
pitoli dal re Enrico conceduti, aveva inteso in Parigi dal
re Carlo di Francia, come T ammiraglio suo fratello avesse
già scoperte le Indie : e perche lo raggiugnesse, questo re
lo sovvenne di cento scudi per poter fare il viaggio. Ed av-
vegnaché per cotal nuova egli si fosse molto affrettato, per
(1) Le isole delle Piccole AntiUe ( Vedi la Carla ddlc Grandi e Piccole
AiUiUc , ec. , qui uiiiia ) . Makmoccui
(2) Vedila nostra YUa delColotnbo, pag. 70 di questo volume. Mìkhoccui
L
SECONDO VIAGGIO 507
raggi Ugnerò r ammiraglio in Spagna, nondimeno, quando
giunse a Siviglia, egli era già tornato alle Indie con dicias-
sette navigli : ma per eseguire quanto ei gli avea lasciato la
commissione, di subito, al principio del anno 1494 se ne andò
ai reCattolici, menando seco donDiegoColon, mio fratello,
e me ancora, acciocché servissemo di paggi al serenissimo
principe don Giovanni, il quale viva in gloria, siccome aveva
comandato la Cattolica regina donna Isabella , che alloraera
in Yalladolid. Tosto adunque che noi giugnemmo, i sovrani
chiamarono don Bartolommeo emandaronloallaSpagnuola
con tre navi, dove servi per molti anni, come appare da una
memoria, che fra le sue scritture io trovai, ove ei dice que-
ste parole : — » Io servii da capitano , dal dì 14 aprile del
94 (ino al di 22 marzo del 96 , giorno in cui V aoDomiraglio
partì per Gastiglia; ed allora io cominciai a servire da go- |
vematore Ano a' 28 di agosto deir anno del 98, che V am-
miraglio venne dalla scoperta di Pària ; nel qual tempo io «
tomai a servir da capitano Ano agli 11 di dicembre dei-
Panno 1500, che io tomai in Gastiglia » — Ma tornando
noi ali* ammiraglio, il quale riedeva da Cuba, diremo, che
trovato il fratel Bartolommeo nella Spagnuola, lo fece pre-
fetto o governatore (1) delle Indie: ancorchò poi nascesse i
sopra questo contesa , perciocché i regi Cattolici diceano,
non esser conceduto air ammiraglio il potere dar tale uf-
fizio. Ma per tor via cotai differenze, le Altezze Loro glie-
lo concedettero di nuovo , e così dMndi in poi fu chiamato
prefetto delle Indie. Coir aiuto del consiglio del fratello,
r ammiraglio allora riposò alquanto, e visse in molta
quiete ; ancorchò d* altronde fosse assai travagliato, sì per
cagione della sua infermiUi, e sì eziandio perciocché trovò
(t) Àdelantado. Mahhoccri
508 COLOMBO
quasi tutti gì* Indiani della terra sollevati per colpa di mes-
ser Pietro , di cui di sopra facemmo menzione. Costui, in-
vece di stimare e rispettare gli ordini di colui , che nel-
la sua partita per Cuba Tavea lasciato capitano di tre-
cento sessanta uomini a piedi e quattordici a cavallo , ac-
ciocché scorresse con quelli per l'isola riducendola al ser-
vizio de' regi Cattolici ed air obbedienza de* Cristiani , e
specialmente la jNrovincia di Cibao , dalla quale si aspet-
tava il principale utile, eseguì il tutto cosi in contrario, che
ccHne prima Pammiraglio partirei se ne andò con tutta quel-
la gente alla Vega Real, dieci leghe discosto dalla Isabella,
senza volere scorrere e pacificar l' isola : anzi fu cagione ,
che nascessero delle discordie e parzialità neir Isabella ,
procurando e tentando , che quegli del consiglio istitui-
to dall' anmiiraglio obbedissero a' suoi comandamenti ,
con mandar loro lettere molto disoneste ; fin che, avveden-
dosi egli di non poter riuscire in cotal suo disegno di farsi
a tutti superiore, per non aspettar l'ammiraglio a cui
dovea render conto del suo operato , s' imbarco ne' primi
navigli che vennero di Castiglia e se ne tornò con quelli,
senza rendere altro conto di sé uè lasciar ordine alcuno
sopra la gente, la qual gli era stata raccomandata • Dal che
ne successe , che ciascuno andò fra gì' Indiani , dove più gli
piacque , togliendo loro la roba e le donne, e facendo ad es-
si tanti dispiaceri, che si deliberarono di fame vendet-
ta in quelli che trovarono soli e sbandati : di modo che
il caciquo della Maddalena , chiamato Guatigana , ne uc-
cise dieci , e secretamente mandò a metter fuoco ad una
casa , dove erano quaranta ammalati . Ma tornato poi
r ammiraglio , fu costui castigato severamente ; percioc-
ché, quantunque egli non si fosse potuto aver nelle mani,
furon però presi alcuni de' suoi vassalli e mandati in Ga-
SECONDO VIAGGIO 509
Stiglia con quattro navigli, che Antonio di Torres condusse,
a* 24 di febbraio dell' anno 1495. E medesimamente furon
castigati altri sei o sette, che per diversi luoghi dell'isola
avevano fatto danno ai Cristiani . E certamente che li caci-
qui ne avevano ammazzati molti; mane avrebbero ammaz-
zati molti più, se Tammiraglio non sopraggiungeva a tempo
di mettere alcun freno a questi ed a quegli : il quale trovò
in effetto l'isola in si rio stato, che la maggior parte
de' Cristiani commettevano mille eccessi: per la qual cosa
erano mortalmente odiati dagl' Indiani, i quali ricusavano
di venir alla loro obbedienza . Ed ancor che i re o caciqui
concorressero tutti in deliberazione di non volere ubbidire
ai Cristiani , era nondimeno assai facile , che a ciò consen-
tissero , per esser come già s' è detto , quattro i principali,
sotto il cui volere e dominio gli altri vivevano. I nomi di
questi erano : Caunabo , Acanagari, Beechio, e Guario-
ne\: e ciascuno di questi aveva sotto di s6 settanta o ot-
tanta altri signorotti ; non già che loro pagassero tributo ,
né dassero altro utile; ma erano obbligati, qualora da essi
fossero chiamati , ad aiutarli nelle loro guerre , ed a semi-
nare i loro campi; comecx^hè l'un di loro, chiamato Gua*
canagari, signor di quella parte dell'isola dove era stata
fondata la città della Natività, perseverasse nelF amici-
zia de' Cristiani . Onde subito , intesa la venuta dell'am-
miraglio, venne a visitarlo, dicendo , eh' ei non era inter-
venuto nel consiglio ed in aiuto degli altri; e che di ciò
avrebbe fatta fede la molta cortesia, che nel suo paese
avevano ricevuto i Cristiani, essendovi stati sempre cen-
to uomini molto ben forniti e provveduti di tutto quel-
lo in che a lui era stato possibile di compiacer loro • Per
la qual cosa gli altri re gli erano stati contrari, e che spe-
cialmente Beechio gli avea ammazzata una sua donna ,
510 COLOMBO
e Caunabo glie ne avea tolta un' altra : onde supplicava ,
che ei glie la facesse restituire, e gli dasse aiuto per vendi*
car così fatte ingiurie. Il che T ammiraglio deliberò di fa«
re, intendendo esser vero quello che egli diceva, piangen-
do qualunque volta ricordavasi di quelli che erano stati
amazzati nella Natività, come se gli fossero stati figliuoli:
e tanto più a ciò dispose, considerando, che per la discordia
loro assai più agevolmente si poteva soggiogar quel paese^
e castigar la ribellione degli altri Indiani e la morte dei Cri*
stiani. Pertanto , a* 24 di marzo dell'anno 1495, egli partì
dalla Isabella preparato in tutto punto per far la guerra; ed
in suo aiuto e compagnia andava il sopradetto Guacanagari,
molto desideroso d'opprimerei suoi nemici, comecché pa-
resse impresa molto difficile, avendoessi posti insieme più di
cento mila Indiani, e l'ammiraglio non menando seco più di
dugento Cristiani, venti cavalli ed altrettanti cani corsi.
Ma conoscendo egli la natura e qualità degl'Indiani, due
giornate lungi dall'Isabella divise l'esercito col prefet-
to suo fratello, per assaltar da diverse parti quella moltitu-
dine sparsa per le campagne ; dandosi a credere , che la
paura di sentir le strida da vari lati dovesse più di ogni
altra cosa metterla in fuga, siccome lo dimostrò chiaro l'ef-
fetto. Perciocché, avendo gli squadroni de' fanti da due
bande investita la moltitudine degl' Indiani , che già aveva
cominciato a vacillare pclla scarica delle balestre e degli
archibugi, fu quindi assalita impetuosamente dai cavalli e
dai cani corsi, acciocché le masse degli Indiani non tor-
nassero a ridursi insieme: laonde, que' pusillanimi si po-
sero in fuga , chi qua echi la; ed i nostri , seguendoli , oe
fecero tanta strage, che in breve col favor di Dio ne ripor-
tarono la vittoria, essendo molti di loro morti , ed altri presi
e distrutti; e preso vivo Caunabo, principalcaciquo di tutti
SECONDO VIAGGIO 511
loro, insieme co' suoi figliuoli e con le sue donne. Questo
Caunabo confessò poscia'di aver uccisi venti di quei Cristia-
ni che nel primo viaggio eran rimasti coIPArana nella
Natività, quando le Indie furon discoperte; e che poi, sotto
colore di amicizia, era andato in fretta a veder la città della
Isabella, comecché i nostri sapessero con che animo ei c'an-
dasse , cioè per considerare come meglio potesse combat-
terla, e far quello stesso che egli aveva fatto alla Natività.
Di tutte lo quai cose, già riferitegli da altri, l'ammiraglio
avea piena informazione : e però, per castigarlo di quel de-
litto e di questa seconda ribellione e raunamento di genti,
egli era uscito contra di lui; e fattolo prigione con un suo
fratello, condusseli tutti in Spagna in catene: perciocché ei
non volle giustiziare un sì gran personaggio, senza che i
regi Cattolici lo sapessero, poiché d' altronde bastava aver
castigati molti de' più colpevoli • Con la prigionia di costui,
e con la vittoria ottenuta, successero le cose de' Cristiani
cosi prosperamente, che, non essendo questi allora più di
seicento trenta, e la maggior parte ammalati e molti di lor
donne e fanciulli, nulladimeno, nello spazio di un anno do-
poché l'ammiraglio percorse l'isola, senza essere astretto a
sfoderar più la spada , la ridusse tanto obbediente e quieta,
che fu da tutti promesso di pagar tributo a regi Cattolici
ogni tre mesi: cioè, da quelli che abitavano in Cibao, ove
erano le miniere dell'oro, pagare ogni persona mag-
gior di quattordici anni un sonaglio grosso pieno d' oro in
polvere, e tutta l' altra gente venticinque libbre di bamba-
gia per ciascheduno ; e per saper chi dovesse pagar questo
tributo, fu ordinato, che si facesse certa moneta di rame
o d' ottone, la quale siVilasciasse alla consegna di ogni paga
a ciascuno, il qual dovesse portarla al collo, acciocché qua-
lunque senza quella fosse trovato, si sapesse costui non aver
512 COLOMBO
pagato, e si eseguisse in lui alcuna pena. E non è dubbio,
che cotale ordinazione avrebbe avuto effetto, se non suc«
cedevano quei muovimenti poi frai Cristiani , che più oltre
racconteremo; perciocché , dopo la prigionia di Gaunabo,
restò la regione tanto paciGca, che da quel tempo in poi un
sol Cristiano andava sicuramente ovunque voleva, e gì' In-
diani stessi lo conducevano dove a lui più piaceva, come si
usa nelle poste, su gli omeri : il che l'ammiraglio non rico-
nosceva da altri fuorché da Dio, e dalla buona fortuna dei
regi Cattolici; considerando, che altrimenti , sarebbe stato
impossibile, che dugento uomini mezzi ammalati e male
armati fossero stati bastanti a superar tanta moltitudine ,
senza l' aiuto della Maestà Divina: la quale dopo volle dar
loro così gran penuria di vettovaglie , e cosi varie e gravi
infermità, che li ridusse un terzo di quel che prima erano,
acciocché più chiaro apparisse, che dalla sua alta mano e
volontà procedono solo le vittorie e soggiogazioni de* po-
poli, e non già dalle nostre forze od ingegno, o dalia pusil-
lanimità degli avversari ; conciossiachè quando anche i no-
stri fossero stati sani ed in maggior numero, certa cosa è,
che la loro moltitudine averebbe potuto supplire a ciascun
vantaggio de' nostri .
Di alcune coìe veiuic nei!' iòcla , e dei ooólumi .
delle conraoniG e doUi religione doM" Indiaru .
Lj' ammiraglio, adunque, ritrovava la gente di quell'isola
più domestica: e praticando essa più sicuramente co' nos-
tri, avemmo cognizione di molte cose e segreti della regio-
SECONDO VIAGGIO 513
ne, e specialmente che v'erano miniere di rame e di azzur-
ro, che V* era ambra^ incenso e molte gonmie fine , che vi
crescevano legni verzino, ebano, cedro e spezierie di
diverse sorte, benché selvatiche, le quali essendo coltivate
si potevano ridurre a perfezione, come la cannella fine di
colore ancorché amara di sapore, il zenzero , il pepe lun-
go^ molte specie di gelsi per far la seta^ i quali tutto Tan-
na vestono la foglia, e molti altri alberi ed erbe di utilità,
di cui nelle nostre parti non si ha cognizione veruna • In-
tesero parimente i nostri molte altre cose intorno a' lor co-
stwni, le quali a me parvero degne d' esser raccontate in
questa nostra istoria. Cominciando adunque dalle divine ,
noterò qui le parole istesse dell'ammiraglio, il quale così
lasciò scrìtto: — » Idolatria ^ né altra setta, io non ha
potuto comprendere in loro , quantunque tutti i loro re^
che son molti, si nella Spagnuola ^ come in tutte le altre
isole e nella terra ferma, abbiano una casa per ciascun
di loro, separata dalla popolazione , nella quale non é cosa
veruna, eccetto alcune imagini di legname lavorate in ri-
lievo, che da loro son chiamate cimi ; né in quella lor casa
si lavora per altro eCTetto o servizio, che per questi cimiAn
I tempo di. certa cerimonia ed orazione, che eglino vanno a
fare in essa, come noi nelle chiese. In questa casa é una ta-
i vola ben lavorata di forma rotonda, sulla quale sono alcune
I polveri, che da lor son poste sopra la testa de'suddetti cimi^
con molta cerimonia: poi con una canna divisa in due rami,
che si mettono ai buchi del naso, annusano questa polvere^
ma le parole che dicono non le intende nessuno de'nostri :
con la detta polvere vanno fuori di sentimento o divenlan
come ubriachi. Pongono essi un nome alle statue, e ere-
do che sia quel del padre, dell' avolo , o di ambedue , per-
ciocché n'hanno più d'una, ed altri più di dieci, in memo-
I. 65
514 COLOMBO
ria, come ho già detto , de' loro antecessori • Io ho ben
sentito lodarne più una, che un' altra ^ e gli ho veduti aver
più divozione, e far più riverenza ad una , che ad un'al*
tra, come noi facciamo nelle processioni, quando fa mo-
stiero j e i caciqui ed i popoli, si vantano gii uni cogli altri
di aver migliori cimi . -- Quando vanno a questi lor et mt ,
ed entrano nella casa dove sono, si guardano dai Cristiani e
non li lasciano entrare in essa i anzi , se han sospetto della
lor venuta, tolgono via i cimi e gli ascondono nei boschi ,
per paura che non vengano lor tolti, e (ciò che è più da
ridere) han fra loro in costume di rubarsi i cimi Tuno al-
l'altro. Ed avvenne, che dimostrando essi una volta so-
spetto dei Cristiani , questi entrarono improvvisamente in
detta casa quando il cimi gridava forte , e parlava nella
lingua loro: dal che si scoperse, ch'egli era fabbricalo ar*
tificiosamente ^ perciocché , essendo vuoto , avevano nella
parte inferiore accomodata una tromba o ciaraboitana , la
quale riusciva in un lato oscuro della casa, coperto di fo-
glie e di fronde, ove era una persona , che parlava quello
che il caciquo volea ch'ei dicesse, per quanto si può farlo
con una ciarabottana . Laonde, avvedutisi i nostri di quel
che poteva essere , diedero un calcio al rimi', e trovarcmo
ch'era quello che ho narrato. La qual cosa il caciquo ve-
dendo discoperta da' nostri, con grande istanza pregolli
di non ridirla agli Indiani suoi sudditi, ne ad altri ^ per-
ciocché con quella astuzia egli teneva tutti in obbedien-
za. Questo solo noi possiamo dire che abbia alcun colore
d'idolatria, almeno in quelli , che non sanno il secreto e
l'inganno de' lor caciqui; poiché credono, che colui che
parla sia veramente il cimi: e tutti in generale sono gì' in-
gannati*, e solo il caciquo è quello che è consapevole e fo-
mentatore della lor falsa creduHtà, col mezzo della quale
L
I
1
SECONDO VIAGGIO 515
tragge da* suoi popoli tutti quei tributi che pare a lui. Pa*
rimente la maggior parte de' caciqui posseggono tre pietre,
nelle quali essi ed i loro popoli hanno gran devozione:
runa, dicono che giova alle biade ed ai legumi seminati;
l'altra, al partorir delle donne senza doghete la terza,
giova per P acqua o per il sole , quando ne hanno bisogno.
lo mandai alle Loro Altezze tre di queste pietre per Anto-
nio di Torres, ed altre tre ne ho da portar meco. Medesi-
mamente, quando questi Indiani muoiono, fan loro le
esequie in diverse guise: ed il modo nel quale seppellisco-
no i morti è questo: aprono i corpi dei caciqui e li secca-
no al fuoco acciocché ai conservino così interi ) degli altri
piglian solamente la testa; altri seppelliscono in una grotta
e mettono, sopra la loro testa una zucca di acqua e del pa-
ne; altri brucianli nella casa ove muoiono, e quando
veggonli in agonia loro non lasciano finir la vita , nota gli
strangolano: e ciò specialmente si Ca ai caciqui; altri li
cacciano fuori di casa, ed altri pongono in un' amaca, che
è il loro letto di rete , e metton loro acqua e pane dalla
banda del capo e gli lascian soli , non tornando (a vederli
più mai; alcuni ancora, che son gravemente ammalati, li
menano al caciquo, ed egli giudica se debbano strangc^rsi
o no, facendo quello ch'ei comanda. Io mi sono aflaticato
per Comprendere in che cosa credono, e se sanno dove vada-
no le loro anime dopo morti ; specialmente da Gaunabo , il
quale era il prlncipal re della Spagnuola , nomo di età e di
gran sapere e di acutissimo ingegno : ed esao e gli altri ri* j
spondevano , che vanno in una certa vaile la quale ogni
principal caciquo crede che giaccia nel suo paese, ed affcr-
mano che quivi ritroveranno i lor padri e tutti i loro ante-
cessori, 0 che mangeranno, e si daranno a' piaceri e sollazzi.
Del resto, tutto questo è molto osciiro, perchè sono tante le
V
516
COLOMBO
favole, die non se ne pub trarre altro fruito, se non sapere
che ciascun di loro ha certo naturai rispetto al futuro e
tiene per vera l' immortalità delle anime t -r-
Come r Ammiraglio »' incamminò verso Ja. Sp*aàr,%
per render conto ai re§i Cattolici
dello stato nel cjuale aveva lasciato 1' isola .
X ornando dunque al principale argomento delia nostra
istoria, dico, che Tanuniraglio, avendo oggimai ridotta
r isola assai pacìGca , e fabbricata la città d'Isabella, ancor
che piccola, e tre fortezze dentro terra, deliberò di UMrnar*
sene in Spagna a render conto ai sovrani Caltolici di molte
cose , le quali a lui parve che convenissero al loro servi-
zio: specialmente per cagion di molti maligni e mordaci,
i quali, mossi da invidia, non restavano di fare mala te-
lazione a quei monarchi delle cose delle Indie, in gran pre-
giudizio e disonòre dell' ammiraglio e de' fratelli suoi • Laon-
de, con dugento venticinque Cristiani e trenta Indiani , il
giovedì 10 di marzo dell'anno 1496, s'imbarcò, e in sul-
l'albeggiare salpò dal porto dell'Isabella, e fece spiegare le
vele al vento, che spirava da levante, e volteggiando, sali
la costa in sii con due caravelle, chiamate Santa €roce l'ù-
na , e la Nigna 1' altra, che erano le medesime con le quali
era andato a scoprir l'isola di Cuba. Ed il martedì, a' 22
di marzo, perde di vista il capo orientale della Spagnuola,
navigando alla volta di levante il più che il vento gli conce-
deva. Ma perciocché per la maggior parte i venti soffiavano
da quel lato, addi 6 di aprile, vedendosi in bisogno di vetto-
SECONDO VIAGGIO ^H
vaglie e con la gente molto stanca ed aiOitta, si decise di
volgersi verso il mezzodì^ per approdare alle isole dei Ca-
ribi , alle quali giunse dopo tré dì , e diede fondo in Mari-
galante il sabato 9 di aprile. Ed il di seguente, ancor cbe
Tosse suo costume di non salpare le domeniche se era in
alcun porto , diede la vela al vento perciocché la gente
mormorava dicendo , che per andare a cercar da mang lare
non doveansi osservare con tanta severità le feste *, e cosi
andò a sorgere all' isola di Guadalupa . E mandate le barche
bene armate in terra, avanti che vi arrivassero usciron dal
bosco molte donne, con archi e saette, in atto di voler di-
fender la terra: per la qual cosa, ed anche perchè il mare
frangeva con violenza sul lito , quegli delle barche, senza
arrivare in terra , vi spedirono nuotando due Indiani, di
quelli che conducevano dalla Spagnuola, da'quali le donne
volsero particolarmente informarsi de' Cristiani : ed inten-
so, che non volevano altro che vettovaglie, in baratto delle
cose che esse portavano , dissero , che se ne andassero
dalla parte di tramontana co' navigli, che là erano i loro
mariti, da' quali sarebbono stati provveduti di quel che vo-
levano • E i navigli , camminando assai presso alla terra ,
i Cristiani videro comparir sul lido molta gente armata di
archi e di freccie, la quale scaricò sopra i nostri con gran-
dissimo ardire e strida, benché indarno, perchènongli ar-
rivarono con le freccie • Ma vedendo che le barche armate
volevano approdare, gV Indiani si ritirarono in una im-
boscata, e quando i nostri furon giunti a terra gli assali-
rono , per impedirgli che non dismontassero . Ma spa-
ventati dalle bombarde , che dai navigli a loro tiravano ,
furono astretti di ritirarsi al bosco , abbandonando le case
nelle quali i Cristiani entrarono , jNredando e distruggendo
quel che trovavano . E perciocché erano istrutti del modo
518
COLOMBO
di fare il pane alla usanza degli Indiani ^ misero le mani
nella pasta e cominciarono a fame; talché presto compiero-
no la provvisione di quello che lor bisognava. E fra le altro
cose, che nelle case trovavano, furono pappagalli grandi ,
mele e cera , ferro , di cui avevano alcuni strumenti ta-
glienti e telai , come quelli co' quali si tessono i tappeti .
E le case erano fatte quadre e non rotonde, come nelle
altre isole si usa ; in una delle quali fu trovato un braccio
di uomo, posto arrosto in uno schidone. E mentre che fa-
eevasi il pane , V ammiraglio mandò quaranta nomini per
la regione, perchè intendessero alcuna cosa della sua dì*
spo^zione e qualità: i quali, il dì seguente, tornarono
con preda di dieci donne e cento undici putti , perciocché
Paltra gente era fuggita. E fra quelle donne che presero ,
era una moglie di un caeiquo , che appena potè raggia-
gnerla un uomo delle Canarie , velocissimo e molto ar*
dito, il quale l'ammiraglio avea menato seco: e tuttavia la
gli sarebbe scappata, se non che , come il vide solo, la don-
na sì pensb di poter prenderlo, e cosi venuti alle bracccia, il
canario non poteva resisterle, sì che cadde con lei In terra,
ove la loavrebbe soffocato se i Cristiani non lo soccorrevano.
Queste donne portano le gambe fasciate con Iiambagia fila-
ta, dalla polpa fino al ginocchio perchè sembrino grosse; il
quale adornamento chiamano coiro^ e l'hanno per gran gen-
tilezza: e si stringono di tal sorta, che se per alcuna cagio-
ne si sfasciano, quella parte dì gamba rimane molto sottile.
Questo istesso usano in Giamaica gli uomini e lo donne, e
colasi fasciano ancora le braccia fin presso alle ascelle, cioè
nella parte più sottile. Sono medesimamente queste donne
oHra modo grasse, e ve ne'era alcuna di un braccio e piiì in
grossezza ; ma nel resto sono molto bene proporzionate .
La educazione dei figli è ad esse affidata: quando essi pos-
SECONUO VIAGGIO 519
sono bCare iu piedi e sanno camminare, danno loro un arco
in mano accioccliè imparino a trar saette . Tutte portano
i capegli lunghi e sciolti giù per le spalle , ne coprono
cosa alcuna o parte del corpo loro . Quella caciqua^ o si-
gnora, cho presero, raccontava, cbe tutta queir isola era
popolata di donne, e cbe quello che avevano impedito che
le barche approdassero, erano donne, eccetto quattro uo-
mini d'un altra isola, che per avventura vi si erano trovati:
perciocché in certo tempo dell'anno, soggiugnea, gli uomini
sogliono venire a prendersi diletto e giacersi con esse : il
cbefacevano ancho colle donne di un'altra isola, che chiamò
Matriniino (1), delle quali riferì tutto quello che si legge
dello Amazon! ; e lo ammiraglio credeCtelo , per quello che
di queste donne egli vide , e per V animo e la forza che esse
mostrarono. E dicono eziandio, che sembrano dotate di più
ragione, che quelle dello altre Isole, perciocché negli altri
luoghi dividono il tempo solamenh3 in giorno, per il sole,
e in notte , per la luna *, dove queste donne distinguevano
il tempo per le altre stelle, dicendo : quando il carro (2) si
leva, ola tale stella tramonta, allora è tempo di far questo
o quello, oc.
(/•ino J Amniir^^io pirli •JiiriC'^l: Ji Guadil-jpi
f^r Caiiti^lii
m oiclìè ebbero fatto tanto pane quanto bastasse loro per
venti dì, oltra tanto che n'avevano ne' navigli, l'ammira-
ci) Nfl giornale ilei primo Viaggio di sopra inserito, quell'Isola è chia-
mata Martinino. Marmoccoi
(3) M cosicllazionc dell' Orsa Maggiori . Maamoccmi
520 COLOMBO
glio deliberò di seguire il sno cammino verso GastigUa : ma
vedendo , che queir isola era c(une scala e porta per le
altre isole , volse prima lasciar quelle domie contente con
atcuni doni , in soddisfazione deP danni che erano loro
stati fatti : e così le mandò in terra , eccetto la caciqua^ la
quale ^ contentò di venire inCastigliacon una sua figliuo-
la, in compagnia degli altri Indiani che dalla Spagnuola
menavansi; V un de* quali era il re Gaunabo, di cui s^è
detto, che era il maggiore e più reputato di quell'iscria: il
quale non era mica nativo della medesima , ma di una di
quelle de' Caribi , e però la caciqua si contentò di andare
inCastiglìa con l'ammiraglio • Questo, poiché ebbe fornito
d^acqua di pane e di legna i suoi navigli , il mercoledì 20
aprile sciolse le vele al vento, e partì da queir isola di
Guadalupa i e con venti scarsi e molte calme, segui il suo
cammino venendo per ventidue gradi , quando più e quan-
do meno , secondo che i venti ricercavano j e perchè allora
non si aveva T esperienza che <Nra s* ha, di mettersi bene
a ti'amonlana , per trovare» i venti variabili , e però avendo
fatto poco rammino, e la gente essendo molta , comin-
ciarono, a^20 di maggio, ad esser tutti in gran tribolazione
per la penuria delle vettovaglie; la quale era tanta, che
solamente mangiavano sei once di pane al dì per ciascuno ,
e pochi sorsi d' acqua, senz' altra cosa. E quantunque fos-
sero otto o dieci piloti in quelle due caravelle , ninno però
di loro potea dire ove fossero, ancorché Tammiraglio sa-
pesse certissimamente, che si trovavano alquanto più all'oc-
cidente della Isole degli Astori (1) : di che rende la ragione
nel suo giornale .
(I; Vale a dirr le Isole Azore, Marmocchi
SECONDO VIAGGIO 521
E seguendo il suo cainniino, il mercoledì 8 di giugno, an-
dando tutti i piloti come ciechi e perduti , giunsero a vista
di Odemira , che è tra Lisbona ed il capo di San Vincenzo ,
essendo cosi molti di , che tutti gli altri piloti accostavano
sempre a terra , eccetto V ammiraglio , che la notte aranti
scemò il numero delle vele per paura del pericolo della ter-
ra, dicendo, che ciò faceva perchè oggimai erano presso al
capo di San Vincenzo. Della qualcosa tutti ridevano, alcuni
affermando che erano nel canal di Fiandra , ed altri soste-
nendo che eran vicini all' Inghilterra; e quelli che meno er-
ravano, dicevano di trovarsi in Gallicia, e perciò asseri-
vano non doversi ammainare le vele^ essendo meglio perire
in terra , che miseramente morirsi in mare , dalla fame che
essi pativano. La quale fu tanto grande, che molti marinari,
quasi fosser Caribi, volean mangiare gl'Indiani che seco
conducevano ) ed altri , per risparmiar quel poco che lor
restava, erano di parere che si dovessero gittare in mare;
lo che avrebbono mandato ad efletto, se l' Ammiraglio non
si fosse mostrato assai severo in divietarlo , considerando
che erano loro prossimi e cristiani , e che però non si do-
veanodi ragione trattar men bene che gli altri: e cosi pia-
cque a Dio di premiarlo , con dargli la mattina seguente
la terra, che egli a tutti avea promesso; perlochè poi, pres-
so la gente di mare, egli fu tenuto per sapientissimo e
divino, nelle cose della navigazione.
I.
66
■
/
I
ifc!
MEMORIA
L ktuatkQUo DON cnttotato c«iomm).o» lui coHPti.jLT*
MI SOVRANI CATTOLICI, K COHKMkTl HELL* CITI*' v'Uk-
CELLA , IL SO GEKH410 1 194 , ID tHTOICIO Dt TQ1|H .
Il ogni HnirA trami h riipoiii
'uello cbe voi, AotoDÌo di TorreSf
capitano del vascello Jfarta Ga-
lante e governatore della Isabel-
'a , da mia parte direte al re ed alla regina Dostri signo-
ri, è quanto appreaso .
Prtmieramentef dopo cbe avrete consegnalo alle Loro
Altezze le lettere credenziali delle quali siete per mia parte
(1) Neil' originale e nella ccpla del manoMrìito dal quilf ibblami) etlrtiu
tipratnMc, h rtapoMca cÌM«im piragfilk wiio ta lavgliM- Navaiu»
l
I
i
524
COLOMBO
latore , bacerete loro , in mio nome , i piedi e le mani , e
mi raccomanderete ad esse come a re e regina miei yeri si-
gnori^ al sevizio de^qoali desidero di terminare i miei gior-
ni ; e più distesamente potrete dir loro tutto ciò che avete
veduto e saputo relativamente a me.
Le Loro Altezze lo gradiseotìo e io riconoscono per un
servigio .
Item . Benché dalle lettere da me scritte alle Loro Al-
tezze, come pure al padre Bnil ed al tesoriere, s! possa for-
marsi un* idea ben particolarizzata ed estesa di tutto ciò
che qui fino dal nostro arrivo abbiamo fatto , pur tuttavia
voi direte da parte mia alle Altezze Loro, che piacque a Dio
concedermi pel loro servizio una grazia molto rilevante^
quella cioè, che fino al presente, non solo non si è trovato
che che sia che abbia potuto diminuire V importanza di ciò
che ho scritto, detto ed aflTermato precedentemente alle Loro
Altezze, ma che , per la Dio grazia, spero anzi che tutto
in poco tempo più chiaramente pei fatti dimostrerassi, per-
chè sulla riva stessa del mare , senza penetrare neir in-
terno del paese , trovansi tracce evidenti di diverse apezie-
rie; ed è chiaro che un tal principio annunzia naturalmen-
te migliori risultamenti di quelli infino ad ora ottenuti . Lo
stesso è delle miniere dell' oro ; poiché essendo partiti due
uomini soltanto per discoprirle, tenendo ciascuno una dire-
zione diversa e non fermandosi che alcuni momenti , per
aver seco loro piccola scorta , trovarono però molte ri-
viere onde Tarena è mista a minuzzoli di questo prezioso
metallo in tanta quantith, che tutti colóro che colh si tro-
va vano ne raccolsero delle mostre ; e i nostri due inviati
se ne tornarono cosi allegri , e vanlaron talmente V ab-
bondanza dell' oro, che temo di recar tedio alle Altezze
SECONDO VIAGGIO 505
Loro ridire tutto ciò che hanno barrato. Ma trasferen-
dosi in Spag[na il Gorbalan-, che fu uno di (foelii ch'anda-
rono alla discoperta, egli potrà raccontare quel che ha
veduto ed osservato ; sebbene qui rimanga un altro indivi*
duo nominato Hojeda , domestico de) duca di Menaceli ,
giovine assai prudente ed attentissimo^ il quale fece senza
paragone scoperte più rilevanti , secondo la relazione che
scrisse intomo alle riviere che aveva vedute, aggiungendo^
che in cadauna di esse sonvi cose da non potersi credere :
risulta da tutto ciò, che le: Loro Altezze denno ringraziare
Iddio, che fu così favorevole in tutte le loro intraprese .
Le Loro Altezze ringraziano infinitamente Dio per tutto
qmsto^ e considerano qtuil segnalatissimo servigio tutto ciò.
che P ammiraglio ha fatto e fa presentemente ^ perclU rico"
nosconoy che ^ dopo Dio ^ egli è quegli che ha procurato loro
ciò che hanno e potranno avere in queste contrade ; e sic-
come elleno più lungamente su tal rapportagli scrivono^
riferisconsi quindi alla loro lettera .
IitM. Direte alle Loro Altezze, quello che loro ho già
scritto, che, cioè, io desiava ardentemente di potere tnViare
con questo convolo maggior quantità d* oro su quello che
abbiamo la speranza di poter raccògliere; ma che fa maggior
parte delle genti a ciò impiegate sono improvvisamente ca-
dute malate : d* altronde la partenza di questo cpnvoio non
poteva essere più a lungo sospesa, pel gran dispendio che ar-
reca il suo soggiorno hi questo paese, e per essere il tempo
favorevole alla partenza ed al ritorno di coloro che denM
apportarci gli' oggetti dei quali abbiamo- il più pressante bi-
sogno. Sédl^ssi diilferissero a mettersi in via, e se coloro che
devon ritornare tardassero a partire, non potrebbero arriva-
re in questo luogo che nel mese di maggio.' Oltre df che , sé tò
fi» CatOMBO .
volessi rccarM in qvealo HMmentaf aUe rifiere con quelli
ehè sopporltt^qttaUinqueididagìo tajftto per mare che per
terra^ proverei nelle borgate molte difficollà e perigfi eaian-
dio.^ perdio in un tragitto di ventitre in ventiquatlro le-
ghe^ net qliale denHo pasaani moiAi e vaficarst riviere, per
fiar cosi lungo cfdiniaa e per soggiornarti ii tempo neces-
sario a mettere insieme detl^Mro^ saremmo costreltt portar
molto nutrimento, il qnale non potremmo caricare sol dor-
soy e neppnr troveremmo bestie, da soma onde supplirvi. I
sentieri eie strade non sono nello statocbe desidero per po-
terle praticare, poichò è poco teìiqpo cbelo ho incominciato
ad occuparmi anche di ciò. Andremmo incontro eziandio
ad un gr^ÉQde inconveniente se lasciassemo qui i malati al-
l'aere scoperto o nelle capanne , colla cibaria e munizioni
che sono in terra *^ benché questi Indiani sembrino di giorno
in giorno più amplici e senza malizia agli occhi di quein
che vanno alla scoperta. Insomma, sebbene vengano ogni
giorno a visitarci , non è per altro prudenza di rischiare la
perdita delle nostre genti e dei loro viveri -, il che potrebbe
succedere assai facilmente, se grindiani, con un carbone
acqe^ mettessero il fuoco alle capanne, poiché tanto la notte
che il di girano attorno^ laonde noi abbiamo poste nel cam-
po delle sentinelle, finché le abitazioni saranno aperte e
senza difesa •
Si è contenuto molto a dovere.
Di più, avendo xh>ì osservato, che la maggior parte di co-
loro che sono andati a fare le scoperte sono al loro ritorno
caduti anunalati , ed alcuni esiiandto f oron costretti di ab-
bandonar l' intrapresa aUa metà del cammino ed a retroce-
dere, doveasi ugualmente temere, che, se vi andassero, ac-
cjidrebbe aUrettamta, a coloro i quali godono di una buona
SECONDO VIIGGIO iS7
salate. Enu» da paventar due mali : uno, di cader ma-
lati accignendoat al laverò in uo laogo ove non sono nò
case né qualsivoglia riparo, e d'essere esposti alle scorrerie
del cadcodie appellasi Caonabo, cui, per quanto unani*
mamente et vien detto , è uomo cattiviasiaw ed all'estrenio
audace, il quale, se ci vedesse abbattuti ed ammalati, po«f
Irdibe intraprendere ciò cbe non osèria fare se saremo in
buona salute : l' altro consisteva iella difficoltà di traspor**
lar Toro, perchè, o dovremmo trasportarlo poco aUa voi*
ta, ed andare e venire ogni Qomo esponendoci in tal guisa
qootidianaraente alia sorte delle malattie , o d'uopo sareb-
l>e inviarlo con «na parte dèlie nostre genti ,: correndo
ugualmente risdiio di perderlo .
Egli ha fatto bene .
Cosicché , voi direte alle Loro Altezae te cause per le
quali la partenza delia spediaione non é stata ritardata^ e
donde avviene che loro non invìi altr' oro, cbe quello che
serve dimostra; ma spero nella misericordia di JMo, che
in tutto e per tutto Ano al presente ci ha guidati , che tutte
le mie genti si ristabiliranno bentosto in salute , come di
già incominciano a Care , per esserci in questo paese certi
luoghi che loro si confanno j ed allorquando ne respira*
no r aere ben presto ritornano in buona salute . Egli è
indubitato, che se potessero avere delle carni fresche,
tutti, coli' aiuto di Dio, ritornerebbero nello stato primie-
ro, ed i malati più gravi entrerebbero subilo in conva-
lescenEa; nulladimeno spero che ritorneranno sani. Quei
pochi che atanno bene, sono impiegafi a sbarrare le nostre
abitazioni , a metterle in stato di difesa, ed a prendere le
necessarie misure per la sicurtà delle nostre munizioni ; la
qual cosa in pochi dì sarà condotta a termine, poiché lutti
518 COLOMBO
i nostri lavori non consiBleraboo che la un muro di pie-
tra (1) • TaK preoaaiioiii<«aranno sufficienti, gì' Indiani
non essendo gènte da recar molto timore; e se non ci tro-
irano addormentati ,.- non oseranno intraprendicre che clie
sia contro' di noi , quand'anche àvess^o ordito di con*
cepirne V idea. L'Infortunio die avvenne a coloro che qui
rimasero nd primo viaggio , deve principalmente attri-
buirsi alla*loro poca vigilanza-^ poiché per quanto podii si
fossero, e qualunque oocsÈsioneiavorevolé che si fosse pre-
sentata agii Indiani per far quello che han fatlof, questi,
se avesser Teduto die prendevano delle buone precauzio-
ni, non avrebber giammai intrapreso di cagionar loro il
menomo pregiudizio. Non prima dò sarà fatto, che intra-
prenderò di andare in traccia di queste riviere , sia viag-
giando per terra e impiegando i migliori mezzi che potremo
immaginare, sia andandovi per imare facendo il giro del-
F isola fino al -luogo ove dicesi che non vi sonò più di sette
leghe per gtugnere aHe riviere delle quali lio parlato; di
maniera tale che si possa con dcurtà ammassar 1* oro , e
porlo al coperto da ogni tentativo in qualche torre o for-
tezza, che' quanto prima a tale effetto farò costruire; e sia
raccolto quando le due caravelle sarah qui dintorno, e al
primo tempo favorevole per la navigazione possa con si-
curezza inviarlo .
5/à bency cosi dovea fare.
Direte alle Loro Altezze, come ciò fu detto altra volta,
che la causa delle malattie, cosi generale per tutti, proviene
dal cambiamento dell* aere e delle acque, poiché osservia-
(1) Il Icsio clice# alharrada, termine arabo che slgniflca un ricinto o mu-
raglia fatia di pietra secca, senza oalcim , o Im argine di terra . RoQucm
SECONDO VIAGGIO •'»9
mo d* esserne tatti affetti; ma pochi corrono pericolo della
vita : conseguentemente , la conservazione della salute di-
penderà, dopo Dio, dati* esser queste genti provviste dei
medesimi alimenti che usavano in Spagna ; senza una tal
precauzione, né coloro che presentemente qu\ sono, né
quelli che verranno, non si troveranno in istato di servire
le Loro Altezze meno che godendo perfetta salute. Le prov-
visioni denno rinnovellarsi flnehè non averemo fatto in
questo luogo abbondante raccolta di ciò che abbiamo se«
minato o posto: voglio dire del grano, dell' orzo, della vi-
gna, delle quali cose per quest'anno non ci siamo presi gran
cura, per non aver potuto sceglier per tempo un sito conve-
nevole ; e quando fu trovato, quei pochi agricoltori ch'era-
no con noi cadder malati, e quand' anche sani fos^ro stati,
mancava il bestiame, perchè quel poco che avevamo era sì
macilento e debole, che poco o nulla poteva lavorare: nul-
ladimeno si sono fatte alcune semente, quasi più per esperi-
mentare la terra, la quale sembra aomiirabile, che per ogni
altra mira, ed il resultamento de'nostri sforzi ci fa sperare
un sussidio nei nostri bisogni. Siamo ben certi, come il fatto
lo prova, che il grano e le viti vegeteranno eccellentemente
in questa regione : bisogna però attenderne il frutto , e se
questo corrisponde alla prontezza colla quale crescono il gra-
no, ed i magliuoli che in picciol numero sono stati pian*
tati, ella è cosa indubitata, che i prodotti di questo luogo
non lasceranno che desiderare, a paragone di quelli di An-
dalusia e di Sicilia . Lo stesso è delle canne di zucchero ,
delle quali avendone noi piantate alquante , elleno hanno
eccellentemente corrisposto alle nostre speranze. La bel-
lezza del suolo di queste isole, le montagne, le valli, le
acque , le campagne irrigate da considerevoli riviere , tutto
infine è tanto meraviglioso , che non v' è paese irradiato
I. 67
530 COLOMBO
idi Aold, òhe possa kisìeiiie offlrire uà fìh beHo alspetto ed
un più Cartite tenreno .
Eissendo ìa terra di tale indole , devesi per qtianto è pos-
sibile cercare di sementarla j ed abbiamo invitato don Gio-
vanni di Fortseca perchè spedisca alV istante quanto per
questo sarà necessario .
Itm. Direte j che otta ^n parte del Fine qui cella flotta
trasportai)» easendoM versatale eib) conie quasi tutti as-
seriscotio, per fa ràttÌTa eo^hmzkttie dette belli faUea Sivi-
glia, per cui al presente difettiamo di questo fieore, che è
la cosa da nei maggiarmente desiderata^ e sebbene per molto
tempo non leiiliascberà biscotto e grano, tuttaviaè neces^
sano che^ce ne aia inviato qni una considerevole quantità ,
poiché essendo, assai hmga^Ja via, non ne possiamo lutti
i dì far provvista : Io> sfiBsseèrtapettoal lardo edaUa carne
salata ^ che deV'eeser aM^ore di quella che «bbiasM twi-
snmata per via: sono «eziandio necessari dei montoni, dette
peccR^, dei vitelli'di latte e dette giovenche. Laonde «arehèe
bene, che in tutte le caravelle che verranno qui sempre fas-
ser messi di questi animali insieme con alcuni somari ed asi*
ne, ed alcuni jgiumenti da lavoro, poiché questo luogo manca
adatto di taK bestiami, che Tuimioadopra per aiutarsi nette
sue faticbe . Nel sospetto, che le Loro AIte«£e non sieno in
Siviglia, e che gli uifiziall o i ministri di esse non inroceda-
no, senza un ordine espresso delie medesime, alla consegna
di ciò che é necessario per questo prossimo viaggio: e nel
limore,che nel!' intervallo che passerà fra larelaaioneehe
farassi e la risposta , non si perda il tempo faviMrevole per
la partenza dei bastimenti che debbono qui ricondursi in
I tatto il mese di maggio; direto alle Loro Altezze, che io vi
I ho incaricato ed imposto, di depositar Poro di cui siete
SECONDO VIAGGIO 531
latore nelle siani di qualche mercatante dr Siviglia, affino
di trovare le somine necessarie per coirprare il carico pel*
le due caravelle, in vino, grano ed altri oggetti indicati
netta memoria : e qnel mercatante porterà o invìerà il detto
oro alle Loro Attezze, onde lo veggano. Io prezzino e paghi-*
no le spese della spedizione ed il costo del carico delle due
precitate caravelle. Per sollievo degli uomini che qui séno
rimasi e per incoraggiarli, deyesl fare ogni sforza afiiachò
la spedizione gi^inga nel corso del naese di BMggio ^ poichb
possano eonfortarsi avanti la stale é(m viveri fresekl e col*
le altre cose necessarie, speointinenle i malati j delle quali
cose manéhiamo, ed in parlicolar modo di 'uve secche , di
zucchero, di mandorle, di miele o di riso, di cui blso»
gnava òhe ne fosse stalo inviato una gran quantità, mentre
a! contrario ce ne è pervenuto assai poco, e questo è ornai
consumato e messo in opra, ^«monello' stesso caso rispeflo
alla maggior parte dei medicamenti portati di Spagna ; ìó
che non pud recar meraviglia se si considera la gran ituaft-
tità di malati che abbiamo avuti. DI tutti qaesti oggetti ^
utili e necessari tanto pei malati che per coloro che sono in
buona salute, v<À portate, come hogtt detto, la noteflrma«
te di mio pugno: eseguite dunqM esattamente i miei ordini
se il denaro è bastante. , e pròimraté almeno di acquistinoci
ciò che pia al presente nèetòsitisf , e ciò che deve per con-^
seguenza venire il pi& presto possibile coni due bastimenti!
qnanto agli articoli che non potrantlcl^ essere spediti ^' con^
f
certatevi colle Lóro Alteeze^ afBnchè per mezzo di- altri
bastimenti ci sleno mandati sèniea pBtdetè un istante .
Le Laro Àlitzie ardémpatmo^ adtmGnévanni ^Fonse*^
ea d^dnfìirmarsi inwudiaiamemte' dua gli 4mtori delia
truffa delta fahbricauom delU ìhtii , : emuie prelevare stki
ffSS
COLOMBO
laro beni di che riparare ai danni cagionati per la perdila
del vino^ e nel medesimo tempo a tutte le spese. Egli dowrà
sorvegliare perchè vengano spedite aW ammiraglio canne da
zucchero di buona qualità. Quanto alle altre cose delle quali
qui trattasi j sarà ali* istante pensato per fargliele pervenire.
Item. Direte alle Loro Altezze, cbe non possedendo un
idioma onde poter far comprendere a questa gente le cose
della nostra santa fede , come le Altezze Loro e noi pure
desideriamo e per ciò faremo di tutto quando potremo ,
invìo su questi due bastimenti uomini ^ donne e fanciulli
d* ogni sesso , tutti appartenenti alla razza dei Cannibali ,
affinchè sieno dati in custodia di persone capaci a Inse-
gnar loro la nostra lingua ed esercitarli nel tempo stesso
al servizio, ordinando che a poco a poco se ne abbia più
cura degli altri schiavi, affinchè imparino gli uni dagli al-
tri: e non veggendosì e non parlandosi che assai di rado,
impareranno più presto in Spagna che in questo luogo e di-
verranno eecellenti interpreti: ciò non per tanto, in quan-
to a noi, faremo qui tutto ciò che potremo • È vero che
per avere questi popoli poca comunicazione da un'isola
all'altra, vi è qualche differenza nella loro maniera d' es-
primersi, la quale dipende in gran parte dalla maggiore o
minore distanza che li separa j ma siccome fra queste iso-
le, quelle dei Cannibali sono le più grandi e le più popo-
late, m' è parso conveniente d' inviare in Gastiglia uomini
e donne di codesta razza onde far loro abbandonare una
volta il barbaro costume di far pasto dei loro simili : im-
parando in Castiglia la lingua spagnuola, saranper ricevere
assai più presto il battesimo, assicurando cosi la salute delie
anime loro; oltre di che, risulterà un gran bene pei popoli
che non hanno quel crudel costume,, vedendo cheabbiam
\ \
SECONDO VIAGGIO
633
preso e condotto in schiaTità coloro dai quali ricevono tan-
to danno^ e dei quali hanno terrore sì grande ^ che il solo
nome di essi b bastante per riempierli di spavento • Atteste-
rete alle Loro Altezze , che V arrivo in questo paese e la
mostra di una flotta cosi bella, han prodotto il migliore ef-
fetto ed assicurato la quiete peir avvenire , perchè tutti
gli abitanti di questa grand' isola e di quelle circonvicine,
vedendo i buoni trattamenti che faremo a coloro the si
comporteranno a dovere , ed il gastigo che infliggeremo
sui cattivi, saran premurosi di sottomettersi, e quanto
prima le Altezze Loro potranno computarli nel numero dei
loro sudditi . E siccome al presente avviene , che non solo
si prestano per tutto ciò che si esige da essi , ma che in ol«
tre, di loro spontanea volontà, cercano di far tutto ciò che
ponno immaginare che ci è grato , io son di parere al tem-
po stesso, che le Loro Altezze ponno esser certe , che per
molti rispetti , e tanto pel presente che pell'avvenire, l'ar-
rivo di questa flotta ha loro acquistato una gran reputazio-
ne frai principi cristiani: Io che potranno comprendere e
giudicare meglio da loro stesse di quello che io sappia de-
scrivere.
Ragguaglisi di ciò che è successo coi Cannibali venuti
in Spagna. Quello che ha fatto sta a meraviglia^ e cosi deve
operare'^ ma faccia ogni sforzo possibile per convertirli
alla nostra santa religione cattolica , e si contenga nella
stessa maniera rispetto agli abitanti delle isole ove si trova.
Item . Direte alle Loro Altezze , che pel bene delle ani-
me dei detti Cannibali e degli aUtanti eziandio di questo
luogo, slam di parere, che quanto più saranno mandati lun-
gi, tanto meglio oonseguirassi il nostro intento, ed in ciò
le Altezze Loro potranno esser servite nella maniera che
5H COLOMBO
segue: con^derando il bisogno che qui ubbianio di bestie
tla soma per P atrricoltura e pei lavori delle geiitì che de-
vono abitare questo paese, e per il bene di tutte queste ìso-
le, le Loro Altezza potranno ordinare^chc un numero coa-
Tcnienle di caravelle ven^a ogni anno In questo luogo ptrt
portarci le dette mandro ejjli altri animali e cose^oode pa<
polare i campi e Irar pa rtito dal terreno. Tali mandre, ece^
potrebboDo vendersi a prezzi moderati per conto dei por-
tatori, e polrebbono pa;:!itrsi con degli schiavi presi fra
questi CannibaR, oontini feroci, atti a tutto, bea pro<
porziooatì , e di un grande intendi mento, i quali, qnando
avranno perduto ì sentimenti di crudeltk acni sono abitua-
ti, saranno migliori d) qiialumfnc altra specie di schiavi.
Lungi dat loro paese , cesseranno dì esser crudeli, e noa
sarà dinìcile di prendere un gran numero di questi selva;!-
f^^ coi battelli a remi che ci proponiamo di costruire. Hesld
sottinteso, che ogni caravella spedita datlc Loro Altezse
3vr!i al suo bordo alcnno in cui poter veramente lldare, il
quale, all'occasione, proibirà che ì detti bastimenti eì fer-
mino in alcun* altra parte od isola, eccettuato in questo
luogo, dove dcnoosi caricare e scaricare le mercatanzle:
le Loro Altezze potrebbero anche stabilire dei diritti su gli
schiavi che venisser condotti in Spagna. Yoi domanderete
unarispostasuqucstoarticolo, cmene sarete latore, ond'ìo
possa con Gilucia premier le necessarie misure, se questo
progetto merita l'approvazione delle Loro Altezze.
Ciò è Italo presenCamente sm/ieso,, falanlo che non sia
propositi qualclie altro tìtczzo uclfùola ; /' ammiragli* do-
terà scrivere qtullo che pensa in lai rapporto.
Item. Direte pure alle Loro Altezze, che toma piii costo
ed ì; menodispcuilioso noleggiare! Da vigli come li uolcggiano
SECONd^O VIAGGIO 535
i meroatanti di Fiandra , cbe computano a loBoellate , cbe
fare altrimenti; ed è per questo moti vo, che vi hciacaricato
di prendere a nolo seguendo quella regola le due caravelle
che voi dovete spedire . Sarà cosa assai vantaggiosa di te-
nere il medesimo sistema relativamente a tutte le altre ,
che dalle Altezze Loro verranno inviate ^ purché vi con-
cedano la loro regia approvazione : ma non pretendo che
questa misurt deMM applicarsi ai bastinaenti che arrive-
ranno, io virtù della reale licenza, per il traffico degli
schiavi.
Is Loro Altezze ordinaiw a don Giowmm di Fomeeadi
farnoleggiare le caratdU nel fBodo di lopra indicato^ tup-
pesto che ciò sia possibile foni .
Item . Direte alle Loro Altezze , cbe per risparmiare
maggiori spese, ho^omprate le camvdle mei»lonafe nella
Ksta di cui siete latore, |ier rilenerle presso di neinsle*
me eoi due vascelli la Gallega e la nave amnrfraglla; nella
qual compra ho risparmiato i tre ottavi su quello che In
detta Ksta, segnata di mio pugno, dietro la perizia del capo
dei ^loti veniva giudicato • Qtwsti vascelli daramo non
solo forza e gran sicurtà agli individui cbe denno stare a
bordo, e che dovranno trovarsi d^accordo cogl' Indiani per
ammassare Poro, ma saranno ancora utilissimi per star
sulle difese da qualunque intrapresa che potessero tentare
contro di essi gli stranieri; di più, le caravelle son necessa-
rie per scoprire la terra ferma, « le altre isole quinci e quindi
in questi tratti di mare situate • Supplicherete adunque le
Loro Altezze , di far pagare , alle scadenie coi venditori
fissate, le somme che costituiscono il prezzo di questi navi-
gli, perchè senza doUrio ette saranno ben tosto rimbor-
530
COLOMBO
sale delle loro anticipazioni , come io credo e spero nella
mf serioordia di IXo .
V ammiraglio ha agito ottimamente. Gli direte^ che il
venditore del vascello i stato pagato della somma menzio-
nata j eche venne imposto a don Giovanni di Fonseca di
pagare il prezzo delle caravelle da lui comprate.
Item . Direte alle Altezze Loro , e le supplicherete da
parte mia il più umilmente che potrete , che degninsi di
considerare attentamente le osservazioni intorno alle quali
ho più insistito relativamente alla pace, tranquillità e con-
cordia di coloro che saranno per venire in questo luogo, e
le pregherete che scelgano per tutti gli affari del loro ser-
vizio persone nelle quali si possa avere intera e piena fi-
ducia • Le supplicherete che compiacciansi di avere più in
mira il fine per cui le inviano ^ che gi' interessi di esse: ed
a questo riguardo, essendo voi stato spettatore e conoscito-
re del tutto , il riferirete alle Loro Altezze, e lor racconte-
rete la verità di come vanno le cose, tale quale l'avete com-
presa; e farete in modo, che il decreto che le Altezze Loro
a tal effetto faranno fare, mi pervenga , se è possibile, coi
primi bastimenti , affinchè qui non si commetta più scan-
dalo negli affari che tanto interessano il Icmto servizio •
Le Loro Altezze son bene informate di tutto ciò die ac-
cade ^ e provvederanno come conviene.
Item • Narrerete alle Altezze Loro qual è la posizione di
questa città , la bellezza della provincia nella quale è situa-
ta , come voi avete veduto e ve ne siete assicurato ; e le
informerete, che in virtù dei poteri che da esse ho ricevuti,
io vi nominai governatore {alcayde) della detta città; e loro
direte eziandio , che io le supplico umilmente, che avendo
riguardo ai fwln «nigi ^ aUiaao per fradtU la vulia
noauiia, lo che spero daDe Loro litezie.
Piace alle Altezze Loro^ dkf tot siate gotematort .
Im. SimHBeMaaoa Fedro MarsviU, «flfeiale deUa
casa reale, ha acrvilo a doTcìe, e per^è spero che egli
confJMera a far lo ilesio in aTfenìre in tutto ciò che gli
san oMuuidaUi, ori è piaciuto asfiaiflMMiche et continnaase
a soggioiBare in fuoBto paese 9 e con ocdiio eonpiaceBte Yi
ho veduto pur rimanere Gaspare e BeUramo ; i quali essen-
do tutti iervitori ben conoicinti delle Loro Alteiae , io af*
fiderò ai medn^mi impieghi e confideniiali missioni. Sup-
pBebcirele le Alleiae Loro^di af<n« partieolar riguardoalla j
situazione del detto Mosen Fedro Margarita, che è spoao
e padro fi famiglia, onde si degnino di provrederlo di j
qualche commenda deli*ordine di San Giacomo, di cui egli !
è semplice cavaliero , aflbicbè la di lui consorte e i suoi fi-
gliuoli abbiano di che sostentare lavila. Farete pure men* j
zinne di Giovanni Agnado, senrilore delle Loro Altezze,
riferendo ad esse con quanto zdo ed attività ei le abbia )
servite in tutto ciò che è stato a lui comandato , onde io le
supplico di ayere a cuore non tanto lui quanto i sonnomi-
nati, e di non dimenticare la mia racromandazLono e di
averci riguardo.
Le Loro Aliezu aeeordamo una pensione annua di trsn-
tamih mamvedis a Mosen Fedro Margarita , e di quindici
mila a Gaspare ed a Beltramo '^ le quali pensiom comince^
ramu} a correre fm da quest^ oggi 15 agosto 1194 : ad ordi-
iiaoo che le vengano pagtUe daW ammiraglio su ciò eke dovrà
esser saldato nelle Indie ^ e da don Giovanmi di Fonseca in
ciò che dovrà conteggiani in Castiglia^ quanto poi a Gio'^
I. 08
S38 COLOMBO
vatmi A guado 9 le Loro Aliezse non lo porranno in dtitun-
ticanza .
Item. Riferirete alle Altezze Loro in qual coDtiniio tra-
vaglio sia il dottor Cliaoca , pel prodigioso naaiero di ma-
lati che deve curare *e pella scarsità delle provvisioni ; il
quale, ad onta di tutto questo , usa col maggiore telo e la
più gran carltìi , di tutto ciò che riguarda la sua professio-
ne. Siccome le Altezze Loro m^ hanno affidato la cura di
fissare gli onorari che qui devongli esser pagati , essendo
cosa indubitata che dimorando egli in questo luogo non ri-
ceve, uè può ricevere, che die^sia da nessuno, e ìÈoa ritrae
alcun lucro dalla sua abilità, come faceva o poteva fare in
Castiglia, vivendo tranquillamente ed in uno stato ben difle-
rente da quello in coi vive in questo luogo ; e sebbene egli
giuri, che guadagnava assai più in Castiglia, oltre lo stipen-
dio che riceveva dalle Loro Altezze, por tuttavia non ho
voluto portare a più di cinquantamila maravedis annui la
somma che dovrà riscuotere ogni anno pel suoufiziò tinche
soggiornerà in questo paese . Supplico le Loro Altezze di
rescrivergli questa pensione, oltre il trattamento che qui
gli dovrà essere fornito, poiché egli dice ed afferma, che
tutti i medici delle Loro Altezze , che le seguono nel-
le galere reali od in qual si voglia spedizione , son soliti
di avere di diritto la retribuzione di un giorno della paga
annua di ciascuno individuo . Che che ne sia , sono stato
informato e mi s'assicura, clie qualunque si fosse Tufl-
zio di cui vengono incaricati, è uso di dar ad essi una
certa somma, fissata dal volere e dal comando delle Altezze
Loro, per compensare il detto giorno del soldo. Voi sup-
plicherete dunque le Loro Altezze a regolar questo affkre,
tanto rispetto all'annuo stipendio, quanto relativamente al
SECONDO VIAGGIO 539
costume summentovato, aiBochè il predetto dottore possa
rimanerne contento .
Le Loro Aliezzé^approvano e trovano giuste le osserva*
zioni del dottor Chanca^ e piace ad esse^ che oltre P annuo
stipendio fisso ^ P ammiraglio gli faccia pagare la somma
da lui accordatagli .
Quanto al giorno di soldo concesso ai medici y questi
non costumano di perciperlo se non allorquando prestano
il loro servigio nel luogo ove in persona trovisi il re nostro
signore .
Item. Farete ostensibile alle Loro Aitezzc, con quanta fe-
deltà il Ck>ronel presti loro in molte cose servigio, quali gran-
di prove egli inflno al presente ne abbia date in tutto ciò che
di massima importanza è stato d' uopo di fare, e quanto,
essendo egli malato , ben ci avvediamo ora di esserne pri-
vi • Rappresenterete loro come sia giusto che egli, servendo
così, risenta il frutto delle sue buone e lodevoli azioni, non
solo nelle grazie di cui in appresso egli potrà esser l' obiet-
to, ma ancora nel suo soldo attuale, affinchè si egli quanto
coloro che sono in questo luogo , sappiano di qual vantaggio
sia per essi stessi servire con zelo; imperocché l'importanza
e la difficoltà dello scavamento delle miniere, deve fare ac-
cordare molta considerazione alle persone alle quali sono
affidati così grandi interessi • E siccome i talenti del detto
Goronel mi hanno deciso a conferirgli la carica di alguazilo
maggiore di queste Indie, io ho lasciato in bianco la somma
de'sttoi onorari nella patente colla quale lo nomino a queir
rimpiego, supplicando le Altezze Loro perchè si degnino di
volergli aggiudicare una paga tanto ragguardevole, quanto
potran giudicare che in considerazione de' suoi servigi gli
540 COLOMBO
si convenga , e di confermare là aomioa di ha neH* impiego
che gli ho affidato , conferendogliela officialmeQte*
Le iùTù Altezze gli accordano j oltre il suo soldo , Una
fensione annua di quindici wilu tnaravedis^ da pagarsi in^
eieme col deUa soldo .
Item . Nel tempo stesso direte alle Loro Altezze , che il
baccelliere Gli Garcta , è qui venuto in qualità di àlcade
maggiore senza che gli sia stato fissalo od appròviaito nes-
suno onorario: è questi un galantuomo, istruito, attento, e
necessarissimo per questo paese ; laonde io supplico le Al-
tetzé Loro onde si degninadi fissargn ima pensióne aibn-
chè fòssa campate onoralamehte, e di ordinare che gli ^a
imgÀta ^iri fondi deAitiatt agli 'stipendi degP in^iegaO nei
possessi d'Oltremare •
te Loro Altezze gli accordano, p oltre il suo ealario fsso^
una pensione annua di ventimih maravedis , finché sog*
giomerà neW Indie ^ ed ordinano^ che detta pensione gli sia
pagata in un col suo soldo .
*
\Tm. Direte alle Altezze Loro (e ciò V ho anche scritto
a^e^pvineipi),che io son 'di parere, che in quest'amio sia
impossdrile di andare a fare delle scoperte, prima die le due
ridere selle ^uali si rinvenne dell'oro, non rieno messe
nello stato il pia vantaggioso pel 9en4zio4elle Loro Hllee-
%e : ma foro soggiugnerete che le sciarle 6i pbtf anno fsare
(assai meglio dopo^ non essendo questa una cosa 'cbe ogpau-
tio , per qunto -bene agisca, possa In fsfrla «contentarmi ,
se io non ci sono presente , e fare un Imon sert4zio ^tte
Altezze Loro , poiché HitlO cenducesi molto «negfio a temi-
Kie coHa presenza dell' Inteiressato . •
SECONDO VIAGGIO 541
Ctmiinui come meglio potrà i mot lavori^ e faccia ogni
eforzo per ecoprire ì Iwoghi me aecondesi V oro •
Item. Direte alle Loro Altezze, cbe i cavallari venuti
di Granata, presentarono nella rivista che fu fatta a Siviglia
buoni cavalli, macbe al momento dell' imbarco , al quale
imbarco io non assistetti per trovarmi alquanto malato ^ li
rimpiazzarono con altri , il migliore dei quali sembra che
non valga neppure due mila maravedis , perchè venderono
i primi e comprarono questi ; la quale sostituzione per
parte dei cavallari rassomiglia assaissimo a ciò che è ac-
caduto a molte brave genti di Siviglia, che io ho cpnosciu-
te . Pare che Giovanni di Soria dopo aver fissato il prezzo
dei noli dei cavalli con suo grande interesse, altri ne met-
tesse in luogo di quelli che io credeva trovare , e ne yidi
certi che non m' erano stati giammai presentati : in questo
affare adunque ha avuto luogo la maggiore bindoleria del
mondo. Ma io non ho dà lagnarmi solamente di lui • ma
moltissimo anche dei cavallari suddetti , perchè dopo che
ad essi f nron pagate le spese occorse fino al presente, oltre
I il loro soldo e la vettura dei cavalli , se sono nialati e'non
I Yonno che nessuno adoperi i loro animali, perchè dicono
che devono esser presenti ; méntre le Loro Altezze , se non
accordano la compra dei cavalli , vogliono bensì che questi
"il. ; _,■ f. "i..:"'
sieno al loro servizio: ma i cavallari dicono che non debbon
I-'
servire che a cavallo, la qual cosa non è pel caso presente*
Tutte queste considerazioni inducono a credere, che torne-
rebbe meglio comprare i loro cavalli, che sonoxii poco va-
• ■ , . ' ■ ■ . ' ■'•li'
lore , piuttosto che esporci giornahnenle a nuove disputa
COI cavallari.— JDel resto le Altezze Loro decideranno ciò
che meglio converrà per loro interesse .
1
I ■ ' ■ . .i
548 COLOMBO
Le Loro Altezze ordinano a don Criovanm di Fotiseea di
informarsi di ciò che concerne queeii cavalli ^ e scoprire se
è vero che abbia avuto luogo un simile ingantio ^ poiché
tonno che i colpevoli sieno gastigati come meritano: gli
ordinano inoltre j (T informarsi di ciò che V ammiraglio
dice rispetto alle altre persone ^ e di mandare alle Loro
Altezze il risultdmento delle informazioni. Quanto poi ai
cavallari^ le Altezze Loro vogliono ed ordinano^ cVessi ri-
mangano dove sono e prestino servizio^ poiché essi attengono
alla milizia ed alla classe dei servitori delle Loro Altezze :
le quali ordinano ai medesimi cavallari di consegnare le
loro bestie ogni guai volta ve ne sarà il bisogno e ne verranno
richiesti daW ammiraglio •y e se nel servizio che presteran-
no I cavalli di costoro venissero a deperire^ le Loro Altezze
ordinano che lor ne sia pagato il prezzo o Peguivalefùe
del danno sofferto y per mezzo deW ammiraglio .
Item. Direte alle Loro Altezze, che sono arrivate in que-
sto luogo più di dugeuto persone senza paga, alcune delle
quali servono a maraviglia^ ed affinchè tutto sia uniforme,
abbiamo ordinato agli altri di far lo stesso . Per questi tre
primi anni è necessario che qui riseggano mille uomini ,
affine di mettere al sicuro quest'isola e le riviere dell'oro?
e quando anche ce ne fossero cento a cavallo , lungi da re-
car danno , al contrario sarebbe cosa necessarissima : ma
siccome per ciò farla mestieri che ìe Loro Altezze invias-
sero del danaro, si potrà quindi fame di meno. In somma ,
per quello che riguarda i dugento uomini venuti senza sti-
pendio, le Loro Altezze denno dire, se, quando facciano un
buon servizio , dobbiamo pagarli come gli altri, sul primo
avendone noi certamente bisogno , come ho manifestato di
sopra.
SECONDO VIAGGIO 543
Le Altezze Loro vogliono ed ordinano^ che queste dugento
persone senza paga^ rimpiazzino quelle che son mancate e
che <r or'* in atanti saran per mancare j e allora ognuna ri-
ceverà il soldo di quello che avrà rimpiazzato ^ purché sia
atta a servire ed opportuna pelV ammiraglio^y eie LoroÀl^
tezze impongono al pagatore d'inscriverle in luogo di quelle
che saranno mancate y come P ammiraglio deciderà.
Item . Siccome vi sono dei mezzi atti a diminuire il di-
spendio che queste genti cagionano, ed a risparmiare la
maggior parte delle spese, mezzi che opportunamente altri
principi sanno impiegare, bisognerebbe pur noi fare lo sles-
so. Sembra che tomerebl>e assai bene di ordinare, che tutti
i bastimenti che verranno in questo luogo, portino, oltre le
ordinarie munizioni e medicamenti, delle scarpe e del cuoio
onde fabbricarle , delle camicie usuali e delle sopraflBni
eziandio , delle giubbe , delle tele , alcune vestimenta da
campagna, dei calzoni e delle stoffe onde addobbarsi , il
tutto a prezzi discreti ; ed altri oggetti ancora , come sa-
rebbero confetture , che non entrano nella razione giorna-
liera 0 che son necessarie alla salute; le quali cose ver-
ranno qui dagli Spagnuoli ricevute sempre con piacere in
defalcamento del loro soldo ; e se tutto ciò sarà comprato
da persone leali e interessate al servizio delle Loro Altezze,
ne risulteranno rilevanti risparmi • Se le Altezze Loro tro-
vano che ciò possa convenire al loro servizio , bisogna che
immediatamente se ne occupino.
È necessario che V ammiraglio tratti questo soggetto colla
i maggior diffusione^ in aspettativa di ciòj ordineremo frat-
tanto a don Giovanni di Fonseca^ che prescriva a Jimeno
di Bribiesca di prendere le necessarie disposizioni per ese-
guire quanto viene proposto .
M4 COLOMBO •
ìtem • Direte ancora alle Loro AKezze , che nella xivlsta
die facemmo ieri ^ notammo die un gran numero delle
genti mancava di armi^ la qual ooaa io credo doverci attri*
bure in parte al cambio fatto a SiwigUa p nel porto ,
quando laflctammo quelli die si preaentarono armati , ed
altri ne prendemmo .che quasi per nuU^ rìmpias(9^vano. Mi
parrebbe cosa conveniente uiviarci dqg^to c^Mrazxe^ cento
spingarde (1)9 altrettante balestre 9 e molti altri o^g^tti
di guen;^ avendone noi estrema necessità ^per armare co-
^rocbe jcipnjo. sonp. ... ,1.'
fu scritto a don Gicwimi di Fanseoa ofjhMii prwteda
à ìSiò • ■;•.!■.■,■■■. /,..
Item • Molti artigiani 9 come muratori od esercitanti altri
9ieali^9 c^^qua seno venuti, essendo ammogUati ed aven-
dci le loro famiglie in Spagna, desiderano che si^ pagato alle
loro .spope od alle persone xbe saranno da e^si denotate, il
soldo che loro spetta , perchè esse pos$anp loro comprare
ciò di cui hanno bisogno. In conseguenza supplico le Loro
AJtezze , aOincbè decretino le misure convenienti per tale
effetto , essendo eziandio di loro interesse che queste genti
sieno contente e provviste di tutto .
Le Loro Altezze hanno già ordinato a don Giovanni di
Fonseca di provvedere a ciò .
Item . Oltre gli altri articoli di cui facciamo diinanda
nelle liste da me firmate, delle quali voi siete latore, articoli
che consistono in alimenti ed altre munizioni , tanto per
quelli che son sani che per i malati, sarebbe utilissima cosa,
se fosse portato dalP isola di Madera una cinquantina di
(I) Grandi archibugi. Hch^cettb
SECONDO VIAGGIO 545
pipe (l)di zucchero in siroppo , essendo questo il miglio-
re e più sano alimento del mondo . Ciascuna pipa or-
dinariamente non costa che due ducati senza la botte ; e
se le Loro Altezze ordinano, che qualche caravella passi, al
ritorno, dalla detta isola, ivi potrà farne la compra, e pro-
curarsi al tempo stesso dieci casse di zucchero di cui gran-
demente manchiamo: questa èia stagione la più favorevole
per comprarlo a buon mercato, vale a dire dal presente
inCno al mese di aprile. Se le Loro Altezze acconsentono
di dare gli ordini necessari per quanto sopra, avranno però
cura di non far sapere il luogo della destinazione .
Don Gtovanni di Fomeca provvedere a ciò .
Item . Direte alle Loro Altezze, che sebbene i (iumi con-
tengano nelle loro arene molta quantità d* oro, come riferi-
rono coloro che ne furono spettatori, è cosa indubitata non
ingenerarsi questo metallo nei fiumi, ma nel seno della ter-
ra ; e T acqua , venendo a scorrere presso le miniere , lo
porta via mescolato insieme colla sabbia : fra questo gran
numero di riviere che sono state scoperte, ve ne sono al-
cune delle considerevoli , ed altre così piccole che sem-
brano piuttosto ruscelli che fiumane , poiché hanno appena
due dita di acqua, con un corso brevissimo . Laonde sarà
d* uopo intraprendere dei lavori per separar l' oro dalla
sabbia e per ricercarlo nelle viscere della terra: e quest'ul-
tima operazione sarà la principale e più produttiva . Con-
verrà dunque , che le Loro Altezze inviino qui degli arte-
fici e degli operai tra quelli che lavorano alle miniere di
(0 Specie di boUe. Marmckchi
iìi\
546 COLOMBO
Almaden in Spagna j affinchè o in un modo o neir altro il
lavoro possa esser fatto . Attenderemo adunque l' arrivo di
tali operai, e coli' aiuto di Dio e di quelli chequi abbiamo,
una volta che le nostre genti avranno ricuperata la salute ,
noi speriamo di inviare ragguardevole quantità d'oro pelle
prime caravelle che faran vela per Spagna .
Sarà a ciò completamente provvisto per altra via : frat-
tantOj le Loro Altezze ordinano a don Giovanni di Fon-
seca d^ inviare i migliori minatori che potrà rinvenire j le
Altezze Loro scrivono ad Almaden , perchè di li sieno pre-
si in maggior numero possibile e Steno inviati costà .
Item . Supplicherete umilissimamente in mio nome le
Loro Altezze, affinchè vogliano riguardar di buon occhio,
essendone veramente degno, il Yillacorta, il quale, come le
Altezze Loro ben sanno, è stato di massimo vantaggio nelle
nostre intraprese, e vi ha dimostrato la miglior volontà : per
quanto ho potuto in lui conoscere, parmi un uomo esatto,
zelante ed affezionato al loro servigio . Io sarò estrema-
mente tenuto se elleno si degneranno d'accordargli qual-
che impiego di confidenza che gli convenga , e nel quale
possa mostrare la sua applicazione e il suo desiderio che ha
di servirle; e vi conterrete in modo, che il Yillacorta sappia
chiaramente, che ciò che egli ha fatto per me ogni qual
volta che glie l'ho comandato, non ò rimasto senza ri-
compensa .
Sarà fatto ancor questo .
Item. Direte, che i detti Moscn Pedro, Gaspare, Beltra-
mo ed altri ^ che vennero a comandare delle caravelle che
SECONDO VIAGGIO 547
erano già partite, sono qui rimasti, ma che non fruiscono di
alcuno stipendio; essendo queste persone da impie^i^arsi in
affari rilevanti, e che esigono la maggior confìdenza, non
volemmo Gssareil loro soldo, dovendo questo esser diffe-
rente da quello degli altri. Supplicherete quindi da parte
mia le Loro Altezze, perchè vogliano stabilire quello che
ad essi si debba dare , sia all' anno, sia al mese, relativa-
mente al loro servizio.
Intorno a ciò fu risposto di sopra ^ coerentemente a
quanto in quel paragrafo è detto^ che cioè essi fruivano del
loro stipendio: ora però le Loro Altezze ordinano^ che sia
pagato a tutti il soldo respettivo , fin dal momento che ab-
bandonarono il comando .
Fatto nella città d'Isabella , addi trenta gennaio mille
quattrocento novantaquattro .
Dal foglio 124 in fino al 129 di un libro in foglio inti-
tolato : Libro degli estratti delle cedole e dispacci di spedi-
zioni per le Indie, al tempo dei regi Cattolici; trovasi una
copia di questa Memoria , scritta nella medesima epoca .
Questo libro esiste negli Archivi Generali delle Indie sta-
biliti a Siviglia , fra le carte che vi furon portate dagli ar-
chivi di Simancas^ filza prima delle Miscellanee.
Al foglio 08 del medesimo libro trovasi la nota seguen-
te: Questa è la copia della Memoria dell' Anmiiraglio del-
548
COLOMBO
le Indie, portata da Antonio di Torres: lo stesso Antonio
di Torres riportò V originale con le risposte che erano in
margine, come in questa copia si trovano.
CoUazzionata addi trenta maggio mille settecento novan^
tatre ,
( Firmato ) M. F. di NA VARRETE .
l'ivr i)!.T. i'rTM<» V(M.ivr
INDICE
Av
viso del G)mpilatorc Pag. 10
Vito del Colombo « 35
Appendice intorno alla stir|ic del Colombo « 107
Albero Genealogico della Famiglia Colombo di Cogolcto. . . « 126
Note che si riferiscono all' Albero antecedente • 127
^^arrazione del Primo Viaggio 1492 — 1493 « 129
Noto del Roquctte intomo ali* Isola di Guanaliani detta da Cri-
stoforo Colombo San Salvadore « 387
Lettera dell* Ammiraglio Cristoforo Colombo scrìtta al Sopnn-
tendente del re e della regina Cattolici « 393
Lettera di Cristoforo Colombo, diretta al magnifico Signore
Raflàello Sanchez, tesoriere delle medesime Serenissime
Altezze , tradotto dal latino di Leandro Cosco e 407
6M) INDICE
Traduzione latina della lettera di Cristoforo Colombo a don Ra-
faele Sanchez fatta da Leandro Cosco e stampata per la pri -
ma volta in Roma nell'anno 1493 Pag. 419
Nota Bibliografica e 420
Epistola Chvistofori Colom , ecc. , ad magnificum dominum
Raphaelem Sanxis, eorumdem serenissimorum regum thc'
saurarium , missa : ecc. ecc « 423
Narrazione del Secondo Viaggio, 1493 — 1496 « 434
Continuazione del Racconto del Secondo Viaggio di Cristoforo
Colombo , tratta dalla Storia dell' Ammiraglio scritta da
suo figlio Ferdinando t 475
Come r Ammiraglio lasciò le abitazioni della Natività , ed andò j
a popolare la cittk ch*ei chiamò Isabella « 476
Come r Ammiraglio andò alla provincia di Cibao , ove trovò le
miniere dell' oro e fabbricò il castello di San Tommaso . « 481
Come r Ammiraglio tornò ali* Isabella e trovò quel teiTcno esser
molto fertile « 483
Come r Ammiraglio lasciò ordinate le cose dell' isola e andò a
scoprire Cuba stimando che ella fosse terra ferma ... « 487
Come r Ammiraglio scoprì 1* isola di Glamalca t 490
Come r Ammiraglio tornò dalla Glamalca a seguire la costa di
Cuba , credendo tuttavia che fosse terra ferma « 492
Come r Ammiraglio provò grande affanno e travaglio navigando
tra infinite isole t 495
Come r Ammiraglio diede volta verso la Spagnuola « 498
Della gran fame e dei travagli , che 1* Ammiraglio con la sua
gente pati , e come egli ritornò alla Glamalca « 501
Come r Ammiraglio scoprì la parte meridionale della Spagnuola
finche tornò peli' oriente alla popolazione della Natività, e 503 i
Come l'Ammiraglio soggiogò la Spagnuola , ed ordinò che se ne i
potesse trarre utile « 506
Di alcune cose vedute nell' isola , e dei costumi , delle cerimonie
e della religione dogi' Indiani e 512
INDICE Kl
Come r Ammiraglio s* ìncaminioò verso la Spagna per render
conto ai regi Cattolici dello 8tato nel quale aveva lasciato
l'isola Pag. 816
) Come r Ammiraglio parti dall'isola di Guadalupa per Casti-
glia • 81»
Memoria sui resultamenti del secondo Viaggio alle Indie , del-
l' Ammiraglio don Cristoforo Colombo, da lui compilata pei
sovrani Cattolici , e consegnata nella città d' Isabella , il
30 gennaio 1491 , ad Antonio di Torres e 583
FINE DCLL*IMDICF.
/
THE NEW YORK PUBLIC LIBRARY
REFBRBNCB DEPARTMENT
Thit book it under no circumttflncet to be
tflken from àie BnQdini
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